lume015-Roma è Costantinopoli, Impero e Chiesa vivon scismi, a legittimare la verità. Dante trasforma questa frattura, in un viaggio che svela la sofferenza, che nasce quando l'uomo resiste all'Amore, ma la libertà gli permette di scegliere, la propria ascesa o caduta. La Commedia è una memoria, capace di smascherare l'ipocrisia, e riportare lo sguardo verso ciò che è essenziale. Beatrice appare come Sophia, guida oltre l'inganno, incarnazione del ricordo che, spirito e materia posson tornare a incontrarsi. Il sogno dell'olivo porta questa memoria nel corpo. L'olivo è simbolo di pace, ma la sua foglia può ferire: anche ciò che dovrebbe nutrire o proteggere, in certe circostanze, può diventare fonte di dolore. Il corpo registra il colpo e chiede di essere ascoltato. Evandro e Carmenta custodiscono invece, la memoria opposta, di canto, ritmo e parola, per trasformare il caos in forma. I proverbi della terra, riportano questa sapienza alla vita concreta: se fungo abbonda il grano affonda; l'invidia è la ruggine dell'anima; non tutto ciò che cresce và trattenuto, e non ogni ostacolo è una condanna. Anche la memoria del trauma ricorda che, ciò che non viene integrato, può continuare a vivere nel corpo. Allora ascolta il respiro, postura e sensazioni, una pratica di presenza, come yoga e qigong, strumenti per tornare gradualmente, all'equilibrio e alla fiducia. La ferita chiede di esser riconosciuta, attraversata e integrata. Barbanera dice: quando l'occhio è ferito, non maledire la luce: impara lentamente a guardarla di nuovo, spesso una ferita, può restituir la vera vista.
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