lume173-La soglia del trapasso terreno è stata contemplata da molte tradizioni come passaggio e trasformazione. Bab'Aziz richiama la tradizione sufi del derviscio che contempla la propria morte come incontro con il divino, senza paura: il trapasso non è una caduta nel nulla, ma un passaggio attraverso la memoria dell'amore. La dimora nella terra diventa un luogo interiore, dove le immagini delle diverse culture del mondo scorrono come unico fiume: antenati, divinità, Buddha, Shiva, Cristo, volti familiari. Ciò che sembra separato ritrova una radice comune. Canto e rito liberano ciò che era rimasto trattenuto: dolore per la perdita, senso di colpa, bisogno di perdono. La musica non cancella la morte, la rende abitabile. Come una ninnananna accompagna un bambino nel sonno, così il suono accompagna l'essere umano nella soglia finale. Le tradizioni contemplative, dai riti sufi alle pratiche meditative orientali e ai rituali di guarigione ancestrali, mostrano un medesimo movimento: entrare nella profondità dell'esperienza per ritrovare una relazione più ampia con la vita. La morte diventa così una soglia iniziatica dove l'identità individuale si apre alla continuità della memoria, degli affetti e del mistero. Eros e Tanatos non sono più opposti: l'amore accompagna il limite e restituisce senso al viaggio umano. Il canto custodisce ciò che continua oltre la separazione: la relazione, la cura e la presenza. Proverbio di Barbanera: |Luglio26 è sant'Anna, il |rondone lascia la campagna.
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