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querciaMartin assume Pan vigore da caldo focolar (219) 10-lume219 STRUTTUlingua slavonico | foto arboreto | audiolibro | flora_quercia-roverella.mp4 | quercia-cinghiale-forza-unio.mp4 | quercia_sughero_spagna.mp4 |musica chakra-pineal-936hz.mp3

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219:sogni10-lume219 STRUTTURARE: manifestare ordine nel mondo materiale. L'artigiano costruisce un utensile per il sognante. |Strutturar le emozioni umane possiamo evitare di esserne spazzati via, ogni legame serve sia a contenere il num sia ad esternarla sotto forma di amore. Tuo compito è organizzare la tua vita come un gioco, facendo una meditata ripartizione del tuo tempo per le tre classi di scopi primari. IMG8: il bancario consegna le monete (sfrutta ciò che hai a disposizione, non ciò che non hai). Il poliziotto dirige il traffico (infrangere leggi fa perder senso della realtà, a meno che le leggi del paese in cui vivi minacciano la tua integrità o via spirituale). Automobili su catena di montaggio creano ricchezza solo materiale (crea spazi liberi durante la giornata a soddisfare anche lo spirito). Fabbro forgia acciaio caldo con martello e incudine (convogli ail tuo num in modo funzionale). Incantatore di serpenti controlla il suo serpente (cambia te stesso in accoro al |flusso-del-Dao che accade). La coppia costruisce assieme la casa (lo scopo comune costruisce più relazioni di una reciproca attrazione temporanea). Piramidi si ergono nel deserto (eguaglia con l'impegno ogni inadeguatezza). Chi troppo si consiglia, marito e moglie non piglia| Fuoco e Quercia, Martin in Febbraio, nel cuore dell’inverno, accende fuoco sacro,nella sua capanna rotonda, pietra e tronchi lo proteggono. Dal tetto il fumo esce, l’anima si placa. Fuori, querce centenarie danzano col vento. Una di esse lo chiama: tronco possente, radice antica, la tocca e lo cambia, lo guida nel profondo. È spirito selvatico, amore e forza, erotismo e resistenza, linfa che risveglia. Pan vive in ogni fibra, sussurra tra le fronde, ma muore se ignorato, se il fuoco non è rispettato. Il legno spaccato su ceppo sacro, è rito e sudore, è rinascita. Rovere, roverella, betulle e carpini, nutrono la fiamma che scalda l’anima. Le ghiande sfamano, le cortecce curano,la cenere conserva, il profumo evoca. Pan vive nella sfida, nel dono, nella simbiosi. Là dove l’uomo ascolta, la natura risponde. Il mattino spegne il fuoco, ma resta brace viva. Soffia su essa: è lì la memoria, tra ciò che è partito e ciò che resta.# Martin narra storia, mese di |Febbraio, al centro sua capanna, arde un focolare, dal vento riparato, con 1 muretto pietra, mente sopra tetto, si apre un apertura, per fuoriuscita fumo, di fuoco di cottura. Capanna circolare, ha base in pietra dura, tetto cono a tronchi, di rami e frascatura, chiuso lo protegge, dalle piogge forti, dormire gli consente. Porta tiene a sud, a nord le sempreverdi, riflettono la luce, laghetto pur presente, vicino sta recinto, per piccoli animali, costruito alla bisogna. un delimitato spazio. Cataste legna quercia, un albero proteso, che tutta sua forza, da intemperie ha preso, pianta salda a terra, bella da guardare, guardo attentamente, comunica qualcosa, occhi miei socchiusi, sensazione posa, graduale mi avvicino, mette sicurezza, profonda nella mente, mano lo accarezza: mi guida sua voce, a interiore mondo, ricorda albero Pino, custode di mia casa, sibila fischiando, al vento del polo, rivive sua vita, ogni stagion rinnovo. Albero vigore, succhia dalla Terra, libra su tutto, assorbe luce al sole, viscere di mondo, nell'anima racchiude, fremito legnoso, a vita pian si schiude. Dona vita agli altri, ora ci incontriamo, penetra mia vita, assieme ci influenziamo, parla sua lingua, in amore cerca me, rivendica esistenza, assomiglia a me; viene da interno, ogni sua resistenza, magnifico contrasto, tronco nerboruto, freme di energia, emana tutto tondo, sento che mi cambia, vita nel profondo, selvatico irraggia, forza lui mi da, espande profumo, che di erotismo sa. Trementina esalo, pare gli assomigli, oh albero concedi, un poco tuo potere! aiutami alla vita, ti do un pò di me, brandelli di mia veste, strappa rovo spine. |QUERCIA centenaria, presso terabuti, fornisce microclima, fà crescere il Ribeto, accanto la fungaia, e protegge limonaia, col Cristo là vicino, Quercus reca ombra, il migliore fresco luogo, di tutto il Terabuti. 2007 roverella, spontanizza semi, produce molte ghiande, che chiedono lo sfalcio, e trapianto in altra zona, riparo alle galline, e rettili in inverno, impregna di tannino, antibatteri puri, resiste a marcescenza, + scuro legno par, lui marcisca lento, se lampo va scagliar. Fuoco accensione, immutata da sempre, da alto verso basso, in camino oppure stufa, impila i pezzi legno, i più grossi alla base, in modo ortogonale, son ciocchi sovrapposti, con spazio fra loro, come una cornice, che circola aria; in cima di catasta, blocco accendifuoco, un rotolo di lana, di cera impregnato, evitando come innesco, carta cartone o altro, un fiammifero basta, ad accendere fiamma, che scende verso basso, brucia fumi che salgono. Lo spacco della legna, richiede precisione, destrezza e conoscenza, di fibre dei var legni, il ceppo su cui spacchi, è altare spaccalegna, quercia faggio o castagno, alto fino al bacino, spaccar legna su esso, è fatica che scalda, scarica tensioni, e pensieri negativi, reca soddisfazione, piega gambe e sfrutta peso, di scure o accetta mentre cade, per colpi netti e precisi. Legno adatto al fuoco, una volta essiccato, legno dolce accende, legno duro conserva, primo tipo sono; Pioppo Salice e Betulla, che ravvivano fiamma, mentre Quercia Carpino e Castagni, dan potere calorife, aggiunti a braci ardenti. Querce dette oak, slavo-russo dubravy, cerro cerqua farnia, segnano i confini, vive mille anni, antenati di Lucania, Pargianja nei veda, Perom in slovacco, Hercynia Quirinus, Piorun in polacco. Presso Slavi son prime madri, esseri di Arcadia, cosi a popoli arabi, da cespi vegetali, fioriron teste umane, Pan è Dio Silvane. Europa inizio era, piena boschi querce, Sugheri con Cerri, e ghiande mangerecce, Pianta ermafrodita, su rami foglie gemme, galle cicatrici, sminuzza fai polvere, calma bruciature, sfiammano vescica, assieme vie urinarie. Albero di vita, ha sette livelli, amica dei Tartufi, ripara Vischio uccelli, accumula calcio, e respinge lumaconi, foglie con tannini, calmano le tossi; querce suber bosco, umidi rifugi, con altre piante, crea lettiera funghi. |ROVERE quercia, petraea caducifoglie, simile a Farnia, cui ibrida spesso, ha chioma + aperta, e rami + dritti, Rovere boschi, castagni sostituiti; legno pregiato, botti mobili e navi, bare x defunti, combustibile carbone, Roverella pubescens, ovunque si adatta, resiste aridità, diffusa in Italia. Inverno lascia foglie, secche sui rami, ceppaia resiste, ai tagli degli umani, |ROVERELLA par tozza, chioma irregolar, fusto ramificato, branche contorte ha; foglie con peli, gemme ovali pelose, travi per navi, e traverse ferrovie, forma boschi misti, ama sud al sole, legna buon calore, lenta combustione; corteccia rami nuovi, astringe epistassi, emorroidi e diarrea, febbre e alcolismo, decotto corteccia, strofina sulla mucca, su zoccoli e bocca, geloni e ulcere cura; foglie secche quercia, vaso terracotta, x fumo insetticida, in serra brucia bene, tu asciutto conserva, cener prende umido, riscalda le membra. |Ghiande per maiali, durante carestie, recano farina, a focacce e piadine, animale ne mangia, cresce sano e forte, carne + tenace, sapor robusto forre; riduci tannini, con acqua in ammollo, come i lupini, o fai lungo decotto, tostate a purgare, indio ghiande frantuma, x porridge misti, scorte emergenza, nei rigidi inverni, rese commestibi, con cenere e argilla, varietà + amare, tostate e ridotte, in polver macinate, stoccate in caverne, o 200 gradi forno. Segreto rapporto, col pino detto Pan, aprire o chiuder porte, a ricettività, se dico son sciocchezze, quelle che sento, scambio di energia, fermo in un momento. Albero Tu grande, Ti ergi a gran forza, assorbi da viscer, la linfa della terra, or guardati da me, o vecchio antico |Pan, ti tolgo la vita, per ceppi-travi far. Là sulle montagne, chi ebbe fuoco campò, la notte attorno fuoco, resto in piedi scaldo, cosce glutei e spalle, bevo calor fuoco, prendo falò vita, ad alimentar la mia. Lassù vedo la Luna, ancor affiora in Cielo, mi turba nella sera, mentre la contemplo, le donerò qualcosa, a mezzo di 1 donna, voglio ringraziarla, don delle sue corna. Albero son caldo, son forte son felice, in questa notte fredda, il terabuti ride, torna fuoco nume, fissato dentro un Pino, nel sole risiedeva, poi albero lo prese, ora a mezzo Fuoco, torna in sue distese. Profumo del Pino, brucia e pare miele, Martin suggerisce, sta fermo non parlare, altrimenti la parola, da la morte a Pan, dio che va soffiar, nel flauto a 7 can. Aprire la porta, punto di svolta, accresce sensazione, che tutto possiede, ostinata esistenza, speciale rapporto, di vita in simbiosi. Riscopro lo scopo, di viver mia vita, con chi mi circonda, profondo rapporto, tra uomo e universo, ciò che esprime vita, mi nutre mi da senso. Quando vien mattino, fuoco pare morto, le cener della notte, restano sul posto, su esse soffierò, a ridestar contatto, tra essere partito, ed essere rimasto. Memoria di avi, calore di contatto, bevuto il suo calore, Pan rimane intatto, mentre Sol tramonta, prendo sua potenza, identità del Cervo, mi ha donato essenza: vedo grande roccia, si erge sulla pista, aiutami alla caccia, dammi la fermezza, io ti fo in omaggio, un albero trapianto. Pan ancora vive, ma piano sta morendo, pure tra i nativi, se perdono natura, se Universo è vinto, Pan rimane morto, nulla rimane, a transumana vita, noia in agguato, senza viva sfida. Magia è rapporto, inventiva quotidiana, le cose conquistate, l'uomo invero perde, un mondo reso schiavo, serve poco o niente, riduce quel mistero, che anime connette, incontro viene meno, vita resta inerte. Fuggi conquista, se vuoi che Pan ritorni, puoi vivere per viver, non per conquistare, soffrir potrai la fame, oppure le fatiche, ma a te |Cosmo vivente, parla e pure ride. flora_quercia_corteccia-benefici.mp3
lume219-Quercia risponde, nel cuore dell'inverno, con fuoco e memoria, diventa cenere fredda, che Martin raccoglie; posa la mano sul tronco, sente una forza penetrante, un erotismo terrestre, che chiede uno scambio, il Cerro insegna pazienza, ogni taglio e ogni ceppo, è ferita e offerta insieme, Pan sussurra in essa, tra dare e prender vita, ghiande nutrono e curano, il mondo attorno a sé, creando micro-rifugi, per tesser relazioni, con animali e stagioni. Pan abita ogni ramo, muor se viene ignorato, sua quercia segna i confini, di regni e lignaggi, alberi sapienza, nei camini d'inverno, dove cresce conoscenza, che dal bosco irradia forza. Il suo respiro segue il fumo, che esce dalla brace, energia di albero Pan, raggiunge uomo e fuoco, in un unico gesto, ciò che brucia non scompare, ma cambia stato di continuo, come ceneri al mattino, mantengono qualcosa, che ci tiene in relazione. Dante riposa sotto il |Cerro, sue capre pascolan tranquille, sente lo sguardo di Beatrice, che lo rimprovera bonario, mentre Virgilio narra a Stazio, che la forza della fede, trasforma ferro in oro, materia in spirito d'amore, eleva l'anima a Maria. Ogni purezza del cuore, è acqua limpida e miele, il poeta pellegrino impara, a saziar con tale cibo, la sua fame di verità, e si paragona al Cerro, Quercia Sughero e Leccio, che in età del bimbo d'oro, diede ghiande ai Tamerici. Là nel regno di Saturno, la Vergine dà vita, a nuova stirpe che dai cieli, scende in Santodaime, e nelle parol di Dante: pagan costumi pur soffrendo, lui da Virgilio prese stile, che gli fece onore e guida, sulla strada di salvezza, dove i Dioscuri son doppi, per logica e necessità, a fare scorrer sotto il fiume, acqua viva di sapienza, sceglie il tempo di parlare, a chi la vede in umiltà. Pace abbracci e iniziazioni, brucia libido qui ed ora, col sostegno di antenati, per nutrire i discendenti, a sollevarli da miseria, come fan fedeli Klisti, per tornar felici a Terra, Dante porge amar radice, chi la conosce benedice, cibo amaro fè capire. Dante uscito dalla selva, si ritrova in suo poema, camminando senza fine, incontra quercia di |Ozamboga, posta in mezza del sentiero, capovolta a rami bassi, sgorga l'acqua dalla chioma, alimentando l'alto e il basso; |elevazion dei tre poeti, ora distratti a chiacchierare, a tale albero si appressan, e una voce entro le fronde, narra il tempo delle ghiande, quando furono vivande, a nutrir poesia e bellezza, per salire alla Sapienza. Beatrice scende nel torrente, è Acqua viva trasparente, che alimenta loro essenze, nel respiro cadenzato, in contemplazion silente.



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