|foto agrobuti Con l'inverno le giornate si accorciano, la famiglia si raccoglie presto in casa e la sera tutti vanno a letto. Emilia cucina e racconta storie mentre cuoce l'Acquacotta: cicoria, broccoli, cipolla, aglio, funghi ed erbe locali in brodo caldo, con fette di pane e un uovo fresco a dominare il piatto. Nei secoli, questi pasti hanno nutrito le famiglie nei focolari, integrando ceci, fave e orzo. La sua cucina quotidiana si intreccia con la cura dell’orto e degli animali, la raccolta di funghi e la preparazione di dolci, mandorle, nocciole e pollo al forno. Il fuoco del camino, sempre acceso, riscalda e purifica, accompagna le storie e lega la famiglia. I falò raccolgono comunità: riscaldano cuori, uniscono amici, segnano feste e passaggi, celebrano raccolti e ringraziamenti alla Terra. |Carbonai e pellegrini percorrono boschi e monti, accendendo fuochi di passaggio, nel rispetto di natura. Il fuoco purifica malattie, solleva lo spirito e fa emergere poesia e memoria. Intorno al fuoco, il cibo condiviso trasforma l'individuo in collettiva socialità: polenta, vino, zuppe e frutta secca diventano simbolo di festa, rituale e identità. Fuoco è ambivalente: distrugge ma rinnova, purifica e rafforza, trasforma memoria in esperienza. La cenere ritorna ai campi, completando il ciclo vitale.# |Inverno ritmo cambia, accorciano giornate, alle 5 si rincasa, alle 8 tutti a letto, Emilia narra e cuoce, fagioli con cipolle, rivela sua ricetta, in |Acquacotta bolle: Cicoria o broccoli, cipolla sale e aglio, con funghi varie erbe, locali in caldo brodo, impregna fette pane, 1 uovo fresco sopra, su tutto a dominare. Consumo di famiglia, fu ceci fave e orzo, dieta di emergenza, nei secoli di sforzo, in tutti focolari, presente era 1 pigna, con sedano cipolla, zuppa legumi piglia. La notte piove tanto, Emilia si alza prima, Nonno par provato, intreccia solo ceste, cerca buoni Funghi, io preparo dolci, Mandorle e Nocciole, e pollo alla gitana: prosciugato in vino, cipolle e patate fine, foglie Salvia e sale, pollo assorba tutto, col fuoco regolare. Emilia ogni giorno, sistema letto e orto, nutre sue galline, e coglie loro uova, poi racconta storie, presso stufa a legna, |Camino sempre acceso, le braci giran tanto, zuppa e frutta secca, bimbi ascoltan canto. Seba attizza fuoco, carbone-legna secca, che Peppe nonno suo, inizia senza fretta, ai vicini ne dona, Giuseppe vecchierello, riceve brace buona, riscalda bambinello, il 23 Dicembre, accende focarazza, palo a terra posto, vestito a pagliazza, incendio divampa. Inverno stagion fredda, fuoco va scaldar, partiva la famiglia, a inizi Novembre, in selva fa capanna, Ginestre con terre, erigon carbonaia, su spiazzo contegno, pongon zolle terra, coprire fuoco luce, legna in settimana, in carbone si riduce. Un frate pellegrino, tra boschi e fattorie, si ferma a riposare, e accende 1 focolare, raccoglie poca legna, dal bosco vicinale, riparte copre fuoco, incendio da evitare; pochi giorni dopo, passa a quelle parti, rivede montarozzo, di terra sopra al fuoco, calcia tal mucchietto, sorpreso vide che, legna bruciacchiata, in carbon va da se: da allora i |Carbonai, iniziano fatiche, girando questuando, con gobbe mascherati, danze di Appenino, carbonai emil-toscani. Camino narra calmo, grembo terra madre, fumo odori e cibo, fuoco è medicina, purifica un malato, se tiene ancora vita, Raseno qui ci aiuta, a vivere poesia: qualcuno ammalato, richiede un rituale, Fuoco è promotore, di crescita e raccolti, brucia infezioni, noia e depressioni, fa scender dentro sè, con folle speranza, rubar barlume istante, scintilla divina, ecco il momento, lingua senza tempo, 1 cuore gigante, che ci lega al mondo, indelebile istante, avverti profondo, ciascun trasfigura, secondo suo mito, la vita si mostra, qual luogo a lui amico, nostalgia di storie, cui si vuol tornare, la Luna coi falò, nel moto della vita, sogni a fil di pelle, se sono solo al mondo, necessito un mito, che guidi percorso, ellittico sfondo, che avvicini essenza, colta in istante, da un |CesarePavese. Sole cosa aspetti, infondere incendiare, frutto uman compiuto, fin carbonizzare, fuoco ambivalente, infanzia vento sacro, resiste oltre lutti, sospeso dal tempo, esprime nella festa, nesso fuoco-feste, di gruppo che accomuna, un mito fondatore. Contadin da sempre, accesero i falò, x ardere fantocci, vincer guerre peste, in vari giorni d'anno, cercano conferme, a destino di umano, che soffre cieca mano, a causa sua energia, mortifera violenta, quando non gestita, preme a uscire fuori, in selvaggia guerra. |Boschi che tu vedi, non sono li per caso, ma nati in esistenza, dal canto di un beato, presso il focolare, noi siam luci vive, riflesso di braci, di antiche rime: flauto da suonare, viene dal deserto, riscaldano cuori, assieme vin caldo, nelle notti Inverno, scivolo nel sogno, arriva poi Natale, famiglia ad aggregare, taverna di amici, attorno a focolare, parlar di anno trascorso, e assieme cantare: raccolto andato bene, fu anno generoso, Dea Cerere ringrazio, canto il suo riposo. Attorno ai falò, crudo e cotto assaggio, da incolto a coltivato, rito di passaggio, se mangio Polenta, poi canto e bevo vino, ogni io diventa noi, nel pasto collettivo: con cibo c'è festa, comunitar consumo, donne cucinando, completan l'uomo crudo, cuoce cibi vari, uman socializzare, + forze della Terra, capaci san mediare. |Feste-dei-Falò, nei monti dell'Amiata, marca territorio, per viverlo di nuovo, perlustrano terra, protetta propiziata, isolati da Inverno, scaldata e ricordata. Calor sa collegare, cuori riscaldati, allegria fa circolare, da sempre io Camino, ma mai mi sono mosso, Camino-e-non-cammino, son nero vedo rosso, fuoco nel camino: brucia e danza fiamme, in cenere riduce, conflitti e ostili lagne, se 1 focolar ci nutre, rifugio e identità, rinnova rapporti, commercio e intimità, sediamo accanto al fuoco, bisogna riposar, intuito con ricordi, riescono affiorar, con cibo e compagnia, intimo s'espande, Amore morte fuoco, uniti a stesso istante. |Cenere sottratta, ai campi va tornare, al buco cratere, fornace Dei Fatales, spiega con la vita, il mutare lentamente, spiega col il fuoco, il mutar rapidamente. Vita ha conquistato, Thera senza lotta, attraverso associazioni, reti di ogni sorta, ogni sistem vivente, a volte pur affronta, instabili correnti, che immunità confronta; cervello si organizza, collega nuovi dati, a passate esperienze, per cercare senso, ciò emerge cultura, quan ci si mette assieme, a fare un lavoro, o narrare storie, sostenuti da un fuoco.
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quidf gemello 148
lume148-Il Fuoco e la danza del num. Un giorno d'inverno il giovane Luca Raseno entrò in un villaggio dove la sera arrivava presto, e le case si raccoglievano attorno al camino acceso. Emilia cucinava l'Acquacotta: cicoria e broccoli, cipolla aglio ed erbe del campo, che bollivano lentamente nel brodo caldo, mentre il pane e l'uovo ne diventavano il centro nutriente. Il fuoco del focolare scaldava il cibo e le storie degli ospiti. Luca osservava come ogni famiglia, vivesse attorno alla fiamma: legumi, orti, raccolti e animali, diventavano parte di un unico gesto condiviso. Capì che il fuoco non era solo consumo, ma memoria e legame. Fu allora che incontrò Kinaciau, maestro del Kalahari di etnia Zutwasi, esperto del Num Tchai, la danza sacra della Giraffa: il fuoco del corpo e quello della terra sono lo stesso respiro, disse Kinaciau. Nel sudore nasce il Num, l'energia che cura. Kinaciau gli mostrò i carbonai che nei boschi costruivano cumuli di terra e legna, per trasformare il legno in carbone, fuoco lento cambia forma alle cose. Anche i pellegrini accendevano fuochi di passaggio, e le comunità si riunivano nei falò per celebrare raccolti, memorie e rinascita. Il fuoco è ambivalente, disse Kinaciau: distrugge e purifica, ma soprattutto insegna la misura; se lo domini, ti scalda, se lo perdi ti divora. Attorno al camino, Luca vide anche la dimensione invisibile: la paura che si trasforma in racconto, la malattia che diventa respiro, la solitudine che si scioglie in comunità. Il fuoco cuoceva il cibo e cuoceva anche l'animo umano. Kinaciau allora, lo condusse fuori nella notte fredda, e nel buio del Kalahari, una Giraffa si muoveva lenta, quasi danzando. Guarda, disse, il NUM è questo, il corpo che si scalda nel movimento, la vita che si purifica attraverso il ritmo, la trasformazione che nasce dal calore interno. Luca comprese che il fuoco non è solo nelle fiamme, ma nel passaggio: dal crudo al cotto, dall'isolamento alla comunità, dalla paura alla conoscenza, dalla malattia alla guarigione, dalla sofferenza alla gioia. E mentre il villaggio dormiva, il camino continuava a respirare: nero e rosso insieme, come un cuore antico che non ha mai smesso di imparare.|
oracolo 148
lume148-|Kino attorno al fuoco, narra del suo bwiti: 'Bungua à ma ghenda mi pepe na mi ngandza na mitounga miènguet bo nganga'. ogni mito, parola o gesto rituale, diventa ponte tra mondi. La storia è insegnamento vivo, e il cerchio intorno al fuoco riflette il ciclo eterno e la memoria condivisa. Fuoco arde solo se alimentato: spirito, corpo e volontà in equilibrio, istinto muove tutti gli esseri, e libero arbitrio indica la via. Salire verso il cielo è naturale: amore e desiderio guidano chi cerca la fonte. Scegliere significa elevarsi o cadere, oscillando tra pozzo e lago celeste. La dritta via intreccia opposti: caduta ed ascesa si incontrano al centro del cosmo. Libertà è unire spirito e corpo, mente e materia, recuperare integrità. Desiderio e carità spingono armonia e conoscenza. Chi perde questo fuoco interiore diventa schiavo; chi lo coltiva, ascende. Accendi il tuo fuoco interiore, lascia che desiderio e volontà guidino la tua ascesa: non temere i falsi piaceri, come lampi non spengono la vera scintilla. Come il mito unisce passato e presente, il tuo fuoco interiore unisce sapere e azione.
|semine: 2026-04-26 falò 2025(3volte 14dic 9nov 2feb) 2024(15dic 17nov 28gen_prugnoli+allori+abiti) 2023(10dic_mixolivi 12nov 5feb) 22(13feb-6nov) 21(25feb-19dic)
|raccolta: 2025-11-11 cenere1°falò 2024(21dic_cenereFalò2°) 2023(17dic_cenerFalò 13feb_carriole6) 2022(idem)