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18:lume018-Un giorno gli alberi cercavano un re, invitarono l'Ulivo, il più antico del bosco, ma lui sorrise e rispose: non posso lasciare il mio dono per comandare, preferisco offrire il mio olio, che porta luce, nutrimento e pace. Nato secoli prima sulle rive del Mediterraneo, l'Ulivo aveva visto passare popoli, viandanti e contadini, imparando che la vera forza cresce lentamente. Ogni primavera si copre di piccoli fiori, e con pazienza prepara i suoi frutti; a novembre le famiglie si ritrovano sotto la sua chioma, stendono i teli, pettinano i rami e raccolgono le olive, tra canti e sorrisi. Raseno e gli amici del Terabuti, raccolgono ancora le olive nel cesto, con gesto lento e rispettoso, accompagnando la raccolta con i proverbi, custoditi negli antichi lunari, e nei calendari di Frate Indovino e Barbanera: per San Silvestro ogni oliva nel canestro (entro fine dicembre la raccolta sia conclusa); Oliva raccolta a mano, olio da sovrano; Chi coglie presto, poco olio ha nel cesto; chi aspetta troppo, il vento fa il resto. I contadini ricordano che l'olivo vuole cinque S: sole, sasso, silenzio, solitudine e siccità; olivo sia potato da povero e concimato da ricco, perché chi pota l'olivo ne raccoglie l'oro; olivo e vite vogliono il padrone, cioè cura costante. Al frantoio le olive si trasformano in olio prezioso, capace di nutrire, conservare e rendere più buono il pane, oltre a sostenere il corpo; anche le foglie offrono il loro aiuto, ricordando che ogni parte dell'albero ha un valore; resiste al vento, alla siccità e al tempo, purché riceva rispetto e una buona potatura. Per questo viene tramandato di generazione in generazione, e i vecchi ripetono ancora: Olio nuovo e vino vecchio (l'olio è migliore appena franto, il vino dopo invecchiato). Pane e olio fanno il figlio gagliardo, con pane e olio si campa da re: ogni oliva piena è promessa di futuro e grazia. L'ulivo cresce lento ma vive contento, poichè è il nonno longevo del podere: insegna la pazienza e ricompensa a lungo. L'ulivo non tradisce chi lo rispetta, chi custodisce un oliveto conserva la memoria della propria terra. L'olio buono nasce da mani pazienti; quanto più l'olivo è carico, tanto più si piega: la vera sapienza non si innalza sopra gli altri, ma si fa umile e generosa. Chi pianta un olivo lavora per i figli; l'olio è il sole dell'inverno sulla tavola. Ulivo rimane simbolo di pace, saggezza e speranza, e insegna che la pazienza fa maturare i frutti migliori. L'Olivo della Rosa dei beati, mostra a Dante che non basta proclamare fede, contano cuore e intenzione, non giudicare, perché la salvezza non segue la logica umana, ma la volontà divina, così il tuo poema sia rito e scuola di risveglio, trasmetta con simboli l'indicibile, e guidi l'uomo oltre la logica umana, verso libertà e saggezza interiore. La raccolta delle olive e come quella del Qi, il rito è lo stesso, mani e anima che seguono saggezza e memoria innata.| |Olivo (Olea europaea) è albero millenario, simbolo di pace, saggezza e prosperità, diffuso da Siria e Creta fino al Mar Nero e al delta del Nilo. Fiorisce a maggio-giugno e richiede mesi freddi per fruttificare. La sua storia intreccia miti e tradizioni: Ercole lo porta da Iperborea, Virgilio lo celebra, olio unguento sacro, crisma e simbolo liturgico, usato per battesimi, cresime, sacerdoti e malati. La raccolta avviene a mano tra novembre e dicembre, stendendo le olive su teli e pettinandole dai rami, con pazienza e cura, per poi molarle e separare l'olio dal mosto e dall'acqua vegetativa. Olio crudo è nutriente, ricco di vitamine D ed E, lubrifica intestino, protegge fegato, cuore e ossa, abbassa glicemia e ipertensione, e può essere combinato a limone o tuorlo per benefici biliari. Le olive si conservano in salamoia, sottolio, sottosale, al forno o congelate, con aromi come aglio, alloro, timo, menta e buccia di agrumi. L'infusion delle foglie reca effetti depurativi, antinfiammatori e antimalarici. Olivo ama terreni mediamente sciolti, clima temperato, tollera freddo fino a –10°C e siccità, resiste a malattie se innestato su olivastro. Moraiolo, Canino, Leccino, Frantoio e Pendolino offrono frutti e oli differenti, bilanciando vigore, resistenza e sapore. Gli oliveti storici, curati da generazioni, uniscono lavoro comunitario e tradizione: dai cupellari fenici ai contadini arberesh calabresi, fino ai trappeti moderni, olivo resta simbolo di fertilità, nutrimento e memoria culturale.# Siria patria OLIVO, albero massiccio, fiorisce maggio-giugno, spontaneo millenario, da Creta di Saturno, fin Mar Nero elleno, Elaia Olea latini, sul delta del Nilo, unguento per defunti, vuole mesi inverno, per dare fiori e frutti. Ercole lo porta, dal paese Iperborea, poi Aristeo insegna, a spremer olio frutto, Virgilio lo decanta, poco lavoro e grande resa, è Genesi alleanza, nata dopo diluvio, ULIVO nasce dopo incendi, unge Cristo e i coribanti, Domenica di palme, porta pace e giustizia, saggezza prosperità. Alberi del Khan, si misero in cammino, nel darsi un nuovo Re, proposero Ulivo, questi lor rispose, non posso rinunciare, a produrre olio, al fin di comandare. Anfora di Vulci, mostra la raccolta, con pertiche sui rami, e coglitore a terra, un giovane tra i rami, pettina le olive, canta annunziazione, di arcangel Gabriele, a Maria da Concezione, col giglio di purezza, dopo diluvio sofferenza. Getsemani orto antico, di ulivi di antenati, che parlan lingua Geez, trasmisero frantoio, assieme ai candelabri, cioè alberi di ulivo, che recano felice, unioni coniguali. Unguento divien Crisma, in liturgie cristiane, battesimo e cresima, unzione a sacerdoti, a malati ed anziani, curati e coltivati, da Atena Menerva, nel nuovo patto aiuto, dopo diluvio mare, fatto da Poseidone, simbiosi terra-umani. Puoi mitigare amaro, di olive verdi acerbe, rispetto alle nere, più dolci e oleose, in bacile acqua fredda, senza ammaccature, cambia mattina e sera, due/tre settimane, se tagli aiuti acqua, poi lava aceto bianco, mangia oppur conserva, sotto Sale o al forno. Olive nere al FORNO, in teglia uniforme, 150 gradi 20 min, raggrinzite fuori, adatte aperitivo, pizza o bruschette. |Olive-SOTTOSALE, metti in un secchio, 20 giorni al buio, Sale è conservante, toglie liquidi e amarogno, tu liquido scola, infine lascia olive in acqua, con o senza aceto bianco, metti in vaso pulito, aggiunti vari aromi: aglio ed alloro, origano o peperoncino, buccia limone-arancio, prezzemolo o menta, dispensa ambiente fresco.Olive in |SALAMOIA: 1 kilogrammo olive, sode e saporite, per un anno intero, 80 gr sale a litro, serba nere e verdi, pria ammollo 20 giorni, acqua fredda a 4 gradi, cambia acqua ogni giorno, bolli in pentolino, olive nei vasetti, coperte in salamoia, con aglio ed alloro, fettine di limone, menta timo o rosmarino, a strati tra le olive, tutto in salamoia, barattolo ermetico, in luogo fresco buio, capovolgi ogni tanto, e rimetti il verso giusto. Dopo 10 giorni, assaggia se dolci, in caso contrario, chiudi e ancora serba.Olive |SOTTOLIO, raccogli in scolapasta, ricopri a sale grosso, lascia dieci giorni, pulite e condite, con alloro e aglio, origano o timo, serba in vaso olio. Olive |CONGELATE, mantengono sapore, senza ammaccature, asciuga metti nei sacchetti, di congelamento freezer. Quan serve tira via, in frigo qualche ora, sal temperatura, restando sode buone. |Atena statua olivo, nel tempio di Tago, con lampade e lucerne, delizia i palati, aiuta cuore e corpo, memoria intelligenza, immuno resistenza, e aiuta la pazienza. 60gr foglie infuse, 15 minuti acqua, 3 tazze ogni giorno, abbassa glicemia, rapido osservi, contrasto al diabete, calmi gengiviti, se mastichi foglie: bolli 80 grammi, 20 minuti acqua, 1 giorno riposa, scende malaria febbre, bevi a giornata. Olea usa a crudo, su pomodori e funghi, oppure frigge e cuoce, sopporta 180 gradi, e in periferia rimane. Condisce e conserva, lubrifica intestini, vince stitichezza, prezioso nei bambini, mielizza cervello, aiuta assorbimento, di lipo vitamine, mineralizza ossa, porta vitam D, e vitamina E, rallenta invecchiamento. Olio bicchierino, calma ipertensione, misto a limone, bevi a digiuno, contrae cistifellea, che sblocca la bile, 1 ora coricato, su lato destro corpo, previen tumori colon; se aggiungi tuorlo uova, un poco mentolo, i calcoli biliari, riduce senza dolo; fegato colite, cucchiaio ogni mattina, con parietar bollita, ragadi lenisce, riposa 10 giorni, strizza olio filtra. Decotto corteccia, emorroidi orticaria, per dolori muscolari, macera fiori gelsomino, 120gr in quarto di olio, per due settimane, massaggia ripetuto: mentre per Artrosi, macera fiori camomilla, 100 gr secchi, per tre settimane, in mezzo litro olio, poi filtra e massaggia, o friziona nuca fronte, in casi Emicrania. Balsamo Samaritano, succo olive immature, su colonna vertebrale, lenisce fatica, Olio + vino e chiara di uova, mescola sbattuti, ungi piaghe e ferite, o scottature solari: se con aglio pestato, sfiamma distorsione, con bardana varici, con canfora i reumatismi, massaggia le gambe, di sani e dolenti, muscoli e petti, ungi mani e piedi, emolliente su pelle, estrae spine varie, buon lubrificante, libera orecchie, da otite e cerume, se tiepido scaldi, due gocce versate, chiudi con cotone, |Olio-ferrato, di Marsi e Piceni, contro vipere morsi, foglie sui foruncoli. Toscanella Pian di Mola, su fiume Marta Larthe, recinto in cupellari, abitanti e forestieri, lo lasciano a eredi, come getsemani, pagan canone annuo, o ritorna comunale. Cupellari appezzamenti, yuda sardi etrusci, libera braccianti, che lascia ai figli, recintam cupellari, apicoltori e pastorelli, per avere olivi, legumi grani e uva, portati a Venezia, per essere imbarcati, smerciati dai fenici, che portano ulivo, in America Australia. Aprile anno 813, prefetto obbliga cupellari, a piantare 20 olivi, viti e alberi frutta, acri dei cupellari, ravvivano contrada. Arberesh di Calabria, 5mila abitanti, nel Parco Pollino, alzan case pietra, coltivano olivo, come bulgari pomacchi, scala esterne noti, e vicoli a intrico: gitonie donne slave, colgono le olive, con rosse bandane, con ceste su scale, qualcuna ha salterio, intonano canti, a Giorgio Castriota, eroe dei Balcani, e Bisanzio in rivolta, fuggiti su Appennini, ricordano storia. |ULIVO albero tempio, Catone ci ricorda, in suo libro almanacco, de Agri-cultura, in tufo dimorato, con pala e piccone, zappato e sovesciato, ogni decennio potato; quando alcune olive, iniziano a virare, lasciando il resto verdi, è momento di raccolta, a mano in giorno sole, distendi sulle stuoie, vaglia e pulisci, porta presto al torchio, a novembre-dicembre: pettino 1 a volta, a terra stendo teli, armati delle scale, Seba e Pamela, gran pazienza vera, olive cadon giù, le ore van veloci, passa 1 giornata, tra risa e discorsi, duole corpo a notte, senza addormentare, aiuta una tisana, fiori o passiflora, lenire e passeggiare, 1 settiman fatica, infine ecco raccolto, sui 30 kili media, ogni pianta olivo, al trappeto reco, per olio ricavare. Emilia ci spiega, che trasformar oliva, fu origine importante, trappeto in sottosuolo, calor reca costante, aiuta decantare, mosto separa in olio, e acqua vegetazio. Olio estrae oggi, molando in frangitura, tramite molazza, polpa si frantuma, assieme ai noccioli, a far da drenatori, poi gramolatura, rimescola ulteriori, rompe emulsione, olio misto acqua, Pressatura estrae, nella terza tappa, il torchio a vite preme, fiscoli con pasta, centrifuga separa, olio con acqua. Quan molazza è ferma, manca identita, trappeto a sè raccoglie, intera comunità. Emilia ama oliveto, inerbito e consociato, con asparagi e polli, che mangian mosca olivo, coltivan dopo vigna, orto e saliceto; se trascurato in anni, torni a coltivarlo, presto si rimette, riprende primo posto. OLIVO ama clima, medio temperato, sotto -10, si ammala raffreddato, in suoli a medio impasto, fugge umidità, se innesto su olivastro, resiste a siccità; potami dal legno, e ti arricchisco di olio, al fico ramo pende, a olivo ramo insorge, pota in inverno, avanti a primavera, vedo che innesto, su olivastro impera. Poto rami secchi, sterili intrecciati, lascio i porta frutto, che sole ha puntati, si abbassano i + vecchi, tendono rientrar, cosi perdono sole, e smettono fruttar. Emilia dona forma, a globo o palmetto, salice piangente, ma olivi secolari, liberi tiene, armonia della chioma. Olivo acqua di giugno, par rovini tutto, mentre olio e mosto, pioggia di agosto, oliva quan + pesa, tanto pare rende, terre assai sassose, ama come ambiente. Olivo innestato, su Olivastri Sardanu, reca poco olio, ma resiste al freddo, Olivone Viterbo, Crognolo e Maurino, Canino di Tuscia, Moraiolo e Pendolino.|Canino chioma ricca, e frutto piccino, resiste al distacco, e matura tardivo, adatta al terreno, leggero è Leccino, detto silvestrone, vigoroso antico: chioma espansa e rami, apice arcuati, inclina tutti rami, drupe nero–viola, freddo nebbia venti, tollera Leccino, regge carie rogna, occhio pavone fino. |Frantoio piccante, Pendolino piangente, chioma folta spande, polline per tutti, ha media resistenza, freddo e malattie, in media rende olio, delicate olive. Moraiolo morellino, tollera siccità, drupe tonde nere, resa a 20 arriva, olio amar piccante, fruttato gentile, come Frantoiano, frutto lungo verde, pur con lenticelle, ma troppo freddo teme, precoce nel frutto, matura scalarmente, olio sapido rende. |Ascolano piceno, medio vigoroso, olivo chioma densa, frutto grande ha, polpa tenera latte, ottimo su mensa, regge freddo centrale. Regno Napoli olea, Itrano e Fonnanello, Moschettini Sanlorenzo, Cajetana e di Spagna, Resciola e Urcelluto, selvaggio Gliannata, innestato a sardi forti, fatti con piantoni, oliveto da ceppaia, creata con succhioni, in calcare olivo sale, in argilla scolora. Oliva Majatica, buone olive mangiate, infornate a Ferrandina, fin dal 700, dentro forni a legna, drupe grandi cotte, han retrogusto dolce, e polpa generosa. Erittonio bimbo olivo, nato dalla Terra, Ercole lo porta, come san Cristoforo, su spalle da Iperborea, porta olio di Oliva, ogni mal si porta via, la verità si dice, è luce di olio viva, spalma sul pane, con aglio abbruscato, davanti al focolare. olivo-foglie_amaro-ipotensivo.m4a
lume018-Poseidon e Atena si contendevano il patrocinio della futura città. Zeus stabilì che avrebbe vinto chi avesse offerto il dono più utile agli uomini. Poseidone donò un cavallo guerriero, mentre Atena piantò il primo olivo: gli abitanti giudicarono l'olivo più prezioso perché dava cibo, olio luce legno e pace, così la città prese il nome di Atena. L'olivo sacro dell'Acropoli era detto immortale, poichè anche se incendiato durante l'invasione, il giorno dopo emise un nuovo germoglio, come il Ginko di Hiroshima. Il poema medievale ebraico, chiamato Testamento di Adamo, racconta che il ramo portato dalla colomba a Noè, provenisse dall'Albero della Vita dell'Eden, piantato sulla terra dopo il Diluvio, in vari punti, diede origine ai primi olivi, tra cui quelli di Atene, unendo così il giardino dell'Eden al mondo degli umani. Il mito dell'olivo di Atena, insegna che la vera ricchezza, è ciò che nutre, illumina e accompagna intere generazioni. Eracle decennio dopo raggiunse la terra di Iperborea, e riportò nel Mediterrano l'olivo, come dono per una civiltà rinata. Il Monte degli Ulivi, nella tradizione cristiana, è giardino di Getsemani (avi di Giza), un uliveto antico dove Gesù pregò la notte prima dell'arresto. L'oracolo di Dodona parlava, attraverso il fruscio delle foglie di una quercia sacra, presso cui crescevano olivi consacrati: i pellegrini offrivano olio, per ottenere protezione e risposte. Olivo di Romolo: i sacerdoti romani usavano rami d'olivo durante i riti di purificazione e di pace, mentre gli ambasciatori che chiedevano una tregua, portavano rami d'olivo come segno di inviolabilità, poichè gli alberi più vecchi custodivano gli spiriti degli avi, e abbatterne uno senza necessità, attirava sfortuna sulla vita e sul raccolto. Demetra in Sicilia consacrò olivi grano e orzo, così fu chiamata dea delle messi. La tradizione sarda narra di alcuni olivastri millenari, abitati dagli spiriti dei padri del villaggio, e dalle fate Janas: l'olio nuovo veniva benedetto e offerto anche ai poveri, come gesto di pace con i vivi e con i defunti. Nell'Impero romano-bizantino, l'olio d'oliva era un dono della Provvidenza, con cui alimentare le lampade delle chiese, e preparare il santo crisma con cui consacrare imperatori e vescovi. Per la spiritualità bizantina, e per la tradizione islamica, l'olivo è simbolo della sapienza divina, luce che non si spegne: il Quran (Corano) narra di una lampada, alimentata dall'olio di un olivo benedetto, né d'Oriente né d'Occidente, olio che brilla anche senza essere acceso.

153:lume153-Seba viaggiò, dal Nepal alla valle del Gange, fino a Varanasi, attraversando un'India di treni lenti, stazioni affollate e paesaggi mutevoli. La città sacra accoglie pellegrini che si bagnano nel fiume, dove igiene e rito coincidono: il Gange è purificazione e fine del ciclo vitale. Tra templi, mercati e dormitori, la vita quotidiana si mescola alla visione del sacro, mentre il mondo appare intreccio di necessità e illusione. Nelle strade, bambini trasformano lo sterco di mucca in combustibile e materiale da costruzione, rivelando una cultura dell'adattamento, in cui nulla è rifiuto assoluto. Le campagne e le città mostrano un forte contrasto: villaggi legati ai ritmi naturali, centri urbani segnati da sovraffollamento, povertà e infrastrutture fragili. Il viaggio prosegue verso Mumbai, Goa e il sud dell'India, dove religioni e popoli diversi, convivono in forme di cooperazione quotidiana. A Sravanabelagola, le statue jainiste e le colline sacre, conservano una memoria antica di eremiti e sovrani, mentre il vento trasmette storie scritte nel paesaggio. Lungo tutto il percorso, la realtà appare come teatro di forze opposte: controllo e natura, economia e sopravvivenza, caos e ordine. Il mito si intreccia all'esperienza: l'ambizione del controllo assoluto, simboleggiata dal re Nimrod, si contrappone all'equilibrio naturale dei bisogni essenziali. La vera felicità emerge, come eudemonia quotidiana, cioè armonia tra desiderio e limite, tra comunità e ambiente. Il viaggio di Seba diventa una meditazione, sul vivere frugale e sul rispetto dei ritmi, dove la sopravvivenza stessa, è una forma di saggezza.| Seba dal Nepal viaggia fino in India, lento treno lungo la valle del Gange, verso il cuore di Varanasi. Le strade squallide accolgono pellegrini, dormitori su stuoie e immondizia, tra canti e fontane. Gli abitanti si lavano nelle acque del Gange, igiene e rituale si fondono; i colori di vesti e acqua dipingono la città. Varanasi, culla degli Indù, offre cibo semplice e salutare: zuppa di verdure, sale e alghe per Seba. Il fiume purifica, i pellegrini cercano guarigione e pace per il fine della vita. Tra templi, mercati e burattini, Maya e illusioni si mostrano, rivelando l'illusorietà del mondo materiale. Bambini manipolano sterco di mucca per cucinare, costruire, fertilizzare: la tradizione trasforma rifiuti in risorsa. La città squallida contrasta con i villaggi; traffico, baracche e monsoni riflettono governi e imprenditori. Il denaro e il potere creano dipendenza, violano l'equilibrio naturale, generando malattia e disarmonia. Nimrod agogna controllo, ma l'uomo mostra fragilità e limiti: i bisogni naturali guidano verso eudemonia quotidiana. In treno verso Pune, scorci di vita: madre culla il bambino, calma, nutrendo sicurezza e affetto. Ahmedabad, Surat, Mumbai: periferie, fumi, baracche, paludi bonificate da eucalipto e nuove foreste. Goa e Karnataka: ex colonie, qui i locali e i rifugiati convivono tra religioni e culture, in amicizia e collaborazione. Sravanabelagola e Gomatesvara: colline, statue, bacini e templi jainisti, testimonianze di storia e saggezza: il vento antico sui colli trasmette intuizioni, romitaggi e storie di santi ed eremiti, memoria di un passato vivo. Il viaggio di Seba rivela l'India profonda, tra sacro, profano, sopravvivenza e incontri umani che trasformano.# Seba poi da Nepal, viaggia fino India, gira valle Gange, in treno senza fretta, al cuore Varanasi, lo porta suo destino: squallide le strade, accolgon pellegrino, a mattina presto, alla stazione treno, su stuoie immondizia, grande dormitorio, i canti del muezzin, risuonano intorno, città Varanasi, ombelico indiano mondo; persone fanno doccia, in fila alle fontane, igiene è gran dovere, oltre che piacere, son scoli marciapiede, pieni dei colori, per vesti gambe braccia, diventan lavatoi. |Varanasi/Benares, culla degli Indù, in valle del Gange, clima caldo afoso pur, zuppa di verdure, ogni giorno Seba mangia, assieme Sale e Alghe, aiuta sua pancia. |Gange eman da fiumi, rivoli e fontane, prendere sue acque, purifica ogni male, i pellegrin malati, sue rive van cercare, al fin di ben morire, a Benares riposare. Benares da sempre, accoglie pellegrini, tra templi e confusione, mercati con bazar, mi ritrovai seduto, in un negozio seta, con mercante astuto, amico della sunna. se Maya crea cosmo, con giochi prestigio, Vishnu emana Brahma, in sogno artificio, illusione del mondo, venduta li a Benares, abbatte preconcetti, per uomo denudare: mercato e marionette, animan presente, ovunque da vedere, una fiera permanente, poter di Maya dea, accoglie pellegrini, adagia sul serpente, eventi e burattini; ecco una bambina, coglie |Mucca-sterco, su strade attorno, non ancor calpesto, lo impasta come pizza, a farne blocco cubo, lo porta via con se, ritorna segue fiuto; maneggia quel prodotto, serena disinvolta, seguendo tradizioni, biogas x la cucina, cibo per il fuoco, impasto per capanne, cibo x la terra, e cibo ai funghi-carne. se squallide città, contrastan coi villaggi, city son termitai, cloaca a carne umana, convogliano le genti, discese dai villaggi, in cerca di fortuna, si ammassano miraggi: psiche delle genti, costrette a convivenza, in clima si rispecchia, local sopravvivenza, improvvisati scrosci, pioggia dei monsoni, riflettono i governi, e furbi imprenditori. Legge di entropia, riflette la paura, artificial mercato, lontano da natura, se principali banche, emettono moneta, son organi privati, che creano dipendenza, ai singoli e agli stati, siamo noi venduti, a pezzi oppur interi, come risorse o scarti, prive di sussistenza, deviano esistenza, tal grado violazione, assieme a disistima, traduce in malattia, il livel disarmonia. |Nimrod artificio, agogna controllo, vuole dominare, sopra ogni rifiuto, ma uomo a Varanasi, di mosche fu coperto, mostra incrinatura, del Nimrod perfetto, morte si rivela, senza alcun tabù, come i sadhu Aghori, vedono sui fium: se soldi e fama, sono artificiali, sfrenati insoddisfatti, tu prova disseccare, i bisogni naturali, dipendon da stagione, fanno innamorare, buon demone accettare, serena eudemonia, in vita quotidiana, per viver + felice, bisogni a tua portata; cercar felicità, amicizia solidale, non serve barattare, amicizia con affari, eremita và contento, vive lui appartato, frugale ed essenziale, informazion vitale, in versi poi tramanda, le stelle visitate. In treno sino a Pune, vedo più paesaggi, tra alberi una donna, culla suo bambino, con dondolo di stoffa, corde appese ai rami, ecco altalena, tra ritmi orditi e trami: la mamma dà 2 spinte, leggere alla culla, oscilla x inerzia, bimbo ora non piange, contento si abbandona, sicuro alla mamma, calor materno cuore, nutre ninna nanna. |Ahmedabad express, va treno x Mumbai, tra fabbriche petrolio, giù fino a |Surat, dal finestrin treno, squallida è la via, molti pozzi e fiamme, immensa periferia; consunti copertoni, fogne a cielo aperto, quartieri di baracche, fin sopra i binari, di notte più abitanti, vi perdono la vita, mentre fan bisogni, i bimbi in prima fila; paludi |Rann-of-Kutch, appaion dopo Surat, bonifica di stagni, a mezzo di Eucalipto, strappare alla malaria, endemico habitàt, con alberi assetati, e foreste da piantar. Paludi prosciugate, fan nuove foreste, salutano mio treno, alla volta di Mumbai, sette isol pescatori, devoti a Mumbadevi, accrebbero città, con scambi commerciali. Ancora in treno fino a |GOA, ex colonia portoghese, rispolvero una storia, Francesco ai gesuiti, sento lor presenza, in !Caterina-chiesetta, Shirdi con Francesco, vento a loro presta: capanne e antichi borghi, su colline Goa, e dentro una locanda, incontro Nimal Sesto, lavora a far capanne, a 1 gruppo rifugiati, i profughi del mare, da Africa arrivati; con lui sta Kinaciau, amabile Zutwasi, che in futuro arriva, in Italia al terabuti, noi amici divenimmo, alle feste dei locali, indù con musulmani, animisti e cristiani; autobus da vecchia Goa, giunge Karnataka, tra strade solitarie, su terra + assolata, silenzio India del sud, antica sensazione, trovo in villaggio, Dravida carnagione. |Sravanabelagola, villaggio di jainisti, |Gomatesvara statua, gigante su collina, bacini per le piogge, cisterne e terme, vado su quemado colle, dove |Chandragupta parla, sussurra sua storia, di khan e poi eremita, sul colle del tempio, vento antico soffia, misteri degli avi, cascata di intuizioni, tra templi solitari, di Jaina religioni. krishna-insegna-arjuna3.mp3
lume153-Gulliver, medico di bordo, viaggia tra mondi che deformano la misura dell'umano. Nell'isola di Lilliput, è un gigante tra uomini minuscoli, prigioniero di guerre insignificanti e burocrazie assurde: scopre che ciò che appare enorme può essere ridicolo se visto da un'altra scala. Nell'isola di Brobdingnag la proporzione si rovescia: lui è minuscolo tra giganti; il re dei giganti, ascoltando il racconto delle guerre europee, giudicò l'umanità come una specie violenta e infantile, incapace di vera saggezza. Attraverso questi due mondi speculari, Gulliver comprende una lezione semplice: la grandezza non è una misura assoluta, ma un punto di vista. Chi si crede gigante può essere lillipuziano agli occhi di un altro, e chi si sente piccolo può essere immenso in un contesto diverso, ogni potere e orgoglio si dissolvono se cambi punto di vista, e con esso cambia anche il giudizio morale. La vera crescita non consiste nel diventare più grandi degli altri, ma nel riconoscere la relatività delle proprie misure. A Laputa incontra sapienti sospesi in teorie, scollegati dalla realtà concreta: la ragione senza esperienza diventa astrazione sterile. Nel paese degli Houyhnhnm, i cavalli razionali governano con armonia, mentre gli umani (Yahoo) appaiono dominati da istinti caotici e violenti. Gulliver entra in crisi: non sa più cosa significhi essere umano. Comprende che civiltà, ragione e progresso possono mascherare ipocrisia, violenza e autoinganno. Ogni società si crede centro del mondo, ma è solo una prospettiva tra molte. La vera conoscenza nasce dal ribaltamento dello sguardo: serve umiltà per vedere i propri limiti senza autoinganni, poichè l'uomo è parte di un ordine più vasto e mutevole. Come Seba nel viaggio lungo il Gange, anche Gulliver attraversa mondi diversi che lo costringono a cambiare prospettiva: città, villaggi e sistemi sociali diversi rivelano che la realtà non è unica ma stratificata. Seba osserva il contrasto tra sacro e sopravvivenza quotidiana, tra città e villaggi. Gulliver scopre il contrasto tra ragione e follia, grandezza e piccolezza. Entrambi scoprono che la realtà non è unica ma stratificata, e ogni incontro è uno specchio che trasforma chi osserva. Il viaggio diventa una pedagogia dello sguardo, dove cambiare mondo significa cambiare misura, e quindi, cambiare se stessi, Jonathan Swift.

220:sogni11-lume220 CAUSARE: il ragazzo maneggia i |dadi. Convoglia il num a cambiare qualcosa o qualcuno; con le nostre azioni facciamo bene o male agli altri, tuttavia non siamo mai la |causa del modo in cui una persona reagisce a ciò che le succede; la causa stessa, ma gli effetti sussistono, così è vano rimproverare persone e forze esterne, cambia il tuo modo di reagire alle cose e farai si che tutto accada conforme ai tuoi scopi e valori. IMG8: lastra di ghiaccio si forma sulle montagne (lasciati accompagnare dall'inevitabile invece di resistergli). Un ragazzo spinge un altro (convivi con gli effetti di ciò che succede, non con le cause). Scienziato crea nel suo lab (abituati a vedere nuove possibilità). Il sognante esprime il suo voto (la scelta, non il pensiero, traduce in realtà le cose, vivi come se ogni momento dipendesse dalla tua scelta). Tennis e pingpong (impegnati a fondo in tutto ciò che scegli di fare, misura di tua efficacia è in ciò che succede, non in ciò che vorresti che succedesse). Il pulsante viene premuto (partecipa intero a qualsiasi cosa intraprendi). Nuovi alberi vengono piantati (equilibra ogni perdita con un guadagno mirato, agisci a corregger ciò che è stato rovinato). Auto sale il ripido pendio (esci e vivi la vita, ora!). Se piove tre aprilante, quaranta è durante| Scritture indù e cinesi narrano migrazioni di popoli iperborei da nord a sud, sparpagliandosi tra continenti, generando culture e leggende. Hmong, Tartari, Desheto e Patrizika tramandano memorie di terre gelate e diluvi, mentre aborigeni australiani e Fuegini raccontano antenati ed Eden interiore. Olaf Jansen, norvegese di Lofoten, sopravvive tempeste, iceberg e mari artici, esplorando isole Franz Josef e annotando mappe di terre interne, fiumi e flora lussureggiante. Lui e il padre incontrano giganti di Iperborea, alti oltre tre metri, ospitali, con civiltà avanzata, architettura, musica, agricoltura e conoscenze scientifiche straordinarie. La città di Eden, con quattro fiumi e valli fertili, custodisce flora, fauna e semi primordiali, offrendo maestria e longevità agli abitanti, che vivono centinaia di anni e studiano a lungo. Olaf osserva il Dio Fumoso, nube elettrica centrale che illumina e governa etere interno, e apprende armonia con energia, luce e gravità mutevole. Dopo due anni, torna sulla superficie, portando mappe e messaggi, testimone di civiltà superiori, scienza avanzata e cultura pacifica. L’esperienza insegna fiducia, rispetto, integrazione tra uomo e natura, e custodisce saggezza ancestrale. L'ammiraglio Byrd conferma territori oltre i ghiacci, montagne, fiumi e civiltà di pace, suggerendo un futuro possibile per l'umanità.# Scritture indù e cinesi, narrano migrazione, di popoli iperborei, da Interno verso Esterno, direttrice nord a sud, Hmong memori del nord, come tartari americani, Desheto e Patrizika, rupestri viaggi antichi. Popolo interno volle uscire, al Sole esterno detto helios, oltre il |Dio-fumoso, colonna etere nubi, abitare nuove terre, traversando cinta ghiacci, sparpaglian continenti, in quattro direzioni, scende la statura, fin pigmei di Equatore, eccezione in Patagonia, Fuegini usciti fuori, di apertura Polo Sud, rientrati in terra cava, dopo gran diluvio, narrano antenati, aborigeni di Australia. Giardino Eden interiore, Arca Noè ci è familiare, imbarca bestie e vegetali, da terre di Iperborea, coste Alaska e Siberia, trovi molte zanne avorio, portate da correnti, su banchisa accumulate, rocce e fossili smerciati, ne rimangon ancor tanti, distese ossa di mammut, creano isole del nord, gran quantità di avorio, scavate ogni anno, alla foce fiume Lena, ventimila zanne sono, conquista russa di Siberia, mentre su isole Franz Josef, stormi di oche verso Nord, ogni anno puoi vedere, pur nei libri bordo nave, apertura a Nord appare, tremil chilometri grande, dopo barriera di ghiaccio, un mondo a clima temperato. |Olaf-Jansen norvegese, nato in Uleaborg, villaggio russo pescatori, 27 ott 811, padre alto normanno, aspro e resistente, ma gentile come donna, temprato da avversità, tenne volontà suprema. Olaf narra la sua storia, a su zio che è miscredente, possidente molto ricco, cerca sprono a nuovo viaggio, delusione appar cocente, è denunciato ed arrestato, relegato in manicomio, 28 anni sofferenze, riguadagna libertà, alla morte di suo zio, 862 compra brigantino, pescator trentanni ancora, poi vende peschereccio, per andare in Illinois, con i libri di Stoccolma, poi al sole in California, 4 marzo 901, sotto presiden McKinley, umile casa con le viti, piante fichi arpa e libri, fà disegni e mappe terre, visitate nel dettaglio. Olaf 95 anni, visse bungalow con orto, poca distanza da Los Angeles, sette anni in California, occhi grigi e mite viso, coltiva viti e fiori, lui pescatore norvegese, che da isole Lofoden, viaggia in terre di Franz Josef; in punto morte chiama Emerson, nel suo bungalow a salvare, sue memorie di quel viaggio, quella notte al capezzale, poi riunisce con suo padre, gran sonno artico polare: già mio padre e mio nonno, tramandano racconti, di eventi del Nord, antenati nostra razza, come i Hmong Cina-Tartaria, Emerson ha forte emozione, sensazione dejavù, uomo morente tocca cuore, molte volte quella notte, il racconto di quel vecchio, accese fede in Yperborea, mi diede carte disegni e mappe, perchè io le dessi al mondo, gente sappia verità, per morire io felice. A San Jacinto sorge il sole, suo spirito si invola, pago rito funerario, di Olaf Jansen navigatore, coraggioso esploratore, fedele a Odino e Thor, nato in isole Lofoden, fà vecchiaia in California, per scaldare vecchie ossa, inizia Viaggio in terra Agarthi, due anni ci vive con il padre, Iperborea è illuminata, da un etere fumoso, di un Sole centrale, che illumina quel piano, fitta rete di colonie, abitata da umani, alti fino a 4 metri, oltre Aurora Boreale. Dio creò cieli e Terre, dapprima i piani interni, il piano esterno è la veranda, come i licheni nati a nord, diari di artici viaggi, narrano ago bussola, oltre il Nord conosciuto, dove muta gravità, correnti elettriche in avanti, sali e scendi a nord e sud, mondo interno ha quattro fiumi, più lunghi e larghi di Amazzonia, e una palla a fuoco rosso, immenso vuoto regge il fulcro, di toroide elettricità, gigante sole a luce dolce, lattescenza luminosa, distribuisce suo calore, uniforme a spazio interno, nube elettrica chiamata, Dio fumoso residenza, di Iberia o Siberia, Ibernia o Iperborea. Olaf lascia Stoccolma, 3 aprile 829, con il padre a veleggiare, |isole-Gothland e Oeland, tra Danimarca e Scandinavia, alla città di Christiansen, riposano due giorni, poi costeggia Scandinavia, verso Isole Lofoden, da cui pescano le zanne, da vendere a Stoccolma, con merluzzi aringhe e sgombri, e i salmoni affumicati. Giunti a isole Spitzbergen, mare aperto e venti buoni, incontran molto ghiaccio, un labirinto di iceberg, come montagne sentinelle, o palazzi di cristallo, e massicce cattedrali. 23 giugno buona pesca, un forte vento da sud-ovest, raggiunge Terra di Franz Josef, zanne avorio e tanti uccelli, naviga 24 ore, entra in piccola baia, in un posto verdeggiante, aria calda e mite, ringrazia Odino e Thor, Dei venuti dal Nord, da una terra molto bella, che ogni mortal deve vedere, in quanto culla di antenati. Sole basso all'orizzonte, usuale a inizio estate, quattro mesi luce al giorno, prima ritorno di gelate, della notte polare. Vedemmo lunga linea costa, Terra Franz Josef allontanare, in una forte corrente, che ci spinge a Nord-Nordest, al terzo giorno arrivammo, a isola cumuli di legna, portata da correnti, tronchi 12 metri, e larghi fin 60, dopo un giorno salpammo, verso nord a mare aperto, con pensieri ed emozioni, sopra fame e sonno: il freddo intenso lascia posto, a un piacevole caldo, maggior della Norvegia, di sei settimane prima, dopo un piccolo sonno, ecco tormenta di neve, vento a poppa forte, nostra barca sconvolta, vela vò abbassare, orizzonte di foschia, bianca nuvola vapore, mescolata a fiocchi neve. Barca oscilla presa, da feroce risacca, di vortice gorgo, sfuggimmo distruzione, la bussola è fissata, con viti sulla barca, nostre provviste slegate, di cibo e di acqua, spazzate da burrasca, molte finite in mare aperto, sulle onde tumultuose; sentii voce di mio padre, Coraggio, figlio mio, |Odino Dio-di-acque, compagno ai coraggiosi, egli è con noi, lascia andare la paura, mentre cadevan poppa e prua, onde giganti a cascata. Torna calma dopo prova, di angoscia e di paura, dopo tre ore improvviso, il vento perde furia, sciolgo fune dalla cintola, senza dire una parola, iniziamo a lavorar su pompa, per scaricare il mare, imbarcato da tempesta. Con calma isso la vela, a vento favorevole, lasciamo asciugar nostri vestiti, confidiamo in Dio Odino, senza perdere speranza, lavo mani e viso, quel mare sulle labbra, scopro esser acqua dolce, miracolo di correnti, immediato riempio botti, ad albero legate, una brezza riempie vela, la bussola è ubriaca, da vari giorni ormai, da dopo la tempesta, ho voglia di dormire, mi stendo nella stiva, guardo stella fissa, su cupola del cielo, annoto primo agosto, e scruto l'orizzonte, ciel rosso e foschia nubi, un Sole rosso noto, riflesso par miraggio, offuscato molte ore, a stabilire il tempo, uso altro sistema. Avanziamo gradualmente, al di là del vento nord, sembra arrampicarsi, sole alto su orizzonte, quan libero da nuvole, o foschia del mare, appariva bronzo nebbia, ciel porpora pallido, che cambia in bianco lattescente, come riflettesse, qualche luce al di là, oltre il nostro sole. Nei giorni seguenti, assonnato mi addormento, poi mio padre mi sveglia, mi scuote per le spalle, vedi terra in vista! con spiagge sabbiose, dove rompono onde, ritirandosi in schiuma, poi formarsi di nuovo, cantando lor fragore, la terra era coperta, da alberi e flora, tiriamo fuor preghiere, ringraziare Odino e Thor, gettammo rete e pescammo, pesci per provviste, la bussola or normale, ago punta il nord. Navigammo tre giorni, lungo la costa, arrivammo a bocca immensa, di un fiume o di un fiordo, per dieci giorni risalimmo, fiume detto Hiddekel, acque dolci per riserve, risaliamo a vento buono, foreste a riva in estensione, con alberi giganti, fermammo presso spiaggia, e trovammo molte noci, assieme a funghi mukamor. Giorno primo di settembre, cinque mesi da Stoccolma, sentiamo in lontananza, il canto da una nave, che scivola sul fiume, diretta verso noi, un coro poderoso, con musiche da corda, echeggia cento voci, frementi melodie, con accompagno di arpe, riempie intera zona; la nave molto grande, si ferma e cala barca, sei uomini giganti, diressero da noi, parlano una lingua, tra sanscrito e slavo, incontro coi giganti, amichevoli e cordiali, ci invitano coi gesti, a bordo loro nave. Dopo un ora e mezza, nos barca è issata a bordo, la nave è detta Naz, cioè Gita di Piacere, i cento passeggeri, ci osservano curiosi, tutti alti sui tre metri, barba corta e viso bello, rossastra carnagione, capelli neri o sabbia, il più alto è il capitano, di questo gran vascello, le donne raffinate, han fattezze regolari, con tinta delicata, e una luce salutare; sia uomini che donne, fan gara cortesia, in sguardo e nei modi, nonostante la statura, nessuno imbarazzato, nei nostri confronti, tutti risero gioiosi, riccamente vestiti, uomini con tuniche, allacciate alla vita, di seta e raso ricamate, calzoni corti fin ginocchio, calze e sandali abbelliti, con bracciali e fibbie oro. Viaggio in nave per due giorni, fino a Jehu città di mare, case grandi in bello aspetto, come i bungalow Tartaria, qui ci ospita una coppia, Jules Galdea e sua moglie, fanno festa in nostro onore, ci presentano agli astanti, tutti ansiosi di istruire, noi ansiosi di imparare. Autunno 829, il sole rosso ci scaldava, emanando luce bianca, come fossero due lune, piene e chiare lattescenti, tale nube poi tramonta, ogni dodici ore, poi di notte è fuoco opaco, alba e tramonto è fiammeggiante, imparammo che la gente, chiama essa il Dio Fumoso, sospeso al centro del gran cielo, dentro terra gravità, da una forza magnetismo, di attrazione e repulsione, uguale in tutte direzioni, nube elettrica in sé buia, emana luce lattescente, da fenditure in parte bassa, da cui splende luce fuori, attraverso le aperture, come ghianda pineale, emana stelle a luccicare, come Rosa dei beati, è la sedia Dei amati, sorge a est tramonta ovest, come in terra superficie. Dio Fumoso stazionario, alimenta qui ogni nave, con le luci più soffuse, sovraccarica pur l'aria, dando mana num o prana, mi sentivo in gran salute, nei due anni che io vissi, con mio padre in tale luogo, parte interna della Terra. Oro ovunque in manufatti, specie in cupole edifici, templi musica collettivi, e sullo sfondo le campagne, flora e frutti esuberanti, con sapore delicato, vedo gente a lavorare, pendii colline a viti, valli adatte ai cereali, grappoli uva più di un metro, ogni acino è come arancio, mele grandi come teste, e le sequoie pure immense, in estese gran foreste, vaste mandrie di bestiame, sui pendii delle montagne, mi ricordano l'Arcadia, di leggende di Tartaria. A Jehu rimasi per un anno, nella casa dei padrini, imparai la loro lingua, mi parlarono di Eden, città culla a razza umana, un giorno venne a noi un invito, governator di tal città, manda un mezzo di trasporto, elettro mosso con mercurio, su un binario sen rumore, sfreccia a gran velocità, tra colline valli e monti, il treno segue suo paesaggio, senza tunnel perforati, ogni carrozza tiene ruote, e ingranaggi che a girare, annullando gravità, fanno il treno levitare, proteggendo da influenze, di pressione e clima eventi. Eden city è situata, in bella valle su altopiano, su montagna la più alta, arbusti e fiori in abbondanza, un parco tiene gran fontana, che è sorgente a quattro fiumi, vanno in quattro direzioni, questo posto è qui chiamato, ombelico della Terra, è concessa a noi un udienza, di due ore con il capo, interessato a nostra storia, lui ci offre sua licenza, a visitare tutti i posti, Galdea e moglie nos padrini, guidan viaggio con coscienza; il dignitario in cortesia, ci permette di partire, nel momento che vorremo, tentar viaggio di ritorno, da foce fiume Hiddekel. Apprendemmo loro usanze, maschi sposi a settantanni, maschi e donne vivono tutti, in media sei-ottocentanni, così sviluppano virtù, come i bibli-patriarchi, migliorando loro scienze, geometria e astronomia, geografia e le arti belle, statue belle e colonnati, palazzi musica in città, dove 20 mila voci, di giganti forti cori, fan sublimi sinfonie. Bimbi a scuola dai 20 anni, studian dopo per 30 anni, entrambi i sessi vanno a scuola, a lavorare e musicare, i mestieri più comuni, architettura e agricoltura, orticultura e allevar mandrie, far motori di energia, per i mezzi di trasporto, per viaggiar su terre e acque, e poter comunicare, fra di loro a gran distanze, altri studian fauna e flora, specie uccelli di gran copia, pure quelle estinte fuori, sulla superficie esterna, hanno qui un asilo certo, pure il mais di Wakatame, riso e grano primordiale, gran riserva da incubare. Etere assai forte, aiuta tartarughe immense, distese di erba esuberante, foreste e alberi giganti, una gran mandria di elefanti, camminavano pesanti, facendo tremar suolo, strappan rami da più alberi, azzerando vaste zone, prontamente rinverdite, dalla pioggia che cadeva, a distanza 24 ore; questa grande umidità, ha corroborante elettricità, e il calore della flora, aiuta la longevità, grandi valli in ogni dove, e luce chiara Dio Fumoso, dona ebbrezza sulle guance, mentre il vento mormorando, canta bella ninnananna, suo respiro di fragranza, aiuta aprir germogli e fiori. Dopo due anni nostro arrivo, chiedemmo di tornare, in terra superficie, i nostri amici riluttanti, offron mappe terra interna, fiumi mari e sue città, golfi e baie attracco, e borse pepite oro, come uova d'oca, ci accompagnano a Jehu, e lì restammo un mese, per riparar la barca, poi Naz imbarca il tutto, e ci riporta alla foce, del fiume Hiddekel; nostri fratelli giganti, metton barca in acqua, pur molto dispiaciuti, per nostra decisione, di andare via da loro, usarono premura, per nostra sicurezza, nel viaggio di ritorno. Il vento soffia a Sud, dall'apertura a Nord, la bussola indicava, un direzione opposta, a quella dell'arrivo, seguendo il flusso campo, iperbole ascensional, trovammo altra stagione, cui Sole splende al Sud, poiché la notte artica, regna a Spitzbergen. Dopo 40 giorni, arrivammo a Delfi city, alla foce del Gihon, già vista coi compagni, cioè i coniugi Galdea, sostammo per due giorni, ospitati dalla gente, di visita precedente, facciamo le provviste, e salpammo ancora a Nord, verso il mare aperto, nel mese di novembre, coi venti dall'interno, dormimmo lautamente, e svegliammo una mattina, vedendo più pinguini, e stelle a luce doppia, oltre il Dio Fumoso, e suo calore generoso, incontrammo il Sole esterno, dall'apertura a sud, il clima vira al freddo, e vedemmo i primi iceberg, tra i canali aperti, della zona gelata, che circonda tutti i poli, la bussola ubriaca, ripete stessa storia, ago mosso da correnti, che avvolgono la terra, come un rivestimento, un circuito senza fine, toroide iperboloide, che scorre in alto e basso, uscendo e rituffando, da superficie interna, offrendo Aurora luce, su cima di montagne, presso Spitzbergen; toroide ruota e reca, vasto campo elettromagno, enorme macchina dinamo, imitata dagli umani, e da sir James Ross, che disse aver scoperto, polo magnetico a circa, 74 gradi latitudine, mentre invece risiede, a metà crosta terrestre, 300 chilometri sottosuolo, gravità diventa neutra, poi diventa inversa. Tra due enormi iceberg, finisce nostra barca, ghiacci come case, si staccavano con forza, attrito tra colossi, scontro fra giganti, pression solleva e spacca, i ghiacci in mille pezzi, cadendo infine in mare, con spruzzi colossali, in 45 giorni, evitammo di scontrarli, pregammo per il viaggio, eccezionale avuto, con uova d'oca d'oro, riposte nella stiva, sognammo nuova barca, da prendere a Stoccolma, ma il mare aveva forza, dalle onde di quei ghiacci, che affondano nei pressi, e rivoltano la barca. Bagnato e irrigidito, e quasi congelato, mi trovo sopra un iceberg, mi guardo attorno in ansia, un cielo color porpora, sconfinato oceano verde, mio padre era scomparso, assieme a nostra barca, senza più speranza, comprendo situazione, e prego il Salvatore, sento sparo e vidi, una baleniera in mare, dirige verso me, calando una scialuppa, salpata da Dundee, in cerca di balene, racconto la mia storia, al capitan scozzese, mi prende per un pazzo, mi mette in sorveglianza, del medico di bordo, io debole e affamato, riposo alcuni giorni, rifletto sulle scienze, ancora in fase infanzia, su cosmo della Terra, che ignora il Dio Fumoso, che un giorno sarà inteso, da lì vengono i cedri, e i corpi dei mammut, trovati in acque Nord, da Andrè e i suoi compagni, a bordo mongolfiera, dalla costa di Spitsbergen, 11 luglio 897, accolti come me, da benevoli giganti, figli di Iperborea. Leto madre di Apollo, nacque su isola Artica, visitata e descritta, dal vecchio normanno, Platone ci dice, vera casa di Apollo, è Delfi a centro Terra, in mezzo agli Iperborei, tra valli interne boschi, con pollini e germogli, portati in ogni dove, dal soffio di Borea, espulsi al foro Nord, generando la neve, colorata dell'artico, per presenza vegetali. |Admiral-BYRD, scrive suo diario, sul volo 19 Febbraio, anno 947: parte ore 6, con pieno carburante, ore 8 campo base, ricezione normale, ore 9 distese ghiaccio, e neve sotto noi, giallognoli colori, come disegni lineari, violacei e rossastri, ore 10 bussola a oscillare, la rotta ora teniamo, con bussola solare, controlli lenti alla risposta, nessun congelamento, in lontananza le montagne, voliamo sopra esse, una catena sconosciuta, incontro turbolenza, procedo verso nord, oltre montagne è una vallata, verde con ruscello, che scorre verso centro, anomalo ci pare, oltre ghiaccio e neve, alla sinistra gran foreste, vedo sui fianchi dei monti. Strumenti impazziti, giroscopio avanti e indietro, mi alzo e osservo meglio, la valle sottostante, muschio erba fitta, luce appar diversa, non vedo più il sole, giro a sinistra e vedo mammut, poi scendo a quota mille, uso binocolo a confermare, dò notizia al campo base, ore 10 colline verdi, temperatura fuor 24 gradi, proseguiamo nostra rotta, strumenti ora normali, ma la radio non funziona; ore 11 vediamo, paesaggio e una città, aereo appar leggero, come galleggiante, rifiuta a noi rispondere, e vediam destra e sinistra, aerei come dischi, avvicinan rapidamente, irradiano qualcosa, hanno stemmi similari, a quel |Davide-Lazzaretti, visti sul monte Amiata. 11 e trenta radio gracchia, giunge voce parla inglese, Benvenuto Ammiraglio, vi faremo atterrare, siete in buone mani. I motori sono spenti, aereo sotto lor controllo, vibra e scende come fosse, su invisibile ascensore, ultima nota sul diario. Alcuni uomini alti, senza alcuna arma, avvicinano mio aereo, in lontananza la città, vibra tinte di colori, una voce mi chiama, mi ordina aprire portellone, eseguo e scendo giù, assieme tecnico radio, accolti cordialmente, fummo imbarcati su un mezzo, piattaforma senza ruote, ci condusse alla città, con gran celerità. Città pare di cristallo, giungemmo a un edificio, ci fu offerta bevanda calda, di un sapore delizioso, poi dopo 10 minuti, fummo ospitati in nostro alloggio, poi invitan me a seguirli, obbedisco vado solo, tecnico radio resta alloggio; cammino fino ad ascensore, la cui porta si solleva, avanzo lungo corridoio, con luce rosa da pareti, mi fan segno di fermarmi, davanti a grande porta, sopra di essa vedo scritta, sconosciuta a me, sono invitato ad entrare, a colloquio col Maestro, armonioso eppure vecchio, lentamente osservo tutto, una voce calda melodiosa: Ammiraglio sieda qui, benvenuto in nostra terra, lui sorride e parla calmo, sei entrato perchè onesto, e conosciuto in superficie, lei si trova sottoterra, non ritardo sua missione, indietro scorta poi ti porta, noi vogliamo voi sappiate, mai abbiamo interferito, ma barbarie civiltà, ora ci obbliga di farlo, forza atomica è pesante, e minaccia ecosistemi, nostri emissari han consegnato, più messaggi alle nazioni, più potenti in vostro mondo, ignorati son messaggi, siete voi or testimone, di esistenza nostro mondo, nostra cultura e scienza, più avanti della vostra, tra di voi alcuni oscuri, distruggerebbero ogni cosa, per avere gran potere, noi provammo pur contatto, con la vostra civiltà, ma ricevemmo ostilità, fuoco contro i nostri mezzi, inseguiti a cattiveria, vostri aerei da battaglia, figlio mio una gran tempesta, si profila ad orizzonte, furia nera al vostro mondo, può durare vari anni, vostra scienza è impotente, e xutan può ritornare, lo vediamo chiaramente, pur qualcuno sopravvive, ma un futuro poi riemerge, da rovin vos civiltà, cercherete etere forza, conservata qui da noi, figlio mio noi torneremo, se vorrete ancora aiuto, a riviver civiltà, appresa guerra futilità, e un pò tartaria tornerà; figlio torna in superficie, e reca tal messaggio, sembra vivere in un sogno, eppure seppi è la realtà, io mi inchino per istinto, per rispetto od umiltà, guardo indietro avanti uscire, dolce sorriso del maestro, anziano viso delicato, gesto soave con la mano, traverso ancor fino ascensore, porta scende silenziosa. Ammiraglio ci affrettiamo, a tornar tua civiltà, con messaggio pace in mano, silenzioso giungo alloggio, con mio tecnico di radio, salimmo presto nostro aereo, motori al minimo su in aria, trasportato dalla forza, fin 2700 piedi, due loro aerei ai nostri fianchi, scortan fino a un punto, poi gracchia messaggio radio, Ammiraglio siete in comando, arrivederci e buona pace, poi scompaiono alla vista, mezzi volanti in cielo blu, noi silenzio a sorvolare, diario bordo alle ore due, distese ghiaccio e neve, 30 minuti dal campo base, inviamo un messaggio radio, ci rispondono normali, con sollievo del contatto, ore 3 atterriamo al campo. 11 Marzo 47, incontro al Pentagono, a Stato Maggiore ho riportato, mia scoperta ed il messaggio, tutto quanto registrato, Presidente è informato, trattenuto per 6 ore, dal Security interrogato, mi è ordinato di tacere, poichè sono un militare. 30 Dicembre 56, anni trascorsi a stare zitto, contro ogni mio principio, di integrità morale, ultima nota su diario, sento avvicinarsi grande notte, e diffondo la speranza, di un epilogo scontato, i parassiti periranno, oltre Grande Ignoto, alla luce oltre il Polo, dove giunse admiral Byrd, dopo un volo sette ore, su una zona non ghiacciata, con montagne laghi e fiumi, vegetali ed animali, e una civiltà di pace. paesi_iperborea.m4a
lume220-|Plutarco narra gli Iperborei, longevi e sani in terra calda, felice fertile e ricca, oltre artiche montagne, a nord di |Groenlandia, oltre il punto di Borea, terra di mezzo in disco piano, come |Uluru in deserto australe. Plutarco e altri scrittori, narran popoli migranti, da nord a sud di Groenlandia, terre ghiacci e praterie, Paradiso lo chiama Dante, sotto l'asse Stella Polare, Olaf Jansen e suo padre, ora vanno a raccontare. Navigava il norvegese, tra Spitzbergen e Franz Josef, verso terre dell'aurora, illuminate dall'interno, Sole interno è Dio Fumoso, emana luce con calore, dove è luce lattescente, di fumosa elettricità, regge aurore e stagioni, da Yperborea fin su terra, il sole muove per sei mesi, creando un clima temperato. Olaf Jansen calma paura, tra tempeste e voci paterne, padri e figli attorno ai ghiacci, deriva artica a risucchio, ricorda prove temerarie, e nostalgia degli iperborei, un desiderio di ritorno, tra i giganti più accoglienti, due anni vissero tra loro, loro lingua e loro scienze, poi ritornano da noi, come fece pure Byrd. Olaf segue le correnti, zanne mammut e le piante, trascinate in fiumi interni, più vasti di Amazzonia, nutrono valli prosperose, dove l'uomo può abitare, accordando a cicli interni, che nel mito sono eterni. Plutarco e Diodoro Siculo, citan terra centrale, Sicilia luogo ha quattro fiumi, direzion di migrazione, che dall'artico va in basso, fino antipodi e nel centro: flora e fauna rigogliose, come terre di Amazzonia, elefanti con sequoie, tra le valli dei Giganti, che accolgono la barca, con canzoni arpe e mappe, di città e fiumi interiori, da portare agli esteriori. Polo Nord chiave di volta, della calotta e firmamento, Stella Polare è sul suo asse, che Plutarco ci conferma, da Yperborea venne Ulivo, portato fino a Delfi, da re Quercus Andronico, che in tre mesi dell'inverno, lascia tempio Apollo a Delfi, per tornare dai suoi amici, dando a Dioniso il da farsi. Libro Genesi conferma, da Eden quattro fiumi, dividono i quadranti, e creano tutto il clina: se alba è a Costantinopoli, mezzogiorno è su Etiopia, linea retta su Anatolia, traccia lunga fino in Scozia, e alle terre americane, è la direzione da seguire, sopra Groenlandia navigare; qui si sposta e fa inversione, alba e tramonto boreale, presso il Polo magnetico, scende e diventa polo australe, in un fascio verticale, che porta un vento solare, sali-scendi su altro piano, per capire il piano umano. Terra grande quattro volte, attuale mappa conosciuta, sotto Stella Polare fissa, tanto amata dai nostri avi, è circondata da corona, eccentrica orbita lunare, dove esterni continenti, non la vedono brillare. Dante cita in Purgatorio, montagna altissima e fusca: Io mi volsi a mano destra, e posi mente all'altro polo, vidi quattro stelle mai viste, sulla cima di quel monte, è posto Eden Paradiso, Iperborea io ti dico.

244:sogni44-lume244-CICLI si formano quando la forma domina sull'energia. Un ciclo appare quando ciò che sembrava concluso torna a chiedere di essere compreso. La storia può ripetersi, ma raramente torna identica: cambia nomi, luoghi e protagonisti, conservando talvolta la stessa struttura profonda. Le cattedrali sono memoria di questa trasformazione: pietre costruite su altre pietre, simboli antichi accolti in forme nuove, culti e linguaggi che attraversano epoche diverse. Tucidide osserva i ricorsi della storia; Fomenko ha messo in discussione la cronologia tradizionale, ipotizzando sovrapposizioni e duplicazioni di epoche e chiedendoci: quanto è davvero lineare il passato che ci hanno insegnato? Anche i Rasna e la memoria etrusca possono affiorare come un frammento di questo grande ritorno: una civiltà, un simbolo, un rito o un'architettura possono sopravvivere cambiando nome e significato. La carta invita a riconoscere il ciclo senza pretendere di dominarlo. Ruote che scendono, lune che crescono e calano, giostre che ripetono il giro, orologi che segnano il tempo: tutto ricorda che opporsi al movimento non lo arresta. Il ciclo chiede di essere attraversato: dal ciclo mestruale segnato sul Calendario, all'ubriaco che ha perso i sensi ancora una volta, tutto ciò che facciamo è una ripetizione dell'infanzia: sfrutta gli avvenimenti del presente per redimere il tuo passato; chiediti che cosa sta tornando, non solo che cosa è già successo; la natura della vita dipende dal completare i cicli creati dalla forma. Quale ciclo della tua vita sta ripartendo? Barbanera dice: Dicembre piglia e non rende, avaro e scroccone si intendono benone.| riassunto di Saturno il Khan. Pier della Francesca celebra Saturnalia, riti d'origine remota, tra arte, obelischi e giuochi sacri che fondano civiltà. Saturno, dio e khan, guida il ciclo del tempo, rovescia poteri, rinnova il mondo con i dadi del destino. Esule da Zeus, giunge nel Lazio, fondando agricoltura e pace sotto Giano. Atena pianta Ulivo, segno di eterno patto che vince Poseidone e nutre le nazioni. L'olio diventa commercio, rito e sacramento, dalle sponde greche fino alle Americhe lontane. Saturno dorme ma insegna tolleranza tra i popoli erranti e i culti di Oriente e Occidente. Yeshu e Dioniso condividono il mistero, morte e rinascita del Verbo incarnato. Paolo difende la fede libera dai vincoli mosaici, la Chiesa si fa universale, katholiké e inclusiva. Dmitrij Donskoi e Sergio di Radonez uniscono croce e polvere da sparo: nasce l'Impero cristiano. Le orde pagane si disperdono tra Asia e Occidente, lasciando templi e miti, memoria di un solo linguaggio divino.# Pier della Francesca, dipinge Saturnalia, esalta costruzione, di Osiride colonna, pilastro obelisco, re incoronazione, canzoni scurrili, con gare di rima, rituali acrobazie, fachir pirobazie. |Proceno-Cinghiale, Fauno chiamato, nella città dei khan, fonda sua stirpe, Gauri moglie Siva, vuol riti primavera, feste di Diwali, accende lumicino, in case di adivasi, e indigeni vari. Clan di primi slavi, fan feste e sacrifici, di pesci e selvaggina, per avi ricordare, partecipare al rito, costruisce società, gruppi commensali, accrebbero sub-caste, al posto di tribù, a Roma piano emerge, nuova classe mista, sparisce distinzione, di razze e religioni, cresce astratta idea, di nazione yuda, divisa in caste varie, diverse occupazioni. Saturno a Roma è khan, che allenta le fasce, segna passaggio, tra dinastie a solstizio, avvia carnevale, che ordine sospende, rovescia le usanze, ai schiavi fa doni, ai re condoglianze, suo scettro bastone, gioca alle sorti, riordina il cosmo, scombina i consorti. Microbio narra, nel Saturday giorno, al tempio Saturno, a piè Campidoglio, statua è slegata, da lacci continui, scatena gli effetti, benèfici e ambigui, di inizio del tempo, avvento rinnovo, euforia e penitenze, sconvolge coscienze. Saturno ha le chiavi, del Cosmico Gioco, rilancia suoi dadi, poi oracola al fuoco, signor della tombola, giustizia e misure, con scacchi ed azzardo, ci da le visure, del nuovo anno. |Saturno khan dei khan, risiede estivo in Creta, un giorno fu esiliato, da Zeus guerriero clan, venne spodestato, divenne pellegrino, anziano saggio vaga, girando le paludi, per valli mari e monti, sfugge folgore di Zeus, in incognito ospitato, nel Lazio infin ripara, presso i popoli Lepini, re Giano e moglie Camene, riconoscenti al khan, lo vanno ad ospitar, nel Lazio governato. Giano lo protegge, dal fascio raggio Zeus, poichè controlla vie, frequenze cielo e terra, Saturno rassicurato, inizia a insegnare, civilizza gli abitanti, che vivon Nettuno, aizzano mare a divorare, le pianure coltivate, generare diluvio fango, che divora le città, lascian palazzi e paludi, infestate da malaria, sul luogo prime coltivazioni. Cenere tutto copre, e pioggia porta a terra, reca fango e palude, infestata da malaria, solo albero Ulivo, giunto da Iperborea, con Ercole in Italia, come chiesto da Atena, che sfida Nettuno, per possesso di Attica. Giove interviene, e decide la gara, chi umani aiuta meglio, sarà il padrone luogo. Poseidone col tridente, sgorga sorgente acqua salata, che genera laguna, e commercio via mare. Atena pianta Ulivo, che resiste a intemperie, scatenato da Nettuno, e risorge dopo incendi, sua presenza secolare, reca olive e olio sacro, crisma che unge neonati, malati e sacerdoti, cresime ed anziani, nella ultima unzione. Zeus decreta Atena, vincitrice della gara, e attorno sua pianta, nasce città di Atene, mentre olio di oliva, divien base dei commerci, dei fenici veneziani, in tutta magna Grecia, che diffondono la pianta, fino Americhe ed Australia: dove resiste ulivo, regge umana Civiltà, con commerci e città, e rituali agro religiosi, così espiantare ulivi è punito severamente, fino a recenti guerre. Atena doppia Xristos, e Maria sua madre, afferma culto apostoli, dopo evento Pentecoste, in bibbia resta eco, Genesi alleanza, tra gli umani e Dio, olivo della pace, ramoscello di Colomba, indica fine diluvio. |Saturno addormentato, attende risveglio, agli snodi del tempo, nel cristiano segno, dai fuochi di Ascensione, a incontri in Occitania, insegna tolleranza, religiosa ed economica, a yudei esiliati, da Egitto guidati. Saturno delle indie, è Musa Ibn Nusair, porta Tavole a Toledo, preserva primo tempio, di Salomon Sophia, e serba in Etiopia, arca di Giovanni: nel |mito-di-Toledo, Yeshu entra al tempio, dove sta una pietra, incisa a divin nomi, due Leoni bronzo, seguono i fedeli, ruggiscono in uscita, sorvegliano fedeli. Yeshu trascrive, dentro sua coscia, tagliata ricucita, astuzia contro forza, uscito i due leoni, ruggirono e lui scorda, ma giunto a casa apre, ferita e si ricorda. Ieshu taglia coscia, senza aver dolore, trae segreto nome, scritto sulla pelle, greco mito Zeus, partorisce stessa cosa, Atena dalla testa, e Dioniso da coscia. Dioniso due volte, muore e rinasce, è Cristo sovrano, dio di Nicea, di primi cristiani, poi divisi in sette, culti e correnti, pianeti differenti, di tredici tribù, in seguito riunite, tranne intransigenti, da dodici apostole, in chiesa di Cristo, il giorno Pentecoste. |Chiesa moderna, come apostolica iniziale, ha problema giudaizzante, prima eresia cristiana: cristiani tentan vincolare, altri cristiani gentili, alla mosaica legge. Atti di Apostoli, capitolo 15, narra di ebrei convertiti, che critican Gentili, invitandoli a fare, iniziazione loro culto, circoncisione primo passo, poi altre feste, trombe ed espiazione, tabernacoli e hanukkah, Pasqua e Pentecoste. Circoncisione cerimonia, causò la controversia, in chiesa apostolica, a Consiglio Gerusalemme, i giudaizzanti dicevano, che i cristiani gentili, si salveran se circoncisi. |Paolo-e-Barnaba rispondono: voi ebrei convertiti, del partito Pharisei, ascoltate Pietro apostolo, lui predica ai Gentili, e li porta nella Ecclesia, come colleghi cristiani, senza oneri mosaici, nella lettera ai cristiani, è presa decisione, i giudaizer siano privi, di autorità su Chiesa, apostolica di Yoros, e voi cari gentili, potete ignorarli, salvaguardate i bimbi, astenete da sacrifici, atti immorali e idolatria. Paul nelle sue lettere, affronta più volte, la eresia giudaizzante, figlia dei royal: ai cristiani è vietato, ingabbiare altri cristiani, apostolica Chiesa, rispetta ogni cultura, dei gentili o dei giudei, è fede universale, Katholikos adatta, a ogni razza etnia. Ignazio di |Antiochia, segue Apostolo Giovanni, nella lettera ai Smireni, usa verbo inculturazio, processo assorbimento, nel cristianesimo apostolico, riconosce e benedice, tutte culture dei Gentili, mondate da immorali, usanze disumane, senza impor precetti, di una cultura dominante, come invece fanno, Pharisei e Islam. Cristianesimo assorbe, una cultura e la battezza, così nacque Russia, Europa e Tartaria, Americhe e sub-Sahara, estremo oriente Australasia, medioriente e nordAfrica, poi presa da Islam. Cristianesimo preserva, culture in rete Christendom, segue supersessione, nuova alleanza in Cristo, dottrina aperta a chiunque, senza adottar legge Mosè, che Andronico Cristo, ha soddisfatto sulla croce, concludendo parabola, del cristianesimo settario, dei farisei royal, lui è Parola divina, Messia per nascita, iniziatore e finitore, di legge del passato, compie e sigilla su di sè, così che noi cristiani, abbiam fiducia in Cristo, intermediario al Padre. Paolo ricorda, proibito ai credenti ebrei, giudicare altri cristiani, i ver yudei cristiani, tengon riti mosaici, nelle proprie famiglie, come ascendenza culturale. Giudaizzanti moderni, ritentano eresia, cercando impor precetti, di vecchia Alleanza, ancor cercano convincere, altri cristiani al vecchia patto, così ogni gruppo loro, tiene agenda loggia, adorar sabato o Hanukkah, invece di Natale o Pasqua, maldicendo tali feste, di domenica o dei Morti, con teorie cospirative, che minano i cristiani, declassati a pagani. Editto Costantino, dopo epica battaglia, vieta sacrifici umani, cessa re transumano, sua città protegge, i bimbi salvati, Cristianesimo Apostolico, divien culto di Stato, con transustanziazione, di vino daime e farro, da fede trasmutato, in nuova eucarestia. |Kulikovo battaglia, origine di Mosca, kulishki grande campo, senza costruzioni, Dmitriy Donskoi inizia fortificare, e da |Sergio-Radonez, riceve benedizione. San Sergio nel west, Bartolomeo schwarz, inventa il cannone, dentro al monastero, apolistico cristiano, Demetrio benedisse, diede arma segreta, schema della croce: usa al posto di elmo, contro i khan ribelli, vittoria del santo, in Europa reca mito, nel classico Tucidide, cannone riferito, pure Marco Polo, narra guerra grande, tra Nayam Mamai, e principe Demetrio. Mamai tradì sovrano, da anni vuole guerra, autoproclama khan, estate 380, attende re lituano, raduna enorme esercito, infine catturato, in campo decapitato. Demetrio sesto khan, discende da sanGeorgio, Ivan khan califfo, terzo è Simeone, quarto Ivan il rosso, quinto Dmitry Suzdal, sesto è Donskoi. In seguito lui fonda, Roma-Costantinopoli, Konstantin Veliki, a fine del trecento, per 80 anni dura, casato Paleologi, teatri e ippodromo, Colosseo rodeo, obelisco Costantino, ricorda fede universale, costruita su eclettismo, come Santodaime. Battaglia in Kulikovo, presso odierna Mosca, anno i.380 circa, scontro epico in ricordo, nel mito si trasfuse, leggende in ogni dove, due gruppi opposizione, in seno al culto imperio: guida khan Donskoi, cioè Costantino il Grande, cristianesimo apostolico, erede di Andronico, contro i velets conservatori, di cristianesimo ancestral Royal, guidati da khan Mamaji, in un epica battaglia, tra dei fedeli al Xristos, e al suo decreto imperio, contro asura deva, o giganti Velets, che stemma di Milano, biscione ancor ricorda, allusione al loro rito, primario di potere, dichiarato poi pagano, da editto Costantino, a fine di battaglia, vinta da Donskoi, con aiuto polver sparo, fatta in monasteri, diretti da San Sergio, detto di Radonez. Khan Donskoi divieta, soggiorno in terre imperio, cioè Gran Tartaria, alle tribù Volots, renitenti a convertirsi, ai valori apostolari, rinunciare ai sacrifici, così ordine San Michele, e altri monaci/guerrieri, presidiano i confini, e i Leviti sacerdoti, proteggono i bambini. I capi renitenti, in asilo in terre indiane, tibetane e Indocinesi, e isole indonesiane, memoria manufatti, edifici impressionanti, Anghor Vat o Burubur, o le samoane imprese. Col tempo mutan scopi, nei due partiti in testa, fan sintesi ideali, frammisti o radicali, ecco alcune orde, in fuga o migrazione, raggiunsero la Cina, e fondan manciù Qing, canato del Chitai, e canato Chiagatai, poi orda Samaria, nell'isola di Iesu, avvia shogun Samurai, fino al i.860, quando le navi nere, dell'ammiraglio Perry, al servizio dei banchieri, avviano guerra civile, e nasce altro |Giappone, mentre il Ciagatai, dai romanov annesso, o i sultanati indiani, arabi e persiani, e il canato Mamelucchi, dagli anglo divorati. Velets superstiti, si incontrarono/scontrarono, pur secoli prima, con orde di Maometto, alla nascita Ottomania, anno Iesu 453, Maometto profeta, durante la crociata, guida guerrier sufi, fino mezza Europa, guida cavalieri, di ordine templare, gnosti ed ermetismo, xristo-musulmane: amici del leone, di Nicea e di Nubia, erigono + guglie, Tartaria architettura, cattedre al Signore, centrali di energia, possente medicina, di sonor frequenze, in toroidi rosoni, rito di cavalieri, di orda poderosa. storiaNC_rusroma-stirpe-giga-jesu-kulilovo.m4a
lume244-La storia non procede sempre come una linea: spesso sembra tornare, ripetere forme, riaprire domande che credevamo chiuse. Le cattedrali, le città, gli imperi e i simboli possono diventare tracce di cicli più lunghi della memoria individuale. Tucidide racconta la storia come conflitto e ricorrenza; Fomenko, matematico russo, ha proposto con la sua Nuova Cronologia una rilettura radicale delle cronologie tradizionali, sostenendo che alcune epoche considerate separate siano duplicazioni o sovrapposizioni. La sua ricostruzione solleva la domanda: quanto della nostra immagine del passato dipende dal modo in cui abbiamo ordinato i suoi eventi? Nel lume, Kulikovo e le cattedrali diventano immagini di una storia che ricomincia sotto forme nuove. Dmitrij Donskoi, Sergio di Radonez, Costantinopoli, Mosca e le grandi architetture cristiane appartengono a una memoria nella quale, guerra, fede, potere e costruzione si intrecciano. Le cattedrali sono depositi di simboli, tecniche, rituali e conoscenze che attraversano generazioni; anche il passato dei Rasna (Etruschi), dei Bulgari e degli slavi in genere, può esser letto come una memoria stratificata, nella quale nomi, culti e forme artistiche riemergono trasformati. Ciò che una civiltà chiama nuovo, può essere una forma diversa di qualcosa che era già comparso. Raseno invita a comprendere la natura dei cicli narrativi della Storia, dove lo stesso evento può essere descitto in narrazioni diverse ma, come nella musica e le stagioni,, il motivo ritorna nel tono di fondo, la primavera non è mai la stessa primavera. Forse anche la nostra vita procede così, alcune situazioni tornano finché non comprendiamo ciò che chiedono; altre si ripresentano perché siamo cambiati e possiamo finalmente viverle in modo diverso. La ruota torna a passare da un punto, ma noi non siamo più quelli di prima. La domanda allora diventa: quale forma della storia sta tornando davanti ai nostri occhi? E se ciò che riconosci come passato fosse già all'inizio di qualcosa che sta per cominciare? Interroga i tuoi sogni o gli oracoli a tua disposizione, per conoscere a quali trasformazioni sei pronto.



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