I Cepang, detti Praja, vivono in piccoli villaggi dei colli centrali del Nepal, parlano lingua birmana e discendono da antenati cacciatori e raccoglitori. Dipendono dalla foresta e dall’albero del Chiuri, alto 7 m, sempreverde, fonte di cibo, medicine e reddito per gran parte dell’anno. Ogni famiglia possiede da 5 a 20 alberi, trattati come membri della famiglia, ereditati equamente, e curati persino dagli sciamani in caso di malattia. La leggenda narra che il primo Chiuri nacque dove una bufala cadde in un precipizio; il frutto, chiamato Yoshi, produce succo bianco simile a latte, olio seminale simile a burro, e semi neri contenenti miglio. Il Chiuri nutre, cura la pelle e i reumatismi, serve per saponi e candele. Varietà selvatiche e coltivate forniscono ghee e grassi alimentari. Negli ultimi decenni la caduta dei frutti è aumentata per perdita di rituali, erosione e pratiche agro-industriali. Il sapere sulle tecniche di semina, raccolta e lavorazione è tramandato all’interno delle famiglie, e la ricchezza dipende dal numero di alberi posseduti.# CEPANG detti Praja, tra 61 clan etnici, riconosciuti in Nepal, su 80 descritti, parlan lingua birmana, vivono in villaggi, pochi nuclei familiari, sui colli centrali, detti Mahabharat: antenati cacciatori, coglitori selva, fin cento anni fà, coltivan slash-&-burn, dipendon da foresta, e albero del Chiuri, a ricavare cibo, medicine ed introiti, a vivere 8 mesi, poi a febbraio-giugno, provano raccolta, o vanno indebitarsi, silvicoltura fonte, di redditi e pasti. Loro |albero-CHIURI चिउरी , alto 7 metri, sempreverde che vuole, buona insolazione, tollera il freddo, luogo sub-himalayano, da mare fino al Buthan, sale piano piano: ogni famil possiede, cinque o 20 alberi, pure senza terra, in terreni comunitari, possesso da diritto, coglier frutti semi, fino metà luglio, tutti vanno averli; tali alberi trattati, come membri di famiglia, ereditati e divisi, in parti uguali a tutti, il legame con la pianta, è simile ai sardi, che 1 albero malato, curan via sciamano. |Cepang cultura, associata al Chiuri, frutto detto yoshi, Diploknema butyraci, narra lor leggenda, che molto tempo fà, 1 Bufala scappò, in campo miglio a mangiar: al tempo di tornare, dato che era buio, cadde in precipizio, e rimase incastrata, nessun potè aiutarla, la bufala morì, in tal luogo fertilizzato, nacque primo Chiurì. frutto del Chiuri, dà succo bianco, latte della bufala, mentre olio semi, resta burro suo, e granelli neri semi, son miglio che mangiò. La notte del buio, dicono i Cepang, Chiuri è bufala da latte, e burro dei suoi semi, è acido palmito, contiene flavonoidi, con antiossidanti, bianco profumato, sapon x base piatti, rimedio a dermatiti, adatto per candele, senza odore e fumo, + trenta nomi tiene; usato internamente, febbre biliare e stipsi, nutre come cocco, usato esternamente, emolliente e lenitivo, su pelle infiammata, o secca e lesionata, rimedio ai reumatismi. Ban Yoshi selvatico, Rang Yoshi coltivato, ghee burro dei semi, loro prima fonte, di grasso alimentare, 30 kili anno, ancora sopravvive, in isole Andamane. Nepal ancor trova, su pendii precipizi, germoglia a 20 giorni, su suoli sassosi, ora da 1 decennio, cadon frutti immaturi, per cause culturali, dicon gli sciamani, causa è scomparsa, di danze rituali, industria farmaceutica, e geoingegneria, agro-industriale, con erosione suolo, attacchi di insetti, e piantagioni mono, acido palmitico, scalza pian medicinali, del gener Terminalia, Gurjo e Mirobalani. Cepang han rapporto, stretto con Yoshi, 1 famiglia è ricca, x quanti ne possiede, il sapere tramandato, su tecniche semina, raccolta di frutti, e lavorazione intera.
quidf Film Fuoco Sacro (Holy Smoke), Ruth cerca un dio in India, ma lo trova nel deserto del cuore; contesa tra liberazione e controllo, seduce e sfida il suo stesso salvatore. Alla fine, né lei né lui restano gli stessi: accadde un incendio dentro il loro cuore che nessuno lo spegne, eppure purifica. Chi cerca Dio fuori, torna vuoto, chi lo lascia passare, brilla. Chi arde senza consumarsi, è già fuoco. |Lalla Arifa detta Lalleshwari o Lal Ded, visse nel XIV vicino a Srinagar, venerata ancor oggi da musulmani e induisti per la sua spiritualità la sua poesia mistica, detta Lal Vakh. La sua vita e le sue opere incarnano un incontro tra sufismo e shivaismo kashmiro, simile al percorso di Ibn Arabī nel Mediterraneo. Le donne sufi spesso praticano un sufismo che integra amore, purezza e annullamento del sé, in un percorso di metamorfosi interiore e unione con Dio, molto simile a quello degli uomini ma con la particolarità di esprimersi spesso attraverso poesia, musica e pratiche di devozione comunitarie. Come Lalla Arifa in Kashmir o Rābi'a al-Adawiyya nell'Islam classico, molte donne sufi nel mondo hanno vissuto esperienze di amore divino, purificazione e conoscenza diretta del divino, contribuendo in modo fondamentale alla ricchezza spirituale del sufismo. Queste figure mostrano che la spiritualità trasparente e l’unione mistica con il divino sono accessibili a tutti, indipendentemente dal genere.# Lalla Arifa nacque in una famiglia brahmana, Lalla Arifa sposò giovane, ma la sua vita matrimoniale fu segnata da abusi e sofferenze. A 24 anni, dopo aver subito crudeltà dalla suocera, rinunciò alla vita domestica e divenne discepola del santo shaivita Siddha Srikantha. Iniziò un cammino ascetico e meditativo, praticando la filosofia dello yoga, poi incontrò il mistico sufi Mir Syed Ali Hamadani, che segnò un punto di svolta: abbandonò il celibato e iniziò a indossare il velo, dichiarando di aver visto un uomo per la prima volta. Le sue poesie esprimono esperienze mistiche profonde, descrivendo la fusione dell'azione quotidiana con la pratica spirituale. In una delle sue vakhs, scrive: Qualunque cosa facessi diventava adorazione del Signore; qualunque parola pronunciassi diventava preghiera; qualunque esperienza del mio corpo diventava sadhana del Tantra Shaivita illuminando il mio cammino verso Parama Shiva. Lalla criticava le pratiche rituali vuote e l'ipocrisia religiosa, enfatizzando una connessione diretta e personale con il divino. Lalla rappresenta una figura di grande importanza nella tradizione mistica del Kashmir, con una spiritualità che unisce sufismo e shivaismo. La sua vita e le sue opere continuano a ispirare coloro che cercano una connessione diretta e profonda con il divino, al di là delle strutture religiose convenzionali. Come Ibn'Arabī, Lalla Arifa concepiva l'anima come uno specchio trasparente che riflette la luce divina senza alterarla. La sua spiritualità tipicamente sufi, trascendeva le distinzioni religiose. Anche Dante, nella Divina Commedia, descrive un percorso di purificazione e unione con il divino, dove l'anima si trasforma attraverso l'amore e la conoscenza diretta, superando le convenzioni religiose e sociali, e riconoscendo l'unità di tutte le cose nell'amore divino. Esistono molte donne sufi nel mondo che hanno avuto esperienze mistiche simili a quelle di Ibn Arabī e Lalla Arifa: Rābiʿa al-'Adawiyya (VIII secolo) fu una delle donne mistiche sufi più importanti dell’Islam: celebre per il suo amore puro e disinteressato verso Dio, amore per amore senza desiderio di ricompensa. La sua spiritualità è basata sull’annullamento del sé nell'amore divino (fanā e maʿrifa). Fatima al-Fihri (IX secolo): Fondatrice di una delle più antiche università del mondo, al-Qarawiyyin a Fès. Bibi Fatima Sam (Pakistan), mistica sufi con enfasi su pratiche devozionali e insegnamenti spirituali, ispira donne e uomini a percorrere la via sufi. Khadija Ar-Rawiya (VIII secolo), nota per la sua conoscenza del Corano e per la sua vita ascetica, visse in un’epoca in cui le donne mistiche erano rare, ma il suo esempio fu fondamentale. Amma Jannat Bibi (India): mistica sufi che ha praticato la purificazione del cuore e l'unione con il divino, nota per la sua saggezza e il suo ruolo di guida spirituale.|oracolo 320
sogni20-lume231 CRESCITA: è il concretizzarsi della vita in un essere completo, vediamo la vita laddove la morte ci chiama a sè. Una donna gravida si contempla nello specchio. Nostra sola immortalità è nell'abilità della vita a ritornare su se stessa, e dalla ferita riprodurre il germoglio vitale, la grande continuità del divenire. |Cresciamo per realizzare uno scopo, la fertilità dello spirito accompagna la fertilità della terra vivente. Preghiamo la nostra Grande Madre, dalla quale ha origine il nostro essere e alla quale ritorniamo, per una sostanza liberata dal suo impellente bisogno. Tuo compito è concentrarti su ciò che nella vita è in fase di crescita e valutar quali altri impegni ti assumerai per favorire la tua crescita personale. IMG8: un Gregge di pecore lascia il pascolo (equilibra ai confini tra invecchimaneto e attività vitali). Alla base del Cranio si sviluppa un tumore (cresce per il gusto di crescere uccide lo scopo: infrangi le tue barriere per adottare un nuovo stile di vita). Il serpente si muta in un maiale e questo in un Uomo (evoluzione vuol dire vivere così che ogni perdita si muti in un guadagno: quando dici No, di Sì a qualcos'altro). Il sognante visita una famiglia o collegio con molti bambini (spesso chi pensa di non esistere produce più del suo fabbisogno: ristabilisci le tue priorità). Dalla gemma sbocciano foglie, fiori e frutta (rispetta tutte le tappe del tuo sviluppo, impegnati a terminare ciò che è essenziale al tuo scopo nella vita). Sta in piedi vestita solo dei suoi Lunghi Capelli (ogni traguardo è un passo verso nuovi inizi: fai onore a ciò che hai compiuto lasciando che vada). Nel campo di Grano maturo vi sono cinque cerchi (grande è la crescita, ma più grande è lo scopo: porta la tua fertilità ad un livello di consapevolezza maggiore). Le Viti coprono il tempio (l'essere troppo spirituale o razionale evoca la dea della fertilità: poni gli istinti dove hai posto l'istinto e lo spirito dove erano gli istinti). Si parla tanto della |festa finchè viene
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