Agrobuti quid |Libertages | home |

-----------------

Siva a Bali danza, sul velo Schopenhauer | audio: libro_viaggio-sakti-muktananda.m4a | video: device_shiva-nataraj-dance.mp4 | device_kundalini-tamil.mp4 | device_devadasi-sivadance-assam.mp4 | brano: 994_hare-govindam.mp3 |
|foto indionesia Shiva chiama Seba a Chennai e nei templi di Nagaraja rivela la via del sadhu, dello yoga e del viaggio: Siva anza e medita, gioca coi serpenti, sveglia la kundalini e apre il terzo occhio, bruciando pensieri ed emozioni; sul monte Kailasa, la sua energia divora ogni ignoranza, trasformando il corpo in cenere e luce. Shiva gioca con castelli di sabbia, crea e distrugge forme, manifestando la danza cosmica; poi scende in India e sfida i rishi a Chidambaram: tigre, cobra e Muyalaka vengono sconfitti e trasformati in ornamenti. Nataraja danza anche a Bali: i Keciak lo invocano sul vulcano Gunagung durante l’Eka-Dasa-Rudra. Siva Pashupati è signore delle creature, Ardhanarishvara ermafrodita, Mahayogi e Bhairava distruttore del falso; con la Devi recide illusioni, con la collana di teschi e il tamburo guida austerità e mantra. Shiva mostra che realtà esiste solo tra mondo e conoscente: senza uno, tutto tace. Socrate lo canta come Pan di gioia: nella danza Tndava brucia mondi e libera dall’ignoranza. Il devoto si sente parte del cosmo, il respiro danza con lui nell’arco di fiamme del Chidambaram. Shiva-linga emerge come luce infinita tra Brahma e Vishnu, senza inizio né fine. Brahma crea Maya e i Veda, Bharata diffonde dramma e musica, Shiva aggiunge la danza tandava e la Nritta-veda, il gesto che dissolve i tre veleni dell'ego e rinnova i mondi. Toro Nandi porta l'energia, Asura e Apsara danzano nel moto cosmico, celebrando vita e corpo. Daruma e la filosofia vedono in Shiva l'unità suprema oltre il velo di Maya.# SHIVA chiama Seba, fin |Chennai col vento, narra sua storia, in Nagaraja tempio, da giovane amava, diventare un sadhu, a mezzo di yoga, e viaggio itinerario. |Siva-medita e balla, si sposa due volte, gioca coi serpenti, poi sveglia kundalini, a percepire saperi, invisibili a molti: ad aprire terzo occhio, risucchia tutto dentro, interno divien vuoto, la porta è risucchiata, poichè senza pressione, di ogni citta-vritti, accresce sua visione; sopra Himalaya, quando aprì suo occhio, la gente vide fuoco, sadguru focoso, brucia ogni pensiero, ogni briciolo ignoranza, che lui credeva vera, ogni emozione e relazione, ogni bene attaccamento, come sauna fornace, suda cenere fuori, da ogni poro della pelle, emana la sua buddhi. Siva gioca in spiaggia, costruisce castelli, crea molte forma, poi rompe tutto, rivela e nasconde, eterna sua grazia, più scene compone, in sequenze di danza; cinque suoi poteri, combina Lui fluente, da bimbo gioca Lila, in danza ricorrente, Thera Himalaya, Mamma delle nevi, sopra Monte Kailas, adorna suoi capelli. Siva scese un dì, in foreste di |Taragam, per confutare, i maestri di |Chidambaran, alcuni yogi e rishi, cercano fermarlo, con suoni e magie, danno sonora sfida, ma lui con la danza, spezza le catene; i rishi alla ribalta, spedirono tre bestie, inviate una a volta, per fermare Siva, possente fu la Tigre, e velenoso il Cobra, infine Muyalaka, nano-ego senza posa. Shiva con la tigre, fece abito e tappeto, Cobra gli orna il collo, fiero del momento, sotto un piede fermo, finisce il Muyalaka, Siva in equilibrio, a Chidambaran fà danza. A |BALI un giorno và, Siva Nataraja, danza sul vulcano, veston bianco-nero, i danzator Keciàk, alzano le braccia, in coro fan ciak ciak! |Eka-Dasa-Rudra, festa ogni centanni, popolazione offre, cibo fiori e danze, a propiziare Dei, e i demoni interiori, Rudra il + potente, vive sul vulcano, Gunagung sul mare, benevolo diventa, con feste ricorrente: terribili disastri, indussero abitanti, a tenere cerimonia, a Rudra dio dei Venti, a Stromboli perdura, un simile costume, calmare trombe di aria, ingraziar forze nature. Siva è Pashupati, Dio delle Creature, |Ardhanarishvara, ermafrodita pure, ascetico mahayogi, fonte di ogni moksha, assorto a contemplar, ogni visione sorta. Tu che danzi e giochi, la nei crematori, Ti chiamano |Bhairava, Rosso che ululava, mahakala Dio del fato, irato distruttore, assieme con la Devi, tagli ogni illusione; in mano hai collana, di teschi identità, seduto sulla Terra, Tu insegni austerità, col tuo tambur ripeti, mantra a volontà, sei Tago multiforme, e sorgente umanità. Realtà non esiste, senza 1 conoscente, figlia di prodotto, tra mondo e ricevente, se manca 1 dei due, il reale non accade, la radio resta muta, schermo null appare. |Socrate cantava, Tu sei Pan di gioia, o Kala Rudra Shiva, esperienza di ananda, danzator di vita, brucia tutti mondi, la tandava tua danza, fiamme e mutazione, sei medicina istanza, Io sono alla danza, che Nataraja esprime, canto ed assorbo, onda che mi opprime, mio corpo pare cosmo, uno dentro altro, mio respiro danza, in calore affanno. Lo vedo danzare, in arco di fiamme, in suo cosmico teatro, di Chidambaramme, indossa orecchini, bracciali e campane, la Luna nei capelli, potere primordiale, pure cieli e stelle, in alto son colpiti, da ondosi tuoi capelli, di canapa scolpiti, tuo Lingam venerato, si erge sulla Yoni, di Soma profumato, scaccia ogni fattura, e produce le visioni. Raseno ancora narra, che emerse |Siva-linga, al tempo cui Vishnù, a Brama si era unito, discutono fra loro, origine più grande, passano le prove, di ebbrezza esilarante: Brama come cigno, vola e cerca in alto, Visnu da cinghiale, grugna scava in basso, infine apparve loro, il Linga della luce, trovare inizio e fine, a esso li conduce. Brahma originale, annoiato senza forma, crea figlia dea Maya, le chiede di giocare, fammi in mille pezzi, e nascondimi nei corpi, così che io possa, cercar di ricompormi: raggiunto kaliyuga, scura fu la Terra, ovunque caos e fuga, ansia per i Deva, pregano dio Brahma, riportaci la calma, scrivi un quinto Veda, donaci la ganja. Brama trae parole, dal mitico Rigveda, sapori e sentimenti, dallo Atharva-veda, musica dal Sama, infin drammaturgia, trae da Yajur-veda, con danze e liturgia; affida Libro nato, al guru Bharata, diffondilo agli umani, è medicina sana, Siva suggerisce, di aggiungere tandava, danza nritta-veda, spontanea ritrovata; i saggi a disputare, dov'è significato, in tale danza nritta, che brucia ogni illusione? Braman disse loro, nritta non ha senso, crea/disfa realtà, con gesto di consenso, rosicchia via paure, dei 3 veleni di ego. Nandi il toro sacro, fornisce frenesia, distrugge a ricreare, i mondi Sadasiva, battagliano gli Asura, temono cadere, Ego esce sconfitto, vijaya Ganga freme, scendono le |Apsara, ninfe danzatrici, ronzanti come Api, di mantra portatrici, danzano con gioia, con zelo senza scopo, a celebrare il corpo, partecipe del moto. |Daruma/Bodhidarma, fò orto suona e canta, poi siede avanti un muro, e osserva candela, un magico specchio, riflesso da suo occhio, teatro interno vede, scema avidità, rabbia e ignoranza, ascolta il respiro, assieme ai 5 prana, scompaiono i sensi, ed emerge coscienza, io sono Cidananda. Filosofia suprema, è magica visione, di unità natura, oltre opposizione, fusione yin e yang, colta in istante, oltre il Velo Maya, ci dice |Schopenhauer.
| quidf gemello 65 lume065-Sogno di fine luglio: la prima fidanzata dell'adolescenza, dopo decenni, viene spontaneamente a riconciliarsi nella casa della madre del fidanzato, e al risveglio lascia una sensazione di pace, la Riconciliazione. Secondo Jung, la prima fidanzata può rappresentare l'Anima, il femminile interiore che torna a rendere disponibile una parte della vita emotiva rimasta sospesa. La casa materna richiama le radici affettive e il luogo della continuità dell'essere. Per Groddeck l'Es collega elementi che l'Io non vede: il ricordo di una visita dentistica un anno prima, l'estate e le ferie, l'avvicinarsi del tempo di un nuovo controllo; ogni tanto l'inconscio sembra avere umorismo, invece di far sognare una dichiarazione d'amore adolescenziale, offre una riconciliazione sobria, davanti alla casa della madre; per l'Es è quella la scena importante. Erickson chiederebbe: quale risorsa ti lascia il sogno? una sensazione di serenità e riconciliazione dove la psiche integra il passato, o una recente riconciliazione con la madre dopo una piccola discussione: il cervello durante il sonno può unire esperienze emotive recenti e ricordi lontani con la stessa tonalità affettiva. Forse il sogno parla della riconciliazione in sè, una conclusione di una trattativa interiore con il passato. Il lieve desiderio di romanticismo può indicare il bisogno di conservare nella vita la possibilità della sorpresa, della tenerezza inattesa o del sentirsi accolti o scelti anche nelle relazioni presenti, senza dover riaprire quelle passate. In fondo, i sogni parlano meno di ciò che fanno gli altri e più di ciò che, dentro di noi, è finalmente diventato possibile.

| oracolo 65 lume065-Muktananda narra a Seba che Shaktipat è una trasmissione di grazia, capace di risvegliare Shakti, fidanzata di Shiva ed energia spirituale Kundalini, che dimora nel cuore e nell'osso sacro di ogni essere umano, ed è fonte di gioia e verità. Poi lo invita a osservare un bambino che costruisce un castello di sabbia: quando l'onda lo dissolve, il bambino sorride e ricomincia. Così danza la vita, dice Muktananda, danzando come Shiva Nataraja, l'eterno danzatore che crea con la sabbia o fango, trasforma e lascia andare, mentre il mio tamburo richiama il ritmo del respiro, e il serpente Kundalini sale lungo la colonna vertebrale come il Qi dei cinesi. Poi gli insegna i mantra Om Namah Shivaya e Soham, ricordandogli che il Sé non va cercato lontano, ma liberato da ciò che lo ricopre. Racconta poi di Shiva che, sceso dalle nevi fono al tempio di Chidambaram, per una sfida di danza, trasforma tigre, cobra e il nano Muyalaka in simboli della vittoria sull'ego e, secondo la tradizione balinese, danza anche tra i cori Kecak ai piedi del vulcano Agung. Ovunque viene chiamato con nomi diversi: Pashupati, Mahayogi, Bhairava; la sua sposa è Shakti, che appare come Devi, Durga o Kali. Tutte le religioni, prosegue Muktananda, possono diventare sentieri verso la stessa unità. Jung ricorda che il mito parla alla psiche e il rito gli dà forma; Schopenhauer che il mondo raccontato finisce per condizionare chi lo racconta; Kant che tempo e spazio sono le lenti con cui osserviamo l'esperienza. Seba comprese infine che non serve trattenere ogni castello di sabbia: basta imparare a danzare con il mare, perché ogni gesto consapevole e ogni rito personale possono trasformare una ferita in conoscenza.

|semine: 1990-10-23 viaggio
|raccolta: