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voce: zhurou:carnevale


cinghialeCinghiale e Maiale, e timido Capriolo (113) 13- Gepombo-Cinghilingua popè | foto fauna | audiolibro | fauna_maiale-family.mp4 | fauna_cinghiali.pdf |  |musica fauna_maiali.m4a

(): 1 quid censiti


113:lume113- Gepombo-Cinghiale, re della macchia e del pantano, aratore di radici e segreti, guida la marcia nella selva come capobranco che avverte col grido; con grugno e zanne apre la terra, rivolta il mondo nascosto, solleva ciò che marcisce e lo trasforma in nutrimento; entra nel fango, scava, e ritrova il respiro che guarisce. Gepombo è madre alfa, guida il branco in fila indiana. Ecate, nelle notti in cui il mondo è sospeso tra respiro e silenzio, appare al trivio come figura di fuoco e ombra. A lei si avvicinano i giovani che temono il proprio desiderio, gli adulti segnati da passioni che li trascinano, e i cercatori che non distinguono più amore e illusione. Ecate insegna che il desiderio può diventare catena o ali, la paura vertigine o saggezza, il piacere può nutrire o consumare, l'amore può essere dono o possesso. Il rito di Ecate è semplice e tremendo: guardare la propria ombra senza esserne divorati, per questo porta tre chiavi: del corpo, del cuore, della psiche, per legare le passioni e liberare la coscienza: contieni ciò che ti domina, e smetterà di domarti. Ecate muta il desiderio in strada, via dal precipizio, quando il discepolo comprende il confine tra eros e ossessione, tra amore e dipendenza, Lei Ecate sorride e dice: ora puoi amare senza perderti. Preghiera dei Misteri di Ecate: O Ecate Triforme, Custode delle soglie e delle notti profonde, guida il mio desiderio verso ciò che illumina, e proteggimi da ciò che consuma. Tu che conosci i sentieri del corpo e dell'anima, insegnami la misura, la trasparenza, la verità. Fà che io non diventi schiavo di ciò che temo, né prigioniero di ciò che bramo. Dammi il coraggio di guardare la mia ombra e la forza di non confonderla con la mia essenza. Apri le tre porte della mia natura: corpo, cuore e mente, affinché l'Eros mi elevi e non mi distrugga. Così sia sul trivio del mio destino# Ecate è luogo dove anabasis e catabasis coincidono, le Due Vie Iniziatiche Bianca (anspirazione in alto) e Nera (discentita in basso), mano destra e sinistra, ascesi mentale apollinea, e discesa corporea dionisiaca, nelle profondità del desiderio de corpo ctonio di Ecate-Kali. queste due vie si incontrano al centro del labirinto, dove luce e ombra si integrano senza conflitto. Ecate governa la Via Nera, guida e custode che impedisce di perdersi, è maestra dell'Eros che incatena a sciogliere l'illusione, illuminado chi si avvicina al mistero del desiderio umano, impedisce che l'allievo venga divorato dall'istinto cieco, guida verso un eros trasformativo, non compulsivo. Il suo ruolo iniziatico è fare da guardiana tra impulso e coscienza, affinché l'energia erotica non degeneri in distruzione (Thanatos), ma si trasformi in forza vitale (Eros). I giovinetti, o le persone in crisi del desiderio, la invocavano per saper camminare tra i labirinti del desiderio, e Lei insegna come attraversare l'ombra, senza diventarne schiavi.| Cinghiale (Sus scrofa) vive in macchie, paludi e sottoboschi di Eufrasia, spesso raggiunge oliveti notturni per scavare con grugno e zanne, solleva radici, funghi, tartufi, piccoli animali e carogne; teme solo il lupo. Corpo tozzo e arti brevi, muso allungato e due canini ricurvi; in autunno si accoppia e partorisce a primavera 3-12 piccoli. Indole calma ma madre feroce, vive in branchi guidati da femmina alfa; maschi chiudono la fila, anziani restano solitari. Onnivoro, lascia tracce scure e pozze d'argilla dove si rotola durante i viaggi notturni. Simbolo di forza e istinto, ricorda Ecate-Scrofa, dea lunare e degli incroci, che regna sul mondo sotterraneo. Le notti di luna piena, Ecate cammina con cani e torcia, accolta da offerte agli incroci. Nel carnevale lucano, maschere cornute e cupa-cupa rievocano i fauni e la morte che danza col fuso. Il maiale (豕 shi), allevato in grotte o capanne, viene sacrificato d'inverno e conservato sotto sale e spezie. Simbolo di abbondanza e comunione, il maiale nutre la casa e sostiene l’economia contadina (prosciutti, salsicce e piatti rituali di festa). La mattanza invernale è rito collettivo: maschere, vino, campanacci e frittate animano i villaggi. Suino e cinghiale condividono l’arte del rivoltare la terra e riciclando gli scarti; dopo il bagno d'argilla si strofinano agli alberi, lasciando corteccia segnata e lucente. Nel bosco, lontano da loro, il capriolo silenzioso bruca foglioline e fugge al minimo rumore.# |CINGHIALE sus scrofa, frequenta la macchia, paludi e sottoboschi, di tutta Eufrasia, spesso vedo tracce, pur in oliveto, a notte vi si reca, a far scavo completo: con grugno e zanne, compie bio-aratura, porta su radici, piccoli animal feriti, anfibi o carogne, funghi tartufi bulbi, forte e robusto, teme solo i lupi. Corpo tozzo e arti brevi, muso allungato, con 2 canin ricurvi, in autunno si accoppia, partorisce 3-12 piccoli, poi a primavera, indole tranquilla, divien mamma bufera; suoi branchi guidati, da femmina alfa, lungo piste che percorre, a fila indiana, al passo o galoppo, maschi chiudon carovana, vecchi solitari, onnivoro che lascia, escrementi nerastri, lunghi 10 e spessi 5, centimetri sparsi: nel bosco molte tracce, portano alle terme, pozza con argilla, pantano del Cinghiale, dove esso regolare, si ruzzola fà il bagno, duran peregrinaggi, notturni senza affanno, ricorda Ecate-scrofa, Dea di oltretomba, che dona suo cinghiale, totem di Troia, |Hecate dea luna, Phorcus fila fato, 3 Parche evanescenza: notti luna piena, cammina x le strade, da cani accompagnata, assieme 1 torcia, fermata dai fedeli, offerte agli incroci, sussurra conoscenza, regina della notte, di spiriti defunti, governa sottoterra. I pastori lucani, con maschera cornuta, grossi nasi a gallo, al ritmo cupa-cupa, segnano arrivo, di fauni in nerofumo, 1 parca fra la gente, volteggia con fuso, creando scompiglio, paur della morte, a tutti si avvicina, ma quaremma veste nero, in braccio ha neonato, frastuono campanacci, arriva transummano, Orsa in pelli capra, emigrante tornato, nel carneval Lucano: feticcio Carnevale, portato in giro case, nessun va toccare, ma sol offrir frittate. |MAIALE 豕shi allevati, dentro a Tufe grotte, ucciso in Inverno, prosciutto molto forte, freddo di Gennaio, conserva le sue carni, sotto sale e spezie, x feste occasionali. Maiale sostava, in cinese capanna, su pavimento legno, 50 centimetri altezza, assi fessurate, permetton caduta, di sterco animale; poi scelsero cemento, inzia ammalare, + infezioni ai piedi, allor usan mattoni, così problema scema, suini son preziosi. Suino familiare, x acquisto sale e riso, o farina mais, grano duro e castagne, olio vino acciughe, pan secco di gennaio, serba tutto l'anno, ammorbidito e accompagnato, da brodo grasso, sanguinaccio e ricotta. |Carnevale rituale, mattanza Maiale, nel cuore d'inverno, col vino a scaldare, il freddo accompagna, maschere agghindate, in corteo per paesi, sfilan campanacci, taralli-focacce, a far focarazze. Maiali son bravi, aratori natura, apportan letame, migliorano struttura, resti di cucina, residui di raccolto, nutrono i maiali, e buca del composto: tolgono insetti, bagni argilla pozza, strofina dopo bagno, albero sen fretta, come il cinghiale, corteccia consumata, tutta inzaccherata, da zanne fu intaccata. |CAPRIOLO si aggira, lento e sospettoso, lontano da cinghiali, cerca foglioline, fugge in macchia grande, a minimo rumore. fantasia_ecate1.m4a
|Gepombo mokongwadi engolayobe, epandi ya misambo: il cinghiale maschio porta il liuto bastone e danza in capofila, nelle danze di marcia, capodanza che marcia in testa alla truppa, avverte gridando, lui sta davanti e marcia distanziato, Mombe è il più anziano nima, colui che ferma le marce e le varie danze-ronda (myobe obango obendeya ecc); epandi ya misambo è il liuto, insigne bastone del misambo. Cinghiale e maiale domestico, ricordo di festa e solidarietà dei villaggi, si purificano nel bagno d'argilla. |popè: Diroba na diroba coba ngoye IT il rispetto è reciproco rispetto. |popè: a-tsopeo-na-mogesi; alonga wi be numuna, anumuna wi be donga IT: chi si lascia rapire dall'avo interiore, trova la via, un mogesi è un avo perturbante; i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi. |Ecate è Shakti mediterranea, figlia dei Titani Perses e Asteria. Dopo la Titanomachia (guerra tra Titani e Olimpi), fu una delle poche divinità titane a conservare i suoi poteri: gli fu dato un tiro di terra, mare e cielo, segno del suo dominio su molti regni. Ecate connette il mondo dei vivi e dei morti, portando le chiavi dell'Ade sotterraneo. Guida e protettrice, spesso accompagna spiriti, defunti o deboli, protegge chi si trova in situazioni di passaggio o transizione: quando Persefone viene rapita da Ade e portata negli Inferi, Ecate, che vive in una grotta, ode quelle urla e accorre con torce in mano, unica a sentire le grida di Persefone. In seguito, quando la madre di Persefone, Demetra, la cerca disperatamente, Ecate l'accompagna e la consiglia, anche se non sa esattamente chi l'abbia portata via. Alla fine, dopo l'accordo voluto da Ade e Zeus/Zoè, in cui Persefone sta in Ade per una parte dell'anno e torna a primavera sulla Terra, Ecate ne diventa compagna, accende le torce e guida Persefone nei suoi viaggi tra mondo dei vivi e dei morti. La scrofa sacra (troia) è un animale di Ecate#, associato a fertilità (molti piccoli), sessualità potente e indomabile, sangue (mestruale e sacrificale), abbondanza e sacrifici agrari. La città di Troia è fondata sotto sua protezione, ed Enea arriva nel Lazio cercando proprio una scrofa bianca che gli indichi il luogo del destino, mente Elena di Troia è un'emanazione erotica della Dea Afrodite-Ecate, da cui discendono gli Elleni. Ecate è patrona della via triviale, via iniziatica discendente (catabasi), che conduce attraverso Eros e Thanatos, via carnale e ctonia dove soffio e morte coincidono. Suo luogo sacro è il trivio (tre strade), i crocicchi; nel Medioevo trivio e quadrivio diventano scuole del sapere nate dal simbolismo della soglia dove tutte le direzioni coincidono. Trivio riceve offerte erotiche, alimentari, presso cortigiane sacre, indovine, streghe, dove sessualità e morte si sfiorano. Regina delle Cortigiane, protegge prostitute devadasi, invocata nei riti afrodisiaci notturni, presiede alle trasgressioni erotiche rituali, femminilità selvaggia e potere della seduzione che uccide e rigenera. Con la nascita della società patriarcale, Ecate fu ridotta a dea delle streghe, la sua dimensione erotico-sacrale fu cancellata, le sue funzioni vennero trasferite a Dioniso (maschio effeminato, più accettabile), e in Grecia porné (donna della dea, cortigiana rituale) divenne prostituta comune. Ecate conduce attraverso la trasformazione erotica, psicologica e iniziatica, la sua funzione era simile a Kali/Shakti, dee capaci di integrare eros e morte, forza e tenebra, maternità e distruzione, signora degli incroci erotici e mortiferi, scrofa sacra della fertilità primordiale, seduttrice divina che genera popoli. La Grande Dea Nera, patrona della luna oscura, del parto, della morte e dei misteri erotici, in Anatolia sud-occidentale era chiamata Hekat, Hekitu, figura legata ad animali totem (cane, scrofa, serpente) dal potere notturno e terrestre. Ecate venne domesticata e ridimensionata dal patriarcato greco-occidentale che si stabilizza in pantheon olimpico: le Dee onnipotenti e sessualmente autonome (amazzoni) non sono più accettabili nella nuova società patriarcale, che rimuove il femminino, la libertà erotica, l'autorità dei poteri notturni, ctoni e matrilineari. Le loro funzioni vengono trasferite a dei maschili: l'ebbrezza orgiastica a Dioniso, la magia della natura ad Artemide, il sesso sacro ad Afrodite Pandemos, la morte ad Ade, la profezia ad Apollo. Ecate viene relegata ai margini del pantheon, come dea dei crocicchi e delle ombre, signora dei fantasmi, da maestra di iniziazione erotico-spirituale e dea del potere femminile di grotta misteriosa, a ombra stregonesca e demoniaca, ma nel folklore anatolico-mediterraneo resta Grande dea della notte, degli incroci, fertilità primordiale e della morte, simile alle dee nere d'Eurasia (Kāli, Inanna–Ereshkigal, Astarte, Anat, Signora delle Belve) e alle Shakti indiane. Dea che appare in due aspetti gemelli: la forma chiara, ascendente, celeste, e la forma oscura, discendente, erotico-tantrica, ctonia. La discesa nella materia (katabasis) è necessaria quanto l'ascesa (anabasis), una via sale, una via scende, ma entrambe conducono al centro, questa è la logica dei misteri, dal pitagorismo ai culti eleusini. Salire verso la luce o scendere verso le tenebre, entrambe le vie portano al centro del Sé. Tracce di patriarcato nascosto nel linguaggio inglese: MASTER è padrone, maestro, insegnante, esperto, guida spirituale che ha compiuto un cammino. MISTRESS è il femminile di master, donna sapiente, maestra di casa, di erotismo costruttivo. Col reset culturale, Master rimane positivo, Mistress è titolo degradato a mantenuta, amante clandestina, prostituta, peccatrice. Diotima scompare, e il suo sapere femminile legato al corpo, emozione e desiderio è svalutato nelle accademie della nuova elite che demonizza la sessualità femminile attraverso il controllo patriarcale: una donna che sa, che inizia e guida alla verità, non piace ai nuovi usurpatori. Master rimane Sole, e Mistress diventa Ombra (Sophia oscura), sapienza nascosta che nasce dalle radici ctonie delle emozioni profonde, vive e ancor capaci d'iniziazione, pur nel processo simbolico di incontro con se stessi.



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