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voce: ayanzimbeya:rapaci-mercanti-di-schiavi


falcogufoVedere e ascoltare, in veglia e nei sogni (266) 17.䷐-lume266-Aqulingua popè | foto uccelli | audiolibro | uccelli_rapaci_diurni_notturni.mp4 | uccelli-canti_distingui-strigiformi.mp4 |  |musica 14-shamans.mp3

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266:ijing17.䷐-lume266-Aquila a seguire (隨sui), al centro del lago vibra il tuono, l'energia riposa sotto l'attività conscia, non inseguire i desideri con ansia: siedi, ascolta, segui il ritmo della stagione. L'inverno chiede ciò che l'estate ha donato: chi sa attendere raccoglie frutti. Come l'aquila che scruta da lontano, tu innalza lo sguardo oltre l'impulso immediato; l'Aquila guarda dall'alto, il Barbagianni ascolta nell'oscurità: due modi diversi di percepire, entrambi necessari per orientarsi, uno vede lontano, l'altro sa attendere ciò che ancora non si vede. La saggezza è respiro: vede più lontano un vecchio seduto che un giovane in piedi. Anche la natura conosce il tempo della pausa: il nido si costruisce negli anni, la muta lascia cadere ciò che non serve più, il rapace migra quando il cibo scarseggia: non ogni movimento è avanzare; talvolta è conservare le forze. Nel cammino di Dante, ogni creatura segna un passaggio: il Centauro segue l'istinto; i Dioscuri la dualità; il Grifone la trasmutazione; poi appare l'Aquila, ponte tra terra e cielo, giustizia che eleva, voce collettiva dei giusti che parla con un io ma significa noi. Essa ti insegna con le tre domande di Giovanni: l'amore vero è agape, fuoco che danza, trasforma e unisce: se ami Dio ami il Bene, ami gli uomini perché Dio li ama, ami la vita perché è moto d'amore. Seguire significa accordarsi al flusso wuwei: perseveranza senza sforzo, sincronicità che nascono spontanee; asseconda il processo creativo, lascia che il moto d'amore ti guidi. Onora il ritmo che ti precede. Non tutto ciò che puoi fare deve essere fatto ora. Barbanera dice: il freddo di gennaio arricchisce il granaio.| L'Aquila coronata (mbea tra gli Tsogo, mbira per gli Eshira), regina degli uccelli, nidifica sugli alberi Motombi. Nell'Africa della tratta rappresentava i mercanti di schiavi; il clan Ayandzi ne prese il simbolo, mentre la lontra e la rondinella segnarono vie di fuga verso i monti Ibanji. Finito il terrore, nacquero nuovi clan. Il Falco rafforza il nido per anni nello stesso posto; il maschio caccia, la femmina nutre. Le penne perse nella muta, raccolte sotto l’albero, hanno usi rituali. Il Gufo reale plana immobile seguendo i flussi dei roditori, e quando scarseggia il cibo, migra, tracce del gufo si notano nelle borre vicino agli alberi: piume rigettate dai pasti. Caccia topi al crepuscolo, silenzioso e mimetico; in inverno o maltempo vola pure di giorno. Anche civette e barbagianni hanno volo planato e artigli forti. Gli strigiformi hanno vista acuta ma presbite, testa tonda con ciuffi, orecchie mobili e grande sensibilità uditiva. Girano il capo in più direzioni per percezione tridimensionale, localizzando le prede anche in oscurità, grazie a suoni da infrabassi a ultrasuoni. Il mimetismo permette di sorprendere roditori nascosti, ma al sole i gufi vengono scoperti dai piccoli canori che li scherniscono. Il dileggio degli uccelli verso i rapaci notturni è antico: cornacchie e stormi li attaccano in volo, e l’uomo ha sfruttato la civetta come richiamo da caccia. La Strix caccia in radure aperte, sputa borre, canta nenie funebri e guida i defunti. I canti strigiformi tacciono con le tempeste, mentre vento e clima calmo ne stimolano il richiamo territoriale.# |AQUILA del clan degli Ayanzi, Stephanogetus coronatus, detto mbea tra tsogo, mbira per gli eshira, rapace re di uccelli, fa nido su albero Motombi. Nell'Africa della tratta indicava anche mercanti di schiavi, così il clan Ayandzi fu simbolo della tratta, mentre Lontra e rondinella indicarono un sentiero fuga agli Tsogo, sui monti Ibanji, dove ge-bondje è la gran montagna oggi disabitata, sul massiccio duChaillu, a sfuggire pirati; terminato il terrore, si divisero nuovi clan. |FALCO accresce nido, anni stesso posto, maschio caccia prede, femmina è nutrice, se perde sue penne, alla muta del rapace, sotto albero le trovi, le usi chi è capace. |GUFO reale plana, traversa inter vallate, immobile tien ali, fa lunghe scivolate, seguendo fluttuazioni, di flussi roditori, ma in carenza cibo, è spinto a migrazioni. Gufo caccia topi, ad alba o tramonto, volando silenzioso, mimetico planando, scarso cibo spinge, di giorno a cacciare, Civette-Barbagianni, di inverni o nuvoloso, vola deltaplano, a san spirito chiamato, volo a bassa quota, ali battèn planato: artigli sviluppati, abitudin predatorie, vista acuta e occhi, notevoli in Allocco, tonda loro testa, massiccia con 2 ciuffi, mobili orecchie, penne espanse a sbuffi; lor percezione stereo, tridimensionale, ma presbiti sono, tatto sanno usare, tal rapaci notturni, nessuno li sente, quando predano sicuri; aumentan percezione, muovendo loro capo, a totale rotazione, dal basso verso alto, varie direzioni, osservano oggetto, da + angolazioni, in totale oscurità, distinguono poco, a localizzare prede, ascoltano suoni, da infra a ultrasuoni, ossia lor richiami, mammifer bassi toni, e catturano le prede, mimetiche elusive, grigi scuri in bosco, o color sabbia fine. Gufo posto al sole, scoperto dai canori, burlato fatto fesso, inseguon stormi fuori, ostili sono uccelli, ai notturni predatori, che fuori mimetismo, subiscono canzoni. |Dileggio arte antica, satira di uccelli, beffarsi del rapace, quan vulnerabi appare, Cornacchie van picchiata, usan loro becchi, svolazzano le penne, al Gufo sopra tetti: sfruttan cacciatori, istinto del dileggio, legan rapace a un palo, civette e barbagianni, come zimbello richiamo, nascosti col fucile, aspettando altri uccelli, fanno lor bottino. Un albero del Gufo, ai margini del bosco, vedo borra pasti, vicino quel posto, appaion strigiformi, rapaci notturni, immobil occhi grandi, e becchi ricurvi. Strix ammicca prede, sputa borra piume, caccia luoghi aperti, selve con radure, ha udito stereo, emette suoni e nenie, guida uman defunti, in canti cantilene. Tempeste fan tacere, canti strigiformi, mentre clima calmo, stimola nel vento, permette ascoltare, canzon territoriali. 
lume266-Raseno cita il cammino di Dante e osserva: il Falco vede lontano nella veglia; il Barbagianni ascolta nell'oscurità: il sogno è notturna visione, la veglia riporta sulla terra. L'iniziazione è un passaggio attraverso quattro forme dell'opera: il Centauro incontra la violenza dell'istinto, i Dioscuri la dualità, il Grifone trasmuta ciò che deve morire e, dopo la distruzione del carro, l'Aquila apre il passaggio verso l'alto: non fuga dalla terra, ma visione più ampia. L'Aquila porta Dante verso l'Infinito, poichè è il ponte tra la selva oscura e il Paradiso, tra la caduta e la trasfigurazione; nell'Empireo l'Aquila si rivela emblema di Giovanni, custode dell'Amore che muove ogni cosa. Le sue domande conducono Dante a riconoscere nell'amore non un possesso, ma una forza libera, capace di unire senza trattenere. Inizialmente accecato dalla luce, Dante così risponde: amo Dio in quanto Bene sommo, amo gli umani come Dio li ama; vero amore è Agape, fuoco che brucia, muove, trasforma e danza, come moto che tutto muove. Alla fine, è promosso: l'Amore in lui è fondamento del Tempio e del senso ultimo della sua opera. Questo Lume appare quando hai già attraversato molte prove e senti che, non devi più spingere gli eventi, ma imparare a seguirli. Il mondo rimane quello che è ma cambia il tuo modo di abitarlo. La carta ti chiede: Dove puoi fermarti abbastanza a lungo da vedere più lontano? Quale movimento d'amore può guidarti senza diventare possesso? Che cosa nella tua vita chiede di essere seguito invece che forzato?



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