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agrimonia Eupatoria, amarezza che cura il fegato (176) 76-Agrimonia Eupat lingua italico | foto erbefiori | audiolibro | flora_agrimonia_pardini.mp4 | | flora_margheritina-bellis_arnica.mp4 |musica ngonde2023.m4a
176:lume176-Agrimonia Eupatoria è una pianta perenne dei luoghi aperti e soleggiati, con piccolo rizoma, fusto eretto, foglie dentate e frutti con uncini che si attaccano al pelame degli animali. Contiene tannini e sostanze amare che nella tradizione erboristica la resero pianta del fegato e della digestione. Le sommità fiorite, raccolte dall'inizio dell'estate fino all'autunno, venivano essiccate al buio e usate in infusi popolari,
per favorire la cicatrizzazione, lenire infiammazioni e congiuntive, allergie e nevralgie, artriti e pruriti, oltre a riequilibrare la bile del fegato. Infuso tradizionale di Agrimonia: un cucchiaino circa di sommità fiorite essiccate in una tazza d'acqua calda, lasciato in infusione 5-10 minuti. Il sapore amarognolo ricorda che la cura non sempre nasce dal dolce: talvolta ciò che è difficile da accogliere ristabilisce equilibrio. L'uso esterno poteva calmare le emorragie e il leucoma agli occhi, oppure in bocca e nei gargarismi calmava le tonsille, il naso e la gola, tanto da essere l'amica di attori e cantanti; poi ancora compresse e impacchi su eruzioni cutanee e lesioni della pelle, fino alle distorsione. Ildegarda di Bingen vedeva la salute come armonia della Viriditas, la forza verde che attraversa ogni essere vivente. Curare significava ristabilire il ritmo naturale fra nutrimento, stagioni, corpo, emozioni e spirito. Le piante non erano semplici rimedi, ma esseri con una propria vocazione dentro il grande equilibrio del creato. La caritas, l'amore vissuto concretamente, diventava il principio che restituisce vita alla Viriditas.| |AGRIMONIA Eupatoria, perenne zone aperte, secche e soleggiate, ha piccolo rizoma, fusto eretto e foglie, grigie a sega forma, infiorate gialle, frutti con uncini, afferrano pelame, erba amar tannino; acido salicilico, antisettica sfiamma, cicatrizza fino, tonica astringente, cime fiorite, lenisce congiuntive, anti-allergie, seda nevralgie, artriti e pruriti, ulcera colecisti, cura fegato bile. Cime e fiori cura, veleno di serpenti, colte inizi fior, giugno fin ottobre, essiccate al buio, stimola la bile, ne depura eccesso, catarro enterite; infuso fiori foglie, 1 comune tè, amarognolo leggero, 30 grammi fior, 3 tazze al giorno, contro emorragia, disturbi a urinarie, leucoma occhi e diabete; calma eruzioni, dermatiti e lesioni, sfiamma bocca tonsille, occhi naso gola, amica di attori, come il cortisone, compresse o decotto, x distorsione. |VERBENA su incolti, passa inosservata, rami filo ferro, piccin foglie fiorata, contrasta in ruminanti, calcoli renali, pianta vermifuga, amara agli animali; infuso fiori/foglie, epatiche coliche, analgesico antiemetico, gestisce anemie, confusa ad agrimonia, amara e digestiva, pulisce spleno-bile, e i calcoli sfida: vermifuga febbrifuga, drena e sfiamma, + impacchi esterni, 1 cucchiaio tazza, 2-3-volte al di, elimina insonnia, erba-turca amica, di scrittori donna. rusco-cura-vene-emorroidi.mp3
lume176-Emilia coglie cime di Agrimonia nei prati aperti e soleggiati. I piccoli fiori gialli disposti lungo lo stelo ricordano una lancia. Il suo sapore amaro è una medicina antica: ciò che sulla lingua appare difficile da accogliere, può diventare un aiuto per ritrovare equilibrio. Agrimonia Eupatoria conserva nel suo nome due memorie: quella del fegato e delle cure epatiche, e quella di Mitridate, re del Ponto a cui gli antichi attribuirono la ricerca di rimedi contro i veleni. Come il fegato trasforma ciò che il corpo non può trattenere, così Agrimonia insegna a trasformare l'amarezza della vita in forza vitale. Tra gli stessi incolti, Emilia riconosce anche la Verbena, pianta compagna dell'Agrimonia, più discreta e quasi invisibile, con rami sottili come fili di ferro, foglie piccine e piccoli fiori. Emilia racconta che, nella tradizione rurale, Agrimonia e Verbena venivano usate anche per aiutare gli animali, soprattutto quando la tradizione riconosceva nell'amaro della pianta una medicina naturale. Preparava infusi di fiori e foglie per le sue bestie e impacchi esterni, custodendo una sapienza tramandata tra prati, stalle e stagioni. Quando arrivano i ragazzi attratti dalle bestie partorienti, Emilia sorride e ricorda un proverbio di Barbanera: ragazzi e polli non si trovano mai satolli.