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🌀 Il Tocco del Silenzio – Libertages story 🌀

SCENA 1 — Il Primo Therabuti: Sai Baba e l'Origine

Visual: 01-12. Libertages è un poema in continua trasformazione, che dal 2008 al 2025 evolve da mito epico a grande enciclopedia spirituale e comunitaria. Le edizioni presentano indici ampi dei canti/personaggi e cambiano struttura nel tempo: ad esempio l'edizione 2018 si presenta come '101 lezioni dal Terabuti', mentre la 2020 come '46 lezioni dal Terabuti', segno di riorganizzazioni editoriali e tematiche. L'impianto resta corale (più voci/maestri) e itinerante (Africa, Americhe, Asia, Mediterraneo), con il poeta-narratore che fa da filo conduttore, e attorno al quale ruotano 12 Personaggi principali e ricorrenti, con sintesi delle gesta, temi e miti associati a ognuno di loro, oltre a mistici e santi interreligiosi. Il filo conduttore è la fondazione del Tempio Terabuti, luogo reale e simbolico dove si intrecciano: Miti indigeni (Kariri, Wirarìka, Babongo, ecc.), Divinità e figure archetipiche (Dioniso, Inanna, Orixás, Gesù-Fauno, Sai Baba di Shirdi, Encantados), Pratiche agricole e rituali (orto, permacultura, erbe sacre, trance, danze); Vita comunitaria e autobiografia (Seba, la sua famiglia, amici e compagni di viaggio). Tema centrale è la sopravvivenza e la rinascita culturale attraverso poesia, natura, medicina e spiritualità universale. Cuore del poema enciclopedico è Libertages, in quartine, che intreccia viaggio iniziatico, etnobotanica, pratiche di cura tradizionali, mitologia e agro-sussistenza.

Audio: Flauto indiano, silenzio sacro, eco lontano di un canto sanscrito: Nel tempo prima del tempo, arrivò un uomo senza patria, non portava spada né bandiera, ma silenzio tra le mani: Sai Baba di Shirdi

Animazione: Sai Baba e Gandhi arrivano in barca su una spiaggia tirrenica. Camminano scalzi nei boschi della Tuscia. Raggiungono il canyon del Biedano. Sai Baba danza sotto un albero secolare. Una luce dorata si sprigiona dai suoi piedi, con moti circolari, dissolvenze tra pietre e pelle. Scena 1 è un canto/preghiera di apertura della leggenda di Seba, un invito al viaggio iniziatico e alla trasformazione, come nel mezzo del cammin di Dante.

Performance: Seba voce narrante,lenta e profonda. Gesto delle mani in rotazione a spirale: SEBA continua fuori campo): nella Tuscia si fermò per danzare, danzò col cielo e col dolore, e dove il piede si posò, nacque un seme: il Therabuti. Pamela danzando lentamente dice: ogni gesto ha radici, il mio corpo ricorda ciò che la terra non dimentica. Raseno osserva e tocca una spirale con dodici punti disegnata su un sasso presso la vigna e la capanna abbandonata, e mentre i Pellegrini si fanno attorno, dice: questa è una memoria che non dorme, è stata lasciata per chi sa leggere il silenzio. Ciascuno dei presenti, a piedi scalzi e con le mani posate a terra, sussurra: Io sono nel suolo, il suolo è in me, ogni paura e letame, ogni fine e seme, tutto tace. Non inizia il viaggio con il passo, ma col peso donato al suolo basso, nel tallone sta il principio, nell’ascolto la radice, e la Terra sotto noi, tutto accoglie, tutto dice. Seba parla mentre chiude il libro: E così, il primo tocco fu fatto, il resto attese un secolo per germogliare.

SCENA 2 — Il Ritrovamento: Raseno e Kinaciau

Visual: 13-24. Canyon del Biedano, anni 2000, Raseno, professore/storico, rifondatore del tempio Terabuti, ponte fra cultura accademica e spiritualità: protagonisti i canti su idroterapia e febbri/malaria (Maremma), con taglio pratico-medico e antropologico che arriva fino agli sciamani del muchamor della Siberia. Racconta febbri malariche e rimedi idroterapici in Maremma. La sua voce riporta la medicina scientifica e naturalistica accanto alla ritualità. Nei suoi canti si intreccia il mito delle acque sacre e del rinnovamento.

Audio: Frequenze theta (4–7 Hz) di stati visionari e sogno vigile, flauto etrusco modale, echi danteschi, tamburo basso, vento tra i rovi, suono del vino versato.

Animazione: Camminata lenta, Raseno si inginocchia, tocca il terreno e una vibrazione lo attraversa. Kinaciau tocca la pietra e indica una spirale con 12 punti, mappa simbolica del Tempio Therabuti che si accende e mostra un flashback in dissolvenza: il luogo cento anni prima, Sai Baba danza al centro della stessa spirale. I due tempi si sovrappongono, presente e passato si stringono in un unico gesto. Kinaciau sussurra: questo non è un rudere, è un battito antico, qui comincia il tempo nuovo.

Performance: Raseno, colui che ricorda per tutti, è filosofo e storico locale, ricercatore dei culti misterici di Eleusi, Samotracia, Sicilia, basati sul Kikeon; mentre versa Vino, miele, ruta e menta sulla pietra/spirale, vede apparire come in dissolvenza la Segale cornuta, fungo dei cereali, base del Kikeon eleusino, poi compare da lontano un altarino con la fiabesca Amanita Muscaria, il sacro Muchamor siberiano. Raseno e Kinaciau iniziano a ripulire le pietre, rimuovendo i rovi e la terra scoperta, poi accendono un piccolo fuoco nel cerchio delle pietre. Raseno depone un quarzo trasparente sul suolo, simbolo e canale silenzioso della terra, che ravviva la materia vivente mutandola in humus, recando memoria degli avi, dell'aldilà e dei miti. In quel momento i due vedono per un attimo la processione eleusina con la Dea che risale dalla terra e capiscono che ogni futuro Terabanzi vivrà la stessa nascita iniziatica. Raseno allora narra: Cercavamo il vuoto, e trovammo l'impronta, un cerchio di pietre, tra rovi e ghianda, là dove il silenzio è più rotondo, sentii che qualcuno parlava dal fondo. Voce finale di Seba: Così rinasceva il Therabuti, dal ventre silente del canyon perduto, non per fare rumore, ma per sentire, ciò che dormiva, pronto a salire.

SCENA 3 — Emilia, custode dei semi, reca i primi visitatori

Visual: 25-36. Emilia – custode dell'orto, maestra della vita agricola quotidiana, rappresenta la terra e la cura. Custode di erbe, alberi e funghi. Le sue storie narrano miti vegetali e pratiche curative. È il volto della terra madre del poema, garante della trasmissione dei saperi agresti.

Audio: Suono guida è un canto a tenore sardo + arpa in risonanza con frequenze di suoni di vento e uccelli lontani.

Animazione: Emilia è il grembo di Gaia, donna energica toscana, discendente di donne sarde, raccoglitrici, custodi del canto e della luna. Guida la fertilità della terra, conosce la Permacultura, la lavanda, la verbena, e i misteri delle foglie che sognano come la salvia dell'indovino.

Performance: Emilia lavora in un orto sinergico circolare, a piedi nudi, vestita di lino e con capelli sciolti al vento. Due figure le si avvicinano, Seba il narratore con zaino e quaderno, Pamela con bimbo in braccio e lo sguardo speranzoso. Emilia coglie una foglia e la pone sulla fronte della bambina di Pamela, poi sussurra un canto ancestrale: Cammino scalza ogni mattina, saluto terra, luna e vigna, Lì sotto dorme il nonno mio, Lì cresce il pane, il grano, il Dio. Chi tocca la foglia, sogna la madre, chi la mangia, diventa seme. Poi inizia una lenta nenia di canti gutturali sardi, e gli animali dell'orto le si avvicinano: api, rospi, bisce, e un gatto, mentre indica la pianta che cresce al centro del giardino, una Salvia silenziosa aperta al sole. Emilia parla a Seba: Qui pianto radici, terreno che nutre i semi e le storie, terra che parla e accoglie i passi, terra che conosce le nostre memorie. Emilia sparge semi, Seba osserva con attenzione e scrive. Pamela accarezza il bimbo e sorride. Seba narrante: La terra non è mai sola, in ogni granello un universo, in ogni pianta la voce antica, di chi ha camminato prima di noi. Pamela prende il cristallo di quarzo e lo poggia delicatamente su un altarino di radici intrecciate, poi con voce dolce: Dono questo cuore di luce, affinché la terra e noi, possiamo dialogare in silenzio. La scena si dissolve lentamente nel suono dell'acqua che scorre.

SCENA 4 — Seba il narratore-scriba

Visual: 37-48. Seba/Sebango – voce narrante e pellegrino, poeta e fondatore del progetto; testimone di esperienze comunitarie e rituali: attraversa continenti e tradizioni (Amazzonia, misteri di Demetra, aborigeni, ecc.), spesso al centro dei canti che aprono o legano i cicli. Le sue gesta sono i viaggi tra popoli e riti (Amazzonia, Mediterraneo, Africa, Asia). È il tramite che raccoglie miti diversi: trance kariri, misteri di Demetra, danze aborigene, culti afro-brasiliani. In lui si intrecciano autobiografia e missione poetica: fondare il Tempio Terabuti come sintesi universale.

Audio: Flauto di Pan + pulse cardiache a 72 bpm (frequenza del cuore calmo) + sottofondo di pioggia sul tufo.

Animazione: Seba, evangelista del Therabuti, come Omero, Dante o Quetzalcóatl, è un attore che si fa canale, memoria e canto. Accoglie le voci degli altri 11 e le trascrive in versi. Il suo dono è il vino, pianta sacra di Dioniso e Cristo, che ma apre alla veritas. Seba è ponte tra il visibile e l'inaudito, tra parola e gesto, tra i vivi e gli antenati. La voce di Seba è memoria della migrazione e della fatica: Dopo tempeste e traslochi, trovai radice nei fuochi, un pezzo di terra adottato, come figlio tornato baciato. Scrivo ciò che non ho visto, ma che ho ascoltato, sogno ciò che non è stato, ma che tornerà.

Performance: sequenza visiva: 1) Seba scrive su una pergamena. Le lettere diventano gocce d'uva che cadono in una coppa. 2) Beve, chiude gli occhi. Compaiono tutte le scene precedenti, sovrapposte in trasparenza. 3) In un sogno lucido, Seba si trasforma in un corvo parlante, poi scende come un falco e diventa un aratro d'oro, infine in una radice che danza nel cielo. 4) Ritorna uomo. Sorride e inizia a narrare il mondo.

SCENA 5 — Pamela e la danza della ferita

Visual: 49-60. Pamela – moglie di Seba, madre dei figli, partecipe dei canti di amore e sacrificio derivati dalla sua appartenenza alla cultura/lavoro della filanda e al morso della taranta. Iniziata ai passaggi sufi, lei è protagonista di passaggi iniziatici e tema del trapasso (nozze spirituali, visioni, specchio). I suoi racconti parlano di mercati, visioni e trasformazioni interiori. È la figura della soglia che collega la vita quotidiana con la morte/rigenerazione. Uno spiazzo di pietra chiara nel cuore del bosco. Tamburi pulsano sotto la luna. Donne velate danzano in cerchio, alcune piangono, altre ridono, alcune tremano. Al centro, Pamela si muove come una tarantata, occhi chiusi, corpo scosso. Pamela è donna mediterranea, compagna di Seba, madre, guaritrice, voce del bisogno e della rinascita. Porta dentro di sé il fuoco della taranta, della s'argia sarda, delle danze del Candomblé e delle processioni estatiche. Lavora con l'onda emotiva, nel corpo scosso, per guarire le ferite collettive. Danzatrice della Crisi dionisiaca e coribantica, di cui è l'eco nel cerchio sacro dei Terabanzi. Pamela incarna la guarigione attraverso la crisi, il corpo che urla ciò che la mente non sa dire. La sua via è quella della catarsi condivisa. Nella danza dell'8 dicembre, Pamela accende il ritmo del Tocco del Silenzio, è lei che scuote perché il silenzio della graia arrivi, dopo l'onda, non prima. Le sue piante sacre sono la Ruta siriana (pianta di soglia e visione), il Cipresso (guardiano del lutto), Lavanda e Alloro (purificazione, catarsi e ricordo), e influenze da di umbandaime afrobrasiliano trasfigurate nella danza comunitaria della Taranta.

Audio: Tamburi a 120-140 bpm, silenzio. Voci femminili stratificate. Frequenze δ (delta, 1–3 Hz) sonno profondo, trance.

Animazione: sequenza visiva: 1) Pamela danza con una benda rossa sugli occhi, i piedi nudi battenti sul terreno. 2) Ogni passo produce un'eco mentre voci di donne sussurrano antichi lamenti. 3) La danza si fa scossa involontaria, il corpo vibra come colpito dal fulmine. 4) Appare un ragno multicolore che tesse una ragnatela di luce tra i danzatori. 5) Il movimento culmina in un urlo collettivo che si trasforma in canto, poi in silenzio.

Performance: Voce di Pamela: Quando il corpo vibra, il veleno si muove, Quando il veleno danza, il cuore si scioglie. In terra piantai il nostro dolore, ne nacque un orto, un nuovo amore. Con mani screpolate e stanche, ho fatto la pace con le mie anche.

SCENA 6 — Taras Gitano, viandante curandero

Visual: 61-72. Taras – gitano portatore di saperi medicinali e rituali, viandante tra culture. Associato alla canapa e ai fermenti. I suoi racconti sono di pastori, casari, coltivatori: temi di sussistenza e trasformazione (kefir, latti, pani). Porta il mito dell'uomo itinerante, gitano, che unisce Eurasia e Mediterraneo. Una pianura notturna, al confine tra Asia e Europa. Un accampamento gitano attorno a un fuoco, una roulotte e un violino sotto la luna. Taras col volto segnato dal vento e dalle veglie, ha sguardo è languido, ironico, dolce. Porta un sacco con due semi: uno verde (Ganja), uno nero (Papavero). Taras è figura nomade trans-culturale, portatore del conforto di al-Kidra (cannabis) lungo le rotte gitane, persiane e indiane.

Audio: Violino rom, lento e dolente, poi ritmo sincopato con tamburello e duduk.

Animazione: Fumo che si trasforma in storie. Papavero che diventa un occhio chiuso poi una stella verde che ride. Voce fuori campo: Nei racconti tradizionali, l'oppio è legato a sogno, morte dolce, canto notturno di un pastore errante dell'Asia. Taras, come Dante, i re magi, e gli speziali sulla Via della Seta, porta ambivalenza, espansione mistica e riso (cannabis) e sogno profondo e oblio (oppio), due forze che rappresentano il doppio volto della visione estatica: una ti sveglia all'interno, l'altra ti fa dormire nel profondo per dimenticare i dolori.

Performance: Sequenza visuale, 1) Taras apre una piccola scatola di metallo che custodisce due piante essiccate. 2) Con una pipa ad acqua fuma una miscela di ganja e petali d'oppio. 3) Una danza visiva parte: sogni si dissolvono in fumo, visioni danzano con spiriti erranti. 4) Appare una figura femminile, danza con lui in cerchio, ma svanisce nel fumo. 5) Taras racconta ai bambini del campo una storia muta, fatta solo di gesti, sguardi, musica. Taras insegna che alcuni viaggi sono fatti per sognare, altri per dimenticare, ma la memoria vera si custodisce nel canto.

SCENA 7 — Martin Wirarika, la rosa e il cervo blu

Visual: 73-84. Martin – sciamano messicano, custode del peyote (hikurì) e della tradizione Wirarìka. Martin di Atitlán è la Voce mesoamericana che parla di agro-cosmologie dei pueblos dell'area maya. I suoi racconti parlano della milpa del mais, dei tuberi e cactus, in particolare del peyote (hikurì), sacramento della Native American Church nelle cerimonie comunitarie. È il custode del mito americano del mais sacro. Martin presenta la Salvia del veggente ad Emilia, che così può conoscere lo spirito della foglia che parla in sogno. Martin poi spiega anche le forze ambivalenti dei Toloache (Datura inoxia), pianta visionaria e pericolosa, usata con cautela. Martín appare con un cappello a tesa larga e occhi di fuoco sereno. Martín è sciamano huichol (Wirarika), cammina la via del peyotl e dei cinque colori sacri. Sullo sfondo appaino abbozzate le Piante sacre padroneggiate da Martin: il Peyotl (Lophophora williamsii), piccolo cactus messaggero oggi sacramento eucaristico della Native American Church; funghi sacri del genere Psilocybe mexicana, chiamati Teonanactl (carne degli Dei) da Maria Sabina, la curandera mazateca custode del rito dei ninos e una delle voci di Martin.

Audio: Canto huichol con tamburo ad acqua e sonagli in zucca. Frequenze gamma (40 Hz) mescolate a suoni naturali di vento nel deserto. Voci che sussurrano nomi in lingua wirarika: Tatewari, Kauyumari, Hikuri.

Animazione: Fiamme danzanti su uno specchio d'acqua al centro di un tepee della NAC, si trasformano in onde, movimenti sinuosi, gioco di luci e ombre, per poi mutarsi in una notte stellata nel deserto di Wirikuta. Il tempio si trasfigura in uno spazio sacro con cactus fioriti, piume di aquila e di tacchino, e disegni colorati a terra.

Performance: sequenza visiva: 1) Martín intona una preghiera huichol, circondato da fili colorati (nierikas) che danzano come serpenti di luce. 2) Appare un cervo azzurro che lo guida tra sogni e memorie. 3) Il cielo si spalanca, stelle danzano in spirali geometriche. 4) I presenti vedono nei loro occhi il volto di un bambino che ride, poi una lacrima scende. 5) Martín conclude con un silenzio che dura più di un minuto animato solo dal crepitio del fuoco: La visione è madre, ma il silenzio è padre. Sotto la sabbia, il fiore sa già il tuo nome. Martin Wirarika, cantore del peyotl e di nonno fuoco, dipinge e tesse fili tra cielo e terra in ogni tepee della NAC in cui è invitato a dirigere il cerimoniale. Lui dona al Tocco del Silenzio la verticalità del sogno la forza del rito come atto estetico, etico, visionario.

SCENA 8 — Don Romulo, curandero del Rio Momon

Visual: 85-96. Romulo — guaritore andino, connesso ai rituali del Perù e della selva amazzonica, svela itinerari tra Ande e campagna, ecologia di sussistenza e piante maestro come la coca e il sanpedro. Racconta di piante spontanee (cicorie, amaranti, ecc.), e leggende sincretiche come quella di San Cipriano, tra i cammini delle montagne. I suoi miti sono quelli della sussistenza andina e dell'equilibrio con la natura. Un altopiano andino con pietre sacre, piume, foglie di coca essiccate su un altare basso. Visioni totemiche, tunnel di luce, animali sacri, foresta e cielo stellato. Don Romulo è un anziano Curandero e yatiri con baffi, di origine quechua e amazzonica, ha camminato nei due mondi: quello degli spiriti di montagna e quello della selva. Le sue parole sono lente, come pietre rotolate dal fiume. don Rómulo unisce la sapienza della Cordigliera e della Selva, portando nella Ghirlanda il respiro delle Ande, il canto del condor, e la medicina del cactus San Pedro. Don Romulo porta nel Tocco del Silenzio la memoria della terra, argilla e malta di antica alleanza tra uomo e mondo invisibile, codificata in piante, pietre e canti icaros. Piante a lui sacre sono il Cactus San Pedro (Huachuma), usata per visioni di luce e guarigione collettiva. Foglia di coca, adatte a superare il soroche o mal di alta quota, oltre che strumento di preghiera, offerta e radicamento. Mapacho (tabacco rustico), Epenà, Rapé e polveri da fiuto rituali degli Yanomami. Infine il Kambo, secrezione della rana arboricola (sapo), usata in congiunzione alle polveri da fiuto per una purificazione profonda.

Audio: flauto di canna andino, interrotto da concerti di rane e rospi della selva, intramezzati dalla pioggia. Frequenze theta e delta miste, con sottofondo di vento e acqua di fiume.

Animazione: Romulo con occhi di giada, soffia in una conchiglia, poi in una bottiglia, mentre intorno i personaggi sono seduti in ascolto, inizia il viaggio dentro la mente, dissolvenze rapide e fluttuazioni luminose.

Performance: sequenza visiva: 1) Romulo traccia un cerchio col fumo del tabacco rustico, poi offre tre foglie di coca al vento. 2) Il suo respiro si fa icaro, un canto basso sussurrato, fischiato e a volte gutturale, che richiama gli apus o spiriti delle montagne e delle acque. 3) una scala di pietra si solleva verso un condor che vola tra nuvole viola. 4) Dal fuoco della candela emana una pulsazione calda che si propaga tra i 12 presenti. 5) I personaggi chiudono gli occhi e vedono i propri antenati intorno, in silenzio, mentre echeggia l'icaro di don Romulo: ascolta la foglia che mastichi, nel suo silenzio c'è il tuo avo.

SCENA 9 — Yolanda, messaggera del sertao e della selva

Visual: 97-108. Yolanda — brasiliana, ballerina e devota del culto Jurema; rappresenta l'energia del corpo e della danza. Parla di solanacee come piante di resistenza, ed è anche connessa al canto di Jurema (culto degli encantados del Brasile). I suoi racconti parlano di danza, trance, encantados. Porta il mito della possessione estatica e della forza del corpo danzante. Un tempio circolare di tronchi e fiori nella radura, è notte, l'edera sale su pali decorati di nastri, al centro un fuoco arde basso. I presenti sono in cerchio, occhi chiusi, mentre Yolanda canta con un maracà (sonaglio) in mano. Yolanda è donna indio-olandese del Nord-Est brasiliano, cresciuta tra i terreiros del Candomblé e le chiese del Santo Daime. Dopo una giovineza eroinomane, trova la cura nella riscoperta della sua spiritualità, che unisce il cristianesimo popolare, l'animismo afrobrasiliano, e lo sciamanesimo degli indios. Yolanda torna figlia del Brasile profondo e diviene sacerdotessa delle piante visione e del canto sacro sincretico della liana dei morti. Lei porta nella Ghirlanda il ritmo della foresta e del deserto, i cori del Santo Daime e la medicina della Jurema. Yolanda, con voce e respiro, intona il Tocco del Silenzio che attiva il ponte tra i mondi, permettendo alla comunione di fiorire nel cuore.

Audio: Frequenze theta (4–8 Hz). Canti daimisti e ritmi afro-brasiliani, vibrazioni di maracà.

Animazione: le sue Piante sacre sono la Jurema Preta (Acacia tenuiflora) dei Tupinambá, l'Ayahuasca o liana del serpente, bevanda del Santo Daime. Ruta siriaca, nuovo toante offerto a quanti si sono persi come lei, in passato, assieme a piante del bagno floreale come lavanda, salvia e rosmarino.

Performance: sequenza visiva: 1) Yolanda intona un hino del santodaime, mentre dal cielo iniziano a cadere foglie luminose che recano il messaggio: Nel canto si scioglie la paura, nell'erba sale il sentiero della cura. 2) Il suo corpo si muove come vibrazione verticale, con i piedi saldi e la corona aperta. 3) Le persone in cerchio iniziano a intonare con lei, alcuni piangono, altri sorridono. 4) Dai pali del tempio discende una serpe traslucida, che si avvolge al fuoco e poi scompare. 5) Il cerchio canta fino all'alba, quando una piuma rossa cade sulla mano di Yolanda, segno della benedizione.

SCENA 10 — Mallendi Nganga e il sinodo dei terabanzi

Visual: 109-120. Mallendi — Nganga tsogo: narra la tradizione Bwiti del Gabon: maschere, specchi, foresta, l'uso sacro della radice d'iboga. Le sue storie parlano di rituali di morte-rinascita e viaggi nello spirito. È la voce africana chiave per il ciclo gabonese. Radura notturna, presso la giungla gabonese, fuochi tra gli alberi, cerchio sacro di capanna di fronde. una di queste è una Mbanza, in cui danzano uomini e donne vestiti di rafiae foglie di mais, ornamenti di conchiglie, perline e pittura bianca e rossa, mentre Mallendi poggia una santa radice al centro del cerchio, e in quel momento, il pavimento si illumina come se tutte le radici curative del mondo stessero cantando: ogni pianta è memoria e ogni sogno è una radice. Raseno parla in sottofondo: Mallendi è un Nganga, guaritore-ponte del Gabon, iniziato ai riti Bwiti nganza, ngonde e dissumba, cammina tra i mondi e parla con gli avi, guidato da spiriti ha viaggiato fino al Therabuti come ambasciatore delle radici, incarnazione del ritorno alla fonte, la sua voce è ferma e piena di echi mentre ogni suo gesto è una chiamata al risveglio.

Audio: Tamburi pulsanti del Bwiti, echi ipnotici ancestrali, canto di mwenze che imita il ritmo del granchio, e fruscii nella giungla notturna.

Animazione: Mallendi entra nel cerchio con il bastone del Nganga, traccia una spirale a terra e dice: Tabernanthe Iboga è una radice che mostra le vite precedenti, aiuta a morire per rinascere, fa emergere il silenzio della soglia, tra vita e morte, nella maschera del primogenito Adamo, che per primo sognò i volti dipinti e la piuma del parrocchetto che guida la giusta parola.

Performance: sequenza visiva: 19 Mallendi gratta la corteccia dell'Iboga con una lama pulita, ne mescola un poco con miele e la porge a un giovane iniziato. 2) Il giovane, dopo aver assunto la radice, cade a terra e inizia a tremare: ha inizio il viaggio. 3) Mentre Mallendi canta in lingua pope-na-pope (getsogho), le anime danzano fuori dai corpi e incontrano visioni totemiche, avi, pantere, volti stellari. 4) La camera si immerge nella mente dell'iniziato, che attraversa tunnel, fondali di fiumi e fuochi blu, lo emerge in un luogo di pura luce, ai piedi dell'albero Motombi, simbolo dell'anima, morte simbolica e rinascita spirituale mediata dalla radice. 5) Il giovane si risveglia, Mallendi lo guarda e sussurra: Ora sai da dove vieni, puoi scegliere dove andare. Chi non ha incontrato i propri morti, non può guarire i vivi. Radice è ritorno, e ritorno è luce.

SCENA 11 — Nimal Sesto, il marinaio cingalese

Visual: 121-132. Sesto — Il papua/dayak: canti di viaggio e tecniche (agrumi, spezie), ponte fra Sud-Est asiatico e scambi di saperi. proveniente da Sri Lanka e dall'Indocina, apporta tradizioni asiatiche e culti animisti. Connette il Sud-Est asiatico (Papua/Dayak) al mondo variegato delle culture aborigene attorno al mondo. I suoi racconti narrano di spezie, agrumi, riti aborigeni. Porta il mito dei popoli navigatori e delle foreste equatoriali. Paesaggio tropicale con palme da betel, fiori di loto e lanterne fluttuanti sul fiume, dove è attraccata una barca di bambù. Nimal Sesto è un marinario di Sri Lanka, e viaggia ogni tanto nel sud-est asiatico tra Vietnam, Cambogia, Laos, Filippine, Indonesia,, Papua e isole del Pacifico. Conosce le piante del rilassamento profondo e della lucidità, che usa nei massaggi e infusi con acqua.

Audio: Campane, vento nei bambù, pioggia leggera. Frequenze alfa (8–12 Hz) che inducono quiete vigile. Canto monocorde tenue in vietnamita antico.

Animazione: tra statue di Buddha e serpenti Naga scolpiti, Nimal Sesto è seduto su una stuoia di giunco, intento a scegliere il Betel in un paniere di erbe del sud-est asiatico, con sapere calmo e profondo, descrive le sue Piante sacre usate nei riti di purificazione e offerta: la Gotukola (centella asiatica) trasmessagli dai nativi Kande-wannya (Veddhas) di Ceylon, che l'appresero dalle abitudini alimentari degli elefanti di Lanka; la noce di Cocco, il basilico santo, la Kava Kava (Piper methysticum), radice cerimoniale polinesiana, rilassante e calmante. Kratom (Mitragyna speciosa), foglia usata come tonico e sacramento rituale.

Performance: sequenza visiva: 1) Nimal versa kava in una ciotola di cocco e la offre agli altri, uno a uno. 2) Mentre bevono, suona una chitarra e canta il racconto del popolo dei Gebusi di Papua: respira il fiore prima che si apra, dormi nel tè e svegliati nel mare. 3) Tutti siedono, il loro respiro si sincronizza e il tempo rallenta. Le piante danzano sul soffitto rilasciando aromi. 4) Una figura di luce dorata emerge da dentro di ognuno, è lo spirito della lentezza, che dona al Tocco del Silenzio la potenza dell'acqua e del tempo che non ha fretta. 5) Le onde cerebrali rallentano, gli occhi si chiudono, alcuni sognano, altri piangono senza sapere il perché.

SCENA 12 — Lisa, la taoista dei Soffi

Visual: 133-144. Lisa – taoista e terapeuta, legame con pratiche orientali, qi gong, meditazione. Ipnologa: capitoli su trance, induzioni, simboli e ristrutturazione dell'immaginario; dà una grammatica psico-rituale all'opera. I suoi racconti trattano di trance, ipnosi, simboli e immaginario. Rappresenta il mito della trasformazione interiore attraverso la mente e la meditazione. Padiglione ligneo, bambù, specchi d'cqua, lanterne, cielo riflesso. Lisa danza il qigong e sussurra: Il soffio crea la forma, la forma sostiene il soffio, uniti tracciano il ritorno. Lisa è la compagna di Raseno, una terapeuta taoista esperta di Qigong, medicina cinese, agopuntura, massaggio Tuīná e arti della camera da letto. Lisa porta al Tocco del Silenzio l'eredità di Laozu, la leggerezza curativa di Huatuo, Lishizen e Sunsimiao, e l'alchimia del gesto e del respiro, col potere delle mani che guidano spirali di energia senza mai imporsi. Lei cura i meridiani e i tre dantian con varie erbe e funghi: Reishi (Lingzhi, Ganoderma lucidum), Ginseng, shisandra, loto, gelsomino, papavero di Taras.

Audio: Suoni d'acqua, corde cinesi pizzicate, campane leggere, voce femminile in cinese, frequenze alfa-theta combinate, capaci a stimolare l'equilibrio emozionale.

Animazione: Movimenti fluidi di Qi Gong, tocco delicato sul volto, aria che si colora celeste e oro, polpastrelli che si incontrano ritmicamente e dicono: con le dita tocchi ciò che non ha peso, con un respiro trasformi il destino.

Performance: sequenza visiva: 1) Lisa danza con movimenti di qiGong lento e fluido, mostrando come si sente e si guida l'energia del soffio. 2) Sfiora il volto di ogni terabanzi, i loro occhi si chiudono, vedono il il respiro danzare o cantare. 3. L'aria si fa tangibile e colora di celeste e oro. 4) la sua voce guida una meditazione respirata collettiva, mentre sopra il gruppo si apre un fiore d'oro.

SCENA 13 — Kinaciau, il danzatore del Num

Visual: 145-156. Kinaciau/Kino — Figura africana che da voce ai popoli del Kalahari, di cui tratta sia l'artigianato, sia il metodo curativo ancestrale chiamato: danza della giraffa, num tchai in Africa australe. Porta il mito della danza della giraffa e della materia viva (terra/argilla) nelle mediazioni tra mondi lontani, come ad esempio con la Cina. Distesa sabbiosa e arbusti bassi, crepuscolo rosso Kalahari. Al centro, Kinaciau danza attorno a un fuoco basso, nessun tamburo, solo respiro, passo con cavigliere, polvere, passi regolari nella Danza della Giraffa, dove nel cerchio di danzatori la trance è crescente, e gli anziani frizionano schiena e stomaco ai bisognosi, mentre emettono suoni e gemiti. Il Num sale e diventa trance, nessun uso di enteogeni esterni, la medicina è corporea, relazionale, animica, la scena si dissolve dentro le pareti del tempio.

Audio: Silenzio interrotto da respiro profondo e sfregamento mani-pelle, frequenze delta (1–2 Hz), che evocano trance, suoni del crepitio del fuoco e del frinire della sabbia del Kalahari, battiti del cuore.

Animazione: quando il sole colpisce il quarzo trasparente che accende un identica spirale di luce sul terreno, appare la visione di Kinaciau che danza con passi regolari assieme agli altri uomini, mentre le donne e i bambini cantano e battono le mani, dando il ritmo, sedute in cerchio a delimitare lo spazio della danza, la trance è crescente, e con essa lo stato del Kia, mani che si uniscono, lacrime, apparizione giraffa trasparente, il corpo di Kinaciau si carica di questa energia che brucia il dolore in sé e negli altri, poi compare la figura di Raseno che, mentre versa vino e miele da una coppa d'argilla, sussurra: Kinaciau è un guaritore San (boscimane) del Kalahari, conosce la danza del Num. La sua medicina è fatta di movimento, sudore, respiro e calore interiore, conosciuto come Num. Kinaciau porta al Tocco del Silenzio la potenza dell'origine, la spiritualità come relazione diretta tra corpo, natura e spirito, senza intermediari: ciò che nasce dalla terra ritorni alla luce, chi danza col dolore lo muta in canto, il silenzio è sudore che guarisce i corpi. La scena si riporta su Kinaciau che danza lentamente, friziona il ventre di un compagno, il sudore brilla nel vapore invisibile che si diffonde.

Performance: sequenza visiva: 1) Kinaciau danza lentamente. Friziona il ventre, suda. 2) Dal suo corpo si irradia un vapore invisibile, percepito dagli altri come commozione, fuoco sottopelle. 3) Le mani dei 12 si uniscono, uno a uno. Le lacrime affiorano. Il silenzio diventa un tocco tangibile. 4) Una giraffa trasparente passa tra loro, toccando con il muso le mani aperte. 5) Tutti vedono per un istante il proprio dolore antico, e lo lasciano evaporare. Kinaciau guida e canta alle pietre, parla con ogni suo gesto, in un richiamo che riporta a casa, come una bussola interiore.

SCENA 14 — Il Silenzio che Tocca i dodici terabanzi

Visual: 157-168. Festa 8 Dicembre, visione di Persefone: I Dodici del Therabuti intrecciano le loro storie, camminano insieme, pellegrini del sogno oltre il visibile, oltre la parola, dove il tocco del silenzio, è la più dolce preghiera che cresce piano e forte, ogni respiro nell'attesa del dono, in cui il corpo e lo spirito si fondono nell'amore. Encantados spiriti luminosi, mediatori tra uomini e divinità, sia della tradizione afro-brasiliana, sia mediterranea e mondiale assieme, celebrati nella festa dell'8 Dicembre. Tali presenze corali richiamano sia spiriti di acque, deserti e foreste, sia divinità femminili del Brasile, come la Jurema, che è pianta sacra e divinità femminile, protagonista di canti rituali del popolo Kariri del Sertao. Yolanda e Pamela, incarnano qui il mito trasversale dell'alleanza tra umani e spiriti. Giardino Therabuti, 8 dicembre, tutti si ritrovano al tempio, è una notte limpida con cielo stellato. Dodici terabanzi sono disposti in cerchio, nel cui centro sta un cristallo di quarzo appoggiato su un ceppo d'albero, candele accese, luce soffusa, volti sereni. tutto richiama il loro cammino narrativo si qui, dove convergono 12 presenze, in silenzio in una trasmissione per risonanza. Ogni anima offre il proprio strumento, voce, pianta, gesto, visione, radice.

Audio: suono di vento lieve tra foglie, un battito cardiaco calmo e profondo, sincronizzato. Armonie di strumenti tradizionali di ciascuna cultura in leggero sottofondo. Arpa, flauto, voce soffiata, frequenze in rassegna, 7.83Hz 432Hz 528Hz 396Hz 963Hz, poi il Silenzio, rotto da lievi bisbigli.

Animazione: Il cristallo comincia a vibrare lievemente, si alza un respiro condiviso che cresce come onda, nessuna parola, solo silenzio: mani che si stringono dopo aver sfiorato il Cristallo, occhi che si incontrano, luce che pulsa nei movimenti fluidi e precisi, ogni elemento naturale si manifesta come terra, aria, fuoco, acqua, etere. Dalla pietra emerge una luce tenue, come se ogni storia fosse entrata in risonanza. Voce narrante di Seba: ognuno ha camminato da un continente diverso, ognuno porta un seme, un canto, un'ombra. Ma qui, nel cuore della Tuscia, il loro gesto è un unico tocco, un tocco che non prende, ma ricorda. Il sapere più profondo non si grida, si sfiora, e nel gesto condiviso, si ricorda la propria origine. Così nasce il Silenzio che guarisce, massaggio individuale e respirazione collettiva, silenzio e comunione spirituale, tocco lento e contemplativo, comunicazione non verbale, presenza intensa e calma.

Performance: Prima cerimonia collettiva. Il rito del silenzio condiviso unisce le anime, il corpo e lo spirito in un abbraccio di luce e presenza. il corpo riconosciuto come tempio e il silenzio come preghiera. In una danza sincretica, immaginaria e reale allo stesso tempo, si uniscono le tradizioni come gesti eseguiti in flusso armonico. In questo momento, compaiono figure femminili archetipiche come Beatrice, Ayami, Maria, e nasce il Tocco del Silenzio, un gesto comune che li collega tutti, chi sul cuore e chi sulla fronte, seguito da un silenzio profondo da cui si genera la luce. |Seba voce narrante: nel cuore del Therabuti, i dodici si uniscono. Ognuno porta il proprio dono, la propria memoria che danza nel tempo. Il Tocco del Silenzio cura e risveglia il respiro della Terra, come filo invisibile che lega spirito e natura. |Taras recita, soffia fumo invisibile sulle mani dei presenti, invitandoli a chiudere gli occhi: imentica per ricordare. Ridi per non morire. Segue altro silenzio, mentre si parla un altro terabanzi. |Mallendi riassume l'elemento Terra 🌱 come Tocco che radica: nel principio fu il respiro, il piede nudo sul suolo antico. Io sono la terra che sostiene a 7.83 Hz. |Pamela in piedi, con mani aperte davanti al petto, come a tenere un liquido immaginario, ondeggia dolcemente il corpo, riassume l'Aria 🌬 come Tocco che Ascolta: Io ascolto il tuo respiro a 432 Hz, la mano sfiora l'aria come un canto, e l'aria risponde con un sogno. Vive l'epopea sincretica sul suo corpo, Libertages e Tocco del Silenzio come Bhagavad Gita nel Mahābhārata, il Tocco del Silenzio, libro rituale ai Terabanzi. |Kinaciau vive il Fuoco 🔥 come Tocco che Risveglia: Io ardo con te, il mio tocco è seme che germoglia a 528 Hz, e sale il num come fiamma sacra, mentre il corpo fiorisce come una cenere viva, in un sussurro di luce. |Nimal Sesto invoca l'Acqua 🌧, come Tocco che Consola: nel corpo scorre l'onda di grazia, in un silenzio di luce liquida. Scivolo da canale a canale, dai fianchi ai piedi. Io sciolgo il tuo dolore nella pioggia, nel tocco/flusso a 396 Hz, lavo via ogni tensione. Accogli una carezza come onde leggere, con respiro morbido e profondo: non trattenere il fiume dentro, lascia che scorra lieve e forte, come il respiro che ti abbraccia, porta via il peso e dona forza. |Emilia parla: abluzioni in piante sacre, unzioni in olio di lavanda, per esser degni della visio Dei, e l'Intentio fidei è l'intenzione del tocco. Nel fluire di un fiume, il corpo segue un ritmo sacro, onde di festa e respiro, acqua è canto ed incanto. |Romulo aggiunge: come Icaro e mantra, canto piano la preghiera sussurrata, che nel vuoto accoglie, l'acqua è vita che danza, parla lingua senza parole, cura ferite invisibili, disseta il corpo e placa l'anima. |Lisa parla: come il massaggio jingxinshen, il Tuiná cinese o il Lomi Lomi hawaiano, il tocco è passaggio tra due mondi, lascia che scorra come il Tao, senza resistenza e senza fretta. L'acqua modella la pietra, con dolcezza e saggezza antica. Ti ho toccato come si tocca una soglia, non per trattenerti, ma per aprirti, per ricordarti del tuo essere intero, dove il corpo non è ostacolo, ma portale del divino, il corpo come via verso l'anima, con movimenti lenti e consapevoli capaci di risvegliare il qi/num profondo e l'estasi primordiale di Teresa, Veronica e Giovanni. Qi-nadi-sen sono Vie interiori di purificazione e unione. |Yolanda invoca l'Etere ✨ come Tocco che Prega: quando il corpo tace e l'anima si fa specchio, Io prego in te, nel silenzio santuario a 963 Hz, il tocco presenza pura che tutto contiene ma nulla afferra, là dove il respiro si fa eco, una mano si tende e non prende, ma ricorda. |Martin sussurra infine: il tuo sogno è maturo per essere realizzato oggi, è un progetto prezioso, profondo e coerente con la tua visione. Costruiremo insieme, passo dopo passo, una via poetico-rituale moderna e antica, che unisce il corpo, la Terra, il canto e il senso del sacro. |Raseno ricorda l'ascesi mistica di Teresa d'Avila, di Dante e di altri santi toccati dallo Spirito attraverso il corpo e i gesti di silenzio: nel respiro del silenzio, si apre il cammino, a voce bassa o col cuore, Io accolgo e lascio andare, Io sono fluido sono mare. Ogni peso sciolgo in mare, ogni dolore diventa lume. Ecco il tocco che radica, ascolta risveglia consola e prega. Tocco che fonde e accende la luce che nasce dal silenzio.

SCENA 15 — Bab Aziz incontra Dante e santa Teresa

Visual: 169-180. Dante, Santa Teresa, santi e sufi sul sentiero del trasumanare di Dante a vette più alte di realizzazione. Bab Aziz contempla la sua anima e danza come un derviscio presso una rosa che sboccia nel deserto, rivelazione interiore, dove solitudine e saggezza del deserto sono specchio per l'anima in cammino verso casa, dove il viaggio interiore è un ascesi sincretica che attraversa luce e ombra, come nel viaggio di Dante. Sai Shirdi vibra sullo sfondo del Biedano, assieme a San Giorolamo, eco cristiano del sufi Bab Aziz, ponte invisibile collega gli emisferi del cervello, allora appare Teresa d'Avila, al fianco di Sai Baba e Kinaciau, a indicare la strada dove il divino sussurra e il corpo risponde cercando il silenzio, la voce della rosa appunto, dove il vento parla e il tempo si ferma, nella danza duplice dei sufi e dei mistici di ogni tempo. Raseno in una grotta di tufo, è assorto a decifrare glifi su una parete, trova la storia del Kikeone, cioè della Visione di Persefone e il Silenzio che Tocca. Pamela entra nell'antro con piedi che battono il ritmo della liberazione dal morso, è la danza che trasforma ogni ferita antica. La scena si dossolve in un Deserto stellato, dove appare Bab Aziz che danza come un derviscio presso una rosa che sboccia, mani che sfiorano l'aria del deserto tra giochi di luce e ombra, a rappresentare la rivelazione interiore, poi una spirale luminosa si dissolve, e torna l'alba dorata del canyon del biedano.

Audio: vento lieve, uccelli mattutini, acqua del Biedano. Crescendo di tamburi, che pizzican Pamela. poi la grazia di Shirdi e canto sufi in eco, frequenze Delta (0.5–4 Hz), contemplazione.

Animazione: Seba narra: sul margine del tempo giunse il Viandante, dal Gange fin Biedano, Sai Shirdi vibrante, la veste arancio, il canto sulla pelle, portò con sé il pulsare, e il lume antiche stelle. Sai Baba meditava, in un eremo di pietra, avvolto da luce viola, si sdoppia in doppio tempo, San Giorolamo da Viterbo che diventa il sufi Bab Aziz, eco di Sai Baba, mutamenti simili a quelli che Dante vede nel paradiso terreste nella sua Commedia. Sorride Bab Aziz, con mani aperte al cielo e occhi chiusi come Omero. Un ponte invisibile, tra Oriente e Occidente, tra Dante, Teresa d'Avila e bab Aziz, eco di Sai Baba e Kinaciau, una strada dove il divino sussurra e il corpo risponde, e stelle al cuore diffonde.

Performance: Seba prosegue: nel cuore del deserto, Bab Aziz cammina, cercando il silenzio, la voce della rosa, dove il vento parla e il tempo si ferma, nella danza duplice del sufi e della mistica, contempla la sua anima. come i Dodici del Therabuti, intreccia riti e storie, camminano insieme, pellegrini del sogno, oltre il visibile, oltre la parola, dove il tocco del silenzio, è la più dolce preghiera. Seba chiude il prologo: qui tra i Dodici, si intrecciano sentieri e culture, mentre il Tocco del Silenzio cresce piano e forte, ogni respiro danza nell'attesa del dono, in cui il corpo e lo spirito si fondono nell'amore.