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voce: pitagora


dantearistoteleParmenide e Dante confutano i sofisti (354) broccoli e predicatori, dopo Pasqua non son più buoni. Anselmo di Aosta alchemico | foto filosofi | audio | filosofi_pitagora369.mp4 | diogene_il_cane.mp4 |  |musica gandhi1.m4a
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danteparadisoDante nei cieli vede apostoli e Cangrande (360) per San Giorgio, contadin semina orzo alchemico | foto umanstoria | audio | med_storia-perduta-terrapiana4.mp4 | med_storia-perduta-terrapiana5.mp4 | med_storia-perduta-terrapiana6-7.mp4 |musica 41_eu_caminhando.mp3
dantepitagoraPitagora aiuta Dante scender salire ritmo (355) Aprile asparagiaio Maggio cerasaio, chiavi intero anno alchemico | foto filosofi | audio | filosofi_pitagora_fibonacci.mp4 | filosofi_pitagoratesla369.mp4 | film_nikola-tesla_1980.mp4 |musica fibonacci-musica.mp4

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354:broccoli e predicatori, dopo Pasqua non son più buoni. Anselmo di Aosta: Filosofi antichi cercano archè, Talete va in acqua, Epicuro nella terra, in aria Anassimene, Eraclito nel fuoco, Pitagora in etere, frequenze del suono, numeri pari e dispari, armonia 3 6 9. Empedocle filosofo, spiega in Agrigento, gli atomi son semi, archetipi al contempo, Amore tende unirli, Discordia a separarli, Anassagora con pneuma, riesce ad animarli. Democrito di Abdera, rifonda atomismo, son atomi nel vuoto, che vorticano sfera, formano ogni cosa, qual scatole cinesi, la fisica dei quanti, oggi li ha ripresi. |Aristotele dice, Anima ha tre potenze, vivere sentire e ragionare, assieme anche al muovere, proprietà che appartiene, alla potenza del sentire, perché ogni anima che sente, con un senso oppure tutti, a muoversi è costretta; potenza vegetativa, per la quale si vive, su essa si sente e vede, ode gusta odora e tocca, l'una fonda l'altra, ma ognuna vuol radice, altrimenti non funziona, a pianta è funzionale, a quella sensitiva, a sua volta fondamento, a quella intellettiva, così ragione umana, esiste su sensitiva, e participa natura, sempiterna Intelligenza, tanto a diventare, denudata da materia, come angelo raggia, dentro anima intellettiva, nobilitata da potenza, perfezione di materia, è assenza di materia, cioè luce divina, che fa anima brillare, deitata da animale, in psiche sottil luogo, cui Amor appar mia donna. Intelligenza affidata, ai Dioscuri sovrani, che mutano bambino, in anima divina, con raggio Verità, che può colpir la mente, spogliata di materia, accede al gran Sapere, che stava cantando, quan Catone fa fuggire, Virtù dispon tormenti, non vuol che a noi si sveli: state contenti umana gente, che se con vostra ragione, aveste potuto veder tutto, una sola sostanza in tre persone, non sarebbe stato necessario, che Maria partorisse Gesù, e il desìo di filosofi, resterebbe pena eterna, Virgilio medita in silenzio, i filosofi insoddisfatti, orfani del parto di Maria, senza rivelazion di Cristo. Il sole rosso alle mie spalle, interrotto dal mio corpo, che ostacola suoi suoi raggi, a mezzo di mia ombra, Io mi voltai di lato, con paura di esser abbandonato, Virgilio voce sento, perché diffidi ch'io ti guida? da Brindisi a Napoli, lavoran due Gemelli, a coscienza Geminata, sapienza biforcuta, di Castore progresso, esaltando alla conquista, controllo della scienza, Prometeo tecnologia, affonda nelle sabbie, del doloroso scavo, del limite Mistero, che Polluce sente, ma difficile parla, Dioscuri in greco, sono i Figli di DIO, coscienti dei limiti, si affidano al Cristo, della Rivelazione. Tutto è santo per Chirone, Tutto è Spirito che gener Materia, Dante dice in Paradiso: io veggio acqua foco aere e terra, e tutte lor misture brevi, venire a corruzione, ma queste cose son creature, per cui se ciò ch'è detto è vero, dovran da corruzion esser sicure; angeli e ciel in cui ti trovi, son creati in essere intero, ma gli elementi che hai nomati, e cose che con lor si fanno, son informati da virtù, e creata materia ch'essi hanno, come la virtù lor informante, in queste stelle che torno lor vanno, l'anima d'ogne bruto e delle piante, è tratta fuor dal moto di astre, secondo raggio e moto luci sante, ma vostr'anima intellettiva, è direttamen creata da bontà divina, che la innamora a sé, sì che poi sempre la disira, quindi puoi ragionar ancora, è vostra resurrezion di carne, come fu creata da Dio, insieme ai primi parenti, Adamo ed Eva da suo Spiro: se la materia è corruttibile, i 4 elementi sono eterni, perché appartengono all'Eterno, in vita siamo i testimoni, della nostra eternità, questo ci dice Beatrice, ma facendo Materia incosciente, maledizione e sonno abbiamo inflitto, credendo solo a corruzione, e non sua ri-creazione. Aquila tutor dello Spirito, contiene in sé gli altri daimon, a pari titolo e merito, tutti per uno uno per tutti, se il Corpo vive Smarrimento, Intelligenza forza al Risveglio, Anima sospinge a Elevazione, e Spirito reca la Salvezza. Materia per Beatrice, è creata dallo Spirito, quindi partecipa sua eternità, mentre umani sono informati, da Luci Sante dei catari, astrologo Marco Lombardo, nello zodiaco sala Borgia, atti vegetativi e sensitivi, informati dallo Spirito, che crea Anima Intellettiva, principio Elevazione: sostanzialmente siamo eterni, in vita e nella morte, in moto costante uniforme, come rota igualmente mossa, siete salvi da sempre, enigma decrittato in canti, ognuno è libero di usarne, il vento soffia dove vuole, come un fuoco che non brucia, e acqua senza ostacoli, la terra genera e fermenta, il suo mistero sotto i piedi. |Fomenko fotografa, zodiaco Astronomia, in Vaticano stanze, sala sibille Borgia, 7 pianeti e 1 tempo, primo è LVNA donna, vestita di bianco, in mano mezzaluna, in cielo con sirena, costellazion marine, pesci balena drago, su ruote posteriori, costellazione CANCRO. Secondo è MERCVRI, che tiene caduceo, viaggia su bira, lo traina coppia cervi, su ruote 2 figure, costellazion GEMELLI, 1 Vergine con spighe. Terzo MARTE vedi, manto rosso ed elmo, una freccia in mano, e cavalli da traino, bianco e rosso, simboli Ariete, e Scorpione avamposto. IOVI in carro è quarto, trainato da corvo, VENERA è quinto, su carro coppia tori, sesto APOLLO cavalli, 2 bianchi 2 neri, costellazion Leone, 1 papa sul trono, tiara nastri d'oro, Iovi ha stella d'oro. Settimo SATVRNO, trainato da un drago, in mano 1 falce, capricorno avanti acquario, sotto sta prigione, giudice è Saturno, pittore che affresca, Pinturicchio nome. Rodrigo ama virgo, studia con Ficino, gnosi astronomia, a dipinger zodiaco, almagesto Tolomeo, cataloga stelle, primo curator, Tolomeo d'Alessandria, imperator che Isaia, rimprovera le spese, a egizi caldei, che a Rodi osserva cieli. Astronomi Cairo, esenti da tasse, zodiaco di Olimpo, Giove barbuto, ha martello e frecce, 1 aquila abbraccia, + tuono e saette. Saturno con falce, tenaglie di ferro, vulcan sottoterra, Apollo sole leo, Mercurio caduceo, siede fra stelle, Diana ha mezzaluna, posta fra capelle, Venere ha pavone, Marte fascio frecce. Intelligenza ha alimentato, i libri ermetici e alchimia, Vecchio e Nuovo Testamento, scuola Pitagora e Platone, il risveglio di ogni Buddha, le cerimonie di Amerindi, e ogni salvezza che persegue. |PARMENIDE di Elea, in scuola di Salerno, con Avicenna Ipporate e Galeno, confutano i sofisti, che mancano di fede, distingue Essere da inganno, opinione e verità, tutto va esser vero, in sofisticato mondo, che insegna ipnotizzar. Tutto si dissolve, tranne etere destino, che possiamo contemplare, già da questa Terra, alzando gli occhi al cielo, verso eterno Spirito, che l'ha sognata e decretata. Parmenide studia Essere esiste, come materia forza e mente, come coscienza che osserva, trenta raggi di ruota, che convergono nel mozzo, nel vuoto sta sua essenza, come in vasi di argilla, o stanze di una casa, che seppure ben murate, lor spazio è consistenza. Parmenide è al centro, è ananda permanente, cessa esser prodotto, da esterne influenze, illusione che deforma, fatti e conseguenze, in sè non esiste, ma è solo proiezioni, economia matematica, che cambia nel tempo, secondo necessità, e la fasi di stagione. Il cercator fa spazio, gioca con intenti, il mondo appare triste, se perde suo divino, il Poeta si protegge, in solitario appello, fino al giorno grazia, scopre i tre tesori, sadguru lo aiuta, in intima cultura. Parmenide in Paradiso, narra viaggio cosmico, Aquila che introduce, suo allievo Dante al mistero, cio che è ETERNO è Verità, poco entra in cervel mortal, occupato da opinioni, Aquila ora parla: Dio tracciò col compasso, i confini di Universo, distinse occulto e manifesto, e vi impresse suo valore, a mezzo del suo verbo, rese accessibile agli umani, il suo bene di armonia, assieme a limite e misura, ma sua perfetta creatura, ebbe superbia e peccò, precipitata fù dal Cielo, fuor della grazia divina, allor capite pure voi, che è solo un raggi de sua mente, che non discerne suo principio, molto di là di ciò che appare, nella giustizia sempiterna, la vista riceve il vostro mondo, come occhio per lo mare, se da riva vede il fondo; se Lucifero il perfetto, è annegato dentro Oceano Dio, come scimmiotto in mano a buddha, cosa possono i mortali, che parlan molto spesso, sostituendosi a Dio, convinti aver Sapienza? Lume è ver per mente umana, sol se vien dal Dio sereno, Dao che mai si turba offusca, mentre ogni altra è attratta a errore, poichè viziata dai sensi, ombra di carne schiusa tana, ti ascondeva giustizia viva, che suscitava in te frequenti dubbi. Aquila svela a Dante, il Giudizio della Terra, a chi non conobbe il Cristo, oltre grazia e predestinazione: un uomo nasce a riva Indo, dove nessun o insegna Cristo, sebben suoi atti e voleri buoni, son ragionati sanza peccato, costui muore senza battesimo, qual giustizia lo condanna? ov'è sua colpa se ei non crede? Ora sei tu che vuò sedere a scranna, per giudicar con tua veduta corta a spanna? Colui che ragion sottile su di me, può dubitar di mia scrittura, oh terreni animali! oh menti grossolane! che può saper la mente umana, offuscata da opinioni e arroganza? la prima volontà è sommo bene, mai si mosse da se stessa, giusto quanto a lei consuona, nessun creato la tira a sé, ma essa radiando grazia, principia e determina ogni bene. Dante usa in sincretismi, tutti linguaggi sapienziali, orfismo e qigong, Daime Hikurì e Buiti, per far de-costruir Poema, ai discendenti nel bisogno, dove il vecchio cinghiale, dorme arguto e va chiudendo, il lungo corteo d'Eden, controfigura del Grifone, messaggero di UNIONE, controfigura del Lettore, che può UNIR significati, in estasi abbandonati, chiudete gli occhi e uscite fuori, ogni esegetica opinione, vedrete solo Dante, smontare ogni muro, al fine acceder Cosmo. Parmenide è Laozu, Dao che tiene nome, non è eterno tao, Nome che pronunci, è solo un surrogato, senza-nome è, principio cielo e terra, mentre il nome crea, sopra e sottoterra: 1 pianta si nutre, con sua radice lieve, a disordinato moto, il calmo ritmo segue, io vedo qui Raseno, mai abbandona calma, in gloria o povertà, resta non si affanna. Filosofo LaoZu, vede acqua armonia, forte perché cedevole, integra e coesiva, pronta a farsi assorbire, aderisce a ciò che la sfiora, bagna infiltra e lubrifica, pare sottomessa, invece si trasforma, in altro da sé. Acqua è sangue Terra, esce dalla roccia, concentra nei viventi, ha natura spirituale, aiuta le creature, a realizzar talenti, grazie ai messaggi, che porta ed amplifica. il filosofo Saggio, se vuol mutare il mondo, volge nell'acqua, il cuore di uomini, virtù di temperanza. filosofi_pitagora369.mp4diogene_il_cane.mp4audio
||Alighieri cripta cieli, con mappe Tolomeo, a proseguire il viaggio, a cercare un tesoro, che con 12 versi, riordinati in dozzine, lasciamo cose brillare, con lentezza infinita, nel divenir del Dao, che è cerchio della psiche, circonferenza e centro, che mai giunge a quadrare. Giove Geometria insegna, tutto puoi contemplare, ma non tutto misurare, metti 100 Canti a Cerchio, colti in Dozzine, ipercubo in 4D, esce da se stesso, e rientra in se stesso, disegno a due dimensioni, sarà Stella di Barga, scolpita in mattonelle, del Duomo di Barga, in Garfagnana presso Lucca, dove Alighieri trascorse, diversi anni di esilio. Lui ricorda in Purgatorio, quando incontra poeta, Bonagiunta Orbicciani da Lucca, che gli dona profezia: una femmina è nata, è ancora giovinetta, ti renderà piacevole Lucca, pur se tutti parlan male, Tu andrai via di qui, con questa profezia, se non hai capito bene, i fatti sveleranno verità. Alighieri ha trascorso, piacevole soggiorno, a Lucca vide piacevol cose, nel Duomo di Barga, per uscire da se stessi, estasi via mandala, come lirica preghiera. Stella di Barga geometria, della scuola di Pitagora, potrebbe uscire da sé, e perdersi in rosoni, in quarta dimensione, onde intessono una trama, risuonando a distanze, alla Compassion del Cuore. Comedia anagogia, è poema di compassione, sapienza estatica a 8 punte, dei marinai Rosa dei Venti, chiave che incardina i canti, sul diametro verticale, come ago punta a nord, primo e ultimo canto, assieme al centrale 50. Poni canti danteschi, sulla stella polare, cioè Rosa dei Venti, dove Eolo consuma fiato, Dante parla di navi, marinai rotte e naufragi, costellazioni dell'Orsa, da tenere sempre a vista: Io prendo un mar mai navigato; Minerva intelligenza spira, conduce ad Appolo bellezza, e nove Muse dell'Orsa, voi che siete in piccin barca, desiderosi di ascoltar, seguite cantando mia rotta, del solco che lascio dietro me, prima che acqua lo ricopra, chi ha fame Amore e Compassione, viaggi come me in sincronia, altrimenti torni ai propri lidi, a evitar restar smarriti. |A sud tropico Capricorno, Stella Polare è nel cerchio, rappresenta anche la Terra, Dante oltrepassa equatore, ai piedi del Purgatorio, prima guardai la spiaggia, poi guardai il sole, e mi accorsi stava a nos sinistra. Virgilio ben comprese, io stupito avanti a quella luce, penetrar tra noi e Tramontana, cioè punto di Aquilone, a sud-est del Capricorno, Dante guarda verso Est, con le spalle a ponente, vede carro Sole a sua sinistra, in equinozio primavera, osserva Rosa dei Venti; attraversato il muro fuoco, Dante entra in Eden, divina foresta spessa e viva, che con ombra tempera il giorno, lasciai pianura salendo, quella terra che profumava, a Nord-Ovest transiterà, dal Ciel di Giove a quel Saturno, all'una del mattino, alba del giorno in Paradiso, dove Sole e Stelle mai tramontan; al settimo splendore, sotto il petto Leone ardente, Saturno inverte sua orbita, per volontà divina, capovolge orbita di Dante, consegnandolo antiorario, al Cielo Cristallino. Beatrice dice a Dante, che il pianeta brilla nel Leone, e che sua natura fredda e secca, è miscelata al fuoco del Leone, irradia umor caldi e secchi a terra. Dante segna suo destino, annegando in acqua Lete e Meme, sigillo a ovest ferma l'acqua, del grande anello che circonda terra, e se esce da se stessa, coincide al Cielo di Saturno, da cui Dante vede Scala Santa, una scala d'oro saliva in alto, non vedevo la sua fine, come una pianta di fagiolo, nel sogno di Giacobbe, e quello di oca uova d'oro, vide scender dalla scala, tanti esseri splendenti, come stelle a firmamento: Dio parla in sogno a Giacobbe, promettendogli la terra, e benedetta discendenza, in Gerusalemme celeste. Dante informa di quel giorno, dove Sole è in Ariete, Luna piena in Bilancia, opposta al Sole in Ariete, Venere è nei Pesci, Saturno e Marte nel Leone, viaggio iniziatico di Dante, per accedere a Empireo, dopo il piombo dello Inferno, e aprirsi cielo in Purgatorio, geometria del Dodici, metafisica e astrologia, oltre parola ambigua, prima mappa tolemaica, nei primi dodici versi Poema, è la mappa infernale, pietra fondante del Libro, che Dante dedica a san Pietro, su cui edifica il Poema, porta a prima tappa, cioè traguardo della Pace, strumento del Pellegrino, per acquisir Saperi, i cieli sono scienze, scrive Dante nel Convivio, ogni pianeta ne ha una, letto in opposizione o congiunzione, sul rettilineo dei versi. Marte pianeta Cielo alto, di Musica e Canto, può favorire il Pellegrino, Luna è ardua grammatica, Mercurio è dialettica, Venere è filosofia, Sole è aritmetica, Giove è geometria, Saturno è astronomia, Stellefix Fisica e Metafisica, Cupola mobile è l'Etica, Empireo è Teologia. Se nelle tenebre inferno, le stelle ancor non vedi, i cieli fermi a Saturno, nigredo avvia ogni processo, dove tutto fermenta, a divenir parte di un humus, come il seme a dare frutto, deve morire e spaccarsi, nelle tenebre sottosuolo, suo fisico sfacelo, impurità vanno a lasciarlo, e si prepara per albedo, la purificazione, nigredo preliminare, introspezione sensoriale, presa di coscienza, di esistenza dei fattori, inconsci meccanismi, che fan percepire tutto, pallido riflesso di realtà, attraverso velo Maya, cecità che Dante vive, quando entra in antinferno, nel luogo degli Ignavi, dove impara a usar le orecchie. Carta del Cielo è un athanor, mistico forno infuocato, dove Marte fonde materia grezza, in prima fase purificazio, e Saturno pianeta Piombo, metallo di nigredo, consegna Dante ad Inferno, Drago igneo che nasconde, acciaio magico in suo ventre, e nove parti nos Magnete, mischia insieme con Vulcano, a formare acqua minerale, dove galleggia schiuma a rigettare. Lascia guscio e prendi nocciolo, purgalo a tre riprese, col fuoco e col sale, quan Saturno ammira in specchio Marte, nelle tre mappe dantesche, Marte e Saturno cieli opposti, al Nero piombo sciolto al fuoco, dello specchio di Marte, compiendo sette orbite planetarie, per la quarta dimensione, ipersfera di Empireo, che circonda l'universo, e adiacente al tempo stesso, universo parallelo, siamo dentro e siamo fuori, i cori celesti illuminati, dal fulgore divino, Dante in spettacolo sublime, fuori normali aspettative, rivela forme sovrumane, oltre vista tridimensionale, ricezion totale e diretta, ogni logica disorienta. Oltrepassate tutte stelle, Dante si trova in Paradiso, cieli nascosti nel Poema, fin dai primi versi, rivelan centro eternità, ci avvolge tutti in un presente, come la mappa Purgatorio, dedicata a san Giacomo, secon traguardo del viaggio, conquista di Libertà; anche i cieli van stravolti, se un uomo vuol trasformarsi, messaggio in ogni mappa, come sopra così sotto, al cinquantesimo canto, sta per nascer uomo nuovo, Urano folle innovatore, guida le Stelle fisse, mentre Venere e Saturno, filosofia e astronomia, sono tappe intermediarie, per amor e immortalità, tutti i numi planetari, sorridono al Pellegrino, che compie fase albedo, alla fine di nigredo, luce bianca abbaglia Dante, quando entra dentro Eden, sorgente interna di tua vita, due acque nate da sorgente, in cui si bagna Dante, a purificar materia, sublima e perde densità, e nel cielo della Luna, Dante si accorgerà, diventato uguale a un raggio luce, argento lunar metallo albedo, come piombo è nigro saturnino. Luna accoglie poeta in cielo, Giove lo consegna a Saturno, trasformato piombo in oro, nella mappa Paradiso, ultima pietra del tempio, dedicata a san Giovanni, ultimo traguardo raggiunto, Empireo segreto e quieto, Amore privo di materia, fatto sol di amore e luce, dove perfezion della materia, è totale assenza di materia, desiderio di perfezione, fa muover tutti altri cieli. Evento finale del poema, è Dante capovolto, dopo vision estatica divino, Saturno inverte la sua orbita, assieme a quella del poeta, volgea mio disio e velle, consegnandolo al Primo Mobile, in senso antiorario, questo cielo che move, tutti pianeti sottostanti, Tolomeo Cristo rivela, imprime moto all'universo, se dalla Luna si parte, per i fulgori trionfanti, di Urano stellato, Krono-Saturno e Zeus-Giove, si compie terza fase, rubedo Uomo nuovo, piombo muta in oro, Saturno accoglie Dante, lo consegna al Cristallo, Marte fa da specchio, in astro opposizione, uomo esce dal mondo, per toccare eternità, e divenire cosciente, di propria realtà divina, con simboli e lingue, mille modi trasmissione, alchimia o ermetismo, massoneria o religioni, daoismo e agricoltura, a cercar propria missione, nel viaggio poema Tempio, s'innalza fin divino, che è amore solo amore. Saprai che dovunque tu vada, troverai draghi su tua strada, e quel drago si deve spostare, perché per crescer devi passare, in cieli nascosti vivon draghi, presso due Orse boreali, Caput Draconis la testa, e Cauda Draconis la coda, racchiude tutto zodiaco, due nodi lunari, padrone del destino, nella storia del mondo, un Drago capovolto, preso per la coda, domato e ribaltato, muta inclinazion di stelle, per quelle vantaggiose, guerra celeste tiro alla fune, Drago a due teste tira sorti, interrogato a fare oroscopi, calcolata astrologia, tratta di Sole e Luna, sorte lunare e solare, da cui nascon le altre sorti. Tuké testa verso Luna, sono inciampi e contrattempi, accidenti e cadute, crolli lutti e crisi, che stravolgono la vita, o fortune in lotteria. Dante a bocca di Virgilio, descrive la Fortuna, avari e prodighi costretti, a spinger macigni pesanti, di lor fortune mal usate, oh uomini sciocchi, quanta ignoranza vi danneggia, Dio creò i cieli e dispose, intelligenze angeliche a governarli, così che la sua luce, si rifletta cielo in cielo, a stesso modo dispose, intelligenza a governare, amministrar beni terreni, tra var famiglie e stirpi, al di là del senno umani, perciò una famiglia prospera, e un'altra decade, in base al giudizio fortuna, nascosto come il serpente, che si annida tra l'erba, vostra sapienza non può nulla, essa provvede giudica e decreta, proprio come le altre intelligenze, angeliche dei cieli, le sue trasmutazioni, veloci ottemperan divino, per mutamenti condizione. Fortuna è tanto criticata, da chi dovrebbe elogiarla, ma lei felice nulla sente, lieta insieme agli altri angeli, fa girare la sua ruota, gode sua serenità. Sorte ha natura divina, da Dio destinata a trasmutar, la fortuna delle genti, secondo volontà divina, eternamente beata, sorda a lamenti e insulti dei mortali, con gli altri angeli gira, la sua ruota lietamente.

356:corpo satollo, anima consolata: INFERNO, grande voragine a forma cono, col vertice a centro terra, formatosi quan Dio, fece precipitar Lucifero, capo degli angeli ribelli. Ingresso inferno è segnato, dal fiume Acheronte, sulle cui rive anime vanno, di tutti i trapassati, in base a gravità peccato, si decide pena che da subire, nei vasti cerchi separati, lungo pareti del cono, trovan posto i dannati. Il male detto peccato, secondo chiesa cristiana, nasce da tre atteggiamenti: incontinenza agli istinti, senza uso di ragione; violenza contro Dio e il creato, contro se stesso e contro il prossimo; frode invece usa l'inganno, a compiere il male. Inferno diviso in 3 aree, a loro volta in nove cerchi. Lucifero in fondo baratro, con sue tre bocche maciulla eterno, Giuda traditore di Gesù, Bruto e Cassio traditor del khan, traitor di chiesa e impero. Cacciaguida annuncia a Dante, che sarà costretto a esilio, lasciar Firenze e casa, a causa intrighi Bonifacio, corte papale fà commercio, di Cristo e cose sacre, Cacciaguida antenato, gli preannuncia accoglienza, presso Bartolomeo della Scala, khan signore di Verona, con stemma di aquila imperiale, generoso in suo favore, senza volere nulla in cambio, prima che Clemente V, inganni Arrigo Enrico, sua giustizia ed umiltà, saranno note a tutti, future imprese del signore, incredibili ai mortali. Dante abbandona tutto, ospitato in varie corti, prova spiacevole sapore, del pane fatto altrove, faticoso salir scale, dei palazzi altrui; altri esuli fiorentini, di comune sventura, vanno contro lui, ma finiscono in battaglia, sanguinosa della Lastra, disfatta senza senso. Cacciaguida esorta Dante, non odiar concittadini, giacché la tua vita, dura oltre la punizione, che il destino ha in serbo a loro. Dopo incontro Cacciaguida, viaggio Dante promuove, rinnovamento morale, di umanità ferita, da cupidigia capitalista, e rifondare Chiesa e Impero, in funzioni originarie, Dante ricerca divinità, da riconsegnare a umani. La luce indica grazia, Virgilio lumen naturale, cioè luce d'intelletto, Beatrice è lumen gratiae, illuminazione della fede, cui Dio rivela all'uomo; Bernardo lumen gloriae, guida che assiste ultimi sforzi, a condurre Dante viaggio, a vision suprema divinità. Dante in canti Cacciaguida, alleggerisce sua zavorra, a raggiunger Arco Fuoco, introietta dentro sé, materiale e immateriale, con occhi pellegrin mortale, e poi dopo la visione, con occhi san Bernardo: costui da infima lacuna, ha visto anime tutte, supplico a te per tua grazia, conceder lui virtù a sollevarsi, cioè immortalità, per guardar ultima salvezza, serve assimilarsi a Dio, dove è suprema intelligenza, che si contempla in un cristallo, una foresta e ciel stellato, materia e uomo sono uniti, nel riscatto di MATERIA. Spirito eleva e rifà il Corpus, se alchimista partecipa, col suo calore dentro il fuoco, tra gli alambicchi e la fornace, del suo corpo a trasformare, propria natura in nerezza, da questa in nuovo giorno albedo, nigredo è già un gran conquista, nel progetto elevazione, del camminare in salita, per un traguardo e una discesa, fin Paradiso e poi Materia: se vuoi DIVENIRE un tuo progetto, già deve ESSERE dentro di te. |Cacciaguida a Dante, espone sua missione, lo invita a scriver tutto, in suo diario viaggio, molti offenderanno, ma i posteri ameranno, il tuo grido come il vento, mirando la dottrina, sotto ai versi strani, per gli intelletti sani. Dante cita Aristotele, chi possiede ragione, sempre sceglie il bene, per essere felice, tutte altre scelte, portano infelicità, odierna falsa élite, sfoggia falso umanesimo, oscura luce Cristo, vela luce di speranza: la ricchezza dice Dante, avvelen genealogia, classista e finanziaria, la chiama eresia, radice error morali, nobiltà sia perfezione, della propria natura, frutto e dono assieme, di un personal lavoro. Mezzo al cammin di nostra vita, mi ritrovai per selva oscura, la diritta via smarrita, appare cosa dura, malato in depressione, rinnova ogni paura, non so come vi entrai, tanto ero nel sonno, smarrito nel dolore, che coglie impreparati, Fiorenza mi respinse, Dante pur sconfitto, a morte condannato, esule pellegrino, abbandona sua città, Beatrice gli rivela, che tradita è la speranza, in terrestre Paradiso, se devia buon cammino, di cristiano cittadino, lei amica degli umani, si volge ai fiorentini, e mostra iniquità, ingiustizia del suo tempo, poi accenna la sua cura, a mezzo de-sideris, che reca Vita nuova, Amore mette in lui, ritrova il sogni primo. Uomo natura è desiderio, di crescita costante, alla novità di sé, mentre malata civiltà, frena e reprime desiderio, di superar se stesso, per giunger fino al cielo. Dante poema sacro, aiuta Intelligenza, invita tutti noi, a convito spirituale, incluse donne e bimbi, slavo-bulgaro viaggio, Commedia apre visuale, su cose nude in sè, svela il vero volto, di ladro od invidioso, suicida o traditore, segreti in loro cuori. Dante si proclama, fedele alla Speranza, rinuncia a sue speranze, nate da illusione, si oppone a ogni menzogna, il male va guardato, è realtà senza speranza, poi auspica un monarca, che incarna in sé virtù, giustizia e pace in terra, assicur felicità, aspirazione alla sapienza, e una Chiesa che guidi, a beatitudine celeste, realizzando umanità, con ragione e fede assieme, che crea felicità, nessuno usurpa l'altro, giustizia è primo amore, legge di Giustiniano, cioè Andronico Xcristos, politico cristiano, geocentri lex naturae, guida genere umano, ispira dal Cielo, a educare nobiltà, insita in ciascuno, Spes trasforma inferno, in Dostoiesky bellezza, e Pasternak dottor Zivago. Poema appare pneuma, Cattedrale di parole, sostiene il tuo respiro, a mezzo di tre pietre, collocate in giusto luogo, pietra una e trina, che in STELLE chiude canti: salimmo a riveder STELLE, canto 57 dello Inferno; Puro e disposto a salir a STELLE, cinquantesimo canto Purgatorio, punto nevralgico che eleva, pietra al centro che sostiene, le due mura del poema, in Terza Cornice Iracondi, fumi densi e neri ira, soffocan Pellegrino, che mal distingue ciò che è attorno; ultimo canto Paradiso, Amor che move il sole e STELLE, Dante vivo in Paradiso, SPERA e sogna di tornare, come poeta in sua città, con altra voce e volontà. Tutti i viaggi dei sapienti, son guidati dalle stelle, se tu segui la tua stella, arrivi a glorioso porto, dice a Dante ser Brunetto, Mercurio-Hermes è tua stella, domina tuo segno dei Gemelli, dove addensano gli indizi. Brunetto Latini, maestro di Dante, notaio di Firenze, inviato ambasciatore, sente vicende tristi, esilio resta in Francia, e vaga in una selva, dove Natur lo invita, a scriver del Creato, bellezze in settenario, ritmo didattico cantato; torna in sua Fiorenza, vicario degli Angiò, quando i ghibellini, sconfitti da Manfredi, in Toscana scrive summa, che chiama Tesoretto, un libro sussidiario, che Dante bimbo studia, a memoria brani in rima, zoologia e astronomia, botanica e storia, geografia e teologia. Tesoretto in versi, in rima baciata, Dante influenza, in 7 Arti Liberali, del Trivio e del Quadrivio: gramma retorica e dialetti, aritmeti e geometria, musica e astronomia, avviate da Gesù,in Yoros grandi scuole. Brunetto parla a Dante, in Girone sodomiti, Dante è reverente, e si duole che è dannato, esposto a pioggia fuoco, retore omaggiato, da tutti in sua Firenze, capitale sodomita, la descrive san Bernardino, predicator di Siena. Dante ama scoprire, valori e vizi umani, lui inizia nel Convivio, da stupor e meraviglia: considerate vos semenza, che fatti non foste, a viver come bruti, ma a seguir virtute e conoscenza. Vedere udire eventi, fanno reverente, stupore è punto inizio, di indagine realtà, a ogni campo di natura, dice Beatrice in Cielo Luna: sol da sensato apprende, ciò che intelletto degna, e rinuncia sillogismi, su vegetali e piante, cui solo la esperienza, può fornir certezza. Dante a Padova è con Giotto, in cappella dei Scrovegni, cinque canti qui dipinti, luce radiosa di Beatrice, con maestà della Madonna, Cristo e arcangeli nei lati, Pietro Giacomo e Giovanni, tre apostoli prescelti, saliti al monte dei Misteri, a veder la Verità, poi rimasti folgorati, a contemplar divinità, come Dante epopte cieco, pose mano a poema sacro, per molti anni consumato, a riunire cielo e terra, e vincer crudeltà che serra, lupi a ovile portan guerra, con altra voce ed altro vello, poeta indossa cappello, barba e bian capelli; zodiaco rotor stelle fisse, trasfigura sua spavento, dopo anni di fatica, innamorato ed estasiato, al calare del sipario, Alighieri esce sul palco, a ritagliarsi eco applauso, poi offre consigli, nel Leggere il poema, indagando la morale, dentro allegorie dottrine, come quelle del Vangelo, Cristo al monte trasfigura, davanti sol tre apostoli, poichè secrete cose, chiedon poca compagnia, a varcare orizzonte, dove Creator guarda il Creato. |Giasone viaggia con marinai, di nave Argot argonauti, mentre Orfeo suona l'arpa, si avvicina a secrete cose, galleggia in mente di Dio, come mare di Nettuno, torna a Firenze sol da vecchio, arricchito in conoscenze, nuovo vello oro Sapienza. Dante e Orfeo stesso mito, se hai occhi corpo spalancati, fallisci impresa ultraterrena, Euridice è congelata, Dante appresa la lezione, tiene occhi fissi a terra, fino a ordine imperioso, di Beatrice la sua guida. Jung in specchio acqua, vede propria imago, riflette faccia tua nascosta, dietro attore personaggio, prima prova di coraggio, nel percorso interiore, scopre propria ombra, e spaventa le persone, che si proiettava su ambiente; scavar dentro è rintracciare, propria nigredo pesantezza, e lasciarci dietro complicità, di nostro agire sotto sonno, che produce pasti ai lupi, detto alchemico Vitrolum. Virgilio e Dante si abbracciano, camminando in nero buio, aere amaro e sozzo, fumi densi avvolgon tutto, parole oggetti e significati, tutti immersi in cecità, poi si alza una voce, che si rivolge a Dante, chi sei tu che il fummo fendi, a penetrar nostro passato? Marco Lombardo è tale spiro, vescovo cataro a Concorezzo, grande astrologo che dice: del mondo seppi e amai valore, a cui ciascun depone le armi, son stato facile all'ira, come Apollo infuriato, che dall'alto scaglia frecce, contro chi lo offese. Dante subito intuisce, argomento conversazione, è vero quel che dici, oggi il mondo è abbandonato, da ogne virtù come tu dici, sol di malizia è ingravidato, allor tu rivelami la causa, sì ch'io la veggia e mostri altrui, laggiù su terra ove qualcuno, dice è colpa delle stelle. Marco Lombardo cataro, che intrattenne salotti, di saturnina astrologia, risponde a questo modo, Frate lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui, ciò che accade sulla terra, Voi credete vien dal cielo, se così fosse voi è distrutto, libero arbitrio e facoltà, di sceglier bene e male, con impossibile giustizia, se si procede secondo bene, a ottener premio letizia, e per male avere lutto. Lo cielo i vostri movimenti inizia, non dico proprio tutte, come insegna astrologia, lume vi è dato a bene e malizia, assieme a libero voler, e in primi anni vostra vita, costretti a faticar col cielo, a temperare inclinazioni, ma ne uscite vincitore, se avete buon nutrimento, di maggior forza e natura, più grande di voi, liberi soggiacete, e quella forza cria in voi, intelligenza che le stelle, in sua cur non può creare, così se il mondo oggi disvia, in voi è la cagione, e io te ne sarò spia. Ordine e perfezione hai, se libertà vien ben nutrita, si sale a Dio persona, che Bene e Grazia crea, fa dono Intelligenza, a seguir progetto opera, che solo a Dio appartiene, e manca nelle stelle. Pellegrin celesti sfere, arriva a Stelle Fisse, seguendo loro guida, che dal purgatorio vedi, in matematico linguaggio, guardo senza paura, dinamo orizzonte, oltre limite insuperabile, sta il sublime della Grazia; Dante ha paura un poco, non ha penne a volar alto, ma come i bimbi prova gioia, nel sentirsi trasportato, sopra il vento di aquiloni, con la profezia del Veltro, nel Proemio del Poema, Virgilio ferma i suoi passi, assieme a quelli dei Lettori, enunciando che infine, il veltro divino verrà, farà morir lupa con doglia, la caccerà di villa in villa, finchè è rimessa nello nferno, da dove la prima invidia, ribellione di Lucifero, l'aveva liberata. Cristo Trionfo è tale veltro, tra le schiere dei beati, che vede interno della terra, correggendo la via diritta, troverai pietra nascosta, che è la vera medicina, enteriora lapidem terrae, dove salvezza è affidata, a un intervento divino, quando ciascuno trova, il Veltro entro se stesso, e strappa via da proprie carni, zanne feroci della lupa, e la respinge nel suo inferno. |Dante parla in tante lingue, pitagorici e alchimisti, ebrei arabi e cristiani, templari e massoni, per raggiunger molti cuori, in un mondo di sordi, tanti gradi iniziazione, molti suoni di un gran mare, per solo scopo di instillare, Fede a principe imperiale, e ogni fratello templare, esser Principe di Grazia, simile a Beatrice, che con Virgilio e San Bernardo, sono guide in Chiaravalle, Dante scelse San Bernardo, ordinatore dei templari, dopo strage di quell'orda, per mano monarchia francese, Bernardo onora con preghiera, incrocia sguardo di Maria, come fece Jacques Molay, che muore e guarda Notre Dame, immensa nave da crociera, ferma alla banchina, con sue navate e campanili, in attesa del gran viaggio, dagli inferi al cielo, scritta in lingua degli Argoti, lingua cifrata di veggenti, nomadi ancora disprezzati, ribelli avidi di libertà, curan dialetto ancor bandito, dalla buona società, di benpensanti in ermellino, immersi nella fatuità: argot di minoranza, fuori leggi codificate, convenzioni usi e protocolli, di anonimi architetti, maestri ermetici alchimisti, pitagorici o templari, trascritti in cattedrali, santuari della scienza, e dei credi popolari, dei grifoni e dei Beati, cerchi angelici antenati, nel portone e nel rosone, vetro e marmo in sette cieli, pietra di angolo staccata, dal trono Dio precipitata, reca fondamento al mondo, e tiene unito ogni edificio, aiuta ogni uomo a farsi tempio, principio e fine di ogni tempo. Dante erudito, sa tutto di allora, e sotto ispirazione, usa penna o arpa, e naviga la Bibbia, dottrina della Chiesa, e tutto mischia in rima, dal moto degli storni, alla grazia delle gru, i fiori con la brina, che sciolgono a mattina, poi usa simbolismo, assieme allegoria, messaggi cifrati, e parla ai suoi lettori: O voi che siete sani, mirate la dottrina, che si asconde sotto, il velam di versi strani! Chi vede e riconosce, è genio osservatore, descrive lui Gerione, si avvita e nuota in aria, scende lungo un elica, di forma cilindrica, e Giganti delle Torri, fan mura incandescenti, San Francesco meso a sacco, da astuzia del demonio, con logica truccata, in Guido Montefeltro. Angelo in Purgatorio, ispira Dante luce, riflette astronomia, che crea cronologia, precisa ora del giorno, e la pelle bianca nera, enigmi insegnamenti, più alti e degni fede, se son più incompresibi. Dante pensier discende, in sua anima da Dio, che è primo motore, come canta Branduardi, da unità s'irraggian tutti, altri numeri beati, che contemplano Dio, come in uno specchio, ogni pensier umano, riflette avanti esser pensato. Dante conosce numeri grandi, fino alle migliaia, così cita Trinità: uno due e tre sempre vive, regna sempre in tre due e uno, non circunscritto, ma tutto circunscrive. Dio è sostanza divina, due nature unite in una, nella persona di Cristo, e tre Persone in trinità: Padre Figlio e Spir Santo, tal figura è detta chiasmo, da lettera X greca, melodia di questi versi, fanno eco ordine inverso, crescente e decrescente, pienezza in sè ritorna, in ciascuno pari e dispari, tutte cose esser numero. Aritmetica è nume, studiata da Ishango, un babbuino del Congo, numera tacche su colonne, divise in dispari e pari, poi arriva Brahmagupta, che assieme Aryabhata, reca zero concetto, filosofia indiana, al vescovo Siria, di Arabi Tartaria, che diffusero l'uso, in tutto il Mediterraneo, poi Leonardo Fibonacci, da Pisa scrive Abaci, Matematica islamica, mentre Giuseppe Peano, formulò cinque assiomi, per numi naturali, e tutta aritmetica, prescindendo da intuizione, legata a necessità, come conteggio dei giorni, o capi di bestiame, ecco la sequenza, del numero uno, a cui segue un successivo, mentre Numeri diversi, hanno succession diversi, se primo numero è due, segui logica binaria, quinto assioma di Peano, è principio di Induzione. |Galileo Galilei, legge i versi di Dante, a cercare la misura, altezza dei giganti, e di Lucifero lor capo, disegna uomo vitruviano, dove un braccio appare un terzo, di altezza di persona, Dante è 1 metro e 75, statura perfetta, è uomo alto otto teste, mentre atleta ha nove teste. I giganti han corpo macho, muscoli e forza bruta, alti 44 braccia, 25 metri e mezzo, così il vermo reo, che mondo fora e ribella, è alto 1200 metri, con sei ali protese, su tutto il Cocito, ghiacciandolo col proprio, incessante moto, ha tre teste a scimmiottare, la Trinità Divina), ciascuna bocca stritola, uno dei tre traditori, di intera umanità, tutti e tre giganti, Giunio Bruto e Cassio Longino, congiurati contro Cesare, fondatore dello Impero, e Giuda Iscariota, traditore del Xristos, maciullato da Lucifero, e con schiena scorticata, Re di Tenebre in eterno, rode i peggiori peccatori. Galileo Galilei, in Accademia Fiorentina, tenne conferenze, su Inferno dantesco, vide Ghibellin fuggiasco, disseminare suo libro, di matemati e geometria, su imbuto infernale, e il lago ghiacciato, nel punto più in basso: vidi mille visi cagnazzi, fatti per freddo, in gelati guazzi, teste dei traditori, immersi in Cocito ghiaccio, diversi tali sguardi, ai desideri ardenti, che costringono miei occhi, a fissar occhi lucenti, di Beatrice sul grifone, tra le anime beate, del Cielo di Mercurio, mille splendori udia, a crescer nostri amori, nel purgatorio luci, del sole che solleva, ai Beati della Rosa, specchiarsi in mille soglie, agli angeli festosi, che circondano Maria, ciascun distinto pure, di fulgore e di arte. Dopo tal visione, mi volsi e vidi avanti, e sotto piedi un lago gelo, che sembrava vetro, diviso in quattro zone: Caina e Antenora, tolomea e Giudecca, da Giuda Iscariota, eretico del verbo; in Caina son puniti, i traditori dei parenti, seppelliti nel ghiaccio, fino al loro collo; in Antenora son puniti, i traditori della patria, sepolti fino a cintola, con parte alta esposta, a gelidi venti infernali, come Antenore gigante, che ebbe tradito Troia; in Tolomea son puniti, i traditori degli ospiti, distesi supini, con la schiena nel ghiaccio, poichè Tolomeo, fece uccidere Pompeo, per ruffianar Cesare; in Giudecca son puniti, tutti i traditori, di benefattori umanità, immersi tutti in ghiaccio, nel mezzo ultima zona, fa orribile mostra, il Lucifero signore: in Giudecca ghiacciata, con lui gigante mi convegno, mperador dolore regno, da mezzo petto uscia fuor ghiaccia, incapace a far di braccia, in sua ghiaccia residenza, dove son confitti i peccatori, del giron della Giudecca. Lucifero il gigante, fin ghiaccio suo ombelico, coincide a centro Terra, baricentro dei pesi, di sfera senza gravità, dove lo duca con fatica, volge testa e zanne, ci aggrappiamo al suo pelo, per salire al cunicolo, altra faccia di Giudecca. Dante vide ovunque, tanti altri giganti, da Giove minacciati, con tuono-folgore dal cielo, primo gigante incontra, è Nembrot architetto, della Torre di Babele, alto 25 metri, tredici volte più di un uomo, ha faccia lunga e grossa, come Pigna di bronzo, del cortile Vaticano, si proporzione ad altre ossa, in 3 metri e duecento; il massone gigante, ha tempi di reazione, più lenti di un umano, che può sfuggir suoi assalti, ragion per cui suoi arti, impiegan molto tempo, a compiere un lavoro, senza velocità, seppur grande potenza, a sollevare un colle, come gru e betoniera: le creature più ridotte, usan riflessi a spostarsi, rapidi a ogni mossa,come il topo che corre, aggiusta il tiro a ogni passo, mentre un gigante o elefante, sposta zampa avanti, e si affida a predizione, speranza a non trovare, un intoppo sul cammino, compensa sua lentezza, dovuta a dimensioni, Anteo gigante in Africa, ammazza più leoni, grazie alla sua forza. Galileo sà che distanza, tra ombelico e metà petto, è un quarto altezza uomo, trova il raggio di Giudecca, in oltre 290 metri, mentre la Tolomea, ha raggio mille braccia, ovvero 580 metri, Antenora 1500, ovvero 875m, e la Caina di 2000, ha raggio 1166 metri; stessi calcoli conduce, per le Malebolge, ottavo cerchio dell'Inferno, residenza ai frodatori, disposti in dieci bolge, bolgia è confusione, dieci fosse concentriche, cerchiate da mura, come fortificazioni, di un castello medievale, cinto da più fossi, aventi ponticelli, fatti con la roccia: le malebolge di pietra, hanno color del ferro, ovunque macigni e anfratti, oscurità della frode, di mente tortuosa che inganna, nel mezzo del campo, un pozzo largo e profondo, dieci valli profonde, concentriche al pozzo, collegate da ponti, che ne scavalcano estensione, dalla riva esteriore, fino al pozzo centrale. Dante passa in prima bolgia, dello ottavo cerchio, vede folla di dannati, di ruffiani e seduttori, tormentati da diavoli, crudeli e beffardi, la folla in due schiere, che camminan senso opposto, come vedi camminare, in due file di folla, a Ponte Castel Santangelo, i pellegrini chiamati, dal Giubileo romano. Più narra il caos degrado, più geometria fà regolare, come fisica del Caos, in penultima bolgia, i seminatori di discordia, e scismi religiosi, 3 kilometri diametro, mentre decima bolgia, quella dei falsari, 6 kilometri diametro. Canto VII Inferno, demone Pluto invoca, papè Satàn aleppe! a terrorizzare Dante, invocando Lucifero, Virgilio lo sgrida, Lucifero è al cupo, dove Michele fé vendetta, del superbo stupro! peccato di superbia. Gioacchino Belli cita, Michele nei sonetti, anno 833, angel ribelli caduti, Michele al galoppo, con Stendardo biancogiallo, al suon tamburo e piffero, lesse sto editto: Iddio condanna ar callo, l'angeli neri, con Capitan Luscifero! Michele qui è vestito, capitan guardia pontificia, che inalbera stendardo, dopo aver suonato, per richiamar la folla, come un banditore legge editto di condanna, dove Lucifero è trattato, come un capitano di ventura, ribelle condannato ar callo. |Passando al Basso Inferno, Dante conosce uomo-bestia, nel viaggio tra assassini, tra violenza e infamia, fin sede di Lucifero, entriamo in luogo Belve, in preciso domicilio, tre giron settimo cerchio, sta Lupa del dolore, che ci procuriamo in guerre, getta ombra sui violenti, contro le cose e gli altri. Lince, appar dolore, fatto su noi stessi, getta la sua ombra, su chi picchia sè e sue cose, Leone appar disprezzo, del Mondo e del Mistero, getta sua ombra sui violenti, contro Dio e le sue cose. Quattro incontri coi Guardiani, di Inferi e città di Dite, più di mille sulle porte, da ciel piovuti quattro volte, tentan fermare il viaggio Dante, Caronte usa l'ira, vecchio bianco antico pelo. Minosse insinua il sospetto, a non fidarsi di Virgilio. Pluto il ricco rabbioso lupo, invece gli dice di tacere, ma è piegato da Virgilio; poi tracotanza demoni in Dite, piegata dal Messo Celeste. Minotauro quan ci vide, guardian settimo cerchio, mezzo uomo e mezzo bestia, guardiano-bestia solo infuria, non sa usare le parole, sua furia orribil ringhia, resta impotente da sua furia, si morse preso ad ira, mio maestro lo sgridò: pensi che questo sia Teseo, il duca di Atene, che nel mondo ti diede morte, tu vergogna di Creta, concepita in finta vacca, Pasife unita al Toro bianco, vattene via bestia, Dante non viene qui seguendo, istruzion di Arianna tua sorella, ma vien vedere vostre pene, poi Virgilio grida a Dante, corri al passaggio e scendi, mentre il mostro è in preda a furia, così vidi il Minotauro, come toro che barcolla, dopo il colpo mortale. Canto 12 è ingresso, nel basso Inferno, Virgilio accorda con Chirone, per la salvezza di Dante, quando Aquila cede, staffetta ai Centauri, poi canto 62, Virgilio dice addio, e dà due corone a Dante, i Dioscuri cedono, staffetta al Grifone, si entra nell'Eden, e termina nigredo, conta 50 canti, e arrivi sul Burrato, che spacca Inferno in due, e dal quale sale un puzzo, i Poeti si difendono, fermandosi a parlare, dietro tomba papa Anastasio, ultimi cerchi infernali, dove son puniti i violenti, fraudolenti e traditori, colpe che più offendono, la bontà divina: qui Dante cita il libro Genesi, in cui vedi leggi naturali, e fa spiegar Virgilio, che grande errore d'Uomo, è tradire il lavoro, ispirato dal divino, che sempre fa creazione, in cui umano può specchiarsi, per sostentarsi e progredire, ma usuraio altra viene tiene, poichè disprezza la natura, disprezza sua operosità, e ripone spes in tempo falso, e fraudolento dell'usura. |CENTAURI mezzi uomini e cavalli, guardiani in primo girone, dei violenti contro gli altri, il girone della Lupa, tra la ripa e ampia fossa, il fiume sangue Flegetonte, sono immersi gli assassini, e corrono in fila i centauri, armati di arco e frecce, come andassero a caccia, nelle selve del Rio Congo, nel vederci arrivare, tre divisero dal branco, venendo a noi con archi e frecce, pronte ad essere scoccate, uno grida da lontano, a qual martiro venite, quale condanna destinati, voi che scendete il burrone? O lo dite o tiro l'arco, nel frattempo a migliaia, pigmei centauri attorno fossa, scoccan migliaia di saette, a far morire gli assassini, perenne eternamente; mio maestro allora disse: la risposta noi daremo, solo al paziente Chirone, poi rimprovera Nesso, il centauro che rapì, Deianira ed Ercole, il quale lo fermò, uccidendolo con freccia, e Nesso prima di morire, invitò donna a serbar suo sangue, a miscelarlo con profumo, per intrider la camicia, che da Ercole indossata, impedisce innamorar di altra donna, ma di questa camicia, Ercole morì avvelenato. Folo il terzo centauro, ospitò Ercole a cena, costretto aprire giara buon vino, che Dioniso lasciò in grotta, altri centauri inebriati, da intenso profumo vino, presi da furia attaccaron, grotta di Folo e di Chirone, per impadronirsi del vino, si accese lotta selvaggia, a colpi di frecce, vinse Ercole tra tutti, ma Chirone fu ferito, da una freccia rimbalzata, mentre Folo morì, per aver toccato freccia, da Ercole avvelenata; dopo carneficina, Ercole fu disperato, per aver ucciso incosciente, i suoi due alleati, ora al leader Chirone, lui e Virgilio vuol parlare. Chirone prese una freccia, con punta pettina sua barba, fino dietro alle mascelle, così scoprì gran bocca, e disse ai suoi compagni, vi siete accorti che quello che sta dietro, muove ciò che tocca? i piedi dei morti non fanno così, e Virgilio duca sen timore, vicino al petto di Chirone, dove si sposan due nature, alza frasi imperiose, lui è davvero vivo, io devo mostrargli lo inferno, non è un viaggio di piacere, ma è necessità che ci conduce, venne un anima dal paradiso, dove cantano alleluia, a chiedermi obbedire, Dante non è un ladro, io non son anima dannata, per quella Volontà che mi permette, di muovere i miei passi, in questa strada selvaggia, presta un dei tuoi centauri, per guadare la fossa, e farci superar la prova, costui porti Dante sulla groppa, perché non è spirito che vola. Chiron ferito a freccia, è sapiente in medicina, non può guarir se stesso, e quel dolore lo accompagna, fino a supplica agli dei, di morire al posto Prometeo, brilla in Ruota degli Dei, costellazion del Sagittario, le stelle di Chirone, sono incontro tra maestri, in ogni punto vedi un dio, o le orme sua presenza, tutto santo alla natura, Chirone parla a Giasone, ed Esculapio suo maestro, istruito da Medea, maestro pur di Achille, come Virgilio guida Dante, sà curar anima e corpo, quest'uomo va salvato! silenzioso patto stringe, tra i maestri più famosi, senza parola espressa, Chirón si volse a destra poppa, disse a Nesso di tornare, fai spostar quelli che ostacolano, prendi in groppa i due poeti, passa il guado e indica a Dante, alcuni nomi dei dannati. Nesso è ora tuo Maestro, ed io sarò il secondo, Virgilio lascia il posto al daimon, entità mito-stellare, che ha compito condanna, di trafiggere assassini, così da lor ferite sgorga, sangue in cui sò immersi. Centauri hanno peso, di anima su terra, ai bambini donan quattro gambe, per gattonare e scalpitare, urlo per chiamar possesso, impossibile condivisione, la dolorosa convivenza, di due nature da integrare, nella conquista del terrestre, la folla dei centauri, è un branco di entità, urlanti e scoordinate, pronte a schiamazzo e capriccio, incapaci a regger vino, assai golosi e ubriachi, scatenan guerre improvvise, isteriche e violente, in cui si uccidon fuoco amico, o cede a istinto predazione; quan si ferisce un bambino, dolore è inflitto a un Centauro, una presenza divina, che a domar serve Chirone, che sotto il suo comando, assassini di assassini: sono lì in schiere ordinate, a colpir chi resta belva, i tiranni affogano nel sangue, che essi resero profondo. Centauri son maestri, traditi in pedagogia, che Chirone come tata, aiuta a risalire, trasformando in genitori: se centaurismo infantile, prolunga adolescenza e oltre, prende forme delle sbronze, notti bianche nel frastuono, delle morti sulla strada, predazione e mercimonio, aggressione e gelosia, stupri branco ed omicidi tra conflitti e alterazioni, nella crescita o educazione: mutar Centauro in Dioscuro, nella profezia del Veltro, colui che caccerà la lupa, di villa in villa fino a inferno, da dove invidia dipartita; se Centauro trafigge il lupo, tra sue zampe ha il crocefisso, Croce Sud che Dante vede, come segno Elevazione, contro avidità dolore, allor Centauro si eleva, dal Corpo a Intelligenza, su due gambe esploratore. Dante in basso Inferno, scende lungo il Burrato, entra in tre Cerchi di Violenza, fiume del sangue in cui bolle, cieca cupidigia e ira folle, e tra Ladri e Fraudolenti, ode il canto di Ulisse, portato dal vento, di Castore e Polluce, i Gemelli del suo segno, tra giorno 12 e 13, sotto tutela dei Centauri, che elevan Corpo a Intelligenza, comandati da Chirone, Dante passa il Flegetonte, a caval centauro Nesso. Carlo Martello dice a Dante, nel Cielo Venere Afrodite, il Sole viaggia da Est a Ovest, ci conduce al braccio equatoriale, nella vertigine stupita, Fuoco Sacro si offre ad Anima, luce sapienza e amore, amor di conoscenze vive, percependo nostra anima, che cammina in questa eternità, fino al canto di Sapienza, dello Spirito dell'arpa, uomo esplora e si offre, alla Libertà mai sazia, ma ecco anime ingannate, da genti empie in cose vane, sentite vostre tempie, rivolte a vanitatum? Beatrice ferma occhi su me, di caro assenso al mio disio, al mio voler beato compenso, dissi dimostra che miei pensieri, son riflessi alla tua mente, ch'io possa in te refletter penso, onde la luce a me ancor nova, del suo canto che cantava, iniziò a parlar così: in quella parte malvagia terra, compresa fra Rialto Venezia, e le sorgenti Brenta e Piave, sorge un colle poco alto, là onde scese una facella, che fece a contrada un grande assalto, Ezzelino da Romano, tiranno massacratore, ora si danna in Flegetonte, dove più profondo è fiume sangue, così lo indica Nesso, mentre traghetta Dante in groppa, su fossa sangue di assassini, per arrivar foresta dei suicidi, che nessun sentiero segna. Cunizza sorella di Ezzelino, di sè fece mercimonio, per aiutar fratello, nei suoi loschi inganni, non si pente esser meretrice, perché ciò le ha conquistato, intelligere spiritum, e questo il volgo non capisce, la SALVEZZA è in nostre mani, e per diventar Beati, serve conoscere terra Inferno. Folchetto di Marsiglia, di lui rimase fama, trovatore e religioso, provenzale in Tarragona, poi presso Alfonso di Castiglia, dopo vita sua mondana, si fece frate poi abate, vescovo a Tolosa, massacratore di Catari, contro gli Albigesi, ora in Ciel di Venere, con prostitute e assassini, che si sono salvati, andando verso il Sole, fu famoso in crudeltà, ora vive seconda vita, da Spirito salvato, nelle parole di Cunizza: peccatore che si pente, per rimorso e disagio d'anima, per orrore del suo male, rinnega ciò che ha fatto, riceve Grazia del perdono, errore strumento di salvezza, come afferma Cunizza, ninfa d'acqua e del Battesimo, che con Folchetto vien salvata, dopo transito in inferno, da Intelligenza dello Spirito. Dante in canto 13 e 37, tra Inferno e Purgatorio, accordati e risonanti, Centauro Caco paga condanna, per essere stato ladro, inizia salita al Purgatorio, sotto costellazione Sagittario, stelle Chirone Guaritore, che illumina il divino, con le corde pizzicate. Pier delle Vigne consigliere, a Federico II e Manfredi, figlio di Federico, biondo bello di gentil aspetto, nipote a Costanza imperatrice, ha figlia Cecilia Taragona, erede a corona di Sicilia, Lui centauro guerriero, muore colpito in battaglia, ultimo eco della lupa, che in ultimi istanti si affida, a misericordia divina, nonostante peccati orrendi, bontà infinita lo abbraccia, accoglie chiunque a lei rivolge, mentre Pier delle Vigne, sopraffatto da suo orgoglio, preferisce il suicidio, muore da centauro, mentre lo portano in carcere, gettandosi dal cavallo, fratturandosi la testa, nella selva dei suicidi, in albero trasformato; la Compassione del Poeta, assimila i personaggi, vissuti in stesso ambiente, entrambi traditi e disonorati, pur simmetrici tra loro, fan due scelte diverse, Pier dannato a non parlare, e Manfredi inaugura i Dioscuri. Centauro si trasforma, in Castore dioscuro, che muore in battaglia, trafitto nel petto, e mostrommi una piaga, metamorfosi del Daimon, i Gemelli son |DIOSCURI, pizzicati in corda d'arpa, per salire verso i cieli. Castore gemello mortale, tiene in mano il frustino, per domare i cavalli, centauro doma sua bestia, mentre Polluce è immortale, pugile agile e leggero, forte nelle braccia, insieme naviga su nave, di Argonauti di Giasone, discepolo di Chirone, coraggiosi esploratori, sulla Nave Conoscenza, ascoltando i canti Orfeo, che narra loro imprese, lui marinaio in stessa nave. Dante viaggia stessa nave, costellazione al Polo Sud, Nettuno ammira ombra di Argo, navigar su mente Dio, la nave temeraria esplora, sul mare DOPPIA CONOSCENZA, ogni uomo è diviso in due, figlio a tenebre e luce, Dioscuri Gemelli, è costellazione mercuriale, sotto quale Dante nacque, mentre Orfeo và in Oltretomba, a cercar la donna amata, nei Misteri Eleusi e Buiti, che Dante conosceva, e ritrova donna amata, nel mondo beati spiriti, uscendo vincitore. Seconda navigazione, conduce Platone a iniziazione, livello anagogico ritrovi, Castore è curioso, mentre Polluce è in silenzio, mis/misteri in greco è taci! in palazzi e fonti dei Farnese, due Gemelli in due opposti, uno legge e l'altro ascolta, uno guarda e l'altro dorme; un miracolo accade, nel cuore degli umani, quando si alzan su due gambe, e si spoglian doppia natura, catturano intelligenza, sepolta nella terra, e la conducono alle stelle, mutando in anima intellettiva, alzano occhi al sole, e ammiran carro luce, mi colpiva da sinistra, tra noi e nord Aquilone, ovvero tramontana, Virgilio mi disse: se costellazione dei Gemelli, fosse congiunta a quello specchio, che fa salir scendere la luce, nel solstizio estivo tu vedresti, lo Zodiaco rosseggiante, ruotare più vicino al nord, a men che non esce suo cammino; a capir vai immaginare, Gerusalemme e Purgatorio, equidistanti da Equatore, paralleli simmetrici e opposti, così che abbian solo orizzonte, ma diversi emisferi, per cui vedrai cammin del sole, procede a Yoros da una parte, e dall'altra per chi è qui. Certo maestro mio, prima faticavo a comprendere, che il cerchio meridiano Primo Mobile, chiamato Equatore celeste, resta sempre a metà, tra il sole e l'inverno, per la ragion che dista da noi, tanto quanto agli Ebrei dal sud. Castore e Polluce in compagnia, di quello specchio che sù e giù, del suo lume conduce, a veder Zodiaco ed Orse, nel loro stretto roteare, fà uscir vecchio cammino, accolto nel pensare, monte Siòn su terra stare, entrambe un orizzonte, pur diversi gli emisferi, che Feton non seppe carreggiare, andando all'uno e all'altro, che intelletto chiaro bada, l'Equator che sempre rima, tra il sole e il verno. Caro Dante se tu fossi, nel solstizio di giugno, quando sole sorge in Gemelli, nel dì più lungo d'anno, a Nord lo vedresti brillare, ora sforzarti a comprender, che sei giunto agli antipodi, di Czargrad Gerusalemme, sei in emisfero sud, stessa distanza da equatore, in cui sta Yoros la nel nord, qui ti sei capovolto, sinistra vedi come destra, nord vedi come sud. |Umanità mutilata dello Spirito, oscilla da poggia a orza, resa monca della scintilla, di eternità che la abita, ferita causata da isteria, del poter che vuol soggiogare, ma solo Spirito incarnato, può riparar mutilazione, e rigenerar conciliazione, nuova Alleanza sen parole, in risonanza di terzine, vibrate in arco e arpa infine: ficca l'occhio entro l'abisso, de l'eterno consiglio quan puoi, al mio parlar giustizia fisso, non potea mai uomo solo, espiar peccato originale, con umiltate obediendo, quanto superbo nel peccato, ciò cagion uomo precluso, poter sodisfar per sé dischiuso, a Dio convenne le vie sue, riparar l'omo a sua intera vita, perdonando o punendo o entrambi, ma poiché l'ovra tanto è più gradita, da l'operante quanto più appresenta, de la bontà del core onde è uscita, divina bontà che il mondo impregna, volle usar tutte due le vie, a riscattarvi e fu contenta, nè in tutta storia umana, tra ultima notte e il primo die, sì è mai visto tal magnifico processo, per l'uno o l'altro modo fie, ché più largo Dio fù a dar sé stesso, per far l'uom a rilevarsi, che s'elli avesse sol perdonato, e tutti li altri modi erano scarsi, al Figliuol umiliato a incarnarsi. Aurora bianca e vermiglia, illuminava in cima al monte, suo incontro con Beatrice, amore per rime musicate, e cantate da Casella, umani spiriti si ferman, ascoltan estasi fin quando, li rimprovera Catone, inviandoli a salire: canto unisce a gentil donna, bella e onesta figlia tutta, a Imperadore di Universo, chiamata Filosofia, Beatrice rappresenta, divina luce assai mi mostra, colla mia anima un sol cosa, continua nasce in me pensieri, che indagavano ammiravano, il valore a questa donna, nel luogo della mente. Dante chiede a Belacqua, perché non sali a porte Purgatorio? lui risponde che è inutile, pigri i suoi muscoli, senza anima intellettiva, di cui Belacqua è monco, poichè muoversi è potenza, congiunta col sentire. Dante rimprovera pigrizia, chi manca impulso alla salita, se traguardo del tuo viaggio, accumular conoscenze, infinite informazioni, finchè peso tuoi bagagli, impedisce il tuo cammino, sarai costretto a gettar tutto, in un fiume come i Hmong, per ritornar leggero, e imparar volare, fin quando tuo intelletto, diventa sottile purificato, dal tuo cumulo affrancato, vedrai galleggiar questi relitti, sulle acque del Lete, raccolte a foce del Tevere, da angeli Dioscuri, in città Roma due corone, che risucchia nel gorgo, messaggio doppio dei Dioscuri, nei 25 canti dei Gemelli. Castore muor ferito al petto, Polluce non si dà pace, nel dolor senza fratello, a Zeus chiede grazia di morire, sua libertà di scelta, se Castore è Manfredi, Catone sarà Polluce, iniziati ed iniziandi, in Marocco arriva notte, sopra l'Equatore. |Diritta via 18-68, Inferno e Paradiso, corrispondenza risonante, simmetria li tiene insieme, due ingressi in due luoghi, in un Poema in cui ogni canto, è una soglia a oltrepassare, ma tutte soglie diseguali. Ottavo cerchio in dieci bolge, dove vengono dannati, i ruffiani e i seduttori, adulatori e simoniaci, indovini e barattieri, ladri e mal consiglieri, i seminatori di discordie, ipocriti e falsificatori. Dante e Virgilio vi giungono, in groppa al Gerione alato, che li fa scendere in volo, dalla ripa discoscesa, e viene usata cintur di Dante, come redini a trattenersi, al collo del mostro, a indirizzarlo sanza terrore, davanti a Caronte, Minosse Cerbero e Furie, Medusa e Minotauro, il volo, da ripa scoscesa, conferma conquista iniziato, un potere che userà, ci Giganti e con Lucifero. Conoscere mostri che ci tormentano, dare loro un nome, il grande volo si conquista, quan possiamo cavalcarli, vincendo gran paura. Fetonte ebbe paura, quando lasciò redini Sol carro, allora il cielo si incendiò, Icaro si sentì spennare, dalla cera surriscaldata, mentre il padre suo gridava, stai sbagliando strada! Tornato a terra Dante vede questo pozzo ad imbuto, chiuso in dieci cerchi, concentriche malebolge, tutto di pietra color ferrigno, dove nel mezzo si apre un vuoto, molto largo e profondo, ha bordo fatto a terrazze, suddivise in dieci valli-bolge, una spirale di dolore, sprofonda nell'abisso. Alla prima bolgia vanno, ruffiani e seduttori, camminan senso contrario, frustati dai diavoli, in seconda adulatori, immersi nello sterco, che tosto ritorna a terra. Dante avverte volando su Gerione, lo scroscio del Flegetonte, assorda la mente fin lacrime, basta un secondo a cambiar polo, sotto i piedi di Dante, si apre un pozzo stretto, che divide ottavo e nono cerchio, e in basso il Cocito ghiacciato, non c'è ombra altro Gerione, ma solo cinta muraria, con torri a perimetro del pozzo, vidi Giganti di otto metri, dalla cinta in basso dentro al pozzo, esso stesso fatto in pietra, sono i Titani fratelli a Cronos, che a Zeus son ribellati, sconfitti diventano i Guardiani, del cerchio dei traditori, ultimo luogo infernale, incatenati in varie forme, a immobilizzar corpo superiore, dal bacino in giù son dentro roccia, come la spada di re Artù, solo Anteo ha le braccia libere, e coglierà Virgilio e Dante, si comporta con gentilezza, per adagiarli a fondo pozzo, che divora Lucifero e Giuda, dopo chinato si raddrizza, come albero di una nave; mentre in 14 Paradiso, siamo nel Cielo del Sole, in mezzo a Spiriti Sapienti,e re Salomone parla a Dante, dell'ultimo giorno, quan sarete uniti al vostro corpo, brillerete ancor di più, di intensità diversa, a seconda propria intensità, di Amor che occhi corpo regge, carne gloriosa e santa, cresce in ardor che a Dio s'accende, cresce lo raggio che da esso vene, come carbon che fiamma rende, vision Dio sarà più intensa, sì che sua parvenza si difende, poiché li organi corpo saran forti, a tutto ciò che darà diletto; appare san Giovanni luminoso, e Dante rimane abbagliato, luce proporzionata a intensità, di ardore di carità, Beatrice formula sua domanda, i Beati rispondono con gioia, felici a scioglier dubbi a Dante, come quelli che danzano in cerchio, spinti da maggior gioia, alzan la voce e più lieti i gesti, così le sante corone, mostran nuova felicità, alla preghiera devota di Beatrice, i Beati dispongono in cerchia, tonda come quella dei Giganti, ma i santi pien di luce e gioia, Salomon risponde a nome tutti, rivelando la spes intensa, di riconquista integrità, poiche a lor pur manca un pezzo, come ai Giganti manca il basso, pietrificata nella roccia, ai beati manca loro carne, che li renderà perfetti a sguardo Dio. ULISSE Ladri e Fraudolenti, seconda triade 24-25-26, i peggiori criminali, più di assassini e traditori, usan lucido intelletto, per scopi criminali, ma Dante in canto 26, fà sigillo a intelligenza, vede Ulisse fraudolento, gli dice essenza umana: Considerate vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza; senza fiamma della carne, non si accede al pian Divino, Grifone è dàimon collettivo, da qui verbo ingrifare, incarnato da Mercurio, che ispira tutti amare, la Venere in desìo, la bella principessa, figlia al re Universo, unirsi con Sophia, al banchetto di Sapienza, sconfina nel Mistero, delle fiabe tutti tempi, dove Anima è Biancaneve, lo Spirito Principe azzurro, e Ombra è orco e strega, dopo varie peripezie, Spiri sposa Anima, nel Corpo e Intelligenza. Ulisse ritorna, da viaggio errante, sedante o eccitante, trascendere umano, è suo scopo primo, in estasi o samadhi, con ego ridotto, saggio + felice, ora sa capir cuori senza velo, grazie ghostdance tolteco mito, dentro piante egli vede, sorgente di unità, e Adamo albero di vita, estende sue radici, fonte di ogni ego: se ego esce scoperto, calpesta la terra a far battaglie, esamina e divide ogni materia, classifica ogni pezzo di Natura, e diviene Vita inanimata, sol da soldi misurata, Tera ridotta e abusata, Civiltà si scopre condannata, catastrofe di sangue e morale, a cui Avi cercaron soluzione, riunir soggetto ed oggetto, a integrare la visione, apollinea razionale con inconscia, sanar frattura nel samadhi, Shaolin cosciente unione, Anima e psiche puro amore. INRI anche vuol dire, Igne Natura Renovatur Integra, ogni cosa è rinnovata, col fuoco di Vulcano, Afrodite e Marte, imprigionati in rete d'oro, si aman due divinità, in corpo ed in spirito, etere e materia, ri-uniti a eternità. Dante ammira tal prodigio, e in Ulisse narra evento, chi resta confinato, solo al piano carne, fà esser proci a vita, necessita liberarli, ovvero liberarsi, e procedere ascensione. Eros aquila Grifone, è Spirito amante, che in ardua salita, fà essere arguti, la coppia appare un Tre, Sacra Tetrade 4, un quartetto coi due daimon, custodi del destino, pronti a ribellarsi, a chi ostacola fiaba sorte. Ulisse in canto 26, controfigura Adamo, e Albero di Conoscenza, tra Salvezza e Ribellione, i due Poli Equatoriali, spiro del tempo e del profondo, rivel mistero del Xcristos: da eroe uomo non è redento, ma diviene un Cristo egli stesso, il Salvatore e uman ribelle, son 74-76 e 24-26. Vanni Fucci adiacente e opposto, a Ulisse che brucia in sua furbizia, muore e risorge da insipiente, perché ha corrotto sua Intelligenza, Ulisse in sé invece l'ha accolta, come architetto ingannatore, di tranelli ed esploratore, di vizi umani e lor valore, svela a Dante re-integrazione, d'Intelligenza ricollegata: Oh frati che per cento milia, tra perigli giunti all'occidente, non negate a questa piccin veglia, che riman vostri ultim anni, l'esperien del mondo senza gente, dietro al sol verso occidente, considerate vostra semenza, non siete bruti ma gloriosi. Ulisse uomo del Mare, conosce due passioni, sincroniche e discordanti, di nostalgia del ritorno, e nostalgia del viaggio, appartiene a tutte sponde, fino ai ghiacci dell'Antartide, dove affaccian continenti, e copre stesse rotte, che seguono crociate, parla del seme di Adamo, che ha scelto strada conoscenza. Ulisse cuce nostro mare, con viaggi guerre e commerci, ma Alighieri aggiunge al Mito, sua esplorazion mortale, narra il viaggio in aldilà, ridando intelligenza a Ulisse, gloriosa resurrezione; da vecchi siamo esploratori, con un mare di risposte, vecchio-sapiente ancora cerca, con mani piene di domande, le guarda con serenità, e diventa esploratore, nel piacere dell'ignoto, durante il punto morte. Ulisse insegna la fatica, di abbatter divieti Ercole, varca i limiti in coraggio, mette la morte in conto, Dante può parlare ai Morti, perché viaggia in stato Grazia, in quanto seme Adamo, ma in esercizio di virtute, con coscienza illuminata, usa il sapere suo acquisito, poichè vendicarsi è conoscenza, che ritorce a chi la usa. Un marinaio mai scappa, perché il mare è dentro lui, carnefice e amico: noi rallegrammo e poi venne il pianto, ché da nova terra un turbo nacque, tempesta che colpì la nave a prua, percosse del legno il primo canto, Tre volte il fé girar con tutte l'acque, a la quarta leva poppa in alto, e fece inabissar la prua, come narra pure Emerson, finché il mar sovra noi richiuso. Il naufragio di Ulisse, è sua morte e resurrezione, serve lo spirito suo tempo, e crede fuggir spiro profondo, ma il profondo lo conduce, dentro il mister di Cristo, e fà parte del mistero, che uomo diventi Cristo, Jung rivela sincronia, nel Poema dantesco, Ulisse opposto alla Croce, è lo specchio del Cristo, nel sacrificio compiuto, ad accumular sapienza, per ottener salvezza. |nel canto 51, triforme amor deviato, riporta al canto 1, deviata via davan tre belve, canto 50 astro Lombardo, fa conquistare a Dante, mappa Cielo stelle fisse, nella leggenda Vera Croce, amata e nota in Medio Evo, alla Basilica di Arezzo, con Pier della Francesca, racconta che il legno croce, del Cristo, è legno Albero di Conoscenza, attorno cui è avvolto serpente, come al collo del blu Siva: nel vangelo di Nicodemo, un giorno Adamo era malato, il figlio Seth va in Paradiso, a chieder olio legno misericordia, con cui unger corpo padre, e restituirgli la salute. Gli apparve arcangelo Michele, sullo sfondo insieme a Seth, gli disse non piangere per l'olio, del legno Iboga misericordia, in nessun modo potrai averlo, fino al tempo del Cristo, così Michele dette a Seth, un ramoscello da piantare, dell'albero che Adam fece peccare, poi disse a Seth tuo padre guarirà, quan questo ramo frutterà, Seth a casa trovò il padre morto, piantò ramoscello su sua tomba, il ramo divenne un albero, che giunse ai tempi Salomone, epoca di ladri e di serpenti, a preservare qualche ladro, dalle atroci metamorfosi, come Puccio Sciancato, del canto 25; ladri muoiono e risorgono, ai piedi di una croce, su cui Cristo è morto e risorto, come lor maestro tradito. Angelica intelligenza, che parla con voce Dio, custode nostro destino, anche se non lo viviamo, tutore nostre attitudini, e della nostra missione, diretta emanazione di Spirito, che abita entro noi: chi torce natura dei giovani, torce natura degli uomini, distrugge persone e procura, offesa allo Spirito, Educatori dell'Anima, incuranti del potere, che vuole tutti uguali, san re-integrare Spirito, accoglier voce del daimon, che è nostra diversità, ciascun se stesso preso, è contro anestesie, di società omologanti, contempla risonanza 25-75, canto di alchimia, e canto dei talenti, nel silenzioso lavoro, del fuoco di officina, eche lavora la Materia, che si muove e trasforma, secondo leggi sconosciute, di un ordine sacro, a raggiungere profondo, Spirito in Materia. Carlo Martello risponde, che anche Uomo è un alambicco, configurato dal mistero, di tutti i suoi talenti, che dovrebbero esplodere, se non fossero negati, repressi mortificati, e annullati dal Potere, che devia spirito profondo, che alimenta la materia, nostre persone da bambini, in mente di Dio tutto è scritto. Carlo Martello narra futuro, e se mio frate Roberto, antivedesse tutto questo, eviterebbe l'avarizia, dei Catalani in Catalogna, serve qualcuno che al suo posto, provveda a che il suo regno, non subisca ulterior danni, dei suoi antenati liberali, avrebbe bisogno di soldati, non soltanto mercenari, come son franchi catalani, Roberto è diverso da me, anche se figli a stesso padre, lui è avaro illiberale, meschino farà mal suo regno, come Cunizza ed Ezzelino. Dante curioso chiede a Carlo, fatto m'hai lieto fammi chiaro, parlando dubitar m'hai mosso, come dolce seme può essere amaro? se posso mostrarti verità, rispetto al dubbio che sollevi, lo ben che ruota il Paradiso, volge e contenta ogni virtute, Provvidenza alla sua mente, che è perfetta di per sé, non sol determina varie nature, ma insieme ad esse anche il lor fine, ovver non sol influssi celesti, come una freccia sul bersaglio, se ciò non fosse il ciel che tu cammine, producerebbe li suoi effetti, che sarebber sol ruine, e ciò non può succeder, se li ntelletti che muovon stelle, son perfetti come il primo, poichè natura mai fallisce, quel che è necessario, ora dimmi cosa è peggio, per l'omo che vive in terra, se non si fosse cittadino, e svolge ciascuno una funzione, vostro Aristotele scrive il vero, è necessario che sian diverse, le radici dei vostri effetti, uno nasce legislatore, e un altro condottiero, un sacerdote Melchisedèch, e un altro ingegnere, come Dedalo che volando, perse il figlio per l'aere, intelligenza angelica imprime, la circular natura ai mortali, ma non distingue l'un dal'altro, ovver non fà le preferenze, Esaù è diverso da Giacobbe, Natura generata ha suo cammino, che i generati seguon sempre, così interviene Provvidenza, che è più forte di quegli astri, e chi ti era dietro ora è davanti, ora ti dono un corollario, sempre Natura se fortuna trova, discorde a sé fà tal semente, fuor sua region fa mala prova, e se mondo terreno badasse ai ritmi, cioè inclinazioni di natura, seguendo lui avria buona gente, ma voi torcete alla religione, tal che fia nato a portar spada, e fate re chi è nato prete, onde vos traccia è fuor di strada. |Artigli aquila ci appare, dentro canti Stella Polare, irradiazioni di Giustizia, che ci porta a guardar alto, dal punto vista Padre Eterno. Classica esegesi ripete: carro è Chiesa corrotta, il Grifone è Cristo nella Storia, che punisce preti corrotti, assatanati in molte colpe, ma chi diviene immortale, racconta Storia dal di fuori. Dante vede poi una volpe, che si avventa a fondo carro, digiuna pare da ogni pasto, ma è accusata di gran colpe, ma Beatrice la mia donna, mise quella volpe in fuga, volpi che guastano le vigne, quando sono belle in fiore. Canto dei Cantici rivela, tre volte volpe è nel poema, come simbolo di FRODE, allegoria delle eresie, che tormentano la storia, inganno astuto del raggiro, nella Cornice d'Invidiosi, menzogna usa Guido del Duca, divin Giustizia raggirar, lui duca in Montefeltro, accecato dalla invidia, come un Vate cieco vede, quel che non si può vedere, io rispondo a sua domanda, sul luogo da cui vengo, nella valle fiume Arno, in cui spazia mezza Toscana. Rinier da Calboli gli chiese, perché non nomini quel fiume, Guido rispose che quel nome, vorrei scompaia dalla valle, poichè sorgente di quel fiume, di Appennino e del Peloro, tutti fuggono la virtù, come biscia fugge un luogo, che la induce a fare questo, per sventura o per mal uso, abitator misera valle, hanno mutato lor natura, Circe li ha mutati in bestie, come scrive san Bernardino, tra brutti porci degni a galle, cioè ghiande Casentinesi, che di cibo fatto da umani, Arno scorre verso il basso, e trova botoli a ringhiare, più di quanto quanto torcon muso, e devia corso disdegnosa, di toccar tali Aretini, tale valle sciagurata, scende più in basso più si allarga, tan più trova Fiorentini, cani divenuti lupi, acqua poi discesa a fossa, cioè bacini più profondi, trova volpi pien di froda, che non temono altra astuzia, che possa catturar Pisani; ecco valle senza nome, se lo avesse reca danno, se lo togli esce da storia, valle di lacrime governata, da natura avversa e contraria, che trasmuta uomini indeboliti, in folti branchi di belve, affamate e arrabbiate; questi versi affondan lama, nel dolor di umanità, esiliata e sprofondata, in valle lacrime di astuti, Volpe animal notturno, diffidente affonda il morso, nelle tenebre del Corpo, nella fame delle notti, aggredendo il carro umano, mutilato nel suo spirito, e che ancor non hanno visto, la Giustizia di Maria. Beatrice caccia la volpe, dal carro uman tragedie, poi vidi Aguglia tornare, da indi era venuta, la vidi scender giù nell'arca, e lasciarvi alcun sue penne, compatendo il male umano, come cuor che si rammarca, tal voce uscì dal cielo e disse: o navicella come sei mal carca! da quando foste fuori Eden, vi ho contattato direttamente, con la salvezza incarna in Cristo, allora appare il Cristo in penne, abbandonate sul quel carro, in supremo Atto di suo Amore, dove nessuno ha mai veduto, oltre donazio Costantino! ipocrisia di uomini umani, rifiutan veder sol verità, che nel duomo di Barga, dura secoli un anno un giorno. Parve a me la terra aprisse, tra ambo ruote del carro, e vidi uscirne un drago, che conficcò la coda al carro, come vespa che ritragge ago, a sé traendo coda maligna, trasse del fondo e gissen vago, portò via una parte del carico, e se ne andò serpeggiando, quel che rimase come gramigna, sulla vivace terra, di piuma offerta fu coperta, con intenzion sana e benigna, come si è aperta la terra, a ultimo respiro del Cristo, così da tal voragine, sorse il secondo tradimento, di umani contro quelle penne, corrotti dai lor calcoli, di possibili guadagni, e i Giusti soffocati, dagli ingiusti senza cuore, chiedon soccorso a quelle penne, a dar Salvezza e Dannazione; dopo che il fuoco ebbe ruggito, l'acuta punta mosse qua e là, e poi diede cotal fiato: se io credesse che mia risposta, fosse a persona che torni a Terra, questa fiamma staria in silenzio, ma poichè da fondo Inferno, nessuno esce vivo, se sento dire il vero, ti rispondo senza timore, di essere infamato. Guido da Montefeltro, chiuso in fiamma come Ulisse, consigliere fraudolento, ingannatore anche a se stesso, crede confidar sue verità, a un dannato dello inferno, fui uomo d'arme e poi francescano, credendo di fare ammenda, dei miei peccati col cordone, ma poi il papa Bonifacio, mi indusse ancor peccare, il gran prete mi rimise nelle colpe, ipocrita anche in nome! fintanto che fui carne e ossa, col corpo datomi da madre, lavoravo con astuzia, come volpe e non leone, conobbi trucchi e vie nascoste, accorgimenti e coperte vie, io seppi menar lor arte, a fama in tutto il mondo, quando mi vidi alla vecchiaia, dove ognuno ammaina vele, e pentirsi dei peccati, ciò che prima mi piaceva, mi dispiacque e feci frate, dopo pentito e confessato, ma ciò non mi ha giovato, poichè novo principe di Farisei, ovvero papa Bonifacio, combatteva guerra in Laterano, contro i Colonna cristiani, evitando Saraceni o Giudei, ogni suo nemico era cristiano; se Costantino chiamò a sé, papa Silvestro dal Soratte, a guerir della lebbra, Bonifacio chiamò me per la sua febbre, mi chiese un consiglio, io tacqui a tale pazzo, mi disse di parlare, io ti assolvo fin da ora, purché mi mostri arte di spia, io posso aprire e chiuder cielo, assolvere e condannare, due sono le chiavi, che Celestin mai ebbe care, mi convinsero argomenti, poichè tacere ha conseguenze, Padre poichè mi assolvi, da quel peccato in cui ricado, prometter molto e mantener poco, ti fò trionfare nel tuo trono; secondo tradimento a Dio, mischiar grano con gramigna, non riconoscer differenza, fra giusti ed ingiusti, Celestino mai voleva, aprir chiuder cielo al Male, giace tra gli Ignavi, per causa gran rifiuto. Francesco venne quando fui morto, a prendere mia anima, ma un diavolo gli disse, lascia non farmi torto! deve venire ai miei dannati, diede consiglio fraudolento, così gli fui alle costole, chi non si pente non è assolto, poichè è contraddizione, io dolente mi scossi, quando mi prese e mi disse, forse tu non pensavi, che io fossi filosofo! Trasformato il carro santo, mise fuori delle teste, tre sul timone e quattro in angoli, le prime cornute come il bue, le quattro un solo corno, avevano per fronte, allegoria di Apocalisse, mostri di anima uomini, tre belve con due corna, lince leone e lupa; le quattro belve con un corno, son cambiate di segno, quattro ninfe Cardinali, che si vedono nell'Eden, trasfigurano tenebre, tutte e sette assieme, zavorra che ci schiaccia, impedendoci a volare, sorgenti del dolore, Castronuovo estrae: LINCE è narcisismo, opportunismo ed egoismo, indifferenza e alienazione, ha pelle maculata, ossessione per l'istinto, nevrosi ipocondria, da immaginarie malattie, prensilità felina, cioè shopping compulsivo, inquieta delusione, azzerata ogni empatia, pulsione al movimento, sfrenato colmo in nulla, ansia e invidia al mondo. LEONE materialista, ma per uso di ragione, aggressivo dominante, di un mondo fatto a lui, dissolve entro il potere, nel tempo suo ruggito, superbia fame mondo, ossessionato dal controllo, del mondo al suo servizio, manie persecuzione, se viene ostacolata, la vanità in suo regno, nel centro di sè stesso, lui è sua verità, ma teme dolore e morte. LUPA è fuorilegge, questa è la sua legge, schiava e padron di eccessi, sua furia è negazione, violenza ed omicidio, dissolve in nichilismo, regista di tragedie, insaziabile sua mente, ha un Io disgregato, che lei ricuce allora, disgregando gli altri, suo alimento è odio, in forma paranoia, possiede per brama, e rabbia del mondo, non per bisogno. Le altre quattro carte, son forza per il corpo, sapienza per la mente, giustizia per l'anima, temperanza per spirito. |Aquila irradia in tre cantiche, lo Spirito di Dio, manifesta divin giustizia, e nel sesto canto Paradiso, Giustiniano narra la storia, di Aquila Imperiale, dalla guerra di Troia, fino al tempo di Dante; le sue ali convergono, sul canto 66 Purgatorio, dove Dio torna parlare, agli uomini del Carro, due sue opere Giustizia, cioè cacciata da Eden, e incarnazion del Cristo, mentre in 28 Inferno, emerge losco Guido Montefeltro, che volea ingannar Giustizia, indossando il saio francescano, Guido maledice Bonifacio, ingannatore di Dio, e restituisce a Celestino, la santità che gli è dovuta. Nei canti 86 e 87, Aquila parla a Dante, mentre canto 1 proemio, è chiave volta Arco di Fuoco, arco di Aquila che unisce, le due selve visitate, di smarrimento e ingresso Eden, sempre la stessa selva, trasformata in nuovo Dante: dinanzi a me con ali aperte, eran le anime liete, in dolce visione di Dio, parea ciascuna rubino acceso, che nei miei occhi Lui rifrange, io vidi e udii parlar lo rostro, il becco di aquila parlava, diceva io e mio, ma intendeva noi e nostro, per esser stato giusto e pio, son qui esaltato a quella gloria, che non si lascia vincer a disio, e in terra lasciai mia memoria, che persin genti malvage, lo lodano ma non seguono, così un sol calor da molte brage, si fa sentir con molti amori, usciva un suon da quella image. Aquila parla al singolare, dando voce ai Beati, che sua forma compongono, doppia natura di un dàimon, il più vicino a Dio, rispecchia eterno fluire, dell'Essere Spirito, parla in prima persona, è la Giustizia Divina, Aquila è un tetragono: UMANI diventati BEATI, formano simbolo di un ANGELO, che parla con voce DIO, questa immagine dice, che non esiste separazione, dentro emanazion divina, poichè i molti Spiriti, parlan unico suono, a cui partecipiamo in vita. Ben io so che cielo altro reame, divina giustizia fa suo specchio, in angelica gerarchia, io sempre pronto ad ascoltare, come un falcon disia volare, io vidi aquila entro lodi, dei Beati della grazia, che san legger mio digiuno, che nessuna cosa sfama. Dante usa stessa image, per Testamento Paradiso, Mosè davan roveto ardente, verde fuoco che non brucia, mentra ascolta voce di Dio, che gli sta dettando Legge: oh fior di eterna beatitudine, col profumo di vostra voce, interrompete il digiuno, che mi fè patir la fame, non trovando a saziarlo, nessun cibo sulla Terra. Sapienza è il motore, che ispira divin Giustizia, enigma di Beatrice, sul vaso rotto dal serpente, Umanità da sempre è salva, nella mente di Dio, Dante agisce come l'Aquila, nella sua voce vibran tutte, le domande dei mortali, senza esplicita richiesta, DIO perchè permetti accada? le guerre e i massacri, carestie e pestilenze, ingiustizie del mondo, le ferite nella vita, Aquila risponde, iniziando Dante al Ciel Saturno, dove incrocian quattro corde, che risuonano in accordo, in sincronia del corpo, con anima e intelligenza, per lo spirito attirare, e risposta respirare. |GRU nello Inferno, associate ai lussuriosi, trascinati da bufera, e destinati a girare, vanamente sempre in tal aria, recuperano in Purgatorio, capacità di migrazione, movimento verso una meta. Poi citate nel Paradiso, appaion giunte a tale meta, dove si cibano liete, e poi si alzano in volo, a formare lettere di selva, oscura selvaggia e forte, dove preval forza natura, vergine e intatta, che impedisce penetrarla, ma dentro ha vita variegata, con un robusto cerro e abete, che in alto si digrada, frassini tigli e platani, ai loro piedi un sottobosco, fitto intricato di cespugli, di rovi piante e semi, gru disegnano volando, lettere alfabeto, poi forman aquila imago, simile al falcone, cicogna ed allodola. Beatrice beata paragonata, a un aquila e a un uccello che attende alba a nutrir piccoli. ALTA FANTASIA vuol dire, che viene dall'alto, da intelligenza cieli, ecco Libro di Ester, che rivel suo sposo re Assuero, di essere ebrea, quando il ministro Aman decreta, sterminio ebrei di Babilonia. Aman condannato a morte, da crocifisso ancora espande, suo disprezzo e sua ferocia. Dante con occhi aperti, piovve in altra fantasia, vide Aman crocifisso, con aspetto amar disdegno, che moriva in questo modo, intorno a lui presenti, re Assuero e sua moglie Ester, e il giusto Mardocheo, integro in parole e azioni, quan questa imagine svanì, come bolla che vien meno, perché sotto manca l'acqua, sorse in mia visione, una seconda Fantasia, da Eneide ispirata: io vidi una fanciulla, che piange forte e grida, a sua Amata madre regina, Lavinia in sposa a Enea, a pacificar troiani e latini, ma sua madre detta Amata, moglie al re Latino, si impicca a fermar nozze, che evitan la guerra, fra Troiani e Latini, Lavinia parole grida, madre io ora piango, più per te che pei Latini! perché per ira hai voluto, esser suicidata a me, ora mi hai perduta, e io son qui che mi addoloro, per tua inutile rovina. Ester salva gli Ebrei, Lavinia vuol salvar Latin da guerra, ma Giunone mette in cuor di Amata, la biscia di Furia velenosa, che l'anima le scippa, dolore di anima derubata, spesso distrugge il corpo, per salvar se stessa, Anima doppia geminata, dai Dioscuri a salvare, ma può anche distruggere, se non la scegliamo, se non la nutriamo filosofi_dante-purga-ultimaprova.mp4storia_reconstruction-Fomenko.mp4audio
||Commedia di Alighieri, un poema in 100 canti, divisi in 3 cantiche, Inferno Purgatorio e Paradiso, suo metro è la terzina, con rime incrociate, numero tre di perfezione, in suoi multipli ritrovi, come 33 canti a ogni cantica, e un canto di proemio. Maria Castronuovo a Raseno, narra mappe in Poema, tra stelle segrete e quiete, gioco ognuno concluda, Dante inizia 8 aprile, viaggio in regni ultraterreni, peccato espiazion salvezza, la notte venerdì santo, il viaggio del Pellegrino, dura una settimana, comprende teologia, morale e filosofia, riflessione e politica, e religione a realizzare, umana interna natura, materiale e spirituale: dannati e santi obbediscono, a precisa volontà divina, che risponde a ordine universale, inscritto nella storia, come magistrae vitae, rivelazione del divino, su Terra immobile al centro, circondata da nove sfere, e queste da Empireo, riflette orma di Dio, geometria di sua creazione. Dante ispira suo poema, nove cerchi per Inferno, due balze e sette cornici in Purgatorio, nove sfere al Paradiso, quando vi giunge vedrà il mondo, da un altra prospettiva, con Empireo centro Universo, e Terra ultimo suo cerchio. Commedia ha inizio tragico, e conclusione positiva, il pellegrino si smarrisce, in selva oscura presso Yoros, da smarrimento nel peccato, lo salva anima di Virgilio, che accompagna Dante dentro.

360:per San Giorgio, contadin semina orzo: Dante in PARADISO, sale al numer 12, somma Creato e Creatore, e si basa sul 7, Tetrade e Triade, loro somma da Settade, candelabro a sette bracci, cui Dante fa uso, menorah nel Purgatorio, dove sguardo di Dio,rivolge in sette direzioni, est-ovest nord-sud, sopra-sotto e dentro te. Dante giunse a 12, già a 11 risveglia, stacca dal corpo vivo, giunge a 12 samadhi, Unione mistica con Dio, ne condivide i segreti, anche immortalità, e sguardo in sette direzioni: infinito fui immortale, presen passato e futuro, vidi potenza inTERna del 3, manifestarsi in QUATERna, unirsi a Dio già da VIVI, assimilarsi ad Assoluto, è obiettivo di Commedia, allontanare i viventi, da miseria spirituale, e condurli alla salvezza, durante la esistenza, unirsi a Dio e veder tutto. Dante scrive a Can Grande, istruzioni per suo libro, la Cantica del Paradiso, al Signore di Verona, Can Grande della Scala, sà che Dante si ispira, alla scuola di Crotone, che qualche tempo prima, qualche lupo diede fuoco, a emarginare i matemati, e la sacra geometria, dice Decade di Borgia, come in alto così in basso, siamo mondi in miniatura, in te hai Sole e Luna, con matita e righello, traccia fila dodici sassi, il Cammino inizia in mezzo, UNO raggiunge il DUE, sale e arriva al TRE, a mezzo della luna, in un valzer un-due-tre; se diritta via è smarrita, Tre sarà Prudenza, virtù di umani agenti, corretti nel presente, con prevision futuro, ed esperienza del passato: smarrirsi è non sapere, come significar presente, non preveder futuro, senza tesoro del passato, inghiottiti da una selva, selvaggia aspra e forte, si precipita a -3, ovvero sotto uno; ma se riprendi azione, al quattro ti riporti, aggiungi forza del pensiero, a quella braccia e gambe, oltre spazio e tempo, oltre vita vegetale, trovi Legge Civiltà, che si oppone a barbarie, che trovi a meno cinque. Ingegno appare 6, che irradia suo ordine, sei diametri del cerchio, luce radiosa da una stella, guida al tuo coraggio, di tentar tutte le strade, a seguir virtute e conoscenza, integrità delle membra, di cuore mente e corpo. 7 è oltre ingegno, mistero dei misteri, segreto dei segreti, inspiegabile strumento, che Dio usa a creare VITA, e tutto l'Universo. Numer 8 è perfezione, del Bene e della Grazia, porta a un volo alto, verso dinamo del 9, la potenza e progetto, dove un anima comincia, a progettare elevazione, verso Dio Creatore, e oggetto da creare. Dante sale altra mezza luna, arriva a 10 la potenza, congiunta al generante, il Creatore ammir Creato, non so ridir come vi entrai, inconsapevole sostavo, passi smarriti a -10, pien di sonno a quel punto, con angoscia e terrore, fino a -12, Dante in fondo al pozzo, che verace via abbandona, poi 11 illuminazione, risveglia Pitagora idea, Bernardo chiaro lo conduce, a svelamento Verità, ultimi passi di Dante, alle tre e mezzo del mattino, disegno viaggio è compiuto, tra andare e venire, salire e cadere, otto cerchi su una retta, il foglio orizzontale, con ago di un compasso, TERRA al centro e sette cieli, incoronano la mappa, dirò altre cose che ho scorte: giunto a ultimo cielo, Beatrice torna in Rosa, arriva San Bernardo, detto Chiaravalle, chiede alla Madonna, sintesi bellezza, bontà del paradiso, intercedere in favore, di Dante viaggiatore, a reggere empireo, estasi di umano, a mezzo divin grazia, Dante vede Dio, bellezza movimento, come luce immensa, insostenibile a lungo, in essa son tre cerchi, mistero calendari, che Oroscopo ci dona. Dio diede movimento, Sole in Primavera, mosse prime stelle, a inizio del mattino, presso equinozio, fa luce beneficio, Sole misto a stelle, Ariete e Pesci dico. Dante crea struttura, del Paradiso in nove cieli, fatti di materia, i primi sette son pianeti, ottavo ha Stelle Fisse, il nono è cupola cristallo, il più grande e più veloce, Cielo invisibile da terra, imprime moto rotatorio, agli altri cieli sottostanti, a sua volta determinato, dal desiderio di Dio, in Empireo decimo cielo, immateriale costituito, da infinito Amor e Luce, quieto e immobile motor, che move tutto universo, sede a Dio e dei beati. Dante riceve folgorazione, nel cielo di Giove, dove prega San Bernardo, lauda a Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio, intercedi per la Grazia, a un mortale smarrito, alza sui occhi alla salute, temporaneo fai immortale, a mezzo tuo rosario, a sostener la vicinanza, a Dio eterno gran mistero, tu Maria con tue preghiere, sciogli nubi sue mortali, Sommo Piacere si dispieghi, ancor ti priego mia regina, dopo tanto chiar veder, conservi sani affetti suoi, che non perda la ragione, per tornar poeta a terra. Metamorfosi di Dante, nello Amore che lo informa, lo volge avvolge e capovolge, fra le braccia come ai bimbi, amoroso vien cullato, da sussulti e dolor sbalzi, catturato da Saturno, che lo volse al nono cielo, rinato angelico e mortale. Santa Vergine guardiana, di fragilità mortale, sai proteggere i mortali, dove giungono lor occhi, Sublime duro a sopportare, sub-limen sotto confine, dentro ESTASI SUPREMA, estremo volto Verità, Dante rischia insanità, perso in siderali abissi, avvien miracolo di grazia, intervien Guardia Divina, lo riprende pei capelli, restituendolo a se stesso. Moto cupola antioraria, ruota mappa sotto gli occhi, che divino in tutti nomi, è numer 1 Amor che move, il numer 2 del movimento, verso sol e altre stelle, numero 3 della Creazione, traduce Triade Trinità. Tutti i versi fanno orbita, in doppia natura generati, chiudi occhi e ascolta suono, in fantasia vedi la mappa, sfere estendi ad Infinito, vola in mantra-yantra, punto di vista della Terra, appar contrario in Empireo, osservatore cambia vista, anagogico Universo, Terra appar periferia, undicesimo cielo, lontano dal primo, iniziato giunge al Centro, dove giace eternità. Dante viaggia da periferia, verso il centro umanità, verso il centro di se stesso: miro angelico templo, Primo Mobile cristallo, ha solo amor-luce confine, Impero d'oro od Empireo, io mi indio a contemplare, maraviglia conoscenza, ma copia col modello, vedo pure discordanti, Primo Mobile appar punto, che io vedo come esterno, giunto lì io percorrendo, orbitali concentrando, sempre più io avvicinando, a quel punto dove Terra, appare undici suo cielo. Le cose più alte in cielo, circondano parte bassa tempio, come sopra così sotto, Luna primo cerchio, secondo è Mercurio, terzo è di Venere, quarto è del Sole, quinto è di Marte, sesto è di Giove, Saturno in Leone, nel settimo cielo, regno età di oro, innocenza ritrovo. Sette Cieli protettori, del Trivio e Quadrivio, Grammatica e Astronomia, Dialettica e Retorica, Aritmetica Musica e Geometria, a ottava sfera Stelle Fisse, sta fisica e metafisica, a nona sfera scienza morale, al Cielo quieto Scienza Divina, chiamata Teologia. Dante intende i sette Cieli, come Scienze somiglianti, orbita un oggetto, che per se rimane immoto, ogni Cielo gira attorno, al suo oggetto da indagare, ma mai tocca sua essenza, la sua vera identità. La seconda somiglianza, è facoltà di illuminare, cose visibili ed astratte, a migliorar cosmo e civiltà, quando si cerca Verità, nostro ultimo obiettivo, fino a Cielo Stelle Fisse, e Primo mobile cristallo, e sopra il quieto Empireo. |Cielo LUNA è Grammatica, nasce e muore molte volte, come vocaboli in disuso, conduce alla Giustizia, regole a rispettare, con Marte ordina le cose, 13 versi nel finale, andare a veder Dio, che irrompe come un 13, dentro parabola 12 umano, e a 13 lo porta, trasfigurando la materia, Dante arrende a tal mistero, che accade nello indiarsi, trasumanar Infinito Amor, che tutto ha generato, alfa e omega motor, regia fatica umana: da 1 arriva TUTTO, poi da TUTTO torna a 1, ultimo verso di Comedia, è indicibile ancor 1, e misura ogni cerchio, ma la mente limitata, da fulgore è percossa, in che sua voglia venne, e descriver poco possa, volge mio disio e velle, come rota che è mossa, amor che move sole e altre stelle. Dante avanti alla visione, del Mistero in Trinità, dentro il secondo cerchio, vede effige umanità, il suo volto contenuto, dentro iride del Cristo, così cerca quadratura, una formula che manca, a descriver la visione, AMORE detto quattro volte, reca sapienzia numerale, a criptare un altra mappa, che Pitagora Geometra, esplora in suono del Proemio, come un eco lontano: mi ritrovai a una selva oscura, poichè mancai bersaglio, bloccato e sconfitto, da ingegno limitato, concentrato nel capire, poi compresi che la Legge, che potea spiegar Mistero, è custodita in Afrodite, union perfetta di Amore, che portò Dio a farsi Uomo, e in simmetrico percorso, permette il contrario, vedere se stessi e umanità, ben inscritti in cerchio Figlio, grazie a 8 della Grazia, che divina innalza anima, Beatrice umana a sovrumana. |Cielo MERCURIO è Dialettica, la più piccola scienza, che procede per ipotesi, conduce alla Purezza, ma se manca trasparenza, di logico cristallina, tracolla ogni Discorso, dentro impur sofisma, di raggiro falso e inganno, plagio e demagogia. |Cielo VENERE è Retorica, chiarezza soave parla, che appare al mattino, dentro luce di oriente, come parla il Retore, di fronte suoi uditori, ragionando essoteria, a sera appare a occidente, quan sole è tramontato, emerge anagogia, senso nascosto a prima vista, come Venere retro al Sole, essa conduce a Soavità, mova a spirto pien di Amore, a mezzo labbra di Beatrice, di Venere e retore, dolcezza e tenerezza, Afrodite porta in alto, a pensier contemplazione, Eros governa elevazione, in simposio soavità. Venere conforta, ogni creatura ad amare, pesci pien di linfa, piante aprono gemme, fà ridere oriente, la vedi verso Est, Pesci su orizzonte, finiscon sotto esso, al tempo della sera, Venere tu vedi, al mattino non di sera. Volontà divina e velle umana, due progetti a incontrarsi, un esplosion di Luce, da un fulgore mostrare, phainein greco miracolo, estasi ultima immortale, da Cielo Giove fin Saturno, Kronos, dio del Tempo, cattura Dante in senso orario, lo capovolge in anti-orario, fin la luce del Risveglio, a nova Vita fusa in Dio, che dirige or miei desideri, come dirige tutte stelle, secondo il Suo disegno, orbito in Stelle Fisse, fino a Cupola cristallo, Cielo primo Mobile, che muove in senso antiorario, a far muovere orario, tutti gli altri cieli, moto costante e uniforme, in ordine e armonia, fonte Beatitudine, al cospetto Verità, scrive versi al contrario, come arabi mancini, inversione al cielo di Saturno, obbligatoria per chi sale, a supremo eterno Amore. |Cielo SOLE è Aritmetica, tutte stelle aman sua luce, che occhio manco mira, e per numeri procede, pari o dispari infinito, portando fin la Fede. Sole in un anno, illumina orizzonte, da più foci e punti, porte cui si affaccia, se incrocia 4 cerchi, assieme 3 croci, beneficia i mondi: se Luna è primo cielo, Sole è prima stella, porta il foco vero, verso suo principio, sol che amor mi scalda, di bella verità, Beatrice infiamma cuore, teologa si fà, Sole scalda e schiara, da oriente si mostra, da destra si accende. Dante al quarto cielo, luce riflessa brilla, Luna e Sole fuse, di moto accordato, ruotan canti muse, Venere nei Pesci, virtuosa primavera, in regno Mercurio, mia donna cambia e ride, contagia mia sfera, come pesci vanno, a seguire lor pastura, da tutte le parti, convergon su Mercurio, vicini ad Ariete, aumenta sfavilla, annidan nel suo lume, Sol per troppa luce, nasconde tra vapori. Equinozio primavera, stelle di Ariete, da foce orientale, interseca Orizzonte, Dante vè confine, tra Cielo e Terra, Sole in Cristo-Ariete, icona di pace, presagi di eventi, parate planetarie. |MARTE in Cielo alto, dio di Musica e di guerra, incita pellegrin smarrito, al Canto e alla Lotta, con terzine rim baciate, sempre il quinto in mezzo a tutti, numero 5 bilanciere, strumento di Armonia, equilibrio legge e civiltà, suo calore è come fuoco, trasmuta regni entro canzoni, crea armoniche relazioni, con valzer di armonia, attrae a sé spiriti umani, che son vapori del cuore, distrae da occupazioni, tutt'anima che ascolta Musa, corre a spirito del suono, conduce a Lavoro muscolare, crogiuolo del suo Fuoco, che allo spasimo affatica, per il premio di conquista. Dante al quinto cielo, vede Marte fiamma, che tutto diletta, nasconde e rischiara, sfavilla Santo Spiro, mi trovo sollevato, dal riso della stella, beato in alto grado, rosseggia Pan colore, da cielo Sole a Marte, mi trascina il core, con grazia novella, conobbi fausto sole, nel maggio presso Marte, Cristo-Ariete stella, cosparsi di stelle, Dante e Beatrice, segno croce greca, divide cerchio in 4, congiunti quadranti, tra cima e basso, scintillano forte, in vita e trapasso. |Cielo di GIOVE è Geometria, visione della luce, stella bianca argentata, respinge tra due poli, Marte fuoco e Saturno gelo, come Geometria che muove, tra due principi repugnanti,detti punto e cerchio, origine e suo fine, entrambe immensurabili, Geometra che si affige, per misurar lo cerchio, geometria conduce a Impegno, con sua ancella Prospettiva, con pugni e denti stretti, fede e purezza di pensiero, lavoro e folle imprese, macerando Tempo Carne e Intelletto, Giove certo e senza errore: da croce lampeggia, più spiriti apparsi, raccolti in solo canto, 1 melodia nasce, ora mi rapiva, senza intender inno, chi vede la croce, segue il lume Cristo: mirai corni di croce, li nomino in atto, ora diventa nube, il suo fuoco veloce, una luce da croce, si nomina Iosuè, trasmuta colore, in mia vision che, a guardar Beatrice, si volse attorno me; quando fui voltato, candore sesta stella, Giove dentro a sé, mi aveva già raccolto, gioviale volto vidi, temprato bianco amor, tra Marte rosso caldo, e Saturno frescor. Giove luce argento, tien anime suo cielo, di aureo splendore, diverso dal pianeta, mille luci a salire, verso proprio loco, ciascuno rappresenta, suo distinto foco, dinanzi a me ali aperte, sono molti amori, ciascun rubinetto, un raggio Sole arde, nei miei occhi frange, bella sua presenza, 1 calor da molte brace, suono di arpa essenza, quei lucenti incendi, si calmano graduali, Giove è un nome Dio, che grida nome Cristo, lo Spirito Santo, solleva a questo regno, solo chi credette, ad Aquila giustizia, non con le parole, ma in spiro di letizia, quan Giove arcano giusto, 3 donne in giro rota, venivano danzando, una rosso fuoco, altra di smeraldo, la terza neve fioca, 3 cori grilli odo, seguon processione, 2 vecchi onesto e sodo, Ippocrate dottore, di piante ed animali, altro cur contraria, spada tien acuta, poi di retro a tutti, vidi vecchio saggio, Cristo con orsi, del russo paesaggio. |Cielo SATURNO è Astrologia, gira cerchio Zodiaco, il più alto dei pianeti, per apprenderla bene, richiede molto tempo, a capire e interpretare, i movimenti al cielo, perfetti e regolari, conduce a lenta Discrezione, paziente e tardo Discernimento, di Verità delle cose, e del silenzio opportuno, che la tace a discrezione. Dentro ai sette cieli, delle scuole superiori, puoi vedere smarrimento, di chi ha perso i cardinali, di giustizia e purezza, bellezza fede e lavoro, impegno e discrezione, discernimento e senso morale, Marte benefico e potente, aiuta a lottare e cantare, per affrontar ultimi tre, Cielo di Stelle Fisse, cioè Fisica e Metafisica, poi Etica e morale, in Cielo cupola cristallo, Primo Mobile motore, anche a umano agire, infine abbiamo Teologia, nello Cielo di Empireo, che move tutto il Cosmo, con sua pace senza lite, di opinioni o di sofismi, per la certezza Dio soggetto, che dona pace ai suoi discenti, lasciando loro la dottrina. |Dante scienza che disserta, usa vocaboli scomparsi, con il fine di enunciare, Ars dicendi e Ars dictandi, arte del dire e dello scrivere, e raggiunge Umanità, Amore di Sapienza, e Sapienza dello Amore, filosofia figlia al khan, che omaggia in suo Poema, dal centro a periferia, davanti ai nostri occhi, traccia regole corrette, di Grammatica ordinata, di Dialettica e Filosofia, Storia e miti Aritmetica, Musica e Geometria, Fisica e Astronomia, Metafisica e Morale, che ha sete di Giustizia, ed eccelsa Teologia, che ha sete Amor Pace e Verità. Dante contiene ogni spazio, ogni cultura e religione, i suoi confini umanità, Laos vuol dire popolo, laici popoli e nazioni, tutti convengon ogne paese, da Pietro Giacomo e Giovanni, Fede Speranza e Carità, tre virtù nelle tre mappe, traguardo verso cui andiamo, dove incrociano i meridiani, e i paralleli della Vita, a PACE LIBERTÀ e AMORE. A primavera inizia il viaggio, getta crosta e prendi nucleo, purga tre volte in acqua e sale, trova il Veltro entro te stesso, pellegrino leggi e scegli, poiché leggere è un agire, scegliere è schierarsi, arriva il tempo degli esami, edificare tempio equivale, a costruire noi stessi, strada impervia e faticosa, necessaria fare in fasi, in obbligate tappe sosta. |PIETRO e Andrea sono fratelli, entrambe intenti a pescare, Gesù li chiama e dice loro: seguite il mio sentiero, vi farò pescator di uomini. Pietro che ha le chiavi, dei Sette Cieli fin Saturno, specchio di scienze e valori, domanda a Dante sulla FEDE, lui cita sanPaolo e risponde, fede è sostanza di cose sperate, Dante edifica il Poema, su pietra detta Petrus, umanista imperativo, civile laico e religioso, Chiesa dantesca è Umanità, cioè miliardi di persone, ciascuna pellegrina in viaggio. PACE è traguardo della inchiesta, nel mondo infernale, annunciata da Francesca, pietà del nostro esistere, uomini e fragili ed erranti, solo pietà porta la pace, io ti vedo un pò smarrito, pregheremmo per tua pace, Grazia e pace sia concessa, in abbondanza Pietro disse, bello a noi star qui con te, fò tre tende a te Mosè ed Elia, io costruttor di templi umani, così il divino sosta in terra: se pace è fondazione, pietra fondante scolpita, nella fede e nella pace, permette nascere la legge, la civiltà del nume cinque, su smarrimento proemio Dante, che urla PIETÀ miserer di me! Pietro rinfodera la spada, depone armi e si arrende, alle tre belve dell'inizio, poichè trova buona guida, nel suo cuore scende in pace, dove edifica sapienza, inizia il viaggio del capire, su di sé e secrete cose, in solitudine e silenzio, Dante ci chiama a tramar vita, con pensieri sogni e azioni, tu che mi leggi io che scrivo, Io e te comprendiamo, che è la mia pace e la tua pace, pur ascoltando un vecchio lupo, che ci narri il suo dolore, primo amar sorso di medicina, verso costruzione della pace! se Pietro costruisce, e GIACOMO cammina, fin Santiago de Compostela, giace in Campo delle Stelle, Giacobbe è Giacomo Iacopo, Iago apostolo che unisce, Yorosolima all'Atlantico, biforca sentieri in tutta Europa, pone a Dante tre quesiti, inizia esame dottrinale, altro battesimo recare: cosa pensi sia SPERANZA, tu quanta ne possiedi, da dove l'hai acquisita, Dante così risponde, Spene è attender certo, de la gloria futura, produce grazia divina, da molte stelle mi vien tal luce, eterno premio beatitudine, certezza generata dalla grazia, e dai meriti in tua vita. Beatrice parla al posto Dante, risponde seconda domanda, lei conferma che su terra, Dante è ricco di speranza, Cristo è testimone. |GIACOMO e Giovanni fratelli, intenti a rammendar le reti, assieme a Zebedeo lor padre, Cristo li chiama sul sentiero, loro abbandona reti e padre, pescatore che riannoda, le sue reti stracciate, lega speranza e LIBERTÀ, filo di ago entra ed esce, dalla trama della rete, disegna il filo dei pensieri, che speran buon lavoro, De SIDERIbus multis, da molte stelle mi vien luce, speranza umanamente umana, speranza cieca al pellegrino, che in taverne chiede pane e sosta, in cambio magici racconti, spere orbite dei cieli, da stelle arriva la speranza, che Dante chiama spene, viver spenati è assenza pene, preghier contro i dolori, Padre allontan calice amaro, salvami dalla pena, Cristo prega nel Getsemani, si affida al filo esile e forte, di speranza cieca chiama, Pietro Giacomo e Giovanni, a superar angoscia notte, divinamente umani sono. Giacomo risponde alla chiamata, fa professione di speranza, traguardo inchiesta Purgatorio, seconda conquista del viaggio, annunciata da Virgilio, nelle parole sue a Catone: libertà va cercando cara, come sa chi a lei dà vita, libero arbitrio è don divino, per discerner bene e male, Dante cerca libertà, da Catone il suicida, lui un martire di libertà, traduce il greco testimone, or custodisce il Purgatorio, Volere libero è innato, se usato a seguire il Bene, troverà la sua salvezza, altrimenti è perdizione. Libero è tutto, che non soggiace alle virtute, di cose create successive, ardor santo che ogni cosa raggia, di questa dote si avvantaggia, se bene eserciti tal dono, reca somiglianza a Dio, altrimenti essa decada, pur rimanendo immortale, dalla propria nobiltà, eterna salvezza perderà. Libertà è una conquista, si lavora duro a ottenerla, pietra granitica del Tempio, tra la prima e la terza, unita a Triade e Settade, cioè strumento di Creazione, va formar sacra Decina. Giacomo è il custode, come Pietro è per la Pace. Libertà ha le ali ai piedi, e leggera si alza in volo, come splendidi gabbiani, volontà nell'atto scelta, in costellazione illimitata, dove pure vien previsto, correzion ripensamento, riparazione e pentimento. L'uomo che ha perso nobiltà, è reintegrato in dignità, scontando giuste pene, colma il vuoto in espiazione, la revisione del processo, è la clausola di Beatrice: se libertà accade una volta, dentro arco di una vita, dentro l'attimo percorso, che ciascuno sceglie in sè, liber velle innato dono, libertà invece è pagata, con distacco ed abbandono, esilio al margine sociale, la dura questua del perdono, tra dolore e smarrimento, così lui paga libertà, Giacomo è invaso dalla Pace, quando il Cristo lo chiama, ripara reti lacerate, può perdonare e perdonarsi, i suoi passi ora leggeri, senza pietre sul suo cuore, sorretti e spinti da Speranza, di esser spenati. Libertà di Sognare, ce la strappiamo dal cuore, così ci hanno insegnato, in tutti i libri di scuola, è regolata da leggi, che ai sogni chiudono frontiere, causan naufragi e morti, di quei sogni irrealizzati, divorare la speranza, di essere spenati, è pasto preferito dei lupi, impedir tutti sognar bene, come impedire fiume al mare, mentre il Cielo Stelle Fisse, contempla Libertà a Sognare, se la conquisti lo è per sempre, ti vive accanto in ogni istante, fuori di ogni catechismo, diventa il veltro di noi stessi, per arginare ogni dolore, come Dante che sognava, eternamente sua speranza, per regger colpi dualità, cioè dolor biforcazione, perdita e separazione, di orfano o pellegrin smarrito, ti consegnerà al perdono, riparazion lacerazioni. Dante ama epistola Giacomo, manifesto e Costituzione, di Libertà di Sognare, di Desiderare il Bene, religiosità senza macchia, esercita sempre liber pietà, verso lutto e separazione, della biforcazione, visita orfani e vedove, calma loro afflizione, immune dal contagio mondo, e da oltraggio dei lupi, diventa pietra granitica, scudo e fortezza immunità, contro lupa che contagia, di tutte le sue brame, sembra carca in sua magrezza, fà viver molti genti grame, persi io speranza altezza, e smarrito in selva mi tovai. Virgilio incorona Dante, a pochi passi dall'Albedo, dopo il terrore del passaggio, del muro fuoco superato, nel pensiero di Beatrice, Dante conquista Libertà, che biforca la sua scelta, in due sole direzioni: fatto a pezzi dai lupi, o fatto a pezzi da te stesso, in questo caso rinascerai, come pianta novelle, sulle orme di Giacomo, la trama del farsi a pezzi, si faceva testamento, prima di partire, perché il ritorno mai è certo. |Vangelo di GIOVANNI, discepolo prediletto, se Pietro è smarrito, impotente a comprendere, costruisce in fede e conoscenza, mentre Giacomo cammina, per speranza e libertà, cucendo strade terrene, Giovanni cuce ponte, come gazze terra e cielo, e come Giacomo il fratello, senza voltarsi indietro, abbandona tutto e và, alla chiamata del Cristo, senza promessa alcuna, lascia autorità paterna, solo per amore. Giovanni è un dramma greco, cioè un movimento Amore, terza pietra nascosta, consegna chiavi ultimi cieli, Mobil cristallo ed Empireo, come rota uguale mossa, Amor che move sol e stelle. Giovanni è aquila che vola, ultimo esame a Dante, su virtù di CARITÀ, mentre poeta è ancora cieco, abbagliato da luce, irradiata da Giovanni, pur Beatrice gli è nascosta, inabissata dalla luce: mentre ti risense, de la vista in me consunta, compensa tua cecità, con la conversazione, dove si appunta anima tua, e sappi che tua vista, è solo un pò smarrita, perché tua donna guida, ha in suoi occhi virtù, che ebbe mano di Anania, che curò occhi di Paolo, dopo folgorazion Damasco. Dante rispose, quando sarà suo piacere, arrivi guarigione a miei occhi, che furon porte a lei, quando entrò in loro, col fuoco innamorato, per cui io sempre brucio. Beatitudine è alfa e omega, Beatrice e Banzioku, ananda la scrittura, che mi legge in Amore, o lievemente o forte, in tutti suoi gradi intensità. Quella voce ancora disse: con analisi accurata, chiarisci affermazione, chi ha posto il tuo arco, facendo mirare tal bersaglio? Dante risponde, fu Aristotele e Vangelo, che mi han fatto capire, che il Bene di Dio, è il solo vero amore, Cristo spes per tutti, con filosofici argomenti, e autorità del verbo Cristo, questo amore in me s'impronta, quanta più bontà contiene, che ciascun ben che fuor si trova, è solo un lume di un suo raggio, il vero fonda questa prova, e convien che qui si muova, amando sola essenza, dove tal bene si concentra, colui che è primo amore, di tutte sostanze sempiterne, cioè angeli e uomini, inclini al primo amore, di Colui che le ha create, il più grande degli amori, è sempre rivolto a Dio. Giovanni prosegue, dimmi se senti altre corde, tirarti verso lui, sì che tu suoni arpa, con quanti denti questo amor ti morde, santa aquila di Cristo, ti volse a professar carità. Tutti quei morsi, che fanno cor volgere a Dio, han concorso a formar mia carità, ciò che spera ogni fedele, la morte che Dio ha patito, per mia e altrui salvezza, insieme a conoscenza viva, mi hanno ripescato al mare, dell'amore sbagliato, deponendomi alla spiaggia, dell'amore vero e giusto, umane fronde cui si infronda, l'orto di ortolano eterno, io le amo quanto il bene, che a loro è dato da lui stesso. Dante poi cita Apocalisse, astronomia è teologia, max promessa di speranza, è resurrezione in corpo, di Beati in doppia vesta, raddoppian loro luce, come Davide ricorda, in solstizio di estate, Cancro è astro potente, opposto a inverno Capricorno, 24 giugno San Giovanni, in Battistero fiorentino, culmine splendore, come recita il Vangelo: bisogna che egli cresca, e che io diminuisca, antico Patto Geremia, sostituito da Giovanni, con Amore e Luce, intelletto più sublime, chiamato Empireo, infinito amore e luce. Giovanni è lume Teologia, che giacque sopra il petto, del nostro pellicano, Beatrice dice a Dante, il corpo di Giovanni, subisce la leggenda, immortalità promessa, come Maria nel cielo, assunto anima e corpo, Dante ciò sospetta, ma mai lo dice chiaro, maggiore splendor Giovanni, è dovuto a doppia vesta, presente in Paradiso, avanti ultimo giorno. Pietro Giacomo e Giovanni, danzano in cerchio, cantando il Salmo rota, nel loro girotondo, felici stare insieme, Giovanni arde di Amore, poichè è vicino al Verbo, patron dei Candelai, teologi e scrittori. Dante supera esame Carità, in tre domande e tre risposte, è dichiarato Promosso! AMORE in cuore Dante, è pietra una e trina, la pietra angolare, pietra scartata dai massoni, su essa son scolpite, alfa e omega del mondo, i dieci cieli ed Empireo, che è luce-psiche pien di amore, Dante si riflette, in arcobaleno Cristo, e chiede ultima cosa: troveranno le mie pietre? son tutte in una chiamata AMORE, diadema del Tempio, dove materia della terra, è tre volte purificata, distillata a raggiunger, assenza di materia, punto più alto del cielo, riflesso nel Poema, amor investe il cuore, lo nutre a grandine e bufere, lo dissangua ed alimenta, a morsi e coltellate, e del cuore di Dante, Beatrice si alimenta, divorandolo a morsi, così ordina Giovanni, che lo invita ad arpa e canti, tale amor conosce Dante, Agape brucia e consuma, riconverte cenere in fiamma, è amore-fuoco per Beatrice, i suoi occhi come porte, spalancati a far entrare, il suo fuoco che arde sempre, per la donna di sua anima, profession di carità. Amore soltanto reca vita, a nostre azioni e progetti, senza amor tutto sta spento, come pintura mai dipinta, amore assalta esplode il cuore, la testa il corpo e il moto, Eros errein in greco detto, irrompe come piena, trascina e travolge, sconvolge straripa e inonda, fà entare in movimento, che esprime pure in danza, Giovanni questo sa, come Yolanda con Jurema, che ancora chiede a Dante, come amor ti mette in movimento? la carità do Satodaime, in cerimonia 8 Dicembre, Giovanni apprese dal Cristo, in festa Salvador, se mi ami inizi movimento, seguimi nei passi, Pietro invece ignorava, i diversi moti che Amor move, secondo anima in cui cade, per travolgerla e parlarle. Pietro due volte risponde, Signore sì ti amo, ma solo in terza volta, trovò risposta esatta, tu conosci la mia anima! allora seguimi nei passi, mi serve il moto dei tuoi piedi, nel movimento di tue mani, a edificar una chiesa, perché tua anima vuole così, e io conosco anima tua, profession di carità! il miracolo è questo: risponde amato solamente, con le corde di sua anima, trasferite su arco e arpa, o danze opere e poemi, Amore è uno ma infiniti, sono i moti ch'esso imprime, a tal miracolo si accede, solo dopo Libertà, di essere amato in carità, quando Amor mi spira noto, vo significando a quel modo, rispose Dante in Purgatorio, a Bonagiunta da Lucca, che in Dante vide autore, di Donne avete psiche amore, poeta in doppia veste, che narra il cuor di Cristo, che offre amor misure diverse, e a cuor Giovanni appar più forte. Dante chiude conversazione: amo umani come Dio li ama, comandamento di Giovanni: amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati, liber di accogliere mio amore, come vostra anima decide, lievemente o forte, e se non lo accoglierete tutto, io sempre e comunque, di stesso amore vi amo, liberi come siete. Primo comandamento: ama il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tua anima e tutta tua mente, secondo comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso, come il Padre ha amato me. Le tre domande di Giovanni, formule pitagoriche, fondate su sacra Triade, la prima è la partenza, la seconda è il divenire, la terza è il traguardo, principio e fine della triade, una battuta di valzer: Dì ove s'appunta anima tua, verso qual traguardo và in cammino? al suo piacere tosto e tardo, mi legge Amore o lievemente o forte. Chi drizzò arco al tuo berzaglio? cotale amor convien che in me s'impronti, quanta più bontade in sé comprende, il vero in cui si fonda questa prova, tutte sustanze sempiterne, ti farò veder ogni valore, di qua là giù sovra ogni bando. Senti altre corde tirarti verso lui? ciò che spera ogni fedel come me, con conoscenza viva, fronde onde s'infronda tutto l'orto, di ortolano eterno, am'io cotanto quanto da lui, a lor di bene è porto. Anima è il vaso Graal, che dà la Forma allo Amor, e che di sé lo riempie, e ogni Graal tiene infinite, irripetibili Forme, di movimenti diversi, in tre domande sta il valzer, Pitagora alla cetra, Dante a percussioni, contemplano un traguardo, ancora da raggiungere, col piacere tosto e tardo, raggiunge anima suo ananda, sia immediato che futuro. Amore è Dio in persona, perfetto e assoluto, immutabile ed eterno, mutan solo le risposte, dei cuori amati a vari gradi, rende beata la gente, e fa vedere il Paradiso, celata in alfa e omega, di quanto scrivo in tal momento, e chi mi legge definisce), Amor lievemente o forte, ma sempre ugual se stesso, a qualsiasi grado vien vissuto. |Caro Lettore, ti farò vedere ogni valore, di tutte cose eterne, qui nei cieli e laggiù in terra, sopra le leggi e le censure, oltre i limiti e divieti, PROVA sopra tutte prove, Poema è viaggio al Tempio, che anima innalza, per assimilarsi a Dio, con Verità ben compresa, emanata dalla Grazia, che poi è ancora amore, sempre amore solo amore. Dante naviga altre terre, altre lingue e nazioni, tutte usate per urlare, che se bevi l'Assoluto, trovi radici umane, sogni desideri e spes, miscelate in Cieli e terre, vai tremar come Mosè, poichè perdersi e arrancare, cercare e sbagliare, sperare e disperare, inferno e dannazione, smarrimento e terrore, ogni cosa anima nutre, che poi è amore, soltanto amore sempre amore. Senti altre corde che ti tirano, verso questo Amore? Sì la corda di speranza, ciò che spera ogni fedele, fedele alla mia stessa fede, insieme a corda viva conoscenza. Pietro Giacomo e Giovanni, Fede Speranza e Carità, grani rinsaldati insieme, occulta lapide sarà, pace conoscenza e libertà, sempre amore e solo amore. med_storia-perduta-terrapiana4.mp4med_storia-perduta-terrapiana5.mp4audio
||Giacomo segue Cristo, che nulla gli promette, solo la Libertà, di sognare il Bene, Giacomo è pietra Libertà, cioè anima intellettiva, che eleva Dante a Stelle Fisse, quando nutre elevazione, il Falcone apre le sue ali, applaudendo sua bellezza, poichè Spirito contiene il corpo, anima e intelligenza, tutti immersi in eternità, ciò che abbiamo è dato in prestito, dice Lucrezio eleusino, e dobbiamo restituir tutto, là dove abbiamo preso, all'infinito abisso dell'Eterno, nostra anima e intelligenza, ricade future generazioni, allertateli alla trappola, creder Materia si corrompe, mentre vive mutazione, per cui nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, Lucrezio e Ovidio norma: anima semplice non sa nulla, esce da mani di Chi l'ama, prima di essere formata, come fanciulla che piange e ride, senza saperne il motivo, salvo che mossa da un Creator lieto, volentier torna a quel piacere, pria sente sapor beni scarso rilievo, s'inganna e corre dietro ad essi, a meno che una guida o un freno, non distolga amor suo mal riposto, ecco i freni con le leggi, fu necessario avere un re, che riuscisse a fare leggi, che il pastore neanche vede, poichè segue sua volontà, in sacra Tetrade sapienza, dove conquista d'Intelletto, è un salin precipitato, mentre l'Anima ha bisogno, esser educata alla salita, tramite anima di educatori, anima si nutre di anima, pur folte schiere re e pastori, che sanno educarla bene, se hanno un anima a lor volta, maschile e femminile, luminosa e tenebrosa, dinamica ed eterna, salnitro fertile o che ustiona. Ben puoi veder che la mala condotta, è la cagion che mondo ha fatto reo, e non natura in voi corrotta; cattiva guida è la ragione, che ha corrotto il mondo, non certo la natura, che è incorruttibile, Roma costruì mondo virtuoso, era solita aver due soli, che indicavano le strade, del mondo e di Dio. L'uno ha spento l'altro, spada s'è unita al pastorale, le due cose male insieme, unite in modo forzato, l'un potere non teme l'altro: gli avversari di Andronico, hanno corrotto il mondo, non certo la natura, che in se stessa mai corrompe, se ogni pianta si conosce, dal suo seme frutto e spiga, Roma età pagana royal, prisca Sapientia si tramanda, come fiume sotto il fiume, Sophia che insegna micro e macro, siamo finito ed infinito, siamo Terra e Universo, siamo Materia e Spirito, ma se accade che un di essi, è gettato nelle tenebre, tutto diventa terrestre, finito e microscopico, degenerazione si espande, se non mi credi pensa a spiga, essa produce il seme, attraverso il quale si rigenera, manifesta Legge pitagorica, per cui UNO genera TUTTO, e il TUTTO torna all'UNO, ecco il nostro arbitrio, di poter sceglier modus vitae, ascoltar meteo senza cielo, immersi in tenebre interiori, oppure sospettar che dentro noi, pur si muovano le stelle. Un canto ermetico di Ermete: Oscurità e Luce sono entrambe, della stessa natura, differenti in apparenza, entrambe un'unica Sorgente, oscurità caos luce è armonia, oscurità mutata è Luce, sia vos proposito di esistenza, trasformar selvaggio in Luce! Sappi uomo sei composto, di Terra e di Fuoco, sei Anima che può crescere, oltre il corpo passeggero, se lo comprendi sarai libero, da catene di ogni corpo, e puoi lavorare in armonia, secondo sua predestinazio umana.

355:Aprile asparagiaio Maggio cerasaio, chiavi intero anno: PITAGORA a Giamblico, nella scuola di Crotone, reca suoi consigli, in linguaggio cifrato, come cammino di Santiago, il pellegrino sotto sole, cerca un albero riparo, cammino di ogni umano, è cammino di Dante, filosofia perenne, in dodici versi, con numeri e geometria, conta i suoi passi, dieci dieci dieci, sacra Tetractis, invoca numeri divini: 33 canti in terzine, 33 sillabe ciascuno, con Proemio stiamo a 100, quadrato del 10. Numeri per calcolare, misurare e cifrare, simbologia perenne, armonia e filosofia, aritmetica e geometrica, armonia musicale, naturale e sociale, cosmologica e teologica, etica e stellare; alla sacra decina, stanno accordi di ottava, quinta e quarta di Pitagora, 7 note corde tese, con pesi di bronzo, musica aiuta la salute, con melodie ricomposte, a combattere passioni, di ira e distorsione, rimorso e scoramento. Pitagora vestiva, tunica lino bianco, chiuso in tenda lino, narra ai suoi discenti, seduti fuori tenda, iniziati siedon dentro, sussurran bassa voce, preghiera numerale. Benedici a noi, o numero divino, che emani dei e umani, santa Tetrade radice, eterno flusso di creazione, in sequenza Fibonacci, dall'Uno arrivi al quattro, che tutto lega e comprende, sei abaco e pentalfa, origine a ogni cifra, somma vertice a base, 1+2+3+4=10, 10 sassolini messi in fila, detti rìtmoi in greco, e calcula in latino, diventano 12, Sacra Dozzina per gli eletti, in 4 terzine versi, numerati a nominarli, per i posteri citarli, 12 sassolini in fila, fanno linea dritta, aurea regia strada, cammino verso il TUTTO, un tracciato sapienziale, che guida un Iniziato, in percorso disciplina, studio e contemplazione, del corpo ed emozioni, benessere integrale, vitale e spirituale, usando ingredienti, di sette discipline: aritmo e geometria, con logica grammatica, dialettica e filosofia, poesia musa e danza, astronomia e cosmologia, natura fisica e politica, etica e teologia. Eterno immateriale, nel sunto del poema, è scolastico programma, studiato e applicato, in italica schola, un sasso dopo l'altro, sotto guida del Maestro, insegnamenti graduati, svelati in Alighieri, con numeri Universo, a tradurre passi e soste, vie dritte o le smarrite, via ascesi di salita, quattro numeri fin dieci, poi dodici chi può: dal punto alla retta, al piano e allo spazio, radici alla Decina, 1 identica a se stessa, 2 avvia diversità, 3 dispari in atto, 4 è pari in gioco, loro somma reca 10, che riporta 1 individuo; diversità e relazione, quando a 1 segue il 2, come in dodici si fà, segue potenzialità, 3 agire in un senso, o 4 nel suo opposto, così Pitagora riflette, Socrate e Platone, Virgilio Dante e Bruno, Leonardo ed Ildegarda. Triade è un due e tre, avvio cammin traguardo, valzer di ogni azione, terzin dopo terzina, Dante ritma tutto, numeri procedono in triadi, TETRAS in greco, tre sassi ancor tre sassi, in alto arriverai, QUA-TER vuol dire dammi, ancora un altro tre! 1 è Intelligenza, inizio istante tempo, Hestia oppure Vesta, che alimenta il fuoco, in braciere circolare, al centro della casa, 1 dimora al centro, dei quattro elementi, li genera e alimenta, nel mezzo delle cose. 2 è Divenire, passare attraversare, dolor separazione, chiamata Erato Musa, del canto corale, e poesia amorosa, raffigurata con la Lira, invocata dagli aedi, a inizio loro canto, subisce Eros assalto, cioè 2 subisce 1, e genera fin nove. 3 Traguardo compimento, mai smette di creare, prudenza assennatezza, suo nome è Pietà, deriva da TREmare, temere ed esser cauti: la LUPA è terza belva, che trema vene e polsi, Dante chiede miserere, allo spettro di Virgilio. 4 è Materia tutta, nei quattro elementi, si espande nel creato, la croce Geometria. 5 è Giustizia civiltà, mondo organico e vegetale, Etere separa Terra e Cielo, detto Unione e Luce, mistero intuizione. 6 è Ordine integrità, salute membra union di amore, numero Afrodite, irradia e forma stella, esagono resistenza. 7 numero venerabile, provvidenza di Dio, creatore del mondo, delimita un ciclo Settade, come Triade Tetrade e Decade, trae radice da Uno, primogenito universo, strumento del Creatore, che sta nella sua mente, fa impronta di bellezza, di tutta la Creazione. 8 è Armonia, otto armonici accordi, soave numero di Euterpe, ottava Musa della Musica, Grazia Divina via ngombi, porta voce del Cosmo. 9 è il più grande, limite insuperabile, Oceano Orizzonte, ultimo Cielo conosciuto, poi ricomincia 1, nel 10 sua spirale, dedicato a Tersicore, Musa della danza, 9 dirige e fa girare, danzatori in ricorrenza, converge più rapporti, verso il centro inizio, la dinamo creativa, che avvia altro progetto, di Triade instancabile, che contiua crea, in infinito corso. Universo è in potenza, sempre in ogni istante, Nove son le Muse, a sostegno umanità: storia e commedia, tragedia e poesia, danza musica astronomia, retorica eloquenza, è Betrice potenza, di Eterna Creazione, Banzioku Dinzona. Dante le promette, scriver opera per Lei, sua anima amata, e dire ogni segreto, che mai venne detto. 10 è cosmo Cielo, destino eternità, forza con fiducia, coscien Necessità, può essere pensato, 9+1 è il Creatore, che guarda il suo Creato, contempla il potenziale, che lo può trasformare, intelletto contemplante. 1 irradia il 2, ma diade è uguale a Uno, ovver mai lo raddoppia, poi raggiunge il 3, a mezzo clonazione, Triade tre entità, son unica entità, Concilio Trento afferna, nella preghier del Credo, Gesù Figlio di Dio, Dio vero da Dio vero, generato non creato, stessa sostanza del Padre, a mezzo di lui, tutte cose son create, poi Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, procede da Padre e Figlio. Se prime tre cifre, son tre tempi di un valzer, mentre Quater ripete il tre, sempre in triadi si procede. Uno irradia 5, come somma Diade e Triade, o Tetrade e Monade, e viene detto Unione legge, giustizia e civiltà, bilanciere ai primi 9, poi col 10 torna 1. Prodotto Diade e Triade è 6, primo numero perfetto, uguale a somma suoi divisori, 1 + 2 + 3, è numero del Cerchio, bellezza ordine universo, cosmos e cosmè, protetto da Afrodite, poichè reca prodotto. Fondano sul 7, matrimoni e Costituzioni, di Stati e famiglie, sette note equidistanti, sette stelle in sette cieli, Luna Mercurio e Venere, Marte Sole Giove Saturno. Regnan numeri su tutto, come pesci in Oceano, li respiri fino a 10, Via Diritta di Giamblico, per uscire da ferite, da dolore e da passioni, da paure e dalle colpe, recan Mito in quattro modi, secondo i protagonisti, Dio o la natura, vicende umane o interiori, storia di anima o di Stato, Umanità o Universo. Via Diritta è via di Ascesi, che porta anima in alto, tu osserva gli incorporei, Tetragono è Tetrachtis, distogli da passioni, che inchiodano al corpo, accosta orecchio a tenda bianca, a percepire i sussurri, che liberan le teste, da pastoie e da catene. Tre belve in labirinto, impediscon risalita, tre forze sovrumane, incarceran il cuore, toccato un dì sarà, da un disegno di Grazia, ma ancor non ha notizia: la Lonza rappresenta, il dolore auto-inflitto, il Leone rappresenta, denigrazion Mistero, attorno e dentro a noi, la Lupa so le brame, il dolore delle guerre, degli uni contro gli altri, armati sol di offese. Tre fiere san narrare, la geografia infernale, di Lonza lussuriosa, Leone con superbia, e Lupi mai sazi, son causa del Dolore, in tre zone e Nove Cerchi: da II a V cerchio, è luogo della lonza, i dannati trascinati, da lor passioni eccessi, fan male su se stessi, golosi accidiosi e lussuriosi, avar prodighi e iracondi; da sesto cerchio gli Eretici, è zona del Leone, negan disprezzano il mistero, eterno della Vita, poi in settimo cerchio, tre gironi dei violenti, richiamano la lupa, violenti contro il prossimo, contro se stessi invece, richiamano la lonza, contro Dio e il creato, richiamano il leone. Domina la lupa, abisso dello Inferno, ottavo e nono cerchio, male Bolgie e Traditori, simmetrico ed opposto, or leggi il Purgatorio, i Negligenti nel pentirsi, di colpe contro il prossimo, o i Superbi del leone, alla prima cornice, mentre alla Settima cornice, invidiosi e iracondi, accidiosi avari e golosi, rifletton zona lonza, ultima chiusa in lussuriosi, riflette Inferno inizio, con Paolo e Francesca. Tre fiere trasfigurate, or fanno mappa di Salvezza, dal Cielo di Mercurio, al Cielo del Sole, gli Spiriti Attivi, Amanti e Sapienti, cambiati di segno, son tratti della lonza, passione per Azione, Amore e fame scienza; dal Cielo Marte a Giove, son Militanti e Giusti, tratti della lupa, che lottan per Amore, del prossimo e di Dio, e la fame di Giustizia; nel Cielo di Saturno, ecco i Contemplanti, leoni splendidi, radiosi per amore, di Dio e le sue cose, ogni verso tiene eco, in nostra vita e forma, ogni epoca riflette. |PITAGORA vuol dire, annunciatore Pizio, oracolo di Apollo, e musico sospiro, con rituali fave, nutre anime defunte, mentre lui si astiene, ha favismo anemia, codice ereditario, per vivere in malaria. Pitagora ricerca, apparente caos di forme, con colori e suoni, riflesso in ordine superiore, un cosmo che ha potere, trasmetter senso pace, tranquillità interiore, in Acqua trasmissione. Pitagora osserva, moto ritmico di acqua, che dona qualità, in ogni ecosistema, spesso ostacolata, da sola mente razionale, pensiero lineare, senza intuito risonanza, del ritmo nei sensori. Sezione Aurea scopre, rapporto fra due lunghezze, disuguali in proporzione, la somma delle due, è numero irrazionale, chiamato phi Φ greco, cioè 1,618033988, rapporto di due cifre, consecutive in Fibonacci, segna proporzioni, di simmetrie naturali, riprse da Pacioli, in De divina proportione. EDUCARE tirar fuori, e-duscere dentro, suscitar uomo fuoco, richiede relazioni, Pitagora in Calabria, tra cedro e bergamotto, assieme a liquirizia, vegetali e frutti, e animali da cortile, di Cane ha compassione, se vede maltrattato, urla al padrone, smetti di colpirlo! sento anima che grida, Cane amico antico, gli manda sua armonia. Presso officina fabbro, un dì ascolta suoni, colpi di martello, su incudine ritmo, echi in risonanza, fan numerici accordi, consonanze monocorde, ottava lui ricorda. Ficino di Firenze, riprende aurea sezione, sequenza di numeri, che Fibonacci trasmette, col Ritmo di Platone, che genera ipercubo, in cattedral rosone, del duomo di Barga, moto naturale acqua, e fluido movimento, Acqua porta ritmo, che esprime in organismi, mediando con ambiente, i ritmi correlati, uniti ma diversi: Rospo suono dinamizza, induce ritmo ad acqua, aiutando i processi, di crescita organismi, vibra ad aiutare, nascer suoi girini. Acqua aperta a influenze, elemento senza forma, accoglie ogni forma, caos sensibile a cosmos, Essere e divenire, un moto dolce indotto ad acqua, ritorna una forma, di medusa pulsante, felce o laringe, coclea timpano od ossa, quando moto si arresta, la forma collassa, poichè movimento, lega ai processi formativi. Pitagora leggenda, 3 fave o 1 baccello, avente 7 semi, fortun auspici attendo, ascolta Universo, 1 spazio curvo vede, musica sen senso, in epoca rumore, la scienza gesuita, distorce successione, ma TESLA ci ripete, la giusta direzione, Triade e Settade, raggiunge la Decade, eter spazio mente umana, 1 raggio 1 sonata, lampi di un concerto, ascoltali di inverno, numeri equazioni, e musica di sfere, messaggi di senso, diretti alla mente, esiste universo, in armonia coerente, mentre sua bellezza, causa-effetto rende: tal musica è ciclo, eterno dei cieli, pur piccola stella, è parte sinfonia, ai battiti del cuore. |SEKHEM Energia, Pitagora vive, in camera sepolcro, piramide egizia, orgone attirato, appaga suo sogno, cerca fare ponte, con mondo sepolto: da Cairo camminava, x valle dei re, al villaggio di Giza, Nilo riva west, entra nel tunnel, acustico effetto, ogni passo suona, respiro suo petto; ora camminava, sentiva come a casa, vede sarcofago, con testa verso nord, se colpito risuona, 1 profond boong, distese ibernato, suono si avvicina, figura a 8 punte, rotea in energia, penetra suo cuore, sente + calor, suono è battito suo cuor, portato da esterno, verso interior, contempla tutta notte, bagno di amor; uscito Lui trova, sufi Bab Aziz, invita sua madrasa, x alcuni giorni, fa danza spirale, e vede varie forme, spontanea energia, ai canti conforme: sente fluire dentro, orgone num, sempre + forte, poi si quieta pur, a terra seduto, osserva ogni danza, ecco alternarsi, notte di stanza, dopo 1 settimana, inizia aver visioni, uomo con turbante, apre narrazioni. filosofi_pitagora_fibonacci.mp4filosofi_pitagoratesla369.mp4audio
||Pitagora è Giovanni, in principio era il Verbo, Uno increato e creatore, che poi divenne il Due, Verbo è presso Dio, Diade emanazione, poi diventa il tre, e il Verbo era Dio, fonde Monade e Diade, alfa in atto creante, che ogni anima nutre, del mistero di Dio stesso, che impronta suo sigillo, più profonda quanto grande, sarà il Bene che ella trova, e che in sé contiene il Vero, su cui fonda questa prova. |PLATONE narra Mito di Er, dove voi scegliete il demone, la vita a cui sarai legato, secondo che la onori o spregi, ciascuno avrà più o meno, il peso della scelta, il dio non è responsabile, se scegli a senno e vivi con regola, può disporre vita amabile; uscita dal corpo l'anima di Er, giunse in luogo bello, dove anime riunivano, dopo esistenza mondana, per esser giudicate, venivan poi condotte, a scontare una pena, pei misfatti sottoterra, oppur goder meriti in cielo. Vi erano anche anime, che dopo un periodo in cielo o sottoterra, si preparan nuova incarnazione, ad esse ecco un araldo, che illustra molte vite, dove ognuna ha mescolato ogni sorta di elemento, da ricchezza a malattia, mentre il turno di ciascuna, era stato sorteggiato. Araldo raccomanda attenzione, a valutare gli effetti, di ciascun fattore scelto, mostrate discernimento, chi sceglie prima sorte, specie chi vien dal cielo, può far scelta infelice, precipitandosi appropriarsi, della vita di un tiranno, spinta da insensatezza, e smisurata ingordigia. Dopo aver riflettuto, analizzando i pro e i contro, essa comincia a lamentarsi, dando prova dissennatezza, incolpa il destino e chiunque altro, tranne che Se Stesso. Chi ebbe vita precedente, ordinata e senza colpe, con regole che aiutano, a evitar cattive azioni, matura poca saggezza, sua virtù par esteriore, così pena da scontare, con sua infelice scelta, è quella di imparare, viva esperienza della mente; quelli venuti dal cielo, eran soliti commettere, cattive valutazioni, poichè privi di conoscenza, maturata in sofferenza, ma chi veniva da sottoterra, era più accorto nella scelta, poichè avena sperimentato, sia il male e sia il dolore. Dopo la scelta si presenta, davanti alle Moire, Lachesi assegna a ciascuno, il demone guardiano, affinchè destin prescelto, trovasse compimento; mentre Cloto e Atropa, lo rendono irrevocabile, poi anime tutte insieme, si dirigono in pianura, dove scorre il fiume Lete, a bere acqua dimenticanza, si addormentan fino a mezzanotte, scoppia un tuono e terremoto, e un turbine di vento, li fa nasce qui o là, come stelle cadenti. Il demone angelo custode, assegnato a ciascun anima, personifica il suo destino, che ciascuno ha scelto da sè, ma che in dimensione mondana, si sottrae alla memoria, così individuo poco valuta, avvenimenti della vita, come sol casualità, ma può accadere che il soggetto, avverte mistero di un logos, una ragione superiore, che guidi il suo cammino, e il dipanarsi dei casi, e circostanze di esistenza; si ha conquista di saggezza, se si comprende che il destino, non può esser contrastato, occorre seguirlo e assecondarlo, oppure ci si ammala, come insegna lo sciamano, mister del Drago a due teste, richiama questo teste. La scelta di esistenza, è una cura dolorosa, che si può fronteggiare, dando un senso a quel dolore, sofferenza per Platone, ha ruolo vivificante, salutifero che imprime, saggezza nelle scelte. Ogni crisi di fiducia, si confronta a dare un senso, della propria esistenza, sapendo che daimon, inizia a lottare con le stelle, destino in greco sia tukè, in cui si rischia squartamento, Dante lesse questo mito, quando passa l'Acheronte, un lampo e boato e terremoto, lo sorprendono a cadere, come uomo che il sonno piglia. Per entrare in Paradiso, si bagnerà ancora nel Lete, a dimenticare il precedente, poi ci parla di una intera, angelità collettiva, umanità daimonica, uguale a ciascun di noi, che ci sorregge o ci abbandona, nell'arco nostra vita, ma risuona in ogni vita. Dante eretico polare, cita dioscuri e centauri, nei canti 12-13, e nei canti 37-38, entrambe segni dei Gemelli. Grifone appare in 62-63, conduce il Carro di Beatrice, poi nel canto 87, i Beati in cielo di Giove, son gli Spiriti Giusti, formano aquila che tiene, conversazione con Dante, Saturno dorato è canto 88, ultima fase del volo, che nel canto 93, Dante è con aquila san Giovanni: se odio e avidità, esco dai confini, ci incarcerano in ciclo, di un eterno Dolore, ma anagrammando le rotte, un iniziato apprende a controllarle, perché la dritta via, è saper morir-nascer tempo giusto, seguendo la Stella Polare, della Ruota della Vita, come dicono induisti, saper vivere in salita, invocando Apollo e Muse, daimon sono archetipi, collettivi e personali, animali che mutan forma, nei bambini in divenire, scimmie aquile e leopardi, furetti colombe e cagnolini, camminan presso uomini, di cui proteggono i destini. Plotino dice daimon, spinge anima a reincarnarsi, le fa sceglier luogo e tempo, genitori e circostanze, sceglie terra e cielo, diventa ciò che sei, ascolta tuo divin Daimon, chiamatelo Custode, Sadguru o Presagio, Vocazione o chiamata, attitudine o bernoccolo, Genio della lampada, Jyn di Aladino, che indica il destino, nelle Mille e una notte: se sorte tira da una parte, e il dàimon dall'altra, non troviamo uscita, e ne usciamo squartati, se va meglio ci perdiamo, in selva oscura di Dante, che da malasorte e miseria, in esilio compie suo destino. Centauro tutela Corpo, e domina Intelligenza, Dioscuri tutela Intelligenza, e domina l'Anima, Grifone tutela Anima, e il dominio lo Spirito, Aquila tutela Spirito, e domina il Corpo, tutti e quattro proteggono, nostro cammino in salita, potenza dello sguardo, intelligenza del sentire, se restiamo uniti al daimon, promemoria in molti modi, ci motiva e ci protegge, inventa e insiste a noi fedele, e spesso obbliga il padrone, alla devianza e bizzarria, se trascurato o contrastato, offre conforto e può attirarci, ma non sopporta innocenza, se fà ammalare il corpo, trova errori in flusso vita. Toccando altre corde, dell'arpa in armonie, nel canto 62, il Poeta entra nell'Eden, attraverso antica selva, e in 63 vedrà il corteo, che accompagna Beatrice, sopra a un carro a due ruote, trainato dal GRIFONE, accadono altre cose, Dioscuri lascian Pellegrino, nelle mani nuovo daimon, pellegrin dovrà provare, di aver raggiunto il nuovo grado, terzo daimon coglie Anima, per sposarla allo Spirito, sviluppa terzo passaggio. Giungemmo a lido deserto, che non vide mai piroga, Virgilio qui mi cinse, su indicazione di Catone, ebbe strappato umile pianta, che rinacque tale e quale, boga in stesso punto, e purifica con rugiada, acqua notturna spirituale, il volto di Dante, poi coglie un giunco fiume, lo annoda alla sua vita, rito iniziazione, alla seconda grande prova, avvinghia i fianchi del Poeta, come cintura viva, come cordone ombelicale, da cui Uomo nuovo nasce, è missione dei Dioscuri, che raddoppiano virtù, affidando a Dante Stazio, come sua seconda guida, questa nuova corda d'arpa, rivela sue armonie, se ben interrogata, quando i primi raggi vibra, cioè in alba di nordovest, dove suo Creator fu ucciso, sotto segno dello Ariete, calendario fuso orario, simmetrico e capovolto, a Yoros spunta l'alba, mentre Ebro è sotto Libra, Ibero ibero detto ebreo, e onde Gange sono arse, da centrali ore del Cancro, giorno in Purgatorio, a sudest segno di Bilancia, e nel crepuscolo tramonto, ci apparve angelo di Dio, lui cammina attorno a un centro, sempre tenta di affermarlo, tutto si muove elicoidale, così disegna tre spirali, Inferno Purga e Paradiso, proiettando Etere moto, inizia e scende in cuore Terra, poi attraversa tutte e tre, fino ad orbite planete, come sufi danzanti, attorno a linea immaginaria, che congiunge al cuore cosmo.


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