MEYAYA


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sommario 

la pianta

la religione di eboga

-articolo di André Mary (enciclopedia delle religioni)

-articolo di Goutarel

- il Ngozé, il culto Bwiti,

-lessico bwiti 

5/album foto

 

 

brano di "Pericolo bianco" di René Bureau.
Edizioni del Harmattan, 1978. (p 156, 159-165,)

Sono preso di angoscia avvicinando con voi del limite del bosco dove spingi l'eboga, la pianta di verità. Vado a trovare le parole per esprimere la passione provata ai piedi dell'albero motombi, sugli argini del braccio morto di un fiume al mesoso, nel cinta a cielo aperto del djimba, sotto la copertura consacrata del mbandja?

bandji, na nima na kombo, bokayé!

Già, per spiegarvi il senso di questo bando aperto ad ogni estremità di villaggio, come le circolazioni di tamburo, per gli iniziati del bouiti fang, ad ogni ora del giorno e della notte per convocare tutto insieme le differenti istanze della comunità e rievocare la nascita, l'esistenza e la morte dell'uomo, della tribù, del Cristo e del mondo, mi occorrerebbe annerire delle pagine e delle pagine, ed avreste ancora solamente un'onda idea di ciò che è vissuto da questo gruppo di uomini, di donne e di bambini più viventi che mi sia stato dato di incontrare.

(...............)


L'orgasmo del cosmo

Potrei, per esempio introdurrvi nel tempio, farvi toccare il pilastro centrale, perno dell'universo, e farvi percorrere le tappe, iscritte nell'architettura che ci condurrebbero alla casa da Dio, baracca chiusa in fondo al cuore.

Potremmo prendere in mano i tre principali strumenti di musica del bouiti, sacramenti della parola divina, e dettagliare i significati delle loro diverse parti. L'arco musicale di cui la cassa di risonanza è la bocca del musicista, e che presiedo all'origine dei tempi, quando Dio pensava solo all'apparizione della sua creazione nell'etere preliminare. La bacchetta a percussione chiamata obaka di cui l'occlusiva finale rievoca, per onomatopea, lo scoppio dell'uovo primordiale di dove sgorgano i tre hypostases supremi di Dio: Nzame, Ninegone e None. Dopo che l'arco ha giocato molto tempo come per fare partecipare gli uomini alla riflessione paziente di Dio, i tre giocatori di obaka danno dei piccoli colpi, appena udibili, sulla bacchetta: ka, ka, ka, ka..., in un'immensa scarica, sottolineata dal crepitio formidabile dei martelli sul bosco secco, è poi, la nascita dell'universo; è anche la colata del metallo in fusione nella fonderia del primo giorno, è il baccano del tuono nel fulmigation del lampo, la risonanza assordante del colpo di massa sull'incudine primitiva, è l'orgasmo alle dimensioni del cosmo; il caos originario si è organizzato di un colpo secondo la grande dicotomia: l'in-alto e l'in-basso, il sole e la luna, il maschio e la femmina, il giorno e la notte, il freddo ed il caldo, la terra e l'acqua, il villaggio e la boscaglia; tutte queste cose sono in posto; Dio ha fatto il suo "lavoro." Ma l'uomo va a disturbare l'ordine concepito dalla divinità. La morte va a fare la sua opera. L'obaka significa anche l'ultimo sospiro, bo-ka-yé, la parola finale dell'interiezione riprodotta all'inizio di capitolo, e la foratura del cadavere dopo alcuni giorni di decomposizione. Rievoca particolarmente l'ultimo rantolo del Cristo all'agonia. Il colpo di obaka sovrappone l'apertura della vulva per il parturition e la chiusura della tomba all'istante dove l'uomo sparisce di nuovo nel seno materno della terra; il campo momento che divide le due vibrazioni, dissumba, è il tempo dell'arpa ha otto corde (ngombi); l'arpa è una voce, la parola risuscitata di un essere sacrificato, il mormorio dell'amore, le corde maschie e femmina giocano in armoniche, il lavoro della zappa sul suolo duro, il tempo della germinazione e del deterioramento dei vegetali, la respirazione della vita, il singhiozzo della morte e l'anticipo dell'aldilà. Lei transmue l'esistenza umana in musica celeste.
La più piccola parte di questi strumenti ha il suo significato simbolico incluso nel grande insieme coerente delle manifestazioni dell'immaginazione divina. Il bastoncino tenuto nella mano diritta, maschile, del giocatore di arco e che regolo, modulando la lunghezza della corda, l'altezza delle vibrazioni, è il fallo che accarezza l'organo femminile ed il fatto rabbrividire di piacere. L'obaka è una colonna vertebrale posata su dei femori e colpito dai gemelli che sono anche le ossa degli avambracci; lo scheletro è quello di Bazeu-Bazeu, personaggio mitico, sposo e sacrificateur di Benzogo di cui il corpo ha preso la forma dell'arpa. Questa riproduce tutte le parti del corpo femminile, un blasone figurativo in qualche modo; fino alla piccola liana che fissa il manico alla cassa e che rappresento il coltello con che Benzogo fu sgozzato.


Il capo è pericoloso

Potrei portarvi anche semplicemente ai tre ngoze successivi che costituiscono la base del rituale.
Tre notti di seguito, di sette ore della sera ha sette ore della mattina, parteciperemmo alle cerimonie, alle danze, ai canti, ai riti eseguiti, senza ridetti, durante le trentasei di orologio. Efoun, mouengue, meyaya,: tre momenti; l'origine del mondo, il tempo della creazione, la fine e l'al di là del mondo; la nascita dell'uomo, la crescita e la vita adulta, la morte e la strada verso la casa di Bouiti; l'origine e la storia dei Fang, la colonizzazione per i Bianchi, il rilascio e l'indipendenza; la nascita e la gioventù di Gesù Cristo (Nzambia-Pongo), la sua morte volontaria, il suo ritorno nel seno di Dio. Ogni canto, preluso ed accompagnato dall'arpa, ogni gesto rituale può leggere si su un registro differente, e, su ogni registro, versando che lo della nascita, è in corrispondenza con versandolo della morte. Il movimento generale del rituale, tradotto dalla progressione dei gesti compiuti dentro al tempio, sovrapponga la morte alla nascita e, questo facendo, prodotto la risurrezione.
Un andirivieni si installa tra i lati sinistri, dove si tengono le donne, ed il lato a destra, maschile. Così, una riconciliazione dei poli antagonisti della creazione si opera, pure anche tempo che gli antenati, i bambini a venire e tutti i personaggi già resi al termine del viaggio verso la casa di Nzame, si uniscono alla truppa degli uomini ancora assorti nelle contigenze di dissumba, il quaggiù, per realizzare il nlem-mvore, l'unione dei cuori, l'unità del multiplo, l'abolizione di ogni divisione.
Vedreste, alla mattina della terza notte, gli iniziati giunti, tornati o, allo stato di bolla, di goccia di acqua, di bozzolo, di pallone aereo, danzare, uomini, donne e bambini confusi, un balletto angelico, come se il peso del tempo e la pesantezza della materia era superato definitivamente. Il regno dell'Evus è dirimé in anticipo, il tempo di Bouiti è anticipato, le disparità sono estirpate, le differenze stesse sono cancellate, i poteri sono revocati, la morte è vinta; il fantastico messo in scena di cui lo scenario è il cosmo e gli attori l'umanità, ha ristabilito l'ordine originario, restituito l'uomo nella sua integrità, riunito la creatura ed il creatore, conciliati la morte e la vita, precedute la risurrezione dell'universo.
Mi ricordo di una domenica mattina dove, per me non so quale scrupolo, ero andato a messa alla cattedrale di Libreville a portarlo fuori del mio terzo ngoze ha Nzobermitang.
I fedeli calati sulle panche a forma di pregare-Dio, il mezzo di fare diversamente?), borbottando delle preghiere in francese (lingua che la maggior parte conoscevano male), lo sguardo vuoto girato verso un Bianco barbuto, travestito in donna, solo davanti ad un tavolo di cemento, si accartocciato sulla sua devozione privata, mi ha fatto, per contrasto coi giubili del bouiti, l'effetto di perpetrare un sacrilegio. So, l'osservazione è facile, ma vi esprimo un shock che, questo giorno, mi aveva ferito internamente.
Potreste abituarvi anche col società initiatique facendo la conoscenza dei diversi statuti degli adepti e delle funzioni riempiti dai ministri del culto. Vi presenterei di accesso l'ekambo. Si è seduto all'entrata del tempio, faccia all'ozamboga, il fessura vulvaire praticato nel pilastro ombelicale per la quale la tribù è stata partorita e dentro alla quale l'iniziato deve nascondersi di nuovo, per rinascere. Nel prolungamento del sesso femminile originario, l'ekambo vede il pilastro del fondo; raffigura una donna che cade sulla testa, in punizione, la sfera della creazione; questa sfera è bucata nel suo mezzo, perché bisogna superarla per accedere alla casa di Bouiti, cellula di tavole senza finestra dove si assoit il kombo, capo della comunità, e contro la quale si addossa il beti, giocatore di arpa. L'ekambotient nella mano diritta una baionetta: è l'arma dei sacrifici, la spada di santo Michel che abbatte il drago, il fulmine, il braccio di Dio che taglia l'universo tra l'altezza ed il basso, la destra e le sinistre. L'ekambo è il giustiziere, il custode dell'ordine, l'avversario di Evus, il padrone del tuono, il grande fabbro,; è il solo, col Kombo ed il Nganga centrale, a tenersi nell'asse longitudinale del tempio, sulla linea diritta che conduce dal seno materno alla tomba, della morte alla vita,; durante certi riti, l'ekambo tiene nella mano diritta una torcia infiammata, tirata di "l'albero che conduce al cielo" percorre, girando su sé, il djimba, luogo dei parti e luogo di riunione, ed il cimitero, per riunire in una fiamma unica i viventi e le morti e convocare l'assemblea cosmica, formata dalla totalità degli esseri, nella matrice di Dio, il missengué Nzambia-Pongo, il seno di Gesù Cristo, contrassegnato per la torcia fissa situata al punto di intersezione dei due assi del tempio.
Alle due estremità dell'asse trasversale, davanti alle porte della nascita e della morte che apre sui due ridotti dove si trovano rispettivamente la vasca della donna e la vasca dell'uomo, si tengono lo Yombo ed il Nima-na-kombo. Questo ultimo divide con la sua comare la funzione di giudice; sono tutti due confermati nell'iniziazione (nima) ed atti a decidere del grado di purezza del nuovo iniziato e di ogni essere impegnato sulla strada della morte, questo essere-a-dire della vita; la loro complementarità significa il sorpasso necessario della divisione tra i sessi e tra tutte le forze contrarie; hanno l'occhio fissato sul fuoco centrale di cui la traversata è un'esposizione al giudizio di Dio (nsal); sono alla soglia della zona e del tempo dove ogni cosa si riconciliano, dove l'uomo perde la sua pelle, il suo colore, il suo statuto, il suo grado, il suo evus, per rivestire la tenuta uniforme degli uomo-dei veri,. La seconda metà del tempio è fuori da dissumba, il quaggiù.
Tre altri personaggi rituali si tengono continuamente: i tre Nganga. Allineati al piede del donna-Atlante, fanno fronte ai tre giocatori di obaka ed al giocatore di arpa. Raffigurano rispettivamente Nzame, Ningone e None. Più importante è il Nganga centrale, il Mimien, l'innocente o il semplice, al tempo stesso personificazione di Nzame e di Gesù. È il solo ad essere interamente straniero all'evus; anche è sacrificato dagli uomini, ma la sua morte ha aperto la strada della vita.
Il Kombo, nella sua baracca, Dio il padre, ha deciso della morte di suo figlio. Detiene il potere supremo. In quanto è raffigurato da un essere umano, questo potere può venire solamente dell'evus. Il kombo è dunque al tempo stesso necessario e pericolosi; tiene il posto di onore, ma è nascosto agli sguardi, fino al giorno dove, l'evus essendo sradicato definitivamente ed essendo nascosto nel nocciolo della terra, "Bouiti sarà venuto" e Dio sarà visibile per ogni creatura. Essere bandji (iniziato), questo è avere, un istante, quaggiù, preceduto questa visione di Dio, grazie alla radice di eboga.


L'amarezza di quaggiù

Difatti, e se mi aveste accompagnato da questi fanatici, avreste avuto vivamente fretta, come sono stato, di voi c'assoggettare, il manducation della pianta amara della verità è per i fedeli del bouiti, la via unica della conoscenza. Avreste cominciato da confessare tutti gli errori al Nima-na-kombo della vostra vita passata. Si vi sarebbe condotto poi in foresta, a bordo di un corso di acqua. Vi passo i dettagli che riguardano le operazioni divinatorie che preludono al mesoso particolarmente. Il fiume è tagliato, come per trattenere il corso dell'esistenza. Tre donne scendono nella vasca formata dello sbarramento a monte, l'acqua fino in cima le cosce. Il postulante all'iniziazione immerge, nudo, tra le gambe aperte, partendo dal tratto a valle; è il prologo del soggiorno che va a fare nell'utero della sua nuova madre; lo sbarramento è rotto, il corso di una seconda vita comincia; la prova della morte va a dargli nascita. Mangiare l'eboga, questo è morire. A portarlo fuori del braccio morto di un fiume, l'iniziato assorbe una quantità importante di radice fresca.
La torcia del tempio è stata portata alla fine di una zagaglia che rappresenta, introduci altri, il palo centrale, pilastro del firmamento, e la lancia che perforò il cuore del Cristo sulla croce. I canti rievocano per momenti le parole di Gesù al Calvario, il "Mio Dio, perché mi hai abbandonato?". L'iniziato ha ancora abbastanza forze per camminare verso il villaggio, dove, durante le tre notti rituali, va a mangiare l'albero spinto sulla tomba del Cristo ed ascoltare l'arpa parlargli, allungato nel ridotto degli iniziati risparmiati nel tempio, tra le gambe della sua madrina, la testa sul suo ventre. Poco a poco, il corpo perde il suo peso, le sensazioni spariscono, la pesantezza della materia sviene. Il doppio spirituale raggiunto di accesso gli antenati, poi cammina sulla pista scoscesa che conduce, mediante molteplici prove e di numerosi giudizi purificatori, verso la casa di Bouiti. "I bouitistes non hanno la fede, come i cristiani,; essi, vedono direttamente": Alberto tenta di spiegarmi l'originalità di "la religione di eboga ". A dire il vero, se avevate fatto come io, avreste declinato l'invito a sottomettervi all'assorbimento dell'eboga. Una cosa è di provare a comprendere un atteggiamento religioso, altro è di baciarlo. La ricerca non autorizza la commedia davanti al sacra. Vi sarebbe restati la possibilità di essere bandji di onore, come lo fui.
All'inizio delle cerimonie, preparavo io stesso, con le palme, il cordone ombelicale della mia nuova nascita, fissato ha il mio polso sinistro; ero spalmato di bianco e di rosso, lo sperma ed il sangue mestruale necessario alla generazione dell'uomo; rivivevo la morte di Benzogo e di Gesù Cristo che partecipa alle danze rituali; apprezzavo quaggiù l'amarezza del masticando dei pizzichi di eboga; lottavo contro il sonno per abolire la notte e reprimere le forze dell'évus che mi abitano. Come negare di comunicarsi alla lotta di questi uomini contro i poteri di morte ed al loro desiderio appassionato di fare accadere un mondo dove i cuori fonderanno nello stesso crogiolo?

Ils voient
directement

- extrait de "Péril blanc"
de René Bureau -