|foto indionesia Seba giunge a Khajuraho, dove incontra uno yogi tra i templi dell'amore. Il sadhu, nella sua capanna, gli racconta di Parvati che ascende a Siva e del loro figlio, il dio-elefante Ganesha, che scioglie gli ostacoli e apre il primo chakra, il Mooladhara, da cui scorrono i canali vitali del prana. Il suo movimento crea la svastica, simbolo di equilibrio e ascesa spirituale, e la vibrazione del suo nome, Ganapati, è il suono primordiale dei Veda. Proseguendo, Seba arriva a Haridwar, dove vive tra i Naga baba, sadhu coperti di cenere che custodiscono il fuoco sacro e il silenzio. Lì apprende del Kumbha Mela, festa che ogni tre anni rinnova il mito del nettare divino, l'Amrita, caduto sulla Terra in tre gocce. Il sadhu narra l'origine della bevanda sacra Bhang, nata dal mare di latte e condivisa tra dèi e demoni. Quando dal frullare emerse anche un veleno cosmico, fu Siva a berlo per salvare il mondo, tingendo di blu la sua gola. Nilakantha, il gola-blu, divenne poi simbolo di compassione e forza trasformatrice: col suo sorriso dissolve paure, purifica l'anima e guida alla consapevolezza divina.# Seba segue tappa, al villaggio |Khajuraho, qui visita 1 yogi, tra templi eros amore, il Sadhu ha radiolina, ama lui ascoltare, dentro la capanna, dimora lui essenziale, mi spiega lui la storia, di yoga posizioni, Parvati sale a Siva, partendo da Elefante. |Ganesha-GANAPATI, ci appare dio-elefante, dispensa dolcetti, vibra ganja bhanga, rivela demoni ostacoli, ne nasce battaglia, da ridere e vedere. Sadhu fumava ganja, a trovar casa divina, esplorare centri vita, parte da radice, il Mooladhara chakra, estende quattro nadi, canali per il prana: Ganesha turbinava, e formava una immago, Svastika frequenza, che lievita le pietre, Ganesha ascende orario, e poi antiorario, equilibra quel chakra, ida pingala e susumna, sveglia anima umana. Ganapati verbo, suono primordiale, cuore di ogni Veda. |Seba segue viaggio, in |Haridware incontra, sadhu e Naga baba, vivono in capanne, su un isola nel Gange, di cenere cosparsi, come il primo Siva, seduti sulla stuoia, nutrono lor fuoco, seccando la foglia: un pozzetto focolare, ospita lor braci, per cenere e calore, e raccontare viaggi, a mezzo del silenzio, il sadhu parla piano, di feste Kumba Mela, riunione in India vera: un tempo Asura e Deva, frullarono le acque, per ricavar Amrita, nettare immortale, finisce poi con zuffa, e kumba vaso cadde, tre gocce cadon terra, a dare città sante. Ogni tre anni Kumbha Mela, celebra evento, a turno ogni città, rivive mito eterno, radunan svami-sadhu, assieme pellegrini, in giorni calcolati, da astronomi fini. Amrita bevanda, simile alla ganja, |Bhang in Bengala, narra una bevanda, presa dalla schiuma, di mare primordiale, i Deva avevan perso, nettare immortale, alleati agli Asura, estraggono dal mare: lavorano a impresa, fino a mille anni, frullando il mare-latte, emersero entità, Surya e Danvantari, 2 medici del cielo, riportano nei vasi, Amrita vino eterno; emerse pure doppio, veleno di bevanda, che crea dipendenza, di coscienza umana, i suoi vapor potenti, fermano universo, Siva lo inghiottì, a liberare il tempo. Siva allora tenne, veleno nella gola, divenne gola blu, questo appar tuttora, esce da suo petto, smeraldo etere luce, vibrazioni nume, per Devi cobra alzare, Vimana tua coscienza, esce a risvegliare: |Siva-Nilakantha, che hai la gola-blu, per salvare il mondo, i velen bevesti Tu, tua divina gola, produsse tal destrezza, così macchia blu, accrebbe Tua bellezza. Tu ridi fragoroso, supremo e senza fine, frantumi ogni timore, vinci ogni confine, converti mie paure, e ocean di inimicizie, proteggimi da tutte, le subdole sporcizie, portami nel cuore, a sentire tue delizie, con Parvati e Ganesha, famiglia sacra indiana, di fede uman cristiana.
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quidf gemello 121
lume121-Un giovane viandante arrivò in India cercando una strada lontana da ciò che conosceva. In un ostello di Puri incontrò un uomo gentile, un medico dell'Assam, ordinato nei gesti e rassicurante nelle parole, che gli offrì un tè profumato di spezie. Dopo aver bevuto, la notte cadde su di lui come un sonno profondo. Al risveglio qualcosa era scomparso: pochi soldi, i documenti e l'idea che il mondo fosse sempre come appariva. Per un momento la porta sembrò chiusa, e il giovane pensò: se Cesare non mi richiama a Roma, salirò sull'Himalaya e vivrò come un sadhu. Ma due viaggiatori italiani apparvero sulla sua strada e indicarono il cammino verso l'ambasciata. Il ritorno non era una sconfitta: era un'altra direzione del viaggio. Molti anni dopo, il giovane comprese che anche Siva aveva incontrato il veleno dell'oceano: non ogni bevanda offerta nutre, non ogni porta conduce dove immaginiamo. Il sapiente non rifiuta il mondo, impara ciò che può accogliere. Ganesha sorrideva vicino alla soglia, con il piccolo topo accanto, e sussurrava: prima di aprire il cammino trova il punto stabile, trova il centro che sei, la svastika gira intorno a un punto immobile, e quattro strade partono dal centro, tu sei quello che cerchi, Tat Tvam Asi! Il viandante sentì la radice nei piedi, la montagna nel ventre e nel respiro, il cuore come una coppa, capace di scegliere cosa ricevere. Così la porta si aprì senza essere spinta, allora comprese le parole del divino elefante: la forza non dimentica la delicatezza, ciò che ferisce può diventare saggezza quando trova un luogo dove riposare; trova la radice, ascolta il respiro, lascia che il movimento nasca dal silenzio, Tu Sei Quello |Om-Sai-Ram.|
oracolo 121
lume121-Seba giunge a Khajuraho, tra i templi dell'amore, dove incontra uno yogi che gli racconta di Ganesha, figlio di Parvati e Siva, il dio-elefante dal corpo potente e dal cuore paziente. Ganesha apre la via perché scioglie gli ostacoli e custodisce il Mooladhara, il centro della radice da cui scorrono i canali del prana: Ida, Pingala e Sushumna. Il suo movimento genera la svastika, simbolo di equilibrio, rotazione cosmica e armonia tra le quattro direzioni. Il suo nome, Ganapati, conserva il suono primordiale dei Veda. Proseguendo, Seba arriva a Haridwar dove incontra i Naga baba, sadhu ricoperti di cenere che custodiscono il fuoco sacro e il silenzio. Essi narrano che il Kumbha Mela, grande pellegrinaggio triennale, nacque dal mito del frullamento dell'oceano di latte, quando Deva e Asura cercarono l'Amrita, il nettare dell'immortalità; ma insieme al nettare emerse anche il veleno cosmico: allora Siva lo bevve per salvare il mondo, trattenendolo nella gola che divenne blu. Da allora fu chiamato Nilakantha, la gola blu: colui che accoglie il veleno senza lasciarsi avvelenare. La sua memoria viene celebrata nella notte di Sivaratri, durante la quale in alcune tradizioni si prepara anche il Bhang, bevanda rituale associata a Siva. Ganesha e Siva mostrano due movimenti della stessa saggezza: aprire la strada e trasformare ciò che ostacola. Ciò che ferisce può diventare forza quando trova un passaggio naturale. Il topo e l'elefante, piccolo e grande, umiltà e potenza, invisibile e manifesto, camminano insieme verso il centro.
|semine: 1990-08-18 viaggio
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