Mistico Persiano, il Vino lo fa grande
Visioni e sogni ora, di allievi delle Piante
Muchomor e i funghi, terapia importante
come Yanomami, nell’Amazzonia grande
sommario quartine
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mistico Persiano, il Vino lo fa grande(Ruba’iyyat, Omar Khayyām, Persia 1100, Jalaladdin Rûmî, Konya, Anatolia, Dîvân-e Shams el Tabrîzî, Massimo da Zevio)
O Hayyām, se sei ebbro di vino, sta' lieto Se te la spassi con belle di luna, sta' lieto Poi ch'ogni cosa del mondo, al nulla finisce Pensa che sei nulla, e già che sei, sta' lieto
Quel ch’ora son vecchi, quel giovan ancora Ognun ansioso affanna, correndo alla Mèta Ma a quest’antico mondo, nessuno rimane Andarono andremo, altri verrann andranno
Mai l'intelletto mio si distaccò dalla scienza Pochi segreti non mi sono ancor disgelati Notte e giorno ho pensato per 72 anni seppi una sol cosa, che nulla ho mai saputo
Ero goccia d'acqua, e mi confusi col mare. Ero granl di polvere, mi mescolai alla terra Che fu mai il tuo passaggio nel mondo? Un moscerino comparve, e sparve di nuovo
Cuor fà conto d’avere, ogni cosa del mondo Fa conto che tutto, ti sia giardin delizioso Fa conto d’esser rugiada, su alberi in fiore Colata nella notte, e all’alba svanita
Salutando il suo corpo, l'anima tua e la mia due mattoni porranno, su tomba tua e mia, e per fare mattoni, pei sepolcri degli altri, si getterà nel forno, la terra tua e la mia.
Noi siamo burattini, il Cielo è il burattinaio Vero questo lo dico, e non per allegoria Sull’Esser in scena, giochiam piccolo gioco uno ad un ricadiam poi nella cassa del nulla
Puri venimmo dal Nulla, e impuri andammo Lieti entrammo nel Mondo, tristi partimmo acces un Fuoco nel cuor, l'Acqua degl’occhi vita al Vento gettammo, ci accolse la Terra
Bevi Vino vita eterna, è questa vita mortale è tutto quel che ch’hai della tua giovinezza or che c'è vino, son fiori e amici d'ebbrezza sii lieto un istante ora, questa è la Vita.
Bevi bevi ché nulla sai, donde sei venuto stà lieto ché nul sai, dove un dì tu andrai mettimi calice in man, che mond è na fiaba porgilo in fretta, vita passa a ogni istante.
Su dal centro terrestre, sette porte passando io, di Saturno al trono uscìa: molti nodi discior seppi per via, non potei quello dell' umana sorte.
Venivano i Profeti, a cento a cento ragionavan di luce, al mondo attento e ad uno ad uno poi, chiuse le palpebre, dileguavano via dentro le tenebre.
È il vino che con logica assoluta d'ogni Profeta la ragion confuta lui l'alchimista dalla mente acuta che il greggio ferro in oro trasmuta.
Esser, non esser, salvezza, destino, cielo, inferno e misteri... Oh parolai! Con tutto il mio studiare io non trovai che una cosa quaggiù profonda: il vino.
Gettato il libro un dì, chiesi alla coppa il segreto fatale, del viver mio; e labbro a labbro, sussurrommi: Poppa! L'ombra è il tuo regno e prossimo è l'addio!
Tutto tu vedi, e ciò che vedi è nulla ti parlan tutti e ciò che ascolti è nulla l'orbe percorri e ciò che impari è nulla t’apparti e pensi, ed anche questo è nulla!
Al mondo io venni, e il perché non so. Donde? Sa l'acqua quale origine abbia? Per andar dove?... Il vento nella sabbia soffiar pur deve, ch'egli voglia, o no.
Come il sale, diffuso nel gran mare Tu sei davanti agli occhi e nessun Ti vede Ti cerca ognun, né sa che Ti possiede, e Ti chiama, e Tu sei nel suo chiamare.
Un pentolaio maltrattava un vaso Disse questo, voltandosi ribello: O smemorato, qual furor t'ha invaso? non sai ch'io vissi e ch'io ti fui fratello?
Se la coppa, rispondere potesse ti direbbe: Anch'io vissi i tuoi minuti e le mie fredde labbra, calde anch'esse, quanti baci han già dati! E quanti avuti!
A un briaco che uscìa dalla cantina portando un bariletto in sulla groppa, chiesi: «E tu non temi l'ira divina?» Rispose: «Iddio perdona, empi la coppa!
Ber del vino davanti a un caro viso val certo più che battersi lo sterno oh! se chi cionca od ama va all'inferno, non vi sarà una mosca in paradiso!
Avvicinati, mia bella, per la gioia del cuore illumina vorrei, la chiave al mio problema Presto, portami del vino perché presto, con la nostra argilla, faranno orci da vino.
Non biasimar colui, che vedi s’ubriaca Tu che non bevi vino, orgoglio d’impostura Guarda tuoi peccati, peggior di vin essenza Non esser fiero, della tua astinenza
In moschea, madrasa, chiesa e sinagoga temon fuoco dell’inferno, e cercan Paradiso Seme di tal preoccupazioni, mai germoglia In teste di chi beve, il Vin d’Onnipotente
Fugge il tempo, già l'attimo in cui scrivo più non è! trinca e sciala allegramente... La fortuna?... un bel sogno fuggitivo! La giovinezza?... l'acqua d'un torrente!
Dalla taverna, all'alba, esce un richiamo per il viandante: Avanti, avanti, avanti! La clessidra ti scema, accorri o gramo; empi il bicchier di vin, l'aria di canti.
Quando l'Eterno, m'impastò a sua guisa la mia sorte, l'aveva già decisa il bene o il mal, lo feci a suo servizio, or perché dunque, giorno di un giudizio?
S’io mi ribello, ov'è l'onnipotenza? s'io pecco o svio, dov'è la prescienza? E se il cielo si deve all'obbedienza dov'è che val, Signor, la tua clemenza?
Chi non peccò? La vita o Dio che vale fuor del peccato? E se vendichi poi, tu punisci il mio male col tuo male, qual differenza esiste fra di noi?
D'acqua e di terra, mi formasti tu, E s’io mi vesto, i panni son pur tuoi. Il bene e il mal, ch' io faccio tu lo vuoi... Qual mai colpa è la mia, Signor, quaggiù?
Una lanterna magica è il creato, e nel bel mezzo, il sol fa da lumino; noi vi passiamo, e Dio ride da un lato, nani ubriachi d'orgoglio, o di vino.
Perché mai, tanta foga di sapere l'avvenir, d'indagarne il sen profondo? Sta' allegro e bevi! Per formare il mondo nessuno ha domandato il tuo parere.
Stolto, o amico, chi spera di risolver gli alti problemi, e tenta l'argomento Accorda l'arpa, amico, noi siam polvere porgi amico la coppa, noi siam vento.
Per questo mondo, alcun matto s'affanna altri sconta l'attesa del futuro; ma tu vivi il tuo giorno, ama e tracanna, godi da lungi, il rullo del tamburo.
Chiedi un parere?... Io preferibil trovo un bicchier di vin vecchio a un regno nuovo Un consiglio vuoi tu?... Scansa ogni via che non ti meni, dritto all'osteria.
Non servire al dolor, sordo a memoria cercati una fata, che in dote abbia... la bocca inzuccherata, godi e godi e non gettar la vita, sol al vento!
In una coppa c’è del vino, c’è chi si fissa, sol sui suoi valori, e non sul contenuto C’è chi s’interessa solo al vino e della coppa, non gl’importa niente C’è chi sdegnato, ritien vino sia proibito E chi non s’accorge, né di coppa né di vino.
L’uomo di Dio è ubriaco senza vino è sazio senza pane, è perduto, sconvolto non mangia e non dorme, re sotto il saio non è fatto d’aria, di terra di fuoco e acqua
L’uomo di Dio possiede lune soli e stelle non è sapiente grazie ai libri, Egli ha cavalcato di là dal Non-essere per esso, giusto e ingiusto son simili,
va’ e cerca l’uomo di Dio dentro te stesso. Che fate lì seduti davanti alla porta? Il tempo dell’attesa è passato; entrate nella casa, se avete intelligenza!
Il sole della bellezza si è esposto agli sguardi toglietevi i vestiti davanti ai suoi raggi. Le usanze dell’amore ignorano le convenzioni per la comunità dell’amore Amore detta legge
Il vino dell’amore riduce a nulla buon-nome e onore non restano né prìncipi, né mendicanti. L’amore, pieno di gioia sempie lo spirito come signori che van mescolarsi agli schiavi.
O innamorati! E’ giunto il tempo dell’unione e della visione! Dal cielo è giunta una voce: salute a voi! Il vino infuocato è versato, vattene lontano, demone della tristezza. O anima che temi la morte, allontanati. Vieni, coppiere eterno, Salute a Te da cui dipende la nostra esistenza.
O menestrello dall’alito soave, agita ad ogni istante la Tua campanella. O gioia, sella il tuo corsiero! O brezza del mattino, soffia sulle nostre vite! O suono del flauto dalle belle storie, nel tuo canto c’è la dolcezza del miele.
Silenzio! Non strappare il velo; vuota la coppa dei Silenziosi, sii discreto, e impara la pazienza da Dio.
L’anima di cui notte e giorno Dio è l’amico si trova di fuori dal giorno e dalla notte. Il capo coppiere è Beneamato magnanimo: Coppiere, coppa, il vino sono tutti eterni.
Che fare, musulmani? Non riconosco più me stesso. Non sono cristiano, né ebreo, né musulmano. Non sono dell’Oriente né dell’Occidente, né della terra né del mare, non provengo dalla natura, né dai cieli nella loro evoluzione.
Non appartengo alla terra, acqua, aria, fuoco; non sono dell’empìreo né della polvere; non dell’esistenza né della non-esistenza.
Non sono indiano o cinese, bulgaro o altro, non appartengo all’Iràq, né al Khorasàn Non sono di questo mondo, né dell’altro, non del paradiso né dell’inferno, e non vengo da Adamo, da Eva, dall’Eden o dal Rizwan.
Il mio posto è d’essere senza posto, la mia traccia è d’essere senza traccia; non ho corpo né anima perché appartengo all’Anima del Beneamato.
Ho rinunciato alla dualità, ho visto che i due mondi sono uno solo e Uno solo cerco, Uno solo so, Uno solo vedo, Uno solo chiamo.
Egli è il Primo, l’Ultimo, il Manifesto e il Nascosto non conosco altro che CoLui che E'. Ebbro di questa coppa d’amore, che me ne faccio dei due mondi? Ho per scopo sol tal ebbrezza e l’estasi.
Se in questo mondo ottengo un solo istante con Te calpesterò con i piedi i due mondi e danzerò in trionfo per sempre.
sono così ubriaco del mondo ormai che conosco solo esaltazione e ubriachezza. E se il fuoco bruciasse il contenuto, sappi che è per cuocere, non per bruciare.
È abominevole e condannabile dare un ordine a chi è incapace di obbedire, e incollerirsene sarebbe ancor peggio, soprattutto da parte del Signor misericorde Un bue è picchiato se rifiuta il giogo, ma sarebbe mai picchiato perchè non vola?
Sforzati a ottener grazia della coppa di Dio allora diverrai distaccato e senza una volontà propria Allora ogni volontà, apparterrà a questo vino, e sarai del tutto scusato, al pari di un ubriaco Picchierai qualcuno?
Sarà stato il vino a batterlo! Caccerai via qualcuno? Sarà stato il vino a cacciarlo via! L’uman che ha bevuto Vino dalla coppa di Dio non potrà compiere che azioni giuste e buone
Ieri giardino e roseto sono sorti dai boccioli, perché dall’alba hanno ricevuto da bere da quelli che sono ubriachi. Chiudi le tue labbra come un’ostrica. Tu sei ubriaco, non andare più oltre affinché siano le anime risvegliate all’invisibile a venire da questa parte.
Coloro che sanno, e che a volte vengono detti ubriachi o veggenti, per essi il vino, la festa, coppier e menestrello magi, monastero, campana, fuoco, mezzaluna e via e via... designano segreti nascosti che si esprimono per mezzo di simboli.
Se penetri il loro segreto saprai che l'essenza di questi misteri è l'Unità del Di-vino, e null'altro esiste, tranne Lui.
mimosa [1] Marcel, per sua nonna, s’incolpò di non averla visitata quan malata, nello stesso tempo aveva accumulato sofferenze per maltrattamenti e punizioni immeritate da altre persone, evidenziando disaddamenti [2] Mallendi passa davanti ad ogni specchio, lancia una polvere bianca su ognuno e ci spalma il viso con bianco Caolino [3] Ciò che la radice non ha guarito l’ho vomitato, la conoscenza di Sé non si dà facilmente, prendere coscienza dei nostri schemi ripetitivi in una psicoanalisi condensata, fa di noi degl’iniziati (Thomas Fisch) [4] filastrocche e formule incantatorie risalgono a offerte rituali dei Pelagi, per gli animali totemici del mediterraneo. Parole di forza sono sostituite da circonlocuzioni, allusioni velate, metafore, antifrasi specie nelle malattie mortali (es.“male del secolo”); poiché la parola è la cosa, si preferisce il silenzio. Monachella di volta in volta è: un fungo mangereccio (helvella mitra), pianta toscana (Nigella damascena), lappola spinosa di Cesi (xantium spinosum), bacche di biancospino, castangne secche bollite in acqua sale e vino, scolopendra, serpe, coccinella a sette punti, innocua taranta di Blera, lucciola Lucia, libellula, farfalla, falena messaggera di novità imminenti, vortice spiritello. [5] Nihachiro Sasaki, micologo giapponese, ha scoperto come coltivare il maitake grifola frondosa officinale, difficilmente confondibile con altre specie per le dimensioni ragguardevoli che può raggiungere. gymnopilus junonius, commestibile dopo prolungata cottura, di taglia mediamente più piccola, potrebbe essere confuso, dai meno esperti, con forme di armillaria mellea, la cui carne però non è amara come lo spectabilis o, quando è giovane, con il congenere gymnopilus penetrans, che è di taglia più piccola e non sempre cespitoso. [6] Consuma preferibilmente esemplari giovani, meno coriacei e amari. Elimina quasi tutto il gambo troppo coriaceo, cuoci molto a lungo (anche 1 ora) in acqua bollente, scola sotto acqua fredda e lava bene con altra acqua leggermente salata, lascia riposare un paio d’ore. Diventa dolce con retrogusto amarognolo; nelle varietà non italiane, può produrre sindrome psilocibinica. In alcuni paesi, oggi, il consumo di tale specie, potrebbe essere vietato dalla legislazione locale. [7] Il suo nome deriva dall’unione delle due parole giapponesi Shii = quercia e Take = fungo, poiché cresce spontaneo sui tronchi di tal albero. Appartiene alla tradizione culinaria orientale, che da sempre associa ai piaceri del palato una funzione curativa del cibo. 90 grammi di questi funghi al giorno, per una settimana, abbassano il tasso di colesterolo del 12% in media nelle persone sane e neutralizzano i danni derivanti dalla massiccia introduzione di grassi saturi. Shiitake contiene 18 amino-acidi (7 dei quali essenziali) e minerali come silice, calcio, magnesio, zolfo, ferro, sodio, potassio, fosforo, alluminio, vitamina B1 (thiamine), B2 (riboflavin) e B3 (niacin) e, quando seccato al sole, sviluppa molta vitamina D. [8] Il Ganoderma lucidum, classificato come adattogeno (medicina che aiuta il corpo nella resistenza verso un ampia gamma di stress psicofisici) e antitumorale nel trattamento di varie forme di cancro, è detto Ling Zhi in cinese, Reishi in giapponese e Pipa in spagnolo. Nei più antichi erbari cinesi, come il Pen Ts'ao di Shen nung, compare come medicamento panacea per molti disordini: capace di prevenire malattie vascolari e cardiache, aumentare la resistenza a fatiche (stress) da malattie, infezioni virali e avvelenamenti da altri funghi. Nei secoli è stato chiamato con molti nomi tra cui: erba del qi; erba dell’auspicio; olio del drago dell’armonia. [9] Mahu è uno, orakabe due, orakataue tre, tutti gli altri sono bruka (molto) [10] polvere di color cenere-verdastro che gli Yanomami inspirano attraverso il mokohiro, un tubo di canna di bambù sottile e fragile, lungo mezzo metro. Un indio appoggia a una narice l'estremità del tubo in cui si trova la polvere, mentre un altro soffia all'estremità opposta, immettendo la polvere nelle vie respiratorie del compagno. L'assunzione è fatta diversamente da esperti o novizi: si usa il mokohiro oppure si annusa un pizzico di polvere, stretto tra pollice e indice. Gli uomini adulti la usano tutti i pomeriggi e in varie ore della giornata, talvolta di notte, in occasione di riti e cerimonie, oppure alla vigilia di lotte tradizionali e imprese guerresche. Si conoscono due tipi di epena: uno preparato con strisce raschiate dalla parte interna della corteccia del genere Virola (elongata, punctata, rufola, theiodora, calophilla), lasciate seccare al sole e mescolate con altri vegetali, e un secondo ottenuto dai semi di Anadenanthera peregrina raccolti nei mesi di agosto e settembre. I baccelli di questa leguminosa vengono sgranati, pelati i semi, e messi su foglie a seccare al sole. Vengono poi abbrustoliti a un metro di distanza sopra le braci del focolare, poi li si impasta con cenere bianca ottenuta dalla scorza dell’albero Elisabetha princeps, nelle proporzioni desiderate a seconda della forza enteogena che si vuole ottenere. Tribù diverse usano vegetali locali e preparazioni differenti. I pagé più esperti, magri e vecchi, assumono epena solo durante l’estro; chi è poco preparato, a seconda della quantità o intensità del soffio, talvolta può svenire e restare a terra una o due ore. [11] Le voci dei colloqui ritmati si tramutano in riti primordiali, mentre nell'estasi collettiva è raggiunto il superamento dell'io in una fiamma che annulla i corpi e avvicina l'uomo ai misteri del cosmo. [12] Evasione innocua da millenni, l'uso dell’epenà se viene tolto agli Yanomami per assimilarli ai nostri costumi, li porterà a cercare nell'alcool lo scampo e lo sfogo, con conseguente fine della loro cultura e mondo spirituale. La Televisione, erede dell’oppio, è moderno surrogato che immerge nei mondi immaginari, soddisfa l’istinto di trascendenza, ma è gestita e guidata da un elite separata [13] In sogno o durante una caccia, un uomo proverà una sensazione di claustrofobia, gli sembrerà che la foresta che lo attornia si chiuda su di lui e che gli animali che caccia scoppino in una risata demenziale. Presa la decisione a divenire pagè, è posto sotto tutela dei migliori pagé della comunità che s'incaricano di iniziarlo al mondo degli spiriti e a inalare l'epena, l'ossigeno spirituale per contattar gli hekurà. [14] i Yanomami cremano i loro morti, ne macinano le ossa seguendo schemi severi e scrupolosi, consumano poi le ceneri defunte in cerimonie familiari e rituali feste collettive tra amici intimi dove si stringono legami di parentela e amicizia, affinché l’essenza del defunto rimanga nel loro corpo e il suo spirito cessi di errare e vada a ricevere il premio di Yaru [15] l’ombra delle donne, risiede in una lontra mentre quella dei bambini, in un piccolo coniglio. L'anima vivente (nobolede) risiede nel cuore, fiato e sangue. [16] tabacco e cenere provocano PH basico nel cavo orale, ritardando lo sviluppo batterico e la formazione della placca. Matses e Yanom. hanno dentatura invidiabile
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Visioni e sogni ora, di allievi delle Piante- Maestri alberi e purghe totali
Emette suoi fotoni, il DNA della radice Mescola a emissione, fotòn centri spinali Arricchisce mio pensiero, nutre più legami Se l’autorizzo saltan, blocchi e muri vari
Lasciare far la pianta, è lasciarsi andare Dimenticar le angosce, timori e le paure Appuntamento giù, alle 10 in sala bona Preparati con doccia, indossa perizoma
Cucchiaio da caffè, bicchier tisan’amara Chiave per riuscire, è andar oltre paure Mallendi si prepara, pitture bianche rosse Musica accompagna, costume sue risorse
Al quarto cucchiaio, al centro sala vado Dissipan miei dubbi, come ubriaco d'alcol Saltare noi possiam, e radice ringraziare Lei inizia lavorare, tuo corpo a vomitare
Vomito sporcizie, e stress e nervosismo Ogn’aggressività, nascosta ed inespressa Noto un fil di luce, emanar dalle candele Decido a concentràr, su loro luce flebe
Di notte raggi laser, vengon verso me Diretti sul mio plesso, provo caldo amor Alle 8:00 di mattina, possiamo coricarci Cervello déprogramma, a riprogrammarsi
Seconda notte assumo, mescola col miele Moltiplica gli effetti, si passa ad altre cose Comincio concentrarmi, specchio fronte me Guardare per passare, nel subconscio in sé
Mallendi sullo specchio, getta polver bianca Dobbiamo concentrarci, sulla nostra imago Comincio col fissarmi, mi vedo tutto bianco Mascher con 2 buchi, tengo l’occhio stanco
Chi sono io mi chiedo, sta viso mio sparir In vita mi sentivo, schiacciato ed umiliato Comincio ora sdoppiarmi, vivo ora due io Fianco fianco sono, curioso mi avvicino
Comincio parlar loro, ma nessun risposta son Ming imperatore, vestito in cuoio nero Con una banda rossa, lisiera sulla giacca L’esercito comando, di uomini a migliaia
Mi sono vendicato, rispetto alle altre vite Facendo massacrare, migliaia di persone Provo smarrimento, e una vergogna pùr Mi vidi in faraone, mummificato orsù
Agitazion visuali, e vedo nello specchio Cose in formazione, le luci van muovendo Concentro poi su punto, là sul terzo occhio E vedo per mezz’ora, nulla d’un pidocchio
Ad angolo di bocca, su montatur d’occhiali Spunta poi d’un tratto, finestra che si apre Lente dell’occhiale, è ora un video schermo Sfilano le imago, una donna è nell’interno
Mallendi un pigmeo, l'umano più europeo Mi pare di sentire, francese nei suoi canti Suoi canti come danze, ritman meditazio Nelle mie visioni, tracciano uno spazio
Tutt’imago viste, rapportan mio passato Smatasso mio cervello, emozio-rettiliano Iboga preme il cuore, in onda di calore Da basso verso l’alto, cresce con ardore
Una barra orizzontale, si fa sentir al petto Calor continuo cresce, freccia m’attraversa Fuoriesce da cervello, contemporan’esplode Il cuore col respiro, par si ferm e muore
Poi istintivamente, respiro molto forte Pressione si rilassa, per fermar la morte Paura or si trasforma, in calmò coraggio Fiducia sicurezza, l’amico tocca braccio
Poi prendo bacinella, per vomitar la bile Specchio vedo me, una mascher africana Iboga fa gli scherzi, mi dice son Renato Nome che in francese, signiifica rinato
Sfilan personaggi, esperssion di libertà Sento un cuore nuovo, uscito da prigione Invitan or ciascuno, le danze di Mabounza A far un gir di pista, e la notte si prolunga
Iboga dentro disse, guarda quind’apprendi Mio turn in perizoma, per corpo meditazio La pianta poi mi dice, portami a passeggio Smetti lavorare, per quell’azien falseggio
Provoca insegnarmi, d’osservarm’intorno Seduto fuor su panca, vedo la sua pioggia Pare un suo disegno, e piove veramente! M’alzo a ripararmi, e smette nuovamente
Difficil giudicare, capisco a suon di scherzi Dopo mezzogiorno, riuniamo a raccontare Ognuno il suo percorso, capto l’attenzioni Infin diciam bassé, cioè grazie complimè!
Fatìco nel lasciare, castello e nuovi amici Ho paur della reazione, di chi non crederà E radice pur mi disse, che l’appetì di vita Si nutre dagli amici, che ver simpos’invita
Scopri pur vampiri, che mangiano per fame Riscopro amor di figlio, un anno s’é passato Radice mi ha cambiato, son fiducioso in più Calmo e indipendente, surrogo non ho più
Vita sessual fluisce, corrente assai felice Giudico assai meno, ho smesso pregiudizi Sensibile ora sento, sincroniche storielle Crescono nel tempo, coincidenze belle
- Maestri alberi di Alain Marcel Posso sentire, i messaggi di piante Primule e viole, cosparse nei prati Mi parlan colore, malgrado la neve Incontro fratelli, in querce e pinete
Querce d'inverno, m’istruivano tosto I più giovani danzan, burlando di me Poi osservo stupito, e gioioso il fiorire Mi vedo assai vecchio, vicin a morire
Mi vedo piccino, ancora un poppante Ho preso tal bimbo, nelle mie braccia L'ho riscaldato, coccolato ed amato Nganga suon’arco, in musica e fiato
L'aède or suonava, e l'iboga parlava Racconta la terra, è storia ancestrale Triste e affettuosa, e miliardi formiche Pulivan mie celle, danzando musìche
Paur d’invecchiare, e paur di morire Vedo allo specchio, assieme un amico Di prim’infanzia, fràgil timido e nudo Attend’apparire, a mio cèn compiuto
Grazie mio dio, per segreto africano Ben custodito, tra schiavi e colonie Terra è ora vecchia, necessita cure Radice conferma, l’istinto mio pure
Nostra coscienza è prato mal cresciuto Lasciai la famiglia, quando ho potuto Ho aperto le ali, con calma ho volato Grazie agli amici, marito ho trovato
Educaziòn ricevuta, di ansia d’assillo Impacciavan mia vita, o istin positivo Alcuni mesi dopo, il decesso di nonna Mi sento leggera, più forte più donna
Una piccola voce, mi dice di prender Una carta e matita, e scriver d’istinto Messaggi da nonna, gradual’invadente S’apre una porta, e la vedo apparente
Cuore mio piange, mi guarda e sorride Radiose sue braccia, diventan delle ali Vol verso me, e m’abbraccia emozione Grazie oh radice, d’aprir tal visione!
Sparisce la scena, asciugo miei occhi Di nuovo la porta, s’apre su specchio Una piccin persona, abbassa la scala Cugin deceduta, contenta mi chiama
Mia nonna sta bene, cugina è rinata Poi parlo a Gerardo, e son rassicurata Senso colpa scema, or sono perdonata Mio cuor ha fatto pace, con natur’innata Candela come vento, molto si muoveva L’altre eran più calme, venne sostituìta Più volte nella notte, radice mi mandava Lampi avvenimenti, e tristezza riparata
Ho visto risalire, dimentiche avventure Ogni volta chè, chiedevo di sopprimer Sentivo grosso peso, salire a vomitare Umilianti trattamenti, al fine di curare
Tutto risaliva, e usciva ad ogni viaggio Com un ascensore, per carichi portare Durante poi le pene, vedo tempo e data Ricordo avvenimenti, per fare sviscerata
Son ultima al mattino, a uscire dalla sala Vomitavo ancora, ma fuori e soleggiato Mi sono stesa all'erba, appaiono visioni un aereo pilotavo, sui monti superiori
Mi sento più leggera, come liberata Segue poi la notte, della ricostruzione Radic’avvolta in miele, caoline le visioni Davanti d'uno specchio, aiutan soluzioni Vedò sfilar dei visi, famiglia intera vedo Visi e ancora visi, d’epoche e ogni regno Dimmi bello specchio, quest’oppure quello Mio figlio e genitori, nonna e mio fratello
Mallendi vien vicino, ciascuno ad aiutare Chiede di visioni, presenti negli specchi Riposo senza sonno, m’alzo piena forma Calme passeggiate, simposi alla rotonda
Di ritorno a casa, mi sento una rinata La pian lavora sempre, usa pur i sogni Stappa varie scene, ricord’infanzia triste Se negative dico, cancella dall’hardiske
Pianta dopo mesi, sento ancor pulisce Manual artigianato, ritrovo amici e bici Or vedo avvenimenti, diversi della vita In luce positiva, che tutt’accoglie invita
- la purga di Tommaso Digiun 24 ore, e purifico in un bagno Mangio la radice, un amico mi sorveglia Un cucchiain di scorza, radice grattugiata Veramente amara, l’inghiotto poi tritata
È amara come fiele, decotto pure forte Riesco ad inghiottire, unà decin cucchiai Mi stendo sul divano, e sento di fluttuare Vedo le mie braccia, e gambe riposare
Sento la coscienza, in un angolo di testa Deve lasciar corpo, in cerca di antenati Stomaco ribella, nausea ed apprensione Inghiott’altro cucchiaio, amara profusione
Vomito ogni cosa, pur latte di mia madre Gli spasmi son violenti, lo stomaco straluna Vado ad allungarmi, nei tendini e nei nervi I muscoli sono tesi, com i pensieri interni
Vedo irromper lampi, con line orizzontali Riparte una visione, locòmotiva vecchia Che tira dei vagoni, di merci avant a me Ogni vagon un tema, della mia vita in sè
Amici e avvenimenti, famiglia e militari Vagoni apron le porte, mostran contenuti Son film riassuntivi, mi parlan di soggetti Rivelan dei segreti, in rapidi concerti
Incass’ogni pensiero, simile ad un razzo Colman le lacune, vuote su alla testa Cervello ricompila, simil a un hard disk Ritrovo sensazioni, d’infanzia sino a qui
Sento mio disgusto, piango con singhiozzi Son marmocchio perso, ritorno sotto doccia Osservo l'acqua calda, sensualità riscopro Scorrer su mie braccia, prana io ritrovo
Vomitàr purificare, gli effetti della pianta Agitazion fluttuante, rallentamento tempo Chiudo gli occhi e, comincio nel viaggiare La notte passa lenta, e luna ad aspettare
Fluttuo su mio corpo, pneumatici ora sento Clacson mormorii, e automobili su asfalto Lucido io sogno, io so che sto sognando Mamm’accanto me, m’innervosisce tanto
Vado ad impicciolirla, or posso contenerla Cresco e allor gli grido, lasciami tranquillo Gusto il carpe diem, della mia vì presente Al mio risveglio ho, ricordo persistente
Mi sento pur gioioso, pien di gran fiducia Strangolar mia madre, sogno pur mi cura Sogni più importanti, avvèn dopo visioni Finestre su ferite, profonde di anteriori
Ganga Mallendì, m’invita un bagno piante Di perizom mi veste, assieme belle piume Su musica di bwiti, concentro la memoria Mi siedo avanti a lui, e inizia cerimonia
Musica qual corda, seguo sopra al vuoto Su essa io cammino, mentre ganga danza Tutt’intorno a me, per celebrar il viaggio Filan miei pensieri, a velocità di razzo
Mi stimol camminare, mi sento nauseante Mi tende bacinella, mio addome si straluna Purifico me stesso, da spasmi po mi stendo Ganga parte notte, sorveglia e mi distendo
All'alba in dormiveglia, cado ho le visioni Gran supermercato, ritrovo esser bambino Miei genitori avanti, spingono un carrello Davanti a scala alta, salgo al cielo bello
Mio padre autoritario, mi vieta di salire In prigioni d’anatema, resto ora bloccato Incapace a movimento, discendere da pioli Mi sveglio poi neonato, nganga cur amori
Dialogo con nganga, per digerir vissuto Due giorni da iniziazio, lascio i var buitisti Saltati son dei schemi, miei comportamenti Che ostacoli da sempre, facevan ricorrenti
Grazie alla radice, ho fermato una spirale[3] Insuccessi permanenti, visti sotto ai sogni Con amici e con famiglia, ho saldato i conti Or ho fiducia in me, senza paur dei mondi
Ascolto più miei istinti, mi parlano nei sogni Coscien sceneggiature, su storia personale Possiam digèrir meglio, i traumi e fare lutto Radice apre finestra, su nostro laten frutto
Radice grattugiata, estrazione col limone Bevuta con del vino, ed ebò mi da visione Sen fruscio di cicale, dentro e fuor palazzo Sangue corr in testa, è dormiveglia spazio
Ritrovo me in villaggio, là nel Camerùn Vedò casà del babbo, precisa come mai Mamma sta in cucina, seduta su sgabello Io con mia sorella, giochiamo col tinello
Femm Adjatou io sono, dell’Africa riviera Mio papi l’infermiere, un dispensario avea Con tetto di lamiera, la porta una finestra Dietro ad esso c’era, estesa una foresta
Un’arancion catena, di anel rettangolari Sviluppa da sinistra, come un arco in ciel Sento che mi pone, domande su mia vita Io rispondo ad esse, e il dialogo m’invita
Caten che mi raggiunge, con delle visioni Mi sdoppia come in due, in abito di rosso Mi vedo con la testa, grossa della mosca Corpo con 2 zampe, 3 dita a tinta fosca
Buco che somiglia, a pozzo aranciorosso Al fondo suo scavavo, e vidi testa umana Una pelle scorticata, che fondo tappezzava Sempre col d’arancio, del sangue lì colava
Agitati globul rossi, mi svegliano in paura Visione che ritorna, più volte ugual fattura Duràn vision parlavo, molto e facilmente Capisco esprimo tutto, paradossalmente
La testa scorticata, era quella di Nzamé Che un ordin ricevuto, avea da Mebeghè Corpo suo smembrato, sangue ne colava Materia dei viventi, lui integro forgiava
Un mondo vuoto, piatto e molto scuro Veloce attraversato, da destra fin sinistra penso ad un aereo, l’aereo appare sopra Penso al mio natio, villaggio che rivela
Mama sulla strada, lungo fium appare Ma subi recinzione, villaggio mi nasconde Con un'iscrizione, è impossibile passare Penso alla mia nonna, nulla pur appare
Rinuncio e vad a vuoto, vers’una parete Fatta della gomma, color rosso-marrone Parete s’avvicina, somiglia a uno sfintere Comincia pur aprirsi, e nulla mi trattiene
È buco circolare, di rosso striato in nero Diametro quaranta, centimetri che apre Su galleria scavata, percorso irregolare Par fatta da lombrico, dell’Africa solare
Una luce bianc’appare, a fin di galleria Molto forte sì, senz’essere abbagliante Il buco si richiude, parete pur sparisce Arriva ùn e un’altra, quindi poi svanisce
Gèrard smette bere, aperti e digestivi Beve sol vin rosso, due bicchieri ai pasti Seguon sue visione, pur cinque anni dopo Quand’aiuta nganga, a svolgere suo ruolo
Boccon’iboga prese, a star la notte sveglio Alle cinque del mattino, si corica distende Vede delle teste, rossastre in una grotta Pareti bruno-rosso, e su soffitto fluttua
A centro della grotta, su zoccolo di terra Sta una statuetta, che cambia le sue forme Da stile byeri Fang, divièn cristian romana Buddha Shiva e altre, in religion fiumana
Tuttè rappresentate, scorron l’un nell'altra Trasformazion-fusione, degn’ammirazione Arretro nella grotta, a un luogo sen pareti Flutto l'attraverso, poi mi ritrovo in piedi
Davanti la visione, di cinque anni prima Muro cuoio-gomma, marron con apertura Suolo e le pareti, han segni in tutte lingue Scomparse conosciute, tutte ben distinte
Visitan Sestier, ogni cittadella etrusca Bacio donna nera, entro d’uno specchio Assieme col fratello, scendo coi bambini Si visita una rocca, pè insegnamenti fini
Giù si va insegnare, piuttosto che salire Una voce fuori campo, racconta divenire Scappo dal camino, buco verso il basso Cunicolo più stretto, e libero passaggio
Mentre nos compagni, salgono la rocca Per far i loro club, ciascun ha la sua fuga Cunicoli dei gatti, o marmotte con le dighe Scendèn tra peccatori, si va fuor superficie
Fai liberazione, salendo oppur scendendo Educare dal latino, vuol dir far partorire Tirar fuor da persona, innato suo talento Si che tale vita, possa sembrar portento
Spallanzani ashram, d’amore di silenzio Malati ed infermieri, dottori commedianti Alcuni van sannyasin, lenti sulla spiaggia Altri penitenti, fan fila a far l’assaggia
Guardati con guardiani, tutt’ugual vestiti Un angolo riflette, una sala da convitto Adulti con infanti, tutti il grembiul blu Su tavola imbandida, fanno su e giù
Animator coinvolge, gli ospiti cantando Tra giovan divertiti, lui va comunicando Inscena triste nenia, che parla d’un di lor Infelice abbandonato, d’infanzia sen color
Vede la sua morte, e scenografie spaziali Non è così mi dice, porge un mazzo chiavi Intuisco aprono luoghi, vecchi dell’infanzia Più non c'è bisogno, accorcio la distanza
Ognun segue percorso, entro tale mondo Io m’imbarco a largo, a cavalcion di tronco Nel mar dall’acque alte, e penso sia la fine Entro in una baia, e scorgo il negro alfine
Spazza sulla riva, io lo vedo lui mi vede Riconosciam vicenda, è il servo della villa Rinasco dalla gioia, felice corre incontro Tutto si ravviva, è idilliaco sullo sfondo
Or in villa entro, cancello vecchie tracce Che legan alla guerra, e siedo sui gradini Rifletto a cominciare, una nuova attività La villa dei progetti, può riconfiguràr
Vedo ultime elite, lasciar da impurità Seduto sulla sedia, sta l’astronauta papa Morente Dalai Lama, coperto su lettiga Cerco di salvarlo, se vuol la vita invita
Arrabbia ma prolunga, poco la sua vita Ma poi se ne diparte, così voleva infine Un giorno tornerà, sulle ali d’altra vita Siam tutti compagni, sempre ciò confida
Lungo mar mi trovo, groppa ad elefante Seguo nel suo gioco, mon frere itinerante Con cosce stringo pur, orecchio d’elefante S’accorge infastidisce, naso suo fa grande
L’occhio suo sul mio, scendo le sue scale Nel raggio del suo naso, sento respirare Gigante emette molta, carbonica anidride Se la respiro è tardi, risolvo allor l’attrite
Faccio passeggiata, con un sereno cielo Sul lungomar follato, da molta varia gente Arrivo in casa amici, d’attesa d’uno strappo Per l'entroterra ma, vedo in ciel un tappo
S’oscura minaccioso, ed odo suono cupo Vedo nubi scure, poi gocce alla finestra Violente tintinnati, m’affaccio per veder Cielo già oscurato, il mare và accoglièr
Altissim onde copron, sole di ponente S’abbattono su costa, erodendola via via Grossi pezzi spiaggia, inzian scomparir La costa e i casolari, allor si vann offrìr
Spettacol’oscurante, drammatico eseguìr Sviluppasi la cresta, s’ode un suono miccia D’immediato scioom, l’acqua giung a costa Abbatte con violenza, ed ogni cosa sposta
Prò chiudèr finestra, nebulizzata d’acqua Da quell’on prodotta, gigante nell’impatto Nube assai veloce, fin quaggiù è di stanza Pressione si fa alta, finestra par stramazza
Chiusa con fatica, or amici fuor di stanza Li invito via da lì, in quanto tra non molto Marea che avanzerà, erompe in maremoto Spettacolo grandioso, terrifico suo scopo
Medi e sacerdote, in un lazzaretto/scuola Incontro muchumor, arrangio gli strumenti Nessun appar presente, capace d’aiutare Fardello ora mi porto, non posso rifiutare
Mangio in un collegio, disagi ed angherie Uscito fuor mi porto, un essenzial fardello Uno zaino con vivande, e fogli di cultura Viale poi percorro, in leggera salitura
Alzo le mie carte, e il vento mi solleva Mandandomi veloce, volo e arrivo prima Assieme ad altri due, che volano con me Arrivo cima a strada, discesa avanti c’è
Meglio or atterrare, di là del montarozzo Vedo un mar smeraldo, dei tropici cristallo Da riva vogl’andarci, nòn caderci in mezzo Scendo di tra i sassi, mar mi da lo sferzo
È splendida ma penso, nuotare non saprei Fardello zaino ho, assieme carte in mano Strumenti prim’aiuto, per librarmi in aria Ora qui nell’acqua, intralcian mia nuotata
Mollarli od affogare, è l’amara decisione Abbandonar conquiste, frutto di ricerche Ritrovo sulla riva, assieme due compagni Sopra e sotto me, cerco orgasmi affanni
Scomodo agli sguardi, in letto mi ritrovo Nulla ho più con me, ma noto avanti a me Una borsa incustodita, avanti la mia branda La prendo dico è mia, contiene la bevanda
Non riesco defecare, mi sento disturbato Decido andar in cima, comunità castello Uscito vedo tracce, d’unà bufèr passata Fango dappertutto, scelgo un altra strada
Sentiero-scorciatoia, traversa tutto parco Mi porta a quel castello, in pace a defecàr È inizio d’avventura, Eneide od Odissea Entro nel locale, com un novello Enea
Salgo poi nel retro, chiocciola inferriata Arrivo sul passetto, assiem ad altri audaci M’avvisan scorciatoia, e ardua con perigli Predico che uomo, può ùscir da scompigli
Giovani fan gruppo, mi seguono cantando A prim difficoltà, sparpaglio a posto blocco Io con un fanciullo, nascòn dietro muretto Fingiamo una fanzina, davanti al caporetto
Mucchian tutti quanti, fuòr dai nascondigli Sentier avanti a noi, nessun pur prosegue Siam in stato fermo, fanciullo può scappàr Urlando lo inseguiamo, riusciam a superar
Passiam più peripezie, fino ad approdàr Dietro mur passiamo, sentiamo pur sparar Una fabbrica di pesce, vediam innanzi a noi Il passetto par finito, e fingiàm lavoratori
Scopriamo che uno d’essi, buco muro fece Sì da passàr sul retro, e proseguir passetto Da quel buco anfratto, passà or la libertà Per fuoriuscir dobbiamo, finire d’allargàr
Tutto sempre cambia, muta e ti trasmuta Trasmigra, nei ricordi, miti sogni e scene Una cosa sola resta, l'essenza del ver sé Impulso del glorioso, bello audace in sé
Cerebro evoluzio, com anse intestinali Accolgon l’ingerito, e i vari assimilanti Eliminan le scorie, a mezzo var canali Legate son sensazio, ai vari addominali
Le feci come i sogni, son brillàn gioielli Rivelano profondi, il tuo stato di salute Mentale e fisiologi, via dalle apparenze Rivelano messaggi, o cibo per coscienze
Una Verità buddista, 3 tentazioni madri Avidità con ira, e illusion manipolazio Se scen tonò emotivo, scendon le difese Demon parassiti, instauran loro offese
Fai come i Balinesì, offri lor d’offerte appaga loro spinte, o natural profferte Fuoco poi sprigiona, centro di tuo ventre Trov’entro te stesso, armonica sorgente
Parola è forza, non solo un etichetta Parte dell’oggetto, ha forza evocatrice Attiva presenza, linguaggio ridondante Allude indiretto, nome più importante Donnola è frattarola, ramarro verdone L’orso è il bruno, rispettoso inoffensivo Chiamato pur il vecchio, gloria di foresta zampa di miele, formiche mangia a festa
pronuncia vero nome, prudente sottovoce Fragore del tuono, impaurisce i bambini È nonno che bussa, o sciacqua la botte Spacca a legna, o nocciole e noci rotte
Coltivator del cielo, preparano il terreno Spagliano semenze, di preceden raccolto A macchia di leopardo, su tutta superficie Annaffiano concime, in modo che sufficie
Ispirano intuizioni, in artisti ed inventori Attendon che pazienti, raccolti fan maturi Vicenda uman si svolge, sotto loro occhi Colture e civiltà, e guerre tra pidocchi
Tutto andato bene, fruttan le semenze Incrocian a vicenda, crescono coscienze Attingon le radici, sempre più profonde Risorse del pianeta, fin che tutto fonde
Quan coltura giunge, al limite del vaso Tosto vien potata, oppure è trapiantata I giardinier celesti, scendono con falci Mietono raccolto, sovesciano i restanti
Parte del raccolto, serban in semenza Per viaggio successivo, di gruppi di tribù L’abbondan raccolto, dà loro nutrimento E la loro immaginazio, fa rifornimento
Vivono su olimpo, cinema all’aperto Tra le vette al cielo, iperuranio vero Pioggia tutto fà, Gaia è il nutrimento Tempo a loro è, millesimo momento
Monaca di Dresda, su Roma profetò Vede processione, di vescovi in litigio Molti mangeranno, assiem a malfattore Al tempo della fine, di Cristo redentore
Eroe dai mille volti, viaggia con coraggio Entro le leggende, è cuore di messaggio Parla ai suoi Avatara, con codici di miti Mappe e pian azioni, semina in suoi lidi
Ricerca di certezze per colmare un vuoto Le incontri nella vita, oppur ne fai ricerca Vuoi giustificare, ciò ch’è in fondo al cuor Ideal che creder vuoi, forma che non muor
Le piante fan radici, su tombe di antenati Attingon la sostanza, o poteri sotterranei Trasmetton loro qi, saggezza e conoscenza Devot’accettan foglie, allargan la coscienza
Mente come creta, model certezze e fede Il Buiti adatta danze, a Gaia umanamente Organizzar la festa, con totem di porchetta E a gente bisognosa, offri a dai una fetta
Un raduno allor sarà, e la gente confluirà Capisce di portare, bicchiere con coperta Un atto di catarsi, poi libera un momento Un tocco di empatia, farà cuore redento
il Vento è il mio respiro l'Ombra è il mio corpo la Polvere è il mio mantello nell'Oblio è la mia Gloria
la Parola si fece Carne Sangue e Seme ovvero da una potenzial Teoria divenne Senso e Prassi
Parola e aria, seme e turbolenza Seme e sangue, antenata conoscenza Ne porta farfalla, leggiadra porporina Veicol semi-verbi, svolazzan divina
La savia pur bisbiglia, a volte pure grida O ti dice di cantar, e si prende la tua voce Cammina via e ti lascia, radicato senz'occhi Col genere di voce, che a una pianta tocchi
Balla la vecchia, pioggia a ciel sereno Duran primi fragori, dei primaverili Rotolarsi a terra, guadagna benefici Balla la vecchia, negli estivi offici
Quan luce acceca, e regna il silenzio Pan percepisci, misteriosa presenza Dio vita agreste, pomeridiano riposo Tremolar dell’aria, nell’afa sen moto
Siamo noi che dobbiamo, salvare gli Dei Siamo noi che dobbiamo, diventare divini Siamo uguali, alla Salvadora de los sabios Somos nosotros que debemos ser divinos.
Ska Maria Pastora, idrofita e squadrata Rischiari la bocca, alba sorgi verso oriente D’un anima ha bisogno, vicina che le stilla Tuo corpo è l'alambicco, da sola si distilla
Né person o animal, nascon con coscienza L’acquistan mangiando, di piante l’essenza La coscienza emerge, da luce ed energia Che nella fotosintesi, la vita crea ed avvia
Far nuove amicizie, è vedere nuovi posti Programmar computer, bene le assomiglia Forma un’alleanza, attraverso mari e monti Dovunque essa vada, ricrea invisibil ponti
Pastorella in cerca, di greggi da guidare Simbionte creature, in cerca animazione Oracolo in attesa, di corpi da abitare T’accetta Divin ora, se la vuoi curare
In molte epifanie, timide o irruente Qualcuno incontrò lei, la savia pastorella Vestita da gigante, immensamente antico Indosso avea cintura teschi umani al dito
Il gigante fissò, negli occhi la persona Voleva ben sapere, perché lui fu evocato Come genio uscito, da vecchio lucernale Sentir non vuole certo, una rispò banale
La Mantide o fungo, è un vortice d’aria Schiusa madonna, del papà rosolaccio Buco befana, che trema aria sbornia Caval delle streghe, o gnomo sen noia
Gnomo della casa, lo chiaman coboldo Genius loci che ama, rider a tutto tondo In comunitari scherzi, ravviva monotòno folletto di Petrolo, che paragon in tono
Il gatto maone, è il gatto mammone Uomo rustico lupo, è primo selvaggio Nonno lombrico, è pur fungo porcino Processionaria pelosa, mamma del pino
Un poeta blu cobalto, un frattale Uroboros Mulino a vento augure, Mater Dei su dune leggera atassìa, accompagna inebriamento Non è un’esser sballati, è pratico momento
Fuor dalla ribalta, per quattrocento anni Pastora del paese, dell’ombra della nebbia Lei fu sempre là, durante tutto il tempo La visiti e la vedi, riscopri suo portento
Sala a specchi labirinto, Iside turchese È identità giardino, o rombo del terrore Amante vulcaniana, in parallelo mondo Poeta di veggente, e Luna sullo sfondo
Ama parlare all'oscurità, luce le fa pausa sospen la lezione, intensa oppur profonda Così da riportare, l’allievo al quotidiano Accendi le tue luci, e svolgi piano piano
Qualcuno parla, canta oppur salmodia Nessun si meravigli, di risa continuate Fu amica la pastora, di gruppi marginali Ama andare oltre, le interazion sociali
Un'insistenza lunga, sopra l'assoluto Potrebbe diventare, una certa scortesia Di giorno tu hai il lavoro, e opere da fare Lei fa Zen di sera, quan tu puoi riposare
Non vedi nessun io, neppure un tuo non-io Ubriaco si ma chiaro, la kava è sua sorella Siamo noi un tessuto, di interconnessioni Sommatoria intera, di nostre relazioni
Siam ch’incontreremo, pur già conosciamo Non siamo nel tessuto, esso stesso siamo Dovunque sarai, ti dà sol ciò che sei Se sei oscurità, il tuo buio riattraversi
La luce e le facce, mentali che vedi Sono quelle che porti, sempre con te Un posto nascosto, alle foglie non c'è intonazion e suono, tessono per te
Un sogno lucido, volontario interattivo Visibile alla mente, nò al bulbò oculare Sorgono i pensieri, li vedi nel formare Diventano persone, discorsi da rifare
Savia verde-paglia, sottil soffio pulito Se dice che ti ama, divieni innamorato Non fare l'asociale, và a lavoro in tempo Pelle di lucertola, cresce in cambiamento
Nonna rospo è, innocua in Tuscia terra Tarantola dai punti, rossi a sfondo nera Sardin Argia che balla, è monaca vera Aleggia su a Petrolo, da mattin e sera
Usala a trovare, dove siede il disagio Se stai con chi ami, ben stimola adagio In posizione sessuale, ama forbici tantra tutto lei può amare, lussuria e temperanza
Se sei pronto a, camminar con l’alleata Fà il Sentier di Foglie, o nebbia traversata Poi non te la prendere, se verrai arruolato Da verdi follettini, che te pur han cooptato |
Muchomor e i funghi, terapia importante(al medico Batista Grassi di Rovellasca, 1880 e J Allegro)
Grifola frondosa, o Polyporus frondosus Fungo Berbesin, in dialetto piemontese Pare pien di foglie, apprezzato localmente In autunno cresce, a fronde gradualmente
Su radici di castagni, o di acero ceppaie Giungere esso può, sin fino ai dieci kili Dopo bollitura, mantiene il suo sapore Gusto di nocciola, sott’olio sta migliore
erbesin sott’olio, lo cercan buongustai Mentre è trascurato, dagli altri occasionali Ha lunga storia d’uso, in Giappone e Cina Adatta corpo a stress, in cucina e medicina
Adattogeno del corpo, funzioni normalizza Contien un polysaccar, beta-glucano detto I tumori cancerosi, è capace ad inibire Uccider aca-i-vu (HIV), e l’immunità istruire
Maitake nippo nome, buon contro diabete Per croniche epatite, e più sindromi fatiche Obesità e pressione, efficace quan mangiato Fresco oppure secco, in polvere o mischiato Gymnopilus spectabilis, Pholiota o Junionus Maitake molto grande, con cespo pur 1 metro Cappello giallo-arancio, da fibre brun coperto Dai 6 ai 20 centime, asciutto espan convesso
Spesso tièn umbone, residui pur di velo In età è color marrone, squame fibre brune A lamelle decorrenti, dentin color giallastro Legnosa base gialla, gambo robusto e alto
L'anello è membranoso, prim è color giallo Dopo la sporata, divièn marron brunastro Carne amar compatta coriace ocra nel gambo Odor fungino buono, e sapor amaro tanto
Cresce spesso in gruppi, su ceppi marcescenti Di conife e latifoglie, eucalipto leccio e pino Da tard’estate sino, all'autunno già inoltrato Può esser preda larve, nel gambo rosicchiato
Amarissimo da crudo, lessato è men amaro Dopò lunga cottura, par luppol buono amato Emette molta schiuma, tu scola in leggèr sale Cucina in vario modo, sott’olio a conservare S’adopera in Giappone, rallegra i commensali Fungo risata è detto, è come un frizzo vino Sa sciogliere le risa, invitàr corpi a ballare Grifolà è il maitake, che Orièn sa coltivare
Shiitake della Cina, conosciuto prim del riso È pilastro della dieta, in longevi del Giappone Ha sapore e proteine, e curà tumore al seno Amante della quercia, suo nome dice intero
Lentinus edodes detto, e antivirale forza ha Il colesterol riduce, e ben rafforza immunità Glicemia pur abbassa, aminoacidi consegna Assiem ai minerali, armonia salute insegna Reishi è Ling zhi, o Ganoderma lucidum Applanatum in Europa, tsugae valesiacum Pfeifferi e carnosum, son diffusi in Calabria Japonicu e sinense, gli fan l’eco fuori patria
Fungo ben diffuso, in ambièn mediterraneo Altrove è coltivato, in Oriente sempre usato Accresce il qi vitale, da terra sugge e sale Il vigore giovanile, mantiene e sa donare
I cinesi usan bollire, quattr’ore lentamente Poi berne l’acqua oppur, s’è tenero mangiare Fan polvere s’è secco, l’aggiungon a minestre Mischiano col miele, 5 grammi un tè riveste
Se pensi farne cura, 3 volte al giorno assumi La prima settimana, fa cinque grammi a volta Seconda settimana, aumenta a dieci a volta Da terza fin ottava, son quindici alla volta
Ancor tre settimane, scendi sino a dieci Infin le ultime tre, di nuovo cinque a volta Tal cura sia efficace, per le allergie di pelle Infezion infiammazioni, esterne com interne
Ipertension e diabete, stipsi ed emorroidi Catarro tosse insonnia, respirazion difformi È potente antiossidante, protegge il Dna Da mùtazion tangenti, dei liber radicàl
In Giappone e Cina è, potente medicina Che stimola integrale, lo spirito col corpo La Spagna pure l’usa, molto a Barcellona A promuover la salute, esterior ed interiora
Fresco oppure secco, a mollo per mezz’ora Dolce Tien sapore, in tintura è pur venduto In Cina è molto usato, a trattar croni epatite A poter rigenerarlo, ripar per nuove vite -muko di Siberia, agarico d’Italia Il fungo Muchomor, allegro fa cantare Lo usano gli ostiachi, koriachi e gli jakuti In terre di Siberia, ha storia millenaria Sia umani che animali, sventola per aria
Fratello del vino, visionario ed inebriante Bollato velenoso, fa da cura e d’alimento Cresce dappertutto, in foreste di betulla Nelle pianure secche, della Siberia brulla
Sciamani di Siberia, prima di cercarlo S’ingrazian la natura, al fine d’invitarlo In un fuoco rituale, gettano più offerte Di dolci pane e foca, o ciò che da la feste
Quando vien trovato, dimostrano la gioia Con canto e più moine, come coi bambini Poi delicatamente, come fa un folletto Fanno la raccolta, a mezzo d’un rametto
Attenti a mantenerlo, bene tutto integro Allegri siano pure, per viverlo a vantaggio Quelli più piccini, d’intenso color rosso Hanno più narcosi, di giga e di colosso
Lo lasciano seccare, almen due settimane Altrove fan bollire, in aceto a eliminare A forma di una palla, a lungo è masticato In un sol colpo, inghiottito è consumato
Per bene prevenire, i disturbi digestivi Assunto viene in dosi, di numero non pari Uno e mezzo o tre, cinque oppure sette E via su questa linea, la scelta li consente
Gli effetti canterini, arrivano in mezz’ora Con sensazioni gioia, incanto che visiona Lo stato dell’ebbrezza, riflette il precedente Durante la raccolta, con balli di scoperte
Se la raccolta fai, in compagnia d’un canto La stessa melodia, uscirà dal nostro labbro Si avverte desiderio, di muoversi e danzare Più moduli di danza, si lascian modellare
L’assumono sciamani, per forza di visione Preparano se stessi, prima di assunzione In modo rituale, poi fan richieste al fungo Avranno poi responso, dall’amico muko
Le visioni indotte, guidan lo sciamano Nelle guarigioni, che aiutano pian piano Anche in cerimonie, e per trovare i ladri Fare previsioni, per figli e per i padri
L’effetto può durare, anche alcuni giorni In cerimonia batte, continuo sul tamburo Con foga salti e danze, poi col ritmo lento Segue melodia, del muko suo portento
Segue giorno e notte, al centro della tenda In compagnia di amici, e Spiriti Antenati Cerca la sua via, per sé e per il suo clan Attorno al fuoco sacro, gruppo può curar
Fungo Amàn muscaria, ama pur l’Italia Molti contadini, conoscono da sempre Mangiata in alimento, in tempi di più crisi Previà preparazione, per toglierne i principi
Agarico raccolto, giù nel tardo autunno Messo poi a purgare, in bacinelle d’acqua Che viene ricambiata, nei dieci giorni tutti Ammannito è infine, come tutti i frutti
Tutti i villici, della tosco-ligure riviera Lo preferiscono, come fungo di conserva Usavano cibarsi, del tenero ovo bello Togliendogli la manta, rossa del cappello
Mangiato pare buono, come cesarèa Specie se stagione, avrà fredda livrea Consuman conservato, bollito sotto sale Tengono per sè, e famiglia a consumare
Venduti son porcini, alla piazza di Firenze Per sè non rimaneva, che tenero ovolaccio Mai vi fu un decesso, sebbene è denigrato Raccolt a maggio ottobre, la su Garda lago
Ricorda il Mantegazza, nel milleotto e 71 Sempre noi studiato, l’abbiam come veleno Eppur com’alimento, nervino inebriamento Salvò la vita pure, nei campi internamento
L'ebbrezza non è vizio, oppure una partita È gioia che vivifica, e ritempra la tua vita Degli alimen nervosi, nuov’uso crescerà Finché la terra l’uomo, ancor calpesterà
“Agarico Moscario, è bello a più non posso Ha zucchero in granelli, sul cappello rosso Lo chiamano dorata, tignosa o mattacchion Bianco ovolo di cocca, fratel del Cesarion
Terrestre e solitario, delle ombrose selve All'uggia di aghifoglie, ama pur le querce In luoghi pure aperti, vegeta da estate Fin a tard’autunno, lontano dalle strade
Il nostro agarico, produce ebbrezza Eguale al vino che, spesso va in rincari A causa delle vigne, uccise dagli insetti Come Fillossera, o Perònspora funghetti
In Liguria i contadini, nelle Cinque Terre Provano l’ebbrezza, a vincer depressione Ben sappia chi ha paura, dei principi attivi Si espellono da sè, in diurèsi da sportivi
Chiediamo che igienisti, insegnino il valore Del fungo alimentare, al popolo in bisogno I medici fan prove, per vincer depressione Il popolo ha bisogno, di funghi e di calore
Bastan due piccini, a dare una svinazio Purchè sian trangugiati, senza masticazio Centocinquanta grammi, pesa un ordinario Qui calcola Batista, gran medico italiano
1 grammo funghi secchi, sta 22 di freschi Varia le tue dosi, da dieci a centotrenta In un solo giorno, duecento per chi è duro Chi esagera di più, calmate col vin puro
Contadin di quarant'anni, molto robusto A mezzodì d’ottobre, dopo la minestra Mangia duecen grammi, d’agarico recente Fritto con il burro, poi riposa e attende
Dopo una mezz'ora, vertigine da vino Sente su arrivar, si sdraia calmo al suolo Per un paio d'ore, ha immagini svariate Là davanti agli occhi, allegre e pure vaghe
Vive suoi fantasmi, poi s’alza grida e canta Schiamazza in movimenti, isterici portenti Sempre tal paziente, quando molto vuole Può tenere in sesto, suo cervello e cuore
Dopo cinque ore, è ubriaco ma sta bene Mentre i suoi parenti, un emetico gli danno Vomita un pochino, sempre pien di gioia Ride e fa schiamazzi, alle 9 s'addormenta
Ben dorme di filata, tutta una nottata A mattina mi racconta, d’aver goduto assai Come mai quel giorno, tristezz era passata Felice m'insegnò, che fungo è un toccasana
Un’altro giorn invece, mangia quello fresco Masticando molto, due grammi la mattina Seguono altri due, il giorno ben si sente Infine tre e ancor tre, benessere s’estende
L’umore è calmo gaio, limpido il pensiero Sensazioni in luce, lavora e parla allegro Pranza in appetito, poi ride fa schiamazzo Con muscoli erculèi, lavora con sollazzo
Poi visita ammalato, diviene quindi serio Uscito poi riprende, a ridere e a vociare Normal temperatura, con pupille dilatate Normale il suo respiro, guance accalorate
Alle nove d'un tratto, ogni sintomo taceva Giorno dopo ancora, allegria ben resisteva Batista ora descrive, una prova sulle donne Che soffron depressione, dolori tipo doglie
Gentile signorina, che è solita ber vino Ventotto anni e sana, con corpo gracilino Ingoia ben due grammi, d’agarico seccato Fa colazione a pane, nel cappuccino alato
Poi vengono i tremori, di correr tien voglia Ha lievi capogiri, balbuzie e rosso in volto vertigine vuol pianger, perde la vergogna Tutto poi le passa, emerge ciò che agogna
Dop un paio d’ore, prende altri 2 grammi Con acqua accompagnati, inizia a fare salti Crede d’esser brilla, come se ha bevuto Dice che negli occhi, ciò è ben conosciuto
Comica scollaccia, e deplora l’imbarazzo Recita alla piazza, e grida a squarciagola Sgridata sta a suo posto, poi mi fa osservar Ripete ch'è ubriaca, e gran bene le può far
All’una par s’acquieta, quindi s'addormenta Ma prima delle due, nervosa si ridesta Torna far schiamazzi, salti e dir scemenze Con libertà fa scherzi, senza interferenze
Sonnecchia e poi ripiglia, a dare simpatia Poi pranza frugalmente, e i sintomi van via allegra in gran piacere, resta fin le sette Prova un pò vergogna, al mattin seguente
Signorin due Rovellasca, vent’anni robusta Tre grammi del secco, misti a zabaglione Fa delle confessioni, senza alcun pudore Solleva la legna, con forza e con amore
L’orina guarda e dice, ho tentazione a berla Passa una serata, allegra e mi ringrazia Al mattin seguente, serba un buon ricordo L'allegria rimane, e perdura tutto il giorno
Murator di Rovellasca, tiene trent’otto anni Da sei mesi è preda, di profon malinconia Prostrato da più lutti, decide di provare Ingoia un grammo secco, poi va continuare
La cura dura e dura, per una settimana Ma già dopo due ore, arriva il buon umore Comincia lui a provar, benessere ed affetto Torna alla famiglia, allontana ogni sospetto
Dichiara di sentirsi, l'uomo di una volta Mi assicura che, le idee ben fanno svolta Il polso ora gli prendo, è più fortificato Dopo dieci giorni, perdura questo stato
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come Yanomami, in Amazzonia grande(a Padre Luigi Cocco e gli indios dell’Amazzonia)
Giunser yanomami, ven mil’anni or sono dall’Asia manciuriana, dal passo siberiano Con altre popolazio, migrarono d’intorno Pragmatici creativi, creano loro mondo
Imitando gli animali, scopriron nuovi cibi Tra di essi quello base, divenne la manioca Il dono dell’epena, piumaggio sulla faccia Poi collezion veleni, e l’arte della caccia
L’indios conoscenza, evolve progressiva Già il bambino inizia, ad ascoltar la madre Di giorno e pur notte, legato a lei vivendo Prim come lattante, imita apprendendo
Ciò che fa la madre, e nonni biblioteche Dan la continuità, qual lor sopravvivenza Trasmettono a dovere, tutto il lor sapere Miti e tradizioni, e ciò che può accadere
Tra fiume e foresta, amore fanno bello S’accoppiano d’istinto, avvinti dalla terra Bagnano nel fiume, poi escono parlando Affetto e desiderio, trasmettono guardando
Ai bimbi è permesso, osservare ascoltare Qualunque discorso, si va a conversare Non esistono limiti, a natural curiosità Dei bimbi gioiello, dell’inter comunità
Privi di strumenti, di tipo musicali Usano i rumori, umani ed ambientali La nota prediletta, pare sia la pioggia Credon dal mare, mond’intero sboccia
Il tempio è la foresta, oracolo di vita Le meteo previsioni, accurate dei pagè Annunciano l'arrivo, di piogge o siccità Tempeste e vari eventi, più calamità
Lor numerazione, da uno ferma al tre[9] Uguale alla cinese, concenzion del Tao l'Un produsse il due, due produsse il tre La moltitudin poi, segue il numer tre
Eccelle arte plumaria, taglio delle piume Ornamenti al capo, braccia orecchie e viso Linguaggio singolare, ruolo oppur casato Tucani e pappagalli, allevano a mercato
Fiori della selva, profumano le donne Curan malattie, con tuberi e più foglie Sfregan sulla cute, per reumi e parassiti Ferite spennellate, al sol dan cicatrici
Diventano di tutti, presso i vincitori Le donne catturate, al nemì sconfitto Sfogo degli istinti, stimola la guerra In var comunità, presenti sulla terra
Amicizia alleanza, preserva comunità Dal mal decadimento, e cur le malattie Necessita entrare, in contatto con natura Ecco gli hekurà, o ponte infrastruttura
Spiriti immortali, invocati a interferire Nelle uman faccende, nuocere ai nemici Abitano i monti, i dirupi o il petto d’uomo L’invocano i pagé, per medicin del luogo
Son spirito giaguaro, tapiro o d’anaconda Dell'armadil gigante, o scimmia marimonda Dell'ara e pappagallo, tucano e tartaruga Giaguaro sopra tutti, l’altri mette in fuga
Hekurà maschili, sposati a bel fanciulle Di giovinezza eterna, aiutan caccia e cura Invoca i femminili, per parto e per travaglio E spiriti di piante, per cibo e semin spaglio
Rapporto uomo-pianta, cicla l’un nell'altra Hekurà del clima, del vento tuono e sabbie Lavoran su dal cielo, diversi indipendenti Fausti oppur’infausti, cagionan ricorrenti
Li possono invocare, i pagé duran sedute Con piante di potere, tra polver d’epenà[10] L’epenà accompagna, yanomami loro sorte Per fare i loro riti, e dar coraggio in lotte
yanomami nel ritò dell’epenà
Provoca l’ebbrezza, eccesso dà incoscienza Un estasi di gruppo, dà agli uomini maturi Assunta in solitaria, o a risolvere contese In colloqui ritmati, raggiunte son l’intese Un di fronte all'altro, stan uomini diversi Stringono alleanze, scambiano gli oggetti Organizzano battute, di caccia oppure festa Quan celebrano i morti, riordinan la testa
Endocanniba riti, onor memoria morti Dando loro pace, con canti e danze forti Cerimonie di preghiera, o feste collettive Per maturazio frutti, cereali oppure sfide
Donne affaccendate, son poco interessate Giocano i bambini, con archi frecce e cani Adulti in pennichella, sull’amaca dondòl Presenza dei pagé, dà sicurezza indòl
I Pagè sono richiesti, per gran necessità Duran le malattie, guerre oppure tempeste Un esser superiore, è Yaru ovvero il tuono Terrore loro dà, se romba col suo suono
Il cielo si scurisce, con vortici di vento Ululano i cani, si sollevan le capanne Pagé riuniti in piazza, iniziano il rituale Per vincere paura, di pioggia torrenziale
Duran la loro ebbrezza, cantano poesie Imitano il passo, cinghiale oppur giaguaro Lacrime e saliva, più tosse e irritazione Gran senso di calore, inizia la visione
Visioni d’epenà, nel mondo di poesia In estasi di volo, camminano col Sole Cammino della Luna, vola sui nemici Propizia le battute, di caccia e vari cibi
L’Indio è trasportato, nel mitico reame Cambia corpo e mente, unisce alla foresta Or cantano i pagé, e dialogan danzando Imitan gli uccelli, e il giaguar felpando
Seduti a terra, s’abbracciano due a due Sussurrano storielle, miti a bassa voce Pilastro di cultura, che porta a rievocar Battaglie d’antenati, ed effè collateral
Elogio di epenà, pur Padre Cocco fà Alcolismo e droghe, riesce a contrastar Comporta tosse e sputi, novizi a vomitare Porta a far sberleffi, leggero scimmiottare
Non porta assuefazione, o crisi d’astinenza Usata nel rituale, ha sociale conseguenza Supporta nella fame, a scopo preventivo Porta a costruire, sciabono collettivo
La lor letteratura, è grazie all’epenà È psichica evasione, o lor televisione Dà loro l’equilibrio, mentale sia sociale Realizza poi unione, col trascendentale Epena scalda dentro, libra la materia Mentre luce scende, inverso fuoco sale Fa d'asse che collega, i paralleli mondi Pagè sa come fare, ad attivare i ponti
Rafforza nel bisogno, cura l’ammalati Compie pur magie, a danno dei nemici Interpreta presagi, e i sogni dei presenti Scopre furti e vede, d’uomini gli intenti
Padre buon che lega, assiem comunità Mistico e poeta, psicopompo e sacerdote Comunica coi morti, suoi demoni non teme L'estasi conosce, e la stimola in chi freme
Veggente e sognatore, molto guaritore Moltiplica raccolti, pioggia e selvaggina Dirige canti e danze, alle feste dei mariti Facilita i neonati, organizza nenie riti
Sapori vien chiamato, lo yanomam Pagè Là nel Venezuela, sull’acque d’Orinoco Mentre nel Brasile, vien detto l’Hekurà Presso i fium Macava, Siapa e Maragià
Nuoce oppure cura, potere è ambivalente Canta sbuffa e grida, risucchia e sputa via Colloquia oppur combatte, fin a sfinimento Rantola per terra, e cambia atteggiamento
L’atteggiamen teatrale, divor’ogni tensione Passano in rassegna, antenati e narrazione L'esaltazion di gruppo, visibili or li rende Poter di guarigione, tutti può sottender
Nei villaggi yanomami, molti son pagé A volte quasi tutti, gli uomini più adulti A seguito d’un sogno, o caccia in solitaria Senton la chiamata, e lo spirito va in aria Duran l’iniziazione, detta thaamamou S’adorna e si dipinge, con cura l'aspirante Astien da cibo e sesso, inizia epena viaggio Fa vita dura un mese, isolato dal villaggio
Avrà una zucca d'acqua, legna per il fuoco Un'amaca per letto e il suono di quel luogo Tutori pres epena, l’imboccano uno a volta Invocan gli hekurà in petto aprir sua porta
Ballando e cantando, l’arrivo poi mimando Femmina del rospo, invocano se ha febbre Debol per la fame, confuso o spaventato Scappa ora in foresta, tutto frastornato
Privo delle forze, oppur di conoscenza Sbavando e vomitando, si rotola su terra Anche se non scappa, è preda d’emozioni Intense dell’ignoto, e accede alle visioni
Lunga iniziazione, intensa è l’esperienza I sol riferimenti, a sensazion che incombe Son belle ed incessanti, le nenie dei tutori Tutt’attorno a lui, hekurà cantàno in fiori
Sfilano man mano, presentano se stessi Son come dei neonati, pronti ad abitarlo Mentre lui ripete, e si sforza a contattar Invita gli hekurà, al suo petto dimorar
Dopo iniziazione, gradual ritornerà Integrato qual pagé, sarà in comunità Inalar col mokohiro, potrà e poi canterà Fermo o deambulando, ogni suo hekurà
Successivamente, prosegue formazione Aumentano col tempo, hekura d’adozione Per spaventar nemici, di notte or canterà Con voce vigorosa, e non più vomiterà
Febbre e raffreddori, diarree lui curerà Eccessi sesso e cibo, e gli sforzi eviterà In acqua non s’immerge, usa precauzione Simil donna in cinta, d’hekur fa gestazione
Per essere pajè, beve àcqua da cascata Avverte pian cantare, sonora bassa voce Segue ad alta voce, ripete ciò che sente Fuori e dentro l’eco, è suono ricorrente
Mistica iniziazio, raggiunge col digiuno Difficil sacrificio, fa in lungo isolamento Invita gli hekurà, a far sfrenate danze Grazie alle parate, canti e le sostanze
Mi trovan gli hekurà, giorno di silenzio Lor figlia s’avvicina, danzando verso me Mi fa cadere a terra, m’apre gola e petto Sangue mio pulisce, morto steso a letto
Strappa la mia lingua, mette le sue penne Sento quel che canta, la figlia di hekurà Per aiutar le donne, durante il loro parto Invoco io tapiro, grazie al nuovo canto
Arari è ucello ara, armadillo è Wakariwe Hekur dell'anaconda, ha nom Waikugnariwe Lui con tremenda forza, gli alberi sorregge Durante le bufere, poi ragno tel distende
Presso yanornami, la luna è un antenato C’andiam con l’epena, e gl’USA con l’Apollo Noi da lì veniamo, qui al mondo manifesto Li poi ritorniamo, mutan forma e contesto
Peripòri hekur di luna, il sole è Motokari Banana è Kurateyo, Magnebita ai tucani Scimmia è Pascioniwe, giaguaro è Irariwe Kumar pappagallino, caimano sia Wariwe
Il tuono è Taumiriwe, il vento è Watoriwe Poter d’ogni pagé, vien da calore intento Fuoco interno sale, al mondo spirituale Se epena brucia dentro, vita a generare
Dominar il fuoco, collega al mondo sogno La danza è susseguirsi, di voci di animali In disordine mentale, pagè compare morto Purifica col ritmo, e infin torna risorto
Il canto del suo volo, viene da lontano Con l’ali del pensiero, sangue sovrumano Il viaggio sarà lungo, un zigzag cadenzato Su scala immaginaria, fumo o palo alzato
Con ritmi ripetuti, monotoni e sfibranti Turbina energie, sul palco e tra gli astanti Il fuoco nell’attore, in ascoltator stupore Fa canti del giaguaro, a vincere terrore
Mantiene la cultura, in clima d’ipnosi Rivivon le credenze, d’origini del clan Rito è imago gioco, fantastico racconto Che incide su memoria, tradizio resoconto
Usà fumo tabacco, con foglie fa sventaglio Il fuoco col calore, nel quarzo fa signore Intravede ora il pagé, ci spiega le visioni Cerca le risposte, in canti e invocazioni
Aspira l'epenà, e lo invasano hekurà Dipinto con disegni, tatuati col carbone Chiede d’incarnar, serpente o scimmiottino Per salire al cielo, a recuperar bambino
Cammina ora pagé, avant’indietro và Guarda nel malato, sull’amaca disteso Urla più minacce, a uno spirito ribelle Insediatosi nel corpo, sotto la sua pelle
Gli intima la fuga, sennò lo taglia a pezzi Che buttera nel fuoco, senza troppi mezzi Con sapienti tocchi, massaggia il paziente Spinge con le mani, l’hekurà incosciente
Verso estremità, testa, mani o piedi Al fin succhiarlo via, da corpo del malato Stremato cade a terra, varie varie volte Amici e conoscenti, rianiman più forte
Spruzzano dell'acqua, su viso battagliero Lo incìtano a riprender, la cura del foriero Rialza e inala epena, riprende a dialogar Con l’hekurà s’infuria, sputa a vomitar
Per gravi malattie, tregua lui non dà Al povero paziente, né giorno né di notte Suo intervento poi, ne accelera la morte In casi terminali, abbrevia dolor sorte
Convincere il malato, è l’arte del pagé Vincer le intrusioni, ovver guarire da sé A prendere l’aiuta, in mano la sua sorte Con immaginazione, lo fa sentire forte
Lo yanomam pagé, gran poeta attore Quando si prepara, all’estatica seduta Chiama gli ausiliari, spiriti di hekura Parla agli animali, lui imita natura
Ora gli hekurà, dimorano suo corpo Grida urla e implora, muovesi contorto Parla con la voce, dell’hekurà presente Doppio uccider può, lui è ambivalente
Pagè nel pomeriggio, dopo l’assunzione Con versi degli uccelli, fà pure la lezione Passa il suo sapere, ad astanti interessati Con narrazion di miti, vissuti e riattuati
Ratto delle donne, episodi di guerrieri Fughe la in foresta, di fronte a epidemie Fondar nuove colonie, andar peregrinado Tal scuola della vita, distende ricreando
Tutti già conoscon, la trama del racconto Vedono commossi, commentan ogni punto Si crea complicità, tra page e suoi astanti Esplode meraviglia, e ilarità costanti
Dipinto corpo nudo, sfondo della selva Rivela la bellezza, dell’hekurà che serba Soltanto vita sana, mantiene gli hekurà Radici di cultura, millenni a perdurar
Piangon gli hekurà, alla morte del pagè Lasciano suo corpo, quando è moribondo Mentre se ne vanno, il cielo divien scuro Piove tuona e scaglia, folgori con fumo
Danze in frenesia, attorno a moribondo Fratèl tutti lo chiaman, figlio e pur papà Gli mostrano gli oggetti, di sua proprietà Imprecano gridando, la sorte che verrà
Acqua a inumidire, e tabacco tra le labbra Piangon a dirotto, donne e maschi insieme Cadaver è abbellito, con piume di sparviero Dipinto poi di rosso, su pira e fuoco vero
Da varie abitazioni, tizzoni s’accatastan Su legna incenerisce, l'amaca col corpo Acre odore e fumo, di color grigiastro Unisce al crepitio, d’interiora strazio
Parenti danno vita, ora strazianti balli Lanciano sul fuoco, le frecce sue faretre Ceste ed altre cose, oggetti del defunto Esprimono il dolore, senza disappunto
Dopo qualche ora, è cadaver consumato La cener raffreddata, raccolta con le ossa Entro d’una cesta, son prese dai parenti Saranno consumate, in rituali ricorrenti
Morte yanomami, evento di passaggio Lascia ai discendenti, le cener delle ossa Per far la comunione, osteofagico rituale A superar paure, e far l’anima librare Ogni yanomami, due anime possiede La prima è nobolebe, o nuvola di fumo Al momen di morte, dal corpo si solleva Duran la cremazione, verso il cielo leva
Anima che umana, bimbo non possiede I non bruciati morti, e ossa non mangiate Così pure i dispersi, e gli uccisi dalle fiere Errano in foresta, soli oppure a schiere
Altr’anima è monise, detta anima ombra Duran tua vita alberga, nel totem animale In aquila o giaguaro, o in ragno a dimorare Uccide yanomami, se uccidi un animale L'animal-totem, che porta anima d’ombra Non va nel territorio, del cacciatore figlio Uccidi gli animali, e uccidi i tuoi nemici Caccia e guerra sono, similari offici
Duran la cremazione, s’uniscono le due L’ombra ovver di sogno, l’altra è la vitale Nell'altro mondo vanno, da Wadawadana Giudice dei morti, che smista la fiumana
È giaguar vorace, mangia molta carne Nello sciabon cercava, girava casa a casa Rubava cacciagione, e cruda la mangiava Yoawe scopre un dì, l’epena che fiutava
Vennero hekurà, a frotte verso lui Divenne gran pagé, ebbe suo potere Si mise a far l'amore, e odore vaginale Fuggì tutt hekurà, lui smise di cantare
Il vento soffiò forte, altrà epenà inalò Scopre coi compagni, causa di tempesta Cantàr or ricompone, ritornan gli hekùra Il vento ora si calma, folgore spegnerà
Lungo Rio Galvez, Brasil Perù amazzonia Terra di caimani, serpenti e pur giaguari Malaria e febbre gialla, parte di quel ciclo Vivono i Matses, fier del mon contiguo
Cacciator-raccoglitor, migliori d’Amazzonia Fieri indipendenti, si muovon com il vento Fanno palafitte, che pioggia spesso inonda Duran stagione propria, in tropicale ronda
Caldo e appiccicoso, umido è l’ambiente Coltivano la yucca, zucchero e banane Per poter cacciare, devon comunicare Con spiriti di piante, come di animale
Pablo è uno sciamano, capo di villaggio Fatto da due mogli, assieme coi suoi figli Dorme con le piante, e sogna il loro uso Si da poter scoprire, lor curativo infuso
Gli spiriti di piante, confidano i segreti Se a genio tu gli vai, fuor di libri appresi Mezzo caccia e pesca, e medicin umana È il secreto sapo, da un arborea rana
Polvere nù-nù, verde e visionaria Foglie di tabacco, con cener mescolata[16] O con la corteccia, dell’albero macambo Al tramonto infuoca, cielo a tutto campo
Cercano uno spazio, ai margin di foresta Danno inizio al rito, del sapo come festa Grattan bastoncino, su cui è depositato Mescolan saliva, e un braccio è ustionato
La pelle vien spellata, da ramoscel rovente E il sapo liquefatto, è applicato sulla piaga L’ustionata zona, è ugual capocchia spillo Corpo arde a scaldarsi, suda fa zampillo
Brucia dall’interno, cuor martella e corre Ogni vena e arteria, si sente aprir nel corpo Per permetter corsa, al sangue burrascoso Vulcan s’è ridestato, corpo erutta acquoso
Van fuor di controllo, funzioni corporali Sbavare e lacrimare, orinare e defecare Sommerg’ogni rumor, la corsa martellante Sangue accelerato, dolor divienta grande
Desideran morire, respirano affannosi Lo stomaco tien crampi, e inizia a vomita Poi tutto affievolisce, esausto cade al suolo Perde conoscenza, risveglia qual dio tuono
La forza muscolare, erculea in ogni posto Visione approfondita, nel buio senza sforzo Sopporta senza cibo, a rincorrer gli animali Per vari giorni vede, ha intuito magistrali
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