L'Aquila coronata (mbea tra gli Tsogo, mbira per gli Eshira), regina degli uccelli, nidifica sugli alberi Motombi. Nell'Africa della tratta rappresentava i mercanti di schiavi; il clan Ayandzi ne prese il simbolo, mentre la lontra e la rondinella segnarono vie di fuga verso i monti Ibanji. Finito il terrore, nacquero nuovi clan. Il Falco rafforza il nido per anni nello stesso posto; il maschio caccia, la femmina nutre. Le penne perse nella muta, raccolte sotto l’albero, hanno usi rituali. Il Gufo reale plana immobile seguendo i flussi dei roditori, e quando scarseggia il cibo, migra, tracce del gufo si notano nelle borre vicino agli alberi: piume rigettate dai pasti. Caccia topi al crepuscolo, silenzioso e mimetico; in inverno o maltempo vola pure di giorno. Anche civette e barbagianni hanno volo planato e artigli forti. Gli strigiformi hanno vista acuta ma presbite, testa tonda con ciuffi, orecchie mobili e grande sensibilità uditiva. Girano il capo in più direzioni per percezione tridimensionale, localizzando le prede anche in oscurità, grazie a suoni da infrabassi a ultrasuoni. Il mimetismo permette di sorprendere roditori nascosti, ma al sole i gufi vengono scoperti dai piccoli canori che li scherniscono. Il dileggio degli uccelli verso i rapaci notturni è antico: cornacchie e stormi li attaccano in volo, e l’uomo ha sfruttato la civetta come richiamo da caccia. La Strix caccia in radure aperte, sputa borre, canta nenie funebri e guida i defunti. I canti strigiformi tacciono con le tempeste, mentre vento e clima calmo ne stimolano il richiamo territoriale.# |AQUILA del clan degli Ayanzi, Stephanogetus coronatus, detto mbea tra tsogo, mbira per gli eshira, rapace re di uccelli, fa nido su albero Motombi. Nell'Africa della tratta indicava anche mercanti di schiavi, così il clan Ayandzi fu simbolo della tratta, mentre Lontra e rondinella indicarono un sentiero fuga agli Tsogo, sui monti Ibanji, dove ge-bondje è la gran montagna oggi disabitata, sul massiccio duChaillu, a sfuggire pirati; terminato il terrore, si divisero nuovi clan. |FALCO accresce nido, anni stesso posto, maschio caccia prede, femmina è nutrice, se perde sue penne, alla muta del rapace, sotto albero le trovi, le usi chi è capace. |GUFO reale plana, traversa inter vallate, immobile tien ali, fa lunghe scivolate, seguendo fluttuazioni, di flussi roditori, ma in carenza cibo, è spinto a migrazioni. Gufo caccia topi, ad alba o tramonto, volando silenzioso, mimetico planando, scarso cibo spinge, di giorno a cacciare, Civette-Barbagianni, di inverni o nuvoloso, vola deltaplano, a san spirito chiamato, volo a bassa quota, ali battèn planato: artigli sviluppati, abitudin predatorie, vista acuta e occhi, notevoli in Allocco, tonda loro testa, massiccia con 2 ciuffi, mobili orecchie, penne espanse a sbuffi; lor percezione stereo, tridimensionale, ma presbiti sono, tatto sanno usare, tal rapaci notturni, nessuno li sente, quando predano sicuri; aumentan percezione, muovendo loro capo, a totale rotazione, dal basso verso alto, varie direzioni, osservano oggetto, da + angolazioni, in totale oscurità, distinguono poco, a localizzare prede, ascoltano suoni, da infra a ultrasuoni, ossia lor richiami, mammifer bassi toni, e catturano le prede, mimetiche elusive, grigi scuri in bosco, o color sabbia fine. Gufo posto al sole, scoperto dai canori, burlato fatto fesso, inseguon stormi fuori, ostili sono uccelli, ai notturni predatori, che fuori mimetismo, subiscono canzoni. |Dileggio arte antica, satira di uccelli, beffarsi del rapace, quan vulnerabi appare, Cornacchie van picchiata, usan loro becchi, svolazzano le penne, al Gufo sopra tetti: sfruttan cacciatori, istinto del dileggio, legan rapace a un palo, civette e barbagianni, come zimbello richiamo, nascosti col fucile, aspettando altri uccelli, fanno lor bottino. Un albero del Gufo, ai margini del bosco, vedo borra pasti, vicino quel posto, appaion strigiformi, rapaci notturni, immobil occhi grandi, e becchi ricurvi. Strix ammicca prede, sputa borra piume, caccia luoghi aperti, selve con radure, ha udito stereo, emette suoni e nenie, guida uman defunti, in canti cantilene. Tempeste fan tacere, canti strigiformi, mentre clima calmo, stimola nel vento, permette ascoltare, canzon territoriali.
quidf Iniziazione e quattro passaggi nell'opera come Scuola: Centauro (violenza e istinto, Inferno). Dioscuri (dualità e conoscenza, Purgatorio). Grifone (trasmutazione, passaggio Eden-Spirito), dopo la distruzione del carro, compaiono 7 teste (3+4) e infine l'AQUILA, che simboleggia la giustizia divina (ascesa cosmica, Paradiso, dal canto 88, unità tra uomo e Dio nel regno dei beati e la voce collettiva dei Giusti che parla con un 'io' ma significa 'noi'). Aquila subentra e porta Dante verso l'Infinito, poichè è il ponte delle gazze tra la selva oscura e il Paradiso, tra la caduta e la trasfigurazione. Aquila dell'Empireo è Giovanni, rappresenta la Carità, interroga Dante mentre questi è accecato dalla luce. Dante risponde: ama Dio perché è il Bene sommo, e ama gli uomini come Dio li ama. Il vero amore è Agape: fuoco che brucia, muove, trasforma, danza. Giovanni è custode del movimento d'amore, il solo che dà senso alle opere. L'amore di Giovanni è libero, rispettoso, intenso. Le sue tre domande formano una triade pitagorica, un valzer dell'anima verso Dio. Dante riconosce il suo amore come moto che tutto muove. Alla fine, è promosso: l'Amore in lui è pietra trina, fondamento del Tempio, dell'opera e del senso ultimo del Paradiso.|oracolo 266
ijing17.䷐ lume266 |Aquila a seguire (隨sui), al centro del lago vibra il tuono, l’energia riposa sotto l’attività conscia, non inseguire i desideri con ansia: siedi, ascolta, segui il ritmo della stagione. L'inverno chiede ciò che l’estate ha donato: chi sa attendere raccoglie frutti. Come l’aquila che scruta da lontano, tu innalza lo sguardo oltre l'impulso immediato. La saggezza non è corsa ma respiro. Vede più lontano un vecchio seduto che un giovane in piedi. Nel cammino iniziato ogni creatura segna un passaggio: Centauro, l'istinto; Dioscuri, la dualità; Grifone, la trasmutazione. Poi appare l’Aquila, ponte tra terra e cielo, giustizia che eleva, voce collettiva dei giusti che parla con un 'io ma significa 'noi'. Essa ti insegna che l'amore vero è agape: fuoco che danza, trasforma, unisce in dono. Le tre domande di Giovanni aprono il cuore: ami Dio perché è Bene, ami gli uomini perché Dio li ama, ami la vita perché è moto d'amore. Seguire significa accordarsi al flusso: perseveranza senza sforzo, sincronicità che nascono spontanee. Asseconda il processo creativo, custodisci la tua energia, lascia che il moto d'amore ti guidi. Così il tuo passo, come il volo dell’aquila, sarà saldo e libero insieme.# Onora il flusso naturale a generare sincronicità senza sforzo. Come il freddo di gennaio arricchisce il granaio, così il seguire con saggezza porta abbondanza e armonia. Il nobile rincasa al crepuscolo per riprendere le forze. La persona saggia sa che l'energia è custodita al di sotto dell'attività cosciente, così per connetterti con essa, serve riparare all'interno e concedersi un sonno ristoratore, invece di inseguire ossessivamente i tuoi desideri, sosta e riposa in armonia con la stagione. Dalla sorgente la perseveranza dona frutti, nessun errore. Rendi onore alla energia che fluisce dalla fonte al compimento, e allinea a essa le tue azioni, lascinado che il tuo risultato ideale si fondi con la naturale corrente.. Il seguire diviene allora un fluire senza sforzo di sincronicità favorevoli. Assecondare il processo creativo è sempre saggio. (In che modo scorrono gli eventi, e come puoi seguirne il movimento? In quale direzione ti spingono e guidano?). |ayandzi-mbeya, inverno chiede quel che ha prodotto l'estate, vede più lontano un vecchio seduto che un giovane in piedi
|semine: 2020-05-28 scheda
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