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viggiarpa Madonna nera, arpa e petrolio (58) 58-Arpa di Viggian lingua popè | foto eurafrica | audiolibro | paesi_viggiano-madonnanera-story.mp4 | storia_mattei-moro_fasanella.mp4 | storia_italia-colonia-uk_fasanella.mp4 |musica canto_madonnanera-viggiano.m4a
lontra cacciatori alle paludi pontine (110) 10-Evanga in suoi lingua popè | foto fauna | audiolibro | fauna_tasso_faina_volpe_gufo.mp4 | seba-grida-savana.mp4 | fauna_istrice-porcospino.mp4 |musica canto_madonnanera.mp4
58:lume058-Arpa di Viggiano tesse la trama musicale di una storia, dove l'uomo fà il luogo e il luogo fà l'uomo. Il ragno condivide il potere di tessere la trama delle vite, il fato destino ineluttabile, come i fili delle Parche, che possono essere spezzati, solo dalla volontà divina: chi cade nella tela non ha scampo, ma ecco emergere il doppio volto della tessitura, può essere inganno o rivelazione, condanna o salvezza, ma sempre obbliga a confrontarsi, con la verità nascosta dietro l'apparenza. Māyā e Arachne mostrano il lato ambivalente del filo: non tutto ciò che appare è reale, la trama può rivelare o nascondere, come ci ricorda la lingua Popè del Bwiti africano: |nzodi-èyaa-kasa! me va tsina sa getete-ge ege, me-tsi-eneke sene soma na m'enaka kambi ee na ndondo ee na mokuya a matsopi na gebokambi kumu ago mbemba, neee edi disumba eee! yiee eeee! o-daka mambu teta nzambe eee! disumba yieee! Nzodi figlio del pappagallo, sei arpista che canta, nel viaggio all'albero motombi, dove il neonato vede il sole-kambi, il rovo-ndondo e i braccialetti colorati; poi ode queste parole: anziani e banzi salve! padre e madre, mostraci la radice dei riti e delle danze, mangiamo eboga salve! Ngombi arpa, tu sei nata ai piedi delle radici che trattengono la terra, tua madre è la corda motombodi mongòngo. Arpa tu vibri ai fianchi del mondo! da ovest dove son venuti i bianchi, e dove dimorano i defunti; vibri a monte del fiume, nell'uovo di |Muanga-benda, da dove nacque il dio Nzambe, |Evanga-vanga dio del soffio, e vibri dal giorno cui l'infante, scala la montagna con le ginocchia, fino al giorno in cui egli, arriva al porto del fiume dei trapassati. Ngombi tu vibri, dalla culla alla tomba, dalla cima del monte, al fondo del mare.| Viggiano, paese arroccato a mille metri, con uliveti, vigneti, boschi e noccioleti, masserie in fondovalle e antiche torri colombare; la popolazione decresce per terremoti, briganti ed emigrazione, mentre l'economia locale, basata su agricoltura, pastorizia e artigianato, oggi include estrazione di petrolio. Fondato da monaci e cavalieri basiliani fuggiti da Costantinopoli, passò attraverso feudalesimi normanni, longobardi e borboni, con insurrezioni e loggia di Muràt a Potenza. L'arte musicale vanta l’arpa di Valdagri, zampogne, violini e tamburelli, strumenti dei pastori e contadini, con repertori di serenate, tarantelle e pastorali, tramandati in famiglie e nei pellegrinaggi, ascoltati da Pascoli e apprezzati fino a Roma. Il culto della Madonna Nera, ritrovata da un pastore e portata al santuario di Caggiano, anima il paese: pellegrinaggi maggio-settembre, statue portate a spalla, processioni e canti accompagnano la devozione popolare, con fedeli scalzi e soste lungo otto poggi. L’arte liutaria persiste con arpisti e mastri d’ascia, che costruiscono strumenti con legno locale e corde di budella o rame, conservando tradizioni musicali tra scuole napoletane e lusitane, scambi di repertori, brani colti e popolari, e tarantelle in feste, messe, funerali e calende agricole, nonostante emigrazione e sparizione graduale dell’arpa lucana.# Viggiano sale in alto, ma descresce popolazio, masserie a fondovalle, torre colombara, paese a mille metri, uliveti e vigneti, boschi cedui e prati, e rari noccioleti. Capanne transumanza, tumuli di terra, fitta rete fattorie, con oliveto e vigneto, pascoli bestiame, vini latte e tessuti, lino canapa e pietra, locale calcestruzzo, fabbri e carpentieri, oggi pozzi petrolio, dati ad estranei, per pochi privilegi, su Appennino in declino, dissipan risorse, estrazione idrocarburi, 50 mil barili giorno, zolfo gas naturale, Eni sceglie raffinare. |Viggiano paese, come puebla messicani, nacque da monastero, cavalieri basiliani, insediati su vetta, dopo fuga da Czargrad, ricordano leggende, feudi russi slavi, normanni longobardi, poi baronìe borboni, Corleto insurrezioni, contro dinastia, lunga cospirazione, corletani poi delusi, da Savoi dominazione. Terremoti e briganti, esili in oltremare, dimezza popolazio, nasce loggia di Muràt, con banca di Potenza. Viggiano |arpa-di-Valdagri, dedicata a Maria nera, arte liutaia meridione, contadina e pastorale, ha repertor sonori, arpicedda di Lucania, serenate e tarantelle, con zampogna e violino, flauto e tamburelli, organetto e cupicupi, accompagnan voce e danze, in orchestre parentali, di barbieri e falegnami, monti e mari san girare, a Roma detti carciofari, alle feste di Natale; arpisti viggianesi, conosciuti in tutto il mondo, Pascoli li ascolta, a |SantaRosa di Viterbo, in lucana devozione. |Leone-papa 890, incorona Madonna nera, Regina dei Lucani, conferma di altri papi, icòna |bizantina, ritrovata da pastore, mentre pascola suo gregge, in calda notte luglio: in cima vide fiamma, che illumina vallata, la raggiunse e nel terreno, trova statua in oro, il pastorello la portò, nel santuario di Caggiano, amico di Viggiano. |Madonna-Nera-lucana, ha volto dolce di una madre, Gesù sulle ginocchia, cara a ogni famiglia, di sierra contadina, che tiene tale immago, e descrive processione, prima domenica di maggio, pellegrini al Monte, con squadre portatori, ricambio nel percorso, inclinato accidentato, lungo strada Maria nera, dislocan 8 poggi, a riprender forze e acqua, con vino assieme cibo, più fedeli pure scalzi, altri sembrano Demetra, dai vicin paesi, prima domenica Settembre, percorso inverso torna, da Monte a Chiesa Madre, preghiere canto e muse, i fedeli van Viggiano, a omaggiare la Madonna. Fiera e bancarelle, arpe in legno pero, Luigi arpista narra, i pastori e contadini, giran case e campi, in periodi natalizi, novene e invocazioni, alla Madonna nera, son viggianese doc, se ho violino o zampogna, o arpicedda al col. Inverni e freddi venti, estati siccitose, neve tormenta e nebbia, girano arpaioli, emigrano ovunque, a cercare fortuna, quando incontran bardi celti, di Bretagna ed Irlanda, scambian repertori, brani in consonanza, trovan ritmi lusitani, nei buitisti subsahariani, accompagnan poi le navi, da foreste del Gran Congo, alle mabanze brasiliane. Luigi fù in Brasile, a corte Pietro II, narra suo paese, adagiato a monte Enoc, dirupi boschi fitti, pianoro Maddalena, con ruderi e mulini, santuar della Madonna, dorata in legno olivo, volto nero e veste greca, in grembo tien bambino. Fede semplice sincera, di pastori e suonatori, 50 mila pellegrini, ogni anno alla Valdagri, prima domenica di Maggio, statua sale dal Santuario, fin su vetta di montagna, poi dal Monte torna in basso, prima domenica Settembre, si festeggia protettrice, Madonna Nera di Lucania, cuor pulsante regionale, che alimenta da ogni dove, stendardi pellegrini, con zampogne e organetti, giran tre volte attorno, la cappella sopra Monte, prima toccar urna, con rami fiori onore, portan statua a spalla, coperta in oro puro, come |Madonna-Montserrat, bruna madre Umanità: per volere dei fedeli, copia statua di Viggiano, và Melbourne Australia, novembre 964, culto Vergine amata, dai locali bizantini, dopo guerre di Crociate, molti ordini religiosi, portan Madonne Nere, con San Bernardo Chiaravalle, che ama Cantico dei Canti: Sposa nigra e formosa, sono nera e sono bella, porto pace alla tua casa, suona e canta la novella. Mastri d'ascia-liutai, usan legno locale, budella pecora per corde, oppure fil di Rame, transumanza stagionale, isolati molti mesi, allenan repertori, così pure i contadini, fan calende musicali, suonano intermezzi, con i cicli agrari. |Tarantelle fatte al chiuso, questue in terme e spiagge, funerali nelle chiese, e nei pellegrinaggi, scuola di Valdagri, ama scuol napoletana, ispirata a lusitana, appresa dagli anziani. Giuseppe Gala narra che, un tipo di baratto, in Lucania è detto staglio, barbieri e contadini, scambian prestazioni, con sarti e falegnami, ortaggi ed accompagni, di arpisti e sampognari. Italia unisce i repertori, duran servizi leva, archetipi comuni, riemergono due scuole: i repertori contadini, accordatura a orecchio, son cultura iterativa, di brani colti e popolari, accompagno a bordone, armonia in terza e quinta, melodia intervallata, da arpeggi frequenti, da corde acute a gravi, a imitar zampogna, serenate a dispetto, o lutto di lagnanza. Chitarra battente, usa pure corde in rame, millimetri 0.23, 4 corde Mi Si Re La, se son 5 al centro è Sol, a volte 4 corde doppie, loro amalgama di accordi, fà toni improvvisati, al Santuario di Viggiano, Madonna nera esprime, dal sacro monte al cuore, vibrazione nostalgia, come nei santuari Buiti. Arpa lucana estingue, dopo Grande Guerra, arpisti vagabondi, seguon massiccia emigrazione, di italici nel mondo, rimangon pochi anziani, Luigi e Rocco Capobianco, residua repertorio, arpicella dei rituali, in feste messe e funerali, tarascone e tarantella, e novene natalizie, pastorali con zampogne, allietano i bagnanti, sui litoral lucani, da Viggiano e Moliterno, sant'Arcangelo e Grumento, trova un bravo falegname, per arpicella progettare. paesi_viggiano.m4a
lume058-Antenati emersero dalla terra e attraversarono il mondo, cantando il nome delle cose, così le cose vennero all'esistenza, così narra una leggenda. Poi un giorno Brahman chiese a Maya: se un filo di paglia può donarci la gioia, cosa potremo creare con la nostra musica?. Maya sorrise e propose un gioco a nascondino: nacquero allora il cielo e il mare, il sole e la luna, le stelle, le foreste e gli animali, gli esseri umani e ogni altra creatura visibile e invisibile. Poi la Dea prese Brahman e lo disseminò in milioni di frammenti, uno in ciascun essere e poi disse: 'Vediamo se saprai ritrovarti, ti resteranno soltanto i canti della fede, che indicheranno la strada'. Da allora conoscere un canto significa possedere un tratto della mappa; fra quei canti vi era quello di Viggiano, paese di montagna tra boschi, ulivi vigne e noccioleti, fondato da monaci in fuga da lontani imperi, poi attraversato da cavalieri e feudatari, rivolte e migrazioni. Il borgo imparò a custodire la voce degli avi, nella musica di Arpe e zampogne, violini e tamburelli, che accompagnavano pastori e contadini, lungo sentieri e feste, pellegrinaggi e stagioni del raccolto. Poichè poeti e viandanti, di ogni epoca e luogo, ne restavano incantati, si trovò che sopra il paese, vegliava la Madonna Nera, ritrovata da un pastore, onorata con canti e lunghi cammini aborigeni. Scalzi o festanti, i viandanti salivano gli otto poggi, come se ogni passo fosse una nota, e ogni nota un ricordo. E mentre città nascevano e morivano, tra terremoti briganti e migrazioni, l'animo nomade riprendeva il cammino, scambiando di mano in mano, le antiche melodie degli avi. Così il grande gioco di Maya continua ancor oggi: ogni canto svela un poco, dell'illusione del mondo, e ricorda che il Creato è una danza, in cui ciascuno custodisce una scintilla del tutto: quando un mondo finisce, un altro sentiero si apre. E il viaggio ricomincia.
110:lume110-Evanga in suoi racconti, narra nozze sincretismo, tra sposa e servizio, e i nativi culti di avi, uso radice d'iboga, arpa reliquie e cerimonia, festa impegno e vocazione, nella selva africana. Muyè simbolo di rinascita, è uno spirito dell'arpa, che si sposa al suonatore, inizio di un percorso, in cui fedeli e comunità, trasformano i dolori, nella unione ad antenati. Muyè è come Ayami, sposa celeste degli umani, in veli bianchi e pastello, ornata con conchiglie, unisce il suo destino, a colui che suona ngombi, tra visibile e invisibile, nozze alleanza e vocazione. Muyè incarna un lignaggio, di donne-arpa antenate, nel tempio di Evanga, esse sono Nana Nanga, Nana Evissa Tsengue, e Nana Ngondo-Dipouma, che viaggiano dal Gabon, fino al Camerun e Italia. Ruolo di arpa è guida sacra, un tramite tra i mondi, chiamata a governare il suono, canto cura e relazione, dove il Nganga assume ruolo, di sposo celeste in cerimonia, compagno e mediatore, aiuta Muyè a incarnar mandato. Ecco le nozze del richiamo, nel suono d'arpa del suo sposo, che proclamano il suo ruolo, di ascoltare e curare, e rispondere a bisogni. Come le nozze con Sofia, è dichiarata un alleanza, tra spiriti e comunità, corpo ed energia, la cerimonia avrà tre fasi: richiamo e consacrazione, poi presa di servizio, essa inizia col riconoscimento, del lignaggio dell'arpa, ovvero sua ascendenza, segue poi la liturgia, del suo ruolo con i canti, danze abiti e simboli, che identifican l'ayami, coinvolta nella cura, quando proclama sua funzione: ascoltare le richieste, tra spiriti e comunità, curare o rispondere, a esigenze materiali e spirituali, l'arpa unita al suonatore, diventa sorgente luce, protezione e guida etica, che rifiuta dominazione, pur affermando autonomia, dignità e risposta azione.| Seba osserva la fauna, tra Pontina e Biedano, incontra gatti e cinghiali, cani lontre e donnole, martore e tassi, scoiattoli ghiri e pipistrelli. Tra paludi e boscaglie, ferma a riposare in capanne, osserva uccelli migratori, oche selvatiche e folaghe, starne allodole e tordi, anatre lepri e quaglie. Palude Pontina selvaggina, scoiattoli e ghiro fan provviste, come istrice e marmotta, che vanno in letargo. Seba ascolta uccel notturni, upupe gufi e colombacci, evocan storie di ricordi, lontane in luogo e tempo, come il clan degli Ayandzi, e la tratta degli schiavi, che fuggono alla selva, e incontrano animali, come lontra e rondinella, che indican sentier di vita. Giunto al monte Ibunji, sul massiccio duChaillu, in Gabon dividon clan, Tsogo Sango Eshira, Kele Baka e altri. Narra mito di Mosuma, lontre gemelle in rio Mososo, scopron radici iboga, mbasoka e nyoke, e tuffatesi nel fiume, ascolta il suono obaka e ngombi, di Granchio Bitoto, che suon con molte dita, e dona agli umani, gli strumenti musicali. Mosuma è Banzioku, che incontra la piroga, condotta da Motembwe e scopre il Mobogwe, il fiume dei ritornati, vestiti in bianco e nero. Il viaggio porta conoscenza: radici strumenti e melodie, connessi alla creazione, dell'Arco di Busenge, a segnare il passaggio, dalla selva al villaggio, da isolamento a comunità. Arco maschio solitario, dialoga con spiriti, mentre Istrice sonaglio chiamalo Bopunda, accompagna le scoperte, e interpretazione segni e sogni.# Seba osserva fauna 动物, tra Pontina e Biedano, mammiferi e pesci, insetti rettili anfibi, il gatto selvatico, detto Felis silvestris, Sus scrofa è cinghiale, Cane e Lontra e altri. Mustela nivalis, donnola martora Martes, Hystrix cristata, Sorex samnitico toporagno, Vulpe vulpes dietro lepre, Lepus corsicanus, tasso Meles meles, topo Apodemus sylvaticus. Sciurus Scoiattolo, Ghiro è Glis glis, Muscardinus avellanarius. Seba incontra in treno, un ingegnere cacciatore, raggiunge al mattino, stazione Fossanova, poi a piedi cammina, fa pause e si riposa, capanne di fortuna, tra anatre lui trova. Lepri in quantità, tra sterpi e boscaglie, indisturbate vanno, tra le paludi langhe, Beccacce e Pavoncelle, costellano palude, quaglie tortore africane, aspetta su dune, stremate dal viaggio, nessuna legge venatoria, arrivano Storni, a nuvole su palude. Folaghe dei laghi, son pure abbondanti, oche anatre selvatiche, grassi volatili, Starne e pernici, Allodola e strigliona, pur Tordi e Ficarola; preda cacciatore, uccelli di passaggio, con cani di supporto, che aman tali terre, un riccio per il sugo, condiva sua polenta. Dopo anni bonifica, di Palude Pontina, rimase ricordo, e scompare selvaggina Seba ancora osserva, uno |SCOIATTOLO antico, che accumula provviste, ghiande semi a guscio, Ghiro e Pipistrello, Istrice e Marmotta, che fanno pur letargo, una sorta ibernazione, metabolismo lento, abbassa lor calore. Seba ancora osserva, un passero che mangia, i fichi più maturi, poi animal notturni, Istrice e Tasso, in trappole di lepri, Averla e colombaccio, Upupa e gufi, Talpa che accumula, frutta nei suoi nidi; affiorano ricordi, di storie da lontano, Ayandzi clan faceva, la tratta degli schiavi, più popoli locali, fuggirono alla selva, incontrarono animali, |LONTRA e rondinella, che gli indican sentiero, a sfuggire pirati, riparo al monte Ibunji, sul massiccio duChaillu, al centro del Gabon: ge-bondje è gran montagna, oggi quasi disabitata, terminato il terrore, si diviser nuovi clan, Tsogo Sango Eshira, Kele Baka e bianchi, mitici pellegrinaggi, narrati in sequenze ngombi; così un canto repertorio, narra il mito Lontra, sul torrente Mososo, fiume mitico Mobogwe, dove vivon lontre gemelle, una è Mosuma, l'altra e Sombididi. Mosuma un giorno trova, una pianta sulla riva, ne sradica radice, inghiotte pezzi radice, poi si dirige qui, presso cascate d'acqua, dove siamo tutti noi, si siede e sonnecchia: avanti avanti banzi! scendete nel Mobogwe, come vermi in viscere, fin dove i pesciolini, risalgono i fiumi, mangiamo pure noi, ciò che mangiò Mosuma, e da quel giorno cominciò l'usanza di consumar, due varietà radice, mbasoka di mandrillo, e nyoke dell'istrice. Mosuma nel suo viaggio, al fiume di radice, tuffatasi in acqua, sentì il suono obaka, più avanti nel fiume, sentì arco mongòngo, il maschio solitario, che vibra il primo avo, poi vide arpa suonata, dal Granchio Bitoto, con dita fessurate, nelle articolazioni, e mentre ha visioni, sente vibrazioni, che vien da fondo fiume, si immerge poi esclama, cos'è che vibra? scende in profondità, vede il granchio Bitato, beti assai virtuoso, poi sente un fruscìo, è il sonaglio di Bopunda, che crepita all'entrata, dove penetra Disumba, Lontra allor sprofonda, cullata dalla ngombi, e da Istrice sonaglio, poi chiese ed ottenne, i strumenti musicali, e a umani li ha donati. Mosuma è mosema, cioè Banzioku stessa, che incontra la piroga, condotta da Motembwe. |Arco accompagna Povi, discorso in 8 tappe, che canta Ngombi mbembe! nel mito Nzambe kana, evoca tempo anteriore, mondo di cacciator/coglitori, dove Mogongo avo babongo, prega sue reliquie, con melodia ronzante, che stimola bandzi, come il marranzano scacciapensieri siciliano, arco-a-bocca siberiano. Mongongo è avo pigmeo, che dialoga con suoni, a spiriti mikuku, nel folto della selva, con la radice in pancia, e strumenti di Mosema. |Popè: go ndibo go epongo go makungaka ngombi, ye mosuma mwana.. ye ake, Mobogwe. |Mobogwe tseny'edi te mandome, mosuma ya dzuwaka eboge. IT |Mosuma-lontra infante, lascia il fiume per andare, al paese dei mortali, guarda i caduti nel Mobogwe, il fiume dei ritornati. |popè: ngombi mbembe! do disumba mokoko, soke sanga sa bopunda au nzimbe. IT radice di creazione, principio filiazione arco-arpa, dove il viaggio di Mosuma, porta la scoperta, sulle rive del Mobogwe, analogia col viaggio, del banzi entro se stesso, con sonaglioM di |bopunda-ISTRICE, che crepita penetrando, nella stanza nzimbe, mentre Efun |mben-mongongo, è genesi d'arco, che segna il passaggio, dalla selva al villaggio, ARCO di BOSENGE detto Mben tra i Fang, Ngadi dei Kota, mu-ngòngo |lingua-Kikongo, ha più significati, gran nervo e spin dorsale, caverna profonda dove, vivon termiti alate. Mo'ngòngo hai compreso, è maschio solitario, con sua corda unica tesa, mentre arpa è suonata, da molte dita del granchio. lume110_ngombi_lionel.mp4
lume110-Mosuma e le rovine sommerse, nella foresta sacra, tra radici intrecciate e luce dorata, Mosuma è lontra del Mobogwe, fiume dei trapassati, spiriti in bianco e nero. S'immerge in acqua e ascolta arpa, del granchio Bitoto, ricevendo conoscenza, da radice di memoria, mentre l'istrice Bopunda, col sonaglio accompagna, passaggio da selva al villaggio. Granchio Bitoto è detto Cancro, con le sue dita sciolte, suona e guida il cammino, a chi ha pazienza di ascoltare, in empatia tra canti di avi, e silenzi del fiume, un fascio di luce scende e lega, visibile e invisibile. Emerge sposa spirituale, che si unisce al suonatore, per ascoltare e servire, attraverso l'arpa ancilla, e i lumi di memoria. La lontra oracola così: prima esplora ciò che giace, nelle memorie sotto di te, poi costruisci ciò che porta, armonia intorno a te; ascolta il fiume della memoria, la vera vocazione non domina, ma collega le rive. Bitoto dalle molte dita, continua a suonare senza rispondere, Mosuma allora scese, in acque più profonde, a conoscere il suo compito, tra pietre sommerse e antiche rovine, scoprì stanze dimenticate, tracce di lignaggi e vocazioni, ferite trasformate in memoria, ruoli e maschere sepolte, e il vuoto pieno di libertà. Allora comprese: |Ngombi-mbembe! L'arpa suoni sempre! soke sanga sa bopunda au nzimbe, ye mosuma mwana ye ake Mobogwe: non ogni richiamo è un potere, non ogni dono è una missione, talvolta la cura nasce dall'ascolto, come la lontra che osserva, prima di agire, così arpa e lontra, istrice e granchio, insegnano il medesimo cammino: ascolta e lascia che tua azione, porti armonia intorno a te.