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voce: monastero


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55:lume055-Haydar, fondatore della scuola Haidariya nel Khorasan, insegnava il Respiro del cuore trasparente come superamento dell'ego per l'unione col Divino. Nel suo monastero invitava a guardare la realtà con mente libera dai preconcetti: la foglia sacra, rispettata e cantata, diventava simbolicamente una gazzella che saltella nei pensieri, rivelando segreti nascosti. Gazzella e farfalla ricordano che ogni creatura mostra insieme fragilità e possibilità: osservare senza giudicare apre alla meraviglia. Haydar invitava alla condivisione, alla cura del cuore e alla serenità interiore, fino a desiderare, dopo la morte, una sepoltura tra i poveri, continuando a nutrire spiritualmente i discepoli. Ascoltando il mormorio dell'acqua, il discepolo lascia scorrere via paure e identità rigide, riflettendo sul destino, sulle azioni e sull'essenza dell'uomo, fino alla familiarità col Divino. |Ibn ʿArabī insegna che Dio crea attraverso il Respiro del Compassionevole: il cuore umano purificato diventa specchio trasparente della luce divina. Il respiro consapevole unisce sapienza (Sophía), ordine cosmico (Maat) e spirito vitale (Pneûma), trasformando ogni atto respiratorio in presenza sacra. Come nella danza rotante della Sema dei dervisci, l'anima ruota attorno al proprio centro e si accorda al movimento dell'universo. La conoscenza nasce quando il cuore smette di trattenere e lascia passare il Respiro. Ibn 'Arabī influenzò il sufismo, che si diffuse in Persia, India e Himalaya, contaminandosi con lo shivaismo del Kashmir e con lo yoga della devozione, partorendo figure sincretiche come Bab'Aziz e i maestri del deserto, monaci anacoreti, stiloti, eccetera, fino a santi moderni come Sai Baba di Shirdi.| Seba con Pamela, guidati da Taras, viaggiano in India, fino a Capo Comorin, dove i tre mari si incontrano, e legge il Ramayana: Hanuman aiuta Rama a liberare Sita dal demone Ravana, vittoria del bene e devozione. A Kolkata in Sivaratri, Shiva medita e Parvati, mutata in seme ganja, guida Ganesa a fare il bhang, bevanda sacra che calma, ispira visioni e riflessioni. Bhang miscelato a latte, spezie e semi, cura febbre dissenteria, stimola appetito e spirito, aiuta gioia e leggerezza: devoti lo offrono a Shiva-lingam per protezione e fertilità. La canapa in India è sacra, con molteplici nomi e forme, da foglie a resina (charas), raccolte con rituale e rispetto; effetti includono euforia, sollievo da dolore, e facilita devozione. Medici come Moreau osservano benefici terapeutici: nausea spasmi e ansia, depressione e indigestioni; dosata, offre lucidità e gioia interiore. Raseno narra miti, di Maometto e angeli in Miraj, incontri celesti con Noè, e simboli di guida, come altri dervisci e sufi, Al-Khidr e Ibn Arabi, cantano al-fokara, su chakra e coscienza, rivelando segreti, dissolvendo pregiudizi, e aprendo gioia memoria. Il bhang tra festa e devozione, tra cura e estasi, è ponte tra divino e umano.# Seba giunge in sud India, al |Capo-Comorin, per incontrar tre mari, legge poema |Ramayana, in centrale bazar, Hanuman dio-scimmia, vince contro Ravana, demone in palazzo, sontuoso di Lanka, avea rapita Sita, amata da Rama, questo in epopea, appunto Ramayana, riceve aiuto grande, da Hanuman re giganti, che su isola arriva, sconfigge il re cattivo, e libera Sita, che Rama infine sposa. Seba in treno arriva, in Kolkata città, antica Calcutta, cuore di Bengàla, Sivaratri festa, qui viene celebrata, ogni anno 13ma notte, dopo luna piena, nel mese Phalguna: il mito narra Shiva, irato scappa in selva, ritira a meditare, tra ombre fresca ganja, lo calma infiorescenza, lui pesta mortaio, aggiunge in vaso latte, bevenda che ama, la usa ogni volta, che abbisogna di calma: cosi trova visione, giusta delle cose, nasce bhang sua sposa, la Parvati-Gayatri, che muta con grazia, sua forma per amore, a raggiungere suo sposo, aiuta situazione; Parvati quella volta, uscì da Fiume Gange, muta in seme ganja, ordina a Ganesa, seminare i campi, fin presso amato Siva, Ganapati poi prepara, fol femmina sen gambo, bevanda Sivaratri, pesta cantando: lena Shankar lena Babulnath! prendi Shankar sii felice, Bululnath bhang, la canapa lavata, macinata con le spezie, semi papavero e zenzero, cannella garofano, bhang servito freddo, 1 bicchiere a testa, prima dei pasti, effetto arriva e resta, fino ad esser sonno, ganja spinge a cantare, cercare in se piacere, meditare e mangiare. |Ganja detta Banga, è locale bevuta, da ospiti bevuta, nella notte santa, estende pensieri, di amicizia amore dio, festa fertilità, avanti a primavera, devoti offron frutti, fiori e foglie datura, al Lingam dio Shiva, digiunano il giorno, a vigilia della notte, Bhang gira intorno: 30 grammi cime fresche, 4 tazze latte caldo, 2 mandorle cucchiai, sminuzza a cardamomo, chiodi garofano e cumino, zenzero cannella, tostati e tritati, miele e acqua conserva; esce yogurt kefir, foglie cime strizzate, pestate in mortaio, fin ridurle a pasta, poi aggiungi a spezie, latte fermentato, tal bevanda prasad, manifesta il sacro, ci dice |Shaugnessy, medico inglese. |Canapa in India, nasce da datura, e da serpenti cobra, entrambe da Siva, |Mansur nella giungla, filava e si vestiva, 1 giorno trova 1 cobra, femmina che si innamora: ogni giorno massaggia, sue mani e suoi piedi, un dì fece con vigore, Mansur soffre e lamenta, cobra femmina pensò, mio Maisur è stanco, come rincuorarlo? si graffia testa ed ebbe, 2 semi gli offre, pianta questi e attendi, piante cresceranno, raccogli foglie in pipa, 1 tabacco fumando, Mansur prese foglie, x errore con acqua, divenne ubriaco, vede e ode se stesso; ma Shiva seminava, orando mantra Banga, suono di guardia, che taglia ignoranza, allinea desideri, e prepara la bevanda, immagina la Devi, offrir dolci mantra; versa su suo Linga, e incubi van via, fuggono i nemici, assieme a malattia, vedi in sogno foglie, usate come cure, segno di fortuna, Lei cura febbre pure. Banga cura febbre, è metodo indiretto, calma Lei gentile, le cause con diletto, fatica si allontana, pur panico e paura, penetra sua mente, dissenteria gli cura. Bhanga assorbe bile, e stimola appetito, lo spirito di Siva, travasa ego Mansur, aiuta attraversare, fame e povertà, e la Devi del vaiolo, cerca di calmar: dea Shitala Devi, è patrona del vaiolo, scongiura malattia, se bhang offron loro, indù fakiri musulmani, venerano Ganja, colei che allunga vita, e confini scalza, in India Afghanistan, segno di fortuna, in sogni e cerimonie, bhang a notte luna. Canapa ha + nomi, in Ottomania e Tartaria, una cura per orecchio, savia rispettata, polvere di sogno, boccone rimembranza, respir del minareto, guida della strada; in sanscrito Bhang, pianta ed ebbrezza, Vighaia risata, Ananda grande gioia, luce degli occhi, di canapa bhanga, son cime fiorite, di verde che incanta. Ganja mille storie, la figlia degli umani, lei emana sua luce, dal palmo delle mani, quando inizia i semi, essuda una materia, di resina e narcosi, respiro di sostanza, stupisce già così, spezia inglese hashish. |CHARAS del Nepal, resina infiorescenze, morbida appiccicosa, raccolta strofinando, piante vive con mani, in pani accumulando, miglior è afghano, marrone scuro fuori, fasciato con lino, firmato con lo stemma, di famiglia azienda, vendute nei bazar, si conserva 2 anni, poi valore cala, forza mensile scende, circa 5 percento; durante mietitura, si alzan spiritelli, salgono alle gambe, fino su ai cervelli, turbinan le membra, scarican orpelli, estatici hashishiya, vivono caroselli. Indù vestiti o nudi, vanno fra coltivi, di Canape fiorite, ed agitan le piante, ricavano churrus, raschiando lor vestito, la resina è venduta, in Kolkata presidio; se in Nepal sono nudi, culies raccoglitori, in Persia si raccoglie, in canapon teloni, churrus grigio scuro, piacevole odore, caldo ed amarogno, tiene acre sapore. Resina o foglie, varia per persona, età pianta e clima, narcotico effetto, euforia e leggerezza, audio-visivo intento: calma nausea e vomito, spasmi e dolori, ansia e glaucoma, allergie e depressioni, su febbre e infezioni, dolori tumorali, |dottor-Moreau a Dakka, usa curar malati, come tutta India, lui testa su se stesso, scrive gioie vita, piacere solitario, Ganja è metà strada, tra alcol ed oppio, se primo riscalda, secondo fredda corpo, ganja si adatta, a persone e pazienti, dissembla ricompone, la mente originale, estingue nevrosi, in pochi minuti, muta percezioni: fantastici panorami, musiche e suoni, penetrano mente, tempo e ritmo fuori, soggetto sa trovare, se stesso in sogno, lucido o confuso, gioia innato gioco; gioia se alterna, feeling depressivi, paura della morte, o nostalgie sorgenti, aumenta pulsare, pressioni del sangue, tremori e vertigo, automazione muscolare; se pazienti loquaci, asciugano saliva, rossore degli occhi, pallore del volto, livor della bocca, e fegato ingrosso, siedono tranquilli, dopo + schiamazzi, e dopo mezzora, inizian loro fatti, i volti degli amici, fanno cambiamento, parole da lontano, arrivano a contempo, ridono pazienti, chiacchieran felici, altri + arrabbiati, lui versa entro narici, goccia olio oliva, a indebolir effetti, oppure offre yogurt, acqua e frutti freschi. Moreau cura pazienti, pure da un abuso, banga ugual pazzia, specie in giovinetti, che viziano per via, antidoto lui dà, succo limone e aceto, Ganja con misura, fa spirito leggero, un ambiente di conforto, nutre fantasia, Ananda ben emerge, al cuore nelle risa. Tsampa tibetano, acqua e burro sale, tiene orzo hordeum, è yogurt del sadhu, 2 cime sgretolate, + cucchiaio olio, sciolto soffritto, sbatte mescia dopo, effetto 6 ore trovo. Raseno narra mito, |MAOMETTO sotto pianta, sdraia nella Mecca, un angelo lo trova, Gabriele cuore leva, lo lava lo ripone, dandogli Al-Borak, cavallo veloce, x andare al cielo, dal Khan suo Signore; insieme Gabriele, Maometto galoppa, fino al cielo blu, e bussa alla porta, Adamo lo accoglie gli da buone parole, Maometto saluta, al secondo cielo muove; qui incontra Noè, terzo cielo Azzael, angel di Morte, che scrive su libro, nuovo nome di bimbi, e cancella passato, poi sale ulteriore, fino sesto piano: incontra Mosè, che piange causa sua, Maometto ha avuto fama, molti + seguaci, Maometto passa oltre, fino ad 1 casa, vede luce Verde, divin color di fata: entra al Mamour, casa di Gabriele, 3 vasi gli son dati, vino latte e miele, Maometto beve latte, Gabriele conforta, se Islam beve vino, smarrisce tale porta. |DeQuincey lo prova, dopo mal di denti, resta affascinato, per 50 anni mangia, poeta scrittore, 80 anni visse, effetti e fantasmi, di sua vita scrisse: tutto Tu conquisti! il povero e ricco, eloquente rovesci, i giudici corrotti, purghi da brutture, di pensieri morti, a corte dei sogni, aiuti miei trionfi, innocente mi rifondi; ho vissuto mille anni, dentro + tombe, nel fango del Gange, e in camere tonde, ucciso ed uccisore, adorato e adorante, sospinto confuso, in tue braccia grande; oppio riattiva, immagini memoria, Penelope che tesse, intreccia rinnova, ricordi e sensazioni, tra loro mescolare, collega eccitazione, mentale a muscolare; chi compiva abuso, pativa molto freddo, pigro ed indolente, gira senza tetto, lascia ogni scopo, entra in ospizi, o muore city strade. Sherazade amava, presso 1 teatro, mille e una notte, ultimo oppio stadio, narcotica ebbrezza, delirio alternato, gioia con feccia, e calma da 1 affanno. |Al-Khidr guru verde, spirito desto, iniziator di Sufi, privi di maestro, viene improvviso, profumo nei paraggi, Salem Alekum! lo appellano i saggi. |Din-Rumi afghano, e poeta di Damasco, |Ibn-Arabi incontra, e fonda sua scuola, Dervisci vorticanti, suo rito tuttora, libera i chakra, a Konya in Anatolia: erranti dervisci, ostili alla scienza, Aziz e bu-Senna, in Numidia e Algeria, insegue e battezza, elargisce samadhi, con suo tamburello, e kaff nelle mani. |Al-Himsi danzava, gridando alte voci, la Verde procura, un bisogno di dolci, dentro a sua scuola, lo vider studenti, col pene orinava, i versi più ardenti: Io sono mendicante, errante compiuto, Vino è inizio, la Verde il rifugio, solletica ano, svilisce il riccone, converte morale, e lombrico in leone; Lei dice segreti, dissecca pre-giudizi, confonde strategie, mostra tutti i vizi, riflette desideri, di un interior padrone, il cobra risveglia, a calor sensazione: le Mille e una Notte, narrano ambiguo, potere che tiene, genio |Aladino, e |Dante e Maometto, descrivono i piani, color verde appare, al fin del |Miraji. Ibn Arab (al-Andalus 1165, Damasco 1240) richiama il ponte culturale e intellettuale unificato tra mondo cristiano, musulmano ed ebraico del Mediterraneo medievale. Se i filosofi greci fossero bizantini e contemporanei di Andronico I, Dante e i sufi di al-Andalus, avremmo un punto di incontro diretto tra filosofia classica, mistica islamica e letteratura cristiana, in metropoli come Costantinopoli e Toledo, hub culturali universali dell'epoca. Andronico I Comneno regnò a Costantinopoli tra il 1183 e il 1185. Dante visse nel 1265–1321, e cita spesso filosofi e conoscenze classiche nella Divina Commedia. I sufi, come Ibn Arabī, scambiano concetti con i filosofi della corte bizantina e persiana come Avicenna. Sefarad è il nome ebraico derivato da al-Andalus, citato nella Bibbia come esilio degli ebrei, in ebraico significa Spagna e diede identità agli ebrei spagnoli come sefarditi. |Haydar fondò la scuola Haidariya per liberarsi dall’ego e unirsi al Divino, nel monastero insegnava a osservare la realtà con mente aperta, senza pensieri ordinari. La foglia sacra, se rispettata e cantata, diventa gazzella che salta nei pensieri e svela segreti. Gazzella e farfalla mostrano difetti e potenzialità, insegnando a riflettere senza giudicare. Chi rispetta la natura e canta con gioia scopre armonia e serenità interiore. Haydar incoraggiava condivisione dei segreti, cura del cuore e contemplazione del mondo. Dopo la morte volle essere sepolto tra i poveri, continuando a nutrire spiritualmente i discepoli: il discepolo, ascoltando il fiume, libera preconcetti e riflette su destino, azioni e umanità, così avanza verso il Sufi verde, simbolo della familiarità col Divino, tramite rispetto e meraviglia. Sophía è sapienza divina che illumina l’uomo, Maat è ordine cosmico che armonizza il mondo. Il Respiro/Spiritus è soffio vitale che porta Sophia e Maat dentro di noi. Lo Spirito Santo cristiano unisce sapienza, ordine e respiro in una forza vivente. Ibn ʿArabī insegna che Dio crea col Respiro del Compassionevole e lo Spirito Sottile attraversa il cuore, che deve diventare trasparente, specchio limpido della luce divina, lasciando scorrere il Respiro o canto continuo. La spiritualità trasparente è vivere come canale del divino, unendo respiro, coscienza e sapienza. Il metodo di Ibn Arabī include purificazione, meditazione sul Respiro e riflessione interiore. La Sema dei dervisci, danza rotante, simboleggia amore e unione col divino, aperta anche alle donne. Le opere al-Futūḥāt al-Makkiyya e Fuṣūṣ al-ḥikam mostrano l'unità dell’essere e armonia tra filosofia e mistica. Tutto il percorso insegna che meraviglia, ascolto, pratica e cuore puro conducono alla conoscenza di sé e del divino. Rispettare la vita, osservare con attenzione e lasciare che il Respiro divino attraversi il cuore sono pratiche chiave per la saggezza.# |HAYDAR-Sheik, riscopre foglia sacra, inizia la sua scuola, Haidariya chiamata, segue scioglimento, da ego più ostinato, unione col Divino, persegue rinnovato: nel suo monastero, Haydar consigliava, mangiar asciutta foglia, che si rivelava, un agile |Gazzella, che in mente saltella, eppur si meraviglia, di cose sulla Terra; Dio la ha lodata, astiene dai commenti, emergono segreti, estraniando le menti, assente il pensiero, da schemi ordinari, allontana tristezza, se canti suoi prati; rimani al tuo posto, elimina tuoi sforzi, insegnante svelerà, i segreti nascosti, incoraggiala cantando, mostrale rispetto, dividila con chi, freme al suo cospetto: chiudi le orecchie, a eterni censori, riempi le mani, senza rimandi ulteriori, se desideri postare, altezzosa gazzella, procur che passeggi, su tal foglia bella; su di Te ora si posa, 1 timida farfalla, batte le sue ali, mostra ogni tua falla, indiana danzatrice, che bene intrattiene, dissecca il seminale, e nel cuore viene. Haydar viveva, tra i |monti-Khorasan, in piccole capanne, assieme i compaesan, esorta molti sadhu, dividere il segreto, curar preoccupazioni, aver cuore sereno: canta sua letizia, danza delle piante, a tutti suoi fratelli, mistico + grande, dopo la sua morte, volle esser sepolto, sotto |Al-fukara, a nutrire sottofondo: mi lavo la faccia, schiarisco la voce, vibro di emozione, canto una sua lode, permetti che realtà, io veda delle cose, così che liber sia, da molte vane spose; passo mio tempo, al mormorio di acqua, con i buoni amici, di esperienza adatta, a quel punto inizierò, riflettere su cose, comprendere opinioni, e intenzion riposte, su essere che parla, cose che son dette, Fato e suoi accidenti, cause e cose fatte, vedere con il cuore, con occhio suo scrutar, la propria idea di umano, a gradi separar; svesto preconcetti, sulla mia identità, io scorro col torrente, Fiume a mormorar, cosi natur divina, io riesca avvicinar, fin che il |Sufi-verde, mi appare familiar. Sophía (sapienza divina femminile) è coscienza divina sapiente che illumina l’uomo; nei primi secoli, Sophia viene identificata col Cristo (Logos di Giovanni: In principio era il Verbo), Sapienza divina incarnata in Gesù. Maat egizia è coscienza divina ordinatrice che armonizza il cosmo, diviene ordine (Kosmos) matematico da apprendere, verità (Aletheia), giustizia cosmica (Dikaiosýnē), e Xristos (Via, Verità e Vita rivelata in Cristo, preso a fondamento di giustizia e salvezza). Respiro/Spirito (Pneûma in greco e Spiritus in latino) è soffio vitale, respiro, spirito, Spiritus Sanctus, dove il respiro divino diventa Persona della Trinità: non solo soffio, ma coscienza viva e agente: è il veicolo attraverso cui Sophia e Maat entrano nell’uomo: quando respiri in modo sacro (consapevole, armonico), nutri la tua anima di coscienza cosmica, ogni atto respiratorio è un atto di filosofia e religione incarnata. Nell’Antico Testamento Dio soffia l’alito di vita in Adamo (ruach in ebraico, che significa soffio/spirito), mentre nel Vangelo di Giovanni, Gesù soffia sugli apostoli e dice: Ricevete lo Spirito Santo, eco delle tradizioni greche ed egizie. Respiro è di nuovo Spirito Santo, che scende sugli Apostoli (Pentecoste): Dio soffia dentro la comunità credente. Lo Spirito Santo nel cristianesimo unisce tutti questi archetipi in un’unica forza vivente: la funzione vitale del pneuma, la funzione ordinatrice di Maat e la sapienza di Sophia. In pratica, lo Spirito è respiro vitale, coscienza e sapienza divine, tutte fuse in una presenza vivente. Sophía (Sapienza divina), Maat (cosmos) e Pneûma/Spiritus (Respiro vitale) confluiscono nello Spiritus Sanctus del cristianesimo di sant'Agostino. Il concetto di respiro/sapienza cosmica, o soffio vitale universale, si ritrova in tutte le tradizioni, dal Prāṇa dell'India al Qi della Cina. Ibn ʿArabī (1165–1240): Muḥyī al-Dīn Ibn ʿArabī (tradotto in Muḥyī al-Dīn, Colui che dà vita alla religione, vivificatore della fede. Abū al-ʿAbbās, Padre di ʿAbbās, titolo onorifico. Aḥmad ibn ʿAlī ibn Muḥammad ibn ʿArabī, Ahmad figlio di ʿAlī, figlio di Muhammad, figlio della famiglia/tribù degli ʿArabī, nato a Murcia (Spagna meridionale detta Al-Andalus ٱلْأَنْدَلُس la regione degli Andalusi), cresciuto a Siviglia, viaggiò in tutto il Mediterraneo (Maghreb, Mecca, Anatolia, Damasco), fu un punto nodale del pensiero filosofico mistico universale, dove Oriente e Occidente, Islam e Cristianesimo, filosofia e poesia si incontrano. Opere principali: al-Futūḥāt al-Makkiyya (Le rivelazioni della Mecca), enciclopedia mistica. Fuṣūṣ al-ḥikam (perle della saggezza), sintesi del suo pensiero spirituale con la dottrina centrale dell'unità dell’essere (waḥdat al-wujūd). Tutto l’universo è manifestazione del divino, il quale si riflette in ogni creatura come in uno specchio. Spiritualità trasparente èil cuore umano purificato che diventa specchio limpido della luce divina, senza. Ibn ʿArabī conosceva bene le opere di Avicenna, soprattutto quelle di metafisica e ontologia (concetti su essenza e esistenza, emanazione e realtà dell’essere), che Ibn ʿArabī trasforma in linguaggio mistico, con una forte enfasi sulla conoscenza diretta di Dio (ma‘rifa). Le Illuminazioni della Mecca (Al-Futūḥāt al-Makkiyya) è un opera enciclopedica che contiene insegnamenti su cosmologia, teologia, esegesi del Corano, pratiche sufi, visioni mistiche, e i cui temi chiave sono l'unità dell’essere (wahdat al-wujūd), realtà come manifestazione di Dio, viaggio spirituale dell’anima. I Noccioli della Saggezza (Fuṣūṣ al-Ḥikam) è un testo più sintetico e filosofico, che analizza i saggi precedenti in noccioli essenziali di saggezza divina, espressa attraverso figure profetiche o santi, con l'obiettivo di mostrare la conoscenza universale e l’armonia tra filosofia e mistica. Ibn ʿArabī, ponte tra filosofia greca, islamica e intuizione dantesca, scrive: nel sufismo, Dio crea il mondo con il Nafas al-Raḥmān, cioè il Respiro del Compassionevole. Questo respiro è lo pneûma greco e lo spiritus latino: atto con cui Dio emana l’universo. Tutto ciò che esiste è segno (āya) del Respiro di Dio. Ibn ʿArabī parla poi di al-rūḥ al-laṭīf, cioè lo Spirito Sottile/Trasparente (Latium significa nascondere): non è un corpo denso, né un concetto astratto: è coscienza pura, senza opacità. La chiama trasparente perché, come il vetro limpido, lascia passare la luce divina senza trattenerla. L’uomo, purificandosi, diventa come questo spirito trasparente: un canale diretto della coscienza divina. Dunque respirare non è solo atto biologico, ma un modo di fare spazio al respiro cosmico, lasciando che lo Spirito passi attraverso di noi senza ostacoli; per Ibn Arabī il cuore (qalb) è il luogo dove il Respiro divino si riflette, ma il cuore deve diventare trasparente: non deformare, non trattenere, non oscurare. Allora lo spirito umano si fonde con lo Spirito divino, cioè l’anima individuale diventa specchio limpido del Tutto. Ibn 'Arabī insegna che la spiritualità trasparente è vivere in uno stato in cui il respiro che ci attraversa non è più nostro, ma diventa il respiro stesso di Dio, che si fa chiaro e luminoso nel cuore. Ebbe Influenza su vari autori del tempo, da Dante Alighieri (molti parallelismi tra la Divina Commedia e i viaggi mistici descritti da Ibn ʿArabī, come l’ascensione celeste alle sfere del Paradiso) a Rūmī (detto Mevlana, cioè Jalaluddin Rumi nell'impero Romano bizantino del 1207–1273): filosofo e poeta persiano, fondatore dei Dervisci rotanti (Ibn ʿArabī lo ispira nella visione dell’amore universale come movimento circolare, detto 'Sema', che unisce al divino; la pratica della Sema, o danza meditativa rotante dei dervisci, ammette anche le donne, che seguono gli stessi movimenti e rituali dei loro colleghi uomini, anche se a volte in contesti specifici per donne), fino alle scuole mistiche del Kashmir (Ibn 'Arabī influenzò il sufismo che si diffuse in India e Himalaya, contaminandosi con lo shivaismo del Kashmir e con il bhakti yoga, e partorendo figure sincretiche come Bab’Aziz, figura chiave di leggende e narrazioni sufi, e i maestri del deserto, monaci anacoreti, stiloti, ecc, fino alla figura di santi moderni come Sai Baba di Shirdi, il cui misticismo universale richiama la visione di Ibn ʿArabī. libro_lucrezio-tupini_analisi.m4a
lume055-Maometto passeggia in riva al mare con sua figlia Fatima e Alì: davanti a loro il mare respira e il cuore ascolta il ritmo dell'universo. Il viaggio del Mirāj insegna che ogni ascesa comincia dall'ascolto: lasciare andare preconcetti e paure, per riconoscere la via nascosta dentro di sé. L'ascolto del Respiro diventa ponte tra terra e cielo: ogni inspirazione accoglie vita, ogni espirazione libera ciò che impedisce al cuore di essere trasparente. Come il derviscio nella Sema gira senza perdersi, così l'uomo può muoversi tra i diversi pascoli della propria esistenza senza abbandonarli: non scegliere un solo campo, ma imparare il ritmo delle stagioni. La transumanza è conoscenza del tempo, il maestro interiore non è un comandante che ordina, ma il cavallo che conosce già la strada. Tu possiedi un cavallo antico: il corpo che inventa movimenti spontanei, la mano che scrive quando trova la metafora giusta, il contadino che riconosce il momento della semina, la sensibilità che sa quando un frutto è maturo. Forse il compito non è trovare il cavallo, ma smettere ogni tanto di tirare troppo le redini. I quattro campi della vita chiedono rotazione armonica: la Terra che nutre, il Sapere che illumina, il Respiro che eleva, l’Amore che scalda. La campagna dona immagini, le immagini diventano insegnamento, l'insegnamento diventa servizio, il servizio ritorna armonia che alimenta la campagna. Pamela sognò un furgone che porta il dono di un letto diagnostico, uno strumento di cura che deve trovare il suo posto. Come usarlo? dove parcheggiarlo? Forse sotto un albero, all'ombra, pronto a partire quando serve, ma senza occupare tutta la piazza: se trova il suo posto diventa un dono. Così anche il suo desiderio di guarire, se occupa ogni spazio diventa una prigione dorata. Come l'acqua raccolta durante l'inverno arriva in estate attraverso il tubo dell'orto, così la saggezza nasce da ciò che è stato conservato nel tempo. Il maestro interiore è questa capacità di sentire dove manca acqua, dove la vita chiede di essere irrigata. come il letto diagnostico cura, ma non diventa un letto matrimoniale, così la saggezza ascolta e orienta i bisogni, ma non li elimina. Così il viaggio continua: non chiederti quale pascolo scegliere, ma quale pascolo oggi ha bisogno della tua presenza; non essere solo la persona che porta tutti i pesi: diventa custode del gregge interiore, che conosce il tempo dello spostamento e segue il ritmo del respiro blu.

166:lume166-|Dante nel Purgatorio, attraversa un percorso liberazione, capovolgendo il punto di vista, da cosmico e interiore, la discesa nell'Inferno, culmina in risalita, lungo il corpo di Lucifero: il poeta come un neonato, rinasce uscendo a testa alta, e giunto al Purgatorio, riceve il dono da Virgilio: il libero arbitrio incorrotto, la doppia corona di equilibrio, e autonomia spirituale. Lasciato il suo maestro, Dante si apre all'incontro, con Beatrice amor sapienza, nella selva dell'Eden, dove Dioscuri e Grifone, Aquila e altri simboli, sono la luce di Beatrice, tappe di trasmutazione, a unire la doppia natura, umana e divina assieme. Il Duomo di Barga rivela, San Cristoforo e Adeodato, viaggio interiore cavalleresco, dove Dante diventa uno, imperatore e papa di se stesso, in armonia tra le leggi, interiori e universali. Il suo viaggio culmina, in unione mistica col cosmo, attraversa i cieli a spirale, come un cavatappi, al centro di ogni rotazione, libertà nasce da unione, tra anima corpo e soffio. Dante si vede tramutare, da capretta a pastore, da smarrimento a esser guida, per elevare le coscienze, caprette sono anime in cerca, che diventan carro di fiori, strumenti bellezza e purezza, in luce colori del Grifone, oro bianco e vermiglio. Grifone è il Cristo binario, divino e umano assieme, maschile e femminile riunite dentro lui, la donna in lui è Beatrice, tripartita nei colori, bianco rosso e verde, le tre fasi di alchimia. Dante nel fiume con Beatrice, fanno bagno al chiar di luna, nell'acqua fresca del torrente, tra olivi riflessi nella sera, rito di purga silenzioso. Dante riceve in Purgatorio, un rimprovero d'Amore, Beatrice lo accusa di aver scelto, il dolore sordo a sua missione, far vittimismo è sacrilegio, poiché si volge a sofferenza, tradendo luce innata in Sé. Il Salmo 30 appartiene la cura, canto e danza di redenzione, dove il pianto scioglie il cuore, in un pentimento purgatorio, viaggio interiore che lava, le passioni mal dirette, in traumi e falsi amori.| Purgatorio di Dante (riassunto): il viaggio spirituale è un percorso di purificazione dell’amore, che è il motor immobile di ogni azione e virtù. Virgilio spiega come ogni anima sia naturalmente mossa dall’amore, ma spesso questo è deviato: troppo attaccamento ai beni terreni o amore rivolto al male genera peccati come superbia, invidia e ira. Gli Accidiosi rappresentano chi ha frenato il movimento dell’amore dentro di sé, bloccando la crescita spirituale. Dante incontra figure simboliche come Francesca, Lucia e Matelda, guide dell’iniziazione spirituale, e attraversa visioni allegoriche del Paradiso dove le virtù teologali si manifestano. Nel cammino, la purificazione serve a correggere gli amori mal diretti, per ritrovare il vero bene e la felicità eterna, ottenibili solo attraverso umiltà e pentimento. Nel viaggio con Virgilio, Dante osserva scene scolpite nel marmo che narrano storie sacre, come quella di Traiano, simbolo di giustizia divina. Si immerge in simbolismi che uniscono scienza, filosofia e misticismo, esplorando l’anima come entità eterna capace di soffrire, amare e crescere. Nel Purgatorio, le pene delle anime sono metafore di purificazione: gli invidiosi con gli occhi cuciti e i ladri trasformati per liberarsi dal peccato. Marco Lombardo interviene per affermare la libertà umana contro il determinismo stellare, sottolineando che il vero potere è nell’uomo che sceglie, e chiarisce che il male nel mondo è effetto della libera scelta umana, non di una necessità astrologica, e invita a coltivare il libero arbitrio per elevarsi. Il poema racconta poi l'arrivo di Dante all’Equatore, dove osserva i ladri puniti da serpenti velenosi che li trasformano in cenere e li fanno rinascere, metafora della lotta e della purificazione spirituale. Tra le anime ladre c’è Vanni Fucci, che confessa il suo peccato e profetizza futuri conflitti politici a Pistoia. Il viaggio di Dante continua tra visioni, insegnamenti, simboli e una profonda riflessione sull’anima, l’amore, il peccato e la redenzione. La parte finale del viaggio svela il Quarto Sigillo: lo Spirito, immobile e quieto, dentro l’eterno ESSERE di Dio, mentre l’Anima vive un eterno DIVENIRE, danza perpetua tra forma e sostanza. Oltre le porte d’argento e d’oro, si apre il mistero dell’elevazione spirituale, dove la sofferenza si trasforma in luce e l’anima, attraverso umiltà e carità, si specchia nella Verità eterna. Così il viaggio termina, ma anche ricomincia, perché chi apre la porta con chiavi d’argento e oro, entra in un perpetuo cammino di scoperta, in un cerchio senza fine, dove ogni passo è nuovo, dove ogni ferita è un varco verso la luce, e ogni parola del Poema è un riflesso dell’Anima, che si specchia nel cristallo eterno della Verità.# Virgilio spiega il Purgatorio, relazione amore-anima, in Quarta Cornice ingresso, Dante vede gli Accidiosi, che hanno amato con il freno, Amore con mal tardato remo, motor immobile che tutto muove, è prodotto d'Amore, su cui possiamo agire, ad ogni intensità, o lievemente o forte, secondo forza nostro cuore, comunque è sempre Amore. Accidiosi hanno impedito, scientemente il movimento, hanno incatenato |Eros: né Creatore o alcun creatura, fu mai senza amore, naturale o d'elezione, natura sempre è senza errore, ma l'altro puote errare, per sbagliato mal obietto, o per troppo o poco vigore; finché amore è diretto, verso il primo bene, equilibrato verso gli altri, ovvero i beni terreni, non può cagionar mal diletto, ma quando si indirizza al male, o corre al bene troppo o poco, è allora la Creatura, che opera contro suo Creatore, dunque ben comprendi, che Amore è in voi semente, causa d'ogni virtute, e d'ogni azion che merita pena. Amore e anima bipolare, Amor smarrito o deviato, amor che ha perso la via, unica colpa che contien le altre, dei dannati e dei purganti, così come dei viventi. Virgilio ci ricorda, nostra vita è sol problema Amore, che sol lui ci regala, la virtù oppur l'errore, anche eccesso Amor del Bene, poiché amore mai agisce, contro salvezza proprio soggetto, le creature son sicure, rispetto all'odio di se stesse, poiché nessuna creatura, può esser separata, dal disio di salvezza, è anche impossibile odiare, la propria redenzione. solo amore mal diretto, vuole il male del prossimo, e nasce in tre modi: vi è chi spera primeggiare, calpestando il suo vicino, desiderando ch'esso perda, ecco superbia-Leone; vi è chi teme perdere potere, favore onore e fama, se un altro lo supera, per cui si rattrista, e desidera superarlo, ecco invidia-Lince; e vi è chi sembra adombrarsi, per aver ricevuto un'offesa, allor desidera vendetta, e predispone il male altrui, ecco ira-Lupa. Dante chiama Dio, Intelligenza di Materia, Forza della Natura, uomini agiscono per disio, di salute e salvezza, e ognuno in ter si sente salvo, quando artiglia il suo piacere, nostro amore più è deviato, più salvi ci sentiamo, quando naufraghiamo, dentro piacer poesia, allontanando da sapienza, siamo fragili terreni, dove amar male del prossimo, è nostra misura di SALVEZZA: ho mentito e ho corrotto, ho ricattato per salvarmi, ho eluso e complottato, congiurato e tradito, soltanto per salvarmi!, ho aperto gli arsenali, ho massacrato i civili, ho affamato i bambini, sempre solo per salvarmi! VASO che il SERPENTE ruppe, sol nel tempo storia, lo ascolti al telegiornale che, dice quanta gente si sta salvando, annientando nazioni intere, amore deviato giace al mondo, ingravidandolo di male. Prime tre cornici Purgatorio, chi ha amato il male d'altri, superbi invidiosi e iracondi, in quarta cornice gli accidiosi, che hanno incatenato Eros, in ultime tre cornici, chi ha amato i ben terreni: avar prodighi golosi e lussuriosi. Questo triplice amore, punito in Cornici sottostanti, ciascun confuso un bene apprende, nel qual si queti l'animo e disira, ognuno cerca di raggiungerlo, sconta la giusta pena, dopo il pentimento. Uomini intendano salvezza, lor felicità su terra, ma spesso innamoriamo, di felicità sbagliata, che non radica o da frutto, in mezzo a persone infelici, che credono esser felici, ma ora che sei grande, che hai anima hai conquistato, puoi guardarti attorno, e cercare da solo Dante! presagio a due Corone, di Dux e Sacerdote. |Popè: mbomo a mon vuta, omboma wi re ererya. Dyen ererya o Koto n'ererya; Ombwiri w'adombina, w'a mane ererya IT: quel Pitone si è srotolato, pizio fa paura, esser preso da spavento; quando ombwiri diventa vecchio, non fa più paura. Dante risponde al test, profession sete di Amore, dove si dirige la tua anima? al suo piacere immediato e futuro, Amore mi trova e legge, sempre pronto ad accoglierlo e viverlo, ad ogni grado e intensità che posso, venga Amore in qualsiasi tempo, da vivo e da morto, sempre mi troverà col viso aperto, anima pronta a tutti i suoi colpi, deboli o forti che siano, piacer dell'anima mia! Dante risorge i sensi, acuti prensili e curiosi, guarda i fiori nuovi freschi, iniziazione è femminile, le tre soglie superate, nelle mani di una donna, Francesca Lucia e Matelda, le donne dei tre ingressi, Inferno Purgatorio e Paradiso, Francesca è prima nello Inferno, mentre in soglia Purgatorio, Santa Lucia mutata in aquila, lo porta in volo sopra, mentre in soglia Eden, incontra Matelda a coglier fiori, paragonata a Proserpina, Lei lo bagna in fiume Lete, portandolo a Beatrice. Matelda è suo passato, che da Francesca torna opposto, nobil guardiana della Soglia, assolve compito doloroso, con lacrime agli occhi, soffre per Dante a morire, caddi come corpo cade, a poter proseguire il viaggio, Seconda Morte dei Misteri, alle illusioni del mondo, al nostro sguardo orgoglioso, alle ferree convinzioni, della grande finzione, scopri conquista Vero Amore. Francesca e Matelda, complici in missione, diagonale 43-93, incrocia il centro eternità, svela un'altra risonanza, aquila-Lucia porta Dante, alla soglia Purgatorio, dove umile è costretto, a chieder Angelo Guardiano, permesso poter entrare; poi in canto 93, Dante incontra aquila-Giovanni, che senza l'umiltà, offre il suo testamento, tuo poema amore scritto, per amore degli umani, quattro donne con Maria, che intercede presso Dio, per far Dante immortale, a poter regger sua visione. Torna il passato nello specchio, trasfigurato in Proserpina, che coglie fiori di un amore, non sbocciato tempo prima, storia narrata al contrario, Francesca riprende sua vita, risorge in centesimo canto, Lei che indica la strada, e la missione del poeta, ricercar amore vero, pizzicando quattro corde, a produrre sinfonia, cui Dante va abituarsi, per incontrar Beatrice, sinfonia d'amor risorto, trainato dal Grifone. Cantando come donna innamorata, Matelda continua dicendo: beati coloro i cui peccati, sono coperti dal perdono! e come ninfe in ombre boschi, la donna inizia risalir fiume, costeggiandone la riva, io la seguo e adatto il passo, il fiume svolta verso levante, luogo di iniziazione, la donna tutta a me si torse, ovver si volse e parla a me, fratello mio guarda e ascolta, un baglior percorse la foresta, e diventava più splendente, bianca luce che annuncia, la fase Albedo in cielo Luna, arriva una lunga processione, trionfale corteo di Beatrice, che si ispira a san Giovanni, nel suo libro apocalisse: un carro in su due rote triunfale, al collo d'un grifon tirato venne, sette alberi d'oro candelabri, che camminano da soli, lascian dietro scia infinita, di sette arcobaleni, i sette doni Spirito Santo, sapienza intelletto e consiglio, fortezza scienza e pietà, e il timore di Dio, 24 vegliardi bianvestiti, 24 libri Testamento, coronati a fiordalisi, 4 animali con sei ali, con migliaia occhi pavone, sono i 4 Vangeli, poi 3 ninfe danzanti, una rossa verde e bianca, Tre Virtù teologali, Fede Speranza e Carità, esse ispirano la Pizza, altre 4 ninfe danzanti, vestite rosso porpora: Forza Sapienza e Giustizia, e Temperanza con tre occhi, vede passato presen futuro, poi il Carro ekklesia trionfante, trainato dal Grifone, allegoria del Cristo, Beatrice siede in Carro, 1 vegliardo degli Apostoli, san Luca san Paolo, tiene spada in mano, è riflesso stesso Santo, 4 umili vegliardi, son le lettere di Pietro, Giovanni Giacomo e Giuda, poi 1 vegliardo Apocalisse, retro a tutti un vecchio solo, dorme e chiude il corteo, tutti onorano il Grifone, Gesù Gristo motor carro, che raffigura umanità, su cui siede la Beatrice: colui che chiude il corteo, sei tu caro Lettore, che con estasi vai uscire, dalla linea letterale, verso quarta dimensione. La chiave d'oro dell'ANGELO, guardiano al Purgatorio, si moltiplica a miliardi, e miliardi vite vissute, tutte diverse incluso Dante, che rinasce a nova vita, rinnovato in corpo e spirito, come ri-nascita di Adamo, cioè Umanità tutta, sigillo alfa e omega, qui finisce e qui comincia, Poema giostra rotante, che coinvolge ogni Lettore, nel ritorno al Tutto, canto 99-100-1, son Tre canti in Uno, ovvero Un canto in Tre, son Trinità Creante; così termina il 99: E cominciò santa orazione, nel 100 arriva San Bernardo, con Preghiera alla Vergine, strumento di creazione, 1 Eterno Essere, contiene il 5 Intelligenza, in Eterno Divenir materia. Dante conquista anima intuitiva, cioè lo sguardo che si apre, a intuizione del divino, Zen somiglia apocatastasi, questo progetto d'Amore, a cui non puote fin mai esser mozzo! questo tempo verrà, ma durata attesa è in chi NON VUOLE, poichè il vaso che serpente ruppe, è Umanità sempre salva, nella mente di Dio, ma sol se Uomini Vogliono, concretizzano il progetto, ciascun individuo per se stesso preso, specie se soffron pene Inferno, arrendendosi all'Amore. Dante conduce alla Certezza, perché non puote fin mai esser mozzo, Croce di Loto vien da melma, nell'Inferno Malebolge, e anche qui sta la Certezza, umani schiavi son dal forse, Alighieri ne era cero: la lega e il peso della fede, è ben passata per tue mani, ma dimmi se la possiedi, Sì possiedo tal moneta, così lucida e tonda, che nulla resta incerto a me, e come stella in me scintilla; a Pietro apostolo risponde, tale Fede è il suo Poema, e a Giacomo risponde, che Speranza è il suo Poema, indica strada di salvezza, a Giovanni poi risponde, che Carità è il suo Poema, scritto con Amore per Amore; canto 43 di Lucia, traccia Via di Elevazione, che conduce ad Adamo, canto Testamento segreto, opposto a Candida Rosa; 44 ingresso al Purgatorio, oltre soglia Angel Guardiano, Dante entra in Tempio intaglio, col decreto della pace, che aperse il ciel lungo divieto, dinanzi a noi parea verace, quivi intagliato atto soave, giurato ch'el dicesse Ave! perché vi era imaginata, quella che alto amor volse la chiave, e avea in atto impressa esta favella, Ancilla Dei in cer si suggella; sculture in marmo bianco, ritrae tra Dio e uomo, Gabriele venne in Terra, col decreto della pace, sospirata in tanti anni, aprì il Cielo dopo il divieto, così reale avanti a noi, scolpito in soave silenziosa, avrei giurato dicesse Ave! raffigurata era Maria, che girò chiave per aprire, l'alto amore di Dio, dicendo Ecce ancilla Dei! come figura sulla cera, Cristo annunciato qui è descritto. |Popè: mbomo a mon vuta, omboma wi re ererya. Dyen ererya o Koto n'ererya; Ombwiri w'adombina, w'a mane ererya IT: quel Pitone si è srotolato, pizio fa paura, esser preso da spavento; quando ombwiri diventa vecchio, non fa più paura. Dante risponde al test, profession sete di Amore, dove si dirige la tua anima? al suo piacere immediato e futuro, Amore mi trova e legge, sempre pronto ad accoglierlo e viverlo, ad ogni grado e intensità che posso, venga Amore in qualsiasi tempo, da vivo e da morto, sempre mi troverà col viso aperto, anima pronta a tutti i suoi colpi, deboli o forti che siano, piacer dell'anima mia! Dante risorge i sensi, acuti prensili e curiosi, guarda i fiori nuovi freschi, iniziazione è femminile, le tre soglie superate, nelle mani di una donna, Francesca Lucia e Matelda, le donne dei tre ingressi, Inferno Purgatorio e Paradiso, Francesca è prima nello Inferno, mentre in soglia Purgatorio, Santa Lucia mutata in aquila, lo porta in volo sopra, mentre in soglia Eden, incontra Matelda a coglier fiori, paragonata a Proserpina, Lei lo bagna in fiume Lete, portandolo a Beatrice. Matelda è suo passato, che da Francesca torna opposto, nobil guardiana della Soglia, assolve compito doloroso, con lacrime agli occhi, soffre per Dante a morire, caddi come corpo cade, a poter proseguire il viaggio, Seconda Morte dei Misteri, alle illusioni del mondo, al nostro sguardo orgoglioso, alle ferree convinzioni, della grande finzione, scopri conquista Vero Amore. Francesca e Matelda, complici in missione, diagonale 43-93, incrocia il centro eternità, svela un'altra risonanza, aquila-Lucia porta Dante, alla soglia Purgatorio, dove umile è costretto, a chieder Angelo Guardiano, permesso poter entrare; poi in canto 93, Dante incontra aquila-Giovanni, che senza l'umiltà, offre il suo testamento, tuo poema amore scritto, per amore degli umani, quattro donne con Maria, che intercede presso Dio, per far Dante immortale, a poter regger sua visione. Torna il passato nello specchio, trasfigurato in Proserpina, che coglie fiori di un amore, non sbocciato tempo prima, storia narrata al contrario, Francesca riprende sua vita, risorge in centesimo canto, Lei che indica la strada, e la missione del poeta, ricercar amore vero, pizzicando quattro corde, a produrre sinfonia, cui Dante va abituarsi, per incontrar Beatrice, sinfonia d'amor risorto, trainato dal Grifone. Cantando come donna innamorata, Matelda continua dicendo: beati coloro i cui peccati, sono coperti dal perdono! e come ninfe in ombre boschi, la donna inizia risalir fiume, costeggiandone la riva, io la seguo e adatto il passo, il fiume svolta verso levante, luogo di iniziazione, la donna tutta a me si torse, ovver si volse e parla a me, fratello mio guarda e ascolta, un baglior percorse la foresta, e diventava più splendente, bianca luce che annuncia, la fase Albedo in cielo Luna, arriva una lunga processione, trionfale corteo di Beatrice, che si ispira a san Giovanni, nel suo libro apocalisse: un carro in su due rote triunfale, al collo d'un grifon tirato venne, sette alberi d'oro candelabri, che camminano da soli, lascian dietro scia infinita, di sette arcobaleni, i sette doni Spirito Santo, sapienza intelletto e consiglio, fortezza scienza e pietà, e il timore di Dio, 24 vegliardi bianvestiti, 24 libri Testamento, coronati a fiordalisi, 4 animali con sei ali, con migliaia occhi pavone, sono i 4 Vangeli, poi 3 ninfe danzanti, una rossa verde e bianca, Tre Virtù teologali, Fede Speranza e Carità, esse ispirano la Pizza, altre 4 ninfe danzanti, vestite rosso porpora: Forza Sapienza e Giustizia, e Temperanza con tre occhi, vede passato presen futuro, poi il Carro ekklesia trionfante, trainato dal |Grifone, allegoria del Cristo, Beatrice siede in Carro, 1 vegliardo degli Apostoli, san Luca san Paolo, tiene spada in mano, è riflesso stesso Santo, 4 umili vegliardi, son le lettere di Pietro, Giovanni Giacomo e Giuda, poi 1 vegliardo Apocalisse, retro a tutti un vecchio solo, dorme e chiude il corteo, tutti onorano il Grifone, Gesù Gristo motor carro, che raffigura umanità, su cui siede la Beatrice: colui che chiude il corteo, sei tu caro Lettore, che con estasi vai uscire, dalla linea letterale, verso quarta dimensione. La chiave d'oro dell'ANGELO, guardiano al Purgatorio, si moltiplica a miliardi, e miliardi vite vissute, tutte diverse incluso Dante, che rinasce a nova vita, rinnovato in corpo e spirito, come ri-nascita di Adamo, cioè Umanità tutta, sigillo alfa e omega, qui finisce e qui comincia, Poema giostra rotante, che coinvolge ogni Lettore, nel ritorno al Tutto, canto 99-100-1, son Tre canti in Uno, ovvero Un canto in Tre, son Trinità Creante; così termina il 99: E cominciò santa orazione, nel 100 arriva San Bernardo, con Preghiera alla Vergine, strumento di creazione, 1 Eterno Essere, contiene il 5 Intelligenza, in Eterno Divenir materia. Dante conquista anima intuitiva, cioè lo sguardo che si apre, a intuizione del divino, Zen somiglia apocatastasi, questo progetto d'Amore, a cui non puote fin mai esser mozzo! questo tempo verrà, ma durata attesa è in chi NON VUOLE, poichè il vaso che serpente ruppe, è Umanità sempre salva, nella mente di Dio, ma sol se Uomini Vogliono, concretizzano il progetto, ciascun individuo per se stesso preso, specie se soffron pene Inferno, arrendendosi all'Amore. Dante conduce alla Certezza, perché non puote fin mai esser mozzo, Croce di Loto vien da melma, nell'Inferno Malebolge, e anche qui sta la Certezza, umani schiavi son dal forse, Alighieri ne era cero: la lega e il peso della fede, è ben passata per tue mani, ma dimmi se la possiedi, Sì possiedo tal moneta, così lucida e tonda, che nulla resta incerto a me, e come stella in me scintilla; a Pietro apostolo risponde, tale Fede è il suo Poema, e a Giacomo risponde, che Speranza è il suo Poema, indica strada di salvezza, a Giovanni poi risponde, che Carità è il suo Poema, scritto con Amore per Amore; canto 43 di Lucia, traccia Via di Elevazione, che conduce ad Adamo, canto Testamento segreto, opposto a Candida Rosa; 44 ingresso al Purgatorio, oltre soglia Angel Guardiano, Dante entra in Tempio intaglio, col decreto della pace, che aperse il ciel lungo divieto, dinanzi a noi parea verace, quivi intagliato atto soave, giurato ch'el dicesse Ave! perché vi era imaginata, quella che alto amor volse la chiave, e avea in atto impressa esta favella, Ancilla Dei in cer si suggella; sculture in marmo bianco, ritrae tra Dio e uomo, Gabriele venne in Terra, col decreto della pace, sospirata in tanti anni, aprì il Cielo dopo il divieto, così reale avanti a noi, scolpito in soave silenziosa, avrei giurato dicesse Ave! raffigurata era Maria, che girò chiave per aprire, l'alto amore di Dio, dicendo Ecce ancilla Dei! come figura sulla cera, Cristo annunciato qui è descritto. Virgilio dice a Dante, non guardare solo un punto, allor io mossi sguardo e vidi, a destra scolpita un'altra storia, e mi accostai per vederla, meglio coi miei occhi, era intagliata in marmo stesso, lo carro e buoi trae arca santa, dinanzi è gente tutta quanta, divisa in sette cori, e un mio orecchio nulla ode, mentre l'altro sente e canta, in concerto coi miei occhi, che fan lungimiranza; similemente al fumm incensi, rendea discordi li miei occhi, che credevan fosse vero, e il mio naso annusa nulla. Arca Santa è preceduta, da Davide autor di Salmi, che danzava a veste alzata, era un re di fronte a me, e affacciata a un gran palazzo, Micòl osserva ciò stupita, come una donna indispettita; tal distorsione sensoriale, nelle parole di Maria, nel profumo incenso e canti, generati in quiete marmo, divino irrompe nell'umano, e umano irrompe nel divino, Davide danza seminudo, innocente allegro par giullare, che vale molto più di un re, canta l'Arca della Legge, che lo ha incoronato re. Canta e danza a offrir sua gioia, al suo Signore ma Micòl, lo guarda contrariata, negli sguardi dei censor. Io mi mossi dal punto, per guardare un'altra storia, oltre Micòl bianca nel marmo, è raffigurata un alta gloria, virtù Traiano imperatore, spinse Gregorio a vittoria, una vedova accanto al suo cavallo, in lacrime addolorata, intorno molti cavalieri, e le aquile imperiali, si muovevano al vento, la pover donna sembra dire: Signore rendimi giustizia, per mio figlio ucciso soffro, e lui parea risponder: aspetta finchè sarò tornato, e la vedova addolorata, mio signor se tu non torni?, e Traino rispose chi sarà al mio posto esaudirà tua richiesta, la donna rispose, il ben fatto da un altro che gioverà a te, se dimentichi il tuo dovere? Traiano disse stai tranquilla, faccio il mio dovere avan partire, lo vuol giustizia e pietà qui. Leggenda narra che Traiano, morì prima di dar vedova giustizia, ma sua sete di giustizia, lo fà risorgere da Inferno, per assolvere suo compito, nel Poema brilla insieme a Davide, nell'occhio dell’Aquila, dentro la divin Giustizia, che annuncia incarnazione, nel discendente Cristo, nella tribù di Davide, sua stella è Anello Salomone, sentinella opposta a Giustiniano, nel canto di Sofia: l'ho amata e cercata, ho desiderato farla mia sposa, amante sua bellezza, ho pregato venisse a me, a saper cosa mi mancava, e che cosa fosse accetto a Dio, essa aveva comprensione, e mi avrebbe guidato in mio lavoro, tenuto sotto sua tutela. Campagna viva e vivace, e bosco in cima al Purgatorio, Dante fà il botanico, parte dal seme sparso a terra, dal vento e da tempeste, inumidito dall'acqua, attecchisce e germoglia, cresce come i funghi, erba verde agli animali, a volte dannosa ad agricoltura, piante erbacee infestanti, per Dante exemplum paragone, per personaggio o situazione, come Giunco Gramigna e Loglio, inaspettato beneficio. Spelta grano e Verbena, pianta erbacea a fusto rigido, cita Pier delle Vigne, a spiegar metamorfosi in alberi, di anime dei suicidi. Anima separa dal corpo, è inviata da Minosse, nel settimo cerchio poi germoglia, somigliando a erba indistinta, poi si muta in cespuglio, infine in pianta da bosco, tre stadi vegetativi. Festuca erba da pascolo, quan si tramuta in secco stelo, offre paragone coi dannati, congelati in ghiaccio Cocito. Loglio Lolium temulentum, erba tossica paragonata, ai frati allontanati, dalla regola francescana, ma distinto da Lolium perenne, che è cibo per uccelli. Dante paragona Gramigna, a umiltà di Fabbro Lambertazzi, e Bernardin di Fosco, giunti alte cariche politiche, preservarono umanità, Gramigna pure infestante, ricopre il carro della Chiesa. Trifoglio che contadino estirpa, paragona a falsa opinione, che nobiltà di nascita equivale, a nobiltà di animo, Beatrice paragona a Ortica, che aiuta poeta coscienza, della via traversa intrapresa. Canna e cannuccia di palude, Papiro Edera e Giunco, nel primo canto Purgatorio, vede in scena Catone, iniziazione catara, cinger fianchi col giunco, accostarsi all'acqua e lavarsi il volto, Dante aspirante perfetto, dei catari preparati, a cerimonia consolamentum. Catone assume la funzione, di consolato-maestro, invita Dante a pronunziar adesione, ripetendo parole dell'anziano: vengo a Dio va dunque, a voi e alla Chiesa, e al vostro santo ordine, a ricevere perdono, e misericordia miei peccati, che li lavi il viso, e ogni sudiciume quindi estingue. |Ovidio muta Cadmo e Aretusa, il primo in serpente e l'altro in fonte, lo fà poetando io non lo nvidio, ma fronte a fronte lui mai trasmuta, serpente può diventar Ladro, e ladro diventar Serpente, che a sua volta ritrasmuta. Cadmo usa quarta arma, contro il serpente azzurro, come serpente a sei piedi, controfigura Drago alchemico, rebis del due in uno, daimon tradito abbraccia il dannato, e come Giuda gli morde guance, poi con forza del suo fuoco, si fonde a lui in ibrido mostro, Rebis doma un drago alato, sempre vinto e ma mai ucciso, San Giorgio pur ferisce il drago, battuto e vinto mai ucciso, protende fauci pronte a ghermire, IO material istinto profondo, drago sorveglia il giardin tesori, ha occhi infuocati e non dorme, senza riposo né stanchezza, difende mele d'oro in Esperidi, dove Ercole incontra il Drago, che riconosce ogni iniziato, e scaccia ogni indegno al tesoro, mostrando il volto terrificante, guardian di Soglia, impedisce ad incauto, di bruciar tappe senza inizi, a cui fornisce giuste chiavi, a chiarir passato: se sta in terra terrorizza, se sta in cielo volatilizza, è sia farmaco e veleno, guastatore oppure saggio, combatter lui è contro egoismo, Drago domato mai ucciso, così da proseguir cammino; ciò che è vile è nobilitato, come il piombo elevato a oro, mistero del quaternario, unito al ternario, nei sette cieli pianeti, quattro elementi e tre sostanze, zolfo sale mercurio, natura inferiore unita a superiore. Dante cita Azoth opera aurea, di Basilio Valentino, pellegrino arriva da lontano, caricando ogni linguaggio, con archetipi del mondo, per lambirci alla speranza, lui si è fatto Mercurio, Adamo Ulisse e Cristo, si è fatto ermetico e alchimista, pitagorico e astronomo, per parlarci di Materia: i filosofi mi chiamano Mercurio, mio sposo è l'oro antico, son Drago ovunque in terra, padre madre giovan vecchio, forte gracile morto e risorto, visibile e invisibile, duro e molle scendo in terra, poi riascendo al cielo, grandissimo e piccolissimo, leggerissimo e pesantissimo, in me ordine è Natura, color numero e misura. Dante fattosi Mercurio, purezza alla dialettica, a incontrar sua Venere-Beatrice, dolcezza Filosofia, nell'Eden virginale, sotto il segno della Vergine, noi con lui scesi a terra, e poi saliti al cielo, con sembianze Cristo-Serpente, come dicono i peyotisti, il mercuriale caduceo, che ci insegue e spinge a Stelle, nel cammino sempre intriso, di compassione pietate, Dante riesca ad ammaliarvi, voi-noi che siamo Adamo, e siamo Ulisse costretto, da maggior forza a varcar limite, afflitti e confortati, da dote intelligenza, perché il sublime in vita vive. ETERNO DIVENIRE, in Alighieri Jung ed Hillmann, Anima eterna infinita, che soffre sua missione, incessante trasformazion, ri-creazione di sé, che da Spirito differisce, ETERNO ESSERE compagno. Anima piange e soffre, ride e ama con noi, si diverte e impara insieme, spera e dispera assieme a noi, a volte ci lascia soli, se ne va se la scartiamo, diviene un anima dannata, che ha abbandonato individuo, perché non alimentata, ma resta con noi pure dannata, perché eterna e in ogni cosa, ubiqua e ambigua esiste o meno, doppia natur come Dioscuri, curata e nutrita col suo cibo, anima si ciba di anima, cioè storie fiabe e narrazioni, di dannati purganti e beati, Dante Poema ed Agrobuti, Sapienza di Anima rispecchia, diventa Francesca o Farinata, Beatrice Ovidio oppur Virgilio, e ci trasformiamo in tale rito, lor continuano con noi, senza fine Anima eterna, va costruita ogni giorno, cucendo un pezzo di mantello, come rivela Cacciaguida, con lingua immagini o di sogno, amor per Alighieri, che di immagini ci nutre, dentro gli occhi di Beatrice, fino a farle dire, non sol miei occhi è paradiso, noi formiamo e siam formati, rispecchiati in umiltà, poichè accedere a un racconto, è viver trama salutare, Amore spinge verso il mondo, che in Umiltà rendiamo humus, canto 50 Marco Lombardo, vescovo cataro a Concorezzo, parla di anima e di amore, collegata al Polo Nord, Sigillo del Corpo, non desiderare donna d'altri: la colpa de la Invidia, trae forza e corde dallo amor, è molto dolorosa, cura con canti Amore. Cornice che punisce, il peccato di invidia, Guido conosce colpa, disio di roba di altri, Mosè decimo comandamento, ferita d'amor di anima, è ferita di orgoglio. Francesca custode dell'Inferno, donna uccisa per amor Invidia, AMOR non può aver possesso, sebbene noi lo trasformiamo, come fosse un conto in banca, a difender nostro orgoglio, poichè Eros ci spaventa; noi figli di Caino, che uccide il suo fratello, per INVIDIA D'AMORE, così Pietro prova un poco, quan Cristo è per Giovanni, sempre Invidia d'amor. Virgilio dice a Dante, comprendi parol di Guido, egli conosce il danno, del suo maggior peccato, non ti stupir se gente umana lo rimprovera, perché essa stessa possa, evitar provare quel dolore. Invidia spinge a sospirare, perché i vostri desideri, si concentrano sui beni, il cui possesso diminuisce, quanto più li si possiede, ma se l'amore di Empireo, torcesse in alto vostro disio, non vi sarebbe timor al petto, in quanto più numerosi in Cielo, son coloro che godon bene, tanto maggiore è posseduto, e più carità arde in quel luogo. Amor non sia oggetto, di scambio o di possesso, che si rischia di spartire, così bilancio resta in rosso, ma se ti specchi al Cielo, comprendi Amor valore in sé, più si alimenta e più aumenta, non spartito ma moltiplicato, come detta sua natura. Dante non comprende, come un ben distributo fà più ricchi, che se fosse goduto da pochi, Virgilio gli risponde, tu pensi ancor cose terrene, così ricavi tenebre da luce, ovver procedi a tentoni, ma tema d'anima e d'amore, lo infinito e ineffabil bene, tanto si dà quanto trova ardore, sicchè quan carità di ognun si estende, tanto più cresce in lui l'eterno bene, e quanta più gente lassù s'intende, tanto più bene vi è da amare, e tanto più si ama, l'amor riflette da uno all'altro, come la luce da uno specchio. E se la mia ragion non ti disfama, vedrai Beatrice pienamente, ti torrà questa e ogni altra brama, affrettati dunque a far spente, le altre cinque Piaghe, come hai già fatto con le prime due, che scompaion grazie al tuo pentimento. Dante è preso da visioni, vede Maria indulgente al figlio, scomparso perché si fermò, a parlar coi dottor del Tempio, ma con dolcezza lei lo accoglie, pur con rimprovero leggero, poi vede Pisistrato re, che si rifiuta uccider amico, che baciò in pubblico sua figlia, che faremo a chi ci vuol male, se condanniamo color che ci amano? poi vede Stefano che muore, lapidato da folla inferocita, vedevo lui chinarsi a terra, morente volge occhi al cielo, orando all'alto Sire, nonostante tanta guerra, che perdonasse suoi persecutori, con quell'aspetto che genera pietà. Quando mia anima tornò in sé, e percepì cose reali esterne, riconobbi aver avuto visioni, dal contenuto veritiero, il mio maestro mi vedeva, come un uomo che gradual si sveglia, che cosa hai che non ti reggi in piedi? e hai camminato mezza lega, con occhi velati e gambe impacciate, come chi è gravato dal vino o sonno? Le visioni in Purgatorio, causan estasi a Dante, da cui Virgilio lo scuote, per la prova che li attendeì, nel dominio dei Dioscuri, che inducon conoscenza, mansuetudine che oppone, al fumo d'ira vista prima. Mi vidi giunto altra Cornice, ancor rapito altra visione, vidi in un tempio molte persone, O dolce padre mio, ti dirò ciò che mi apparve, quando le gambe mi furon tolte, ma Virgilio rispose, se tu avessi cento maschere, vedrei comunque tuoi pensieri, ciò che vedesti è necessario, d'aprir lo core a l'acque di pace, che da eterna fonte son diffuse, io ti dimandai per darti forza al piede, così convien frugare i pigri, a camminar quan tornan vigili. Noi andavam per lo vespro, fissando gli occhi al sole basso, ed ecco a gradi farsi avanti, un fumo oscuro come notte, dal qual non puotesi scansarsi, ci tolse occhi e l'aere pura. Dante sosta poco tempo, nella cornice d'Invidiosi, con occhi cuciti a fil di ferro, poiché ho peccato lievemente, volgendoli ad invidia, la mia anima ora teme, la Cornice dei Superbi, il tormento carico macigno, già pesa su mie spalle; se abbiam ferite invidia, cerchiamo di saperlo, al fine alleggerirci, a salir sfera infinita, entriamo dentro tenebre, con questo peso sul cuore, e a tentoni procediamo, in aere sozzo coi Poeti. Marco Lombardo parla a Dante: chi sei tu che nostro fummo fendi, e di noi parli come se tu fossi ancor vivo? Dante si presenta, e inizia conversazione, su anima e libero arbitrio, e aumentan pesi sul cuore, lo mondo è diserto di virtude, e di malizia gravido e coverto, ma priego che m'addite la cagione, sì che la veggia e la mostri altrui, giacchè chi dice influenze astrali, altri comportamenti umani; frate lo mondo è cieco, e tu vieni ben da lui, Voi che vivete dite ogni cagione, vien dal cielo stelle, come se tutto movesse, secondo necessitate, se così fosse in voi fora distrutto, libero arbitrio e giustizia, che per ben reca letizia, e per male reca lutto. Male congiunge a umanità, ingravidandola altro Male, a molti animali si ammoglia, ciechi di anima e di occhi, lo cielo i vostri movimenti inizia, non dico tutti ma poniamo, che distinguiate il bene e male, lume v'è dato a bene e a malizia, e Liber Volere possedete, che se fatica a prime battaglie, con gli influssi ciel astrali, poi vince ogni cosa, purché venga ben nutrito. Voi liberi soggiacete, a maggior forza e miglior natura, che voi chiamate Dio, che crea vostro intelletto, che il cielo astrologia, non tiene in suo potere; però se mondo attual disvia, in voi è la cagione, io te ne darò dimostrazione. Marco astrologo afferma, la stella inclina ma non determina, marchia indole e modo d'essere, ma non genera anima intellettiva, che sol noi conquistiamo, combattendo dura lotta, contro il cielo influsso, e offrendo giusto nutrimento, a tale Forza Dio-Natura, rimarremmo sempre uguali, a ciò che siamo essenza, pur oscillanti da poggia ad orza. Libero arbitrio e libertà, sono due cose diverse, il primo ci fa scegliere, fra inabissamento o elevazione, la seconda si conquista, sol se si sceglie elevazione, si diventa fuoco naturalis, e non più si torna indietro. |Alighieri eletto priore, in campagna elettorale, gestita da imprenditori, che taglian fuori aristocrati, entra in Medici e Speziali, che ha simbolo corporativo, il caduceo mercuriale, due serpenti scendenti, dalle due ali della croce; conobbe Arte trasformazione, di erbe in rimedi alambicchi, suono secco del mestiere, la fatica delle mani, la linfa strade borgo, un maniscalco e un falegname, un rilegatore libri, un vasaio col suo tornio, donne chin sul tombolo, fan bozzetti ricami, gran Commedia della Vita, labirinto intelligenza, del villano e del pastore, che nel rigido febbraio, ha poco foraggio per sue bestie, quan brina in su la terra, sotto stelle dello Acquario, vede bianca sorella neve, si leva e guarda la campagna, a interrogare il clima, a mezzo intelligenza; dove il ponte era franato, s'improvvisa carpentiere, a trovare un buon percorso, lungo macerie del franato, nella salita Dante è spinto, anche da mani di Virgilio, e di spuntone in spuntone, arduo reggersi da soli, tra le dieci Malebolge, unico ponte franato, si cammina su macerie, dentro un nuovo Passaggio. Dante è arrivato all'Equatore, nulla è come prima, il corpo sale a intelligenza, senza fiato nei polmoni, quando fui arrivato in alto, non potevo seguir oltre, mi sedetti e lui mi disse, convien che tu proceda, se vuoi avere fama, onde una voce uscì dal fosso, a formar parol sconnesse, io volto in giù vedevo scuro, allor chiedo al maestro, di raggiungere il margine, a guardar pozzo ripugnante, in cui son dannate anime ladri, vidi un groviglio di serpenti, tutte specie diverse, memoria e sangue ancor mi scipa, Libia non vanti con sua sabbia, anche se produce chelidri, iacule cencri e anfisibene, assieme Arabia ed Etiopia, non ebbe mai tanti pestiferi, tra questa cruda e triste copia, correan genti nude e spaventate, sanza sperar pertugio od Elitropia, pietra che rende invisibili, e cura morsi dei serpenti, avean man legate dietro con serpi, che insinuavan coda e capo, e si annodavano sul ventre: un serpente si avventò, contro un dannato presso noi, e lo morse sulla nuca, dove collo a spalle annoda, quello si accese e bruciò, e diventò cenere a terra, poi cener si raccolse, e tornò alle sue sembianze, come Fenice mor rinasce, dopo cinque secoli di vita, e non mangia semi o erba, ma sol lacrima Incenso e Cardamomo, in suo ultimo nido fatto, di foglie nardo e Mirra, in cima a tremula Palma, come un che cade sen saper causa, per forza di demon che a terra tira, od ostruzione di un meridiano, e quando rialza intorno mira, tutto smarrito in grande angoscia, ch'elli ha sofferta guarda e sospira, tal peccator levato poscia, Oh potenza divina severa! assesti cotai colpi per vendetta! Ovidio arriva in commedia, e porta metamorfosi prodigio, il serpe col morso velenoso, brucia e fà cenere il dannato, che da ceneri rialza, dolorante e intontito, senza aver capito l'accaduto: qui il Drago mercuriale, o Serpente Basilisco, realizza mutazion materia, pria che sia putrefatta, infuocata e incenerita, Fenice è il traguardo, la rinascita dell'uomo, fuoco creatore in alchimia, dissolve tenebre di morte, da natura uman che opprime. Tutti tal ladri irredenti, miman Resurrezione, senza saper mai nulla, opposto al mistero Croce, vendetta perfida e sarcastica, diviene eterna condanna, un dannato morto e risorto, è Vanni Fucci pistoiese: lo duca il domandò chi ello era, ei rispuose io piovvi da Toscana, in questa fossa crudele, volli vita bestial non umana, come il bastardo che fui, son Vanni Fucci detto bestia, e Pistoia mi fu degna tana, Dante lo conobbe in vita, e gli chiese il suo peccato, mi duol più che tu m'hai colto, ne la miseria in cui mi vedi, che de altra vita fui tolto, io non nego quel che chiedi, in giù son messo perchè fui ladro, alla sagrestia arredi sacri, e diedi colpa ad altri, ma ora ascolta mio annunzio: Pistoia in pria guelfi Neri esilia, poi Fiorenza rinnova gente e modi, a liberarsi dei Bianchi, Marte attirerà da Val di Magra, oggi detta Lunigiana, un vapor igneo fulmine, cioè Moroello Malaspina, che sarà avvolto a nere nubi, e con tempesta impetuosa e agra, sovra Campo Picen fia combattuto, nel territorio pistoiese, repente spezzerà ogni guelfo bianco, te lo dico a che doler ti debbia! Ladro di cose sacre, e di libertà innocenti, che fan galera al suo posto, fà un amara confessione, con briciolo dignità, cosciente di sua colpa, si vergogna di esser visto, all'inferno da un vivo, ma rivincita si prende, rivelando fin dei guelfi bianchi, per il piacere di ferire, usando intelligenza, nei modi a fare inganno, ecco i truffator mercati, schiavi al poter danaro, tra i peggior dannati, più di omicidi e traditori, sono i pubblici ladroni, che derubano le genti, vanno in questa Bolgia, che ha rotto i ponti mondo, il più grave dei delitti, aver tradito intelligenza, come strumento CONOSCENZA, donata agli umani, con mediazione del Serpente, tenuto a bada da Maria. Siamo al canto 25, dove dolore Intelligenza, è di esser abbandonata, alla totale incoscienza, della sua potenza, i ladri muoiono e risorgono, nello stato inebetiti, Serpenti identici ai Centauri, son Maestri traditi, e dai Ladri trascinati a inferno, forman loro dannazione, lasciano intatta intelligenza, tranne capire il perché, son condannati a morire, e a risorgere al dolore; il ladro a fin discorso, le mani alzò con foglie fiche, grida a Dio canto 75, dove sta la Croce Cristo, sul diametro equatoriale, da indi a ora mi son serpi amiche, perche una gli s'avvolse al collo, come a dir non vò che dici altro! e un altra legò attorno sue braccia, bloccando ogni movimento. Dante esprime amicizia, per entità dette malvage, amicizia da indi a sempre, come rispetto che provò per Nesso, maestro Centauro che elevò, suo corpo a intelligenza. Vanni Fucci fugge via, poi vidi un centauro pien di rabbia, che dicea dov'è quell'empio? la Maremma ha meno bisce, di quel che lui avea sulla groppa, là dove inizia aspetto umano, sovra sue spalle e dietro coppa, con ali aperte giace un draco, che infiamma chiunque intoppa; Virgilio disse questi è Caco, che sotto rupe di Aventino, di sangue fece spesso lago, non va coi suoi fratel centauri, per furto che frodolente fece, del grande armento a lui vicino, onde cessaron sue opere biece, sotto la mazza di Ercule, che forse gli diede colpi cento, e lui morì avanti al diece. Alighieri presenta Caco, coperto in spire fuoco e serpi, Drago alchemico filosofico, che brucia chiunque incontri, Ercole lo uccide, perchè ha rubato mandrie, nel parco di Bomarzo, dimora di Vicino Orsini, lo squarta spalancando cosce, e i capelli sparsi a fiamme. Ercole è iniziando, in sue dodici fatiche, uomo trasmutato in Cristo, che fa eco al canto 100, Ercole è altra Fenice, ha vinto il fuoco col fuoco, alla fine sua oper vita, è bruciato dai veleni, della camicia di Nesso, innalza pira e accende fuoco, dove si auto-immola vivo, così viene assunto a Olimpo, figura mistica eleusina, risorge dal suo sepolcro, doppia Xristos Cronologia. Canto 25 è dedicato, a cercatori e pionieri, a Intelligenza di Materia, vital scintilla del Creatore, vibrata a materia inerte. Alighieri scava in essa, mentre Virgilio parlava, è Caco se nè andato, tre spiriti venner sotto noi, dei qual nessuno se ne accorse, finchè gridaron chi siete voi? allor smettemmo di parlare, io non li conoscea, mentre uno nomina un altro, Cianfa dove è rimasto? io dissi al duca ascolta attento, apri gli occhi caro lettore, ciò che dirò non ti stupisca, io stesso credo a stento quel che vidi; mentre li guardavo attentamente, un serpente con sei piè aggredì un dannato, con piè di mezzo avvinse sua pancia, e con li anterior prese le braccia, poi addentò una e l'altra guancia, li diretani a le cosce distese, e miseli la coda tra mbedue, e dietro per le ren sù la ritese, Edera Ellera mai si abbarbica così tanto, come fece la orribil fiera, avviticchiato a membra del dannato, poi s'appiccaron come calda cera, a mischiar loro colore, così che nessun dei due, parea quel che era, come una carta che brucia, di color bruno tra nero e bianco, li altri due guardavan gridando, ahimè Agnello come ti muti! vedi che non sei più né due né uno, e le due teste diventan una, e ci apparver due figure miste, in una faccia fuse insieme, e le quattro membra si fan due braccia, cosce gambe ventre e petto, divenner membra fuor mai viste, ivi ogni aspetto ora è casso, due e nessun imago perversa, e tal sen giò con lento passo. Il ladro si taglia fuori, da un percorso di Salvezza, via diritta e di libertà, Serpente daimon tradito, continua a fondere il dannato, in seconda metamorfosi, dopo cenere fenice. Anima serpe divenuta, fugge in bolgia sufflando, l'altro dietro gli parla e sputa, poi volse spalle appen formate, e disse all'altro io vò che corra, carpone a terra come io feci, perché il Serpente è Intelligenza, che arroga a sé la Conoscenza, e non tollera che quella, sia prestata per ladrocinio, inabissamento alla Materia, se non considerata sacra, viene intesa maledetta, un ponte rotto che ha separato, Uomo da Dio nel paradiso, quan scelse strada Conoscenza, ascoltando solo suo Serpente. Così vidi in settima bolgia/zavorra, ladri mutar e trasmutare, coi miei occhi assai confusi, e il mio animo smagato, quei non potea fuggir nascosti, ch'io scorgessi Puccio Sciancato, il solo a non essersi trasformato, in quanto reintegrato. Dante alla Porta |PURGATORIO, mimetizzata da un solco, una ferita della roccia, ci appressammo tre gradini sotto, bianco marmo pulito e terso, ch'io mi specchiai in esso, come un Cristallo di rocca, il secondo è tinto più peperino, riarso dal sole come diaspro, lo terzo di sopra ammassiccia, porfido fiammeggiante, come sangue fuor vena spiccia, sovra questo tenea le piante, l'angelo di Dio, sedendo in su la soglia, mi sembiava pietra diamante. Ora il rito delle due chiavi, divoto mi gittai a santi piedi, misericordia chiesi che mi aprisse, ma tre volte al petto pria mi diedi, Sette P su fronte mi descrisse, col punton de la sua spada, e Fa che lavi quan sei dentro, queste piaghe disse l'angelo, che ha vestito color Cenere, o terra seccata al sole, sotto mantella trasse due chiavi, una d'oro e l'altra argento; pria osò la bianca e poi la gialla, facendo me contento, disse Ogni qual volta una di queste, fallisce a girare in toppa, non s'apre questa porta, quella d'oro è più preziosa, ma l'altra chiede molto ingegno, e arte per aprire, perché quella scioglie il nodo, le ho ricevute da san Pietro, che dissemi ch'è meglio, errare ad aprir porta, piuttosto che tener serrata, purchè la gente ai piè si atterri, ovver sia penitente. Con umiltà ho inginocchiato, chiedendo misericordia, e colpendo il cuore ho svelato, il dolor che lo abitava, entrate per quel che siete, umili e sofferenti, se desiderate una risposta, siate coscienti vostre piaghe, se ne avete volontà, saran chiuse vostre ferite, spariranno mai esistite, il mio vestito del Poema, è color cenere o terra scavata, e comunque la giriate, è sempre uguale a se stessa, accontentatevi di narrazione, ma se scavate trovate altro. Sotto la veste son due chiavi, prima usate quel d'argento, poi quella di oro, se si muovon bene entrambe, la porta si aprirà. Chiave dorata è più preziosa, ma a quella argento serve arte, intelligenza che solleva, il velame de li versi strani, sono un dono di san Pietro, apostolo su cui sta tal poema, pietra di Pace e Conoscenza; se vi presentate in umiltà, anche a costo di sbagliare, SEMPRE aperta sarà porta, del Poema tra le righe, le mie parole col vostro argento, ciop intelletto di mercurio, rispecchierete vostra vita, col vostro oro-spirito-zolfo, e qualcosa sempre troverete, in sincronia al 93, XXVI del Paradiso, canto delle 4 Aquile, dàimon di quel territorio, conversan Dante con Giovanni, di amore e di scrittura, di occhi e santa Lucia, cui Dante fu assai devoto, per guarigione di cataratta, Poeta resta accecato, dalla luce di Giovanni, non può vedere la Beatrice, Giovanni insiste a far dialogo, rimanendo cieco come Omero, o Edipo accecato in Yorosolima, con la pena di cecità, che pur applica Andronico, guardarti dentro per cercare, risposta al quesito Carità, Testamento Spirituale, di Dante il pellegrino: dove s'appunta anima tua? al suo piacere tosto e tardo, mi legge Amore lieve o forte, Chi drizzò arco al tuo bersaglio? Cotale amor che in me fà impronta, quanto più bontade in me comprende, ciò in cui si fonda questa prova; Di tutte sustanze sempiterne, ti farò vedere ogni valore, di qua là giù sovra ogni legge, oltre ogni limite e divieto, Senti altre corde tirarti a lui? ciò che spera ogni fedele, che poi è amore e sempre amore, Lettor vedrai le cose eterne, in cielo e terra e oltre le leggi, regolamenti e catechismi, tremanti avanti allo Infinito, io Dante avrei ancor trasvolato, altre terre lingue e nazioni, usate tutte a urlare a te, che se non bevi l'Assoluto, come puoi dir che vali qualcosa? che dannazione e Inferno, smarrimento e terrore, perdersi e arrancare, cercare e sbagliare, sperare e disperare, ogni cosa è oro all'anima, diamante a sua fatica, quarzi per sue lacrime, diademi al suo piacere, che poi è amore solto amore, sempre amore in tutte corde, la corda speranza a ogni fedele, della mia stessa fede, intrecciata a corda conoscenza, che si acquisisce vivendo, cercando e creando: conoscenza viva del Poema, si fonda in Verità di Amore, unico oggetto di speranza, che capovolge ogni canto, valor semantico in Commedia. Le porte aperte al 43, dove Dante sogna, seguono al 93, dove Dante non vede, fanno scattare chiave d'oro, insegna accedere al divino, perché il divino è ciascun noi, per legge Amore e di Umiltà, spinta benefica fà uscire, fuori da noi estasi è, ci fa muover verso il Mondo, e verso Ordine del Cosmo, Umiltà viene da humus, abilità a render fertile, aisthesis anima disio, realtà nostra che sappiamo, collettiva e individuale, spinta che percepiamo, quando avvolti dalle tenebre, del sogno o da cecità, sguardo alchemico profondo, rivela Via di Elevazione, in 4 vie sapienziali; sacra Dozzina ci rincorre, con 4 Triadi di valzer, Infinito ed Emanazione, Traguardo e Ricreazione, che religione cattolica, traduce in dogma Trinità, ipoteca accesa su Dante: 1 Eterno Padre, 2 il Figlio eterno mediatore, a mezzo di lui tutte le cose, sono state create, 3 lo Spirito Santo, eterno soffio vitale, 4 quattuor ancora una volta 3, Materia che via Spirito, mai cesserà di crearsi, a infinito ritmo del 3. TUTTO ritorna a UNO, visione esacatologica, come le triadi terzinate, dei canti di Dante, infinita catena creante, delle rime in armonia, e che torna sempre a uno; scesi a patti con Eternità, e con Libero Arbitrio, di sceglier farvi parte, di là di contingenze sorte, nessun cambia destino, ma la tua sola Libertà, è condividere eternità, accettare il mito fede, Cristo mediatore eterno, che esiste da sempre, oltre il tempo Storia, accetti allor comprendere, che abitiamo in casa eterna, con occhi a contemplarla, a ogni meridiano e parallelo, in diverse lingue e storie, Sacre Triadi di creazione, di caduta eternità, credere a una Fiaba, come narrata ai bambini, fà rendere alchimisti, in un percorso rovesciato, che raggiunge il punto zero, o punto del Mistero, bellezza è il giusto fine, della fatica umana. Secretum del Poema, rivel che noi possiamo attinger Anima, se possediamo un Corpo, e possiamo attingere allo Spirito, sol se possediamo Intelligenza, cioè esperienza di esistere, ci apre porta all'Infinito, in questo vivere mortificato, mal-trattato e dolorante, si esperisce il sublime, ecco enigma forte e folle, che solve Dante in selva oscura, smarrimento in infinite, deviazioni di nostre anime, ci insegna a fare il 51, rincorre in tenebre sua gioia, come sua unica salvezza, alla cieca inconsapevole, come sappiamo fare. Dante confessa aver distolto, gli occhi da Beatrice, dal suo dàimon personale, custode al suo destino, tradendo se stesso, la più grave deviazione, si perde in false lusinghe, della mondana felicità; se amor deviato a lui è peccato, che riguarda tutti noi, Purgatorio Inferno e Vivi, nel can-can di alienazione, che vieta andar verso se stessi, e produce omologazione, impero alienante e avvilente, che omologa anche i vegetali, e li aliena da loro stessi. Ma nel coraggio singolo individuo, diverso e diversificato, si ripon vera salvezza, ciascun per se stesso preso, come conferma Dante, m'apparecchiavo a sostener guerra, di fatica e compassione, narrata ora senza errori, da anima intellettiva, dalla mente che non erra. se sfera bolla di sapone, è il massimo energia, anche Poema si fà sferico, raggiunge il massimo potenziale, fatelo muovere a universo, come rota igualmente mossa, forse perde i punti cardinali, dalla proiezione piana, ma non perderà mai, sacra coniunctio anima-corpo, come fosser sola cosa, in doppio pinnacolo gotico, simmetrico e compatto, solitario nel molteplice, affogando nostre forze, indebolendo muscoli e ossa, corroborando la visione, di anima intelletto, e percepiamo noi stessi, dal fuoco veniamo e lui torniamo, il raggio angelico ci scova, dentro cieca oscurità, sotto Arco di Fuoco, e nella luce di Empireo, si annida tenebra di selva. IO SOL UNO in corpo immortale, ho contemplato da immortale, la eterna divinità, IO SOL UNO in corpo mortale, sono stato restituito, a terrestrità infernale, fai muover questa sfera, e troverete il moto perenne, si muove 8 rovesciato, infinita schiera di esistenze, in due mappe tolemaiche, 100 e 1 fan caduta, da empireo adamantino, fino al piombo saturnino, che ci consegna a selva oscura, dove triforme amor quaggiù si piange, nel canto 51, blocca i passi di Dante, incarnandosi in tre belve, del canto numer 1. Amor deviato arreca dolore, a noi al mondo e agli altri, Amor deviato ci distrugge, quando invidiamo il mondo, è paradosso della Lince. Amor deviato pur ci annienta, quando disprezziamo il mondo, paradosso del Leone. Amor deviato ci massacra, quando amiamo massacro di altri, è paradosso della |Lupa; ragioniam sulla realtà, in anagogico esempio, alcolizzati o mercenari, che distruggono ogni cosa, branchi Centauri incatenati, ancor ai loro zoccoli, prede dei tre amor deviati, e allora capirete, esistenza è problem d'Amore, nella sera del 51, cioè fatica compiuta, nel risultato raggiunto, risuon con alba dell'1, che è inizio del viaggio, e della fatica da compiere: se canto di usignolo, stride con l'urlo disperato, di chi chiede pietà, miserere di me! e già sol tal risonanza, fà capir |ELEVAZIONE, a contemplare la potenza, della TRASFORMAZIONE, senza tener strozzato, in gozzo un urlo di pietà, così mai viver cominciar! altri invece disinnescan gole, perché quell'urlo non esca, non mutando in usignolo, cacciati fuori con violenza, da un mondo antico-sapienziale, dove Dante visse, a unire il suo interiore: molti nevrotici infelici, cercan successo senza volerlo, reputazione o matrimonio, confini in stretto orizzonte, svuotan lor vita di contenuti, ma se riescono acquistare, una più ampia personalità, loro nevrosi assai scompare, cerca risposte alla tua vita, adeguate e non di altri, ascolta i miti di ogni tempo, e i sogni mondo interiore, per agganciar mondo ancestrale, e sperimentar natura vera, che ben si accorda con se stessi, uomo cominci a guardar se stesso, le sue radici soggettive, a rinnovar spirito eterno, allor seguirà la società, che è somma di uno in trino segno, unicità di ogni destino, dice Alighieri è il sol che conta, giorno che nasci oppure muori, m'apparecchio a sostener guerra, sì del cammino e della pietate, ritrarrà la mente che non erra. Corde d'arpa orchestrate, da Maria Castronuovo, e han vibrato insieme al cuore, e mi considero felice, tutto arriva da lontano, per essere scritto nuovamente, stiam volando Sole e Saturno, stiam vivendo gran risveglio, Alighieri esorta te, alzar gli occhi e guardar stelle! Terza Triade 49-50-51, appare Angelo Misericordia, perpendicolare al miserere, gridato in primo canto, primo passo alla salvezza, chieder pietà a noi e gli altri, fantasmi storici compresi, primo esempio irradiazione, unite ora i due punti, con linea perpendicolare, pizzica in arpa essa irradia, vibrazione Misericordia. Tutte linee del disegno, funzionan come corde arpa, mistero dell'amore, di come aumenti intorno a noi, rispetto amor che provi, Marco Lombardo nel 50, ci racconta che anima dovrà, lottar duo con il cielo, a scoprir meglio di sé, e Virgilio al 51, continuerà parlar di amore, insegna che spiriti Purgatorio, stan pagando lor espiazione, perché lor anima accolse, una forma deviata di amore, che pur sempre amore è, Terzo Sigillo appare anima, territorio di amore; triade 74-75-76, regna Mistero Redenzione, crocefissione del Cristo, e distruzion Gerusalemme, Beatrice cita imperfezione, di anima in 4 elementi, l'uomo invece ha dono eterno, da parte del Creatore, entra ciel Venere in 75, Dante incontra Carlo Martello, parla del Daimon che rappresenta, eternità di tale dono, poi nel canto 76, incontran due beati amanti, una prostituta e un inquisitore, massacratore di albigesi, altro nome per catari; furon salvati poichè, si affidarono a tal dono, Quarto Sigillo appare Spirito, dono immobile e quieto, dentro un eterno ESSERE, il territorio di Dio, mentre l'Anima eterna, vive un eterno DIVENIRE. libro_quintachiave_giorgio-dante.m4a
lume166-Labirinto è una struttura, psichica da abitare, una forma dell'ascolto, come coclea di orecchio interno, qui la psiche si organizza, come un sistema di soglie, che crea immagini ricorrenti, per attraversare intensità, e regolare un tuo contatto. Il primo livello è mezzi trasporto, (auto camion e corriera), strumenti controllo e orientamento, modi d'Io mentali e direzionali, spesso nei sogni questi mezzi, non arrivan mai a destinazione, si bloccano o ribaltano, trovano ostacoli o deviazioni. Segue una fase intermedia: mare spiaggia e onde anomale, qui emerge inconscio come forza, più ampia d'Io controllo, ciò che umano ha costruito, ma è continuamente minacciato, da ciò che è antico e impersonale. Segue poi fase spostamento: il corpo sostituisce i mezzi, il moto diventa cammino, salita piano a carponi, fino a immagine vertigine, di attraversare stati intensi. Sognare il labirinto-coclea, concentra il viaggio interno ascolto, l'orecchio simbolo di soglia: ricezione e vulnerabilità, punto passaggio tra i mondi, psichici e fatati. Sogni e immagini ricorrenti, ponte o salita e labirinto, orecchio oppure onde del mare, descrivono tutte stessa cosa: traversar soglie senza perdersi. In parallelo emergono in corpo, reazioni intense affettive, commozione e regressione, sensazion di indegnità, attivazioni corpo istintive, tra i sistemi di attaccamento, allarme e vitalità; quan qualcosa di buono arriva, può diventare troppo intenso, per esser contenuto, allora sistema nervoso, crea risposta in sequenza: contatto poi apertura, poi vulnerabilità e indegnità, infine una chiusura, in cui il corpo sa trovare, strategie a rallentare, abbassarsi andar carponi, per mantener regolazione. Sia lavoro esperienziale, restare a lungo in sensazione, senza fuggire in spiegazione, aumenta la soglia di tolleranza, a intensità dell'esperienza, ti sia d'aiuto un analista, che faccia da contenitore.

341:tarot03.III -lume341 |IMPERATRICE di Bisanzio, Teodora Comnena, rappresenta abbondanza e intelligenza insieme, riflessione, erudizione, senso pratico e grande ambizione: colei che con le sue grandi capacità e la caparbia volontà, è in grado di dare vita a tutte le cose. Indica anche. Carta favorevole nei rapporti familiari, influenza in senso positivo le carte vicine. Indica l'azione positiva di una persona che ci è cara: madre autoritaria ma comprensiva. Carta rovesciata: può indicare sterilità, aridità nei sentimenti, sperpero, vuoto anche sentimentale, inutile e infruttuoso spreco, vanità. Coltiva ciò che ami, porta prosperità e crescita. Nutrimento e abbondanza, progetti idee e strategie, attività sul piano astratto, purificazione creativa, parte terrestre della donna, indipendenza libertà pensiero alternativo. Donna in trono e corona in testa, ha in mano scettro col globo, sormontato dalla croce, con mano destra regge scudo, con aquila araldo partorita, due ali aperte sulla schiena. Quanto pensate di esser belli, sembra dire dalla carta; rapporto con la madre, sue influenze educative, su morale ed erotismo, che ci portano a indagare, come vivo ed ho vissuto, magnetismo mio sessuale, rivolto al dare o altro uso, e saper avere relazioni, dentro e fuori la famiglia. Carta volontà caparbia, reca vita a tutte cose, anche a riflessione, nei rapporti familiari, influenza positiva, le carte a lei vicine, o una persona che ci è cara, madre forte e comprensiva. Carta rovesciata, può indicare aridità, in sentimenti o vanità, in alchimia è calcinazione. FAUL: giovane |Rosa che sfidò, l'odio dei nemici, come Giovanna d'Arco, ma per questo rifiutata, dalle suore di clausura; dopo la sua morte, papa Alessandro IV, la fè traslar su baldacchino, fin dentro al monastero, che in vita la respinse, realizzando allor suo sogno. BOSCH: La sposa perfetta, come la madre ideale, non è una serva ma una |regina-amazzone, e il suo cuore palpita dei suoi desideri, nno di quelli altrui. CINA 64: Prima del Compimento. AFRO: |Iemanjà per Alice, Dea del mare, amore materno e protezione, Nostra Signora del Mare. Venere quinto cielo. BOCCACCIO: La vita è un camino d'amore senza limiti di età, però chi ricopre cariche pubbliche, mantenga discrezione e moderazione. |Settembre3, chi guarda ad ogni vento non si mette mai in mare| |MAGGIORANA profuma, dolce origano sia, speziato e pungente, Persa erba amica, viene da oriente, origina in deserti, amica di asceti, ispira bontà verde, Persica gentile, in terre soleggiate, |Origano-cugina, radici superficie, spighe rosa-viola: fresca od essiccata, amata in cucina, adatta in gargarismi, persa amica sia; perenni fusti eretti, a inizio fioritura, colgo foglie e cime, essicco in ombra, divido cespi fiorite; aroma funghi salse, legumi e vini erbe, insalate-in-pomodori, + sonno |stimolante, infusa sedativa, |antispasmo e |digestiva, pure bagno-schiuma, antireuma |sudativa: se combatte bene, sincope |vertigini, amica Maggiorana, lascio presso figli, calma nervosismo, vince indigestioni, risolve meteorismo, aiuta sensazioni. 
lume341-Maggiorana fiaba persiana, di un principessa che perse il suo servo, e il dolore di quella perdita, diventa una chiamata. Il servo appare uno specchio in cui, una parte della sua identità prende forma: quando quella presenza scompare, viene meno uno specchio. La sua anima cercava completezza, desiderio di sentire la propria esistenza, confermata da un legame reciproco. Il potere e la sottomissione, sono linguaggi simbolici, attraverso cui emerge la poesia, di appartenere a qualcuno, e sentire che qualcuno appartiene a noi. Maggiorana cercò il suo domestico e trovò solo una stanza aperta al vento; non era il comando che mancava, né il gesto abituale del servizio, era lo specchio in cui riconosceva una parte segreta di sé. Quando una presenza svanisce, due rive si scoprono lontane, e il ponte che le univa diventa nostalgia e silenzio. L'inconscio cerca completezza, e la perdita è una risonanza interrotta, poichè nessuno sostituisce chi ha custodito un frammento della nostra storia. Maggiorana erba gentile d'oriente, calma il cuore agitato, e veglia presso figli e viandanti, un suo infuso aiuta l'anima ad apprendere e abitare il vuoto, senza fuggirlo, a ritrovare dentro di sé, la metà che sembrava perduta. |Maggiorana persiana, insegna che ciò che sembra perduto, chiede di rinascere all'interno, lei amica degli asceti, ispira bontà e verde gentilezza, in terre soleggiate, fresca od essiccata, adatta a funghi e salse, legumi e vini all'erbe, insalate di pomodori, lei stimola il sonno, come infusa sedativa, su nervosismo e indigestioni, |antispasmo e |digestiva, è antireuma |sudativa, combatte sincope e |vertigini, solvendo il meteorismo. Oracolo della metà perduta: Persa aiuta sensazioni, in ogni legame autentico, riconosci come tua metà, la luce che avevi affidato all'altro, poiché il ponte resiste in te, invisibile nel cuore.

354:tarot16.XVI -lume354 |TORRE (Maison Dieu) o Torre: Sii aperto ai cambiamenti radicali e nuove verità; dopo il diavolo appare Dio, dopo la punizione, crollo presunzione, orgoglio e falsa opinione, ecco opportunità insperate, gioia illuminazione, capacità di usare propri doni/talenti, abbondanza anche economica, focolare domestico, monastero, fabbricato o feto in arrivo, fallo gioco. Torre ha per tetto una corona, viene scoperchiata da una lingua di fuoco, mentre due figure umane cadono al suolo e piccole sfere riempiono l'aria. Biblica torre di Babele, talmente alta che Dio punì gli uomini confondendo il loro linguaggio. Monito alla presunzione umana e all'ambizione sfrenata (peccato di superbia), a cui segue, come insegna I ching, la caduta e la rovina, di una situazione che si fondava sulle nostre presunte capacità intellettuali o materiali. La torre insegna che ogni essere vivente è abitato da una forza mistica incontrollabile, a cui talvolta ci si deve affidare e mai combattere, poichè il fulmine distrugge la torre e la ricostruisce dalle sue ceneri, paragone a una madre partoriente e a tutti i fenomeni estremi, come |adorcismo/esorcismo, |orgasmo, morte improvvisa, |crisi-mistica. FAUL: colossale Torre Damiata, presso il monastero di |SanBernardino, fondata sul celebre decreto del Desiderio, e più volte smantellata e ricostruita a causa di sanguinose lotte cittadine tra fazioni e casate, in quanto simbolo di potere, divenne infine proprietà della famiglia Cocco. BOSCH: Distruzione, nelle rovine di ciò che un tempo era bello ora abitano i diavoli. AFRO: |Iroko-albero che connette cielo e terra, visibile e invisibile; rottura o fine di un ciclo, lacrime. BOCCACCIO: simbolo di pene eretto trionfante e sensuale; il tetto pericolante allude alla incostanza dello stato di eccitazione. CINA 23: La Frantumazione, Cina 28, La Preponderanza-del-Grande. |Abbondanza-o-bisogno molti rovina| |SILFIO di Cirenaica, cugina di finocchio, parente di Ferula, è Ferula tingitana, o Thapsia garganica, radici sub-incise, a Primaver estratta. Ferula tingitana, semi a forma cuore, cresce in deserto, incenso ai templi Ammone, in geroglifi egizi, indica idea cuore, congiunta a eros dea, aiuta contraccezione, nel governo egizio, fà nascite controllo, in luogo scarso di acqua, e poco cibo attorno. Gomma-resina radice, di colore rossa, simile a mirra, detta Laserpitium, miscelata a intestini, di mosca |Cantaride, in oasi Sida Libia, ne fanno bevanda, contraccettivo orale, abortivo e antidoto, a velen serpi e piante: ogni 2 settimane, donna beva infuso vino, aiuta mestruazioni, prevenir gravidanza, frutti Silfio su ferite, o febbre e indigestione, è pianta Euridice; sua resina incenso, offerto a spiri Zefs, vuol dire pastore, ovvero |Ammon-Zeus, Ferula Tingitana, colta come assafoetida, spezia ricercata, stemma dei mercanti, in |Cirene-bizantina specie, tratta |febbre e tosse, dolor gola irritata, |verruche indigestioni. 
lume354-Silfio e rottura della forma. Silfio di Cirenaica, reca il mito della soglia, tra eros e governo della vita, dove la Ferula sacra, tiene resina rossa, che regola il nascere e non-nascere, mentre la Torre segna il punto, in cui ogni struttura umana di controllo, viene spezzata da una forza, più antica e incontrollabile. Qui il Cabiro della soglia, regola e dissolve, nel rosso corpo biologico, Silfio è contraccezione, ciclo mestruale e desiderio, che intrecciano eros, medicina e veleno, in una sostanza ambivalente, dove il campo femminile, gestisce nascita e blocco. Verde materia vive in silfio, come pianta di confine, poiché la Ferula cresce, in ambienti aridi e marginali, produce resine e incensi, tecnologia dei deserti, diventa controllo riproduzione, nelle oasi limitate, per assicurar sopravvivenza, della vita collettiva. Gialla sapienza appare qui, pericolosa e rivelata, dove la Torre indica il crollo, delle illusioni di controllo, la caduta di strutture, mentali e sociali, tra la nascita e la morte, che il Silfio regola ogni tanto, tra le penurie naturali. Blu materia qui respira, come crisi improvvisa, ingresso della verità, attraverso il crollo di un disegno, dove Ferula e sue resine, mostran potere medicina, della materia vegetale, equilibrio instabile ricostruibile, dopo una distruzione, veleno e rito insieme, sublimati dal respiro.



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