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voce: fauno


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fumariacalma spasmi biliari e Semprevive cicatrizza (353) 15.XV -lume353 |Lelingua latingreco | foto cibospezie | audiolibro | flora_fumaria_benefici.mp4 | flora_semprevivo.mp4 |  |musica alfredo-eu-pedi.mp3

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145:lume145-Num, Kia e le danze estatiche della trasformazione. La danza del Num-Tchai, dei !Kung del Kalahari, è una delle molte forme umane di regolazione del trauma, attraverso ritmo, respirazione e trance: Num è l'energia corporea, che si attiva attraverso danza canto e calore, quando intensificato conduce al Kia, stato liminale di trance, guarigione e disorganizzazione percettiva seguita da reintegrazione. Richard Katz, antropologo, evidenzia come queste pratiche condividano strutture profonde con sistemi asiatici e mediterranei di trasformazione energetica. Il Num tchai presenta analogie con il Qigong e con le tradizioni dello Yoga, dove il movimento lento, la respirazione e la concentrazione, producono modifiche dello stato di coscienza. Katz suggerisce una continuità tra il Num e il Qi codificato in Cina, i processi della Kundalini in India e Persia, le danze estatiche dei dervisci sufi, del Candomblè afrobrasiliano e delle faunie dionisiache mediterranee. La danza del Num appare una forma antica di regolazione corpo-mente, in cui guarigione, rituale e coesione sociale, coincidono nello stesso processo. Num Tchai è parte di una famiglia più ampia di pratiche estatiche, in cui il corpo diventa strumento di trasformazione psichica e sociale. Nel Mediterraneo antico, il Culto di Dioniso esprime una logica simile: perdita controllata dei confini individuali, danza collettiva, musica e possessione rituale come strumenti di reintegrazione emotiva e comunitaria. Nel sud Italia, il Tarantismo mostra un'altra declinazione dello stesso schema, in cui la crisi psichica e corporea viene risolta attraverso ritmo, musica ripetitiva e scarica motoria, fino alla reintegrazione del soggetto nel gruppo. In ambito italico e laziale arcaico, figure liminali come il Fauno, e le tradizioni pastorali collegate alla presenza di Pan, conservano la stessa struttura di soglia, tra natura istinto e cultura, dove il movimento corporeo e il rito mediano tra ordine e disordine. Sistemi diversi che usano ritmo e trance come tecnologie per gestire trauma, tensione sociale e instabilità emotiva: Num tchai, dionisismo, tarantismo, danze fauniche e qigong, pur distanti nel tempo e nello spazio, trasformano l'eccesso corporeo ed emotivo in linguaggio collettivo regolato, capace di ristabilire equilibrio tra individuo, gruppo e ambiente.| Etnie del Botswana e Namibia, come Herero ed Himba, affrontano disagio e oppressione, da parte dei latifondisti, così anche i !Kung Zhutwasi, un popolo del Kalahari, reagiscono a questo, con danze rituali, che esprimono dolore, e la loro cura e cultura. Kinaciau è il vecchio saggio, che danza e canta a scioglier num, per la cura e connessione, con gli avi e spiritual, il num è forza vitale, che aiuta a superar difficoltà. Zhutwasi pregano spesso, per la pioggia e per la caccia, e i loro riti a ripristinar, legami comunitari, nel rinnovo di radici culturali. Le donne giocano ruolo chiave, gestendo il focolare, e insegnando ai bambini, attraverso esempio e gioco, dove danza e canto sono mezzi, a mantenere l'armonia, e affrontare le difficoltà. Num è vita e guarigione, energia che bolle e sale, dal gebesi bassa pancia, lungo la spina dorsale, reca fuoco lancinante, per curar traumi e dolori, e infine getta in stato Kia, stato dantesco a cui fa rima.# Botswana e Namibia, etnie di confine, disagio sociale, le ha molto colpite, padroni latifondi, cacciano Herero, Himba Tswana e altri, dal loro sentiero. ZUTWASI in |Kalahari, popol senza terra, oppressi dalla fame, alcol e dilemma, reagiscon tutto ciò, con danze di cura, potenza di libido, che aiuta cultura: danze estenuanti, in sudori torsioni, riflettono dolori, di varie transizioni, che popolo vive, a snodi del tempo, quando è su orlo, di annientamento. Guarire è affermare, svelare se stessi, incanalare 1 flusso, di viaggi e misteri, dentro una cultura, di spiriti antenati, così che alleanza, rafforzi noi rinati. Kinaciau narra, Dio venne su terra, là in Kalahari, tra noi e gli animali, dormire con la moglie, non sapeva fare, la gente gli insegnò: gravida la donna, gli frutta 2 gemelli, figli Kana e Xoma, antenati molto belli, loro danno nome, a tutto ciò che nasce, inizian loro clan, che cresce + grande; hanno mogli e figli, con sembianze umane, sebbene hanno potere, e forze sovrumane, beffati e impoveriti, son da umana fame, a causa della noia, e passion smodate. Kinaciau parla, che per salvare vita, Dio ci ha dato il num, tramite antenati, uomo cerca num, sapendo che è penoso, per curar la vita, in quotidiano luogo: se narrar fallisce, storia vien distorta, scende in sottosuolo, x var generazioni, poi ripulito il dire, torna a superficie, accessibile a tutti, parla e tutto dice. Blek Dorothea dice, che nativo ama e odia, intensamen leale, assai vendicativo, un bimbo rimane, poco incline a lavoro, amante del gioco, canta danza e disegna, ascolta le storie. Zhutwasi narran miti, e pregano Gao Na, silenti o alta voce, se vi è necessità, ci hai fatto cacciatori, aiutaci a cacciare, dacci la tua pioggia, insegnaci a curare. Dio dà la giraffa, ed 1 fuoco al centro, se nonno fuoco muore, canterai nel buio, Frecce di Gao Na, ci colpiranno in pena, Fuoco ha stesso num, come la tua vena. Gao Na creava i canti, dotandoli di num, li ha dati alle persone, in sogni e visioni, tramite intuizione, o a mezzo imitazione, viaggiano tra i gruppi, num circolazione. Oggi i canti num, son cantati ovunque, più di altra cosa, pure da chiunque, nelle passeggiate, al lavoro o relax, per deliziare i bimbi, e altre cose far: rilascian loro num, solo nelle danze, con i danzatori, scambiano istanze, quando poi una donna, canta và nel kia, rende uomo allegro, suo num lo ravviva; canti num son storie, vicende della vita, a caccia od in miniera, umano si confida, le migrazioni o crisi, nutrirono le danze, interazion tra sessi, è medicin + grande. Cantare batter mani, aiutano a scaldare, il num dei danzatori, sudore del danzare, e i guaritori che, han vinto ogni paura, viaggian alla morte, rinascono x cura: a volte sei nel Kia, pure se non vuoi, num ora ti lancia, presto ti riafferra, adesso se hai paura, o scomodo tu sia, Esci dalla danza, il num poi vola via; se prima volta tu, inizi la maestranza, tu puoi controllarlo, gestisci distanza, riprendi tua danza, e lasciati danzare, Num felice al cuore, giunge a dimorare. Lisa ricorda, che forze esistenza, o sopravvivenza, slittano coscienza, se credi avere num, cuore dei Zutwasi, stato kia ti accade, riaprendoti i canali: flessibile luogo, spazi e coscienza, rinasce nel gruppo, di cura e di festa, per render sicuro, legami in villaggi, mai garantiti, da morte e passaggi. Acqua con Fuoco, con miti e con riti, ripristinan luogo, reinventan radici, è rinnovo rituale, di ruoli e potere, a permetter così, un ri-appartenere. Sorge informale, 1 villaggio di gente, ruoli e potere, presso acqua sorgente, dentro ogni capanna, sta un focolare, gestito da donne, lui aiuta scambiare; ciascuna capanna, giacigli di paglia, e uova di struzzo, con acqua da bere, giocattoli e pelli, cosmetici e frecce, Monili e tabacco, con pentole e selce; uomini e donne, in armonico scambio, decide fra tutti, il leader + saggio, più forti persone, dirimon diatribe, specie le donne, nutrici + amiche: siedono insieme, ai bambini parlando, con essi giocando, pur sgranocchiando, nessuna minaccia, paterna ai bambini, gli insegnano tutto, giocando teatrini; se mal si comporta, 1 bimbo oppur due, interviene un parente, sposta creature, rispetto tra i sessi, è nella danza, restaura armonia, sopra ogni lagnanza; fuoco nella notte, cerchio di conforto, già permette al num, di bollir in porto, gli spiriti di avi, detti son Gauwasi, Dei della natura, e cuore di Zhutwasi. Kinaciau ricorda, num è cuore vivo, fa esser realizzato, estingue il soffrire, le frecce del passato, vive e lancinanti, nude appariranno, qual dardi vorticanti, come archè o idee, che portano scia, di traumi visitati; tormento risentito, potere distruttivo, è spesso un sabotare, nel bambin ferito, Bimbo è incosciente, agisce per istinto, falsa educazione, lo rende triste vinto; cosa ci permette, resistere gli attacchi, sia fisici e mentali, alfin restare sani, se ascolti sen giudizio, nulla soffocando, tutto accoglierai, pur lacrime di pianto: sguardo di 1 affetto, bacio di un amante, la cura ti dice, al mondo Sei importante, 1 rito dà perdono, al bimbo nella cura, libera suo cuore, da ogni legatura; non aver paura, se avrai + fallimenti, poichè vita e morte, son natural processi, nessuno nasce esperto, bensi ricercatore, Thera prima esiste, dentro tua canzone, come un flusso Num, senti sensazione. Posizione in piedi, coppa ombelico, 2 dita sotto appare, Gebesi e Manipura, calore piano sale, se evito forzare, mio corpo sa cullare, sciolgo polsi e mani, esercizi continuare, sento num fermenti, continuo ondeggiare, rilasso fianchi giunti, Num va circolare, faccio movimenti, mani braccia assieme, gusto lentamente, lievita la schiena, unisce corpo e mente, leggero apro e chiudo, vuoto e riempio, mentre arpa vibra, il qi del momento. Kinachau continua, Giraffa danza fasi, in origine bevemmo, ai corpi passammo, il sudore col num, ai giovani donammo: viene detto hxaro, rito dello scambio, si dona cibo oppure, utensili lavoro, toglie disaccordi, tale condivisione, di beni del deserto. |Danza-di-Giraffa, è 1 modo a dialogare, con crisi transizioni, dubbi cui parlare, confronta incertezze, contraddizioni, così che gruppo sani, ostili relazioni. Num Tchai è arte, 1 metodo di cura, dove un cacciatore, diviene guaritore, raccoglitrici donne, sempre di supporto, cantano battendo, le mani e loro corpo: si cura mente e corpo, là nel solco danza, si lotta col dolore, con forza di costanza, spendere una notte, intimo del gruppo, fa ritrovar piacere, alla gente dopotutto; la danza può aver luogo, per 1 malattia, parlare ad antenati, ritorno di 1 parente, caccia ben riuscita, visita importante, affronta depressioni, ravviva esaltante. Fuochi sono sparsi, intorno qua di là, si scherza si conversa, atmosfera intensa, alle ore 23, i passi di Giraffa, son imitati olè: essere alla danza, rende i nostri cuori, Felici ed eccitati, empatici e presenti, fuoco della danza, viene acceso al centro, si siedono le donne, intimo convegno, battono le mani, al ritmo girotondo, innestano le voci, su melodia di gruppo, lunghezza di ogni canto, dipende da umore, tre o 5 minuti, con entusiasmo fiore; senza Kia per aria, danza non decolla, tutto pare smorto, pur se vi è la folla, se num bolle in alto, gridano al cielo, oh padre mio lassu! squarcia questo velo. Num mi sta prendendo, or scaraventando, danza va decisa, tra pianti sfoghi salto, quando kia ci viene, scintille nelle voci, danza prende forza, senza sforzi atroci, brevi movimenti, postura poi inclinata, sopra le ginocchia, Giraffa va imitata, sono piedi alzati, stampati nella sabbia, quattro son i passi, o battiti di danza; tonfi dei var piedi, vivaci decisi, accentuano sonagli, tra gemiti rapiti, canti passi danza, sudando di più, preparano la strada, a ebollir del num. 1 canto Kowhedili, stimola tuo kia, scintille ed emozioni, spazzano la via, stimoli e contagio, scoccano nei corpi, vibrano le carni, dei danzator contorti, che cadono a terra, giacciono sudati, tremano violenti, oppure senza vita, qualcuno li massaggia, con sudore dita: la danza fa bollire, loro n um gebesi, tra cintola e diaframma, area Gebesi trovi, reni fegato milza, sconsiglia in gravidanza, una dieta senza carne, proteica sostanza: se fuoco dentro corpo, scalda bollendo, risale da addome, a ritmo sonaglio, scambia potenza, loro num accumulato, offre ancora senso, a uomo ritornato. Danza di Giraffa, è qi-gong respiro, kundalini coltiva, interior dispositivo, riscalda forza qi, da indirizzare, in zone bisognose, di 1 corpo da curare. Dopo una notte, di canto e danza, num è al Gebesi, in fuoco divampa, circola in giro, risveglia a contagio, rapisce di impatto, o piano adagio. Kia è intenso stato, misto emozionale, attivato dal num, che al Gebesi sale, la mente ha paura, quando ne mangia, sale in dolore, su spina e su pancia: num che ribolle, ascende alla spina, inonda tuo corpo, che vibra e sconfina, esprime in più forme, sempre cangianti, produce empatia, e pensieri oscillanti. Kinaciau suda, tra smorfie di dolore, vibra e barcolla, dice sono in kia! ferma il suo danzare, indossa sonagliere, salta nel cerchio, guida da nocchiere: se ogni canto scalda, energia del num, arriva il potenziale, x passare il kia, danzi ancora danzi, inizi a sudar molto, svesti via impaccio, tremi col mondo. Io desidero guarire, ed essere guarito, Essere più amato, amare in convito, ho bisogno num, il cuore lo cerca, libido fuoco, che brucia e sonnecchia; dentro al mio kia, sta esperienza, se affronto diretto, senza esitare, timor della morte, artificio mentale, che gira la psiche, morire volontario, vince la paura, così irrompi al kia, pronto alla cura: istinto dà sfogo, a un liberare, ti aiutano anziani, a transitare, se cuore si ferma, ora sei morto, pensiero svanito, respiro disciolto, il flusso di vita, con cui tu convivi, a grandi distanze, li vedi li vivi. |Kinaciau è !Kung, nato in Kalahari, amato curandero, da età ventanni, apprese transire, e curare persone, narra sua visione: ogni tecnologia, data dagli avi, porta loro num, bilancia i nuovi nati: se bolle tuo num, dolore è reale! vedi più cose, nei corpi dimorare, vedi ogni cosa, che puoi tirar via, questa è la cura, mentre sei in kia. Molti guaritori, attendon battagliare, demistificare, la mente di compagni, apprendi a curare, tirando strappando, ogni malattia, sudando e ansimando: oh Avo, io amo tal persona, perchè ci fai soffrire? non farmi innervosire, fin essere ostile, canto per reagire, a vostra volontà, di cedervi il malato, proprio non mi và. Esperti guaritori, a volte van da Dio, morte come trance, tramite di un filo, mantengono controllo, pur alla trascesi, per barattare scelte, tra misure e pesi: la guarigione Kia, non è onnipotente, alcune battaglie, vengono pure perse, muoiono persone, tra mani di cura, se gli antenati, pongono mura; anziano Kinaciau, entrato già in kia, vibra trema danza, spasmodico suo corpo, siede e fa 3 giri, al fuoco parla e canta, inizia poi curare, strappando ogni lagnanza: a cadaun presente, mani pone e stende, lo vedi poi curare, di mezzo fra le donne, che cantano canzoni, sparate con fragore, intorno a mezzanotte, vibra convulsione; chi tizzoni ardenti, strofina sotto ascelle, volano scintille, qualcuno ride o scappa, altri in kia bocconi, vengon massaggiati, con sudori unguenti, così van riposati, or + guaritori, in apparenti angosce, uno ad uno in kia, cadono tra loro, parlano animati, con Dei ed antenati, per salvare vite, umane loro mani. Kinaciau intanto, gira per curare, scuote le sue mani, a scaricare il mal, qualcuno sofferente, smette di danzare, num vuol raffreddare, Kia sa rimandare.| Io son Kinaciau, ti insegnerò a danzare, mie mani su di te, poso ad indicare, a spiriti antenati, tu sei mio gemello, abiti il mio cuore, ti chiamino fratello: se metto num in te, danzi e danzerai, vibrando come foglie, amico mio sarai, allora io dirò, che tu hai bevuto num, morte che ci uccide, non temerai mai più. Addome sarà pieno, di frecce di calore, noi poi sfregheremo, sudori sul tuo corpo, le frecce rientreranno, respiri torneranno, emetterai vagito, e gli altri attesteranno: or noi siamo 1 clan, usiamo stesso fuoco, accade che esso scalda, il dolor cosciente, spine sulla nuca, e intorno la tua pancia, su fegato e gebesi, inizian tua danza. Num risiede sappi, a base della spina, nella pancia bassa, piano vien scaldato, ascende fino al capo, spirale zigo-zago, trema nel Gebesi, ronza e uccide in Kia: a volte tua danza, divien selvaggio kia, a causa delle pene, num che bolle in vene, battono tuoi piedi, + forti sul terreno, zoccolano i passi, respiro e cuore fiero. Num ti scuote a volte, forte oltremisura, un altro guaritore, ti aiuta raffreddarlo, quando si raffredda, pronto puoi tirare, dopo aver danzato, inizi poi a curare, Num indifferente, positiva o negativa, esiste in molte cose, vive e inanimate, libido inconscia, isterico arrembaggio, energia del sole, o di morte passaggio; se paura del num, si vede da smorfie, dolor sulla pancia, o lancio di tizzoni, bianca tua faccia, occhi di terrore, Hxobo è raffreddare, calmare tuo calore. Anziani vanno in kia, con + canti fiati, si attivano in presenza, di cronici malati, lor danza si riduce, a passi là sul posto, vi è chi pure suona, seduto solo al suolo: donne coi bambini, dormono abbracciati, ancor qualcun in kia, altri vanno via, chi cammina e cura, chi parla fuma canta, tal varietà di scene, dura fino alba; tutto ora concluso, presa è decisione, colti oggetti panni, di ritorno ai campi, giorno è rallentato, tutto scorre piano, riposano fraterni, in nuovo senso umano. La |scuola-!Kung, inizia da bambini, che giocano far kia, imitazion sottili, a bere il loro num, imparano ben presto, vanno nelle danze, e num avran scoperto; passano i maestri, num agli studenti, scoccano num-tchisi, frecce con il num, schioccano le dita, con dose e quantità, dosandole al novello, alle sue capacità: interno nel gebesi, arrivano le frecce, espandono crescendo, come delle trecce, sfrega insegnante, sudor sullo studente, e rapidi respiri, num fanno ascendente; cresce sete acqua, spine dentro il corpo, sudi al primo giorno, cominci poi vibrare, pizzica osso sacro, num scalda e sale, è maturo il tempo, in kia riesci entrare: se tosto avrai paura, indurirai il gebesi, fermati un pochino, disciogli tutti pesi, quando inizia il kia, potresti cader giù, sdraiato sulla pancia, lasciato sarai tu, calor è regolato, coi canti coi tizzoni, mentre più massaggi, abbassano calori, Num per le donne, è come il sangue ciclo, divieto han di mangiare, un eccitante cibo, a volte queste donne, raccolgon piante che hanno num, in polvere ridotte, e miste con il grasso, dentro le conchiglie, su tizzoni a fumigare, num è senza briglie. Gaise noru noru, radice delle cure, stimola il tuo kia, e sa mitigar paure, giunge sulla schiena, sensazione affondo, senti la tua spina, pulsare come il mondo; poi ti fa sentire, qualcosa che si muove, da stomaco lei sale, petto fino al cuore, inizi tu a tremare, sudare con calore, mosso da una scossa, arrivi a ulteriore. Tu devi lavorare, tuo corpo riadattare, le pene nel gebesi, annunciano arrivare, in un parziale kia, anima è nel corpo, quando divien pieno, viaggi fuori porto. Pentecoste scende, sopra della danza, suo vento poderoso, avvolge ogni sostanza, improvvisa la Colomba, accende 1 visione, con Spiriti Uccelli, inondan di calore, scendon su ciascuno, donano il coraggio, pur in molte lingue, ispiran verbo saggio, è acqua che disgela, penetra ogni dove, Kino ancora gira, calma il num che bolle. Num vien travasato, gestito e regolato, a renderlo adatto, a cura del malato, se una difficoltà, in kia nasce frattanto, lavorano i vicini, sfregandolo ogni tanto; ciascuno sul gebesi, sfrega a raffreddare, dal centro verso lati, respiro a ritornare, ciò fatto bene, riprendi a respirare, urla e piangi bimbo, anima a rientrare. Malattia è sforzo, fatto dai |Gauwasi, che vogliono i malati, presso loro gruppo, lì nella danza, tentano di più, Spiriti assai forti, ma vincerli puoi Tu: + intensa è malattia, + lotta si farà, lotta tra due gruppi, parenti vivi e morti, si vede num salire, negli altri guaritori, si scopre teatrino, di var disturbatori: strappar la malattia, viene detto !Twe, si impongono le mani, offrir sudore che, sale qual vapore, da stomaco bollente, veicolo del num, spalmato sul paziente; resta sulla testa, schiene petti ascelle, sfregato sopra e dentro, corpo ribollente, il num viene scambiato, con la malattia, corpi lì a contatto, scambiano energia. Tramite num-tchai, e canti delle piante, kundalini risveglia, e mostra importante, num di Kinaciau, scalda nel |Gebesi, Circolazion di luce, la chiamano i cinesi. Hxabe vuol dire, felice cibo al cuore, corpo libero sentire, grazie num e canto, se num sveglia veloce, tosto vaporizza, ambizion aspirazioni, scegli con dovizia: rivedo le mie scelte, fatte nella vita, sento emozioni, oscillar tra decisioni, malesseri miei vedo, irreali e immaginari, demoni e pensieri, in scenari artificiali; rabbia e frustrazioni, dan frammentazioni, psiche nel presente, realizza guarigioni, corpo sento scosso, num-frecce guaritore, tutto interconnette, simmetria interiore, protocol di cura, viaggi di argonauti, cure iniziazioni, spontanei flussi dati, fuori mio controllo, ego par smembrato, inizia cambiamento, con 1 guru innato. Kino ci ricorda, da |Kia dobbiam tornare, fuori molto tempo, non possiam restare, esperienza kia, è temporanea scuola, ricevere messaggi, per vita coltivare. libro_boiling-energy_kinaciau.m4a
lume145-Kinaciau e la danza che cura. Luca Raseno entrò nel deserto del Kalahari, dove il vento sembra cancellare e riscrivere ogni cosa. Incontrò Kinaciau, maestro Zhutwasi che lo guidò in un villaggio della comunità dei !Kung Zhutwasi. Le donne tenevano il fuoco acceso e insegnavano ai bambini attraverso il canto, mentre gli anziani raccontavano storie sugli spiriti degli antenati: qui la vita si ricorda danzando, disse Kinaciau. La sera, il villaggio si riunì in cerchio, uomini e donne iniziarono la danza del Num: i piedi battevano la terra, il respiro si accorciava, il sudore cadeva come pioggia nel buio: il Num non si pensa, disse Kinaciau a Luca, si attraversa. Luca vide i corpi tremare, cadere e rialzarsi, come se il dolore diventasse movimento invece che ferita. Quando la danza raggiunse il suo limite, alcuni entrarono nel Kia: uno stato in cui il corpo sembra spezzarsi ma in realtà si apre. Kinaciau lo chiamò 'la soglia della cura, e Luca comprese che non era solo guarigione, ma un modo per non restare soli nel dolore, per condividere in empatia uno stato di compassione e unità. |Kinaciau poi parla del Tocco del Silenzio, potenza dell'origine diretta tra corpo, natura e spirito, senza intermediari: ciò che nasce dalla terra ritorni alla luce, chi danza col dolore, lo muta in canto, nel sudore che guarisce i corpi in moto. Kinaciau ricorda a Luca: Dio ci ha dato il num, tramite antenati, per calmare le pene del num che bolle in vene, battono i piedi sul terreno, zoccolano i passi, e il respiro divien fiero. Num ti scuote a volte oltremisura, allora un guaritor ti aiuta raffreddarlo, così a tua volta, sarai pronto a tirare, cioè inizi a curare. L'uomo cerca il num, sapendo che è penoso, per curar la vita quotidiana, per ravvivare il cuore che fa esser realizzato, estingue il soffrire e le frecce traumi del passato, cura il risentimento del bimbo ferito, che agisce per istinto. Ora suda tra smorfie di dolore, vibra e barcolla, dì che sei nel kia! ferma il tuo danzare e indossa il |sonagliere, salta nel cerchio, o immagina le scene: ogni canto scalda il num, come ogni massaggio ben indirizzato, allora può accadere il kia, tu danzi e inizi a |sudare e |tremare, e se desideri |guarire, ti insegnerà a danzare.

149:lume149-Fauno e Dioniso nel mondo mediterraneo sono un insieme coerente di pratiche estatiche e rituali, che regolano tensioni psichiche e sociali. Pan rappresenta la soglia tra natura selvaggia e cultura, dove suono fertilità e panico convivono, come espressioni dello stesso principio vitale. Fauno e Maya sono la sua controparte latina, conserva la funzione di mediazione tra mondo umano e vegetale, legata ai cicli agricoli e pastorali. Con Dioniso e le Baccanti, la perdita temporanea dei confini dell'io diventa occasione di rinnovamento; nel Tarantismo dell'Italia meridionale, rito e ritmo ricompongono una crisi corporea e psichica dell'individuo, trasformata in danza ripetitiva e scarica motoria, fino al riequilibrio del soggetto nel gruppo. In India, Shiva e Shakti esprimono una logica affine attraverso la danza cosmica del Tandava, dove creazione e distruzione formano un unico processo. Tradizioni sufi, afro-brasiliane e numerose culture sciamaniche mostrano strutture rituali analoghe: il corpo diventa tecnologia di regolazione del trauma e di redenzione collettiva. L'antropologo Richard Katz, ha osservato come il Num Tchai dei San del Kalahari, condivida con il Qigong e lo Yoga l'uso di respiro movimento e attenzione, per trasformare lo stato di coscienza e rafforzare la coesione del gruppo. Le danze di Fauno e Maya, riproposte a Bassiano nel Lazio, appartengono a questa famiglia di pratiche: il corpo diventa linguaggio, il ritmo ricompone il trauma, la comunità ritrova armonia con il proprio ambiente e con i genius loci. Fauno danza come un Capricorno, pragmatico Unicorno addomesticato da Maria Maddalena secondo Jung, un istinto naturale che, se accolto diventa creatività e mediazione, anziché conflitto. Crescere significa imparare a dare voce alla propria natura senza distruggere quella degli altri: trasformare l'energia in relazione, la paura in presenza, la festa in responsabilità.| Raseno narra la storia di Pan, figlio di Mercurio, descritto come un essere caprino, saggio e allegro, adorato da pastori e contadini per la sua capacità di portare fertilità. Pan è un fauno demiurgo, che suona il flauto e incanta la natura, vivendo in armonia con ninfe e animali: simbolo di libertà e rispetto per la natura, è capace di generare panico se disturbato. Il racconto si intreccia con la figura di Dioniso / Bacco, e Siva Pasupati, vino festa e liberazione. Dioniso è descritto come un dio androgino, che porta frenesia e rinnovamento, e libera le donne da convenzioni, le invita a danzare e celebrar la vita. Musica e danza sono strumenti, di guarigione e connessione, con il divino e la natura. Divinità di boschi e sorgenti, legati a terra e vino, sono forza vitale, che rinnova e trasforma la vita.# Raccontaci Raseno, del figlio di Mercurio, che ha piede caprino, e un dolce sorriso, è ispido e barbuto, precoce di saggezza, allegro indiavolato, padre di ogni ebbrezza. |Ermes o Mercurio, fratello di Ganesha, re magio viaggiatore, pascola sue capre, giunto da Sudzal, a Penelope si unisce, che figlio Pan produce: pastori e contadini, lo adorano con canti, ad aver fertilità, di greggi e di piante, bimbo demiurgo, diletto di Mercurio, preso fra le braccia, gioisce animo puro. Mercurio senza indugi, salì dai re immortali, avvolto avea fanciullo, in pelle Lepre e Tasso, suo figlio presentò, x tutti rallegrare, Dioniso il + lieto, inizia ad acclamare; gli Dei lo chiaman Pan, che tutti incantava, col canto che propizia, nell animo lo amor, con zampogna e launeddas, lui suona ogni sera, flauto che prevede, unire canne e cera. Pan ama + ninfe, pannocchie e cereali, Eco e Saetta, arpa e marranzani, tra le alberate valli, e coste di Crimea, è solito errare, col flauto si masturba, gioia nel danzare. Conialo e Ticone, lo chiamano a Volterra, per zoccoli di capro, che fa vibrare a terra, è Colui che scuote, ogni polvere materia, tramite sua impronta, che in danza si rivela. Pan vecchio-fanciullo, oltre uman saggezza, alterna suoi piedi, pien di leggerezza, Tieni lunga barba, e bastone da passeggia, or Tua faccia rossa, è cielo che rosseggia; rospi rane e ninfe, cantano e fan eco, flauto con tamburo, alternano al silenzio, Signore del suono, natura fà ballare, oh Fauno caprino, coscienza sai sdoppiare: Sei detto Pan Liceo, custode di animali, in India sei chiamato, Shiva Pasupati, grande sciamano, cornuto e saltellante, di piante e animali, medium e garante; Tu insegni rispetto, nel bosco tuo tempio, se sei disturbato, abusato con scempio, intervieni di certo, lanciando un |Pavor, gran panico di urla, terrore e dolor: Tue corna senza fine, dividono 2 a due, natura cellulare, moltiplica creature, androgino tuo grembo, sorgente minerali, flora fauna e umani; una pianta che ti cerca, ti vuol divorare, facendosi da te, divorar per entrare, si inebriano di noi, abitare presso umani. se spirito di |Pan, aleggia nelle piante, Spagyria alchimia, esalta forze attive, Sale Zolfo Mercurio, purifica e congiunge, a quintessenza giunge: calcina in crogiolo, fermenta distillato, riunisce 3 sostanze, in 1 fitocomplesso, nigredo albedo rubedo, con simboli animal, corvo cigno e fenice, serpente alchemical. Acqua dentro frutti, elettrifica i sali, nutre corpo e ossa, con etere piovana, micromagneti rende, in meteorico sciame, unisce cielo e terra. Quan Moire lo concesser, Giove generò, Dio con corna toro, e corona di serpenti, le menadi pertanto, si cingono le chiome, ad imitar la forza, che cura e le rinnova; quan flauto melodioso, mormora di Bacco, scattan le baccanti, muovon piede tacco, col tirso vedi una, percuotere 1 roccia, così ne sgorga fonte, di acqua rugiadosa. |Dioniso è Saturno, profeta itinerante, viene dal deserto, a passo danzante, dopo del tranello, teso dai titani, reca vino in dono, a umani commensali. Dioniso è Siva, vino di ogni Orda, che dinastia ricorda, con forzieri oro, in piramidi di Giza, Cheope la grande, Cristo e Micerino, sorvegliate da sfinge, guardie cherubine. Dioniso dio Shiva, scuote la sua chioma, porta nelle donne, la frenesia rinnova, brandisce scuote ramo, bacchico infuriante, è dio divinatore, se entra delirante: 2 volte nato è, androgino inziale, migra tra i paesi, col ditirambo in mano, con fichi olio latte, miele succo di uva, in essa scorre vino, amor della Natura; nutrito con il miele, da capre in 1 cava, apprende dai suoi boschi, forza della cura, ha origine da mito, il fallo asse del mondo, in utero di grotta, danza e vola in tondo. Donne normali, in famiglie affaccendate, attendono chiamata, stagioni ritornate: Dioniso le scuote, in anime e corpi, si sciolgono vestiti, suonano le trombe, donna che resiste, a Dioniso riunire, ammalata cade, villaggio può soffrire; liberan le donne, da immorali intrighi, la ragion dissolve, e nascon nuovi figli, procession baccanti, traversano città, falli accompagnando, cembali a vibrar, raggiungono selve, fiumi oppure grotte, sotto influssi luna, trance della notte, nel protetto cerchio, sta 1 brocca vino, preparano ogni cosa, x il divino arrivo. Dioniso fuggì, oppressive religioni, in teatro si nascose, tra miti e brocca vino, che veritas protende, e ogni mal disperde; se capro espiatorio, tragedia ha ricamato, dentro al ditirambo, danza il primo fiato, narra dei Titani, dipinti con caolino, smembrano sua fibra, Zagreo agnello primo, con balocchi e incanto, lo mangiano bollito, lascian cuore intatto, da cui lui poi rinasce. Zagreo è agricoltura, Titani mascherati, scortano iniziandi, entrare in altri mondi, fan da psicopompi, tra anime dei morti; se Dioniso è follia, teatro di tragedia, Bacco è primavera, maschere commedia, porta la coscienza, rapita possessione, in estasi di Amore, ci aiuta ricordare, nos intima natura, lingua cosmica diffusa: se Dioniso ci guida, non servono vedette, decade monopolio, di scrivere etichette, forza culturale, sa essere sciamano, dioniso che torna, cura isterismo, Fornisce + modelli, a psiche sentimento, cultur uman rinnova, nel rinascimento. Dioniso bambino, accogli nel tuo grembo, avvertirai urgenza, danzare ditirambo, il mondo divien fiaba, vita prende senso, parli con le piante, ricami loro intento. Bacco suona flauto, a stimolare vita, siringa amata ninfa, lottò contro titani, sua tromba conchiglia, panico scompiglia, miele latte e mosto, Fauno Isoga invita. Pan tu sei attore, fine guaritore, il mondo dei copioni, divori con furore, ogni cosa accade, buia o luminosa, scatena tua risposta, creativa numinosa; ermetico agisci, con messaggi iniziati, rosseggia tua faccia, nel sole tramonto, o con luna bianca, sul petto porti nebris, daino Kayumari: quan suona 7 arie, genera 7 sfere, suoi piedi caprini, batte sulle terre, Dio estasi inizio, ha mille volti, aborigeno egizio, inno Orfeo ricorda. |Fauno dei PICENI, Martin canta incontro, con Pan figlio di Hermes, divinità dei boschi, signore di animali, amante del suono, dei fichi e delle ninfe, che ispira sacre pizie, Forza di natura, che suscita eros sfide. Bonobo di foreste, che veglia sui silenzi, è Pashupati Siva, in Arcadia e Congo, oracola radice, aplu la sua voce, fonte di acque sacre, sirena e delfino. Girando una radura, vede grande Quercia, melodia di uccelli, un amato contrappunto, al flauto Pan che suona, ecco una figura, che spunta dietro al Leccio: danza assai graziosa, 1 metro forse più, era 1 fauno tipo, mento orecchie a punta, zoccoli e cornette, pelle miel trapunta; piccola creatura, mi guarda e si siede, mi disse che viveva, in 1 giardin dorato, Lui abita 1 sfera, ulteriore di esistenza, lavora ad aiutare, la quercia sussistenza: entrai un atmosfera, piano camminando, aria era più densa, formicolii sentivo, nell'arto addormentato, Fauna era al mio fianco, sotto tale stato. Sai chi sono io? mi parla il Grande Pan, sorriso che beffardo, brilla da suoi occhi, Se son vicino a te, non senti repulsione? non vedo la paura, sorgere in tuo cuore: se Panico deriva, timor di mia presenza, demonio di paura, detta fu mia essenza, ebbene eccomi qua, son servo di Natura, Aiuto umanità, sebben la inquini oscura: un tempo mi derise, un atea falsa chiesa, che miei zoccoli e corna, mutarono in offesa, Natura fu peccato, e venne si a oscurare, vita materiale, e gioia di cantare: voci lamentose, aleggiarono sui mari, Pan si disse è morto! iniziano malanni, Fauni con le Ninfe, piangevano scomparsa, con Naiadi e Driadi, divennero una farsa; gli umani poco a volta, emigrano in città, adoran vana gloria, e sfoggio delle idee, Tu divenisti vecchio, tolto da ogni luce, alla fine poi moristi, col Cristo sulla croce: Oh grande Pan! dal tutto fosti niente, deriso e sputacchiato, Tu che sei sorgente, ti aggiunsero lo zolfo, ai fuochi saturnali, tue ninfe furon streghe, e i fauni ciarlatani. Sorto da Arcadia, ridotto a menzogna, da mente umana che, ti nega alla bisogna, in America nativa, riemergi nei convivi, accarezzi la tua barba, riempi cuori vivi. Divino che ogni cosa, riunisci nella vita, in forza delle piante, sprizzi dalle fonti, fai correre la linfa, in alberi di querce, fai germogliare farro, nelle picene terre; rinasci con i cicli, perenni di stagione, nutriente pane e vino, rinascita nazione, Oceano tu attraversi, in direzione inversa, America custode, in Europa ti riversa. Ti chiamano i nativi, grande |Wakan-tanka, Spirito supremo, e anima Tatanka, danzator poeta: Sè Pan e Pan è Me. Intera umanità, nata dal tuo grembo, Tu sei En to Pan, Uno assieme a Tutto, Pan sei penetrante, vulcano primordiale, Lazio di Saturno, ti vide ritornare; Pan oh Dio dei boschi, passeggiami vicino, prestami tuoi occhi, e insegnami tuo fischio, per piogge dare ai campi, far bere tue creature, ninfe fauni ed elfi, fino al Palatino, sul Bosforo Romano, echeggia tuo sospiro, in feste Lupercali, Fauno e Flora mito. |Martin fu guidato, al tempio Terabuti, dopo aver sentito, un canto a Viricota, Daino gli parlava, fluido lui scaldava, al fuoco della sera, sul mare navigava, Martin guarda stelle, e vide analogia, tra i viaggi messicani, e fiabe dei piceni, sogni e sensazioni, comuni di antenati, identiche istruzioni, nei riti funerali: uccidete un gallo, che mi possa guidare, alla morte rassegno, conosco il suo regno, privo di rumore, disturbo o ritegno, lascio e abbandono, ogni terreno impegno; dopo tre giorni, mio corpo sotterrate, il gallo canterà, mio spirito risveglio, poi mi guiderà, al regno di antenati, tutti voi vegliate, arco e arpa suonate, fate nostro ballo, saziate antenati, mangiate e bevete, a ricordo del mio viaggio, alla casa daino fauno. Presso |PICENI, racconti di fate, cavalieri e pastori, frati e mandragore, Umbria e Piceno, labirinti declivi, danze in caverna, sui monti Sibillini; accede al paradiso, monaco eremita, in terra eresia, di primi fraticelli, seguaci di abate, Gioachino da Fiora, che annuncia Spiro Santo, a mezzo sua visione. Come i klysti russi, i bulgari cugini, fratelli e sorelle, del Libero Spirito, con mistico abbandono, autarchia di sufi, Bonifacio papa, combatte loro amori. Frati ordo clisti, riunivano in grotte, Cecco Ascoli il dotto, condannato muore, esclama a Firenze: vivo rido lagrimando, come la fenice, che muor rinasce canto; sotto negro manto, celavan fraticelli, la loro libera luce, e gioia carnale, da Todi |Jacopone, canta con franchezza, che illuminato tiene, candore e laidezza: trova il terzo cielo, ardor de serafino, Jacopon notaio, sposa 1 contessa, quan muore si converte, eremita frate va, sul monte Vettore, ascensione farà. Scomunicato venne, per belle sue laude, oh Donna Paradiso, sibilla con amore, pianto alla Madonna, sua mistica esperienza, consente ogni uomo, innamora vera essenza: lui obbliga divino, manifestar sua gioia, ineffabile giubilo, vibra gioia al cuore, che fa cantar amore, quan riscalda corre, intensità deborda, e difficile nasconde; vergonga e tristezza, scompare se cuore, riempie di giubilo, infiammato di amore, gente lo deride, parol senza misura, calor sente fluire: dolce miel interno, cuore pazzo vivo, conosce cuor ferito, da mistica esperienza, lacerato da fuoco, agogna congiungersi, al suo sposo o amata, fa nozze col cosmo; come Mast e Baul, cantori indiani, ballata amorosa, strofe a rima baciata, in 6 versi settenari, a ritmo concitato: o iubelo del core, che fai cantar amore! quan iubelo scalda, fa omo cantare, la lingua barbaglia, non sa che parlare, quan iubelo acceso, fa omo clamare, stridenno fa gridare, cor senza vergogna, se iubelo ha preso, lo core innamorato, parla smisurato, poichè sente calor, iube dolce gaudio, entri mente e cor; chi non ha costume, ti reputa impazzito, vede esvalianza, come omo desvanito, dentro cor ferito, non sente da fora, è arduo soffrente, che non fa clamora. Dopo inquisizione, altre ne fanno, fino a rogo Sacconi, fraticelli in pianto, implacabile guerra, accusa riti grotte, slavi cristiani, usanze mai morte: su lago di Pilato, alleluia alla Dama, dove si assopisce, grano di mandragola, fa cader un elfa, in bevanda fatata, agevola il rito, cantare la ballata. Grotte in montagna, Santuari negromanti, accanirono messi, sui pellegrini lago, in svizzere alpi, Pilato in copta chiesa, venne fatto santo, in grotta interrato, scompare suo corpo, reliquia pellegrina, sul lago di Pilato, Sibilla apre confini, caverna del Vettore, dove aruspe frate, entra in contatto, con Dama delle piante, simile ai toltechi, del mondo americano. Sibilla celeste, sposa il fraticello, gli dona insegnamento, Dama del tempo, eccesso piacere, o estremo dolore, sui monti Sibillini, tantrico amore, Aglio o serpente, in sublimazione, eros festante, in estasi Picena. Fate in stoffe verdi, amano balletti, vesti fino a terra, lunghe acconciature, ogni piceno dice: siete belle siete fate, ma vi scricchiano piedi, come alle capre; sapevano i pastori, conoscer donne-fata, in cambio del silenzio, ricevono + doni, agresti favori, e celesti annunciazioni, se segreto infranto, perdono ricchezze, con vortice vento, frutti fuor stagione: vivono alte grotte, scendono a ballare, con zoccoli caprini, come fauno Pan, loro piedi adatti, aiutan saltarelli, come in Romania, rituali le fan belle: buonasera matraguna, madre a terra mare, Tu sei regina cielo, e mandi le tempeste, regina di fiori, e radici di feste, ginocchia inchino a terra, ti prego e ti invoco, concedimi coscienza. panliceo_mercurio-piceno.m4a
lume149-Luca Raseno, da giovane, sostò ai margini di un bosco, dove un vecchio pastore intagliava canne per costruire un flauto. Raseno, da adulto, ricorderà le parole del vecchio: ascolta, questa è la voce di Pan, figlio di Mercurio, il fauno dai piedi caprini che conosce il linguaggio degli alberi e suona il suo flauto che incanta gli uccelli. Poco dopo, tra querce e sorgenti, apparve un cervo che, con corna leggere e un sorriso antico, gli disse: gli uomini mi chiamano Pan, proteggo greggi, boschi e fonti. Quando rispettano la natura porto fertilità, ma quando la feriscono, nasce il panico, perché ogni bosco violato grida attraverso chi lo abita. Dal suono del flauto giunsero ninfe, capre e cervi che sembravano danzare come sibille dell'Appennino, poi il ritmo cambiò e sembrò trasformarsi nel passo di Dioniso. Donne e uomini entrarono nella danza, lasciando cadere paure e rancori. La festa» spiegò il vecchio, non serve a fuggire il mondo, ma a ricordare che la vita rinasce quando il corpo, la musica e la terra tornano in armonia. Luca comprese allora, perché alcuni chiamano Pan anche Fauno, altri lo riconoscono nello Shiva Pashupati dei pastori d'Oriente: cambiano i nomi, ma non il soffio che attraversava alberi, animali e uomini. Prima di scomparire fra i lecci, Pan sorrise ancora, ricorda le parole di Socrate: diventa bello dentro, e ciò che è fuori seguirà il tuo cuore. Il vento raccolse la melodia del flauto e la disperse tra le foglie, come se tutta la foresta respirasse insieme. Pioggia a |sanGiacomo porta molte ghiande, a santa Lucia e Natale, il contadino ammazza il maiale. |Gennaio17 santAntonio abate inizia carnevale, maschere e serenate, fuoco entra nella terra, porta ghiaccio e lo rompe, un occhio alla pentola e un altro alla gatta.

150:lume150-Le feste di Fauno e Maja accompagnano il passaggio dall'inverno alla primavera. I falò, le danze, il giudizio simbolico del lupo e la rinascita della vegetazione costituiscono una tecnologia culturale di regolazione della paura collettiva e di rafforzamento della comunità. Fauno è la forza selvatica della natura, addomesticata dall'alleanza con gli umani; Maja incarna la fertilità, la crescita e il ritorno della vita. Strutture analoghe compaiono nelle feste europee di Calendimaggio e della Befana, nei culti mediterranei di Pan, Fauno e Dioniso, dove musica, trance e movimento trasformano il disordine in rinnovamento sociale. In India la coppia cosmica Shiva e Shakti esprime un principio simile attraverso la danza del Tandava, nella quale distruzione e creazione costituiscono un unico processo vitale. Anche i rituali del Num Tchai del Kalahari, il Tarantismo dell'Italia meridionale e altre tradizioni estatiche mostrano la stessa logica antropologica: usare ritmo, fuoco, corpo e partecipazione collettiva per attraversare crisi, paura e cambiamento. Pur assumendo forme differenti, questi sistemi condividono una funzione universale: trasformare l'energia emotiva in equilibrio tra individuo, comunità e ambiente, rinnovando ciclicamente il patto tra esseri umani e natura.| Saturno visita Roma e incontra Giano, poi Fauno e sua figlia Maja a cui insegna i rituali, per celebrare arrivo primavera. Fauno è protettore dei campi, con Maja simbolo di rinascita, aiutano abitanti dei paesi, dei monti Lepini, a superare paure invernali, come l'arrivo dei lupi: nella festa di Ascensione, i falò vengono accesi per illuminare la speranza e celebrare la nuova stagione. Pastori e i contadini, invocano Fauno e Maja, per avere buoni raccolti e protezione, dagli animali predatori, svolgono danze e canti, che esprimono la gioia, per l'arrivo Primavera, mentre mimano la lotta, tra questa e il freddo inverno; alla fine cerimonia, il lupo è chiamato a render conto, dei suoi attacchi e poi esortato, a ritirarsi senza danni, infine avvien macellazione, di una scrofa in sacrificio, offerta a Maja a rinnovare, il ciclo delle stagioni. Il culto Fauno e Maja, si diffonde in tutto il Lazio, è viene accolto dai cristiani.# |Saturno andato a Roma, ospite di Giano, lasciò in terra |Pontina, |Fauno e Maja figlia, Fauno insegna rito, di fuochi di Ascensione, detti pure faùne, con sua figlia Maja, aiuta superar paure, di lupi e freddo inverno, e accoglier Primavera. |Ascensione Cristo, 40 giorni dopo Pasqua, e dopo altri 10, accade Pentecoste. Fauno avea calzari, e fu protettore campi, sua figlia a Maggio appare, lunga tunica bianca, e capelli a trecce oro, con vaso fiori e frutti. Mattia racconta storia, di Fauno e di Saturno, ai Falò di Bassiano, sui monti Lepini, la sera di Ascensione, si accendono i falò, a illuminar speranza, nei cuori degli umani. Abitanti del paese, in gran parte son pastori, qualcuno è contadino, soddisfa agraria bisogni, invocando Fauno e Maja, ad aver più agnelli sani, a vincer vari lupi, protegger maialini, e la grandine sui campi: terrore più grande, era lupo e freddo inverno, sera |Calendimaggio, su spiazzo del villaggio, fan catasta legna, e portan scrofa gravida, i piccoli a cantare, danzare a girotondo: Primavera vien donando, la dea Maja sta arrivando, pioggia e vento andate via, venga il sole nelle vigne, su per pascoli e nei campi, rivestitevi di gioia, e cantate viva Maja! Largo largo largo, il dio Fauno sta arrivando, viene viene viene, e gli affanni se ne vanno, i dolori dello inverno, la tristezza della pioggia, la malinconia del vento, via via venga il sole, con gioie e con gli amori. Calata la notte, anziano accende il fuoco, con brace sua capanna, adulti divide in gruppi, di uomini e donne, per recitan la lotta, tra inverno e primavera, due squadre a ramo lungo, nudo e spoglio il primo, con fronde e fiori l'altro; si aprono allo scontro. Recita il gruppo maschile, resta Inverno nevoso! esuberante e minaccioso, mentre il gruppo femminile, canta e danza bello, affrettati Primavera! La lotta resta incerta, ma infine donna arretra, inverno incalza forte, primavera oltre capanne, ecco Inverno ha vinto, e resterà con noi, frenetici danzando, maschi infine stanchi, cadono accasciando, lasciando incustodito, ramo tronco inverno. Su orme del silenzio, Primavera in punta piedi, decide avvicinarsi, le donne prendon palo, lo gettano nel fuoco, mentre altre fan bracciali, di vimini agli ometti, li svegliano gridando: Inverno è finito, Primavera è venuta, inverno è andato via, gloria a Maja e lode a Fauno! Così pur gli sconfitti, invitati a rallegrarsi, riprendono le danze, fino al cuore notte, per rito di catarsi, che paur di lupo scaccia, dal villaggio e greggi, e riporta la speranza. Con preghiera trepidante, a favore degli dei, si evoca presenza, della bestia più feroce, a venire al tribunale, parla anziano araldo: in nome del dio Fauno, Lupo ti ordino venire, a sottoporti a giustizia, per i danni che hai commesso, in inverno a greggi e umani; corre brivido ai presenti, poiché lupo sceglie uno, a esporre sue ragioni, così carponi avanza, gira attorno al fuoco, e a luce delle braci, suo corpo appar coperto, grigi peli un pò rossicci, come manto di animale: voi mi avete chiamato, sono qui per mia difesa, io divenni vostro nemico, quando voi tagliaste i boschi, da cacciatori foste altro, e noi perdemmo selvaggina, accettammo allor la lotta, favoriti da inverno, con voi uomini e arnesi. Lupo sappi che contrasti, volontà dei gran khan, fu Saturno a insegnar noi, a pascolare e coltivare, costruendo tal villaggi, poi a Fauno ci affidò, per protegger dai tuoi attacchi, tu alleato a oscurità, uccidi greggi mentre dormiamo, togli astuzia da tue colpe, e in nome Fauno ti ordiniamo, di lasciare boschi villaggio, arretrare oltre montagne, vai in foreste sterminate, dove abbonda selvaggina, sotto freddo e piogge, sei stato nostra rovina, ora basta perché Maja, arriva col bel tempo, e con gioia Primavera, va via lupo con tuoi simili, sennò in falò finirai! Disorientato dal giudizio, il lupo striscia piano indietro, scomparendo oltre capanne, per la gioia della gente, che ora danza fino ad alba. Infine anziano fa tacere, per il rito della scrofa, che condotta nel macello, le sue grida diffondeva, presso il fuoco braccia forti, tengon ferme testa e zampe, mentre uomo più capace, cerca vena giugulare, con affilato selce compie, pochi istanti movimenti, convulse urla soffocate, poi la vittima moriva, quindi appesa a rami quercia, son divisi suoi prosciutti, già famosi di Bassiano, ma interiora anziano prende, e le getta al fuoco omaggio, per Maja calendimaggio, che Primavera porta, brucia viscer scrofa pregna, a rinnovar ciclo stagione, e la fedelta lepina, a dio Fauno e figlia Maja, a continuar la protezione, rito giunge a conclusione, e tutti lasciano sereni, tornar loro occupazioni. Culto a Fauno e Maja, si diffuse in tutto Lazio, poi con Roma espande, con i Salii sacerdoti, ne arricchirono cerimonie, fino a nuova religione, con decreto imperatore, Costantino abroga evolve, reca buon rivelazione, e gli abitanti di Bassiano, fanno patti integrazione, Fauno e Maja assieme a Cristo, nella festa di Ascensione, quaranta giorni dopo Pasqua, celebrar falò memoria, nel racconto degli anziani, lotta Inverno e Primavera, inter percorso della Storia, dove miti e fantasia, son riuniti per la gloria, del passaggio degli Dei, orme e tracce nella pietra, nei palazzi muratori, o conchiglie sopra i monti; ogni anno a |Bassiano, accendon fuochi Primavera, per la festa della gioia, e della vita che rinnova, testimoni son gli ulivi, fuochi faune o di Ascensione, poco importa il loro nome, rischiarano le notti, per chiamar bella stagione. 00_seba_libro44.m4a
lume150-Luca raggiunse Bassiano, sui monti Lepini del Lazio, la sera dei fuochi di Ascensione. Restò in disparte vicino a un vecchio ulivo, osservando gli abitanti radunarsi attorno a grandi falò. Un anziano narrò che Saturno aveva affidato a Fauno e a sua figlia Maja, il compito di proteggere campi, greggi e villaggi, insegnando come attraversare la paura dell'inverno per accogliere la primavera. Uomini e donne formarono due schiere: una impersonava l'Inverno con rami secchi, l'altra la Primavera con fiori e fronde verdi. Danzarono, cantarono e mimarono il lungo conflitto tra gelo e rinascita. Quando il ramo dell'Inverno fu gettato nel fuoco, tutti gridarono: Viva Maja, viva Fauno! Poi comparve il Lupo, chiamato simbolicamente a rispondere dei danni arrecati alle greggi. Raccontò che gli uomini avevano abbattuto i boschi e ridotto la selvaggina. Il villaggio ascoltò, quindi lo invitò a tornare oltre le montagne, perché la nuova stagione apparteneva ormai alla pace. Luca comprese che il rito non voleva distruggere il nemico, ma trasformare la paura in dialogo e speranza. Le danze ripresero fino all'alba, mentre il fuoco illuminava i volti e il vento portava il profumo della primavera. Ogni inverno, disse l'anziano, ha bisogno di essere attraversato, non soltanto combattuto.

159:lume159-L'androginia compare in molte tradizioni come immagine dell'unità originaria e dell'incontro tra polarità complementari. Nel Convito di Platone, Aristofane narra che gli esseri umani erano originariamente completi; divisi dagli dèi, conservano il desiderio di ricongiungersi alla propria metà, facendo dell'amore una ricerca dell'unità perduta. Il mito di Ermafrodito, figlio di Ermes e Afrodite, racconta la fusione con la ninfa Salmace in un unico corpo, dentro l'acqua di un lago, immagine della riconciliazione tra maschile e femminile, istinto e ragione. Nei culti agrari, Pan, Fauno, Cernunnos, Demetra, Eros e Kāma esprimono la fecondità che nasce dall'unione degli opposti; simboli come il palo di maggio, il fiore e il vaso, la spada e il fodero richiamano la reciproca complementarità delle forze vitali. Nel Mahābhārata, Krishna guida Arjuna oltre l'illusione di Māyā, mostrando che il conflitto può trasformarsi in crescita della coscienza; in altri racconti assume anche forma femminile, mentre kundalinī e caduceo rappresentano la convergenza delle energie complementari. Jung interpreta l'androginia come integrazione degli opposti psichici, e Tiresia, dopo la sua trasformazione, diviene simbolo di sapienza e guarigione. Numerose culture riconoscono figure di terzo genere o 'due spiriti', considerate sciamani, guaritori o mediatori: dai popoli nativi americani alle tradizioni dell'India, dell'Indonesia, della Thailandia, della Polinesia, del Madagascar e della Siberia. Pur nelle differenze culturali, questi miti e pratiche riconoscono nella relazione tra polarità una fonte di fecondità, trasformazione e armonia tra individuo, comunità e natura.| Sintesi: Pan e l'androginia, demiurgo caprino, simbolo di fertilità e libertà che incanta la natura e l'unione di forze opposte. Arjuna nel Mahabharata, affronta la guerra tra i Pandava e i Kaurava. Krishna, il suo cocchiere, lo guida attraverso le illusioni della vita, rivelando il significato vero ultimo delle esperienze umane. La sintesi delle polarità è centrale in Jung, e dove Ermafrodito incarna la fusione di maschile e femminile, così Tiresia, un veggente androgino, possiede poteri di guarigione: l'androginia è qui vista come una soluzione ai conflitti interiori. Ermafrodito è pure associato a riti di cambiamento di genere, tipo lr pratiche culturali degli indigeni Berdache, che celebrano equilibri tra identità maschili e femminili, portando a riflettere sulla fluidità dei generi e sulla necessità di armonizzare le diversità nella società.# In treno fino ad |Agra, Seba va a |Meerut, dove legge libro, epopea Mahabharata, al centro sta la guerra, che fonda India tartaria, tra fratelli Pandava e i dubbi di Arjuna, Krisna uomo blu, pian piano li confuta: Arjuna guerriero, è un fratello Pandava, prototipo di eroe, in guerra Kurukshetra, dura 18 giorni, a combatter sua famiglia, mentor parenti amici, riuniti alla fazione, di malvagi Kaurava, usurpatori trono di Yorosolima. Arjuna avrà sconforto, e combattere rifiuta, ma Krishna suo cocchiero, riporta a retta via, con sacri insegnamenti: gioco di illusioni, è la esistenza umana, sogni di Maya, che narrano fiumana, impazienti due eserciti, stanno di fronte, fermo tra i due, Arjuna indugi rompe: Krisna cocchiero, rivela ogni finzione, disastri e sofferenze, modellano vicende, recano un senso, e accrescono coscienze: se storia si ripete, cento anni con inglesi, espansione su rovine, di canati fuor imperi, tensioni tra nazioni, di nuovo conflitto, sete di conquiste, dopo diluvio fitto. |Krisna scomparve, nella foresta fitta, lo cercano le Gopi, devote pastorelle, pien di amore intenso, cantano scappatelle, Krisna blu guerriero, eterno amante ardente, continua |Mahabharata a Villipuram villaggio, la |notte-Amavasya, al tempio Koothandar, attuano un mito, rinnovano le nozze, di figlo del re, rimasto senza moglie, eunuco in battaglia, lui cerca moglie, così quando morirà, Lei lutto piangerà; Krishna appare donna, si offre di sposar, a notte lo sposa, a mattina può partir, morto in battaglia, lei lutto può indire, alfine si rivela, Dio Krishna tra i presenti, vedon suoi misteri. Kunrat-ermafrodito, da base spin dorsale, fin ghianda pineale, sakti egizia sale, ascesa kundalini, caduceo di Pasupate, a gopi innamorate, drago alato appare, con un paio seni, tiene squame e penne, unione forze opposte, crea luce astrale. |Cernunno Fauno Pan, fa streghe innamorate, capro umano alato, con un paio seni, corpo tiene squame, penne e pure peli, acme di alchimia, unione forze opposte, crea luce astrale, torcia tra le corne. Cultura nativa, incoraggia terzo sesso, in casi di bisogno, cambia gioco ruolo. Raseno ci racconta, |Ovidio-Ermafrodito, da Naiadi allevato, presso lago Frigio, lascia quindici anni, monti suoi nativi, giunge in altre lidi, e toglie vestiti: a riva venne visto, da ninfa Salmace, lei si innamora, un fuoco senza pace, il giovinetto ignaro, rifiuta amor di ninfa. Salmace si gettò, dentro al laghetto, dove immerso era, nudo il giovinetto, a lui si strinse forte, tutto lo avvinghiò, come Edera sul tronco, fusa a lui restò; poi gli Dei pregò, non esser separata, sebbene Ermafrodito, resiste disperato, accolta la preghiera, eterna fu unione, 1 corpo solo poi, emerse in effusione. Ermafrodito ottiene, da padre suo Mercurio, che chi alla fonte andrà, merger suoi dolori, avrà per medicina, medesima sua sorte, metamorfosi cura, apre e chiude porte. Androge ermafrodito, 2 generi sessuali, di corpo e di anima, in culture sociali, Ermete suo padre, è Mercurio caduceo, antico dio di Luna, e primo scriba vero, simile Atteone, scioglie nel mistero. Ermafrodito somma, due polarità, sintesi androgina, di psiche identità, è Venere e Mercurio, due diversità, la lor natura compone, ogni mentalità. Ermafrodito migra, navigando sui mari, venne dalla Siria, giunge sino a Cipro, sbarca pure a Creta, e bizantin città, dona nuovi culti, per crisi fronteggiar: spiega tale mito, conflitto della mente, tra istinto e ragione, dolore si protende, in sintesi dei 2, esso offre soluzione, danza in frenesia, sarà la guarigione. In Scizia e Anatolia, Siria e Palestina, avvennero rituali, di cambi transessuali, Scizi in ritirata, saccheggiano |Ascalona, Dea Venere adirata, berdache li trasforma. |Tiresia nato a Tebe, assaggia sul Cillene, potere del serpente, lungo lo intrattiene, gli dona la sapienza, poter di guarigione, Lui oracola vivente, per Ercole missione: sapiente sciamano, primo sacerdote, fù veggente cieco, androgino Tiresia, dopo aver visto, due serpenti copulare, memoria assai Templare. A corte di Federico, l'abate Becarelli, farmaco possiede, a invertire i sessi, potere mascolino, vestito con corazza, dentro attore cala, pudore si sbarazza. Traversa Ermafrodito, i secoli del tempo, portandosi le idee, assieme suo modello, narra lo straniero, idea di perfezione, in tempi di incertezza, paura alienazione; giunge in Inghilterra, nel rinascimento, re Giacomo ferma, costume travestimento, donne della city, di ceto borghesia, infrangono tabù, di sesso e classeria, accusate di immorali, e di prostituzione, a causa di indossar, maschile vestizione. In molte società, si arriva a squilibrio, di generi o risorse, di femmine o maschi, saggezza interviene, stimola a mutare, costume locale: due-spiriti chiamate, indigeni |Berdache, sfoggian vesti donne, si lascian corteggiar, da cacciator guerrieri, fratellanza di arme, dopo iniziazione, x forze equilibrare: dove sta squilibrio, sociale o naturale, persone mutan sesso, + facilmente pare, imitando forma, esteriore dei rapporti, coito anale o tibie, x peni sovrapposti. Tupinambas guerriere, imitavano maschi, in lavoro e costumi, capelli accorciati, in guerra o caccia, con archi e frecce, ognuna tiene donna, che le cura e serve; 2-spiriti sciamani, trattati con onori, se pratican rituali, medici o sacerdoti, sakala in Madagascar, waria in Indonesia, mahu a Tahiti, faafa in Samoa, auracani in Cile, |kathoey in Thailandia, riducon pomo adamo, tramite ormoni. Acque sud India, Yellama Dea fiume, ha potere mutare, generi a chiunque, uomini e donne, invertono i ruoli, in + situazioni, riti oppur giochi. |Azande donne in Congo, sfregano banane, per gioia e piacere, favori scambiare, tra Ganda del Nilo, sesso fà scuola, sin da bambini, si apprende ogni cosa, piacere valore, avanti al villaggio, parate ben fatte, senza imbarazzo. Cultura nativa, incoraggia terzo sesso, apprezza diversità, di psiche mistero, corpo si adatta, a suo interiore stato. Clan nativi americani, sanno affinità, tra umore di piante, e uman sessualità, capace a rivelare, identità interiore, atto di ingerirle, è atto fare amore: presso i California, e Pueblo di Arizona, 1 uomo vigoroso, è scelto e masturbato, molte volte al dì, a produrre debolezza, così testosterone, scivola in scarsezza; fatto andar cavallo, atrofizza genitali, cadon peli e barba, la voce alleggerisce, incline al femminile, ora è mujerada, assume nuovo ruolo, nel social casato. Cabeza de Vaca, esplorando Florìda, descrive tra nativi, androge meraviglia, ragazzi effeminati, accettati dal gruppo, li chiama Berdache, 2 cuori in un corpo; sacri e aggraziati, i maschi guaritori, molti erano mogli, a guerrieri coraggiosi, medicin-man, sciamani e consiglieri, rare donne pure, dan prove da guerrieri: nadle tra i |Navaho, winkte tra Lakota, 2 sessi e 4 generi, offre loro storia, elsa tra gli Yuma, scoprono in sogno, osservan fanciullo, e presagi van dare, clan li autorizza, cambiare e sposare. Chukci di Siberia, sciamani pur 2 cuori, amati rispettati, se ottengon risultati, chi sogna Dea Anukite, vede bene fondo, apprende medicina, arte cucina fuoco: se persona resiste, saman vocazione, o ruolo di capo, subisce depressione, sol quando accetta, visione chiamata, smette soffrire, il clan lo ha perdonato; accettare dentro sè, autentica natura, porta a integrare, in sociale struttura, se accettano persone, sacre sue visioni, psiche si riflette, in loro situazioni: su |isola-di-Bali, uomo occidentale, è turista percepito, qual transessuale, a causa dei costumi, detto è berdache, uomo dominante, qui è vinto da |Salmace. krishna-insegna-arjuna1.mp3
lume159-Può accadere, entrando nel mare in una mattina d'estate, che per un istante non distingui più dove finisca il movimento dell'acqua e dove cominci il tuo. Il corpo continua a muoversi, ma il confine fra te e il mare sembra sbiadire, come se il respiro delle onde attraversasse anche il tuo respiro. Sopra di te i gabbiani volteggiano, seguendo invisibili correnti d'aria che l'occhio non vede, non creano il vento, non lo comandano: imparano a riconoscerlo e si lasciano sostenere dal suo movimento. Forse nella tua vita è già arrivato il tempo della rondine: nel giorno di San Nicola la rondine passa i mari, dice il proverbio di Barbanera. La rondine non forza il vento, attende la corrente favorevole, e quando la riconosce, attraversa il mare quasi senza sforzo. Anche alcuni incontri nascono così, non quando due persone diventano uguali, ma quando ciascuna permette all'altra di entrare nel proprio paesaggio interiore, offrendo con la stessa fiducia il proprio. Forse l'amore più autentico non consiste nel possedere qualcuno, ma nel diventare ospiti del suo mondo e accoglierlo nel proprio. Le differenze non scompaiono, diventano un ponte: gli opposti non cessano di esistere, ma imparano a stare in relazione. Come il gabbiano, questo Lume non crea il vento e non indica una direzione, invita a riconoscere la corrente che già soffia nella tua vita, quella che rende attraversabile un confine. Forse il lume dell'Androgino è questo: lasciare spazio a ciò che sembrava estraneo, fino a scoprire che il confine può diventare un luogo d'incontro, come nel Ponte delle Gazze.

178:lume178-Il giovane Sebastiano, sentiva nel cuore una domanda, e per trovare la risposta, iniziò un lungo viaggio, attraversando paesi e città, deserti, templi e biblioteche, incontrando maestri, di tradizioni diverse: ognuno gli offriva un frammento, del puzzle che cercava: Davide gli insegnò che un vero re, governa prima sé stesso, affronta il tradimento senza perdere la giustizia, e trasforma il dolore in un canto di fiducia. Andronico gli mostrò che il bene comune richiede coraggio, e che la rettitudine vale più del favore dei potenti, poichè quando-Dio-non-vuole, i-santi-non-possono. Ermete Trismegisto gli rivelò che ogni essere umano, custodisce una scintilla del Nous divino. Come l'alchimista trasforma il piombo in oro, così l'uomo può trasformare le proprie prove in sapienza. Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, disse Ermete, perché il cuore dell'uomo riflette l'armonia del cosmo. Proseguendo il cammino, Sebastiano scoprì che i popoli raccontavano la stessa storia con nomi differenti: Cristo, Osiride, Orfeo, Kolyada e molti altri, cambiavano i simboli, ma il messaggio rimaneva lo stesso: chi attraversa la morte dell'ego artificioso, ritrova una vita più luminosa. Un giorno giunse in un luogo, dove gli uomini non guarivano soltanto con le erbe, ma imparavano a respirare insieme, a sostenersi e a nutrire speranza. Il maestro Pang Ming chiamava questo spazio 'campo del Qi': quando molte persone orientano il cuore verso la guarigione, ciascuno sostiene il cammino dell'altro, e la forza della comunità diventa parte della cura. Allora Sebastiano comprese, che il viaggio non era mai stato solo suo.; ogni incontro, ogni simbolo e ogni maestro era uno specchio. Come scrive Borges, i simboli non dimostrano, aprono possibilità, essi invitano il viandante a completare da sé il significato del cammino. Così Sebastiano attraversò il proprio inferno, alleggerì ciò che lo tratteneva, e salì il monte della conoscenza fino a incontrare Sophia, la Sapienza silenziosa; non trovò un trono né un segreto nascosto, ma una presenza che abitava da sempre il suo cuore. Da quel giorno comprese che tutte le tradizioni autentiche, sono sentieri che conducono alla stessa sorgente. La conoscenza diventa vera, solo quando trasforma il carattere, la giustizia diventa reale solo quando si accompagna alla compassione, e la guarigione nasce, quando l'essere umano ricorda di appartenere a qualcosa di più grande di sé. Per questo i maestri continuano a raccontare storie: non per dire al viandante quale strada seguire, ma perché, riconoscendo sé stesso nei simboli, possa finalmente trovare la propria.| Davide è Re Cristo, e combatte corruzione, scrive inni del |SALTERIO, che narrano sua vita, diario libro Salmi, in poetica fattura. Salmo 88 dice: Samuele unge i re, ma i servi del Signore, insultarono il re, Davide è diffamato, da sudditi tradito, lotta col nemico, stanco e scoraggiato, ringrazia suo Dio, aiuto alla lotta, e fede in vittoria. Salmo 17, è governo secolare, in versi e quartine, inni bulgari amati, mentre Salmo 99, incorona re David, grida gioia al mondo, ai figli dell'uomo, ma è salmo più buio, dolore e reclusione, prima di esecuzione, la fame e la morte, separazione pena, di abiti e corte. Salmo 101, Ascolta mia preghiera! a Te viene mio grido, volgi a nuova era, mie ossa e mio cuore, Isacco mi flagella, mi prende vesti e trono, è dura la battaglia, lascio arco di rame, nel cuore mi ritiro. Dice salmo 17, ti amo Signor, forza e rifugio, ci salvi dai nemici, nostro corno suona, annunzia cherubino, ruggito del cielo, colpisci o proteggi, giustizia ora vedo, ho la tua ricompensa, purezza mani cuore, vedo tua clemenza. Narrano i vangeli, miracol pani e pesci, Andronico astiene, da eccessi alimentari, sobrio alle feste, mal stomaco previene, la sera mangia poco, duran convalescenze, digiuna o tazza vino, diluito al tramonto. Quando va al tempio, siede e ascolta genti, è giudice regnante, corte di giustizia, punisce corruzione, mafie e indulgenze, in tempio-tribunale. Detta nuove regole, ai venditor colombe, cambiavalute detti, combatte i complotti, ma ottiene nemici, che lo chiamano gigante, ciclope occhio accecato, avan crocifissione. |Andronico arresta, oppressione di tasse, punisce ministri, che uccidon commerci, contrasta illegal dazi, Libro Salmi testimonia, il Giudizio finale, rinascita commerci, incarichi assegna, con buoni stipendi, a governator locali, ma lotta corruzione, salmo 13 Davide, quan visita provincie, molti ministri sono, insonni e spaventati, se accettano mazzette, acceca disobbedienti, pur nobili coinvolti, parenti suoi di sangue, senza compassione, fà legge anticorrotti, processa pur lo zio, Isakio usurpatore, Macroduca e Dukas, capi suo partito, subiscon legge dura, ma crescono i nemici. Giustizia possente, su affetti personali, soffre loro morte, esempi lui pretende, navi-merci naufragate, fermino saccheggi, governatori ladri, impicca sul molo, aiutare marinai, diviene legge prima, benessere di Stato. Salterio produce, inni musicali, con arpa muta note, arco eco nostalgie, 150 salmi, parlan di vulcani, di tempestoso mare, e battaglie navali, sul Bosforo porto, incrocio di rotte. Salterio su pareti, in papiri geroglifi, libro morti egizi, narra migrazioni, annuale ad Iperborei. Inario ripetuto, al ritmo passi danza, con devozione cuore, due volte canto s'alza, fin secolo 600, slavo greco e pope, Signore mio rapsode. Salterio poi mutato, da riforme di potere, culto indebolito, da Nikon patriarca, parole son distorte, riflesse in mito Orfeo, che perde la sua donna, nel morso di taranta, purga suo dolore, in veglia di visione. Fomenko cerca rima, tra biografie di Cristo, elenca doppioni, Mida scizio egizio, custode grifon d'oro, imperatore giallo, Leon di Yuda egizio, Kolyada Xristo Klau. Alessio Comneno, astrologi aiuta, con templi sapienza, soldi e onor dispensa, nasce Almagesto, catalogo stellare, poi in libro Alessiade, Anna Comnena scrive: nel regno di mio padre, Alessio Comneno, avvenne invenzione, osservazion del cielo, oroscopi precisi, di alessandrini medi, riportan posizioni, di stelle in vari eventi, nasce il calendario, ovvero il Kalavdai. Sui muri del Cremlino, resiste leggenda, di |Kolyada Cristo, i cui canti son vietati, in tutte le città, di ex Tartaria regno, da decreti del 600, di Romanov clan. Libri Kolyadniki, almanacchi e bibbie, scritti da Esdra, a predire raccolti. Kolyada scese a terra, da vergine nacque, presso un torrente, già insegna alla gente, ma dentro Bisanzio, evita entrare, vi regna nero Toro, che vuole suo trono, sua Madre lo ripara, nel tartaro luogo, qui Horus fa riposo. Santa Cruz Klaus, tradotto in Nikolai, porta doni ai bimbi, Kolyada Xristo Klau, uno dei suoi nomi, Nika Nicea leone, Nikola kolia, rievoca suo nome, in Natale canzone, di bulgari e pomaci, che coltivano mele, e canti di Kolyada. Re magi sui cavalli, cercano il re, aiutati da stella, fin grotta Madre, aprono il petto, fan regali al bimbo, vanno a palazzo, del re basilisco, annunciano nascita, del giovane erede, Re nero si arrabbia, e ordina strage. Manuel Comneno, re nero pelle scura, ha capelli biondi, e i venezian beffardi, lo prendon in giro, negro imperatore, recitan nel circo, Manuele doppiato, a Erode e Nerone, erotico riflesso, in Tiberio Enrico III. Andronico Cristo, esilio pellegrino, erede al trono, porfirogenito nato, da Erode braccato, fugge via da Crono, che vuole ingoiarlo, strage innocenti, sua madre lo nasconde, in grotta con 2 ninfe, capaci a far Kefir, con latte di Capra, Amaltea chiamata, ora capra di Natale, Capricorno in cielo, ricorda allattamento, del bimbo regale. Guardato da Koureti, Crono scopre trucco, inizia persecuzio, si maschera Iesù, rifugia in paese orsi, in versione dei Vangeli: Cristo nato in grotta, nutrito da animali, rifugia nella Rus, di Vladimir e Sudzal, con suo piccolo esercito, fedeli koureti. Re vecchio malato, infine si pente, richiama Maria, torna con tuo figlio, incorona dinastia, giovan re ritorna, accolto dalla folla, nei canti di Kolyada. Cristo è incoronato, su rive del mar Nero, detto acqua Giordano, da Yuda-samovily, da angeli esecutivi, di patriarca slavi. Andronico adulto, concilia con Manuele, poi ascende al trono, legittimo erede, invitato a Czar-grad, capo Angelo mandato, ingaggia battaglia, in fortezza di Charax. Angelo sconfitto, ritorna a Czar-grad, banchieri rivoglion, soldi a lui prestati, x spese militari, ma Angelo su nave, passa con Andronico, e comando riceve: prepara mia strada, mio ingresso in citta, Matteo li descrive, come angeli fedeli, che aiutan suo conto, mentre angeli neri, al soldo Isacco Anglo, dopo usurpazione, lo fan morire a Pasqua. |Clemente alessandro, narra canto morte, Cristo Orfeo pastore, capelli lunghe trecce, Leone di Nicea, Bacco dio di Nisa, Adamo primo uomo, Buddha Krisna e Siva. Ucciso dai nemici, in guerra coi Titani, corpo fatto a pezzi, Isis lo raccoglie, ricompone bara, lo piangono le donne, in vela verso il Nilo: Osiride fu ucciso, da Tifone e Isacco, angel cospiratori, Iside ora vaga, cercando suo marito, sul mare lo trova, presso un Tamerice, rami avvolgon ossa, con bende di lino, pregne di olio mirra, la sindone ora voga, fiume in bara legno, verso terra egizia. Moglie piange corpo, del defunto re, giunge sulle rive, di egizio cimiter, Adone dio morente, risorge con sua voce, dall'albero pilastro, Lui le siede accanto. |Maddalena prega, Cristo versa sangue, su albero di Acacia, detto croce slava, avvolto nel panno, imbevuto di spezie, mistura di mirra, e olio di oliva. Vibra ora arpa, salterio di Orfeo, eterno verbo che, mondo va salvare, lamenti funerali, veglia della notte, sarcofago egizio, piombato da Seth, nemico di Cristo. Radice amara narra, Eva amor di Adamo, esce da inferno, al suono guarigione, in russe epopee, umani fuori Eden, violarono divieto, di guardare indietro. NIKA vincitore, è Xristos risorto, è Dioniso che viaggia, dal regno dei morti, scende e riscatta, nuovo cristiano mondo, Cristo rima Osiris, scettro pigna e foglie, siede a destra trono, con calice di vino, pane liuto e uovo. La madre di Andronico, pure detta |Olga, nacque a Galich, in Vladimir-suzdal, poi in Crimea si sposa, con sovrano Comneno, qui nasce suo figlio, vergine sen parto, poichè avrà cesareo, Efesto dottore, sutura suo taglio. Vergine parthenos, detta Atena Pallas, Theotoko partoriente, sta x taglia-e-cuci, colei che taglia e cuce, talmudica Pantera, è Portnoi la sarta, Yeshu fil Panthera. |Maria libera Novgorod, da truppe di Suzdal, la Rus' celebra impresa, dipinta in cattedrale. Maria dentro Yoros, sul Bosforo imperiale, alloggia presso Fener, monastero di Maria, or Moschea di Miriam, da li divise il regno, in più provincie Rus', educa i suoi figli, a riscuotere tributi, a mantenere orda, per ordine e cultura, elite di cavalieri, con etica struttura, anche nella corte, ministri soprannomi, Perun governa lampo, Volos gli armenti, Stribog tempeste clima, con etere energia. Andrea adolescente, fù esule ospitato, con Mari in terra alana, presso Vladi-mir, da un capo variago, re magio viaggiatore, che invia ambasciatori, per Maria devozione, coltiva nel solo cuore, etica religione. Andronico ora re, nella città di Yoros, riunisce le tribù, che viaggiano lontano, confedera province, che portan suo ricordo, Pan mitico sovrano, Cristo figlio umano. Pan dolce signore, con chiome abbondanti, hai dorso coperto, con manto di Lince, governi col lampo, da vette dei monti, sugli aspri sentieri, sassosi errabondi. Tu vaghi qua e là, boscaglie intricate, ora sei attratto, da acque immacolate, e corri attraverso, terre cui aleggi, siedi e contempli, da cima tue greggi: col tuo riso sonoro, risvegli tuo bosco, fai strage di fiere, se inizi una caccia, alla sera ritorni, suonando siringa, Musica serena, melodia che avvinghia. Tu reciti sul palco, da Thera preparato, lombrico e firmamento, sono la tua mano, danzi circolare, sei un re che viaggia, vesti mascherato, incanti chi ti parla; continui a recitare, negli anni e decenni, cuore fuoco arde, consuma estate inverni, sei satiro maschile, e ninfa femminile, apri 7 centri, e deponi tue poesie, con etere energie. Panthera di foreste, senza malvagità, susseguon pace e guerra, ma resta identità, con grazia o pavore, entri alla realtà, governi nostro mondo, in pace a prosperar. |Niceta Choniate, scrive Andronico regno, Festa del Sole, età di oro bizantina, veste di blu, presso i contadini, riflesso in Saturno, taglia le messi. Studia le scienze, teologia di famiglia, economia educazione, poi circonda trono, di onesti giuristi, li onora con doni, e incarichi primi. Crea ruoli a Corte, come nonno Alessio, Troni e Cherubini, Serafini in schiere, rango degli Angeli, guidati da Arcangeli, serafin guardie corpo, fiamma loro nome, portano ascia fascio, eseguono comandi, potere del lampo, armi e cannoni. Cherubini a guardia, con cani di Alani, vincono i leoni, son grandi lottatori, Dante li chiama, cerberi can pazzi, come leoni a trono, ruggiscono quando, qualcuno si avvicina. Leone primo emblema, di Vladimir città, capitale impero, dopo Yorosolima, nel Libro di Maria, amoreggiano i leoni, ai piedi di Gesù, si prostrano a umiltà, leoni di Giuda, ricordo di crociati, scrive De Clari: bocca del leone, maccanico artefatto, nei pressi del palazzo, giocattolo per gare, per dame e cavalieri. Riflesso in vangeli, è Cristo rovesciato, da corrotte guardie, di angel traditore, venne crocifisso, a equinozio autunno, oroscopi a ricordo, trovi in ogni rus, in oasi di Siwa, nel libico deserto, tra sali di ammonio, itifallico Min, dio auto-generato, a fianco di Maat, giudica ogni operato: una volta gli umani, cospiraron contro Ra, che occhio inviò, e leonessa Sekhmet, ma poi cambia idea, vuol salvarne un pò, fà ubriacar Leone, con rossa birra orzo: bella dea di ebbrezza, Iside onnisciente, magistra con parole, addormenta dio Ra, tra umani nasce guerra, Ra giudice morti, con sole e con luna, crea giorni e notti: dio Thot delegato, governa la notte, Ra nel mattino, respinge assalto forte, in alba riemerge, a oriente su barca, assieme a equipaggio, dio Apopis decapita. |ATUM è Khan-Ra, fenice psicopompa, rinasce come serpe, su acque primordiali, autocreata da sè, genera creazione, parte da se stesso, e crea situazione. Atum solo in acqua, in stato di inerzia, prese a masturbarsi, in acqua creativa, Tefnet fu creata, fù dea umidità, Shu nacque suo fiato, fu aria divinità. Atum stanco giacere, chiede 1 capanna, dove riposare, Num-acqua gli dice, bacia tua Tefnet, vivrà così tuo cuore, ella sia con te, e Shu tuo figlio amore; dopo bacio nacque, Iunu la collina, emersa da acque, mare primordiale, Shu ha piuma in testa, nome geroglifo, venerato leone, Tefnet leonessa glifo. Airone detto Bennu, è aspetto di Atum, porta luce e vita, al mondo quaggiù, roccia su cui posa, diven pietra benben, piramide feticcio, obelisco luce inter; grido di Bennu, dà inizio al tempo, prestabilito in cicli, in greco è fenice, Fenice con la mirra, fa e depone uovo, Cicogna che vola, e divien ragno in volo; nata Shu-Tefnet, Geb-terra e Nut-cielo, fanno 5 figli, in 5 giorni aggiunti, a calendario antico, giorni di fin anno, persi da dio Thot, dopo partita a dadi: nei giorni fuori anno, nacquero Osiris, Isis e Harori, Seth e Nefti occhio, Nefti fugge in Nubia, lontano da Atum-Ra, amazzone divenne, leonessa guardian. Ra sente mancanza, và Thot a chiamarla, la portano a inganno, ora in sua casa, occhio-Ra Onuris, significa colui, che ha ricondotto fiera, da lontana Nubia. Onuris ha consorte, Maat-mehit matema, dea-occhio di horo, strappato 1 dì da Set, guarito poi da Hathor, dea vacca dei fiumi, che morti conduce, a nuovi nascituri. Grifone Gips fulvis; avvoltoio di Tebe, protegge suoi piccoli, sotto sue ali, adorna le regine, Khepri tira il sole, amuleto talismano, scarabeo stercoraro, cuore dei defunti, fornisce istruzioni, su come comportarsi, a giudizio dei morti. |SETH è cinghiale, Orice deserto, un tempo Dio scorpione, di oasi protettore, 1 giorno suoi fedeli, entrarono a conflitto, con gli agricoltori, fedeli a Osiris vino. Orice in deserto, antilope aggraziata, associata a Seth, Asherat compagna, cede a culto Horo, a forma di un falcone, Dio rosso dei deserti, Horo subentra al trono, Leon ferito ad occhio, divenne sfinge Giza, e protegge orizzonte, a mezzo di enigma; falchi belle piume, in aria sospesi, si avventano su preda, Horo è pellegrino, con testa adorna a piume, è fanciullo falcone, Ra dei pastori, e Re di agricoltori, possiede gli artigli, e ha vista acuta, khenty-khem accolto, in altri luoghi giunge, miete raccolto; pupilla luminosa, di falco pellegrino, è Nandi toro nero, e dio-coccodrillo, dissipa malocchio, volto di Ra-horo, oracolo specchio, lungi-mirante luogo. |ISIDE madre grano, dea del Delta Nilo, stella cane Sirio, Dea dai molti nomi, Ape e vacca sacra, demetra astarte sakti, adorata a Bisanzio, e presso Yaroslavi; preserva culto marito, andronico-cristo, serbando seme-essenza, a concepire Horo, il figlio erede trono, alla città dei re, cura il suo baule, che contiene veste, di suo marito Osiri, depostovi da Seth, Isacco il concorrente, nei suoi lamenti lutto, narra mito grano, Re del sotterraneo, Osiris primo Adamo. Iside madre fugge, da Manuel Comneno, affronta + vicende, a proteggere Horo, e suo leone trono, Horo adulto poi, portato a tribunale, rivendica diritto, di eredità regale. Seth viene scalzato, piange si lamenta, Iside dispiacque, x suo fratello Seth, usa sua magia, a salvarlo dai verdetti, Horo furibondo, la mette nei conventi. |OSIRIS khentiamentu, anubis e busiris, Apis-dio dei bugni, tien abito attillato, pelle nera suolo, testa mummificata, Pan lo chiaman greci, Fauno i rusitali, Delfino è sua consorte, Busiris fallo eretto, contien spirito grano, per Iside regina; nel geroglifo segno, ha una pastorale, assieme a correggio, e corona di piume, insegne agricoltori, e nomadi pastori, incarna primo avo, dei khan faraoni; insegna agricoltura, e civitas urbana, Osiride viaggia, dal Nilo al mar Nero, assieme alla moglie, e sorella reggente, fondando città, di primo umano impero, in statuine argilla, sparge semi ai campi, per messi da sfalciare, poi primo cereale, avrà lamentazioni, di sacerdoti Adone, o Adonai signore, bambino di Afrodite, amante di Core, toro Apis di Menfi, sacro al dio Ptah, divenne Osiris-Re, nel mondo sotterran; braccia incrociate, corpo avvolto a bende, lui apre le vie, a morti e iniziandi, al mondo sotterraneo, sciacallo Anubis-lupo, animale del deserto: durante alluvioni, avviene processione, guida 1 sacerdote, con maschera sciacallo, colui che apre le strade, con magico suono, 3 giorni e 3 notti, lamentazioni in coro; compiangono Dio, prefiche donne, alla statua-feticcio, di Osiride defunto, Iside e Nefti, che han sepolto Cristo, dopo processo Seth, al tribunale olimpo; dopo finta battaglia, rituale tra fedeli, Osiris riappare, trionfale su barca, compie erezione, del suo pilastro-fallo, per la resurrezione, nel tempio di Alessandria. |Ermete Trismegisto fonda una scuola di sapienza sincretica, che unisce le tradizioni di Mosè e Zoroastro, incentrata sulla ricerca del Sé e sul rapporto tra l'uomo e il Divino. La sua filosofia si sviluppa attraverso una gnosi che eleva la coscienza umana e si manifesta come un incontro mistico con il Nous divino. Ermete è associato all'arte alchemica: dal dolore nasce la sapienza, e dal piombo si ottiene l'oro, simbolo di trasformazione spirituale. Il suo pensiero influenzò filosofi e teologi, dai Padri della Chiesa fino al Rinascimento, dove la sua filosofia venne tradotta in latino da Marsilio Ficino. Hermes è visto come un messaggero alato, portatore del Logos, Verbo Divino che illumina l'intelletto umano. Il Corpus Hermeticum, una raccolta dei suoi scritti, è un testo base per comprendere la visione esoterica della creazione e la relazione tra cielo e terra: nel ri-nascimento, l'interesse per l'ermetismo rinvigorì la pratica della magia, alchimia e astrologia. La Tavola Smeraldina, con il suo celebre motto "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto", ne divenne il simbolo. La filosofia di Ermete fa sua la dottrina sufi della trasformazione dell'anima e unione con il divino, mistero che permea pensatori come Giordano Bruno e Pico della Mirandola, e si estese a società segrete e movimenti spirituali.# |ERMETE TRISMEGISTO, fonda la sua scuola, filosofico ermetismo, sincretica sapienza, di Mosè e Zoroastro, dal dolore esce sapienza, libera piombo e ottiene oro, incarna iniziazione, alla ricerca del Sé: lui insegna il rapporto, tra uomo e Nous divina, evento mistico incontro, tra umano e divino, a mezzo di una gnosi, eleva stato di coscienza, un processo sovra-razionale, per grazia trascendente, dal Dio del medio Oriente, e suona lira e arco, a veder la consunstanzia, Ermete si volge, da fisica e matematica, a contemplazione Dei, e in Duomo Siena e Barga, è ritratta la sua scuola, sul mosaico pavimento. Mercurio Trimegisto, contemporaneo di Mosè, anni dopo Cristo, gira Mediterraneo, su orme pellegrini, fenici egizi e ottomani, tra commerci grano e farro, olio oliva e vino, spezie balsami e profumi, nasce raccolta di suoi scritti, detta Corpus Hermeticum, filosofia perenne, sincretica saggezza, come la Tavola Smeraldo, esercizi sacri cristiani, di parola e scrittura. Lui messaggero alato, portatore del Logos, Verità disvelata, da ibis-babbuino, a mezzo radice santa, intermediaria cielo e terra, tra divino e umano mondo, psicopompo dei defunti. Libri influenzano filosofi, e i Padri della Chiesa, da Tertulliano a Lattanzio, Clemente Alessandrino e San Paolo, da Origene a Sant’Agostino, che lodavano ermetismo, contemporaneo di Mosè, nel romano bizantino. Ermete in due persone, vissute prima e dopo il diluvio, a cavallo di tre terre: megistou kai megistou, theou megalou Hermou, il grandissimo sapiente, che fonda scuola ad Herren, un centro sincretismo, |TEMPIO rinasce dalla pietra, che i costruttori hanno scartata, diventa pietra angolare, di alchimia interna dell'anima, lui Thoth nato da Maat, narra questa storia: un giorno Ermete riflette, sugli esseri e su Dio, suo pensiero allora eleva, sue tutte sensazioni, assopite come in sonno, per sazietà lussuria o stanchezza, gli apparve innazi grande psiche, che lo chiama per nome: son Pimandro psiche eterna, leggo cosa vuoi udire, raccogli dunque in tuo pensiero, tutto quel che vuoi sapere, io ti farò scuola, scrivi tutto ai discendenti, parola santa mi mostrava, terra e acqua mescolate, mosse da verbo spirituale, che si udiva tutta intorno. Pimandro mi chiese: capisci la visione? questa luce sono io, il tuo Dio intelligenza, che precede natura umida, uscita dalle tenebre, sono il Verbo luminoso, che emana da Intelligenza, figlio e figlia di Dio, Kore vergine luminosa, vedi e intendi il Verbo, che è parola di Dio, intelligenza unita a vita, la Vergine del Cosmo. |Kore Kosmou fu trascritta, dal discepolo Stobeo, che alla corte bizantina, narra il mito di creazione, e il destino delle anime, che madre Iside trasmise, a Horus figlio suo. Altri discepoli presenti, Thoth Ptah e Imhotep, Egitto felice al centro mondo, è mito giunto fin Firenze, durante il Rinascimento: Leonardo di Pistoia, fu il monaco incaricato, da Cosimo de Medici, di recarsi in Macedonia, a reperire manoscritti, copie di corpus hermeticum, dal bizantino Michele Psello, al fine di intarsiare, da Giovanni di Stefano, un mosaico marmoreo, nel pavimento Duomo Siena: avanti al portale centrale, Trismegisto è l'inizio, di conoscenza terrena, come Dante con Virgilio, con un libro simboleggia, Oriente ed Occidente, parole di creazion del mondo. Marsilio Ficino, della corte medicea, fonda poi l'Accademia, platonica fiorentina, finanziato a tradurre, in latino quelle opere, col nome di Poimandres, il simposio di Ermete, più di ogni altro filosofo. Ficino bene scrisse, che Ermete è primo anello, di una catena sapienziale, attraverso cui il verbo divino, giunse ai filosofi gregoriani, egizi e persiani, orientali in genere, da radici primi cristiani. Ermetismo nascimentale, svegliò interesse alla magia, alchimia e astrologia, influenzando prima e dopo, Pico della Mirandola, Giordano Bruno e Campanella, fin le società segrete, dei Dervisci e Rosacroce, massoneria e copte scuole: Sara moglie di Abramo, uscì dalla sua tenda, e la luce di una pietra, di smeraldo fermò suoi passi, detta Tavola Smeraldina, latina Tabula Smaragdina, ebbe incise le parole: è verissimo che, senza errore e menzogna, ciò che è in basso è come in alto, e ciò che è in alto è come in basso, poichè tutte le cose, son sempre state e venute, per mediazione dell'Uno, Sole è padre e Luna è madre, Eterno istante è una goccia, che concentra ogni universo, da esso emana Beatrice, raggio di luce dentro acqua, fonde e produce un fiume, da cui nasce cielo e terra; 12 tavole fissate insieme, con cerchi di oro, per resistere al tempo, la saggezza degli antichi: Io Thot atlantideo, Signore dei Misteri, detentore degli archivi, Re mago vivente, generazione dopo generazione, passo le Camere di Amenti, ho raccolto ai discendenti, la saggezza degli antichi, e l'ho posta dentro l'arca, portata in Alessandria, dagli arabi fenici, tris-megisto tre volte saggio, tre filosofie in una, in libro segreti di natura, son mistero cattedrali, del maestro Fulcanelli, che cerca dentro Giza, lapis anima alchimia. libro_asclepio_ermete-trismegisto.m4a
lume178-Si racconta che al centro del grande bosco, cresca un Albero immenso, le cui radici abbracciano la terra e le cui fronde sfiorano il cielo. Accanto al suo tronco sgorga l'Infopozzo, una sorgente che non disseta solo il corpo, ma risveglia memoria, immaginazione e sapienza. Un viandante giunse un giorno dal vecchio custode, e gli chiese quale fosse il segreto dell'Albero. In risposta, il custode raccolse una foglia e gliela pose tra le mani. Il viandante osservò le sue venature: sembravano fiumi, sentieri, costellazioni, animali, piante, città, volti, miti e strumenti. Più la contemplava, più comprendeva che quella piccola foglia custodiva l'immagine di tutto. Ogni foglia è un Lume, disse il custode, e ogni Lume racconta la storia di una pianta, di un animale, di una persona, di un luogo, di un mestiere, di un mito o di una scoperta, ma nessun Lume vive da solo: ciascuno riflette tutti gli altri, come una goccia d'acqua riflette il cielo. Se impari davvero a comprenderne uno, inizi a riconoscere il linguaggio di tutti gli altri. Il custode indicò allora le quattro grandi linfe dell'albero che salivano dalle radici: la Verde nutriva il corpo e la natura; la Gialla alimentava l'ingegno e l'arte del fare; la Blu apriva la coscienza all'armonia; la Rossa e Bianca facevano fiorire l'amore, la gratitudine e la comunità. Il viandante comprese che conoscere non significa accumulare informazioni, ma imparare a vedere le relazioni che uniscono ogni cosa. Da quel giorno tornò spesso all'Infopozzo, e ogni volta sceglieva una foglia diversa e scopriva nuove storie. Pian piano imparò, che anche ogni persona è un Lume, una piccola foglia capace di custodire il riflesso della foresta intera. E quando molte foglie condividono la loro luce, il bosco diventa un'unica memoria vivente. Il viandante comprese che, conoscere non significa possedere il mondo, ma riconoscere che il mondo è già racchiuso, in piccola parte, dentro ogni essere vivente, poichè anche lui era una di quelle foglie! chiamata a riflettere la luce dell'intero Albero del mondo.|Disumba ande mokoko, adengano mapoma na manze na esuba ea ngambo

244:sogni44-lume244-CICLI si formano quando la forma domina sull'energia. Un ciclo appare quando ciò che sembrava concluso torna a chiedere di essere compreso. La storia può ripetersi, ma raramente torna identica: cambia nomi, luoghi e protagonisti, conservando talvolta la stessa struttura profonda. Le cattedrali sono memoria di questa trasformazione: pietre costruite su altre pietre, simboli antichi accolti in forme nuove, culti e linguaggi che attraversano epoche diverse. Tucidide osserva i ricorsi della storia; Fomenko ha messo in discussione la cronologia tradizionale, ipotizzando sovrapposizioni e duplicazioni di epoche e chiedendoci: quanto è davvero lineare il passato che ci hanno insegnato? Anche i Rasna e la memoria etrusca possono affiorare come un frammento di questo grande ritorno: una civiltà, un simbolo, un rito o un'architettura possono sopravvivere cambiando nome e significato. La carta invita a riconoscere il ciclo senza pretendere di dominarlo. Ruote che scendono, lune che crescono e calano, giostre che ripetono il giro, orologi che segnano il tempo: tutto ricorda che opporsi al movimento non lo arresta. Il ciclo chiede di essere attraversato: dal ciclo mestruale segnato sul Calendario, all'ubriaco che ha perso i sensi ancora una volta, tutto ciò che facciamo è una ripetizione dell'infanzia: sfrutta gli avvenimenti del presente per redimere il tuo passato; chiediti che cosa sta tornando, non solo che cosa è già successo; la natura della vita dipende dal completare i cicli creati dalla forma. Quale ciclo della tua vita sta ripartendo? Barbanera dice: Dicembre piglia e non rende, avaro e scroccone si intendono benone.| riassunto di Saturno il Khan. Pier della Francesca celebra Saturnalia, riti d'origine remota, tra arte, obelischi e giuochi sacri che fondano civiltà. Saturno, dio e khan, guida il ciclo del tempo, rovescia poteri, rinnova il mondo con i dadi del destino. Esule da Zeus, giunge nel Lazio, fondando agricoltura e pace sotto Giano. Atena pianta Ulivo, segno di eterno patto che vince Poseidone e nutre le nazioni. L'olio diventa commercio, rito e sacramento, dalle sponde greche fino alle Americhe lontane. Saturno dorme ma insegna tolleranza tra i popoli erranti e i culti di Oriente e Occidente. Yeshu e Dioniso condividono il mistero, morte e rinascita del Verbo incarnato. Paolo difende la fede libera dai vincoli mosaici, la Chiesa si fa universale, katholiké e inclusiva. Dmitrij Donskoi e Sergio di Radonez uniscono croce e polvere da sparo: nasce l'Impero cristiano. Le orde pagane si disperdono tra Asia e Occidente, lasciando templi e miti, memoria di un solo linguaggio divino.# Pier della Francesca, dipinge Saturnalia, esalta costruzione, di Osiride colonna, pilastro obelisco, re incoronazione, canzoni scurrili, con gare di rima, rituali acrobazie, fachir pirobazie. |Proceno-Cinghiale, Fauno chiamato, nella città dei khan, fonda sua stirpe, Gauri moglie Siva, vuol riti primavera, feste di Diwali, accende lumicino, in case di adivasi, e indigeni vari. Clan di primi slavi, fan feste e sacrifici, di pesci e selvaggina, per avi ricordare, partecipare al rito, costruisce società, gruppi commensali, accrebbero sub-caste, al posto di tribù, a Roma piano emerge, nuova classe mista, sparisce distinzione, di razze e religioni, cresce astratta idea, di nazione yuda, divisa in caste varie, diverse occupazioni. Saturno a Roma è khan, che allenta le fasce, segna passaggio, tra dinastie a solstizio, avvia carnevale, che ordine sospende, rovescia le usanze, ai schiavi fa doni, ai re condoglianze, suo scettro bastone, gioca alle sorti, riordina il cosmo, scombina i consorti. Microbio narra, nel Saturday giorno, al tempio Saturno, a piè Campidoglio, statua è slegata, da lacci continui, scatena gli effetti, benèfici e ambigui, di inizio del tempo, avvento rinnovo, euforia e penitenze, sconvolge coscienze. Saturno ha le chiavi, del Cosmico Gioco, rilancia suoi dadi, poi oracola al fuoco, signor della tombola, giustizia e misure, con scacchi ed azzardo, ci da le visure, del nuovo anno. |Saturno khan dei khan, risiede estivo in Creta, un giorno fu esiliato, da Zeus guerriero clan, venne spodestato, divenne pellegrino, anziano saggio vaga, girando le paludi, per valli mari e monti, sfugge folgore di Zeus, in incognito ospitato, nel Lazio infin ripara, presso i popoli Lepini, re Giano e moglie Camene, riconoscenti al khan, lo vanno ad ospitar, nel Lazio governato. Giano lo protegge, dal fascio raggio Zeus, poichè controlla vie, frequenze cielo e terra, Saturno rassicurato, inizia a insegnare, civilizza gli abitanti, che vivon Nettuno, aizzano mare a divorare, le pianure coltivate, generare diluvio fango, che divora le città, lascian palazzi e paludi, infestate da malaria, sul luogo prime coltivazioni. Cenere tutto copre, e pioggia porta a terra, reca fango e palude, infestata da malaria, solo albero Ulivo, giunto da Iperborea, con Ercole in Italia, come chiesto da Atena, che sfida Nettuno, per possesso di Attica. Giove interviene, e decide la gara, chi umani aiuta meglio, sarà il padrone luogo. Poseidone col tridente, sgorga sorgente acqua salata, che genera laguna, e commercio via mare. Atena pianta Ulivo, che resiste a intemperie, scatenato da Nettuno, e risorge dopo incendi, sua presenza secolare, reca olive e olio sacro, crisma che unge neonati, malati e sacerdoti, cresime ed anziani, nella ultima unzione. Zeus decreta Atena, vincitrice della gara, e attorno sua pianta, nasce città di Atene, mentre olio di oliva, divien base dei commerci, dei fenici veneziani, in tutta magna Grecia, che diffondono la pianta, fino Americhe ed Australia: dove resiste ulivo, regge umana Civiltà, con commerci e città, e rituali agro religiosi, così espiantare ulivi è punito severamente, fino a recenti guerre. Atena doppia Xristos, e Maria sua madre, afferma culto apostoli, dopo evento Pentecoste, in bibbia resta eco, Genesi alleanza, tra gli umani e Dio, olivo della pace, ramoscello di Colomba, indica fine diluvio. |Saturno addormentato, attende risveglio, agli snodi del tempo, nel cristiano segno, dai fuochi di Ascensione, a incontri in Occitania, insegna tolleranza, religiosa ed economica, a yudei esiliati, da Egitto guidati. Saturno delle indie, è Musa Ibn Nusair, porta Tavole a Toledo, preserva primo tempio, di Salomon Sophia, e serba in Etiopia, arca di Giovanni: nel |mito-di-Toledo, Yeshu entra al tempio, dove sta una pietra, incisa a divin nomi, due Leoni bronzo, seguono i fedeli, ruggiscono in uscita, sorvegliano fedeli. Yeshu trascrive, dentro sua coscia, tagliata ricucita, astuzia contro forza, uscito i due leoni, ruggirono e lui scorda, ma giunto a casa apre, ferita e si ricorda. Ieshu taglia coscia, senza aver dolore, trae segreto nome, scritto sulla pelle, greco mito Zeus, partorisce stessa cosa, Atena dalla testa, e Dioniso da coscia. Dioniso due volte, muore e rinasce, è Cristo sovrano, dio di Nicea, di primi cristiani, poi divisi in sette, culti e correnti, pianeti differenti, di tredici tribù, in seguito riunite, tranne intransigenti, da dodici apostole, in chiesa di Cristo, il giorno Pentecoste. |Chiesa moderna, come apostolica iniziale, ha problema giudaizzante, prima eresia cristiana: cristiani tentan vincolare, altri cristiani gentili, alla mosaica legge. Atti di Apostoli, capitolo 15, narra di ebrei convertiti, che critican Gentili, invitandoli a fare, iniziazione loro culto, circoncisione primo passo, poi altre feste, trombe ed espiazione, tabernacoli e hanukkah, Pasqua e Pentecoste. Circoncisione cerimonia, causò la controversia, in chiesa apostolica, a Consiglio Gerusalemme, i giudaizzanti dicevano, che i cristiani gentili, si salveran se circoncisi. |Paolo-e-Barnaba rispondono: voi ebrei convertiti, del partito Pharisei, ascoltate Pietro apostolo, lui predica ai Gentili, e li porta nella Ecclesia, come colleghi cristiani, senza oneri mosaici, nella lettera ai cristiani, è presa decisione, i giudaizer siano privi, di autorità su Chiesa, apostolica di Yoros, e voi cari gentili, potete ignorarli, salvaguardate i bimbi, astenete da sacrifici, atti immorali e idolatria. Paul nelle sue lettere, affronta più volte, la eresia giudaizzante, figlia dei royal: ai cristiani è vietato, ingabbiare altri cristiani, apostolica Chiesa, rispetta ogni cultura, dei gentili o dei giudei, è fede universale, Katholikos adatta, a ogni razza etnia. Ignazio di |Antiochia, segue Apostolo Giovanni, nella lettera ai Smireni, usa verbo inculturazio, processo assorbimento, nel cristianesimo apostolico, riconosce e benedice, tutte culture dei Gentili, mondate da immorali, usanze disumane, senza impor precetti, di una cultura dominante, come invece fanno, Pharisei e Islam. Cristianesimo assorbe, una cultura e la battezza, così nacque Russia, Europa e Tartaria, Americhe e sub-Sahara, estremo oriente Australasia, medioriente e nordAfrica, poi presa da Islam. Cristianesimo preserva, culture in rete Christendom, segue supersessione, nuova alleanza in Cristo, dottrina aperta a chiunque, senza adottar legge Mosè, che Andronico Cristo, ha soddisfatto sulla croce, concludendo parabola, del cristianesimo settario, dei farisei royal, lui è Parola divina, Messia per nascita, iniziatore e finitore, di legge del passato, compie e sigilla su di sè, così che noi cristiani, abbiam fiducia in Cristo, intermediario al Padre. Paolo ricorda, proibito ai credenti ebrei, giudicare altri cristiani, i ver yudei cristiani, tengon riti mosaici, nelle proprie famiglie, come ascendenza culturale. Giudaizzanti moderni, ritentano eresia, cercando impor precetti, di vecchia Alleanza, ancor cercano convincere, altri cristiani al vecchia patto, così ogni gruppo loro, tiene agenda loggia, adorar sabato o Hanukkah, invece di Natale o Pasqua, maldicendo tali feste, di domenica o dei Morti, con teorie cospirative, che minano i cristiani, declassati a pagani. Editto Costantino, dopo epica battaglia, vieta sacrifici umani, cessa re transumano, sua città protegge, i bimbi salvati, Cristianesimo Apostolico, divien culto di Stato, con transustanziazione, di vino daime e farro, da fede trasmutato, in nuova eucarestia. |Kulikovo battaglia, origine di Mosca, kulishki grande campo, senza costruzioni, Dmitriy Donskoi inizia fortificare, e da |Sergio-Radonez, riceve benedizione. San Sergio nel west, Bartolomeo schwarz, inventa il cannone, dentro al monastero, apolistico cristiano, Demetrio benedisse, diede arma segreta, schema della croce: usa al posto di elmo, contro i khan ribelli, vittoria del santo, in Europa reca mito, nel classico Tucidide, cannone riferito, pure Marco Polo, narra guerra grande, tra Nayam Mamai, e principe Demetrio. Mamai tradì sovrano, da anni vuole guerra, autoproclama khan, estate 380, attende re lituano, raduna enorme esercito, infine catturato, in campo decapitato. Demetrio sesto khan, discende da sanGeorgio, Ivan khan califfo, terzo è Simeone, quarto Ivan il rosso, quinto Dmitry Suzdal, sesto è Donskoi. In seguito lui fonda, Roma-Costantinopoli, Konstantin Veliki, a fine del trecento, per 80 anni dura, casato Paleologi, teatri e ippodromo, Colosseo rodeo, obelisco Costantino, ricorda fede universale, costruita su eclettismo, come Santodaime. Battaglia in Kulikovo, presso odierna Mosca, anno i.380 circa, scontro epico in ricordo, nel mito si trasfuse, leggende in ogni dove, due gruppi opposizione, in seno al culto imperio: guida khan Donskoi, cioè Costantino il Grande, cristianesimo apostolico, erede di Andronico, contro i velets conservatori, di cristianesimo ancestral Royal, guidati da khan Mamaji, in un epica battaglia, tra dei fedeli al Xristos, e al suo decreto imperio, contro asura deva, o giganti Velets, che stemma di Milano, biscione ancor ricorda, allusione al loro rito, primario di potere, dichiarato poi pagano, da editto Costantino, a fine di battaglia, vinta da Donskoi, con aiuto polver sparo, fatta in monasteri, diretti da San Sergio, detto di Radonez. Khan Donskoi divieta, soggiorno in terre imperio, cioè Gran Tartaria, alle tribù Volots, renitenti a convertirsi, ai valori apostolari, rinunciare ai sacrifici, così ordine San Michele, e altri monaci/guerrieri, presidiano i confini, e i Leviti sacerdoti, proteggono i bambini. I capi renitenti, in asilo in terre indiane, tibetane e Indocinesi, e isole indonesiane, memoria manufatti, edifici impressionanti, Anghor Vat o Burubur, o le samoane imprese. Col tempo mutan scopi, nei due partiti in testa, fan sintesi ideali, frammisti o radicali, ecco alcune orde, in fuga o migrazione, raggiunsero la Cina, e fondan manciù Qing, canato del Chitai, e canato Chiagatai, poi orda Samaria, nell'isola di Iesu, avvia shogun Samurai, fino al i.860, quando le navi nere, dell'ammiraglio Perry, al servizio dei banchieri, avviano guerra civile, e nasce altro |Giappone, mentre il Ciagatai, dai romanov annesso, o i sultanati indiani, arabi e persiani, e il canato Mamelucchi, dagli anglo divorati. Velets superstiti, si incontrarono/scontrarono, pur secoli prima, con orde di Maometto, alla nascita Ottomania, anno Iesu 453, Maometto profeta, durante la crociata, guida guerrier sufi, fino mezza Europa, guida cavalieri, di ordine templare, gnosti ed ermetismo, xristo-musulmane: amici del leone, di Nicea e di Nubia, erigono + guglie, Tartaria architettura, cattedre al Signore, centrali di energia, possente medicina, di sonor frequenze, in toroidi rosoni, rito di cavalieri, di orda poderosa. storiaNC_rusroma-stirpe-giga-jesu-kulilovo.m4a
lume244-La storia non procede sempre come una linea: spesso sembra tornare, ripetere forme, riaprire domande che credevamo chiuse. Le cattedrali, le città, gli imperi e i simboli possono diventare tracce di cicli più lunghi della memoria individuale. Tucidide racconta la storia come conflitto e ricorrenza; Fomenko, matematico russo, ha proposto con la sua Nuova Cronologia una rilettura radicale delle cronologie tradizionali, sostenendo che alcune epoche considerate separate siano duplicazioni o sovrapposizioni. La sua ricostruzione solleva la domanda: quanto della nostra immagine del passato dipende dal modo in cui abbiamo ordinato i suoi eventi? Nel lume, Kulikovo e le cattedrali diventano immagini di una storia che ricomincia sotto forme nuove. Dmitrij Donskoi, Sergio di Radonez, Costantinopoli, Mosca e le grandi architetture cristiane appartengono a una memoria nella quale, guerra, fede, potere e costruzione si intrecciano. Le cattedrali sono depositi di simboli, tecniche, rituali e conoscenze che attraversano generazioni; anche il passato dei Rasna (Etruschi), dei Bulgari e degli slavi in genere, può esser letto come una memoria stratificata, nella quale nomi, culti e forme artistiche riemergono trasformati. Ciò che una civiltà chiama nuovo, può essere una forma diversa di qualcosa che era già comparso. Raseno invita a comprendere la natura dei cicli narrativi della Storia, dove lo stesso evento può essere descitto in narrazioni diverse ma, come nella musica e le stagioni,, il motivo ritorna nel tono di fondo, la primavera non è mai la stessa primavera. Forse anche la nostra vita procede così, alcune situazioni tornano finché non comprendiamo ciò che chiedono; altre si ripresentano perché siamo cambiati e possiamo finalmente viverle in modo diverso. La ruota torna a passare da un punto, ma noi non siamo più quelli di prima. La domanda allora diventa: quale forma della storia sta tornando davanti ai nostri occhi? E se ciò che riconosci come passato fosse già all'inizio di qualcosa che sta per cominciare? Interroga i tuoi sogni o gli oracoli a tua disposizione, per conoscere a quali trasformazioni sei pronto.

353:tarot15.XV -lume353 |Le-DIABLE: Riconosci e libera te stesso dalle catene, eccessi umani, illusione bugia, manipolazione, attaccamento o dipendenza, materia corpo animalità o sessualità, ego tirannico, sadico, politica, mancanza libertà, tristezza, trappola truffa, irritazione, |ribellione. Il Diavolo è la carta del magnetismo, erotismo, del piacere inebriante che concupisce corpo mente e anima, appare un essere ermafrodito, cornuto e con ali di pipistrello, seni femminili e genitali maschili, gambe caprine e zoccoli da fauno (dio Pan), sta in cima a un piccolo ceppo a cui sono legati due diavoletti tentatori: satiri e ninfe con zoccoli e ghigno, forze di natura. Oltre a magnetismo e passione sfrenata, capace di creare dipendenza e rovina, è anche la carta del genio, colui che, raggiunta l'innocenza naturale del |bambino (nityananda), può volare oltre il bene e il male. La sfida è a non immedesimarsi del tutto con le maschere che lo spirito ama provare, per essere ogni forma di vita che desidera conoscere. FAUL: acque termali del |Bullicame, presso cui sostò |Dante nel suo viaggio a Roma, e che volle ricordare nel canto XII dell'inferno: Il centauro si affisse, sopra uno fino in gola, parea che da Bulicame uscisse, mostrando un ombra solitaria, era Guido di Monteforte che aveva ucciso il principe d'Inghilterra, cioè Enrico di Cornovaglia, nella chiesa viterbese di San Silvestro. BOSCH: Crudeltà, anche se il male trae gioia dal male, l'uomo non è fatto per quella gioia. AFRO: Anansi il beffardo in West Africa, fascino giochi di prestigio e inganno. |Logunedè ermafrodito, san Lorenzo. BOCCACCIO: turbamento e |sensualità estrema, contro la noia e ripetitività, batti strade nuove o |kamasutra cinese, dal dolore si può passare al piacere. CINA 51: |Turbamento/Tuono, Cina 38: Il-Contrasto, o Cina 60: La Limitazione. Se |preghiera-cura, vecchio |piton non fà paura| Fumaria officinale, Papaveracee, è pianta che veniva usata dai pompieri per purificare i polmoni dal fumo. Le sue virtù stimolano la secrezione biliare, migliorano la vista e favoriscono la longevità. È un potente depurativo, contenente alcaloidi come la berberina e il protopino, ed è conosciuta per le sue proprietà diuretiche, lassative, toniche e antispasmo. La pianta, che fiorisce il 3 marzo, è benefica in basse dosi per stimolare la circolazione e la respirazione, mentre in dosi elevate può avere effetti sedativi. La sua azione rilassa i muscoli e abbassa la pressione sanguigna. Semperviva è una pianta succulenta della famiglia Crassulaceae, nota per la sua capacità di sopravvivere in ambienti estremi come terreni rocciosi e freddi. Cresce in forma di rosetta e immagazzina acqua, il che le permette di resistere anche al gelo invernale. Questa pianta è conosciuta per le sue proprietà curative, in particolare per trattare calli, scottature, morsi e dermatosi. I suoi fiori, che variano dal rosso-giallo al rosa, sono ermafroditi e la pianta fiorisce e poi muore, lasciando nuovi germogli. Semperviva è usata per le sue proprietà antispasmodiche e viene impiegata a trattare diverse affezioni cutanee.# |FUMARIA officinale, famil papaveracee, francese Fumeterre, oppure Fumo-sterno, usata dai pompieri, a cacciar fumo dai polmoni, a mezzo di tisana, antica soluzione. In giro nel mondo, suo fiore stimolante, di secrezion biliare, protettor di vista, diventa centenari. 3 Marzo è suo giorno, zuppa teneri getti, sapor fumo amarognolo, basse dosi stimola, respiro circolazio, mentre alte dosi, deprime i due sistemi, usa in parsimonia. Fumaria tien tannino, contiene alcaloidi, berberina e protopino, è depurativo primo, suo acido fumarico, è diureti detergente, tonica e lassativa, ipotensiva potassa, rilassa muscolatura, e prolunga la vita. |SEMPREVIVE crassulace, perenni succulente, roccia reggon freddo, duplica rosette, su umido suolo, radica in pochi giorni, foglie poni a tagli, scottatur punture morsi, dermatosi screpolate, cura calli emorroidi. Erba-da-calli, edibile antispasmi, tannino aci formico, cresce su muri tetti, sopravvive gelo inverno, da Marocco Armenia, ad Alpi e Carpazi, Balcan Caucaso turca, in grosse sue foglie, acqua immagazzina, a vivere su rocce; antenati tropicali, jovibarba macronesia, Madera fin Canarie. Semperviva ha foglie, anche in inverno, sopravvive lunghi mesi, anche sotto neve, van fiocchi neve, grazie a forma rosetta, disporsi a forma igloo, cosi non congela; vive aridi climi, terreni rocciosi, radici in anfratti, trova nutrimenti, fà fiori ermafroditi, iniziano i maschili, fiori rosso-gialli, rosa o bian stelline: erba fiorisce e muore, + germogli lascia, su tetti e muri cinta, detta tectorum, da fulmini protegge, su calli e |scottature, radici senza fretta, se vive alle gelate, mangia sua rosetta. 
lume353-Fumaria in Rosso corpo, attraversa fumo e desiderio, Fumaria purga i polmoni, dal veleno invisibile, scioglie spasmi del fegato, ma in alte dosi stordisce. Sempreviva trattiene acqua, e si chiude a forma di difesa, mentre il Diavolo lega, il corpo e il desiderio, in un nodo erotico e animale, dove piacere e dipendenza, coincidon con la cura, che può diventar catena. Fumaria cresce ai margini, e nei terreni disturbati, muta scarto in medicina, mentre la Sempreviva, vive su roccia e tetti, immagazzinando resistenza, e il Diavolo è natura, che non si lascia coltivare, seduce o domina e invade. |Fumaria-infiorescenze, Verde famiglia dei |papaveri, rimedio topico su pelle, congiuntiviti e tumori, buon potenziale sedativo, suo decotto in acqua e aceto, basta 1 sol cucchiaio, a indebolir pareti celle, sobbollire con coperchio, fino a 1 ora a saturare, aggiungi acqua se serve, filtra e scarta solidi. Gialla conoscenza nasce, da depurazione e soglia, Fumaria in farmacia, in Soluzione |Schoum, 4 cucchiai al giorno, contro spasmi dolore, di vie urinarie e biliari, vero medicinale, nel |Rheum depurativo, a 12 erbe miscelate: fumaria e cardomariano, tarassaco carciofo, rabarbaro e achillea, sambuco e betulla, 1 misurino giorno e sera, per 2 settimane, |Fegato depura, linfa poi drena, aiuta digestione, il segreto della cura, |depurativa Rheum, in erboristeria. Fumaria a piccin dosi, apre il fegato e la vista, mentre l'eccesso di tintura, confonde e dò diarrea, con tremori e convulsioni. Sempreviva insegna il limite, tra gelo e permanenza, mentre il Diavolo è il sapere, della soglia proibita, dove l'energia istintiva, diventa coscienza o prigionia. Blu respiro di Fumaria, espelle il fumo interno, e ridà circolo al qi, mentre Sempreviva, è respirazione lenta della roccia, che trattiene vita e acqua, come il Diavolo magnetismo, che unisce e lega il qi vitale, mentre sale o precipita.



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