lume132-Nelle montagne delle Filippine e nelle foreste del Borneo, i popoli Igorot, Ifugao, Dayak e Penan, custodiscono una sapienza fondata sul rapporto tra uomo, natura e antenati; gli Ifugao coltivano il riso sulle terrazze della Cordigliera, seguendo calendari sacri di semina e raccolto. Le sculture Bulul, guardiani dei granai, rappresentano gli spiriti degli avi che proteggono i semi e la fertilità della terra. Le divinità della natura, Anitu e Dewata, ricordano che il vivente è una rete di relazioni invisibili, relazioni spesso dimenticate da gruppi di pirati e colonizzatori che, durante l'epoca coloniale, rapivano famiglie indigene per esporle negli zoo e circhi etnografici, durante le fiere internazionali nel vecchio e nuovo continente. Ma la memoria non scompare: sopravvive nei canti, nei tatuaggi, nei rituali e nelle pratiche quotidiane; nel Borneo i Penan difendono la foresta aiutati proprio da un antropologo svizzero, mentre tra gli Iban del Borneo, il Gawai Antu è una importante cerimonia legata alla memoria dei morti e agli antenati, dove vino di riso, danze e canti riaprono il dialogo tra vivi e morti. Il corpo tatuato diventa una mappa, il riso un dono degli avi, la foresta un libro vivente. Ogni gesto rituale ricorda che l'identità nasce dalla continuità tra passato, presente e futuro.
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