FARMACODYNAMIA ED APPLICAZIONI TERAPEUTICHE
DELL'IBOGA E DELL'IBOGAINE





racine Iboga

 

ACCOGLIENZA

INDEX

1/la pianta

2/la religione di eboga

3/iboga ed addiction

5/album foto

L'ibogaine in psicoterapia e nella lotta contro la farmacodipendenza agli stupefacenti

Robert GOUTAREL, Direttore di Ricerca Onoraria al C.N.R.S.;
Otto GOLLNHOFER e Roger SILLANS, etnologi, C.N.R.S.
(Francia, Centro Nazionale della Ricerca Scientifica,

 

 


I


Storico

Il Tabernanthe iboga H. Bn. è un apocynacée arbustivo di Africa equatoriale di cui le radici sono utilizzate, in Gabon, a deboli dosi come stimolante ed ad alte dosi durante la cerimonia di ammissione alla società initiatique gabonnaise del Bwiti. Quattro periodi sono descritti: i tre primo sono relativi sotto esami pharmacodynamiques condotti in Francia (1864-1905 e 1940-1970, poi negli Stati Uniti, essenzialmente, i lavori di Ciba (1950-1970). La debole tossicità acuta e cronaca dell'ibogaïne sono stabilite (Dahir, 1971. L'ibogaïne inibisce l'ossidazione del sérétonine e catalizzi quella dei catécholamines per un MAO, monoamine oxydase, il cæruloplasmine, Barrass e Coult, 1972. L'ibogaïne è un tipo di allucinogeno ad alte dosi (onirophrénique).

Il periodo attuale comincia verso 1960 e copra le applicazioni dell'ibogaïne in psicoterapia ed in psicanalisi secondo Naranjo (1969), e nella lotta contro la dipendenza alle droghe secondo Howard S. Lotsof. Il ruolo dell'iboga nelle cerimonie di iniziazione al Bwiti è stato studiato dagli etnologi in Gabon. L'intossicazione per l'iboga è caratterizzata da quattro fasi. I tre primo sono essenzialmente freudiani mentre la quarta riflette l'inconscio collettivo della tribù e ha alcune similitudini con l'esperienza della morte prossima (NDE). Il metodo di Naranjo raggiunge solamente la tappa freudiana, mentre quella di H.S. Lotsof raggiunge un stadio comparabile alla quarta fase (NDE).

Riferendosi ad un recente evidenza "neuroscientifique" concernente il modo di azione dell'ibogaïne, il "Nazionale Institute of Drug Abuse" (NIDA) hai aggiunto l'ibogaïne all'elenco delle droghe di cui l'attività, nel trattamento della dipendenza agli stupefacenti, deve essere esaminata. L'ibogaïne blocca la stimolazione del dopamine mésolimbique e striatale, indotta per la morfina e per la cocaina, e ridotto la self-amministrazione endovenosa di morfina dal topo.

Nota sulla struttura dell'ibogaïne

Le investigazioni chimiche nello scopo di stabilire la struttura dell'ibogaïne sono state intraprese da due gruppi di ricercatori: un gruppo svizzero diretto per il Professore E. Schlitter, Organische chemische Anstalt der Universität, Basel) ed un gruppo franco-svizzero comprendendo il Professore V. Prelog, premio Nobel di Chimica (Scuola Politecnica Federale di Zurigo), il Professore M.M. Janot (Facoltà di Farmacia) Parigi) e R. Goutarel.

La scoperta dell'ibogamine, un alcaloide no-ossigenato, struttura di base degli altri alcaloidi dell'iboga, è stata pubblicata, congiuntamente, per C.A. Burckhardt, R., Goutarel, M.M. Janot ed E. Schlitter (Helv). Chim. Acta, 35, 1952, p. 642, .8,

Utilizzando la fusione alcalina dell'ibogaïne, il gruppo di Schlitter ha isolato il 1, 2-diméthyl-3-éthyl-5-hydroxyindole (E.), Schlitter, C.A. Burckhardt, E., Gellert, Die Kalischmelze degli Alkaloides Ibogain, Helv. Chim. Acta, 36, 1953, p. 1337)53, mentre il gruppo franco-svizzero, Struttura del bogaine, R., Goutarel, M.M. Janot, F., Mathys e V. Prelog, C., R. Acad. Sci., 237, 1953, p. 1718)28 caratterizzavano il 3-méthyl-5-éthylpyridine.

La combinazione di questi risultati ha condotto R. Goutarel a proporre, in 1954,27 una formula 1A che includeva tutti gli elementi della struttura dell'ibogaïne; la struttura definitiva doveva comprendere necessariamente un quinto ciclo formato da un collegamento tra C-17 o un atomi di carbonio del catena etile ed un altro carbonio della molecola, più probabilmente C-16.

La formula definitivamente, 1B, è stata stabilita da W.I. Taylor (M.) Bartlett ed al. , 1958)3 nella quale l'ibogaïne invasato un catena etile, secondo lo studio dei prodotti di deshydrogénation séléniée di questo alcaloide.

W.I. Taylor appartenne al gruppo franco-svizzero prima di raggiungere la squadra del Professore Schlitter nei laboratori Ciba-Geigy a Summit, New-Jersey e ha contribuito, in particolare, allo studio del cinchonamine e del quinamine (R.) Goutarel, V., Prelog and W.I. Taylor, Helv. Chim. Acta, 33, 1950, p. 150, 164, .29,

"La Ricerca Clinica, quella che cade direttamente sull'uomo malato, sarà portatrice delle grande speranze."

Philippe LAZAR, Direttore generale di L'inserm (Istituto Nazionale della Salute e del Ricerca Médicale,Madame Figaro) n° 14110, 88, (1990).

Storico (1864-1905)

I ricerche pharmacodynamiques e cliniche sull'iboga e l'ibogaïne possono essere divise in quattro periodi.

Henri Bâillon che creò il genere Tabernanthe H. Bn, al Museo di storia naturale, nel 1889, e descrisse sotto il nome di Tabernanthe iboga H. Bn, l'esemplare * riportato del Gabon per il Dr. Grifone Del BELLAY, chirurgo della Marina, scritta,: "La radice di questa pianta è la parte che gli abitanti del Gabon mangiano. La dicono inebriante, afrodisiaco e, con lei, pretendono che non provano nessuno bisogno di sonno" .1

Tuttavia, fin da 1885, il padre Henri NEU aveva scritto in un manoscritto "Il Gabon" (Neu, 1885, 45,:

-"La maggior parte degli europei, vivente in Gabon, hanno sentito parlare di questa pianta, impiegata nelle cerimonie del feticismo. Gli indigeni si servono della radice di iboga, grattugiata ed infusa, come un philtre potente che fa scoprire le cose nascoste e prevedere l'avvenire. Quello che ne beve, affonda in un sonno profondo durante che è assillato di sogni continui che al suo risveglio, prende per le realtà"...

Sono in 1901 che DYBOWSKY e LANDRIN (1901)19 isolano delle radici di Iboga un alcaloide cristallizzato che chiamano ibogaïne.

Applicazioni terapeutiche

La prima tappa degli studi pharmacodynamiques comincia in 1901 dunque, con PHISALIX, 1901)46qui orologio che dal cane, questo alcaloide agisce principalmente sul SNC, e provoca un'ebbrezza che ricorda l'ebbrezza alcolica, ciò che sarà contraddetto più tardi.

Questa epoca è caratterizzata dai lavori dei farmacologi francesi, LAMBERT, 1901,32 1902,33 HECKEL, 190130 e POUCHET, 190547.

Il risultato fu che l'ibogaïne, utilizzato in clinica, fu raccomandato come un stimolante, nei casi di atonia cardiaca e di nevrastenia, per POUCHET e Cavaliere (1905)46.

Questo periodo si conclude in 1905, per la tesi in medicina, "Dell'Iboga e dell'ibogaïne", di Clomesnil,1905),9 sostenuto a Parigi per Sig.ra di CLOSMENIL, ragazza di LANDRIN che raccomanda l'utilizzazione del chlorhydrate di ibogaïne, alle dosi di 10 a 30 mg per giorno, nella convalescenza, la nevrastenia e l'asthénie.

Sono i proprietà "défatigantes" dell'ibogaïne che hanno trattenuto soprattutto l'attenzione dei ricercatori a questa epoca dunque e bisognerà aspettare vicino a 40 anni affinché lo studio di questo alcaloide sia ripreso.

Studi Pharmacodynamiques (1939-1950)

In 1941, Raymond-HAMET51 pubblico una Nota intitolata: "L'Iboga, droga défatigante male conosciuto" nella quale mostra che l'ibogaïne aumenta la sensibilità dell'animale al riguardo dell'adrenalina e mette l'organismo in stato di hypersympathicotonie, ciò che chiamerà più un "sympathicosthénique", all'oppositore degli yohimbines che sono per lui dei "sympathicolytiques, tardi."

Alla stessa epoca DELOURME-HOUDE prepara una tesi di Dottorato in Farmacia notevole che sarà sostenuta dopo la guerra, in 1944. In questa tesi, discute dei problemi dell'iboga, in botanica, chimica, pharmacodynamie. Isola un nuovo alcaloide che chiama tabernanthine (Delourme-Houdé, 1944)14 (R1=H, R2=OMe).

DELOURME-HOUDE ha determinato la tossicità dell'ibogaïne dalla cavia di cui il DL50 per via intrapéritoneale è valutato a 82 mg/kg.

Raymond-HAMET aveva, in 1941, mostrati l'attività sympathicosthénique dell'ibogaïne, poi, che questo alcaloide sopprime gli effetti ipertensivi prodotti dall'occlusione delle carotidi, che aumenta l'ipertensione prodotta dal tyramine, e mise in evidenza la sua azione proprio hypotensive, confermata da Melle SERO (1944) .58 mostra che l'ibogaïne agisce come un vero antagonista dei sostanze sympatholytiques (Raymond-Hamet, 1939-1946, .50,

Vincent e Melle SERO, di Montpellier, dimostrano l'azione inibitrice dell'iboga sul cholinestérase del siero (D.) Vincent ed I. Sero, 1942, .60,

Prima, in 1939, WURMAN (1939)61 avevano pubblicato una tesi di Dottorato in medicina, a Parigi, intitolata "Contributo allo studio sperimentale e terapeutico di un brano di T., manii (syn). T. subsessilis, di origine del Gabon.

Questo brano doveva rinchiudere circa il 6% di alcaloidi totali di cui il 4% di ibogaïne secondo i dosaggi di Raymond-HAMET.

Secondo WURMAN,61 questo brano stimola il hématopoïèse dal topo e ha un azione hypotensive.

Applicazioni terapeutiche: Lambarène (1939-1970)

È a questa epoca, in 1939 che apparve sul mercato francese una specialità farmaceutica, il Lambarène, in onore del Dr SCHWEITZER, a base di un brano secco di radici di Tabernanthe manii, dosato a 0,20 g di brano per compressa, o circa 8 mg di ibogaïne di cui l'azione terapeutica è quella di un "stimolante neuro-muscolare, eccitando le combustioni cellulari e cancellando la stanchezza, indicato in caso di depressione, asthénie, convalescenza, malattie infettive, sforzo fisico o intellettuale anormale a fornire per un argomento sano. da 2 a 4 compresse per giorno. Azione veloce e prolungata non ininterrotta di depressione. Può essere amministrato ai hypertendus."

Il fatto che fu raccomandato in caso di sforzo fisico o intellettuale a fornire per un argomento sano, interessò velocemente gli sportivi di dopoguerra, Parigi-Strasburgo alla marcia, alpinismo, ciclismo, corsa campestre, ecc.).

Haroun TAZIEFF, celebre geologo e vulcanologo francese, direttore onorario al CNRS, descrive così l'esperienza che fece del Lambarène nel suo libro: "Il baratro del Pierre St-Martin", Arnaud Ed.

-"Vai lì, mi dice André (medico della spedizione) ciò ti darà delle forze. Ed inghiotti anche questo, aggiunse tendendomi una compressa.

-Credi che rischi di prendere ne già? non varrebbe più meglio riservare ciò per i colpi di pompa?"

Era del Lambarène, un eccitante, un "drogando" che doveva permetterci di trovare nei nostri corpi esauriti la forza necessaria.

-No, vai lì, bisogna avvertire i colpi di pompa. Ne prenderemo di altro tutto-a-l'heure, regolarmente...

Avevamo inghiottito, all'istante, la nostra terza compressa di Lambarène, ed un effetto tonico si faceva sentire.

Mi affrettavo, drogato al Lambarène, saltando di un blocco all'altro con un'agilità ritrovata...

Cominciavo, malgrado il Lambarène, a provare duramente la stanchezza, avevo della pena a scalare i blocchi enormi che bisognava ridiscendere poi subito, per attaccare il successivo, i crampi insidiosi strisciavano nella parte anteriore delle cosce. Purché non aumentano...

Presi un nuovo Lambarène. Mentre André scalava la scala, mi ammassavo le gambe. In dieci minuti, tutto era in ordine e salivo alla mia torre senza difficoltà...

Malgrado il Lambarène che avevo appena inghiottito, non mi sentivo loquace del tutto. Il tempo colava. L'acqua anche. Un'ora passò, l'effetto del Lambarène anche...

E, questa estrema giornata, questa corsa sfrenata alla scoperta, queste sei ore di discese e di arrampicate, a forza di Lambarène, questa giornata aggiunta agli altri, terribile...

Solo, l'eccitante c'aveva permesso di tenere. L'effetto dell'ultimo compresso passa, non avendo di altri, fui solamente un penoso pacco di carne miserabilmente appesa alla fine di un filo."

Il Lambarène sparì del mercato verso 1966 e la vendita dell'ibogaïne fu vietata.

Dal 1989, questo alcaloide fa partire dai prodotti drogati vietati per il CIO, l'unione internazionale del ciclismo e la Segreteria di stato della Gioventù e degli Sport.

Studi Pharmacodynamiques (1939s-1950s)

Il 3 periodo si trova all'epoca della scoperta, nel 1952, del réserpine nei Rauwolfias per SCHLITLER (J.M). Mueller, E., Schlitter, H.J. Bein, 1952)43 che suscitarono un nuovo interesse per le piante ad alcaloidi indoliques.

I chimici francesi si sono distinti in questo campo, scoprendo del nuovo alcaloidi indoliques, e stabilendo le loro strutture, ma devo dire che le nuove ricerche sul pharmacodynamie dell'iboga furono soprattutto il fatto di farmacologi stranieri.

Si troverà un'esposizione di questi lavori nella tesi di PhD, sostenuta per DHAHIR (1971)16, ed in un articolo di J. DELOURME-HOUDE apparso nel 1977 su Fitoterapia. (Gaignault, 1977, 21,

La struttura dell'ibogaïne in effetti un derivato del sérotonine ed un indoloazépine.26 è questo paragone col sérotonine che è oggetto principale della tesi di DHAHIR (1971) .16

Nella sua tesi di PhD, al dipartimento di Farmacologia e Tossicologia dell'università di Indiana in 1971,16 Dhahir ha stabilito le tossicità acute e cronaca dell'ibogaine

Il DL50 intragastrique dal Topo è di 327 mg/kg.

Il DL50 intrapéritonéale dal Topo è di 145 mg/kg.

Il topo e la cavia sono più sensibili del topo. La tossicità non è alterata da ingestione di 1 g/kg di etanolo. L'alcol fa sparire il tremito dell'animale ciò che è dovuto al suo ruolo dépresseur nei confronti il SNC, annullando gli effetti stimolanti dell'ibogaïne.

L'ebbrezza del cane segnalato in 1901 da PHISALIX non è comparabile ad un'ebbrezza alcolica dunque.

Delle quantità di alcol più importante, 2 g/kg, aumentano leggermente la tossicità dell'ibogaïne.

Il solfato di atropina, alle dosi di 1 a 2 mg/kg, non cambiare la tossicità l'ibogaïne, ma fa sparire l'atassia, i tremiti e la maggior parte dei segni esterni di intossicazione.

Lo studio della tossicità cronica mostra che amministrata, durante 30 giorni, ad una dose di 10 mg/kg in IP, l'ibogaïne non ha causato nessuno danno al fegato, ai reni, al c.ur ed al cervello.

L'amministrazione di 40 mg/kg durante 12 giorni a 10 topi non prodotti nessuno danno patologico al fegato ed ai reni.

Questo contrasta con la tossicità del sérotonine che alle dosi 4 volte inferiori, prodotto dei serio danni ai reni: dilatazione e degenerazione tubolare e presenza di éosinophiles.

L'ibogaïne appare come un alcaloide poco tossico dunque, in particolare per via orale, con un largo ventaglio terapeutico, arzillo di 10 a 50 mg, come antidepressivo sull'uomo e, lo vedremo più tardi, di 300 mg a 1 g, in ciò che riguarda l'azione onirique, le dosi tossiche che sono vicine di queste dell'aspirina e della chinina.

SCHNEIDER e REINEHART (1957)54 analizzano l'effetto cardiovascolare del chlorhydrate di ibogaïne sul cane ed il gatto, e mostrano che alle dosi di 2 a 5 mg/kg, l'ibogaïne esercita degli effetti chronotrope ed inotrope negativi.

Il rallentamento dell'addebito cardiaco è responsabile della caduta della tensione. Questi effetti sono annullati dall'atropina.

GERSHON e LANG (1962)22 suggeriscono che il cambiamento nell'elettrocardiogramma del cane cosciente, indica che l'ibogaïne accentua l'arythmie sinusale e potentialise gli effetti del vago. Confermano ciò che aveva indicato Raymond-HAMET: l'ibogaïne potentialise l'ipertensione provocata dall'adrenalina e la nor-adrenalina.

Fanno notare che l'attività chronotrope negativo degli alcaloidi indoliques è aumentato da introduzione di un gruppo méthoxyle sul nocciolo indolique.

ZETLER e LESSAU (1972)62 sintetizzano due azépino-indoles e li paragonano a 4 alcaloidi indoliques. Questi insiemi hanno degli effetti diretti e non cholinergiques ad azioni chronotrope ed inotrope negativi.

Degli studi neuropharmacologiques sono intrapresi da SCHNEIDER e SIGG (1957)55 che utilizzano il cervello isolato e l'encefalo isolato del gatto, così come dei gatti e dei cani curarisés.

L'électro-encefalogramma mostra una sindrome di risveglio tipico quando 2 a 5 mg/kg di Chlorhydrate di ibogaïne sono dati in IV. Suggeriscono che il punto di attacco dell'ibogaïne debba essere nella formazione reticolato ascendente.

Il prétraitement per l'atropina (2mg/kg) blocco questo effetto che sveglia dell'ibogaïne. Non c'è nessuno effetto sul trasmissione neuromusculaire.

Di numerosi ricercatori si interessano al tremore provocato da certi alcaloidi indoliques, l'ibogaïne in particolare. Questo tremito è di origine centrale e è soppresso dall'atropina.

Altra parte, SCHNEIDER spiega l'effetto potentialisateur dell'ibogaïne sulla morfina per la sua azione inibitrice del cholinesterase (1956) .56

Infine, nel 1972, in un studio sugli effetti di alcune droghe che hanno un'attività sul SNC, capaci di interagire col cæruloplasmine, Sbarrasti e COULT (1972)2 indicano che ad una concentrazione uguale a quella del sostrato, l'ibogaïne inibisce il 50% dell'ossidazione del 5-hydroxytryptamine e catalizzi l'ossidazione della nor-adrenalina (il 200%, per la globulina cuprica del plasma. Classificano l'ibogaïne negli allucinogeni e notano che il LSD produce gli stessi effetti ad una concentrazione dieci volte inferiori.

Notiamo che NARANJO (1969)44 spiegano i proprietà défatigantes ed antidépressives dell'ibogaïne facendo un inibitore del monoamine oxydase, IMAO.

Aggiungiamo che, più recentemente, in Francia, WEPIERRE (1977)48 studiano l'influenza del tabernanthine, isomero dell'ibogaïne, sui parametri cinetici di rinnovo della nor-adrenalina cardiaca dal topo in hypoxie. Questo hypoxie può servire di modello per apprezzare l'azione protettiva di questo subtance contro la stanchezza.

Altra parte, a Gif-su-Yvette, nel Laboratorio di Fisiologia Nervosa del CNRS, il Dr. NAQUET mostra che il tabernanthine provoca, dal gatto, una vigilia calma e prolungata, molto differente di quella provocato dalle anfetamine. (L. Da Costa, I., Sulklaper, R., Naquet, Rev. EEG Neurophysiol. (1980, 10, 1, p.105) .11

Questa vigilia è seguita da un sonno ad onde lente senza anomalie del sonno paradossale, periodo del sogno (L.) Da Costa, 1980, .12,

1970-1990

Questo 3 periodo duro circa 25 anni, ma bisognò aspettare il 4 periodo che va degli anni 70 ai nostri giorni, affinché sia conosciuta, di un modo talvolta clandestina, la natura degli effetti oniriques sull'uomo, dell'iboga e dell'ibogaïne, da una parte, per gli studi notevoli fatti sul campo per gli etnologi del CNRS, O., GOLLNHOFER E R. SILLANS e dell'ORSTOM, J., BINET, sul Bwiti Mitsogho e la sua estensione ai differenti Bwitis dei Fangs (O.) Gollnhofer e R. Sillans)25,26,4 e di altra parte, le ricerche fatte in Cile per Claudio NARANJO (1969)44 ed in Nordamerica per Howard LOTSOF (1985, 1986, 1989, 1991, .35-40,

Indice dell'articolo

ricerca sul sito

Inglese
 
Esperanto (parola-chiave in francese)
 
Francese
 

[seguito: GOUTAREL 2] [ACCOGLIENZA] [ALBUM FOTO] [INDICE]