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La festa come medicina dell
180.verdefesta (vedi lume): La festa come medicina dell'anima

quidf: lume180-Seba sogna di osservare dall'alto una grande collina verde. È agosto e molte persone, soprattutto indigeni a piedi nudi, scendono verso un mare che non vede ma intuisce: alcuni portano tavole da surf. Accanto a loro un piccolo fiume serpeggia nella stessa direzione. L'atmosfera è di festa, nessuno appare affannato: alcuni saltano, altri sembrano quasi sciare sull'erba. Qua e là compaiono bambini, come germogli di qualcosa che sta nascendo. Seba vorrebbe bere dal fiume, ma non riesce. Comprende che il sogno è una mappa: per bere deve smettere di guardare il paesaggio dall'esterno e diventare umano fra gli umani. Al risveglio ricorda una frase della moglie: Libertà è vivere con accanto un grosso cocomero per tutto il mese caldo di agosto; è una Verdefesta. La vita scorre già verso il mare, anche il piccolo fiume conosce la strada. Finché Seba rimane spettatore può vedere l'acqua, ma non dissetarsi. Alcune verità chiedono di essere vissute prima di essere comprese. La festa interrompe per un momento il dovere, il controllo e la produttività e restituisce alla persona il diritto di partecipare. Il Lume domanda: Dove la vita mi invita a entrare nel paesaggio invece di osservarlo? Quale parte della mia vita sta già cercando il mare mentre io sono ancora a riva? Dove devo smettere di contemplare e cominciare a vivere?

quidp: lume180-La festa è una delle forme più antiche di cura, in cui le comunità ristabiliscono il legame dopo il lavoro e la fatica. Presso numerosi popoli tradizionali, pesca, caccia o raccolto sono seguiti da momenti di canto, danza, condivisione del cibo e celebrazione. Paolo Mantegazza osservò il ruolo della musica, della danza e delle pratiche rituali nella modifica dello stato di coscienza e nel rafforzamento dell'appartenenza. La danza dei dervisci porta questa intuizione verso la contemplazione: il movimento può diventare un modo di raccogliere la coscienza. La festa non è quindi solo evasione, è un'interruzione del tempo produttivo che ricorda all'essere umano di non coincidere con ciò che produce. Rousseau descrisse la distanza crescente fra i ritmi naturali della vita e quelli imposti dalla civiltà, dalla proprietà e dalla eccessiva organizzazione sociale. Il calendario agricolo conserva invece il principio dell'alternanza: semina, crescita, raccolto, riposo. Anche la festa appartiene a questa alternanza; quando il tempo viene occupato interamente dalla prestazione, l'anima perde il proprio ritmo. Celebrare significa dunque restituire spazio alla presenza, alla relazione, al gioco, alla gratitudine e alla memoria. Per questo la festa può diventare una medicina della comunità: non cura sostituendosi alla sofferenza, ma ricorda a chi soffre che appartiene ancora a un mondo condiviso.

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