Transumanze, foraggi e Fieno greco
ghiande e noci, castagne pan ripiego
Olivocoltura e, solare unguento fino
Viticoltura e vino, rallegra il contadino
sommario quartine
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Transumanze, foraggi e Fieno greco
Rasna della Lidia, emigran ciel sereno Da Sardi alle Barbagie, seguono Tirreno Pastori e contadini, amici oppur contrari Agro e transumanza, son complementari
Pastorizia sarda, segue due momenti Allevamento prima, lavorazione dopo Parto a svezzamento, sino a macellata Alleva ovi caprini, e lavora latte e lana
Segue marchio e monta, poi fa mungitura Preparazion formaggi, nel mentre tosatura D'inverno porta gregge, a pascolo di giorno D'estate fa di notte, conosce bestie a fondo
L'indole animale, ben sfrutta in efficenza A capre dà comandi, a pecore dà un capo Questi guida il gregge, è krabu mudulu S'è nel gregge capre, è un kabru sonàllu
Il primo è sen corna, castrato ammaestrato Secondo ha campanaccio, appeso là sul collo Se han cani affiancan loro, fuori dell'ovile Krabu de sonàllu, ha corna ed è virile
La transumanza è, un'antica strategia Intenso andirivieni, in contrasto e sinergia Ricerca d'acqua ed erba, 6 mesi di confronti Là su terre aspre, giungendo fin sui monti
Il clima incide molto, su cibo e quantità Sol corpo ben temprato, affront'avversità Tramanda conoscenze, veterinarie base Per là competizione, in solitaria fase
Concia ben la pelle, di quattro pecorelle Cucite insieme a dare, un abi impermeabi Stringhe son di cuoio, lana è sull'esterno Chiamala Mastruca, mantella d'inverno
Abitua ovin bovini, caprini e pur suini Puoi sin da piccolini, come i cagnolini Mucche son golose, di sal grosso marino Se mischi nel foraggio, stimoli al confino
Caprini pure ghiotti, del sale minerale Tienili in recinto, alto almeno un metro Capre men concime, e poco latte fanno Fertilità al terreno, più lenta compiranno
Mucche numerate, s'inscrivono a registro Veterinario ogn'anno, vaccina obbligatorio Se mucca poi ti scappa, o lupi l'han sbranata Dènuncia scomparsa qualcun l'ha macellata
Fornisce molto latte, modesta pur nel cibo Volendo può svernare, con comperato fieno Si scaldano a vicenda, là nei freddi spinti I bovi che da sè, san viver loro istinti Sacra vacca è, consorte al toro Nandi Dona latte e caglio, urina e buon letame Pelle per far tende, tamburi scarpe e vesti Nervi per far corde, e corna da composti
Burro latte e yogurt, non pastorizzato Una mucca salvaguarda, salute di famiglia Formaggi molli e duri, e siero per pollame Prospera salute, di umani e di bestiame
La mucca devi munger, dieci mesi all'anno Almen due volte al giorno, per dieci minuti È un divertimento, se impari a farlo bene Rinunci alle vacanze, vedi se conviene
Foraggio aggiuntivo, sa far da curativo Ne mangiano i bovini, fin sei kili al giorno Son rami sbollentati, o passati nel vapore Per cellule lignina, avviar fermentazione
Raccogli nell'estate, e secca per l'inverno In mazzetti poco stretti, ad evitar la muffa Acaci con castagno, nocciolo gelso e vite [2] Ottimo foraggio, per capre e ovi bovine
Foglie di nocciolo, mangiano le mucche Aumenta grasso latte, migliora digestione Calma invece tosse, infusi in timo e altea aggiunti al bevitoio, con la radice intera
Fai rametti maciullati, trincia come paglia Macera due giorni, aggiungi a tuo foraggio Hanno alto contenuto, di amido digesto Contrasta acidità, in stomaco contesto
La fatta di ogni specie, rivela sua salute Sana digestione, rispecchia in escrementi Letame verde scuro, contiene più fermenti D'aromi officinali, mangiate negli armenti
Anche le diarree, d'abuso d'erbe fresche Vengono risolte, con piante officinali Malattie del bestiame, e lievì incidenti Tratta con impacchi, e frizion potenti
Fieno proveniente, da aree inacidite Cattiva composizio causa in sangue mite Attir più parassiti, del pelo e della pelle Nocciolo con betulla, purgano le celle
Galega e fieno greco, stimolano il latte Assieme all'appetito, in bovi e ovi caprini Puoi seminarli assieme, a orzo e girasoli Dieci kili un ettar, aggiungi pur fagioli
Galega è foraggio, selvatico sui prati Radici fittonate, e più stel con foglioline Cogli prim di fioritura, seme un poco lascia Batti con correggio, separa semi e paglia
Diuresi sudorifer, usa in malattie di pelle Nei disturbi digestivi, è potente vermifugo Se la mescoli al mangime, d'ovaiol gallina Aumenta produzione, di uova e di pollina
Il muco appiccicoso, accumula indurendo Fa denso e fa catarro, e si va depositando In stomaco e intestini, funzioni ostacolando Cibo ad esso aggrega, e inizia fermentando
Ora l'alito pesante, sale in bocca amara Eruttazio e aerofagia, s'aprono la strada Circòla mal il sangue, non libera le scorie Reni e gli altri filtri, subiscon stesse storie
Pur ghiandole ostruisce, cugin saliva e linfa Saliva allor poco offre, gli enzimi digestori E lo zucchero ingoiato, farà fermentazioni Stomaco ora soffre, maggior'indigestioni
Trigonella FienoGreco, pianta sciogli muco È capace a liberare, il muco da ogni corpo Sblocca e disincrosta, egual l'olio motore Spazza inquinamento, che ingolfa l'interiore Vie respiratorie, circolàzio ed escretore I reni e la vescica, il fegato e il polmone Stomaco e intestini, giustizia dell'untore Abbassa febbre fiamme, ascess'ulcerazione
ai lubrificanti ridona, la natural viscosità Previen veleno sangue, deterge muco e linfa Suoi semi inumiditi, o pestati fan pomata Per ulcere veneree, e la pelle disturbata
Fien greco legume, in Cina è usato in tè Per tutte congestioni, della respirazione Pur montanari armeni, ne bevon ogni giorno Prima durante e dopo, un raffreddor ritorno
I due reni filtri corpo, bloccati da uremia Dan dolor a schiena, rivers'urea nel sangue La pianta or li pulisce, assieme agli ureteri Previene sì la morte, d'arresto organ interi
Or l'alito migliora, e profuma pure il corpo[4] Da interno vien pulito, il corpo e suoi canali I suoi semi inumiditi, divengon più viscosi Sòn l'olio solvente, che scioglie oli viziosi
Indios d'Indonesia, ai sintomi bronchite Mastican tal semi, a librarsi dal catarro Proteggon le pareti, da ulcere ulteriori E i Gurka nepalesi, ne aspirano i vapori
Pianta Fieno greco, dall'onda fu sommerso Dei farmaci brevetti, lui gran galattagogo! Ugual olio di merluzzo, ha vitamin A D H Per dare al seno latte, la qualità più alta
[1] Per stalla una tettoia aperta su 3 lati ripara da umidità.
[2] tra gli altri: salice caprino, acero, betulla, carpino, faggio, frassino, ippocastano, ontano, pioppi, sorbo selvatico, tiglio. Le nocciole ricche di fosforo più del pesce mangiate ogni mattina, aiutano i bambini nello studio mentre le foglie ricche di acidi tanninici tengono lontano mosche e tafani.
[3] Le persone soggette a raffreddore ed allergie, hanno il muco denso e viscoso che tosse e starnuti non bastano a scaricare. Tale massa si accumula e fa si che il sangue circoli con difficoltà dando debolezza generale e graduale.
[4] Il cattivo odore cessa, poiché non sale più attraverso l'alito e la traspirazione di emergenza. Dai pori della pelle di chi usa regolarmente questo tè, emana delicata fragranza. Per fare il Tè prendi 2 cucchiaini rasi, di semi trigonella, in una tazza d'acqua bollente, lascia 5 minuti, mescola poi filtra e dolcifica con miele e se vuoi, inasprisci con succo di limone. I Gurka, nei loro fomenti, aspirano e buttano indietro la testa.
[5] la vitamina H (alattante), scoperta all'università del Cairo, aumenta il latte di qualità, con proteine giuste per il neonato, inoltre la trigonella contiene colina (sostanza lipotropica che scioglie i grassi depositati nel fegato, reni ed arterie) e trimetilammina (ormone sessuale attivo nelle rane e nei fiori). [6] Gli antichi includevano nella categoria phegos tutte le piante ghiandifere (Fagacee per Linneo), in grado di produrre frutti mangerecci. Dalla radice sanscrita bhak che significa cibo, pane, bacca mangiabile, in inglese è bok (da cui book, libro, originato dall'uso di incidere le rune su tavolette di legno di faggio), in albanese è bukea, in gotico boka. L'uso corrente del termine ghianda indica anche le castagne, noci, nocciole ecc. La quercia dalle ghiande commestibili è detta esculus (Quercus aesculus) da Plinio da cui deriva esculento (commestibile, buono a mangiarsi, esca) e l'arabo kullot ghianda. Il sapore delle ghiande è sotto il controllo di più geni che interagiscono con l'ambiente. Motivo per cui, a differenza di castagno e noce, l'uomo non è mai riuscito ad addomesticare le querce. Quercia da sughero è phellodrys, maschio o femmina. La sessualizzazione delgi alberi è un espediente tassonomico usato dalla cultura popolare: castagno maschio e femmina riferiscono al loro gradi di domesticazione. [7] Leggende di donne ingravidate da vegetali, sono presenti ovunque nel mondo, concepimenti da piante, bestie, fiori, frutti, pietre, acqua, fuoco, luce, vento e aromi, derivano da sangue e seme umani che fecondano zolle, macigni, ecc., dando esseri dendromorfi, teriomorfi, litomorfi
[8] la cenere sparsa intorno a piante, fa secernere muco ai lumaconi fino alla morte, il sale sul dorso, lo fa disidrare. [9] allevamenti colpiti da Afta curati con infusi officinali presto sono in grado, di ridare latte. Nella convalescenza dà un cucchiaio di farina di fieno disciolto nell'acqua. [10] Le ceneri di quercia di 50 anni contengono il 94% di calcio [11] Leggenda toscana del castello pietrificato dalla fata Petorsola che, invidiata e offesa dalle paesane, decise di nascondersi per sempre alla loro vista, nel castello trasformato allo scopo in pietra. È Patrona del pane e delle castagne, cibo base delle popolazioni montane. [12] Juglans: Jovis-glans. Solstitum: solis statio. Il serpente lunare è animale a sangue freddo come la luna, vivendo sotto terra, presiede alle maree della vegetazione e della donna e completa l'archetipo dell'albero della Vita col sole a sinistra e la luna a destra, connubio yin-yang in un ciclo di nascita-vita-morte-rinascita. I due sol-stizi sono porte dell'annus (anello, circolo, tempo ciclico) e coincidono col tempo balsamico di molte erbe officinali: Porta del Sole invernale (accesso al calore; i Druidi raccolgon il vischio sulla quercia) e Porta della Luna estiva accesso alla terra, e alle forze ctonie dell'acqua, apoteosi del potere fecondante della natura. Sole e Luna si sposano nel giorno del solstizio come luce e acqua nelle erbe bagnate da rugiada. [13] nei riti propiziatori del Maggio o calendimaggio, retaggio dei riti Floralia romani, l'albero o un simulacro piantato al centro della piazza del paese, riconnette l'axis mundi, l'uomo con la natura, epifania e connessione mitica per la catarsi annuale, in un ciclo di fertilità così articolato: cielo-acqua-terra-vegetale-femmina-figli-riti-cielo. Piantare il Maggio significa pur consumare un coito o portare ex-voto sessomorfi nelle Pievi rurali. [14] La potatura dell'olivo si può eseguire con forbici o coltelli da innesto, su rami da poco sviluppati; si usa segaccio e accetta, solo quando si vuole modificare o correggere la forma della chioma, sostituendo i rami vecchi e grossi con quelli nuovi. Il taglio dei rami, netto, liscio e obliquo, fa si che l'acqua piovana scivola via e non ristagni [15] L'olivo è una pianta mediterranea ha bisogno di molta luce e aria e della maggior massa di foglie per dare buoni risultati produttivi; produce su rami di un anno compiuto, da rinnovare annualmente, evitando, allo stesso tempo, gli ombreggiamenti che hanno effetti sensibili e negativi sui risultati produttivi ed economici della coltura.
[16] Quando le ramificazioni non scendono molto lateralmente, ma si estendono solo nella parte superiore, come nel pino da pinoli, si ha l'ombrello. Tra i sistemi allevamento dell'olivo, la forma a vaso è più diffusa, reciso il fusto a una determinata altezza, si fanno partire esternamente delle branche (in modo diverso) che daranno alla chioma la forma tronco-conica al fin d'evitare l'eccessivo infittimento vegetazione. Avendo branche impalcate a 1-2 m da terra, permette lavorazioni e crescita sottochioma delle specie erbacee, consente alle piante di fruttificare molto in alto ma rende difficili e costose potatura e raccolta. Il vaso cespugliato presenta 3-4 branche principali che dipartono dal suolo; dopo il trapianto o alla fine del primo anno si può praticare eventuale diradamento dei rametti alla base per i primi 40-50 cm. Dopo 10 anni, si effettua potatura, più o meno drastica, delle cime con sfoltimento della chioma o stroncatura turnata di tutte le piante. Nella forma a globo, molto simile al cespuglio, il fusto è stato reciso a una determinata altezza e le branche si sviluppano da tale piano senza un ordine prestabilito ad altezze diverse sicchè, nel complesso, la chioma dell'olivo prende una forma globosa.
[17] Potatura di ringiovanimento sfrutta la meravigliosa "immortalità" dell'olivo per rendere produttivi vecchi oliveti o alberi gravemente danneggiati dal gelo; comporta il taglio del tronco alla base e l'allevamento di due o tre polloni scelti fra i più robusti tra quelli che spunteranno dalla ceppaia.
[18] frantoio in dialetto salentino, richiama il gergo dei primi marinai che lavoravano le olive e impiantavano gli ulivi sulle coste del mediterraneo. Il capo ciurma è il nocchiero della nave, lui raccoglie l'olio col nappo separandolo dall'acqua vegetale. Nappo è il piatto per raccogliere dal pozzetto l'olio che galleggia sulla morchia. Murga è il liquido residuo. [19] cestelli circolari di giunco dove si poneva la pasta da spremere. La sansa è l'impasto dei noccioli frantumati che resta nei fiscoli. Il mosto oleoso è olio e acqua vegetale raccolto nei pozzetti posti sotto le presse. [20] Rito per diagnosticare e allentare il malocchio: si lasciava cadere in un piatto colmo di acqua alcune gocce d'olio: dissolvendo era certo che il candidato aveva l'occhio cattivo. Il rito ripetuto 3 volte men con la mano si tracciavano sigilli sul piatto e recitate formule sottovoce; quando le gocce mantenevano loro forma nell'acqua, malocchio è allontanato. [21] Ricco in mucillagini, ha forte effetto emolliente nell'apparato respiratorio e gastrointestinale sia per uso interno (lassativo e contro l'ulcera gastrica) che esterno (unguenti ed impiastri) per tener la pelle liscia e libera da irritazioni, foruncoli e ulcerazioni di cui favorisce la cicatrizzazione. Mescolato ad uovo attenua gli effetti delle punture d'nsetto. L'Olio ferrato (riscaldato su cucchiaino o ferro arroventato immerso in olio) inserito a gocce nell'orecchio è usato contro l'otite poiché ammorbidisce e aiuta a rimuovere i depositi di cerume e solleva dal dolore. [22] Sopporta alte temperature senza bruciare, il suo punto di fumo è oltre 200° mente le fritture non superano 180. [23] Il nostro stomaco è fatto per pasti semplici a base proteica, verdura e frutta di stagione con bassi grassi. Le proteine creano gli anticorpi, le alghe hanno il sale e miele da energia. [24] se dalle tue parti i lieviti indigeni scarseggiano in natura, (esempio in New Zealand), aggiungi lieviti di birra. Il saccharomyces cerevisiae, è un fermento molto commerciato. [25] La svinatura è la separazione (all'aperto) del vino dalle vinacce e dalle fecce. Franco Passador, noto enologo italiano, nei sui appunti di enologia ( www.vebi.it) scrive: In particolari annate, aiutati da un precoce freddo autunnale, si può preparare un vino amabile (cioè svinatura dolce, che lasci un 5% di zuccheri residui), filtrando il mosto-vino con filtri a sacco o carta, che ne tolga gran parte dei fermenti. Le botti dove si ripone il vino nuovo, nelle quali avverrà la fermentazione lenta, saranno lasciate con 8cm di vuoto in alto. Il travaso è la decantazione del vino limpido dalle proprie fecce, e può avvenire all'aria per vini giovani da rifinire o a riparo-da-aria, per vini secchi, deboli o vecchi.
[26] Vin medicinali antichi includ. propoli salvia e rosmarino. |
Ghiande querce Noci, Castagne pan ripego
Selvicoltura cultura, del bosco preistoria Classifica piante, distingue in due specie Edul e velenose, da lavoro e costruzione Armi da difesa, e offesa in cacciagione
Ghiande mangerecce, di Giove Fegoneo Dipendon da stazione, non dal tipo pianta Fagin dell'Esquilino, pien di boschi querce Son sughere son cerri, lecci dolci ed elce
Il leccio spagnolo, è più dolce dell'itali Sughera Marocco, più adatta per umani Faggio dillo phegos, sanscrito bhak-sati significa mangiare, e libro dei più savi Querce dei greci son pròterai matères Ovvero prime madri, degli esseri d'Arcadia Per gli arabi i cespugli, fioriron teste umane Virgilio ci ricorda, uman vien da vegetale Essere toccati, abbracciare varie piante Attiva meccanismi, corno-fallo-fecondità cultura contadina, tali simboli proietta rischi di tempeste, e siccità convertan
Quercùs alber robusto, famiglia Fagace Longevo che sorpassa, vari secoli di pace Chioma larga e alta, a trenta metri giunge La luce irregolare, il suolo pur raggiunge
Tollera il gelo, e i torri caldi d'estate Ama ter profonde, sabbiose o argillose Albero di Giove, piantato in campidoglio Vive solitario, e in boschi pur lo voglio
Corteccia grigio-verde, liscia giovanile Solcata quand'è vecchia, ospita pur vischio Accumula gran calcio, assieme con le foglie Respinge lumaconi, e larve in orto toglie
Decotto di corteccia, seccata e frantumata Per minuti 10, in mezz'acqua sbollentata Infiammazion di bocca risolve in gargarismi Pur gola e pur veleni, di var sostanze fini
Applica la fogli come rimedio contro i foruncoli, esso tira l'infezione grazie all'alto contenuo di tannino nelle ghiande, corteccia e foglie che garantiscono forti proprietà astringenti utili in tutti i casi di irritazioni, infiammazioni ed infezioni sia per uso interno che esterno.
Corteccia fai bollire, per trenta minuti 100 grammi in litro, a contrastare l'afta [9] Ulcerazioni persistenti, geloni e bruciature Gli zoccoli friziona, e la bocca bovi pure
Pianta ermafrodita, fior maschi e femminili Su rami ha foglie e gemme, e galle cicatrici Le galle sminuzzate, risolvon e bruciature Sfiammano vescica, e vie urinarie pure
Per frutto tiene ghiande, in gruppi 2 a 4 Sono ottimo alimento, per uomini e suini Tostate e macinate, danno un buon caffè Astringenti sfiammatorie, le foglie danno tè
La legna tien pregiata, per navi costruzioni Botti per il vino, e per formar carbone Corteccia tien tannino, per conciare pelli Fare inchiostri forti, che tatuano i più belli
La cenere di quercia, tiene molto calcio [10] Pur sui terren sabbiosi, carenti oltremisura Riduce troppa acidità, presente sul terreno Rianima la terra, d'un ricco arcobaleno
Vien bollita in acqua, la cenere lessata In pentolon di rame, grande e riscaldata Poi versa su lenzuolo, che filtra tin bucato Riposi tutta notte, mattin tutto sbiancato
Aggiungi preparate, per spruzzi o foraggi Com ortica macerata, o decotti d'Equiseti E usa sulle piante, per difesa o indebolite In epoche di attacchi, di molte parassite
Castagno albero pane, espande sussistenza Delle popolazioni, oltre la pianura essenza montanin pia poco grano, spera su castagna che quando va fallace, triste fa la pace
Castagno fresco o essiccato, cucina in vari modi, come mangime o fanne farina, che variamente condita, dà dolci e fiandulone. Il frutto secco, da zucchero e alcool. I kg di castage da 2100 calorie, 1 kg e mezzo soddisfa il bisogno giornaliero di una persona. Al montanaro oltre al cibo, offre materiale da riscaldamento e legna da costruzione e lavoro. Suo legno è buon combustibile, elastico e resistente non sempre duro si usa per ceste, imballaggi, pali, travi, tavole, botti, mobili.
Foglie ricchi di tannini hanno azione astringente, espettorante e calmante per le tossi. L'acqua di cottura delle bucce di castagne esalta i riflessi dorati dei capelli e la polpa cotta e setacciata è maschera emolliente e schiarente del viso. Con le foglie cadute fà lo strame degli animali e mescolate ai concimi, da eccellente composto terriccio usato in floricoltura.
I suoi fiori offrono nettare abbondante alle api che producono in giugno-luglio un miele marcato mentre i bugni, ricava da vecchi tronchi svuotati. Suo tappeto erboso della selva, è buon pascolo per ovini e suini che assaporan le carni. Inizia raccolta dopo San Michele/Consus/Saturno il 29 settembre quan castagne iniziano a cadere, raccogli con rastrelli di rami con 2/3 punte capaci a rimuover foglie secche e ricci col magliozzo legno rompi i ricci a estrarre frutti. Poni castange nel seccatoio su graticci sottocui accendere il fuoco (evitando la fiamma diretta); avvolte da colonne di fumo e calore trasudano lentamente l'umidità contenuta per 20/30 gg. Al termine la buccia è fragile e stacca facilmente porta al mulino a cuoci pupe e uccelletti dedicati a Priapo e Poppa divenuto Ermete cornocolum (cornetto fertilità e vigore generativo, equilibrio forze distruttrici nella comunità provata.
La bambola-focaccia di pasta con 3 seni, usata nei sacrifici della Gran madre e Cavallo-toro suo paredro, donati nella Pasqua come rito iniziatico che agisce a livello inconscio in lingua simbolica nel risveglio della Prima Ver dispensatrice di vita
Montagna con castagne, nostra madre è Ci allatta con esse, porcino d'improvviso Legna e fascin secche, portate sulla testa da donne assicuran, focolare fiamme festa
E brace per scaldino, dei piedi degli anziani Amiata è mammella, non merce di scambi non vendere tua madre, disse capo Seattle Al Presidente USA, che volle fare il patto
Qui sta l'aria pura, leggera e limpid'acqua Che l'appetito dà, coraggio e immaginazio riversa entro leggende, e versi del Montale Amiata è valle d'elfi, e funghi da leccare
Tempio d'uomini, splendor del biodiverso Nasconde mille insidie, annullate con ritual le pietre assumon qui, la propria identità una vasca in peperino, fa donne festeggiar
Streghe le castagne, consuman nei festini Un contadin raccoglie, e pone nella vasca Ingiustizie vide assai, una fata pietrificata Dolor la fece vecchia, vol esser fulminata
Gran Madre albero vita, tien sette livelli Di rami con foglie, a supportar cieli novelli Protegge la vivente, materia in suo rifugio nutre generando, incessante dal pertugio
Il Noce in latino, è il glande di Giove Ha frutti falliformi, simbol sua potenza Affonda radici, presso fonte di Demetra Grembo materno, oscur prima faretra
L'aquila è suo Sole, ferma nel solstitum declinazion dell'astro, ferma in apparenza stazione dell'uccello, serpen lunare opposto sinistra e destra d'Eden, sole e luna posto
Donna e vegetazio, al centro agricoltura seme sotterrato, dà pianta che da il seme in sincro ciclo colturale, sviluppasi fatale tra vita umana e pianta, anello solidale
Donna e lievitazione, e cottur del cereale Serpen custode posto tra donne e vegetale e i corvi fan presagi, da magica tal notte Di ciclo annuale sono, sol-stizi le 2 porte I nuovi Floralia, dan diritto tagliar Maggio Nelle selve comunali, e issarlo nella notte del 30 aprile 1 maggio, nella piazza paese A dare vita a feste, e spazio per le intese
Sepium Convolvulus, bianchi fior imbuto Ama siepi cura febbri, infettive e leucorrea Invasiva delle macchie, spirale arrotolando Fa infuso delle foglie, o radici riscaldando
olivo a palmetto
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Olivicoltura e Olio, solare unguento fino
L'olivo vuole un clima, medi temperato Non ama lunghi freddi, sotto meno dieci Nei terreni impasto, non ama umidità Se innesti su olivastro, resiste a siccità
Spietra o diciocca, se vuoi fare l'impianto Fai lo scasso a terra, profon più di radici Piantaci talea, un ramo lungo e grosso Fino all'occhio gemma, friabile sia fosso
Talea in terreno smosso, riceve umidità A primavera caccia, radici e nuove gemme Nelle buchette metti, miscugli di composto Cenere di legna, fai conca attorno al posto
Distanza tra gli ulivi, sia da cinque a tre Trecen piante conta, per ettaro più o men Ben prospera nel Lazio, la varietà Canino Assiem alla Rosciola, dal frutto piccolino
Interra le tue piante, senza seppellirle Respiran le radici, e l'acqua invigorisce Lega l'alberello, ad un paletto a nord Con fibre vegetali, per evitargli sport
Dopo l'impianto, procedi annaffiatura Per ogni pianta versa, sei fin dieci litri Dopo un mese nota, s'hanno preso bene Trova scorza verde, e nuovi getti vene
Se la corteccia trovi, colore paglierino Convien sostituirli, agli inizi di gennaio A venti giorni impianto, fa capitozzatura Pota rami e lascia, tri/quadri impalcatura
Innesta pur l'olivo, in tal modo maniera Quando linfa è in alto, verso primavera Taglia francobollo, con occhio gemma Dall'olivo buono, sia lo stratagemma
Or fai l'incisione, a selvatico olivastro A forma di vulva, come due persiane Poi inserisci dentro, maschio francobollo Chiudi su di esso, bene labbra a incollo
A evitare infezioni, lega tutto con rafia Per una protezione, disinfetta i tagli via Se vuoi usa l'argilla, o poltiglia bordolese Ricorda a fare innesti, nel febbraio mese
Uno è porta-innesto, l'altro è tua variante Bendali con rafia, e sotterra a primavera Quando caccian getti, lascia sol variante Pota tutti gli altri, e segui lor costante
Potami dal legno, che ti arricchisco d'olio Al fico il ramo pende, a olivo ramo insorge Potato sia in inverno, avanti a primavera Così come l'innesto, su olivastro impera Pota i rami secchi, sterili o intrecciati Lascia i porta frutto, che sole tien puntati S'abbassan i più vecchi tendono a rientrare Così perdono il sole, e smetton di fruttare Dona l'armonia, alla chioma nell'insieme A salice piangente, dai forma piano piano Cresce pure a globo, e a palmetto nano A forma di tridente, oppur siepe in-filato Gli olivi secolari, un antico lasciar fare Dopo il primo innesto, la pian libera sale Cresce s'organizza, attor leadèr centrale Snodandosi sinuosa, a liàn stratificare
(olea silvestris, re-calore del mediterraneo)
a oliva acqua di giugno, par rovini tutto Acqua di agosto, invece da olio e mosto L'oliva quan più pesa, tanto par più rende terre assai sassose, ama come ambiente
100 kili in media, fan sed/diciotto litri Secondo il tipo oliva, e il mese maturazio Pur tipo di frantoio, onestà del proprietario Pianta media 20 kili, produce in ordinario
Raccolto novembre, pù acqua meno olio Raccolto di dicembre, più olio mi ritrovo Se la stagione è secca, resa è fìn 20 litri Olive grosse acquose, mangia on amici
Raccogli le tue olive, fai la bacchiatura Col pettine le scrolli, a terra son cadute Conserva in olivaio, stese sui graticci Alti dalla terra, fin sette giorni spicci
Macina le olive, come il grano e l'uva In un trittico del mare, pane olio e vino Ognuno ha suoi strumenti, riti fasi e tempi Gli attrezzi da lavoro, ricordan primi tempi
Nel Trappeto si lavora, per ricavare olio [18] Si carican le vasche, di olive appena colte Son fiscoli [19] riempiti, impilati sotto presse Azionate a torchio, strizzati qual compresse
Là nel sottosuolo, il calore è assai costante Per trasformar l'oliva, pare sia importante Aiutano del mosto, processo decantazio Separare l'olio, dall'acqua vegetazio
L'olio si estrae, molando in frangitura Frantumo della polpa, e noccioli d'olive A mezzo di molazza, macchin frangitori I nocciòli frantumati, fan da drenatori
Chi fà gramolatura, rime-scolamento Lento e continuato, di pasta frantumata Rompe l'emulsione, di olio misto ad acqua Formata in frangitura, nella prima tappa
La Pressatura estrae, l'olio dalla sansa Il torchio a vite preme, i fiscoli con pasta Separa olio e acqua, la centrifu-azione Decantazion riposo, è l'antica soluzione
L'olio di oliva, ogni mal si porta via La verità si dice, appare luce come l'olio Insegna quali cose, prendere o lasciare[20] Spalmato con il pane, su brace focolare
Crudo su legumi, e verdure cotte e crude Brucia potati rami, la domenica di palme E la cenere spargi, per rigenerare i campi Ad ogni bebè nato, piantan un fra tanti
Gli alberi biblici, si misero in cammino Volèn crearsi un Re, proposero l'Ulivo Questi lor rispose, non posso rinunciare A produrre l'olio, pel fin di comandare
In Grecia e Palestina, e tutta l'Anatolia L'inter Mediterraneo, sino alla Provenza Vedono approdare, quest'albero d'oriente Di seguito ai pelasgi, fenici ed altra gente
A Taranto s'usava, in balsami ed unguenti A massaggiar le gambe, delle donne tutte Per muscoli di atleti, e i petti dei guerrieri Piedi e pure mani, di marinai e nocchieri
Ricco d'acido oleico, che accresce le ossa l'armonico sviluppo, delle struttur nervose Memoria ed acume, pazienza intelligenza Attività del cuore, e immuno resistenza
Assai emolliente, sulla pelle fa unguente Cura infuso foglie, arteriosa l'ipertensione Nelle Lazial paludi, è di malaria febbrifugo ferrato metti gocce, in orecchio addolorato Unguento dei re, profeti riti e sacerdoti Lampade e lucerne, nelle nozze e giochi Cristo n'è l'unzione, crisma dei malati Olio degli infermi, e delizia dei palati
Dà frutti nutrienti, e l'olio per la luce Ombra nell'estate, e legna per l'inverno La forza sua vitale, non teme impedimenti Resiste ti rinasce, tra arsur e altri tormenti
Profumo e sapore, selvatico di macchia Ricchezza di tribù, scandiva i suoi destini Raccoglie attorno a sé, l'inter comunità Se la molazza è ferma, dov'è l'identità?
Mito di Erittonio, bimbo-Num-serpente Essenza del fuoco, detto Ci ad oriente Nato dalla Terra, dal seme di Vulcano Dio di metallurgia, e fuoco del fornaio
Gea lo consegnò, ad Atena dea d'Olivo Olio combustibi, che il fuoco tiene vivo Lei lo alimentò, con olio del suo seno Pieno di calore, per luminar Tirreno
Cresce nelle zone, uguali del carrubo Fonte di energia, annual che si rinnova Primo combustibi, di lampade e formaci Illumina la notte, e scalda più di braci
Viene conservato, in giare di alabastro Terracotta o vetro, bottiglie affusolate Con orlo assai svasato, simil ad imbuto Ogni goccia rende, lucè e calor tributo
In Giudea cultura, si ungevano i profeti Poi secoli declino, l'olivo torna e spande I monaci trappisti, assieme a olivetani Ripresero estrazione, come i brasiliani
Antico fondamento, di mediterraneità Sbarca ora in Giappone, Cina e giù di là Buon lubrificante, d'arterie massaggiante Riduce invecchiamento, diet'antiossidante
La murga decantata, in Salent è utilizzata Come fertilizzante, del bronzo un ossidante Qual farmaco di pelle emolliente della testa Prodotto di natura, che torna sol in festa
L'olio di oliva, capace a cuocer e condire Legumi e vegetali, patate pesce e cereali Alla periferia rimane, di cibi e di cotture Sopporta i centottanta, gradi di fritture Ricco in carotene, permette assorbimento Di lipo vitamine che scioglie in un momento I Pomodori e i funghi, conserva dignitario Aiuta digestione, e sistema immunitario
Vince stitichezza, è l'oro dei bambini Al latte della mamma, par'essere vicino Contrasta osteoporosi, cede il minerale Mielizza fibre nervi, aiuta il cerebrale L'Olio giovane, in bottiglie e damigiane Ed ogni sei mesi, separa dalla morchia In orci in coccio o inox, fà conservazione Da aria luce e sbalzi, fan la protezione
Riprendon contadini, ad allargare l'orto Curar frutteto vigna, comprar nuovi conigli Nonno è più provato, si stanca più di prima Intreccia solo ceste, passeggia la mattina
Contatto con la terra, fù anche libertà Il boom dell'edilizia, or chiama là in città Lavor più redditizi, e l'ansia d'istruzioni Spopolan villaggi, e agresti istituzioni
Restano gli anziani, all'oasi del villaggio Non amano la moda, o sintetico rodaggio Fatica ed imprevisto, più spensieratezza Vaccina contro noia opulent'insensatezza
Ritorno a sussistenza, è liber nutrimento Autonomo pensiero, creator del firmamento Costruir un ponte nuovo, è ripristinar legame Con la divin presenza, che invita nel pulsare
Terra istinto primo, disposizion del sangue Che spinge te a cercare, sinergi relazione Bimbi di natura, nasciàm senza complessi I piedi sopra l'erba, calpestano noi stessi
- Fescennium dei colli frascatani romani
Ma che ce frega, ma che ce 'mporta Si l'oste ar vino cià messo l'acqua e noi je dimo, e noi je famo: "Ciai messo l'acqua e nun te pagamo" Ma però noi semo quelli Che j'arisponnemo 'n coro: "Evviva er vino de li Castelli che de 'sta zozza società".
Ce piaceno li polli, l'abbacchi e le galline, Perché sò senza spine, nun sò com'er baccalà. La società de li magnaccioni, La società de la gioventù, A noi ce piace de magna e beve E nun ce piace de lavorà. Rit.
E si pe' caso la sòcera mòre Se famo du' spaghetti amatriciani, Appresso un par de doppi frascatani, S'imbrïacamo e 'n ce penzamo più. Rit. Che ciarifrega, che ciarimporta, (ecc.) Le nostre donne poi nun beveno mai vino Ma stanno ar tavolino, te fanno svergognà. Se scoleno li litri, li fiaschi e li boccioni, E da 'sti paciocconi se li fanno pagà. La società de li magnaccioni, (ecc.) E si pe' caso viè er padron de casa, De botto lui te chiede la piggione, Ma noi j'arisponnémo: "A sor fregnone, T'àmo pagato e 'n te pagamo più. (Bis)
Pòrtece 'n'antro litro, che noi se lo bevemo, e poi j'arisponnemo: "Embè? Embé? Che c'è?" E quanno er vino - 'mbè - ciariva ar gozzo 'mbé Ar gargarozzo - 'mbé, ce fa 'n ficozzo - 'mbé Pe' falla corta, pe' falla breve, Noi dimo all'oste: "Pòrtece da beve! da beve!"
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Viticoltura e Vino, rallegra il contadino
La Vite è pianta antica, forte di millenni Origina nell'Asia, tra monti e boschi belli Arido-resistente, cresce in mille varietà Ama maturar, in potassio e sol d'està
Cresce nei boschi, la liana rampicante È vinifero viticcio, su rami d'alte fronde Produce grandi foglie, e grappoli piccini Poco zuccherini, quand'acidi gli acini
È addomesticata, ma se tu l'abbandoni Ermafrodita torna, nei semi dei suoi fiori Dà frutti abbondanti, in modo regolare È gli acini piccini, tornerà a formare
I paletti pergolati, sian fatti di castagno Resiste su nei monti, è di facile guadagno La pergola fenicia, protegge da acquazzoni Rinfresca luoghi secchi, d'arsure e da calori
Luoghi aridi e inclinati, fan qualità migliore Volti siano a oriente, oppur a mezzogiorno Pianura maggior vino, collina miglior vino Specie se all'etrusca, scendono declino
Dice Columella, che dopo il terzo anno La vite pota corta, per dare più germogli La vite sia orientata, in quattro direzioni Chiamale speroni, con due biforcazioni
Teme più l'umidità, che fasi siccitose Abbondanti piogge, sono a lei dannose Se poti a primavera, sia dopo fioritura Elimina quei tralci, senza gemmatura
I pratici Latini, ponevano nei campi Maschere di Bacco, contro la sterilità Invocano l'aiuto, per clima e malattie Con satira ironia, tragedie vanno via
Malattie della vite, son muffe e virosi Oidio e botride, all'uva danno artrite Poi acari e insetti, fan strage la sera Assieme a tignole, e alla fillossera
Cavolo ed alloro, disturbano la vite Basilico con Ruta, le fanno saporite Pota e lega tralci, pur se alla svelta Se i germogli già, alzano la cresta
Un parente dice, ogni anno regolare Temo questa sia, l'ultima vendemmia Noi non ci crediamo, vogliamo il focolare Certo è una fatica, quella una bestemmia
Se tu non sei mai stato, pur un contadino Ascolta ogni campana, attento per benino Prendi quel che sembra, buono dimostrato Fa di testa tua, vìn com hai immaginato
Qui in versi or canterò, latin vinificazio Rustica ed allegra, senza troppo sfarzo Primo mosto che, vien spontaneamente Mescola col miele, per allietar la mente
Vendemmia ad agosto fino a novembre Poi sistema vigna, e ripianta barbatelle Piove o non piove, pigia in calcatorium Continua se ti và, torchia in turcularium
Attrezzati spartano, per pigiare in tino Riempi bene gli orci, ceramici col succo Ben fermenteranno, rapidamente in vino Pressa ancor residui, sacco o torchio fino
Un ottomana dopo, di grand'ebollizione Il mosto è travasato, in grossi doli a terra Lentà fermentazione, completa la natura Lascia un pò di aria, fin sotto l'orlatura
Dopo la vendemmia, zappetta la vigna Attorn ogni pianta, or scava le buchette Le foglie son raccolte, or nelle fossette Buche che saranno, a marzo ricoperte
Contatto con la terra, dentro ben ti segna Se ripida e sassosa, la sogni alla rassegna Pianta le tue viti, alla rasna o alla grecana Prova a fare il vino, e canta alla romana
Se vien la grandinata, di luglio a gravar Cadono le braccia, veder tutto ghiacciàr Più della metà, dell'uva è ben distrutta Come bastonata, ammaccata pare tutta
Giunge inaspettato il clima miracolato Con il troppo caldo, s'asciugano gli acini Seccan gli ammaccati, pur senza marcire Rimarginan maturan, sènz'altro scalfire
Un' annata può avere, pure tant'acqua Grappoli con muffe, considera possibile Vino acetoso, dan le botti non pulite Metti tutto in vetro, se non hai monete
L'arsura ha fatto danni, là nel 2003 Pioggia neanche l'ombra, stai ben a veder Sebbene produzione, sià più che dimezzata Ci scapperà il vinone che rimarrà d'annata!
Micròbi produzione, più antica di energia È la fermentazione, o glicosi zuccherina Per mantener la vita, in primordiale brodo Si nutrono di zuccheri, espellon etanolo
Facile puoi trarre, tuo vino rustichello Se fermentazione, avvii e fai continuare Schiaccia tutta l'uva, raccogli pur il mosto E la fermentazione, lasciala al suo corso
Aspetta che vinacce, affiorino dal mosto Spremile col torchio, senza troppo sforzo La linfa cade in vasca, s'unisca alla copiosa Qui là fermentazione, avviene tumultuosa
Mosto che fermenta, stia per otto giorni Fai duè rimonte al giorno, ogni dodici ore Altrimenti piglia, d'aceto il suo etanolo Con resine correggi, mai col metanolo!
Il rosso in settimana, bolle con piacere Mentre vino bianco, va troppo lentamente L'analisi dei mosti, lo zucchero trov'alto Durante settimana, aveva rinfrescato
Dopo tumultuosa, bollitura del mosto L'ossigeno controlla, con sugheri tappi Dare ancor l'ossige, or che vino è fatto L'Aceto bacterio, stimola al misfatto
Vinifica in due tini, di legno di castagno Cedono tannini, al succo che fa il bagno Usa botti nuove, abbonite con il mare Evita le nuove, di metallo e rame
Nella vinificazio, è calore e nutrimento Il segreto della vita, del lievito fermento Da Ventidue a trenta, tieni i rossi vini Ben fermenterà, il mosto giù nei tini
Da diciassette a venti, tieni vini bianchi Potrebbero partire, pur altre fermentazio Puoi fare due travasi, allà luna calante Uno sia novembre, marzo l'altro fante
La vite è fonte, di zuccher fermentali Nelle più avverse, condizioni ambientali Produce i suoi frutti, migliori per il vino Più etanol promette, l'acìno zuccherino
Trasportano il lievito, le api e le vespe Dà un guasto frutto, sino ad un altro La buccia rotta, è fonte di zuccheri Alletta gli insetti, in cerca di succhi
Il Saccar. cerevise, raro qui in natura Vive sopra i succhi, della lacerata uva In poca quantità, avvia fermentazione[24] Se manca non vedrai, la trasformazione
I Saccaromiceti, son umili importanti Cìbansi di zuccheri, anima del mosto Lente spremiture, fermentan più veloce Zucchero e più caldo più lievito produce
Le cellule del lievito, di fermentazione Ossigeno richiedon, per moltiplicazione Fermentazio mosto, dura fino a quando Lievito ti muore, in alcol che ora è tanto
A corregger vino aspro, non conservato Romani usavan mosto, bollito concentrato Lo gessano e lo salano, con un pò d'argilla Latte capra o albume, o bacche di mirtilla
Dopo un anno due, l'asprezza ingentilisce Il tartaro in cristalli, deposita nel fondo Il tannino delle bucce, colora e da sapore È feccia antiossidante, abbonda e da calore
Mezza fermentazio, produce un vino dolce Diversa è la miscela, di un vino liquoroso Aggiunta di miel d'api, se vien rifermentato Dà un vino liquoroso, e innalza l'alcolato Bere vin corretto, con resina di quercia Uomo e vin malati, li cura e li preserva Vin medicinali, fà giungendo al mosto Pino e melagrana, spezie del tuo posto Arriva Tramontana, è tempo svinatura Spesso avant'inverno, termin bollitura Da varie damigiane, sia vino travasato A botte vetro oppur, di legno rabbonato
Vino si raffredda, col tempo e le stagioni Risveglia in cicli e fasi, delle lunazioni I modi son migliaia, per farlo in mille modi La vite è il suo segreto, frutt'interni moti
Più muovi più raffina, da tino a botte sia Cioè il vino depurato, ancor ribolle ossia Da ottobre sin gennaio, scarica la feccia Toglila ogni tanto, vino a te s'intreccia
In alcuni climi, fermenta l'uva in vite Animali e uccelli, ne mangiano ghiottoni Il moscerin di frutta, e il lievito del pane Assieme all'elefante, s'ubriacano col cane
Uomo primitivo, fermentazion del mosto Vede misteriosa, un fenomeno nascosto Elargita da divini, microrganismi folletti Euforici d'ebbrezza, a ricchi e poveretti
La Vitis vinifera, s'intreccia coi culti Dei primi antenati, in cerca di funghi È Cuor di commerci, e farmacopea Sbarca via nave, su terra europea
Quando il buon vino, in una cultura Una base economica, trova con cura Divien medicina, e una merce preziosa Un socializzante, che al culto si sposa
La vite nacque, dal sangue dei giganti Noè poi la interrò, dopo il gran diluvio Ha Sirio per amico, il cane stella estiva Nella terra calda, striscia serpentina
Mentre Noè, piantava la sua vigna Satana gli offrì, l'aiuto senza tigna Sgozza in sacrifico, una pecorella Innaffia con il sangue, zolla barbatella
Chi così berrà, fermento del suo frutto Avrà pensier mansueti, come dolce putto Uccide poi un leone, bagna attorno il fusto Così chi ancor berrà, sarà un leon robusto
Ma infine Satanasso, ti fà una burlonata Ripete col maiale, la stessa sceneggiata Da quel momento chi, troppo berrà il vino Sfrenata intemperanza, avrà del porcellino
Il vino è analgesico, e buon disinfettante Producesi dall'uva, nel modo più efficiente Oppiaceo del cervello, stimola endorfine E le relazion sociali, oltre ogni confine
Aiuta dopo un giorno, fatica o di dolore In moderazione, produce acum chiarore Se eccedi in euforia, produce stordimento Sbriglia l'emozioni, oltre ogni commento
Da sfogo a colui che, in lui resta sepolto Poiché tal medicina, ha effetto temporaneo non vuol esser suggerito, ma sol disinibito Esprime sen paure, e analizza il partorito
È vino aromatico, medicina dell'animo Assieme a fichi e fiori, cura depressioni La stoica lezione, considera ubriachezza Essenziale medicina, a dispiacer tristezza
L'anno in Sumeria, inizia al mese d'aprile Con sacre feste unione, che son ierogamie Inanna gatta Dea, sposa il Dio-pastore Lui è la birra e vite, lei la dea d'amore
Enki era il dio, di saggezza e magia E lo stordimento, usava in vantaggio Per accoppiarsi, con astuzia alle donne Quando la festa, si scalda e le scioglie
Si ispirano agli Dei, i Re e le Regine Cantano e dan vita, a inni e dinastie Banchetto sintetizza, la vasta interazione Tra sudditi e sovrano, fonte d'ogni azione
Mangia bevi e sii felice, è motto degli ittiti Rasna antenati, del quattordici avan Cristo Re Suppiluliuma, s'appella a Dio tempesta Tarhunta veste vite, sul corpo e sulla testa
Gl'Ittiti intercalarono, più alberi di specie Cedri pini e fichi, con palme e con le viti Il sacro melograno, di viti rivestito Vide Gilgamesh, dentro al paradiso
Gilgamesh cercava, la sua immortalità Presso il mare trova, Siduri che fa il vino La donna della vigna, siede nel giardino Mito d'una madre che nutre suo bambino
È seduto Gilgamesh, mentre beve vino Incarna dio su terra, Dioniso fecondo Vive processioni, di musici e danzanti Che suonano tamburi, corni e fiati ansanti
In egiziano è irp, il suon dell'ubriacone Dalla testa di Horus, uscì la vigna in fiore Dio-falco dell'Egitto, dei morti e pure vivi Figlio d'Is e Osirìs, nel Nilo e suoi declivi
Il banchetto funerario, divinò Osiride Dio del sacro vino, e inondazion del Nilo Così come la vite, giace addormentata Osiride fu ucciso, da Seth o settimana
Iside compagna, mise i resti insieme Il Fallo la feconda, e Horus dà alla luce Dio-falco uccide Seth, e diviene faraone Risorge Osirìde, nella prim vegetazione
Il consumo di vino, e di altre fermenta Da calma a umanità, e consegue civiltà Insegna a musicare, ci porta nel danzare Tal addomesticare, diviene un rituale
Inonda fiume Nilo, violento par monsone Rà-sole invia leonessa, a fare sterminio Di quella umanità, che a lui si ribellò Ma infine tal giudizio, Rà sole revocò
Fa bere alla figlia, bevanda birra rossa Questa inonda campi, inganna la leonessa S'ubriaca ben benino, dimentica missione L'umanità è civile, ha imparato la lezione
Ora si trasforma, in leonessa la felina Nera Dea Bastèt, o benevola gattina Diviene protettrice, dell'umana sfera Volendo farle festa, offri vino e sera
Per resurrezione, conserva fico e vino Scorpio re l'adora, totèm scambio fino Ha tempio su Sinai, protegge passaggio Fra straniere terre, in aspro paesaggio
La vite per gli Ebrei è l'albero messianico Forse in Paradiso, dimora assiem al fico Israel è vigna, Yahvin è il succo d'uva Del Signor fermento, Lot è ubriacatura
Decanta Palestina, l'egizian Sinuhe È una buona terra, chiamata Ya hè Produce fichi e uva, olio latte e miele In essa scorre vino, e dolci cantilene
C'eran torri giganti, nei campi e frutteti Capanne di pietra, spesso con due piani Il piano superiore, arredato per sdraiarsi Mangiare bere vino, e d'aria rinfrescarsi
Al pian terra è la kantina, dove si fà vino Si tengono i raccolti, di scorta per l'inverno Quelle torri in pietra, pur ripari stagionali Affiancan le capanne, di pelli di animali
Io sono la vite, e voi siete i tralci Disse il maestro, più antico dei saggi Il padre dal cielo, elargisce a distanza Benedizioni, con frutta abbondanza
Io son figlio di Tinia, dio della tempesta Porto a voi la vite, sue danze e sua festa Son Dioniso Zagreo, giunto da lontano Ho attraversato terre, e cuori dell'umano
Dopo aver laggiù, istruito sacre danze E posto miei seguaci, fari di speranze Ora giungo a voi, via nave ad insegnare Il dono della vite, e i cuori a rallegrare
Dioniso prosegue, va al mon Peloritano Con Alpo poi si scontra, gigante siciliano Che tiene molte braccia, e capelli inviperiti Con alberi l'attacca, e pur sassi appuntiti
Dioniso gli lancia, il tirso diritto in gola L'uccide e la montagna, libera rincuora Di nuovo popolata, la verga di Dioniso Ora mesce acqua, e vin del paradiso
Sileno suo maestro, un asin cavalcava Compagno d'avventur, vecchio s'ubriacava Satiri e baccanti, portan bastone e pigna Mangiano cerbiatto, con edera poltiglia
Un satiro che salta, nel cesto pieno d'uva Allegro spreme il succo, e vede scolatura Finire in un grand'orcio, di raccoglimento È un Pithoi interrato, dentro al pavimento
Togliendo i residui, galleggianti dal mosto Si filtra il contenuto, in altro pithoi fusto Trasferito è vino, a più stadi di fermento Messo in orci vari, per magazzinamento
Esiodo scrive, vendemmia inizio ottobre Quand'Orione e Sirio, si levan metà notte L'uva vien dapprima, esposta bene al sole Per bene aumentar, lo zuccherin fervore
L'Etruria da le Apianae, uve molto dolci Che attiran le api, che miele fanno buono Campania e la Sicilia danno l'uve Aminee Da cui viene Falerno, Lucano e medicine
Più frutti zuccherini, dan più fermentazio Mentre aromi e spezie, allargano lo spazio Per avviar processo gettavan nel miscuglio Del miele o un alveare, radici oppure erbe
Brocche a becco uccello, filtrano bevande A mezzo della lana, e fanno mescolanze Aggiunger fichi e mele, danno antiossidanti Assieme a melograni, e frutti fermentanti
Estratti di fiori, mandragola e giusquiamo Con bucce d'arancio, assenzio e zafferano Aggiungono un aroma, e rallentano l'aceto Malt'orzo pino e quercia, e resine di cedro
Si sa che quercetina, è buon antiossidante Contro altri disturbi, credevasi importante Il vino era la base, di mediche tinture Come vino e ruta, d'insetti cur punture
Il vino rafforza, il morale in battaglia Togliendo inibizioni, e allèviando dolore Il vinum murratum, si dava ai condannati Per annebbiar coscienza, in pene capitali
Dio-lievito Dionìso, trasforma frutt in vino Gli uomini bevendo, cantano in cammino Se seguitan bevendo, diventano leoni Infin'esagerando, barcollano ubriaconi
Quando sorseggi, un bel rustico vino Ricorda l'amore, tra l'uomo e Dionisio Domestico venne, dal basso mar Nero Della civiltà, la vite è sposo più vero.
Pur vino è figlio, della fermentazione Garante della vita, e morte in rotazione Testimon permane nel ciclo d'ogni tempo Mortem lui moriendo, vitam resurgendo
Bevi oh pifferaio, qual vaso di sapienza Sapida è l'essenza, che scol dal cannellino Sapor tu sempre fosti, nel corp or invasato Bevi o attore nato, per esser forsennato |
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Olivo vuole un clima, medio temperato potami dal legno, e ti arricchisco d’olio Io poto i rami secchi, sterili o intrecciati Innesto pur l’olivo, in tal modo maniera faccio incisione, a selvatico olivastro scongiuro le infezioni, legàn rafìa di petto Emilia tiene a globo, e a palmetto nano
a olivo acqua di giugno, par rovini tutto
nei giorni di dicembre, inizio la raccolta
Le olive cadon giù, e le ore van veloci
Una settiman fatica, al fine dà il raccolto
a trasformar l’oliva, fù origine importante
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Talete bizantino, Raseno cita in rima
che nel suo passato, a Ioni scuola officia pronostica abbondante, annata per Olive Acqua è nutrimento, di tutto ciò che vive lui affitta ogni frantoio, a guadagnare olè
ora l'Olio si estrae, molando in frangitura
rompe l’emulsione, d'olio misto d'acqua Se la molazza è ferma, dov’è l’identità?
L’olio dell'Oliva, ogni mal si porta via
Olio vero dell'oliva, sà cuocer e condire ricco in carotene, permette assorbimento
vince stitichezza, prezioso nei bambini a Taranto s’usava, balsami ed unguenti emolliente su pelle, e buon lubrificante
Cenere dei rami, spargo nei miei campi
gli alberi del Khan, si misero in cammino
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