scheda quid  - plus | home | allegati | audio | 14 Lingue | 360 asset | visite sito 3766


voce: granaio


 gatto Il gatto vede oltre la tempesta (112) 12-Il gatto (豸zh lingua cinese | foto fauna | audiolibro | nepeta_gatto-estasiato.mp4 | potenze_drago-fulmine_cinese.mp4 |  |musica 95_mitsogho06.mp3
 falcogufo Vedere e ascoltare, in veglia e nei sogni (266) 17.䷐-lume266-Aqu lingua popè | foto uccelli | audiolibro | uccelli_rapaci_diurni_notturni.mp4 | uccelli-canti_distingui-strigiformi.mp4 |  |musica 14-shamans.mp3
 ficodatter Fico e caprifico, maturare in relazione (324) 14-lume324-Abbando lingua italico | foto ficheto | audiolibro | fico-foglia_antidiabete.mp4 | frutti_datteri_del_deserto.mp4 | ficofoglia-spezia-riso.mp4 |musica canto_sardi-nostalgia-giganti.mp3

(): 3 quid censiti


112:lume112-Il gatto (豸zhi in cinese) è simbolo di soglia in molte culture; in Egitto, Bastet protegge casa, famiglia e confini, mentre l'immagine del felino notturno richiama vista, vigilanza e conoscenza dell'invisibile. Nel racconto di Mosingi, il felino diventa analogo al Nganga, capace di vedere ciò che resta nascosto. Il suo oracolo osserva anche il temporale: per stimare approssimativamente la distanza di un fulmine, si misura il tempo tra lampo e tuono e lo si moltiplica per la velocità del suono, circa 330 metri al secondo; dieci secondi corrispondono a circa 3,3 km. Le fusa del gatto sono oggetto di numerose osservazioni e interpretazioni simboliche. Mosingi, il gatto della selva africana, conta i secondi tra lampo e tuono e, nello stesso tempo, misura la distanza dei pensieri. In foresta il felino rappresenta vista notturna, prudenza e percezione. È guida di confine: visibile e invisibile, buio e luce, tempesta e quiete. Chi lo osserva impara che non ogni segnale chiede azione: alcuni chiedono soltanto ascolto. Barbanera dice: se il gatto starnuta il tempo muta.| Gatto Felis silvestris, diffuso in Eufrasia, occhi giallo-verdi, pelo grigio-giallo soffice. Maschio più grande, testa massiccia; vive boschi e cespugli, attivo di sera, solitario o in coppia. Forma gruppi familiari, caccia piccoli mammiferi, uccelli, rettili, pesci, anfibi, scorpio e mustelidi. Cauto verso l'uomo, difende territorio di 4 km²; un maschio sovrappone 3 femmine vicine. Segna zona con feci, urine e strofinamenti, grattando terreno; compete con volpi. Gatto domestico è Felis catus lybica, adattabile a savane, foreste e villaggi, protegg raccolti, incrocio con selvatico dà prole feconda; gestazione 60 giorni. Piccoli ciechi aprono occhi dopo 10 giorni; nutriti dalla madre, raggiungono maturità sessuale entro un anno. Suo sbadiglio annuncia temporale, occhi e pelo reagiscono a elettricità e clima. Occhi luminosi aiutan visione notturna; riflettono luce, campo visivo amplificato. Bastet adorata, nei granai di Bubastis, nero o bianco a muso nero, difende cibo nido e spazi, vive circa 16 anni, se vicino all'uomo. Emilia cura gatti randagi, e offre dorso della mano per comunicare con loro: se il gatto accetta inizia la lezione, di fiducia e rispetto reciproco. Gatti custodi di miti, legati a luoghi e tradizioni, secondo Jung dan voce a nostro inconscio; osservarli insegna prudenza, cura, attenzione e rispetto per la natura.# GATTO selvatico, Felis silvestris, diffuso in Eufrasia, occhi giallo-verdi, pelo soffice sottile, grigio-giallo è, maschio un pò + grosso, testa + massiccia: vive boschi cespuglieti, attivo di sera, solitario o in coppia, gruppi familiari, caccia piccoli mammife, uccelli e rettili, con pesci e anfibi, scorpio e mustelidi; cauto verso uomo, cerca star lontano, solitar difende, 4 kilome territorio, 1 maschio sovrappone, a 3 femmine vicine, entrambe marcan zone, feci spruzzi urine, strofinando le guance, rilasciano odori, grattando il terreno, competono con volpi. |GATTO domestico 豸zhi, Silvestris Catus, discende da lybica, e ritorna selvati, adatta a tanti posti, savane e foreste, amico a contadino, raccolti proteggere: incrocio col selvati, fa prole feconda, estro 7 giorni, 60 giorni gestazione, europeo marzo maggio, tempo di amore, piccol maculato, allevato da madre, cieco apre occhi, dopo 10 giorni, procurano cibo, da 10-12 settimane, entro anno raggiunge, maturità sessuale. Chi uccide Gatto, male fa suoi fatti, quando lui sbadiglia, vicino è temporale, pelliccia elettrizza, gli genera prurito, lui diselettrizza, lavando pelo e viso; occhi grandi-aperti, tempo volge pioggia, se stretti a falce luna, tempo rasserena, se con unghia gratta, legno del mobìlio, al fuoco io provvedo, freddo par vicino: + occhi luminosi, appaion nella notte, Gatti Daini e Cani, animali della corte, la luce di + fari, riflessa da guanino, cristallo microscopi, aiuta campo visivo. |Bastet Dea-Gatto, adorata nei granai, alla città Bubastis, tempio granaio, e Gatto Mammone, è italiano mito, rimane enorme gatto, immune protettivo, talvolta tutto nero, bianco muso nero, nasconde in angol bui, mangia avanzi cibo, impara ad occupare, difendere un posto, gatto vive 16 anni, presso umano luogo. Laura sora a Emilia, cura gatti randagi, attende accovacciata, per comunicare, offre dorso mano, a sentir suo odore, se gatto ti accetta, inizia la lezione. bwiti-nanamuyenghe2022.mp3
lume112-Bwiti dei Fang, trae origine dai miti di Banzioku e Ozambogha. Il primo racconta di Banzioku, vedova di Etumu, che durante una pesca trova ossa umane e segue il felino bianco Mosingi, fino alla scoperta dell'iboga. La radice sacra le apre la vista spirituale: incontra il marito defunto e gli spiriti degli antenati, che le rivelano i segreti della creazione, della guarigione e del destino umano. In cambio della conoscenza, offre la propria vita mortale e diviene la prima madre spirituale dei Bandzi. Mediatrice tra vivi e antenati, inaugura il cammino dei Bandzi, gli iniziati che rinascono alla conoscenza. Il mito di Ozambogha ricorda invece la migrazione dei Fang, dopo antiche inondazioni. Un enorme tronco sbarrava il cammino attraverso la foresta, ma grazie all'aiuto dei Pigmei Ba-mbiri il popolo riuscì a superare l'ostacolo, ricevendo cibo, orientamento e la conoscenza rituale dell'iboga. Da quell'incontro nacque un'alleanza spirituale, che ancora oggi unisce gli uomini agli avi, e alla memoria delle origini.

266:ijing17.䷐-lume266-Aquila a seguire (隨sui), al centro del lago vibra il tuono, l'energia riposa sotto l'attività conscia, non inseguire i desideri con ansia: siedi, ascolta, segui il ritmo della stagione. L'inverno chiede ciò che l'estate ha donato: chi sa attendere raccoglie frutti. Come l'aquila che scruta da lontano, tu innalza lo sguardo oltre l'impulso immediato; l'Aquila guarda dall'alto, il Barbagianni ascolta nell'oscurità: due modi diversi di percepire, entrambi necessari per orientarsi, uno vede lontano, l'altro sa attendere ciò che ancora non si vede. La saggezza è respiro: vede più lontano un vecchio seduto che un giovane in piedi. Anche la natura conosce il tempo della pausa: il nido si costruisce negli anni, la muta lascia cadere ciò che non serve più, il rapace migra quando il cibo scarseggia: non ogni movimento è avanzare; talvolta è conservare le forze. Nel cammino di Dante, ogni creatura segna un passaggio: il Centauro segue l'istinto; i Dioscuri la dualità; il Grifone la trasmutazione; poi appare l'Aquila, ponte tra terra e cielo, giustizia che eleva, voce collettiva dei giusti che parla con un io ma significa noi. Essa ti insegna con le tre domande di Giovanni: l'amore vero è agape, fuoco che danza, trasforma e unisce: se ami Dio ami il Bene, ami gli uomini perché Dio li ama, ami la vita perché è moto d'amore. Seguire significa accordarsi al flusso wuwei: perseveranza senza sforzo, sincronicità che nascono spontanee; asseconda il processo creativo, lascia che il moto d'amore ti guidi. Onora il ritmo che ti precede. Non tutto ciò che puoi fare deve essere fatto ora. Barbanera dice: il freddo di gennaio arricchisce il granaio.| L'Aquila coronata (mbea tra gli Tsogo, mbira per gli Eshira), regina degli uccelli, nidifica sugli alberi Motombi. Nell'Africa della tratta rappresentava i mercanti di schiavi; il clan Ayandzi ne prese il simbolo, mentre la lontra e la rondinella segnarono vie di fuga verso i monti Ibanji. Finito il terrore, nacquero nuovi clan. Il Falco rafforza il nido per anni nello stesso posto; il maschio caccia, la femmina nutre. Le penne perse nella muta, raccolte sotto l’albero, hanno usi rituali. Il Gufo reale plana immobile seguendo i flussi dei roditori, e quando scarseggia il cibo, migra, tracce del gufo si notano nelle borre vicino agli alberi: piume rigettate dai pasti. Caccia topi al crepuscolo, silenzioso e mimetico; in inverno o maltempo vola pure di giorno. Anche civette e barbagianni hanno volo planato e artigli forti. Gli strigiformi hanno vista acuta ma presbite, testa tonda con ciuffi, orecchie mobili e grande sensibilità uditiva. Girano il capo in più direzioni per percezione tridimensionale, localizzando le prede anche in oscurità, grazie a suoni da infrabassi a ultrasuoni. Il mimetismo permette di sorprendere roditori nascosti, ma al sole i gufi vengono scoperti dai piccoli canori che li scherniscono. Il dileggio degli uccelli verso i rapaci notturni è antico: cornacchie e stormi li attaccano in volo, e l’uomo ha sfruttato la civetta come richiamo da caccia. La Strix caccia in radure aperte, sputa borre, canta nenie funebri e guida i defunti. I canti strigiformi tacciono con le tempeste, mentre vento e clima calmo ne stimolano il richiamo territoriale.# |AQUILA del clan degli Ayanzi, Stephanogetus coronatus, detto mbea tra tsogo, mbira per gli eshira, rapace re di uccelli, fa nido su albero Motombi. Nell'Africa della tratta indicava anche mercanti di schiavi, così il clan Ayandzi fu simbolo della tratta, mentre Lontra e rondinella indicarono un sentiero fuga agli Tsogo, sui monti Ibanji, dove ge-bondje è la gran montagna oggi disabitata, sul massiccio duChaillu, a sfuggire pirati; terminato il terrore, si divisero nuovi clan. |FALCO accresce nido, anni stesso posto, maschio caccia prede, femmina è nutrice, se perde sue penne, alla muta del rapace, sotto albero le trovi, le usi chi è capace. |GUFO reale plana, traversa inter vallate, immobile tien ali, fa lunghe scivolate, seguendo fluttuazioni, di flussi roditori, ma in carenza cibo, è spinto a migrazioni. Gufo caccia topi, ad alba o tramonto, volando silenzioso, mimetico planando, scarso cibo spinge, di giorno a cacciare, Civette-Barbagianni, di inverni o nuvoloso, vola deltaplano, a san spirito chiamato, volo a bassa quota, ali battèn planato: artigli sviluppati, abitudin predatorie, vista acuta e occhi, notevoli in Allocco, tonda loro testa, massiccia con 2 ciuffi, mobili orecchie, penne espanse a sbuffi; lor percezione stereo, tridimensionale, ma presbiti sono, tatto sanno usare, tal rapaci notturni, nessuno li sente, quando predano sicuri; aumentan percezione, muovendo loro capo, a totale rotazione, dal basso verso alto, varie direzioni, osservano oggetto, da + angolazioni, in totale oscurità, distinguono poco, a localizzare prede, ascoltano suoni, da infra a ultrasuoni, ossia lor richiami, mammifer bassi toni, e catturano le prede, mimetiche elusive, grigi scuri in bosco, o color sabbia fine. Gufo posto al sole, scoperto dai canori, burlato fatto fesso, inseguon stormi fuori, ostili sono uccelli, ai notturni predatori, che fuori mimetismo, subiscono canzoni. |Dileggio arte antica, satira di uccelli, beffarsi del rapace, quan vulnerabi appare, Cornacchie van picchiata, usan loro becchi, svolazzano le penne, al Gufo sopra tetti: sfruttan cacciatori, istinto del dileggio, legan rapace a un palo, civette e barbagianni, come zimbello richiamo, nascosti col fucile, aspettando altri uccelli, fanno lor bottino. Un albero del Gufo, ai margini del bosco, vedo borra pasti, vicino quel posto, appaion strigiformi, rapaci notturni, immobil occhi grandi, e becchi ricurvi. Strix ammicca prede, sputa borra piume, caccia luoghi aperti, selve con radure, ha udito stereo, emette suoni e nenie, guida uman defunti, in canti cantilene. Tempeste fan tacere, canti strigiformi, mentre clima calmo, stimola nel vento, permette ascoltare, canzon territoriali. 
lume266-Raseno cita il cammino di Dante e osserva: il Falco vede lontano nella veglia; il Barbagianni ascolta nell'oscurità: il sogno è notturna visione, la veglia riporta sulla terra. L'iniziazione è un passaggio attraverso quattro forme dell'opera: il Centauro incontra la violenza dell'istinto, i Dioscuri la dualità, il Grifone trasmuta ciò che deve morire e, dopo la distruzione del carro, l'Aquila apre il passaggio verso l'alto: non fuga dalla terra, ma visione più ampia. L'Aquila porta Dante verso l'Infinito, poichè è il ponte tra la selva oscura e il Paradiso, tra la caduta e la trasfigurazione; nell'Empireo l'Aquila si rivela emblema di Giovanni, custode dell'Amore che muove ogni cosa. Le sue domande conducono Dante a riconoscere nell'amore non un possesso, ma una forza libera, capace di unire senza trattenere. Inizialmente accecato dalla luce, Dante così risponde: amo Dio in quanto Bene sommo, amo gli umani come Dio li ama; vero amore è Agape, fuoco che brucia, muove, trasforma e danza, come moto che tutto muove. Alla fine, è promosso: l'Amore in lui è fondamento del Tempio e del senso ultimo della sua opera. Questo Lume appare quando hai già attraversato molte prove e senti che, non devi più spingere gli eventi, ma imparare a seguirli. Il mondo rimane quello che è ma cambia il tuo modo di abitarlo. La carta ti chiede: Dove puoi fermarti abbastanza a lungo da vedere più lontano? Quale movimento d'amore può guidarti senza diventare possesso? Che cosa nella tua vita chiede di essere seguito invece che forzato?

324:amore14-lume324-Abbandonati e assapora. Il Ficus carica porta nel suo frutto una storia di relazione, dove la fruttificazione è legata al rapporto fra fico e caprifico e vespa Blastophaga. Il caprifico produce il polline, la vespa entra nei piccoli fiori racchiusi nel siconio e trasporta il polline da un frutto all'altro, la pianta accoglie il fatto, e il suo frutto diventa nutrimento, condiviso o conservato. La dolcezza che arriva alla tavola è risultato di una relazione invisibile agli occhi. Il fico cresce al sole e vive a lungo, propagandosi per seme e talea, polloni o innesto; il suo frutto è consumato fresco o conservato mediante essiccazione. I fichi secchi sono, da sempre, una riserva di nutrimento, specie durante l'inverno, come i datteri delle oasi, che la Palma da dattero porta a memoria nei paesaggi aridi del Sahara, accompagnando viaggiatori e comunità del deserto. Il fico mostra che ciò che appare come un frutto individuale, è il risultato di molte relazioni, che questa Carta esprime così: Quando il frutto è pronto, resta solo da assaporarlo, come una calda storia d'amore, dove il piacere guida verso livelli sempre più alti di estasi; fai qualcosa per te stesso, oggi cerca di essere felice, assapora ogni istante, lascia che qualcosa venga accolto, abbandonati al piacere. Barbanera dice: Anno ficaio, scarso granaio; il fico è buono quando viene e l'uva quando passa; il fico e l'uva hanno ciascuno il proprio tempo maturazione.| Palma da dattero cresce alta nel deserto, con un solo midollo, fino a 20 metri, e produce grappoli nutrienti, usati come cibo essenziale da Bab Aziz. Il fico (Ficus carica) è perenne, spontaneo o domestico, con frutti ricchi di vitamine e minerali, adatti a centenari, animali e viandanti. Cresce al sole, sotto chiome di noci e querce, e si propaga da semi, polloni o innesti. Il caprifico ermafrodita, o siconio della fica, feconda i fichi domestici tramite imenotteri come la Blastophaga, garantendo frutti grandi e dolci. Tra le varietà, Verdone romano, Brogiotto fiorentino e Fico-melanzana offrono polpa soda, dolcezza e resistenza. La caprificazione si pratica appendendo fiori selvatici ai frutti femminili a giugno, per favorire impollinazione. I fichi contengono lattice.# |PalmaDattero albero, ha 1 solo midollo, erge alto in deserto, 20 metri molta luce, produce grappolini, + nutrienti del fico, 100 datteri gram, hanno bistecca profilo, li usa Bab Aziz, qual cibo del deserto, nutriente senza tempo. |FICUS carica, moracea come Gelso, frutti nutrienti, a centenari e animali, albero che ama, crescere largo, da semi di uccelli, nasce spontaneo; gradisce caldo sole, reca annate ricche, cresce sotto chiome, di noci e querce, albero fecondità, Siconio della fica, selvatico Caprifico, capro ermafrodita: fecondato da imenottero, blastophaga psene, ha forma arbustiva, inedule frutto, Fico domestico, fà sol fiori femme, da cui il nome fica. Presso bizantini, sicofante ladro, ruba frutti primi, maturi in tre periodi, Fioroni a primavera, Mammoni estate, Mamme in autunno. |Verdone romano, a fiasco e collo lungo, ruvide foglie pentalobe, cadon avan frutto, riducon glicemia, puliscono pentole, Forniti da settembre. |Brogiotto fiorentin, produce ner fornito, albero vigore, a portamento espanso, foglie trilo-pentalobi, fico sette-otto, schiacciato panciuto, a forma trottolone, buccia nera spessa, sfuma viola in ombra, bluastra esposta a sole, polpa soda dolce. |Fico-melanzana, vigoroso e irregolare, molto resistente, centro itali appare, oggi sopravvive, con isolate piante, da luglio a settembre, dà fioron forniti, collo lungo rosa, ovoide polpa rosa, tiene dolce aroma. Caprificazione, arte a impollinare, frutti domestico, con polline selvati, a ottenere frutti, grossi rossi buoni, appendo fiorescenze, di caprifico ai nuovi: femme blastopha, sciama metà giugno, di polline imbrattate, deposita le uova, in caprifico e fiche. Fico 900 specie, zone tropi e temperate, propaga da pollone, innesto o talea, dai rami legnosi, recido sotto nodo, pianto in piena terra, polloni stacco autunno, da un Sicomoro, incido fusti e rami, dà caucciu lattoso; perenne legnoso, corteccia cener liscia, stami e pisti separati, siconi frutticini, ha forti radici, e forma irregolare: se Fico sul calcare, bene si sostiene, quando è adattato, suolo trattiene, usa sue foglie, a pulir pentola sporca, suo latte irritante, su verruche apporta; a inizi Primavera, metto alberi dimora, se son radici buone, fanno bella chioma, pota in trapianto, germoglia sinergia, radici a tardo Autunno, vanno in letargìa. |Ficara frutteto, fichi senza 1 caprifico, usa portar campo, collan fichi maturi, contenenti blastofaghe, pronte a sciamare. Proverbio popolar, Albero fica fior, verdi gialli o neri, fico secco ai nonni, scorta cibo inverno, ricchi in vitamine, con semi |lassativi, potassio calcio ferro, fibra a intestino: se stitico cura, cogli col peduncolo, e sbianca sbollendo, o esponi a sole canne, buco verso alto, fanno coagulare, il succo interno latte, rivoltali ogni giorno, essiccan coerente, poi immergi frutti, in acqua sal bollente, 2 minuti scola, cosi a disinfestarli, concentra minerali, senzacqua fin 6 volte, con prugne uva secche, eccelle forma feci. Emilia fa decotto, di fichi secchi a pezzi, sfiamma vie respiro, urinarie e digestive, a ridurre coliti, o fare gargarismi, nei casi mal di gola, o irritate gengivi, ber + volte al giorno, e in seral ritiri. Fichi su foruncoli, porri e |scottature, lattice immaturo, caglia latte formaggi, adatti ai glicemi, 2 fichi giorno dato, glicemia sal 35, contro 100 pan bianco; decotto inverno, rimedio a pertosse, cipolle miele fichi, bolli imbottiglia, 6 cucchiai a giorno, quarto Vin bollito, bevi alla sera, tosse e |influenza rito. ficofoglia_alleato-diabetici.m4a
lume324-Emilia era davanti al vecchio fico e guardava un frutto gonfio di sole. Sembrava pronto, ma lei non lo raccolse, lo sfiorò soltanto, come qualcosa che non ha ancora finito il suo tempo. Aveva imparato che alcuni frutti maturano meglio quando nessuno li sollecita. Un giorno in più può cambiare la dolcezza e fare la differenza. E mentre aspettava, Emilia pensò a quante cose nella vita sembrano crescere da sole: un'amicizia, un'idea, un desiderio, perfino una ferita che lentamente cambia forma. Poi si accorse che nulla cresce davvero da solo. Anche il fico aveva bisogno di ciò che veniva da fuori; un piccolo essere poteva entrare nel suo mondo senza che l'albero lo vedesse, e qualcosa poteva accadere proprio lì, nel buio del frutto. Emilia sorrise e lasciò il fico sul ramo, forse maturare, pensò, significa permettere a ciò che è già vivo di compiere il proprio lavoro. Il giorno dopo tornò. Il frutto era più morbido, lo raccolse senza fretta. Lo aprì con le mani e ne assaggiò la polpa dolce. Pensò che anche la dolcezza ha bisogno del suo tempo. E che certi incontri lavorano in noi molto prima che possiamo accorgercene. Così mangiò il fico lentamente, lasciando che il sapore restasse, poi guardò l'albero e si chiese: Che cosa, nella mia vita sta ancora maturando?



elenco foto di:   | home | foto | audio | allegati | lunario