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micelio poliporus, fungaia della lince | audio:  | video: funghi_pietra_fungaia_poliporus.mp4 | blu_ponte-autoportante.mp4 |  | brano: 97_mcongo6.mp3 |
|foto funghi Riassunto: Legame tra divino, natura e la crescita dei funghi: senza pioggia il mondo naturale soffre e il fungo non appare, mentre Plutone, nel centro sotterraneo, è luogo che trasforma la materia e sostiene la vita. Il micelio dei funghi è una connessione tra vivi e morti, e i poeti e gli eroi viaggiano attraverso di esso. Polyporus è un fungo che cresce su rami marcescenti e ha una lunga storia di utilizzo alimentare, chiamato Pietra fungaia, è in grado di generare nuovi funghi se tagliata correttamente. La tradizione di coltivare funghi è documentata da storici e botanici, da Plinio a Cesalpino, che descrivono metodi per far crescere funghi usando la 'pietra lince', un materiale che, se mantenuto umido, produce funghi per tutto l'anno. Il quid sottolinea l'importanza dei funghi nella cultura e nella medicina, a tutte le latitudii ed epoche.# Se mancano piogge, il divino resta sordo, il fungo non appare, qui nel nostro mondo, il centro sotterraneo, detto Plutone, tutto concepisce, ruotando ogni stagione; tutto trasforma, dentro fornace sorte, Fungo disgrega, materia nella morte, aiuta prime piante, poi seguono animali, reti di miceli, neuroni planetari. Micelio si fa carne, ai vivi da conforto, nekragogos vuol dire, interrogare il morto, oppure scender giù, a visitare inferno, saman-eroi-poeti, viaggiano interno. 1 fallo sacerdote, in utero penetrava, atto ab origen, infine operava, sfortuna era grembo, di sterile terra, 1 seme santo è, grazia sottoterra; ciascuno lo riceve, suo figlio diviene, Pan-Tera promessa, sempre mantiene, se pioggia non cade, la Terra protesta, non nascono Fauni, e caccia si arresta: 1 pioggia contiene, germe di vita, emessa dal cielo, con urla e con grida, seme penetra grembo, solchi sotterra, radici di piante, prendono sapienza, la fissano a luce, a nutrire coscienza. |POLYPORUS-tuberaster, color bruno-giallo, a volte scolorito, reniforme o imbutiforme, in esemplari adulti, ricoperto da squamette, pori bianchi e angolosi, decorrenti sul gambo, fioccoso e ricurvo, centrale o laterale, odor grato leggero. Un tempo assai comune, nei boschi di Appennino, Sardegna e Calabria, e paese Saracena, nei pressi di Cosenza, su rami marcescenti, di alber latifoglia, pietra fungaia, sclerozio molto duro, formato da intreccio, terra sassi e radici, pesa fin 15 kili. Pietra fungaia, mezzo regno minerale, Patriarca di Aquileia, scrive a ricordare: da sasso nasce 1 fungo, di mirabile natura, se tagli gambo base, rinasce nuovo fungo, se lasci una sua parte, dentro la sua pietra. Venezia 700, Paolo Boccone, coglie lo sclerozio, conserva in luogo fresco, grotte e cantine, quando bagnato, assorbe molta acqua, e periodico produce, fino a esaurimento, molti carpofori, per consumo alimentare. Plinio ricorda, che urina di Lince, ricoperta con terra, dà vita alla pietra, detta |Lapis-lyncea: se conservata in casa, dà funghi intero anno, così Federico Cesi, principe romano, fonda nel 620, |Accademia-dei-Lincei, teatro di natura, che coltiva su finestra, lapide fungife, in Romae fenesta. Pier Andrea Cesalpino, archiatra pontificio, docente alla Sapienza, di botanica italiana, cita Lapis lynce, con Giovan Battista Porta, cura consiglia, di calcoli renali, a scuola medica |Salerno. Ferrante Imperato, farmacista napoletano, scrive Historia Naturale, secolo 600, pietra lince ugual Tartufo, bagna moderato, produce vari funghi, in primaver e autunno. Marco Aurelio Severino, laureato in filosofia, e sacra medicina, al collegio di Salerno, distilla sclerozio secco, ottiene acqua fatua, giullare passeggero, infatuato conclude, scritti di avi e fate: pietra lince pare spugna, impregna molta acqua, ed è matrice funghi.
| quidf gemello 157 lume157- dallo zolfo dei cunicoli si scende all'Inferno, dove Dante e Virgilio, fuggono in sesta bolgia, incalzati dai Malebranche di Malacoda; nel tumulto Calcabrina e Alichino si tradiscono, precipitando nella pece che li imprigiona. Virgilio stringe Dante e lo porta via, come madre il figlio. Morale del racconto e nella fiaba di Esopo: un topo si fida della rana e a lei si lega zampa a zampa, ignaro della incompatibilità. Dopo aver mangato semi, la rana lo trascina a fondo allo stagno e il topo affoga, rigonfio galleggia sull'acqua ed è avvistato da un nibbio, che piomba e lo afferra, trascinando a sè pure la rana. Dunque inganno si chiude su chi lo trama, e legando l'altro, si lega sé stesso. Ogni nodo imposto torna al suo autore, ecco la misura segreta della giustizia. Chi legge a coppia i versi della Commedia, ad esempio il 23 e il 73, vede la legge del ritorno, nel cerchio degli eventi, collega inizio e fine.# Dante e Virgilio scivolano nella sesta bolgia, inseguiti dai Malebranche, diavoli feroci guidati da Malacoda. Due demoni, Calcabrina e Alichino, litigano e cadono nella pece bollente; altri demoni li tirano fuori con gli uncini. Dante e Virgilio approfittano del caos e fuggono: Virgilio prende Dante come madre col figlio e corre giù dalla ripa, salvandolo. Dante paragona la scena a una favola di Esopo: un topo e una rana si legano insieme, la rana lo trascina in acqua per affogarlo, ma un nibbio li vede e mangia entrambi. Così, anche la furbizia si punisce, e la giustizia divina non manca mai. Il racconto ammonisce a collegare inizio e fine: come nei canti della Commedia, il senso profondo si rivela solo a chi legge con mente attenta e misura i legami nascosti.# |Zolfo ventilato idrosolubile, spargi a cunicoli di Arvicole, repelle pelle e roditori, usa guanti occhiali e senza vento, zolfo regge una stagione. Giunti in |sesta-bolgia, slittando lungo l'argine, come se fossero su neve, i due poeti fuggon malebranche, diavol inseguon due poeti, a vendicarsi della beffa, subita da Navarra, Virgilio slitta in discesa, stringendo a sè il povero Dante, fuggon dai scagnozzi, al servizio di Malacoda, Scarmiglione e Alichino, Calcabrina e Cagnazzo, Barbariccia e Libicocco, Draghignazzo e Graffiacane, Farfarello e Rubicante. Gran Commedia degli inganni, Calcabrina infuriato, contro Alichino che ha permesso, la salvezza del dannato, vola a lui per azzuffarsi, ma quel compagno e è sotto pece, rivolge artigli contro il demone, che si difende e artiglia ad esso, entrambi cadon pece bollente, dove calore induce a separarsi, ma pece imbratta loro ali, e impedisce levarsi in volo, |Barbariccia infuriato, manda suoi quattro in volo, su altro argine e dispone, in precisi punti con gli uncini, permette Alichino e Calcabrina, di levarsi dalla pece, in tal momento Dante e Virgilio approfittan per scappare, fuggon di volata: lo duca mio allor mi prese, come la madre al bimbo è desta, e vede presso sé fiamme accese, prende il figlio e fugge non s'arresta, avendo più lui che di sé cura, anche se ha sol camicia vesta, e giù dal collo ripa dura, supin si diede a pendente roccia, che un dei lati altra bolgia tura, corse veloce com'acqua doccia, che volge ruota di molin terragno, quando alle pale si approccia, così mio maestro fece in quel vivagno, portando me sovra il suo petto, come suo figlio non come compagno; i Poeti sono in salvo, nessun esce da sua bolgia, senza grazia più divina, lo mio pensier per tale rissa, mi par la favola di |Esopo, ovvero Isopo detto Issopo, dove lui parlò di Rana e Topo, due episodi similari, si pareggia e ben s'accoppia, principio e fine a mente fissa: un Topo di terra per disgrazia, fece amicizia con Ranocchia, questa malintenzionata, legò piè topo a quello suo, e così andarono insieme, in primo tempo a mangiar grano campi, poi si avvicinano a uno stagno, e ranocchia porta il topo al fondo, mentre essa sguazza beata in acqua, il pover topo si affogò, ma galleggiava gonfio di acqua, legato al piede della rana, lo vide un Nibbio e lo artigliò, Rana legata tenne dietro, e servì anch'essa per sua cena. Giustizia divina tutto vede, tutto misur su sua bilancia, dà a ognuno quel che spetta, anche i morti san vendicarsi. Esopo favola del topo morto, avvisa il Lettore arguto, cioè con mente fissa, di accoppiar principio e fine, tracciar diametro 23-73, perché i due canti accoppiati, ben si pareggiano insieme, con risultati esilaranti, ben nascosti agli studiosi!

| oracolo 157 lume157-|Santuario, a turno i terabanzi esprimono la propria pulsazione. Mallendi riassume la Terra ?, come tocco di Radice: nel principio fu il respiro, il piede nudo sul suolo antico. Io sono la terra che sostiene a 7.83 Hz. |Pamela in piedi, riassume l'Aria ? come tocco che Ascolta, il respiro a 432 Hz. Kinaciau vive il Fuoco ? come tocco che Risveglia e arde, e a 528 Hz sale, come num sussurro luce. Nimal Sesto invoca l'Acqua ?, come tocco che Consola: nel corpo scorre onda di grazia, come silenziosa luce liquida: scivola da canale a canale, dai fianchi ai piedi, sciogliendo il tuo dolore, nel tocco a 396 Hz, lava via ogni tensione. Ecco il massaggio jingxinshen, Lomi Lomi hawaiano, tocco tra due mondi, scorre Dao sen resistenza. Yolanda invoca l'Etere come tocco che Prega: quando il corpo tace, l'anima si fa specchio, nel silenzio a 963 Hz, io son preghiera in Te, tutto contiene e nulla afferra. Seba infine dice: fà che mio respiro faccia l'eco, una mano tesa a ricordare, il mister che ognuno attrae.

|semine: 2021-09-08 incontro
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