Storia del Bwiti Fang:


racine Iboga

sommario 

la religione di eboga

-articolo di Goutarel

- estratti di "Pericolo Bianco" di René Bureau

- il Ngozé, il culto Bwiti,

- piano del tempio

-lessico bwiti 

Articolo di André Mary
in "Enciclopedia delle religioni", p 1 184-1 191,
lavoro collettivo sotto la direzione di Federico Lenoir e Y.T Masquelier
Bayard edizioni. Dpt lgal sette 1997

  I. IL BWITI D'AFRICA ÉQUATORIALE

Il Bwiti è un culto iniziatico attuallmente diffuso in tutto il Gabón e, in parte, in Guinea equatoriale e nel sud Camerun.

L'iniziazione comprende oltre alla consumazione di alte dosi della radice enteogena, Iboga ou Eboga, che permette di accedere alla visione di antenati, forze di natura, forze inconsce e divinità, la conoscenza della morte e i segreti della vita.

L'attività cerimoniale rituale o liturgia (Ngoze) è composta de molti riti eseguiti dai primi iniziati (Banzi), e da danze notturne accompagnate da canti e ritmi musicali (tam-tams) dell'arpa sacra (Ngombi). Il simbolismo di questa notte evoca la drammaturgia della nascita (Efun), della morte (Mwengue) e della rinascita (Meyaya) du nettoie et de l'homme, et il culte visez à renouer enveloppez-le avec elles dieux et elles ancêtres, source de toute fécondité et de toute richesse. L'enseignement initiatique et il travail rituel font appel à unit hiérarchie très élaborée donne rôles et donne au sein statuts donne diverses communautés.

L'unité de l'appellation, Bwiti ou Bwete, ne doit pas laisser croire à l'existence d'une religion unifiée disposant d'un réseau national. La "religion d'eboga" concue comme unit intérim religion ethnique à vocation universelle, organisée en églises, est un mythe ou au mieux unit utopie partagée pair certaines branches récentes de la mouvance Bwitiste. Donne bien liens de filiation existent entre ces communautés restreintes très proches donne et familiaux ancrages locaux, mais ce qui domine, c'est il clivage fondamental qui sépare elles initiés fidèles à la version traditionnelle du culte, originaire donnes ethnies du sud-est du le Gabón, et elles prosélytes d'une religion syncrétique Bwitiste qui soustraie l'affaire donne Fang, l'ethnie majoritaire du nord du le Gabón, de la Guinée Équatoriale et de la région de l'estuaire.

II. DA UN SINCRETISMO ALL'ALTRO

Il culto Bwiti dei Fang del Gabon è costituito da ondate successive e si pososno distinguere almeno due tempi nella sua storia.

Una prima tappa, all'inizio del ventesimo secolo, certi membri dell'etnia Fang prendono l'iniziativa di adottare il culto Bwiti dei Mitsogho del Sud-Gabon, al posto del Byéri, il loro proprio culto degli antenati.

Negli anni trenta e quaranta interviene un secondo tappa, segnata dalle innovazioni di personaggi profetici che, preoccupati di una riforma liturgica, incorporano alcuni elementi portati dal cristianesimo. Il rituale Bwiti è di origine Tsogho, ma ha già tutti i caratteri di un sincretismo locale generato del rinnovo del vecchio culto degli antenati, Mombe, della scoperta delle virtù là pianta enteogena Iboga procurata dai pigmei, e dai prestiti accumulati durante le migrazioni che hanno preceduto l'installazione dei Mitsogho nella regione attuale de Mimongo. Le etnie vicine, particolarmente gli Apindji, rivendicano anch'essi l'invenzione di questo culto tradizionale, ma tutti gli iniziati riconoscono che la lingua consacrata del Bwiti, è Mweneke o Mosodwe, quella che permette l'accesso al corpus delle conoscenze esoteriche del lingua Tsogho.

Le sorgenti esterne alla tradizione orali Bwitiste, missionari o amministrative, non forniscono testimonianze della presenza del Bwiti tra i Fang prima della guerra di 1914-1918. In compenso, le biografie leggendarie dei primi iniziati fanno risalire la diffusione del culto in milieu Fang alla fine del diciannovesimo secolo e, certe versioni, associano il suo arrivo nell'estuario al ritorno della barca di Savorgnan di Brazza. Questo fenomeno di prestito non ha niente di eccezionale: fa parte di quello scambio di usanze tra etnie vicine in uso già molto prima l'arrivo dei bianchi.

I Fang stessi hanno assunto, alcuni anni prima, il ruolo di esportatori dei loro prodotti culturali, particolarmente il rituale del Melan, alle vicine popolazioni del Sud-Camerun. Il Melan, dal nome della pianta allucinogena Alan, consumato per comunicare con gli antenati, designava soprattutto i riti di iniziazione del Byéri, il culto ordinario che cingeva il "reliquiario" dei crani degli antenati (consultazioni, sacrifici, offerte), ma, per estensione, anche l'associazione clanica formata dagli uomini adulti iniziati al culto.

I Béti avevano le preoccupazioni di perfezionarsi adottando un dispositivo rituale che richiamasse ai loro occhi un sapere più in sintonia con le loro tradizioni.

In questo mercato coloniale relativamente aperto e fluttuante, dell'offerta e della domanda di pratiche cultuali efficaci, una popolazione chiede in prestito ad un'altra che a sua volta chiede in prestito ad una terza, e così via, ciò finisce per rendere superflua la domanda stessa dell'origine dei culti!

Oltre il gioco di diffusione e prestiti liturgici interetnici, nella cornice coloniale pesano i divieti decretati dal potere missionario, le dichiarazioni di incompatibilità tra il battesimo e le iniziazioni, l'assimilazione del culto degli antenati al "feticismo" e ai culti diabolici, ecc." Tra i Fang dell'estuario in Gabon ed in Guinea Équatoriale, i missionari eserciteranno, grazie ai relè di catechiste, una repressione, più forte sui giovani adepti del Bwiti che sui vecchi fedeli del Byéri, al punto di condannare, rapidamente, il rituale di importazione ed i suoi proseliti alla clandestinità.

La dimensione di società segreta, riservata ai soli iniziati, sottomessa all'ostracismo dei convertiti al cattolicesimo, talvolta in seno ad un stesso villaggio, è essenziale alla comprensione delle condizioni di diffusione del Bwiti nel società Fang dell'inizio del secolo. La drammaturgia della persecuzione domina ancora la memoria collettiva di oggi.

Un'altra risposta è stata quella di una conversione formale al cristianesimo associato alla piega parallela e strategica su un culto degli antenati che trovasse nella situazione di clandestinità una sorgente di reviviscenza.

Ma la repressione non basta a rendere conto in profondità dell'abbandono di cerimonie familiari, private ed in parte segrete che hanno sempre costituito l'essenza del Melan agli occhi degli iniziati. Né la propensione ai prestiti che si attribuisce spesso a questo popolo di "conquistatori, né il genio dell'indocilità rispetto alla pressione missionaria, non permettono di spiegare la perdita di credibilità di un culto che incarnava agli occhi delle popolazioni riguardate la tradizione ancestrale.

L'analisi dei cambiamenti suscitati dalla situazione coloniale suggerisce che sia lo zoccolo di questo religione familialiste di vassallaggio alla protezione benevola dei pères,Esa che si sono trovati scossi.

I fondamenti sociali ed ideologici dell'essere-insieme, essenzialmente la solidarietà comunitaria del gruppo familiare, il Ndebot, e di gruppi paesano, il Mvogabot, e la gerarchia statuaria tra le stirpi, i sessi e le generazioni sono rimessi seriamente in causa.

Gli effetti indiretti dell'azione missionaria vicino ai giovani, delle donne e dei diseredati, ma anche le attrattive di salariat o gli obblighi di sradicamento generato dai cantieri coloniali hanno affettato il rapporto all'esistenza degli uomini adulti. Il Bwiti importato si offre allora agli occhi dei giovani uomini come un'opportunità di affermare la loro indipendenza rispetto alle costrizioni gerarchiche del cerchio familiare e paesano. Prima che i proseliti diventano loro stessi dei chefsBwitistes riconobbero e rispettati, nuovi garanti della parola dei padri, avevano il dovere di rompere con la riproduzione ancestrale del ciclo di ritorno dei padri, l'ha baa so dei riti tradizionali.

Sono i lavoratori Mitsogho, Masango, Apindji etAlombo, reclutato come cuochi o manovre, nei cantieri forestali aperti notament nella regione dell'estuario ed anche di Lambaréné che ha sostenuto il ruolo di venditori ambulanti del Bwiti vicino ai lavoratori Fang, loro stessi coupé per una lunga durata delle loro legami paesane. Il focolare principale di espansione del Bwiti in paysFang, parimenti più tardi il centro attivo dell'innovazione, trovati bene nella regione dell'estuario, alle porte di Libreville. Del paese verso nord si è disteso a partire da là il movimento di diffusione fino in Guinea Équatoriale ed in Sud-Camerun, invertendo così il movimento primo di convergenza verso l'estuario a partire dai villaggi e dei cantieri del sud. Anche se l'espressione è un poco brava tenuto conto dello sviluppo urbano molto limitato a questa epoca della placca girevole di Libreville, si può tuttavia dire che è un culto della città che i nuovi adepti del Bwiti riportano con essi nei villaggi Fang.

È anche significativo che la trasmissione del Bwiti, il passaggio del relè, si sia operato in questo non luogo a procedere che rappresenta il cantiere forestale, spazio di mescolanza degli ethnies e vero crogiolo culturale, rispetto al villaggio familiare.

La sua diffusione in paese Fang, per l'obliquità del ritorno al villaggio di quelli che era partito dai bianchi e che ritornavano col denaro, simbolo della nuova ricchezza, è potuto essere facilitato del resto dall'associazione stretta del prestigio di questo nuovo rito venuto e dei segni tangibili dell'arricchimento. L'Eboga, l'arbusto allucinogeno e più globalmente il rito, poteva generare una forza superiore al vecchio culto familiare, una forza alterna capace di rialzare la sfida sociale e culturale che rappresentava la religione dei Bianchi. Quando lesBwitistes Fang parlano oggi del potere dell'Eboga dei Mitsogho, non sentono rievocare semplicemente per là il potere di visione che procura questa droga paragonata a quello dell'Alan utilizzato in leByéri, ma anche la ricchezza dello scibile cosmogonico dei segreti della vita e della morte trasportata dalla lingua esoterica, ed anche la padronanza delle forze invisibili di cui manifestano i collocamento in scena notturno della drammaturgia rituale. I grandi iniziati Mitsogho facevano la dimostrazione spettacolare della forza di questo "fantastico-feticcio" all'epoca delle notti passate nei cantieri forestali: si poteva vedere dei banani ci spingere in una notte.

Il fascino di questo feticcio straniero vicino ai suoi nuovi adepti non impedisce di osservare quanto il Bwiti si accordava pienamente a posteriori, fino nel dettaglio del materiale simbolico animale o vegetale, col pantheon delle figure ancestrali, il percorso dei prove initiatiques e la struttura delle principali sequenze rituali del Melan e del So, il più grande ciclo cerimoniale del sociétéFang tradizionale. Il trasmissione initiatique del "pacco" del Bwiti, mbumba zi bwiti, contenendo degli elementi polverizzati di crani di antenati, pegno di protezione e sorgente di fertilità, ha preso naturalmente il relè del "borsa" duMelan, abup melan di cui la composizione delle virtù non era molto differente. Dall'obliquità dell'appropriazione di questo dispositivo simbolico venuto i Fang hanno riannodato del resto, sempre senza lo scibile, coi figli scuciti della loro propria tradizione. Questo è così come un culto importato è potuto apparire dopo paradossalmente come un "conservatorio delle forme culturali" tradizionali.

Il Byéri, il So ed il Bwiti appartengono alla stessa matrice simbolica, anche se, passando di un'all'altro, si scivola indistintamente di una religione degli antenati ancorati nel costume, ad una religione del cosmo nettamente più mistico, e di un rituale familiare ad un'associazione di proseliti.

La logica primo di questo sincretismo endogeno ed interurbano etnica si nutrono dell'omologia dei culture initiatiques in presenza, e del posto centrale che occupo l'esperienza visionaria.

Parlare di Bwiti Fang non deve suggerire che il culto sia stato adottato massicciamente dal sociétéFang nel suo insieme al punto di essere integrato in un patrimonio culturale comune. Non si può dire neanche che a si inizi il Bwiti Fang sia attraversato da una mira di unità interurbano etnica, alla ricerca di un'autorità centrale. La disseminazione di focolari culturali autarciques si accordano del resto perfettamente con un funzionamento in società segreto straniero ad ogni innovazione rituale. Le rimesse in cause dell'integralismo duBwiti tradizionali saranno contemporanei all'accesso alla visibilità del culto, alla sua installazione ai bordi delle piste ed all'uscita di una riconoscenza pubblica e nazionale che si esprimerà più per la voce dei suoi profeti tardi.

 

III. FETICISMO E CULTO ANTISORCELLERIE

Nell'insieme dell'Africa nera, i culti antisorcellerie (antiwitchcraft-schrine) del periodo prato coloniale o degli inizi della colonizzazione sono considerati spesso come i precursori dei movimenti profetici o dei culti syncrétiques, anche se hanno spesso un destino parallelo e più effimero.

La situazione sociale che li suscita (disorganizzazione dei sistemi lignagers) conflitti tra i sessi o le generazioni, abbassamento della fecondità e mortalità infantile aumentata, malessere ed insicurezza risultando dai mali fisici e sociali portati dall'occupazione dei bianchi, è percepita, per le popolazioni paesane, come relativamente inedita ed eccezionale.

In compenso l'interpretazione della logica di disgrazia in termine di recrudescenza della stregoneria, il ricorso ai mezzi di difesa della magia o alle forme di alleanze coi geni, come le procedure pubbliche di confessione o di ordalie, attingono largamente nelle risorse del sistema tradizionale di rappresentazioni e di pratiche rituali.

Le manifestazioni del Ngi e del Ndende del Gabon, per citare più conosciuti solamente di questi culti antisorcellerie, presentano tuttavia dei tratti strutturali che iniziano una rottura in seno al tradizione Fang e li pongono in situazione di accompagnamento e di eco rispetto al Bwiti.

L'uscita dei culti antisorcellerie è legata alla perdita di legittimità delle autorità tradizionali autoctone, alla constatazione della loro incapacità a gestire delle tensioni che li superano oramai, ed all'offerta di servizi che propongono delle squadre itineranti, dominate o no per i personaggi carismatici, gaudente del credito legato all'effetto di stranezza e di novità. È là ancora talvolta a partire da un culto straniero, e stesso nemico, o di un ethnie vicino che si sparge i nuovi "feticci" ed il loro portavoce abituale, preceduti dei loro successi anteriori e della loro reputazione. Il culto Ndende che si spargerà dai Fang a partire da 1950 in seguito al Ngi, è di origine Bakota. La logica della domanda che si aggiunge su queste associazioni erranti, esterna alla parentela ed ai suoi clivaggi, e collocata di conseguenza in posizione di arbitro, particolarmente in occasione di morti ripetute dei giovani ragazzi, è sufficientemente ambivalente per offrire alla diagnosi dei "inquirenti", informati per le voci e le confidenze, un spazio di gioco aperto a tutte le manipolazioni. L'invito delle compagnie del Ngi per i vecchi capi di villaggio si nutre certamente alla partenza della speranza di ristabilire la loro autorità minacciata, ma la situazione può ritorcersi facilmente contro di essi, i "preti" del Ngi che prende con la forza atto nella loro diagnosi di stregoneria dell'evoluzione fluttuata dei rapporti.

L'instaurazione di un vero "mercato" magico-religioso interclanique condanna le associazioni che si investono a giocare sull'effetto di novità del dispositivo simbolico messo in posto. I culti antisorcellerie sono chiamati ad attingere nelle riserve di tradizione più eterogenea: prove initiatiques, pratici di ordalie, procedure divinatorie che ricorrono alla visione o al possesso, eccetera... Così trovati chiuso o accelerato piuttosto un vasto fai da te interurbano etnica che prepara l'uscita di un sincretismo interurbano culturale. L'apparizione in seno al culto Ndende degli anni cinquanta del feticcio della Signora Bianca, Signorina, la Vergine Immacolata, reincarnazione di un Mammywatta locale, si iscrive nella continuità delle molteplici versioni del Ngi e dell'integrazione progressiva delle donne nell'associazione.

La pretesa a lottare contro i vecchi feticci per un nuovo feticcio costituisca una macchina simbolica infernale che, a lungo termine, poteva accelerare solamente la perdita di legittimità dei culti tradizionali e condurre alla ricomposizione del campo magico-religioso. Come non l'ambivalenza percepire non solo di una strategia simbolica fondata sul ricorso ai nuovi feticci chi denuncia gli stregoni, ma vengono a mettere in causa i vecchi feticci o i geni del luogo, e l'uso che ne fanno gli intermediari abituali, i vecchi capi o le sacerdotesse di culto?

IV.  IL RISVEGLIO PROFETICO:

DEI PROFETI DA LI INIZI

Il cambiamento di tradizione cultuale che segna il passaggio del Byéri al Bwiti in certi mezzi Fang dell'inizio del secolo non implicava per niente la mediazione di persone carismatiche. Gli individui itineranti che entreranno in conflitto, degli adepti sono all'epoca dei loro progetti di installazione al cuore dei villaggi, coi capi tradizionali o amministrativi e le catechiste, di un società initiatique e non dei profeti. Il loro proselitismo eventuale non può essere associato ad una qualsiasi forma di prophétisme. Del resto, a questo stadio, le trasformazioni che affettano il culto riguardano meno la struttura socio-simbolica dell'organizzazione rituale della società originaria che il suo rapporto alla società globale. La mescolanza progressiva della compagnia, il principio dell'adesione individuale o familiare, il carattere di associazione congrégationnelle che prende alla fine del conto tutto il posto delle associazioni paesane, altrettanto di tratti che risulteranno innanzitutto da un effetto di situazione sociale legata al marginalité rispetto alla società globale o dell'effetto di trasferimento culturale in quanto tale. Il sincretismo interurbano etnica, legata alla ripresa di elementi mitici e rituali Fang, cambio meno, in questa fase, di iniziative individuali repérables che il lavoro anonimo della memoria collettiva.

La tradizione orale che si riferisce alle prime iniziazioni di questo periodo ed a queste che ha seguito fino negli anni trenta, non fa stato di nessuna ramo notizia del Bwiti rispetto a queste che si può conoscere nel Bwiti Tsogho: il Dissumba ed il Ndéa. Lo statuto che la tradizione orale conferisce ai primi iniziati ed iniziatori dei Fang è su questo punto significativo. Tra questi ultimi una figura leggendaria si imporsi: quella di un uomo di origine Tsogho, o di un Masango o ancora Alombo secondo le versioni, denominato Mbumba o Mbomba che avrebbero corredato Savorgnan di Brazza all'epoca del suo ritorno nell'estuario.
La rappresentazione di un iniziando originario venendo dal sud nella barca del Bianco rialza di una costruzione mitica interessante, soprattutto quando si sa che il personaggio del Bianco interviene spesso come guida nei racconti di visione del mondo di
Eboga. Il nome di iniziazione attribuita a questo uomo comporta delle multipli connotazioni e susciti tutti gli avvicinamenti: mbumba, nel lingua initiatique, è per eccellenza il nome del feticcio, il biang dei Fang, ma zoppicala anche che contiene i crani degli antenati, abmum, il ventre del Bwiti; biômba, per i Mitsogho, è la porta, il sesso della donna, il buco si inserisce nel palo centrale del tempio del Bwiti! Si è trasferito il nome stesso di ciò che era l'oggetto del trasmissione initiatique ad un personaggio pseudo-storico.

In quanto al nome dei primi iniziati Fang, la storia che li accompagna si imparenta ad una versione camuffata dei miti di origine della trasmissione dell'Eboga per gli antenati. La loro storia leggendaria è quella di uomini sottomessi alla sorte comune di tutti gli uomini (malattie, decesso dei vicini, e che occupano semplicemente il posto di primo iniziato, eventualmente di grande antenato, punto di ancoraggio della legittimità genealogica che vuole darsi i diversi rami attuali del Bwiti. L'essenziale difatti, sembra buoni di attestare dell'esistenza di una filiazione tra il primi degli iniziati ed il fondatore del gruppo, come lo mostrano le manipolazioni alle quali si prestano questo elenco genealogico passando di un ramo all'altro. Lo statuto di "grande iniziato" è relativamente antinomico di quello di "profeta": partecipa di questa lunga catena di iniziazioni che risale fino al primi uomini, i pigmei, passando da tutti gli ethnies che hanno trasmesso l'Eboga ai Fang.

L'eredità del Bwiti Tsogho si inserisce nella continuità di un processo di trasmissione quasi naturale tra gli esseri, di un ciclo di scambio a dimensione cosmica che associa gli uomini e gli animali, ciclo totalmente straniero all'idea di una rivelazione storica.

È verso la fine degli anni trenta, giusto prima della seconda guerra mondiale, in seguito ad un lungo periodo di irritazione disillusa e di irrigidimento dell'atteggiamento missionario che appare i primi casi di repressione che vanno a dare al movimento i suoi primi martiri. In modo concomitante vanno a farsi sentire allora dei leader religiosi che affiggono la loro volontà di rompere con le pratiche cultuali in corso e l'intenzione di creare un nuovo culto, una nuova religione stessa, e no semplicemente un nuovo ramo del Bwiti. Non si insisterà mai abbastanza sull'originalità del sincretismo afro-cristiano che caratterizza la nuova religione di Eboga. Il Bwiti "autentico" degli ethnies del Sud-Gabon non è stato tentato mai da questa assimilazione parziale di elementi cristiani che resta ai loro occhi una perversione inaccettabile della tradizione ancestrale. Un iniziato Apindji o Eshira possono frequentare molto bene la cappella dei cattolici o il tempio protestante pure facendo il suo Bwiti, ma in nessun caso non concepisce la mescolanza.

Gli anni 1930 costituiscono un tornante decisivo nella storia religiosa della colonia. Le chiese cattoliche e protestanti conoscono un certo vicolo cieco. Di numerosi segni li conducono ad essere incerto sulla sincerità delle conversioni africane, sul doppio gioco, le astuzie ed i malintesi che nascondono gli atteggiamenti indigeni. Si preoccupa di un ritorno ai "costumi pagani" o al "feticismo." Le chiese missionarie sono in questua di un secondo soffio che si manifesta in un primo tempo in una più grande esigenza sul piano delle pratiche cultuali e dei costumi, e stesso per numerose radiazioni di catechiste che forniranno proprio degli adepti di un nuovo genere ai società Bwitistes. La concorrenza tra missioni cattoliche e protestanti diventa più attiva.

L'esperienza del "risveglio religioso" che si impossessa della chiesa protestante di 1935 a 1937, sotto l'influenza di idee e di pratiche pentecostali importate da certi pastori, fornisce bene malgrado lei un analizzatore della coscienza religiosa indigena. La ricettività dei fedeli al nuovo "battesimo dello spirito", dice "battesimo di potere", alle sedute di confessioni pubbliche più o meno spontanee che l'accompagnano, ed alle guarigioni per l'imposizione delle mani, condotto velocemente alle situazioni di inquietudini collettive e di effervescenza visionaria. Le forme di comunicazione col sacro ed i rituali di espressione che sono costitutivi della tradizione cultuale africana, continuano ad impregnare gli spiriti ed i corpi dopo decine di anni di cristianizzazione. Le confessioni dimostrative, la rimessa ostentata dei feticci, le divinazioni o "profezie" si ispirate dallo spirito concernente le malefatte ad uni e degli altri e gli effetti aspettati in materia di guarigioni miracolose rievocano direttamente i collocamento in scene organizzate dai culti antisorcellerie. Vittime della loro ingenuità in quanto alla libertà del "soffio dello spirito", oltrepassato da un movimento che genera l'interrogazione ed il malessere, si comprende che i pastori pentecostali dell'epoca, come i preti di gruppi carismatici oggi, abbiano provato il bisogno di decretare delle regole di "discernimento" che permettono "di autenticare" le manifestazioni intempestive dello spirito.

Si può essere incerto sulle influenze o le ricadute eventuali che questo "risveglio religioso", apparentemente molto impiantato nella parte posteriore paese Fang della regione dell'estuario, potuto avere sul "risveglio del Bwiti." Le disposizioni collettive che rifanno superficie in un tale contesto illustrano a che punto il cristianesimo non ha risposto in materia di comunicazione con gli spiriti, né tenuto le promesse che ha suscitato. Dai "fedeli" il sentimento di frustrazione, affilato per il tematico già molto diffusa del segreto bene si guardato dai Bianchi e del loro rifiuto della reciprocità nello scambio, diventa molto vivo. L'intériorisation dell'indegnità cultuale della "religione dell'osso" e di un certo modo della "disfatta degli antenati" rende allo stesso tempo indietro impensabile un semplice ritorno.

Ora, è questo doppio vicolo cieco che si sforza di prendere in conto i leader religiosi che vanno a proclamare si "profeta", riprendendo il modello giudeo cristiano incontrato nella compagnia della missione ed annunciando l'apertura di un'altra via: quella di una religione per i neri. I paesani che li riconosceranno in quanto tale, ed al nome del loro messaggio, i discepoli si dedicheranno ad un proselitismo attivo che modificherà profondamente il paesaggio religioso del Gabon.

È A dire il vero, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, verso la fine degli anni quaranta, che l'effervescenza profetica genererà le sue più grandi figure, particolarmente quella del profeta Ndong Obame Eya, fondatore del religione Assumgha Ening, il "principio della vita." Se il Bwiti Fang designa l'insieme dei culti riformati che sono generati di questo periodo, ciò che i fedeli Bwitistes nelle loro inspirazioni unitarie chiamano "la religione di Eboga", in definitiva si può dire che questo mezzo è il prodotto di un movimento profetico autentico. I rami "tradizionalisti" del Bwiti Dissumba impiantato in mezzo Fang, essenzialmente del resto nella regione di Libreville, si sono senza dubbi parallelamente mantenuti; ma hanno finalmente se molto integrato al piano liturgico le innovazioni dei rami "riformistici", che possono apparire oggi come più acculturées che queste ultime. Il fatto che il Dissumba Fang "si sia cristianizzato" anche, alla differenza del Bwiti tradizionale delle popolazioni del Sud-Gabon, e ciò senza essere lavorato dell'interno per il fenomeno profetico, può autorizzare a pensare che i sincretismo fang-cristiani, si iscrive di accesso in una disponibilità inerente alla cultura etnica dei Fang. Questa ipotesi non è ad escludere, anche se il paragone con le popolazioni imparentate del Sud-Camerun mostra che una tale disponibilità può stappare su un sincretismo più informale delle credenze associate ad una pratica "in doppio" sul piano istituzionale: la messa il giorno, ed il Nganga la nuoce. Le trasformazioni del Dissumba Fang, confrontate all'integralismo dei Bwitistes non Fang, sono tuttavia impensabili fuori dall'effetto profetico e del suo sfavillio nell'insieme del campo delle pratiche cultuali Fang della regione dell'estuario.

La mutazione del Bwiti in "religione missionaria" animata per le preoccupazioni di portare un "messaggio" e di dividere al di là dei limiti del villaggio o del clan, "una buona notizia per i neri", costituisci il fenomeno ragguardevole degli anni cinquanta e sessanta.

La dimensione messianica, l'annuncio dell'avvento di un'era nuova per il popolo nero, sono sempre stati presenti nel discorso dei profeti dell'Eboga, soprattutto nel periodo che ha preceduto le indipendenze. Il primo presidente del Gabon, Léon Mba, faceva parte degli eroi salvifici dell'immaginario Bwitiste.

Le disillusioni degli indomani dell'indipendenza e la morte del presidente hanno condotto i discepoli ad installarsi nella sceneggiatura classica del nuovo sviluppo della speranza e dell'attesa differita.

La missione primo del profeta è stato tuttavia sempre di ordine liturgico, il saluto di tutto essendo solidale della perfezione del lavoro compiuto sul piano rituale. La pianificazione dello spazio rituale, l'architettura dei tempi, il calendario delle feste, l'ordine delle sequenze rituali e dei canti, il colore degli abiti ed al limite il numero delle corde dell'arpa sacra, costituiscono altrettanti oggetti di lotta simbolica tra i rami del Bwiti e di domande estreme che impegnano la vita e la morte dei gruppi e degli individui. Il rithologie tiene qui luogo di teologia.

I riformatori del Bwiti Fang, fedeli in ciò alla tradizione dei grandi iniziati, ma anche sensibili alla definizione missionaria di "vera" religione, hanno voluto segnare sempre la loro distanza rispetto alla domanda terapeutica, lasciando volentieri alle donne dell'Ombwiri la cura di guarire i malati grazie alle virtù dell'Eboga.

Ora, si trova che l'Ombwiri, un culto anche generato dei culti di possesso del Sud-Gabon (Elombo, Ombundi, Mabandj), tende a soppiantare largamente il Bwiti questi ultimi anni, sul suo proprio campo, scongiurando vivacemente visione e possesso, religione e guarigione, senza sovraccaricarsi di costrizioni dell'insegnamento initiatique.

Ma la vera sfida che deve rialzare oggi l'insieme di queste pratiche terapeutiche e religiose della famiglia dell'Eboga, è l'arrivo massiccio in Gabon come altrove dei nuovi risvegli "evangelisti", néo-pentecostali o carismatici, e la concorrenza temibile che rappresenta le promesse di "la conversione a Cristo" e di "lo spargimento dello spirito" in materia di saluto e di guarigione.