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voce: canzoni


vignetovigna Cristo-Bacco, Epicuro e Khayam vino (21) 21-Vite (Vitis vinlingua latingreco | foto vigneto | audiolibro | vino-artigianale_salterio_spagna.mp4 | frutteto_vigna_potature.mp4 | frutteto_vite_potare5regole.mp4 |musica musica_vino-serafino.mp4
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21:lume021-Vite (Vitis vinifera) nasce selvatica, con piccoli acini acidi, e viene addomesticata nell'area del Mar Nero. Diffusa dai popoli mediterranei, diventa pianta sacra a Bacco e simbolo di vita, fertilità, energia e convivialità. Accompagna la diffusione di grano, olivo, lino e canapa. Le foglie sono usate in cucina, la linfa primaverile favorisce la cicatrizzazione, i vinaccioli producono un olio ricco di omega, mentre viticci e vinacce trovano impiego in erboristica; gemmoterapia e Fiori di Bach usano germogli ed essenza della vite. Uva fragola (Vitis labrusca) del Nord America, resiste meglio a freddo e malattie, i suoi vini, come il fragolino, sono ottimi ma asenti nel commercio europeo. La vite predilige sole, terreni asciutti e ricchi di potassio, teme ristagni, gelate tardive e umidità eccessiva. Potatura, orientamento, consociazioni e clima influenzano resa e qualità: tra le principali avversità vi sono oidio, botrite e fillossera, che portò all'innesto delle varietà europee su radici americane. Il ciclo vegetativo comprende germogliamento, sviluppo dei pampini, fioritura, allegagione, invaiatura e maturazione, con accumulo di zuccheri, antociani e aromi. |Luglio soleggiato fà vino assicurato, zappa vigna ad agosto ad aver buon mosto, Settembre inclemente, vino quasi niente, se |poti-a-Luna-calante avrai uva abbondante. La |vendemmia è una festa comunitaria: raccolta, pigiatura e fermentazione del mosto uniscono lavoro, tradizione e socialità. Lieviti, temperatura, travasi e affinamento determinano il vino, tannini e invecchiamento ne modellano struttura e gusto, mentre l'eccesso di ossigeno favorisce la trasformazione in aceto. |Settembre29 per |sanMichele l'uva è come il miele, a estate |sanMartino ogni mosto è vino. Il vino è un alimento culturale dall'effetto ambivalente: consumato con moderazione accompagna la convivialità, sostiene benessere e buon umore. Epicuro dice: il vino preso con misura è igiene, medicina e sollievo, capace di rallegrare il cuore e illuminare la mente dopo la fatica del giorno; l'abuso invece stordisce e come alcool distillato, può causare gravi danni alla salute e alla vita sociale. La vite insegna il mistero dell'unità: tralcio unito al ceppo porta frutto, così l'uomo, senza radice nel divino, si inaridisce.| Nel giardino di Epicuro, il vino diventa medicina dell'anima, capace di sciogliere ipocrisie, miserie e dolori. Dioniso, che muore e rinasce, simboleggia il ciclo del tempo e la forza liberatrice dell’ebbrezza. L'economia di schiavi e la crudeltà dei potenti vengono riscattate dal vino e dalla filosofia, che spegne l'odio e cura con il quadrifarmaco: assenza di dolore, di paura, misura nei desideri e ricerca dell'amicizia. Epicuro stesso, morendo, chiede vino e lascia ai discepoli il rimedio di felicità. Antiche civiltà – ittiti, etruschi, mongoli – hanno venerato il vino come dono divino. Nel mito, Noè pianta la vite dopo il diluvio, tra prove di mansuetudine, forza e intemperanza. Gilgamesh, cercando immortalità, beve il vino e incontra Osiride, che come vite muore e rinasce. Iside e Bastet, dee del vino e della fertilità, intrecciano danze, resurrezioni e misteri. Il vino diventa legame sociale, dono degli dèi, fonte di gioia e catarsi. Raseno, come Epicuro e Khayyam, affronta la morte con l'ultima coppa, dissolvendosi nel tempo del sogno e lasciando agli amici il rito conviviale. L'umorismo insegna che morte e dolore sono illusioni, mentre la gioia condivisa resta reale.# Giardino di |EPICURO, nasce presso tralci, Vino liber colpa, da strategia di ego, categorie etichette, e imposte sorti umane, ebriulare la ragione, oltre arte ipocrisia, è divina impresa, a scioglier falsità, malesseri svelati, di scarna sussistenza, di bimbi oppur anziani, barbon disoccupati. Dioniso in follia, muore e poi rinasce, compie ciclo tempo, del Colosseo di stragi, nato da espansione, di vizi e crudeltà, su popolo che geme, di fame e libertà, economia di schiavi, degrada sensazione, reca depressione, o svilisce nel rancore. Epicuro pedagogo, spegne roghi odio, col nettare di vino, e sua filosofia, quadrifarmaco cibo, uomo fa danzare, 1 comune sentimento, vive gioia invito, dilegua individuo. Epicuro in punto morte, và |tinozza calda, chiese vino e bevve, poi agli amici disse, siate memori felici, spiro mio pensiero, quadruplice rimedio, io vi lascio e bevo: felice mangia e bevi, motto degli Ittiti, etrusci e turcomanni, mongoli con scizi, re Suppiluliuma, lo chiama Dio tempesta, iniza le sue danze, con Uva sulla testa, Dioniso Zagreo, che arriva da lontano, sconvolge città, con Vino fermentato, trapiantano slavi, su terre di coloni, vite olivi e frutti, a rallegrare cuori. Epicuro ricorda, che un dolore in corpo, al tempo vien legato, se acuto porta morte, se breve è passato, se leggero si allevia, tramite terapia, amicizia guarisce, radice di malattia: 1 morale imposta, è malattia + grave, son tutte malattie, malesser di morale, sorgenti di morale, dentro vai cercare, filosofo Kant, ci aiuta ricordare; sostanza vero cosmo, è illuminazione, pace del mio cuore, è liberazione, mi accompagna pure, nel morire-uscire, senza + paure, assenza del soffrire: imparo umorismo, morte non esiste, scopro riso eterno, libero mio triste, cosciente dio Eterno, vive dentro Me, un giorno morirò, in paradosso Zen; viaggio fuori tempo, via dal calendario, in indie navigando, fino al cuore umano, accompagnato io, dai canti senza tempo, al rito degli amici, scaldo cuore eterno: 4 paure vinci, spiriti e aldilà, paura della morte, paura del dolore, morte nulla è, se ci sono io, se sta lei non io, problema non si pone, meno si possiede, meno si teme, dolor fisico leggero, salva gioie interne, acuto passa presto, acutissimo è morte; mali anima prodotti, da opinioni storte, errori bene cura, saggia filosofia, pratica e teoria, felice reca via, sublima irrequietezza, assenza di paure, a mezzo della fede, e misura desideri. Raseno canta il |VINO, bacche medicina, scritto in |ditirambo, Enki Dio saggezza, usa vino festa, per donne accoppiare, le scalda le scioglie, su Olimpo presso il mare, i Re con le Regine, per figli generare, in dinastie tartarie, banchetto è interazione, tra sudditi e sovrano, fonte regno umano. Quando buon Vino, entra in cultura, 1 via di commerci, stabilisce con cura, medicinale diviene, una merce preziosa, buon socializzante, che al culto si sposa. Beviamo diamo al vento, i torbidi pensier, Thera beve onda, che piove giù dal ciel, il Sole beve il mare, la Luna i raggi sole, felici noi beviamo, cantiamo e celebriamo. Beviam lieti beviam, insieme pur cantando, Turanna dea di Amore, letizia tien in mano, in grembo la dolcezza, lenisce amarezza, dilegua ogni tormento, ritorna la purezza. Vita fato incerto, io bere vò di certo, saper nulla importa, se fato tutto porta, quel che sarà di me, Dio Bacco conviene. |Poeti etrussi e turchi, cantan stesso vino, allevia ogni dolore, quel liquido rubino, scaccia via veleni, è medico dei cuori, toglie inibizione, primo igiene dei dottori: se vino murratum, si dava ai condannati, ad annebbiar coscienza, di pene capitali, i vini medicinali, aggiungono al mosto, Pino e Melagrana, o spezie del posto. Vite rinacque, dal sangue dei giganti, Noè la reinterrò, dopo gran diluvio, |Sirio-Cane amico, è stella che rivela, prossima vendemmia, di stagione intera. Noè piantava vigna, Satana gli offrì, suo aiuto consiglia, sgozza in sacrifico, una tua Pecorella, innaffia con sangue, zolla barbatella: chi berrà quel vino, avrà pensier mansueti, come i canarini; uccise poi 1 Leone, bagna attorno a fusto, cosi chi ancor berrà, lavorerà robusto, ma infine Satanasso, gli fà 1 burlonata, ripete col Maiale, la stessa sceneggiata, chi da quel momento, troppo berrà il vino, sfrenata intemperanza, avrà del porcellino. |Gilgamesh cercava, Lungo vie canzoni, sua immortalità, presso mare trova, Sicuri a fermentar, donna della vigna, tiene bimbo in grembo, mortem lui moriendo, in vitam resurgendo: seduto Gilgamesh, mentre beve Vino, si maschera si incarna, in Dioniso felino, gira in processioni, con musici danzanti, suona tamburi, corni e fiati ansanti. Gilgamesh arriva, sul delta fiume Nilo, Osiris mascherato, appare in quel convito, rinasce come Horus, aruspice Dio-Falco, trapianta la sua Vite, delta Egitto alto. In libro sapienziale, aruspice fa elenco, cose necessarie, alla vita di ogni tempo, riparo ferro e sale, acqua legno e cibo, latte e succo uva, miele olio vestito. Isis braccia alate, è Siduri sua compagna, specchio del viaggio, sale su montagna, sale fin la testa, separa Notte e Giorno, riunisce Nume caldo, in utero suo forno. Dea Iside poi cerca, svelar identità, fallo risveglia, con succo Lattucar, col Vino lo riscalda, torna a circolare, la linfa dei misteri, lo fà resuscitare. Nefti la sorella, riflette Dea tramonto, lei vuole aver bebè, ubriaca Osiri sposo, entra nel suo letto, e Anubi concepisce, ma Seth ingelosito, Osiride smembra. Osiride è Vite, giace addormentata, ucciso come Uva, da Settembre settimana, rinasce nel banchetto, alluvion di vino, sangue e succo uva, mutano nel rito. Iside si muta, in leonessa Dea felina, o nera Dea Bastèt, benevola gattina, porta vino in festa, e maschere di danze, diviene protettrice, delle umane istanze. Bast flauto suona, e melodie + vaste, adorata sulle barche, alla città Bubastis, gatti addomesticati, nutriti nei templi, controllan roditori, granai di magri tempi. Gatta con + seni, vien da clan di Nubia, seguendo il fiume Nilo, assieme Anubi guida, porta irrigazione, o inondazion selvagge, in viaggio iniziazione, confine di due acque: sovran sempre sarò, solo nel deserto, Corpo sarà ombra, respiro sarà vento, cavalcherò con ali, di polvere di dune, ovunque tenderò, oblio mi rende immune. |Raseno in punto morte, estingue paura, felice fa il salto, quan soffio si ferma, scompare identità, liberato in vino, come un Epicuro, od Omar |Khayam, riunì ancor suoi amici, ultimo convito, a condivider sogno, |Terabuti giardino: se ci siamo noi, non vi è la morte, se vi è la morte, non ci siamo noi, Morte è privazione, di sensazioni, oltre barriera, di vibrazioni; anima vento caldo, vir mana diffuso, in tutto tuo corpo, gli atomi separa, cessa sensazioni, scompone la persona, in rivoli ulteriori. Raseno ci ha lasciato, ultima esperienza, in piena coscienza, 1 gallo lo ha seguito, noi facciam convito, 1 gesto 1 parola, 1 bicchiere suo vino; bere tutti insieme, ci porta al tempo sogno, dove Lui è tornato, dissolto senza corpo, presso gli antenati, guida i nostri passi. Taras già prepara, veglia attorno al fuoco, mentre suono ngombi, narra la sua vita, veglia e reverie, leggo sue poesie: bevi oh pifferaio! dimentica il destino, sorseggia il vino, Tu sei quel sapore, nel corpo invasato, di attore forsennato. Tu non sei cristiano, ebreo o musulmano, di oriente occidente, ma solo coppa vino, io son venuto al mondo, per soffiare sabbia, come fece il vento, sol mi riconosco, al cuore beneamato, ubriaco ed esaltato, danzo Dio rinato: son Vino di balchè, ebbra Luna in Bosco, che desta 1 cuore fosco, se resto spettatore, catarsi mi succede, poi recito 1 attore. Son io distaccato, in grazia di coppa, ogni azion che feci, fu esente da colpa, è stupido ordinare, a chi no sa obbedir, peggio poi sarebbe, se Dio va incollerir. Raseno amò Khayam, suo vino Rubiyyat, nei versi di ebbro vino, natur sa rivelar, se ogni cosa materiale, nel nulla finisce, stai a cuore lieto, tutto infin perisce. E vennero Profeti, a gruppi di cento, ragionano di luce, mondo a loro attento, ma uno a uno poi, chiudono gli occhi, dileguano in ricordi: io ho attraversato, fino a sette porte, sù dalla radice, a conoscere la sorte, molti nodi scioglier, seppi per la via, quel di umana sorte, mai trovai la via. Tutto tu vedi, ma ciò che vedi è nulla! ti parlano tutti, ciò che ascolti è nulla, i mondi percorri, ciò che impari è nulla, mediti e pensi, e pure questo è nulla! perchè tanta foga, a indagare avvenire, stai allegro e bevi, questo mondo è da prima, nessuno è rimasto, andarono e andremo, altri pur andranno; salutando i corpi, anima tua e la mia, gettano nei forni, la terra tua e la mia, Noi siamo i burattini, il Ciel burattinaio, gioca il breve gioco, al nulla ricadiamo; entrammo lieti al mondo, tristi ripartimmo, e dammo vita al Vento, nulla riverimmo, porgi il bicchiere, che ogni mondo è fiaba, porgilo in fretta, la vita passa e sfiata. Essere e non essere, salvezza e destino, cielo e inferno poi, son parolaio fino, in tutto il mio studiare, vidi il confino, restava in verità, profondo solo il vino: quando Eterno, mi impastò a sua guisa, mia sorte intera, aveva già decisa, il bene o male, lo feci a suo servizio, perchè dunque, un giorno del giudizio? se io mi ribello, dove è onnipotenza? se io pecco o svio, dove è la prescienza? se tutto il cielo, si deve a obbedienza, dove è che val Signore, la tua clemenza? ognuno Ti cerca, non sa che Ti possiede, come sale in mare, ci sei e non Ti vede, Ti chiama e Tu sei, là nel suo chiamare, Daime Eboga Vino, già nel mio cantare; in moschea e madrasa, chiesa e sinagoga, temon fuoco e inferno, e cercan paradiso, il seme a tali idee, vedo mai germoglia, in teste di chi beve, 1 Vino senza noia; fuori da ebbrezza, esiste il condannare, pazzo è chi spera, tal mondo migliorare, usanza di amore, ignora convenzioni, Amore detta legge, azzera nome e onore. Un vasaio un giorno, maltrattava un vaso, il vaso allor gli parla, voltandosi ribello, oh smemorato mio, qual furor ti ha invaso? non sai che io vissi, e ti fui fratello? se Tu non bevi, con orgoglio e impostura, non biasimar colui, che tien ubriacatura, portami vino, perchè presto amico mio, con cenere nostra, faranno orci da vino; fugge il tempo, attimo cui scrivo, è passato già, trinca e parla allegro, chiedi di fortuna? è bel sogno fuggitivo! La giovinezza? è acqua di un torrente, accorda arpa amico, noi siam polvere, porgi la coppa, noi siam vento, silenzio e svuota, sei anima Vino, impara la pazienza, coltiva tuo sorriso. Poiesi devozione, incanta tuo cuore, trae sua passione, dal Sole interiore, ad Anima si volge, donna interiore; la forza del mana, che si agita dentro, fuoriesce e travasa, in comun sentimento, con miti e racconti, modella identità, coltiva memoria, di ogni civiltà. vigneto_divino-rubiyat.m4a
lume021-Coppa di Dioniso: si racconta che nel Giardino di Epicuro crescesse una vite speciale, capace di unire Cielo e Terra. I suoi grappoli non promettevano immortalità, ma insegnavano a vivere senza paura. Chi ne beveva con misura vedeva dissolversi odio, ipocrisia e tristezza, riscoprendo amicizia, serenità e gioia condivisa. Per questo Epicuro lasciò ai suoi allievi quattro semplici rimedi: non temere gli dèi, non temere la morte, sopportare il dolore con saggezza e desiderare soltanto ciò che basta per essere felici. Ma la vite era molto più antica. Osiride l'aveva donata agli uomini, insegnando che, come il grappolo viene pigiato per diventare vino, anche la vita attraversa prove per trasformarsi. Iside custodì questo segreto: nulla di ciò che sembra perduto è davvero scomparso, poiché ogni fine prepara una rinascita. Dopo il grande diluvio, Noè piantò la prima vite, ricordando che ogni fine può diventare un nuovo inizio. Il vino rende mansueti, dona forza e consolazione, ma, se abusato, trasforma l'uomo in schiavo dei propri istinti. Dioniso lo diffuse tra i popoli affinché non fosse un mezzo per fuggire dal mondo, bensì per ritrovare amicizia, festa e verità: in vino veritas. Anche Gilgamesh, cercando l'immortalità, comprese che nessuna bevanda rende eterni. Ciò che sopravvive è il bene lasciato agli altri, proprio come la vite che, dopo ogni vendemmia, rifiorisce in primavera. Nel Vangelo, alle Nozze di Cana, l'acqua divenne vino e Gesù ricordò poi: Io sono la vera vite e voi i tralci. Il miracolo non era la bevanda, ma la comunione che essa rendeva possibile, così il vino divenne simbolo di alleanza, memoria, festa, speranza e trasformazione. Per questo la vite fu chiamata pianta totale: l'uva depura l'organismo, il resveratrolo protegge cuore e cellule, le foglie sostengono la circolazione, i germogli nutrono e i semi rafforzano le gengive. Persino Gandhi, durante alcuni digiuni, beveva succo d'uva come alimento semplice e rigenerante. Epicuro, giunto nel regno di Ade, offre simbolicamente una coppa a Persefone, perché anche nelle paludi del dolore possano rinascere speranza e luce. Rumi e Omar Khayyam ricordano che, la coppa insegna che siamo polvere e vento, ma anche scintilla divina capace di amare. L'Oracolo della Vite conclude: Il vino è un maestro severo: con misura consola, senza misura domina. Dove cura e veleno convivono, cerca sempre l'equilibrio tra natura e rimedio, piacere e disciplina. Non cercare l'immortalità nella coppa, ma nella bontà, nell'amicizia e nelle storie che saprai condividere. La morte interrompe i sensi, non l'amore lasciato negli altri; il vino migliore è quello che unisce i cuori e rende più umano il cammino di ciascuno.

115:lume115-Arpaterapia è musica del cuore, che cura e consola, come carezza sonora, coccola bimbi ed anziani, placa ansie e risveglia, emozioni profonde, con frequenze cerebrali, che si allineano a suoni: dal sonno profondo Delta, alla coscienza espansa Gamma. L'arpa stimola il DNA, respiro e sistema nervoso, creando benessere che cura, dissonanze atonali e conflitti, la sua musica muove linfa, stimola udito nei sordi, e calma pure gli animali. Suo suono è preghiera, ponte verso il divino, sblocca emozioni e memoria, empatia e autostima, integra emisferi cerebrali, riunisce voci e cuori. Arpa suona melopea, nel lutto calma e guida, trasmuta dolore in bellezza, come Davide e Ildegarda, tocca corde interne, a vibrare antiche risonanze, ogni nota è una carezza, che l'anima ricompone. Il beti canta: |Meyaya mbèmbe meyaya mbè magueya, la gioia è il sole delle anime è eterna. Il coro risponde: Abume yaya ooo yooo yobiè yaè, kaka ndongo tubegah ya, mebengah mebengah mendongo mebengah mendongo; abùme yaya ooo yooo ndobiè yaè. Kaka ndongo ndobiè yaè dibenga yaè, abùme yaya ooo yooo ndobiè yaè. Kaka ndongo ndobiè yaè a mwana. Il coro celebra la Provvidenza e la Ngombi, dove arpa sacra è pilastro, della purificazione, a cui segue illuminazione. Bwètè-maganga-makombè, è frase che vuol dire: la morte non è distruzione ma fenomeno di mutazione, che la ngombi ci narra, nei molti nomi in lingua popè-na-popè, come Maria salvatrice, colonna invisibile che guida, il cammino alla terra degli avi. Il principe Issey insegnava che, la vibrazione di canti e parole, aiuta l'anima in suo viaggio, verso la luce di empireo: Meyaya vul dir resurrezione, Mbèmbè è l'eternità, Ghéaghéa è felicità, e Yobè è il cielo blu, dimora degli spiriti luminosi.| Arpaterapia è musica del cuore, che cura e consola. Arpa come carezza sonora, coccola bambini, placa ansie, risveglia emozioni profonde. Ogni malattia è dissonanza, ogni guarigione è melodia. Frequenze cerebrali si allineano a suoni: dal sonno profondo (Delta) alla coscienza espansa (Gamma). L’arpa stimola il DNA, lavora su respiro e sistema nervoso. Frequenze armoniche (432 Hz) creano benessere; dissonanze atonali evocano conflitti. La musica accarezza corpo, mente e spirito: muove linfa, stimola udito nei sordi, calma bimbi e animali. Integra emisferi cerebrali, sblocca emozioni, favorisce memoria, empatia, autostima. In terapia, il tocco dell’arpa diventa salmo che riunisce voci e cuori. Suono è preghiera, ponte verso il divino. L'arpa trasmuta dolore in bellezza: in lutto, calma e guida. È strumento rituale e catartico, come nella tradizione di Davide e Ildegarda. Tocca corde interne, fa vibrare risonanze antiche. Ogni nota è una carezza sonora che ricompone l’anima.# |Arpaterapia è musica improvvisata, che aiuta a cambiare, generando emozioni religiose, che discendono a spirale, come un canto a dieci corde. L'autostima dei bambini viene stimolata, attraverso gioco amore e gioia, mentre arpa và lenir ferite, abbracciando e coccolando, e rendendo vivo il sogno. Ogni malattia è un problema musicale, e ogni cura una melodia, arpa consola e rende grazie, alla fedeltà di Dio, in chiarudienza intuizione, Davide suona la cetra, culla Saul in 5 toni, sul respiro e sul dolore, suo malessere trasforma, cervello vibra seguendo, diversi ritmi e frequenze: Delta a 4Hz, profondo sonno e coma, Theta 4-8 dormiveglia, Alfa 8-14 vigile relax, Beta 14-30 allerta concentrazio, Gamma 30-90 telepatia. Il DNA è programmato da parole, luci e frequenze e credenze, che vanno in sintonia, per auto-guarigione, Melodia è due suoni successivi, sincronia è due suoni simultanei, accordi belli sono in LA 432 Hz, come ritornello e toante, o Tonsingen tono base, cuore ritmo fiati. Al congresso di Vienna, zar vuol suono alto, Giuseppe Verdi è contrario, lui nel cuore è contadino, ma propaganda di Berlino, impone 440 Herz. |SOLFEGGIO in 6 toni, creano cosmo in 6 giorni, sincronario pulsazioni, porta a calma e serenità. Radionica utilizza, più frequenze per guarire, lavorando sul respiro, inno al Battista in esacordi, la sua scala in 6 note, UT RE MI FA SO LA, solve ansia e dolore, e rinsalda relazioni. Musica coinvolge pelle, il cuore e la mente, ascolta musica tonale, a risolvere i conflitti, mentre la musica atonale, aumenta le differenze, e richiama sofferenze. Musico-terapia impatta bene, su problemi di salute, Parkinson e nevrosi, su nausea post-parto, sà riparare il DNA, cura stress muscolari, allevia pressione del sangue, e aiuta linfa nelle piante, aiuta fertile suolo, mais presso altoparlanti, rapido germoglia, mucche amano Mozart, e recano + latte, musa linguaggio universale, emoziona e vibra in var frequenze, in terapia uso l'arpa, a comunicare e stimolare, il recupero uditivo, sui bambini non udenti, che attraverso gli strumenti, riscoprono emozioni, e van comunicare. |Danza e ritmo anche, aiutan superar paure, e ridurre ansia strutture, come fece Rossoloski, con autistici pazienti, nella musica di gruppo, integrò armonicamente, le loro esperienze. Lisa musico-terapia, offre a ogni individuo, occasione di esprimersi, attraverso la musica, e di sviluppare connessione, col proprio corpo e propria mente: la ripetizion dei suoni, divien memoria che permette, di ricordare e rassicurare, in sette note sette ruoli, creare melodia che cerca, unire un cuore a trascendenza. |Davide organizza, la musica nel tempio, sceglie salmi e melodie, consacrando liturgie, toccar corde vuol dir psalmo, che conduce a comunione, aiutando fusion voci, cuor riuniti in lode a Dio. Canto è scuola comunione, lode è dialogo di amore, Dio ne viene rallegrato, cuore viene penetrato, fuge diavoli e malversi, incita animi a battaglia, canto mitiga iracondia, calma ansie ed afflizioni, attira amore e allegria, ispir chi esegue o ascolta, manda in estasi la terra, con dolcezza don di Dio, accompagna pure Giobbe, e i lamenti di chi piange, come Davide suonando, spinse Saul a ritrovare, Dio cristiano amico grande. |MUSICA è forza, a fare bene o male, intenzione sia la chiave, che produce risonanza, bravo arpista sa creare, culla suono spazio santo, per avvolgere chi ascolta, in un manto vibrazioni, psiche dove avviene, personale guarigione. Immergersi in un suono, accarezza e ti trasporta, ti stacca e osservi tutto, con vivida coscienza, intuizione affina e cresce, sincronizza a fiato e gesti, al ritmo del bambino, vibra e scalda il cuore, rilascia sofferenza, le dita sulle corde risuonano in parenti, attivando una risposta, emotiva e subconscia, pianto e ascesa al cielo, oltre ogni comprensione, come al funerale, arpa assiste e guida il clima, commiato alla famiglia, intrecciando suon tappeto, per viaggio verso casa, ricorda il brano Mozart, trapasso persona amata, nel rito morte ricamata. Ildegarda suona il Salterio, nei momenti di vita, di bisogno disperato, a recare conforto, suono angelico trascende, fa trascendere chi ascolta, vibrazioni in proprio corpo. Suono vibra ogni materia, celle cancro esplose sono, risonanza fa oscillare, a frequenze ben precise, chi ascolta poi migliora, linguaggio e relazione, memoria ed affetti, identità e salute, formicolio che sale, emozione liberata, aumenta energia, e immagine amata. Reciproche risonanze, mutan timbro del suono, metamorfosi incrocia, varie corde e le persone, armonici naturali, sono suoni in successione, multipli nota base, ognuna muore in successiva, pizzicata in risonanza, si fondono l'un l'atra, simmetria celestiale, secondo il punto corda, un mezzo un terzo o un quarto, fan vibrare il corpo umano, da intenzione scaturisce, il tocco improvvisato, che risuona con la voce, registro acuto del bambino, registro medio della donna, registro grave di uomo adulto. |Cavità-risonanti, addominale e torace, gola e cranio testa, disposte in ordine di altezza, dal basso verso alto, Helmholtz dimostrò, corrispondenza sicura, tra volume cavità, e frequenza dei suoni, prodotti o ricevuti: ai grandi i suoni gravi, ai piccoli acuti e alti, come mucca ed uccellino, contrabbasso oppure violino. Effetto angelico vien dato, da scale a 5 toni, prive di semitoni, corde vibrano a lungo, intrecci e risonanze, nel tappeto palliativo, entrano nel corpo, in addome gambe e piedi, o torace collo e testa, il dottore narra dentro, ciò che da gioia o sofferenza, progetti sogni identità, pace amore esperienza. Arpa carezza anima, la ricompone a cattedrale, a ogni tipo di persona, che desidera beneficiare, valorizza pur silenzio, tra un suono e il suo tramonto, assapora uno a volta, come acqua pranizzata, pure un sordo vi risuona, alla dolcezza vibrazione, dolo muta in guarigione, pure un bimbo dal dentista, o animali incarcerati, ritrovando il proprio suono, tra i rumori dello sfondo, accordando a quella nota, var fastidi van svanire, voce interna che ti guida, a scoprire parti eterne, poi ti chiedi perché suoni, per avere guarigione, voce umana sà vibrare, corpo interno verso esterno, pulizia vocali lunghe, cantilena sa calmare, occhi gioia fa brillare. |LISA con musica gestisce, emisfero limbico emotivo, lega emozioni a corpo, ethos logos pathos, a integrare due emisferi, cura tristezza con poesia, a volte produce regressione, ridesta o anestetizza, i moti del dolore. Arpa ricrea sintonia, madre-bimbo e la famiglia, calma bimbo e genitore, frena idee di disistima, accoglie estingue depressione, fa sfogare emozioni, sofferenza trova un senso, sintonizza tutti astanti, empatia stesso sentiero, bimbi restan fascinati, i turbolenti son calmati, con accordo in pentatono, lor corpo in risonanza, che malessere scavalca, pregiudizi e dissonanza, ecco grazia inaspettata. Canto il nome del bambino, in angel-mode o pentatono, il corpo seguo ritmo e muove, in salmo Davide ritrovo, inni di arpa e coro, siamo un dono creato suono, ecco Davide con arpa, suono il mondo al cuore umano, Dio-Armonia ordina caos, a mezzo di arco musicale, a ricongiungere creatura, Dio fà dialogo al suo cuore, suono è ponte con il cielo. Silenzio da Leunar, fino ad Ibunji del Gabon, un cantore cercan tutti, nei momenti più penosi, quando tutto appar perduto, Dio signor ci reca Shirdi, Bab Aziz lì a danzare, ci sostiene nel cantare, per tristezza allontanare. libroq_arpaterapia-musa-busenge.m4a
lume115-Canti del Bwiti Fang, aprono il rito come un respiro: l'arpa purifica lo spazio, e prepara incontro tra vivi e spiriti. Nel primo canto della creazione, il ragno celeste Dibogia, discende dal cielo e porta l'uovo, sospeso a un filo di luce. Deposto sulle acque oscure, genera la vita, mentre il pipistrello, ne custodisce il mistero. Segue il racconto del diluvio: le acque dell'arcobaleno, sommergono clan e montagne, per volontà di Zambe-khan, e del messaggero Mwangabenda. Tutto si dissolve poi si ritira, e il ragno restituisce, l'uovo della rinascita. Durante i canti dei fedeli, i minkin danzano in trance: il corpo si scioglie, e lo spirito risale. Il ritmo alterna caduta e risalita, come il respiro della creazione. Quando le acque si ritirano, la creazione riprende il suo corso, e il mondo viene ricucito, dal canto di arpa e arco; nel Bwiti tutto ritorna: acqua, canto e luce, seguono lo stesso ciclo, dove nulla perisce, e tutto si trasforma. Canto e mito insegnano, che la stella non muore, si spegne solo per tornare, luce in altra forma. |Fernandez raccolse 24 canti Fang, Masimba Ma Ngombi, preludio da emerge la vita, e pulisce il locale, per l'entrata dei minkin: Soya soya biga miwo, dopo nato Nzambi, nyama nyama nyama, a lak aki benganga nyamoo, Nzame a kobe ening, Tara nzame ye kire banganga, Banganga myamo oy, nyamo tara nzama da ye kire benganga nyamoo, tumengi si, mbomayake yake, ndende a kobo ening tara oh, a sighele mbembe, a kobo endama, ba ghe kobo ening betara zama. Bwiti mendongo, mendongo oh oh oh (bis), heyong me nga dziba, tara oh me dziba pa! zame oh me dziba; nyamo me dziba, dimamo mikodia, atsenge dibobia. Zambe a pongo, Mwangabenda me dziba, Tara oh, me dziba. Heyong me nga dziba, Tara oh me dziba, Nzamè oh, me dziba, nyamo me dziba, ye me dziba. Dimamo mikodia, mikodia atsenge, atsenge dibobia, Zambe a pongo, Mwangabenda me dziba. Tara oh, me dziba (fang13-arpa-birth-creation.mp3). Nyama nyama dibode, a lak aki benganga nyamoo. Nzame a kobe ening, Tara nzame ye kire banganga. Banganga myamo oy - nyamo tara nzama da ye kire benganga nyamoo, tumengi si, mbomayake yake - ndende a kobo ening tara oh, a sighele mbembe, a kobo endama, ba ghe kobo ening betara zama - Bwiti mendongo, mendongo oh oh oh (bis), heyong me nga dziba, tara oh me dziba pa, zame oh me dziba - nyamo me dziba, dimamo mikodia, atsenge dibobia, Zambe a pongo, Mwangabenda me dziba, Tara oh, me dziba (fang10-arpa-road-birth.mp3). Minanga da kobe ening; sumeya mbembe! Mwan a Zambe kanga a king bakombo, nto mwan zambe vanga oni bot. Nana nyepe è Ningwan mebeghe, Esama yime awuaa, Tara a kobo awuaa, akobo awu mbembe, awu me wua nana nyepe, wua enyi a wu fwo, me wua, Nana nganga a wonga mesenguè, Tara oh Nana Nyepe, oh Nyngwan Mebege! Ngombi a nto mbamba eto, a nto mbembe Zame mbembe, a so wa yala, Ngombi mbembe. Ngombi mbembe.

145:lume145-Num, Kia e le danze estatiche della trasformazione. La danza del Num-Tchai, dei !Kung del Kalahari, è una delle molte forme umane di regolazione del trauma, attraverso ritmo, respirazione e trance: Num è l'energia corporea, che si attiva attraverso danza canto e calore, quando intensificato conduce al Kia, stato liminale di trance, guarigione e disorganizzazione percettiva seguita da reintegrazione. Richard Katz, antropologo, evidenzia come queste pratiche condividano strutture profonde con sistemi asiatici e mediterranei di trasformazione energetica. Il Num tchai presenta analogie con il Qigong e con le tradizioni dello Yoga, dove il movimento lento, la respirazione e la concentrazione, producono modifiche dello stato di coscienza. Katz suggerisce una continuità tra il Num e il Qi codificato in Cina, i processi della Kundalini in India e Persia, le danze estatiche dei dervisci sufi, del Candomblè afrobrasiliano e delle faunie dionisiache mediterranee. La danza del Num appare una forma antica di regolazione corpo-mente, in cui guarigione, rituale e coesione sociale, coincidono nello stesso processo. Num Tchai è parte di una famiglia più ampia di pratiche estatiche, in cui il corpo diventa strumento di trasformazione psichica e sociale. Nel Mediterraneo antico, il Culto di Dioniso esprime una logica simile: perdita controllata dei confini individuali, danza collettiva, musica e possessione rituale come strumenti di reintegrazione emotiva e comunitaria. Nel sud Italia, il Tarantismo mostra un'altra declinazione dello stesso schema, in cui la crisi psichica e corporea viene risolta attraverso ritmo, musica ripetitiva e scarica motoria, fino alla reintegrazione del soggetto nel gruppo. In ambito italico e laziale arcaico, figure liminali come il Fauno, e le tradizioni pastorali collegate alla presenza di Pan, conservano la stessa struttura di soglia, tra natura istinto e cultura, dove il movimento corporeo e il rito mediano tra ordine e disordine. Sistemi diversi che usano ritmo e trance come tecnologie per gestire trauma, tensione sociale e instabilità emotiva: Num tchai, dionisismo, tarantismo, danze fauniche e qigong, pur distanti nel tempo e nello spazio, trasformano l'eccesso corporeo ed emotivo in linguaggio collettivo regolato, capace di ristabilire equilibrio tra individuo, gruppo e ambiente.| Etnie del Botswana e Namibia, come Herero ed Himba, affrontano disagio e oppressione, da parte dei latifondisti, così anche i !Kung Zhutwasi, un popolo del Kalahari, reagiscono a questo, con danze rituali, che esprimono dolore, e la loro cura e cultura. Kinaciau è il vecchio saggio, che danza e canta a scioglier num, per la cura e connessione, con gli avi e spiritual, il num è forza vitale, che aiuta a superar difficoltà. Zhutwasi pregano spesso, per la pioggia e per la caccia, e i loro riti a ripristinar, legami comunitari, nel rinnovo di radici culturali. Le donne giocano ruolo chiave, gestendo il focolare, e insegnando ai bambini, attraverso esempio e gioco, dove danza e canto sono mezzi, a mantenere l'armonia, e affrontare le difficoltà. Num è vita e guarigione, energia che bolle e sale, dal gebesi bassa pancia, lungo la spina dorsale, reca fuoco lancinante, per curar traumi e dolori, e infine getta in stato Kia, stato dantesco a cui fa rima.# Botswana e Namibia, etnie di confine, disagio sociale, le ha molto colpite, padroni latifondi, cacciano Herero, Himba Tswana e altri, dal loro sentiero. ZUTWASI in |Kalahari, popol senza terra, oppressi dalla fame, alcol e dilemma, reagiscon tutto ciò, con danze di cura, potenza di libido, che aiuta cultura: danze estenuanti, in sudori torsioni, riflettono dolori, di varie transizioni, che popolo vive, a snodi del tempo, quando è su orlo, di annientamento. Guarire è affermare, svelare se stessi, incanalare 1 flusso, di viaggi e misteri, dentro una cultura, di spiriti antenati, così che alleanza, rafforzi noi rinati. Kinaciau narra, Dio venne su terra, là in Kalahari, tra noi e gli animali, dormire con la moglie, non sapeva fare, la gente gli insegnò: gravida la donna, gli frutta 2 gemelli, figli Kana e Xoma, antenati molto belli, loro danno nome, a tutto ciò che nasce, inizian loro clan, che cresce + grande; hanno mogli e figli, con sembianze umane, sebbene hanno potere, e forze sovrumane, beffati e impoveriti, son da umana fame, a causa della noia, e passion smodate. Kinaciau parla, che per salvare vita, Dio ci ha dato il num, tramite antenati, uomo cerca num, sapendo che è penoso, per curar la vita, in quotidiano luogo: se narrar fallisce, storia vien distorta, scende in sottosuolo, x var generazioni, poi ripulito il dire, torna a superficie, accessibile a tutti, parla e tutto dice. Blek Dorothea dice, che nativo ama e odia, intensamen leale, assai vendicativo, un bimbo rimane, poco incline a lavoro, amante del gioco, canta danza e disegna, ascolta le storie. Zhutwasi narran miti, e pregano Gao Na, silenti o alta voce, se vi è necessità, ci hai fatto cacciatori, aiutaci a cacciare, dacci la tua pioggia, insegnaci a curare. Dio dà la giraffa, ed 1 fuoco al centro, se nonno fuoco muore, canterai nel buio, Frecce di Gao Na, ci colpiranno in pena, Fuoco ha stesso num, come la tua vena. Gao Na creava i canti, dotandoli di num, li ha dati alle persone, in sogni e visioni, tramite intuizione, o a mezzo imitazione, viaggiano tra i gruppi, num circolazione. Oggi i canti num, son cantati ovunque, più di altra cosa, pure da chiunque, nelle passeggiate, al lavoro o relax, per deliziare i bimbi, e altre cose far: rilascian loro num, solo nelle danze, con i danzatori, scambiano istanze, quando poi una donna, canta và nel kia, rende uomo allegro, suo num lo ravviva; canti num son storie, vicende della vita, a caccia od in miniera, umano si confida, le migrazioni o crisi, nutrirono le danze, interazion tra sessi, è medicin + grande. Cantare batter mani, aiutano a scaldare, il num dei danzatori, sudore del danzare, e i guaritori che, han vinto ogni paura, viaggian alla morte, rinascono x cura: a volte sei nel Kia, pure se non vuoi, num ora ti lancia, presto ti riafferra, adesso se hai paura, o scomodo tu sia, Esci dalla danza, il num poi vola via; se prima volta tu, inizi la maestranza, tu puoi controllarlo, gestisci distanza, riprendi tua danza, e lasciati danzare, Num felice al cuore, giunge a dimorare. Lisa ricorda, che forze esistenza, o sopravvivenza, slittano coscienza, se credi avere num, cuore dei Zutwasi, stato kia ti accade, riaprendoti i canali: flessibile luogo, spazi e coscienza, rinasce nel gruppo, di cura e di festa, per render sicuro, legami in villaggi, mai garantiti, da morte e passaggi. Acqua con Fuoco, con miti e con riti, ripristinan luogo, reinventan radici, è rinnovo rituale, di ruoli e potere, a permetter così, un ri-appartenere. Sorge informale, 1 villaggio di gente, ruoli e potere, presso acqua sorgente, dentro ogni capanna, sta un focolare, gestito da donne, lui aiuta scambiare; ciascuna capanna, giacigli di paglia, e uova di struzzo, con acqua da bere, giocattoli e pelli, cosmetici e frecce, Monili e tabacco, con pentole e selce; uomini e donne, in armonico scambio, decide fra tutti, il leader + saggio, più forti persone, dirimon diatribe, specie le donne, nutrici + amiche: siedono insieme, ai bambini parlando, con essi giocando, pur sgranocchiando, nessuna minaccia, paterna ai bambini, gli insegnano tutto, giocando teatrini; se mal si comporta, 1 bimbo oppur due, interviene un parente, sposta creature, rispetto tra i sessi, è nella danza, restaura armonia, sopra ogni lagnanza; fuoco nella notte, cerchio di conforto, già permette al num, di bollir in porto, gli spiriti di avi, detti son Gauwasi, Dei della natura, e cuore di Zhutwasi. Kinaciau ricorda, num è cuore vivo, fa esser realizzato, estingue il soffrire, le frecce del passato, vive e lancinanti, nude appariranno, qual dardi vorticanti, come archè o idee, che portano scia, di traumi visitati; tormento risentito, potere distruttivo, è spesso un sabotare, nel bambin ferito, Bimbo è incosciente, agisce per istinto, falsa educazione, lo rende triste vinto; cosa ci permette, resistere gli attacchi, sia fisici e mentali, alfin restare sani, se ascolti sen giudizio, nulla soffocando, tutto accoglierai, pur lacrime di pianto: sguardo di 1 affetto, bacio di un amante, la cura ti dice, al mondo Sei importante, 1 rito dà perdono, al bimbo nella cura, libera suo cuore, da ogni legatura; non aver paura, se avrai + fallimenti, poichè vita e morte, son natural processi, nessuno nasce esperto, bensi ricercatore, Thera prima esiste, dentro tua canzone, come un flusso Num, senti sensazione. Posizione in piedi, coppa ombelico, 2 dita sotto appare, Gebesi e Manipura, calore piano sale, se evito forzare, mio corpo sa cullare, sciolgo polsi e mani, esercizi continuare, sento num fermenti, continuo ondeggiare, rilasso fianchi giunti, Num va circolare, faccio movimenti, mani braccia assieme, gusto lentamente, lievita la schiena, unisce corpo e mente, leggero apro e chiudo, vuoto e riempio, mentre arpa vibra, il qi del momento. Kinachau continua, Giraffa danza fasi, in origine bevemmo, ai corpi passammo, il sudore col num, ai giovani donammo: viene detto hxaro, rito dello scambio, si dona cibo oppure, utensili lavoro, toglie disaccordi, tale condivisione, di beni del deserto. |Danza-di-Giraffa, è 1 modo a dialogare, con crisi transizioni, dubbi cui parlare, confronta incertezze, contraddizioni, così che gruppo sani, ostili relazioni. Num Tchai è arte, 1 metodo di cura, dove un cacciatore, diviene guaritore, raccoglitrici donne, sempre di supporto, cantano battendo, le mani e loro corpo: si cura mente e corpo, là nel solco danza, si lotta col dolore, con forza di costanza, spendere una notte, intimo del gruppo, fa ritrovar piacere, alla gente dopotutto; la danza può aver luogo, per 1 malattia, parlare ad antenati, ritorno di 1 parente, caccia ben riuscita, visita importante, affronta depressioni, ravviva esaltante. Fuochi sono sparsi, intorno qua di là, si scherza si conversa, atmosfera intensa, alle ore 23, i passi di Giraffa, son imitati olè: essere alla danza, rende i nostri cuori, Felici ed eccitati, empatici e presenti, fuoco della danza, viene acceso al centro, si siedono le donne, intimo convegno, battono le mani, al ritmo girotondo, innestano le voci, su melodia di gruppo, lunghezza di ogni canto, dipende da umore, tre o 5 minuti, con entusiasmo fiore; senza Kia per aria, danza non decolla, tutto pare smorto, pur se vi è la folla, se num bolle in alto, gridano al cielo, oh padre mio lassu! squarcia questo velo. Num mi sta prendendo, or scaraventando, danza va decisa, tra pianti sfoghi salto, quando kia ci viene, scintille nelle voci, danza prende forza, senza sforzi atroci, brevi movimenti, postura poi inclinata, sopra le ginocchia, Giraffa va imitata, sono piedi alzati, stampati nella sabbia, quattro son i passi, o battiti di danza; tonfi dei var piedi, vivaci decisi, accentuano sonagli, tra gemiti rapiti, canti passi danza, sudando di più, preparano la strada, a ebollir del num. 1 canto Kowhedili, stimola tuo kia, scintille ed emozioni, spazzano la via, stimoli e contagio, scoccano nei corpi, vibrano le carni, dei danzator contorti, che cadono a terra, giacciono sudati, tremano violenti, oppure senza vita, qualcuno li massaggia, con sudore dita: la danza fa bollire, loro n um gebesi, tra cintola e diaframma, area Gebesi trovi, reni fegato milza, sconsiglia in gravidanza, una dieta senza carne, proteica sostanza: se fuoco dentro corpo, scalda bollendo, risale da addome, a ritmo sonaglio, scambia potenza, loro num accumulato, offre ancora senso, a uomo ritornato. Danza di Giraffa, è qi-gong respiro, kundalini coltiva, interior dispositivo, riscalda forza qi, da indirizzare, in zone bisognose, di 1 corpo da curare. Dopo una notte, di canto e danza, num è al Gebesi, in fuoco divampa, circola in giro, risveglia a contagio, rapisce di impatto, o piano adagio. Kia è intenso stato, misto emozionale, attivato dal num, che al Gebesi sale, la mente ha paura, quando ne mangia, sale in dolore, su spina e su pancia: num che ribolle, ascende alla spina, inonda tuo corpo, che vibra e sconfina, esprime in più forme, sempre cangianti, produce empatia, e pensieri oscillanti. Kinaciau suda, tra smorfie di dolore, vibra e barcolla, dice sono in kia! ferma il suo danzare, indossa sonagliere, salta nel cerchio, guida da nocchiere: se ogni canto scalda, energia del num, arriva il potenziale, x passare il kia, danzi ancora danzi, inizi a sudar molto, svesti via impaccio, tremi col mondo. Io desidero guarire, ed essere guarito, Essere più amato, amare in convito, ho bisogno num, il cuore lo cerca, libido fuoco, che brucia e sonnecchia; dentro al mio kia, sta esperienza, se affronto diretto, senza esitare, timor della morte, artificio mentale, che gira la psiche, morire volontario, vince la paura, così irrompi al kia, pronto alla cura: istinto dà sfogo, a un liberare, ti aiutano anziani, a transitare, se cuore si ferma, ora sei morto, pensiero svanito, respiro disciolto, il flusso di vita, con cui tu convivi, a grandi distanze, li vedi li vivi. |Kinaciau è !Kung, nato in Kalahari, amato curandero, da età ventanni, apprese transire, e curare persone, narra sua visione: ogni tecnologia, data dagli avi, porta loro num, bilancia i nuovi nati: se bolle tuo num, dolore è reale! vedi più cose, nei corpi dimorare, vedi ogni cosa, che puoi tirar via, questa è la cura, mentre sei in kia. Molti guaritori, attendon battagliare, demistificare, la mente di compagni, apprendi a curare, tirando strappando, ogni malattia, sudando e ansimando: oh Avo, io amo tal persona, perchè ci fai soffrire? non farmi innervosire, fin essere ostile, canto per reagire, a vostra volontà, di cedervi il malato, proprio non mi và. Esperti guaritori, a volte van da Dio, morte come trance, tramite di un filo, mantengono controllo, pur alla trascesi, per barattare scelte, tra misure e pesi: la guarigione Kia, non è onnipotente, alcune battaglie, vengono pure perse, muoiono persone, tra mani di cura, se gli antenati, pongono mura; anziano Kinaciau, entrato già in kia, vibra trema danza, spasmodico suo corpo, siede e fa 3 giri, al fuoco parla e canta, inizia poi curare, strappando ogni lagnanza: a cadaun presente, mani pone e stende, lo vedi poi curare, di mezzo fra le donne, che cantano canzoni, sparate con fragore, intorno a mezzanotte, vibra convulsione; chi tizzoni ardenti, strofina sotto ascelle, volano scintille, qualcuno ride o scappa, altri in kia bocconi, vengon massaggiati, con sudori unguenti, così van riposati, or + guaritori, in apparenti angosce, uno ad uno in kia, cadono tra loro, parlano animati, con Dei ed antenati, per salvare vite, umane loro mani. Kinaciau intanto, gira per curare, scuote le sue mani, a scaricare il mal, qualcuno sofferente, smette di danzare, num vuol raffreddare, Kia sa rimandare.| Io son Kinaciau, ti insegnerò a danzare, mie mani su di te, poso ad indicare, a spiriti antenati, tu sei mio gemello, abiti il mio cuore, ti chiamino fratello: se metto num in te, danzi e danzerai, vibrando come foglie, amico mio sarai, allora io dirò, che tu hai bevuto num, morte che ci uccide, non temerai mai più. Addome sarà pieno, di frecce di calore, noi poi sfregheremo, sudori sul tuo corpo, le frecce rientreranno, respiri torneranno, emetterai vagito, e gli altri attesteranno: or noi siamo 1 clan, usiamo stesso fuoco, accade che esso scalda, il dolor cosciente, spine sulla nuca, e intorno la tua pancia, su fegato e gebesi, inizian tua danza. Num risiede sappi, a base della spina, nella pancia bassa, piano vien scaldato, ascende fino al capo, spirale zigo-zago, trema nel Gebesi, ronza e uccide in Kia: a volte tua danza, divien selvaggio kia, a causa delle pene, num che bolle in vene, battono tuoi piedi, + forti sul terreno, zoccolano i passi, respiro e cuore fiero. Num ti scuote a volte, forte oltremisura, un altro guaritore, ti aiuta raffreddarlo, quando si raffredda, pronto puoi tirare, dopo aver danzato, inizi poi a curare, Num indifferente, positiva o negativa, esiste in molte cose, vive e inanimate, libido inconscia, isterico arrembaggio, energia del sole, o di morte passaggio; se paura del num, si vede da smorfie, dolor sulla pancia, o lancio di tizzoni, bianca tua faccia, occhi di terrore, Hxobo è raffreddare, calmare tuo calore. Anziani vanno in kia, con + canti fiati, si attivano in presenza, di cronici malati, lor danza si riduce, a passi là sul posto, vi è chi pure suona, seduto solo al suolo: donne coi bambini, dormono abbracciati, ancor qualcun in kia, altri vanno via, chi cammina e cura, chi parla fuma canta, tal varietà di scene, dura fino alba; tutto ora concluso, presa è decisione, colti oggetti panni, di ritorno ai campi, giorno è rallentato, tutto scorre piano, riposano fraterni, in nuovo senso umano. La |scuola-!Kung, inizia da bambini, che giocano far kia, imitazion sottili, a bere il loro num, imparano ben presto, vanno nelle danze, e num avran scoperto; passano i maestri, num agli studenti, scoccano num-tchisi, frecce con il num, schioccano le dita, con dose e quantità, dosandole al novello, alle sue capacità: interno nel gebesi, arrivano le frecce, espandono crescendo, come delle trecce, sfrega insegnante, sudor sullo studente, e rapidi respiri, num fanno ascendente; cresce sete acqua, spine dentro il corpo, sudi al primo giorno, cominci poi vibrare, pizzica osso sacro, num scalda e sale, è maturo il tempo, in kia riesci entrare: se tosto avrai paura, indurirai il gebesi, fermati un pochino, disciogli tutti pesi, quando inizia il kia, potresti cader giù, sdraiato sulla pancia, lasciato sarai tu, calor è regolato, coi canti coi tizzoni, mentre più massaggi, abbassano calori, Num per le donne, è come il sangue ciclo, divieto han di mangiare, un eccitante cibo, a volte queste donne, raccolgon piante che hanno num, in polvere ridotte, e miste con il grasso, dentro le conchiglie, su tizzoni a fumigare, num è senza briglie. Gaise noru noru, radice delle cure, stimola il tuo kia, e sa mitigar paure, giunge sulla schiena, sensazione affondo, senti la tua spina, pulsare come il mondo; poi ti fa sentire, qualcosa che si muove, da stomaco lei sale, petto fino al cuore, inizi tu a tremare, sudare con calore, mosso da una scossa, arrivi a ulteriore. Tu devi lavorare, tuo corpo riadattare, le pene nel gebesi, annunciano arrivare, in un parziale kia, anima è nel corpo, quando divien pieno, viaggi fuori porto. Pentecoste scende, sopra della danza, suo vento poderoso, avvolge ogni sostanza, improvvisa la Colomba, accende 1 visione, con Spiriti Uccelli, inondan di calore, scendon su ciascuno, donano il coraggio, pur in molte lingue, ispiran verbo saggio, è acqua che disgela, penetra ogni dove, Kino ancora gira, calma il num che bolle. Num vien travasato, gestito e regolato, a renderlo adatto, a cura del malato, se una difficoltà, in kia nasce frattanto, lavorano i vicini, sfregandolo ogni tanto; ciascuno sul gebesi, sfrega a raffreddare, dal centro verso lati, respiro a ritornare, ciò fatto bene, riprendi a respirare, urla e piangi bimbo, anima a rientrare. Malattia è sforzo, fatto dai |Gauwasi, che vogliono i malati, presso loro gruppo, lì nella danza, tentano di più, Spiriti assai forti, ma vincerli puoi Tu: + intensa è malattia, + lotta si farà, lotta tra due gruppi, parenti vivi e morti, si vede num salire, negli altri guaritori, si scopre teatrino, di var disturbatori: strappar la malattia, viene detto !Twe, si impongono le mani, offrir sudore che, sale qual vapore, da stomaco bollente, veicolo del num, spalmato sul paziente; resta sulla testa, schiene petti ascelle, sfregato sopra e dentro, corpo ribollente, il num viene scambiato, con la malattia, corpi lì a contatto, scambiano energia. Tramite num-tchai, e canti delle piante, kundalini risveglia, e mostra importante, num di Kinaciau, scalda nel |Gebesi, Circolazion di luce, la chiamano i cinesi. Hxabe vuol dire, felice cibo al cuore, corpo libero sentire, grazie num e canto, se num sveglia veloce, tosto vaporizza, ambizion aspirazioni, scegli con dovizia: rivedo le mie scelte, fatte nella vita, sento emozioni, oscillar tra decisioni, malesseri miei vedo, irreali e immaginari, demoni e pensieri, in scenari artificiali; rabbia e frustrazioni, dan frammentazioni, psiche nel presente, realizza guarigioni, corpo sento scosso, num-frecce guaritore, tutto interconnette, simmetria interiore, protocol di cura, viaggi di argonauti, cure iniziazioni, spontanei flussi dati, fuori mio controllo, ego par smembrato, inizia cambiamento, con 1 guru innato. Kino ci ricorda, da |Kia dobbiam tornare, fuori molto tempo, non possiam restare, esperienza kia, è temporanea scuola, ricevere messaggi, per vita coltivare. libro_boiling-energy_kinaciau.m4a
lume145-Kinaciau e la danza che cura. Luca Raseno entrò nel deserto del Kalahari, dove il vento sembra cancellare e riscrivere ogni cosa. Incontrò Kinaciau, maestro Zhutwasi che lo guidò in un villaggio della comunità dei !Kung Zhutwasi. Le donne tenevano il fuoco acceso e insegnavano ai bambini attraverso il canto, mentre gli anziani raccontavano storie sugli spiriti degli antenati: qui la vita si ricorda danzando, disse Kinaciau. La sera, il villaggio si riunì in cerchio, uomini e donne iniziarono la danza del Num: i piedi battevano la terra, il respiro si accorciava, il sudore cadeva come pioggia nel buio: il Num non si pensa, disse Kinaciau a Luca, si attraversa. Luca vide i corpi tremare, cadere e rialzarsi, come se il dolore diventasse movimento invece che ferita. Quando la danza raggiunse il suo limite, alcuni entrarono nel Kia: uno stato in cui il corpo sembra spezzarsi ma in realtà si apre. Kinaciau lo chiamò 'la soglia della cura, e Luca comprese che non era solo guarigione, ma un modo per non restare soli nel dolore, per condividere in empatia uno stato di compassione e unità. |Kinaciau poi parla del Tocco del Silenzio, potenza dell'origine diretta tra corpo, natura e spirito, senza intermediari: ciò che nasce dalla terra ritorni alla luce, chi danza col dolore, lo muta in canto, nel sudore che guarisce i corpi in moto. Kinaciau ricorda a Luca: Dio ci ha dato il num, tramite antenati, per calmare le pene del num che bolle in vene, battono i piedi sul terreno, zoccolano i passi, e il respiro divien fiero. Num ti scuote a volte oltremisura, allora un guaritor ti aiuta raffreddarlo, così a tua volta, sarai pronto a tirare, cioè inizi a curare. L'uomo cerca il num, sapendo che è penoso, per curar la vita quotidiana, per ravvivare il cuore che fa esser realizzato, estingue il soffrire e le frecce traumi del passato, cura il risentimento del bimbo ferito, che agisce per istinto. Ora suda tra smorfie di dolore, vibra e barcolla, dì che sei nel kia! ferma il tuo danzare e indossa il |sonagliere, salta nel cerchio, o immagina le scene: ogni canto scalda il num, come ogni massaggio ben indirizzato, allora può accadere il kia, tu danzi e inizi a |sudare e |tremare, e se desideri |guarire, ti insegnerà a danzare.



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